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La segretaria privata di mio padre

La Segretaria privata di mio padre locandina

Ersilia Ponziani, moglie del commendator Armando, a capo di una ben avviata fabbrica di prodotti chimici e diventata la consorte dell’industriale dopo esserne stata la segretaria.
Conoscendo perfettamente il punto debole del marito, le donne, Ersilia decide di fare terra bruciata attorno all’uomo, assumendo come segretaria dell’uomo l’orrida Amelia e piazzando nella fabbrica dell’uomo lavoratrici scelte con molta cura, in base al loro scarso fascino o addirittura bruttezza.
Così, all’interno della splendida villa sul lago di Como, dove i coniugi vivono con il figlio Franco, tutto fila liscio fino al giorno in cui i due hanno un incidente automobilistico, nel quale rimangono feriti e costretti a dover rimanere a letto.
Per Ponziani la situazione è un problema; non può infatti vedere la sua affascinante amante Ingrid, che l’uomo mantiene in un albergo cittadino.

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Ma in aiuto arriva inaspettatamente Mingozzi, un chimico che ha l’ambizione di diventare il braccio destro di armando nella direzione della fabbrica.
Mingozzi offre la sua splendida fidanzata Luisa come segretaria scatenando in casa Ponziani il putiferio.
Armando, infatti, sempre molto sensibile alle grazie femminili, cerca in tutti i modi di sedurre la donna, che ha anche altri spasimanti, ovvero il figlio di Armando e il domestico.

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Una bellissima Maria Rosaria Omaggio è Luisa

Così, mentre i tre galletti di casa cercano di ingraziarsi la donna, Luisa briga per conquistare l’amore proprio di Franco.
Naturalmente ci riesce e per convincere i futuri suoceri molto riluttanti all’unione tra i due giovani, spinge fra le braccia di Ersilia un suo amico e tra le braccia di Armando la bella Ingrid, che così viene assunta nella villa in qualità di nuova segretaria.
La segretaria privata di mio padre, film del 1976 diretto da Mariano Laurenti su sceneggiatura di Milizia è una commedia sexy ( a torto definita erotica) come innumerevoli altre del decennio settanta.
Costruita attorno alla fresca bellezza di Maria Rosaria Omaggio e a quella di Anita Strindberg (parecchio defilata in un ruolo secondario), può essere definita una commedia piacevole, priva quasi totalmente delle immancabili volgarità che costellavano i prodotti del genere.

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Nelle due foto: Anita Strindberg è Ingrid

Il compito di creare gag divertenti è affidato ad un tris di attori collaudatissimo e protagonista di una serie impressionante di prodotti clone, ovvero Renzo Montagnani (il Don Giovanni di casa), Alvaro Vitali e Enzo Cannavale.
I tre svolgono il loro compitino con sufficienza, aiutati anche dall’estrema semplicità sia della trama che dai dialoghi abbastanza banali; tuttavia non essendoci le solite volgarità e trivialità, il prodotto finale della loro recitazione è accettabile.

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Discreta anche Maria Rosaria Omaggio, bella e affascinante anche dal punto di vista fisico.
Unico neo, una certa inespressività del volto.
Ersilia Ponziani è interpretata dalla bravissima Giuliana Calandra, che alla fine si consolerà tra le braccia di Oscar, ovvero Alvaro Vitali promosso seduta stante autista della famiglia.
Un filmetto gradevole, quindi, con una bellissima location, ambientata sul lago di Como.

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La segretaria particolare di mio padre, un film di Mariano Laurenti, con  Renzo Montagnani, Maria Rosaria Omaggio, Stefano Patrizi, Giuliana Calandra, Enzo Cannavale, Rina Franchetti, Anita Strindberg, Alvaro Vitali
Commedia sexy, durata 91 min. – Italia 1976.

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La Segretaria privata di mio padre banner personaggi

Maria Rosaria Omaggio     … Luisa
Renzo Montagnani … Armando Ponziani
Stefano Patrizi … Franco Ponziani
Alvaro Vitali …     Oscar
Anita Strindberg  … Ingrid
Aldo Massasso      … Dottor Mingozzi
Giuliana Calandra …Ersilia Ponziani
Enzo Cannavale  … Giuseppe

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Regia: Mariano Laurenti
Sceneggiatura: Francesco Milizia
Produzione: Pietro Innocenzi, Luciano Martino
Editing: Alberto Moriani

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febbraio 5, 2011 Pubblicato da: | Commedia | , , , , , , , , | 2 commenti

Sylva Koscina

Sylva Koscina foto

Per molti anni Sylva Koscina è stata il prototipo della diva americana, quella che nel nostro paese aveva fama di essere bellissima e inavvicinabile, sofisticata e allo stesso tempo viziata e altezzosa.
Pregi e difetti che in realtà la Koscina possedeva in egual misura, che la distinsero sempre e comunque nel panorama cinematografico italiano.
Attrice che doveva proprio all’Italia le sue fortune e che restò legata per sempre al nostro paese, lei che era nata in quella che oggi è la repubblica Croata e che all’epoca della sua nascita in Zagabria, avvenuta il 22 agosto del 1933 era parte integrante del regno Jugoslavo, non ancora divenuto una repubblica socialista.
Una donna capricciosa, ma anche un’artista estremamente versatile in grado di ricoprire ruoli drammatici e comici, capace di svariare nei vari generi cinematografici con disinvoltura.

Sylva Koscina Toto a Parigi
Una giovanissima Sylva in Totò a Parigi

Una delle poche attrici a potersi vantare di aver lavorato con attori come Kirk Douglas, Orson Welles e Paul Newman e con i nostri Alberto Sordi, Nino Manfredi e Ugo Tognazzi, con registi come Federico Fellini, Pietro Germi,Alberto Lattuada, Dino Risi, con Robert Siodmak e Abel Gance….
Un curriculum impressionante il suo, composto da 120 interpretazioni in film e sceneggiati televisivi, distribuiti nell’arco di una carriera trentennale conclusasi nel 1994, quando scomparve prematuramente all’età di 61 in quella Roma che era diventata la sua città adottiva.
Una diva, quindi. Che sapeva coltivare questo aspetto esteriore senza malizia, quasi con candore.
Simpatica ai più, ma anche detestata.
Cosa che accade alle persone con forte personalità.

Sylva Koscina Nini Tirabuscio
Il celebre topless di Nini Tirabusciò, la donna che inventò la mossa

Lei la personalità l’ aveva da vendere e lo dimostrò sempre nel corso della sua vita vivendo di luce piena, partecipando ad avvenimenti mondani e vivendo in un lusso quasi eccessivo e che fu la causa del suo dissesto finanziario che divenne drammatico proprio nella parte finale della sua vita.
Il suo vero nome era Sylva Koskinon, suo padre era greco mentre sua madre polacca.
Un vero miscuglio geografico, che culminò con il suo arrivo in Italia.
Attraverso gli spostamenti da Bergamo a Brescia, da Ancona a Napoli, la giovane Sylva ebbe modo di imparare la lingua italiana, che parlava molto bene e con un inconfondibile e vezzoso accento.

Sylva Koscina Mazzabubù, quante corna stanno quaggiù
Mazzabubù, quante corna stanno quaggiù?

Bella, fisicamente splendida anche se non con il classico fisico da maggiorata, la Koscina aveva fascino da vendere; possedeva ottime doti recitative e lo dimostrò immediatamente fin dall’esordio nel film di Camillo Mastrocinque Totò, siamo uomini o caporali?, del 1955.

Sylva Koscina-Rivelazioni di un maniaco
Rivelazioni di un maniaco sessuale…

La ragazza ventiduenne era anche sveglia e intelligente; lavorare accanto al principe della risata si rivelò assolutamente fondamentale per imparare i tempi scenici e per dosare quella sua irruenza prima maniera che la portava a voler strafare.
Ebbe anche immediatamente il colpo di fortuna di poter lavorare in quello che sarebbe diventato in seguito un film culto della commedia all’italiana, Il ferroviere, diretto sempre nel 1955 da Pietro Germi.
Nella pellicola in cui ricopre il ruolo di Giulia, figlia di un ferroviere costretta a sposare un uomo che non ama, la Koscina mette in motta tutto il suo talento drammatico.
Così, con soli due film all’attivo, l’attrice impone immediatamente la legge del più forte; è bella, ha un’aria quasi aristocratica ed è davvero brava.

Sylva Koscina La calata dei barbari
La calata dei barbari (Kamp umf rom)

Così Carmine Gallone la chiama per la riduzione cinematografica del colosso Michele Strogoff, riduzione del celebre romanzo di Verne in cui il celebre personaggio è interpretato da Curd Jürgens.
Siamo nel 1956, un momento di grande fertilità del cinema italiano; le sale cinematografiche, assieme ai bar e alle piazze erano l’unico divertimento della gente comune, che finiva per identificarsi e sognare gli attori e le attrici, protagoniste di una vita da invidiare fatta di lusso e cene, di occasioni mondane.
Arrivano così in rapida successione i ruoli di Lucia in La nonna Sabella, di Dino Risi altro grande successo degli anni 50, girato accanto ad un altro attore famosissimo in quei tempi, Peppino De Filippo così come arrivano film di buon successo come I fidanzati della morte di Romolo Marcellini, La nipote Sabella e altri film girati a uso e consumo del grande pubblico.
Spesso si tratta di fumettoni, di film girati a tempo di record; difatti tra il 1956 e il 1959 Sylva entra in ben 24 produzioni, tra le quali spicca il primo peplum da lei interpretato, quel Le fatiche di Ercole che diverrà il padre di tutti i peplum.
Un film di buona caratura, che lei gira accanto alla star del genere Steve Reeves e in cui interpreta Iole, moglie del mitico eroe greco; nel film  ci sono attori come Gabriele Antonini, Mimmo Palmara,  Ivo Garrani destinati a lusinghiere carriere cinematografiche e altre bellezze dello schermo come Gianna Maria Canale (Antea, la regina delle amazzoni) Lidia Alfonsi e la futura star Luciana Paluzzi.
Un successo, che sarà bissato da Ercole e la regina di Lidia in cui in gran parte troveremo lo stesso cast del film precedente.
Agli inizi degli anni sessanta quindi Sylva Koscina è un’attrice famosa; è la partner ideale di Totò, con il quale lavora nei film La cambiale e Totò a Parigi, ed è sopratutto un’attrice richiestissima.
Nel solo 1960 è sul set di ben 10 film, un record.
La sua fama si estende e si consolida, anche perchè Sylva mostra un talento a tutto campo.
Dai peplum ai cappa e spada, dai film storici a quelli classici della neonata commedia all’italiana, i lavori si susseguono ad un ritmo vertiginoso.

Sylva Koscina Vedo nudo
La Koscina in Vedo nudo

Alla fine del decennio, infatti, arriverà ad aver interpretato quasi 90 film, che l’hanno resa famosissima e ammirata.
Una delle prove della sua enorme popolarità è data dal film Il vigile, del 1960 diretto da Luigi Zampa.
Nel film è chiamata ad interpretare se stessa, la famosa attrice Sylva Koscina che il vigile Alberto Sordi aiuta e soccorre mentre è in panne con l’auto e alla quale, imprudentemente non chiede i documenti perchè “lei è la signora Koscina”.
Un altro fiore all’occhiello è sicuramente il film di Fellini Giulietta degli spiriti, del 1965; vi interpreta Sylva, sorella di Giulietta interpretata da una grandissima Giulietta Masina.
L’inizio del decennio settanta è da considerare come il preludio ad una fase nuova della sua carriera; alcuni biografi ed alcuni critici la considerano come una fase calante, ma in realtà si tratta di scelte obbligate anche dall’età stessa dell’attrice oltre che da motivi strettamente congiunturali.

Sylva Koscina Justine
Justine

Sylva Koscina Il cavalier Costante Nicosia
Il famosissimo morso di Buzzanca in Il cavalier Costante Nicosia

Nel 1970 l’attrice ha 37 anni; è un’età di piena maturità artistica ma contemporaneamente è anche un’età in cui è obbligatorio selezionare i ruoli; anche se fisicamente Sylva è uno splendore, è tuttavia inadatta per le pellicole che stanno imperversando sugli schermi.
Molti film richiedono per esempio scene di nudo; lei è tutt’altro che una puritana, ma ha anche il patrimonio di una fama da non disperdere banalmente. L’esordio nel decennio 70 avviene con il thriller Vertigine per un assassino di Jean-Pierre Desagnat a cui seguono due film senza importanza prima di Ninì Tirabusciò: la donna che inventò la mossa , diretto da Marcello Fondato e interpretato accanto a Monica Vitti. Celebre nel film il suo topless che la mostra in smagliante forma fisica. Nel 1971 si segnalano due pellicole appartenenti in parte al filone della commedia sexy: si tratta di Mazzabubù… quante corna stanno quaggiù? di Mariano Laurenti,

Sylva Koscina La casa dell'esorcismo
L’incompreso La casa dell’esorcismo di Mario Bava

strano film camuffato da pseudo documentario caratterizzato da un cast ricchissimo, comprendente Maurizio Arena, Lino Banfi, Isabella Biagini,Maria Pia Conte, Rosemary Dexter, Franco Franchi, Pippo Franco,Giancarlo Giannini, Carlo Giuffrè, Luciano Salce, Renzo Montagnani.
L’altra pellicola è Homo Eroticus di Marco Vicario, gustosa pochade sui vizi della provincia, in cui ancora una volta la Koscina esibisce il suo proverbiale seno.
Sono pellicole a sfondo comico, in cui la Koscina sembra essere a perfetto agio, memore delle esperienze degli esordi quando lavorava con Totò.

Sylva Koscina Gli amanti della domenica
I seduttori della domenica

Ma il genere che va per la maggiore è il thriller nostrano, nato sulle orme dei maestri Fulci e Bava e sancito dall’incredibile successo di L’uccello dalle piume di cristallo di Dario Argento.
Ed ecco la Koscina comparire in alcune buone produzioni, come Nel buio del terrore (1971) di José Antonio Nieves Conde accanto a Marisa Mell e Fernando Rey, in Week end proibito di una famiglia quasi per bene (1971) di Jean Dewever. Seguono il drammatico Uccidere in silenzio di  Giuseppe Rolando nel 1972, Sette scialli di seta gialla di Pastore sempre nel 1972 e Rivelazioni di un maniaco sessuale al capo della squadra mobile di Roberto Bianchi Montero.

Sylva Koscina Uccidere in silenzio
Uccidere in silenzio

Per quanto lavori di meno, la sua fama è ben solida e si garantisce le partecipazioni a diversi produzioni.
Nel 1972, infatti, Mike Bongiorno la chiama accanto a se per presentare la consueta edizione del Festival di Sanremo, accanto ad un comico in ascesa, Paolo Villaggio.
Il suo charme e il suo fascino colpiscono ancora, ma al cinema, dopo aver interpretato Boccaccio di Bruno Corbucci al fianco di un giovanissimo Enrico Montesano, il pessimo La strana legge del dott. Menga di Fernando Merino e Beati i ricchi, una gradevole commediola di Samperi,vede ridursi le parti importanti .

Sylva Koscina I sette falsari
I sette falsari

Forse il migliore dei film dei due anni successivi ai quali lavora può essere riconosciuto in La mala ordina, diventato nel corso degli anni successivi un vero e proprio cult.
La regia asciutta di Fernando Di Leo riesce ad esaltare il suo ruolo, quello della moglie di Luca Canali, uno straordinario Mario Adorf.
Lei, la bella moglie Lucia uccisa con la figlia, si produce in una parte breve, ma intensa.
Poco significativi i lavori successivi, come La colomba non deve volare oppure Il tuo piacere è il mio; dobbiamo arrivare al 1975 per trovare un film di discreta caratura.
Si tratta di Il cav. Costante Nicosia demoniaco, ovvero: Dracula in Brianza , di Lucio Fulci, nel quale interpreta la moglie dell’industrialotto vampirizzato Buzzanca.

Sylva Koscina Homo eroticus
Due famosi topless di Sylva Koscina: quello esibito in Homo eroticus

Sylva Koscina Casanova
… e quello di Casanova e Co

Memorabile il suo nudo mentre attende il morso del marito.
Il giro di boa fatidico arriva nel 1976.
L’ormai famigerata crisi del cinema inizia a mordere ferocemente, e Sylva, che ha investito larga parte dei suoi guadagni in una lussuosa villa a Marino nei pressi di Roma, arredata con dipinti del seicento e costosissimi mobili, si ritrova all’improvviso in gravi ristrettezze economiche.
Per fatalità, proprio nel 1976 non arriva nessuna chiamata e l’attrice, subita un’inchiesta per evasione fiscale, è costretta a privarsi della cosa a cui teneva di più, la sua amata villa.
Eppure ciò non sembra smontarla, anzi.
Continua come se nulla fosse, dividendosi tra le poche chiamate cinematografiche e la sua nuova passione, la tv.
I film post 1976 non sono di certo memorabili.

Sylva Koscina Boccaccio
Con Enrico Montesano in Boccaccio

Sylva Koscina Beati i ricchi
Con Lino Toffolo in Beati i ricchi

Si va dal clamoroso fiasco del Casanova e C. di Franz Antel, un film che mandò quasi in rovina la casa cinematografica che lo produsse che dovette pagare attori del calibro di Tony Curtis, Marisa Mell, Marisa Berenson, Andréa Ferréol, Britt Ekland all’opera successiva, I seduttori della domenica, anche questo caratterizzato dalla presenza di un cast all star che comprendeva tra l’altro Roger Moore, Lino Ventura, Ugo Tognazzi, Gene Wilder e altri attori di buona fama.
Una produzione che non riscosse il successo sperato; eppure la commedia anni 80, erede della gloriosa commedia all’italiana defunta con il film di Monicelli Amici miei parte II la vede protagonista di alcuni film di successo, anche se non di certo memorabili.
Si va da Asso di Franco Castellano è Giuseppe Moccia, film costruito attorno all’improvvisa fama di Adriano Celentano alla commedia Mani di fata di Steno, accanto a Renato Pozzetto e a Eleonora Giorgi, per finire con Questo e quello di Corbucci, nel quale recita nuovamente accanto a Pozzetto e a Nino Manfredi.

Sylva Koscina Afrikan story
Afrikan story

Qualche lavoro per la tv (…e la vita continua, Una grande storia d’amore, L’Odissea di G.Recchia) e qualche film davvero da dimenticare, come Cenerentola ’80 e Ricky e Barabba sono la dimostrazione che l’attrice, ormai 55 enne, nonostante il talento viva di rendita sulla sua vita passata.
Nel 1993 le viene diagnosticato un cancro al seno; è l’ultima battaglia da affrontare per lei, colpita proprio in quello che era il suo vanto “il seno più duro del marmo di Carrara

Sylva Koscina cinerevue

E’ la battaglia che la vedrà purtroppo soccombere, nonostante una malattia affrontata con forza, con il sorriso sulle labbra.
Nel 1994, a soli 61 anni, Sylva Koscina muore il giorno di Santo Stefano.

Sylva Koscina Rimini Rimini
Gli ultimi film interpretati dalla Koscina: Rimini Rimini

Sylva Koscina Ricky e Barabba
… e Ricky e Barabba

Con lei si spegne, all’improvviso, il sogno di tante ragazze anni 50, quelle che ammiravano la sua bravura e la sua bellezza, quel suo essere diva ma allo stesso tempo simpatica.
Una donna sofisticata, amante del bello, che proprio per questa sua passione andò incontro a problemi economici molto seri, ma che seppe sedurre, con i suoi occhi e quel suo volto da tigre Belmondo e Newman, Alberto Sordi e il feroce maresciallo Tito, che per lei aveva sempre parole dolci.
Un’attrice capace e dall’ingegno multiforme, versatile e affascinante.

Sylva Koscina gallery

Sylva Koscina Jim, irresistibile detective
Con Kirk Douglas in Jim, irresistibile detective

Sylva Koscina Cyrano e D’Artagnan
Cyrano e D’Artagnan

Sylva Koscina Ercole e la regina di Lidia
Con Steve Reeves in Ercole e la regina di Lidia

Sylva Koscina Deadlier than male
Deadlier than male

Sylva Koscina 7 scialli di seta gialla
7 scialli di seta gialla

Sylva Koscina-Psicanalista per signora

Psicanalista per signora 

Sylva Koscina-Nel buio del terrore

Nel buio del terrore

Sylva Koscina-L'assoluto naturale

L’assoluto naturale

Sylva Koscina-L'appartamento delle ragazze

L’appartamento delle ragazze

Sylva Koscina-Il sesso del diavolo

Il sesso del diavolo

Sylva Koscina Troppo caldo per giugno

Troppo caldo per giugno

Sylva Koscina La battaglia della Neretva

La battaglia della Neretva

Sylva Koscina Judex

Judex

Sylva Koscina I protagonisti

I protagonisti

Sylva Koscina Giulietta degli spiriti

Giulietta degli spiriti

Sylvia Koscina Se permettete parliamo di donne

Se permettete parliamo di donne

Sylva Koscina Asso

Asso

Sylva Koscina Il fornaretto di venezia

Il fornaretto di Venezia

Sylva Koscina Il vigile

Il vigile

Sylva Koscina Io io io e gli altri

Io io io e gli altri

Sylva Koscina L’uomo dalla maschera di ferro

L’uomo dalla maschera di ferro

Sylva Koscina La cambiale

La cambiale

Sylva Koscina La strana legge del dottor Menga

La strana legge del dottor Menga

Sylva Koscina Ladro lui ladra lei

Ladro lui ladra lei

Sylva Koscina Le 4 verità

Le 4 verità

Sylva Koscina Le massaggiatrici

Le massaggiatrici

Sylva Koscina Le naïf aux 4O enfants

Le naïf aux 40 enfants

Sylva Koscina Les distraction

Les distraction

Sylva Koscina Mani di fata

Mani di fata

Sylva Koscina Mogli pericolose

Mogli pericolose

Sylva Koscina The little nuns

The little nuns

Sylva Koscina Troppo caldo a giugno

Troppo caldo a giugno

Sylva Koscina The Secret War of Harry Frigg

The secret war of Harry Frigg

Sylva Koscina The modification

The modification

Sylva Koscina Le monachine

Le monachine

Sylva Koscina Cadavere per signora

Cadavere per signora

Sylva Koscina A Lovely Way to Die

A lovely way to die

Sylva Koscina Unser Mann in Istanbul

Unser mann in Istanbul

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Il triangolo circolare

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La congiura dei dieci

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Colpo grosso a Calatabridge

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La Gerusalemme liberata

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L’assedio di Siracusa

Sylva Koscina filmografia

1994 C’è Kim Novak al telefono
1992 Ricky e Barabba
1991 L’odissea (TV )
1987 Rimini Rimini
1987 Una grande storia d’amore (TV )
1984 …e la vita continua (TV )
1984 Die Nacht der vier Monde
1984 Cenerentola ’80
1983 Questo e quello
1983 Mani di fata
1981 Asso
1980 I seduttori della domenica
1977 Casanova & Company
1975 Il cav. Costante Nicosia demoniaco, ovvero: Dracula in Brianza
1974 Las correrías del Vizconde Arnau
1974 Qualcuno l’ha vista uccidere
1974 Delitto d’autore
1974 Il diavolo e i morti
1973 Il tuo piacere è il mio
1972 La colomba non deve volare
1972 La mala ordina
1972 Beati i ricchi
1972 Rivelazioni di un maniaco sessuale al capo della squadra mobile
1972 Boccaccio
1972 Sette scialli di seta gialla
1972 Uccidere in silenzio
1971 La strana legge del Dr. Menga
1971 African Story
1971 Week end proibito di una famiglia quasi per bene
1971 Nel buio del terrore
1971 Trittico
1971 Homo Eroticus
1971 Mazzabubù… quante corna stanno quaggiù?
1971 Perché non ci lasciate in pace?
1970 Ninì Tirabusciò: la donna che inventò la mossa
1970 I lupi attaccano in branco
1970 La moglie nuova
1970 Vertigine per un assassino
1969 La battaglia della Neretva
1969 Justine ovvero le disavventure della virtù
1969 La guerra per Roma – Seconda parte
1969 L’assoluto naturale
1968 La calata dei barbari
1968 Jim l’irresistibile detective
1968 Guerra amore e fuga
1968 I protagonisti
1967 Johnny Banco
1967 Tre morsi nella mela
1967 Più micidiale del maschio
1966 Layton… bambole e karatè
1966 I sette falsari
1966 Io, io, io… e gli altri
1966 Agente X-77 – ordine di uccidere
1965 Made in Italy
1965 I soldi
1965 Le monachine
1965 Giulietta degli spiriti
1965 Il morbidone
1965 Colpo grosso a Galata Bridge
1965 Racconti a due piazze
1965 Corpo a corpo
1965 Thrilling
1964 Il triangolo circolare
1964 L’idea fissa
1964 Se permettete parliamo di donne
1964 Cyrano e d’Artagnan
1964 Cadavere per signora
1964 L’appartemento delle ragazze
1964 Amore in quattro dimensioni
1964 Troppo caldo per giugno
1964 Una storia di notte
1963 L’uomo in nero
1963 Il fornaretto di Venezia
1963 Il giorno più corto
1962 Il paladino della corte di Francia
1962 Le quattro verità
1962 La congiura dei dieci
1962 Copacabana Palace
1962 L’uomo dalla maschera di ferro
1962 Le massaggiatrici
1962 Jessica
1962 Le pillole di Ercole
1962 I giacobini (TV)
1961 Mani in alto
1961 Crimen
1960 Femmine di lusso
1960 Le mogli degli altri
1960 Mariti in pericolo
1960 Le distrazioni
1960 Ladro lui, ladra lei
1960 L’assedio di Siracusa
1960 I genitori in Blue-Jeans
1960 Totò a Parigi
1960 Il sicario
1960 I piaceri dello scapolo
1959 Le sorprese dell’amore
1959 Tempi duri per i vampiri
1959 Psicanalista per signora
1959 La cambiale
1959 Ercole e la regina di Lidia
1959 Erode il grande
1959 Poveri milionari
1958 Totò nella luna
1958 Mogli pericolose
1958 La Gerusalemme liberata
1958 Giovani mariti
1958 Le fatiche di Ercole
1958 La nipote Sabella
1958 Non sono più Guaglione
1958 Quando gli angeli piangono
1958 Racconti d’estate
1957 Le naïf aux 40 enfants
1957 Femmine tre volte
1957 Guendalina
1957 I fidanzati della morte
1957 La nonna Sabella
1956 Michele Strogoff
1956 Il ferroviere
1956 Siamo uomini o caporali

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febbraio 3, 2011 Pubblicato da: | Biografie | | Lascia un commento

Jenny Tamburi

Jenny Tamburi banner

Un altro triste destino, quello di Jenny Tamburi, comune a diverse attrici che conobbero una certa fama nel decennio settanta, nel pieno boom  della commedia sexy all’italiana.
Quello di morire nel fiore degli anni, come Marisa Mell, Tina Aumont, Eva Czemerys… tutte attrici di buona caratura, accumunate da una sorte avversa.
Lei, Luciana Tamburini, era nata a Roma il 27 novembre 1952 e aveva esordito con il botto a soli diciasette anni nel 1969 nel film Splendori e miserie di Madame Royale, diretto da Vittorio Caprioli al fianco del grande Ugo Tognazzi, dopo essere stata notata nel celebre Piper, locale nel quale mosse i suoi primi passi come ” Piperina”
La parte di Mimmina, furba ragazzina adottata dal ballerino gay Alessio la vide protagonista di una ottima performance; Jenny aveva un viso da ragazzina acqua e sapone e un talento naturale per la recitazione.

Jenny Tamburi Splendori e miserie di Madame Royale
Una giovane  e bellissima Jenny Tamburi all’esordio in Splendori e miserie di Madame Royale

Nel 1971, complice il gran successo riscosso dai decamerotici, il regista Vittorio De Sisti la volle nel cast di Fiorina la vacca, forse uno dei prodotti del genere meglio riusciti, girato attorno alle disavventure di una vacca contesa da molta gente. Nel film Jenny aveva una piccola parte sul finale del film, quello di Zanetta, che finirà per comporre un curioso menage a quattro con due uomini e una contadina.
Nel cast figuravano anche una giovanissima Ornella Muti e altre bellezze del calibro di Janet Agren, Eva Aulin, Angela Covello e Graziella Galvani, destinate per la maggior parte a brevi carriere.
Lei riesce nonostante tutto a mettersi in mostra.

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Morbosità

Jenny Tamburi La seduzione
Nel film La seduzione, di Fernando Di Leo

Non ha particolari complessi, infatti accetta di girare una breve sequenza di nudo.
L’anno successivo, il 1972, il regista Silvio Amadio la chiama per il film Il sorriso della jena nel quale interpreta Nancy, la figliastra di una ricca ereditiera che ha sposato in seconde nozze l’uomo che è responsabile poi della sua morte. Il ruolo di lolita, seducente e maliziosa, calza a pennello per Jenny o meglio, per Luciana della Robbia che è poi il nome d’arte con cui ha scelto di recitare.
Ha solo vent’anni, ma ha talento, è bella, fisicamente è ben fatta e nell’ambiente cinematografico si è fatta degli amici.
Eppure, in un periodo di pieno boom per l’industria cinematografica italiana, Jenny non lavora tantissimo.
Tant’è vero che il film successivo lo interpreta nel 1973, sotto la regia di Rino De Silvestro.

Jenny Tamburi Il tango della gelosia
Il tango della gelosia

Jenny Tamburi Il sorriso della iena
Jenny nell’introvabile Il sorriso della jena

Si tratta del film Diario segreto di un carcere femminile, uno dei pochi WIP (women in prison, donne in prigione) che meriti di essere citato.

Jenny Tamburi Morte sospetta di una minorenne 1

Jenny Tamburi Morte sospetta di una minorenne 2

Due sequenze tratte da Morte sospetta di una minorenne; qui la Tamburi è con Claudio Cassinelli

Il suo è un ruolo drammatico, quello della giovane Daniela Vinci, che nasconde un segreto riguardante un grosso carico di eroina e che verrà avvicinata in carcere dalla figlia dell’uomo accusato ingiustamente di aver fatto sparire il carico di droga.
E’ un ruolo scabroso, che interpreta benissimo e con mestiere.
Ed è proprio il 1973 l’anno della svolta per la sua carriera, che avviene grazie alla scittura per il film La seduzione (vedi recensione nel blog), diretto dal grande Fernando Di Leo.
Ancora una volta interpreta il ruolo di una ragazzina, agevolata in questo da quel suo volto così pulito eppure capace anche di malizia.
Il ruolo è quello di Graziella, figlia di Caterina, una vedova che reincontra il vecchio fidanzato e che riallaccia con quest’ultimo rapporti amorosi.

Jenny Tamburi Fiorina la vacca
Accanto a Janet Agren in Fiorina la vacca

Sarà proprio Graziella a sedurre l’uomo e a spartirlo con la madre, prima della tragedia finale.
Sono tre i film che Jenny Tamburi interpreta nel 1974; il primo, La prova d’amore di Tiziano Longo è un dramma mal riuscito che ha come protagonista un’altra giovane bellezza, Ely Galleani mentre il secondo è Morbosità di Luigi Russo, torbido dramma in cui ancora una volta interpreta una collegiale, Anna, sfruttata dalla sorella maggiore per motivi abietti.
L’ultimo film del 1974 è  Le scomunicate di San Valentino di Sergio Grieco, film del filone conventuale con velleità storiche, a dire il vero ben riposte (vedi recensione nel blog).
La parte di Lucita è di quelle da protagonista; lei è una bella ragazza innamorata però del giovane sbagliato, osteggiato dalla sua famiglia e di conseguenza esiliata in un convento, dove verrà torturata e angariata dalla crudelle badessa.
Sembrerebbe che la carriera della bella attrice sia paragonabile ad un treno in corsa.
In realtà, nonostante la bravura, Jenny resta confinata nello stretto ambito della commedia o comunque dei film di genere.

Jenny Tamburi Dove volano i falchi d'argento
Con Corrado Pani in Dove volano i corvi d’argento

E’ bella, è capace, ma non le affidano i ruoli nei film di primo piano.
Nel 1975 infatti gira ben quattro film, il primo dei quali è  Peccato senza malizia di Theo Campanelli, nel quale è Stefania una giovane orfana che viene presa in cura dallo zio dal quale subirà violenza.
Si tratta di un film a smaccato sfondo erotico, nel quale davvero l’unica cosa di interessante è la sua parte.
Il secondo film della quadrilogia del 1975 è Peccati in famiglia, commediola sexy per la regia di Bruno Gaburro caratterizzata da un buon cast (Montagnani, i coniugi Placido-Stefanelli,Juliette Mayniel, Ely Williams) ma da una sceneggiatura approssimativa. Il terzo è  Morte sospetta di una minorenne di Sergio Martino, ed in questo caso siamo davanti davvero ad un bel thriller all’italiana.

Jenny Tamburi Senza rete
Una rarissima immagine tratta da Senza rete: Jenny è con Mia Martini e Alberto Lupo

Jenny interpreta Gloria, amica di una ragazza uccisa per motivi abietti e che finirà a sua volta uccisa da una bomba che la farà saltare in aria su una Vespa.
L’ultimo film dell’anno è  Frankenstein all’italiana di Armando Crispino, film comico snobbato dagli spettatori ad onta del buon cast reclutato, che includeva Ninetto Davoli, Aldo Maccione, Gianrico Tedeschi e la bellissima Lorenza Guerrieri.
Più volte ho accennato alla svolta epocale che iniziò subito dopo la prima metà degli anni settanta e che rivoluzionò in manierà irreversibile il cinema, determinandone gli sviluppi futuri, per cui non ci tornerò su.

Jenny Tamburi Melodrammore
L’attrice con Enrico Montesano nel pessimo Melodrammore

Fatto sta che in Italia iniziò il lento declino degli spettatori paganti e un inesorabile trasferimento degli stessi davanti agli schermi televisivi.
Infatti proprio il 1976 è l’ultimo anno in cui Jenny lavora a pieno regime; ha solo 24 anni, ma ovviamente è su un percorso di maturazione principalmente fisico che la sta trasformando da eterna adolescente a donna.
Ovviamente appare più matura, quell’aria maliziosa e infantile che era stata la sua caratteristica va lentamente modificandosi.

Jenny Tamburi Diario segreto
Diario segreto di un carcere femminile

Il primo film del 1976 è Giovannino, di Paolo Nuzzi, nel quale recita la parte di Marcella.
E’ un film ambientato in Sicilia con una storia che ricalca quella di Paolo il caldo; il film nonostante il buon cast che vede protagonisti bravi attrici del calibro di Tina Aumont, Carole Andrè e Giuliana Calandra, oltre a due giovani promesse, una cinematografica ovvero Christian De Sica e l’altra ben più poledrica come Miguel Bosè, finisce praticamente inosservato.

Jenny Tamburi Le scomunicate di San Valentino
Le scomunicate di San Valentino

Segue così il discreto e sottovalutato Donna…cosa si fa per te, diretto da Giuliano Biagetti in cui è Sole ovvero una prostituta così chiamata perchè esercita la sua professione sull’autostrada.
Il film, in bilico tra commedia tout court e commedia sexy nonostante sia di buon livello non riesce ad imporsi.
Alfonso Brescia chiama Jenny per il suo Sangue di sbirro, poliziottesco una volta tanto ambientato in America; la sua parte è quella di Susan, amica del cuore del protagonista (George Eastman), che riuscirà a sfuggire ad una serie di attentati prima dell’inconsueto finale.

Jenny Tamburi Donna cosa si fa per te
Nel film Donna cosa si fa per te

Subito dopo, arriva la chiamata per il thriller a sfondo erotico La moglie di mio padre, nel quale però ha una piccola parte anche se interpretata con professionalità.
Inaspettatamente, la carriera di Jenny Tamburi entra in una fase declinante.
Difficile capire perchè, anche se al solito uno dei motivi è essenzialmente la crisi del cinema stesso.
Le scritture si diradano e infatti nel 1977 arrivano solo due chiamate, anche se per due buoni film: si tratta del fulciano Sette note in nero e di Dove volano i corvi d’argento.
Non sono due parti ampie, ma al solito la Tamburi è impeccabile.Tuttavia scopre la tv, o meglio, la tv scopre lei: memorabile la sua partecipazione a Senza rete, accanto ad Alberto Lupo e a Lino Banfi
Nel 1978 è sul set dell’inguardabile Melodrammore, diretto da Maurizio Costanzo che per fortuna dopo quell’esperienza disastrosa scelse di dedicarsi ad altro.
Il film, un fumettone scombinato caratterizzato solo dalla presenza del grande Amedeo Nazzari e da quelle inconsuete dei cantanti Nilla Pizzi e Claudio Villa, è un clamoroso fiasco e Jenny, imprigionata nel ruolo della povera Priscilla ragazzotta a cui viene preferita la prorompente (in senso fisico) Fran Fullenwider dal protagonista del film, finisce per essere più una zavorra che un biglietto di presentazione.
Stessa sorte capita a Liquirizia, film di Samperi che diverrà paradossalmente un cult solo anni dopo.
Nel frattempo Jenny è corsa ai ripari; la Tv offre molto più del cinema ed è in vertiginosa ascesa anche come offerta.
Lei lavora in due produzioni di discreto successo, Scuola serale per aspiranti italiani di Enzo Trapani, con Foa e la Mazzamauro oltre a Maurizio Micheli e Orazio Orlando e sopratutto nella famosa versione televisiva del musical Aggiungi un posto a tavola, di Gino Landi accanto a Dorelli e alla coppia Valori-Panelli.
E’ un gran successo e lei capisce che il suo futuro è quello, lavorare in sit com o in sceneggiati televisivi.
Nel 1980 tuttavia il cinema la chiama in due produzioni dalle alterne fortune: la prima è II tango della gelosia, debolissima storiella di Steno imbastita attorno ai tre personaggi principali, ovvero Jenny (Nunzia), Monica Vitti e l’emergente Abatantuono.

L’altra è Bello di mamma di Rino De Silvestro, curiosa commedia nellla quale l’erotomane di turno (Leroy) deve dimostrare di essere maschio gagliardo e ci riuscirà solo con la propria psicanalista.

Lei interpreta Maddalena Trinacria, una giovane vedova che vuole a tutti i costi che il suo pargoletto sia erede delle fortune di famiglia.
Il film ancora una volta non è un gran che e non riscuote molto successo, mentre paradossalmente ben più rilevante sarà il successo sia personale che di cassetta nel film Pierino la peste alla riscossa, triste epilogo della stagione della commedia sexy.
Film baciato da un incredibile successo di pubblico, assolutamente ingiustificato per la dozzinalità della pellicola.
La parabola discendente, almeno a livello cinematografico di Jenny si conclude con due film che inaspettatamente riscuotono un discreto successo, ma solo a livello economico.
Si tratta del film Lo studente, girato accanto a Nino D’Angelo per la regia di Ninì Grassia, film del filone adolescenziale/ napoletano e di Voglia di guardare di Joe D’Amato, triste epilogo di una buona carriera in cui Jenny è costretta a lavorare in un film soft core decisamente modesto e sciatto, in una parte molto scabrosa.

Jenny Tamburi- Peccato senza malizia

Peccato senza malizia

Ma ormai la bella attrice, che non dimentichiamolo ha solo 34 anni, ha scelto il suo futuro.
E’ la tv, visto che il cinema ormai è davvero in coma profondo.
Ma una tv in cui la sua esperienza di attrice si trasforma in trampolino di lancio per quella che sarà l’attività primaria che da quel momento in poi svolgerà,ovvero l’agente di spettacolo con ruolo di casting delle più importanti produzioni televisive a livello di sit com.
Lavora ancora solo per la tv, per Professione vacanze, una delle sit com più viste del decennio 80 e in Tutti in palestra, nel quale a 35 anni si mostra nuda, splendidamente e per l’ultima volta.
Infatti non lavorerà più come attrice, dedicandosi anima e corpo alla nuova professione, che le darà grandi soddisfazioni.
Da ricordare l’avvio di una delle serie più fortunate e longeve della Tv, come Incantesimo, oppure l’avvio di una fortunata scuola di recitazione, che prenderà il suo nome dopo la sua scomparsa e inaugurata nel 2001 proprio dalla Tamburi.

Jenny Tamburi Sette note in nero
Jenny nel bellissimo film di Fulci Sette note in nero

Il casting, il lavoro di colei che deve provare nuovi talenti o scritturarne alcuni per le varie produzioni si rivela la cosa che ama di più, così abbandona le idee di fare teatro (il grande rimpianto della sua vita) e sopratutto senza alcun rimpianto il cinema, che la delude profondamente.
La sua vita scorre tranquilla , fra lavoro e vita privata che difende gelosamente fino a fine 2005, quando scopre purtroppo di essere ammalata di una grave forma tumorale.

Jenny Tamburi Peccati in famiglia 2
Peccati in famiglia

E’ una battaglia che non vincerà e che la porterà via prematuramente il 1 marzo 2006, quando non ha ancora compiuto 54 anni.
Ai suoi funerali, nella chiesa degli artisti a Roma, parteciperà la gente che amava di più i suoi amici con cui condivideva il tempo libero.
Un’attrice brava, bella, simpatica.

Jenny Tamburi Voglia di guardare
L’ultima apparizione cinematografica nello scadente Voglia di guardare

Jenny Tamburi Tutti in palestra
L’ultima apparizione, nella sit- com Tutti in palestra

Che forse non ha espresso tutto il suo potenziale ma che ad un certo punto della sua carriera ha saputo e voluto cambiare, trasformando la sua vita e gratificandosi con un lavoro che le piaceva e amava.
Un’attrice che oggi vive un vero culto personale nella memoria di quanti l’hanno seguita con affetto attraverso i film che ha interpretato, che la rimpiangono con sincero affetto

Jenny Tamburi Pierino la peste
L’epilogo della carriera di Jenny Tamburi: Pierino la peste alla riscossa

Jenny Tamburi Lo studente
… e il film di Grassia Lo studente

Jenny Tamburi banner filmografia

 

Splendori e miserie di Madame Royale (1970), di Vittorio Caprioli
Fiorina la vacca (1971), di Vittorio De Sisti
Il sorriso della iena (1972), di Silvio Amadio
Diario segreto di un carcere femminile (1973), di Rino Di Silvestro
La seduzione (1973), di Fernando Di Leo
La prova d’amore (1974), di Tiziano Longo
Morbosità (1974), di Luigi Russo
Le scomunicate di San Valentino (1974), di Sergio Grieco
Peccato senza mailzia (1975), di Theo Campanelli
Peccati in famiglia (1975), di Bruno Gaburro
Morte sospetta di una minorenne (1975), di Sergio Martino
Frankenstein all’italiana (1975), di Armando Crispino
Giovannino (1976), di Paolo Nuzzi
Donna… cosa si fa per te (1976), di Giuliano Biagetti
Sangue di sbirro (1976), di Alfonso Brescia
La moglie di mio padre (1976), di Andrea Bianchi
Dove volano i corvi d’argento (1977), di Piero Livi
Melodrammore (1978), di Maurizio Costanzo
Sette note in nero (1977), di Lucio Fulci
Liquirizia (1979), di Salvatore Samperi
Il tango della gelosia (1980), di Steno
Bello di mamma (1980), di Rino Di Silvestro
Pierino la Peste alla riscossa (1982), di Umberto Lenzi
Lo studente (1983), di Nini Grassia
Voglia di guardare (1986), di Joe D’Amato

Jenny Tamburi banner lavori in tv

La paga del sabato  1975
Camilla 1976
Scuola serale per aspiranti italiani 1977
Aggiungi un posto a tavola 1978
All’ombra della grande quercia 1984
Professione vacanze 1986
Tutti in palestra 1987

Jenny Tamburi Tv La paga del sabato

La paga del sabato  1975

Jenny Tamburi Tv Aggiungi un posto a tavola

Jenny Tamburi- Aggiungi un posto a tavola

Aggiungi un posto a tavola 1978

Jenny Tamburi Senza rete 2

In Senza rete,tra Claudio Baglioni e Alberto Lupo

Jenny Tamburi- da Senza rete

gennaio 31, 2011 Pubblicato da: | Biografie | | 2 commenti

Decameron 3 (L’ultimo Decameron – Le più belle donne del Boccaccio)

Decameron tre locandina

Il Decameron n. 3 è strutturato, come la maggior parte dei decamerotici, in diversi episodi raccontati da due giovani itineranti.
Le storie in questione sono sette.
Primo episodio
La splendida Monna Filippa, accusata di adulterio per essere stata trovata in un letto con l’amante messer Lazzarino, viene tradotta davanti ad un giudice (che presiede il tutto in una taverna appoggiato ad una botte); la donna, emulando la mitica cortigiana Frine, senza dire una parola si tira giù la veste rimanendo completamente nuda davanti al giudice e ai presenti e mostrando il motivo per cui aveva fatto becco il marito, tra l’altro piccolo di statura e bruttissimo.Nel finale del film, verrà assolta per evidenti ragioni.

Decameron tre 1
Antonella Murgia è Monna Filippa

Secondo episodio
Siamo a Napoli, e messer Ricciardo, invaghito della bella Catella, riesce con uno stratagemma a farle credere che il marito le metta le corna.
Così la invita in un posto appartato, dicendole che là troverà il marito.
La donna si reca sul posto, dove al buio pensa di sostituirsi all’amante del marito: ma a godersi le grazie della donna è il furbo Ricciardo, che alla fine si rivela alla stessa.
Terzo episodio
La bella Lidia brama d’amore e di voglia per un contadino alle dipendenze di suo marito, Pirro.
Il giovane però è molto fedele al suo padrone e non intende mancargli di rispetto.
Ma più della fedeltà potè la carne, e i due con un’abile stratagemma riescono a congiungersi sotto gli occhi del marito, facendogli credere che quel che vede non è reale.

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Beba Loncar è Lidia

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Carla Mancini è Lusca, la domestica di Lidia

Quarto episodio
L’insaziabile madonna Isabella si sollazza con Leoncino, un giovane della città.
Messer Lambertuccio, un altro dei suoi amanti, arriva nel momento meno opportuno e così Isabella è costretta a far salire Leoncino sul baldacchino del letto e a soddisfare le voglie dell’uomo.
All’improvviso, terzo incomodo ecco arrivare il marito della donna.
Lambertuccio, con prontezza di spirito si catapulta in cortile con un coltello in mano, gridando “se lo trovo lo ammazzo” mentre il giovane vien fuori dal suo nascondiglio fingendosi tutto impaurito.
L’ingenuo marito di Isabella lo consola e lo accompagna a casa.
Quinto episodio
Francesca è rimasta vedova da pochissimo.
Sposata ad un uomo anziano, brama di recuperare il tempo perso, così escogita uno stratagemma che eviti le malelingue della città.
La donna troverà non uno, ma tre uomini e si consolerà tra le braccia dell’ultimo conosciuto.

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Femi Benussi è Madonna Isabella

Sesto episodio
Madonna Lucrezia è sposata ad un uomo geloso in maniera patologica, che la costringe a vivere da reclusa in una camera da letto recintata da inferriate e chiusa a doppia mandata da una pesante porta di legno.
In soccorso della donna arriva un giovane che la vede attraverso un finestrino e che pratica una feritoia nel muro.La donna, per stornare i sospetti del marito, gli confessa di essere visitata la notte da un prete della quale lei si è innamorata.
Furibondo, il marito veglia fuori dalla porta non sapendo che Lucrezia e il suo amante nel frattempo si divertono nel letto della donna stessa.
Settimo e ultimo episodio
Un frate elemosiniere mentre è in giro per la questua, si imbatte in una contadinella che raccoglie cicorie in un campo.
Convince l’ingenua ragazza a seguirlo al convento dove ovviamente la seduce. Ma il frate non ha fatto i conti con il superiore, che si accorge della cosa.

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Enzo Robutti, il marito geloso e Marina Malfatti, la moglie furba

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Solo che, invece di rimproverare il confratello, decide di dividere la ragazza con lui..
Il finale del film rivela quello che accade a Monna Filippa, protagonista del primo episodio: la donna convince il giudice di essere troppo bella per essere trascurata dal marito e viene quindi assolta fra il gaudio dei presenti, mentre uno dei giovani che illustrano gli episodi scopre che il suo compagno in realtà è una splendida fanciulla.

Diretto da Italo Alfaro nel momento del massimo fulgore dei decamerotici, Decameron 3 conosciuto anche come L’ultimo Decameron – Le più belle donne del Boccaccio è uno dei decamerotici meno volgari e scollacciati, ma anche contemporaneamente uno di quelli in cui è praticamente impossibile farsi scappare un sorriso. Se le storie sono raccontate con una certa eleganza, tranne le solite cadute di gusto come quella dell’episodio con protagonista la ragazza e il priore in cui c’è il seguente dialogo surreale: “Padre, ma poi me la date la cicoria?” “Mi dispiace figliola, non ho cicoria ma il cicorione”, manca completamente la risata, quella che generalmente era il motivo fondamentale (non l’unico ovviamente) per vedere questi film.

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Angela Covello, la contadinella in cerca di cicoria

Va anche detto che per una volta le scene sexy sono molto limitate e decisamente non volgari; superbo il gineceo femminile, con alcune tra le più belle attrici del genere come Femi Benussi e Angela Covello mentre per la prima volta si ammira una grande del teatro italiano, Marina Malfatti.
Un film quindi di livello appena sufficiente, almeno riguardo allo standard del prodotto decamerotico, in cui quà e là ci sono da rimarcare alcune cose degne di nota, come la colonna sonora dei Cugini di campagna ma anche, in negativo, il contrabbasso che perseguita lo spettatore dall’inizio della pellicola alla fine.
L’episodio migliore a mio giudizio è il sesto, con protagonista la magnifica Marina Malfatti, gli altri di un pelino oltra la sufficienza.

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Decameron 3, un film di Italo Alfaro, con Femi Benussi, Angela Covello, Beba Loncar, Antonella Murgia, Marina Malfatti, Pier Paola Bucchi, Giovanni Elsner, Roy Bosier, Alberto Atenari, Letizia Liehir, Carla Mancini, Carlo Simoni, Fausto Tommei. Genere commedia erotica, anno 1972

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Decameron tre banner personaggi

Pier Paola Bucchi    La giovane che narra la storia
Giovanni Elsner    …     Il giovane che narra la storia
Roy Bosier    …     Il giudice
Antonella Murgia    …     Madonna Filippa
Alberto Atenari    …     Ricciardo
Letizia Lehir    …     Madonna Catella
Beba Loncar    …     Madonna Lidia
Carla Mancini    …     Lusca
Carlo Simoni    …     Pirro
Fausto Tommei    …     Nicostrato
Femi Benussi    …     Madonna Isabella
Franco Alpestre    …     Lambertuccio
Rosita Torosh    …     Madonna Francesca
Ernesto Colli    …     Renutio
Guerrino Crivello    …     Alessandro
Marco Mariani    …     Baldino
Melù Valente    …     La cameriera di francesca
Marina Malfatti    …     Madona Lucrezia
Gino Milli    …     Filippo, amante di Lucrezia
Enzo Robutti    …     Marito di Lucrezia
Angela Covello    …     La contadinella
Franco Angrisano    Il priore
Luigi Montini    …     Frate Enrico
Linda Sini    …     Cameriera di Isabella

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Regia di Italo Alfaro
Sceneggiatura di Luigi Russo
Prodotto da Enzo Boetani, Giuseppe Collura
Fotografia di Giuseppe Pinori
Editing     :     Adriano Tagliavia
Trucco : Emilio Trani

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gennaio 29, 2011 Pubblicato da: | Erotico | , , , , , , | Lascia un commento

La compagna di banco

La compagna di banco locandina

Nel solito liceo della Puglia, ancora una volta quello di Trani, arriva Simona figlia di un industrialotto settentrionale che produce salumi.
L’arrivo della ragazza mette naturalmente in subbuglio la classe, che si divide al solito tra chi le mette subito gli occhi addosso, ovvero l’immancabile playboy Mario e le compagne di classe che invece vedono in lei una pericolosa rivale nella conquista del cuore di Mario.
Le ragazze mettono subito in guardia, in maniera interessata la giovane Simona, descrivendo Mario come un seduttore incallito.

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Lilli Carati è Simona

Inizia così il solito gioco della parti, con i due ragazzi impegnati nelle schermaglie dell’amore, mentre altri personaggi si muovono sullo sfondo, come Ilario Cacioppo, professore ambito dalla gigantesca e manesca prof.Marimonti.
Tra un equivoco e l’altro, alla fine si arriverà al tradizionale happy end.

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Scialba commedia sexy diretta da Mariano Laurenti, uno specialista del genere autore di La Liceale Nella Classe Dei Ripetenti (1978), L’Insegnante Va In Collegio (1978),La Liceale Seduce i Professori (1979) ecc. La compagna di banco, girato nel 1977 è forse la cosa peggiore diretta dal regista romano, questa volta alle prese con un copione rabberciato e sopratutto con attrici che non hanno il fascino della Fenech, abituale protagonista dei film di Laurenti.

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Nikky Gentile è Elena Mancuso

Ci sono, è vero, i soliti protagonisti della commedia sexy, ovvero Lino Banfi, Alvaro Vitali, Gianfranco D’Angelo e l’immancabile Francesca Romana Coluzzi; ma c’è anche, nel ruolo di protagonista, una svogliata e inespressiva Lilli Carati alle prese con un personaggio debolissimo e poco interessante scenicamente.

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Francesca Romana Coluzzi è la Professoressa Marimonti

Così la commediola si trascina svogliatamente tra gag viste mille volte e una storia debolissima che finisce per annoiare mortalmente lo spettatore; gli unici momenti divertenti, se tali vogliamo definirli, sono quelli affidati a Banfi, perso dietro le affascinanti forme di Nikki gentile, che interpreta la moglie di un losco e gelosissimo mafiosetto di provincia.
La stessa Carati, esposta generosamente, non appare nella sua migliore forma fisica e alla fine le uniche cose degne di nota sono essenzialmente logistiche.
Splendida la location, vista altre volte ma sempre piena di fascino, la romanica Trani che appare in tutto il suo fascino anche un pò misterioso.

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Alvaro Vitali è Salvatore

La compagna di banco 12Lino Banfi è Teo D’Olivo

Il resto è noia di prim’ordine, con attori alle prese con ruoli tagliati con l’accetta e con gag che non convincono, inclusa la solita presenza della manesca professoressa e degli altrettanto soliti alluppati compagni di classe della protagonista.
Un film debolissimo e arruffato, da dimenticare in fretta.
La compagna di banco, un film di Mariano Laurenti. Con Lino Banfi, Lilli Carati, Francesca Romana Coluzzi, Gianfranco D’Angelo, Alvaro Vitali, Giacomo Furia, Linda Sini, Rosario Borelli, Gigi Ballista, Paola Maiolini, Stefano Amato, Brigitte Petronio
Commedia, durata 85 min. – Italia 1977.

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A sinsitra, Brigitte Petronio

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Lilli Carati – Simona Girardi
Gianfranco D’Angelo – Professor Ilario Cacioppo
Alvaro Vitali – Salvatore
Antonio Melidoni – Mario D’Olivo
Lino Banfi -Teo d’Olivo
Francesca Romana Coluzzi -Professoressa Marimonti
Gigi Ballista -Girardi
Stefano Amato – Martocchia
Ermelinda De Felice – Giuditta
Nikki Gentile -Elena Mancuso
Paola Maiolini -Vera
Brigitte Petronio – Mirella
Susanna Schemmari -Vera

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Regia     Mariano Laurenti
Soggetto     Franco Mercuri, Francesco Milizia
Sceneggiatura     Franco Mercuri, Francesco Milizia
Fotografia     Pasquale Rachini
Montaggio     Alberto Moriani
Musiche     Gianni Ferrio

Le recensioni qui sotto appartengono al sito http://www.davinotti.com

TUTTI I DIRITTI RISERVATI


La Carati, prima di cedere alla depravazione (droga & porno) non solo era dotata di una bellezza incantevole, ma riusciva pure a dare un tocco di grazia alle sue interpretazioni, come si può notare dalle (poche) commedie sexy che ha interpretato. In questo film la sceneggiatura non valorizza il suo personaggio, puntando l’attenzione su Vitali e D’Angelo (gravissimo errore). Risollevano le sorti del film le sequenze incentrate sul personaggio Teo d’Olivo (Banfi) nei panni del sarto perduto dietro alle perfette forme di Elena (Nikki Gentile).
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Piacevole. Una commedia scolastica meno scollacciata della media, nonostante la presenza di nomi di punta del genere come D’Angelo, Vitali, Banfi, Amato. Gags goliardiche ma insolitamente pulite, nudi femminili di gran classe (la Carati, ma anche la Maiolini, la Petronio, la Gentile), un tocco di romanticismo e un inciso fuori tema sul cinema (la figura del regista squattrinato). Azzeccatissimi i ruoli minori: dalla coppia altolocata Ballista-Sini alla ciclopica Coluzzi, passando per il mafioso e gelosissimo Borelli e il frastornato commissario Furia.

Commedia scollacciata-scolastica settantiana che si avvale della presenza cult di Lilli Carati e questo vale il prezzo del biglietto. Tuttavia c’è di più: dei bravi caratteristi ed il sempre efficace Lino Banfi con battute divertenti, anche se contate. Bella la colonna sonora.

Un film da mal di testa non fosse che io sono un veneratore del pube di Liliana Caravati; girato in quel delle Puglie, come sempre, è la solita collezione di frizzi&lazzi&scorregge (vittima designata in particolare D’Angelo, sempre insediato dalla Romana Coluzzi). A far da gentile contorno la bellezza da escort girl dell’indimenticata Nikki Gentile, di Cavvallina memoria. I belli del film (Carati e fidanzato) sono, come sempre, antipatici.

Se si eccettua la storiella d’amore, con momenti patetici a dir poco e se si esclude il bamboccione co-protagonista e si apprezza la bellissima Lilli allora si potrà passare una buona serata, altrimenti… Io non l’ho trovato insostenibile, anzi, mi sono anche fatto un paio di risate. C’è del nudo ma non esagerato. Si può vedere senza dubbio!

Mariano Laurenti tenta la commedia cercando di affidare un ruolo da protagonista a una bella ragazza come Lilli Carati, che si rivela però incapace di suscitare l’interesse del pubblico (colpa del suo personaggio inutile). Il resto infatti è tutto sorretto (ma neanche bene) da squallide e ripetive gag tra Gianfranco D’Angelo e Alvaro Vitali, i quali interpretano rispettivamente un professore e un bidello, riciclando scene già viste nelle commedie ambientate a scuola. Lino Banfi, però, ha un ruolo simpatico, seppur marginale.

Opera che ho un po’ rivalutato in negativo. il motore comico poggia su Vitali e D’Angelo (bah!), che non reggono la scena a dovere a causa di gag davvero poco riuscite. Non eccellono Vitali, la Carati, Melidoni e la Coluzzi, bensì Paone, la De Felice, Furia e Banfi (che hanno indegnamente ridotto a un cameo di un sarto, in verità molto ben caratterizzato come del resto tutti). Grazie agli ultimi tre, infatti, la scena al commissariato è un piccolo saggio di bravura. Trionfano le pubblicità (non solo liquori). Ottimi i momenti con la Gentile. **

La compagna di banco foto 4

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La compagna di banco locandina 1

gennaio 28, 2011 Pubblicato da: | Commedia | , , , , , , | 4 commenti

La rivolta delle gladiatrici (The Arena)

La rivolta delle gladiatrici locandina 1

Durante l’occupazione romana della Gallia, un gruppo di legionari irrompe in un villaggio gallico mentre è in corso una cerimonia sacra e massacra senza pietà tutti gli uomini del villaggio.
Ad essere risparmiate sono soltanto le donne che vengono incatenate e trasportate in città. La stessa scena si ripete in Africa con le stesse modalità, solo che ovviamente le donne sono di colore.

La rivolta delle gladiatrici 4
Pam Grier è Mamawi,Margaret Markov è  Bodicia

La rivolta delle gladiatrici 2

Bodicia, sacerdotessa dei galli, bionda e bellissima, catturata nel raid in terra francese e Manawi, ballerina colored vengono quindi ad incontrarsi in catene nella città romana di Brindisi.
Qui le donne, assieme alle sventurate compagne di prigionia, vengono utilizzate come compagne occasionali dei gladiatori impegnati nei loro cruenti combattimenti o anche come divertimento notturno dei loro carcerieri.
Una rissa avvenuta nelle stanze in cui sono rinchiuse le donne provoca l’intervento di Timarcus, il tirannico organizzatore dei giochi gladiatori.
L’uomo decide così di far addestrare le donne per farle combattere fra di loro nelle arene.
Così avviene, sotto la guida dell’istruttore Septimus, che però finisce per innamorarsi della bella Lucinia.
Nell’arena, le donne si combattono, ma senza la necessaria ferocia, evitando di farsi del male, cosa che provoca lo scontento del pubblico, assetato di sangue.
Costrette sotto la minaccia delle armi a combattere sul serio, le gladiatrici improvvisate finiscono per trucidarsi fra loro.
Saranno Mamawi e Bodicia,sopravvissute ai combattimenti, consapevoli di essere destinate alla morte comunque, a organizzare una rivolta delle schiave, che si concluderà con la fuga di poche superstiti attraverso i sotterranei della città.

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Tardo peplum datato 1974, La rivolta delle gladiatrici, più noto in America con il titolo The Arena è inaspettatamente un gradevole film d’avventura che dal peplum riprende i ritmi e l’ambientazione, utilizzando le caratteristiche che avevano reso famoso il genere negli anni 60, ovvero i combattimenti con gladi e forche, gladiatori impegnati in lotte estreme ecc.
A cambiare per una volta sono i soggetti; non più rudi traci o sassoni catturati dai romani ma bellissime ragazze poco inclini a fungere da oggetto di divertimento per il volgare pubblico.
Sostanzialmente è questa la novità apportata dal film di Steve Carver, autore del discreto F.B.I. e la banda degli angeli (Big bad mama); accanto a lui, non accreditato, figura Aristide Massaccesi che in realtà girò le scene d’azione.
E c’è da credergli perchè la mano del regista romano (che contemporaneamente stava girando il decamerotico Novelle licenziose di vergini vogliose) è visibile sopratutto nella perizia con cui le stesse vengono rappresentate.

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La rivolta delle gladiatrici ha ritmo, una sceneggiatura accettabile, scene d’azione ben girate; il che è un autentico lusso, tenendo conto che il film stesso era un prodotto low budget.
Il cast fa il suo dovere, e tra gli attori protagonisti troviamo una giovane Pam Grier (Mamawi), la bella Lucretia Love (Deirdre),Rosalba Neri (Cornelia), l’ottimo Daniele Vargas, luciferino nell’interpretazione di Timarcus e Margaret Markov, la biondissima Bodicia decisamente più bella che brava.

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Da segnalare alcune scene su tutte; in primis la sequenza girata all’interno dell’arena, con i combattimenti tra le improvvisate gladiatrici e la rissa nelle cucine organizzata da Mamawi.
Naturalmente nudi a volontà ma eros decisamente limitato il che è sicuramente una novità all’interno di un film girato, se pur in “coabitazione” dal Massaccesi/D’Amato.

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Un pizzico di femminismo ante litteram, con qualche discorso velleitario (vedi quello di Mamawi alle sue colleghe gladiatrici), seni, cosce e natiche a profusione ma anche un sostanziale equilibrio della pellicola che alla fine risulta gradevole e leggera.

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Relegato tra i B movie e spesso sconsigliato dai critici come esempio di film dozzinale e mal diretto, The Arena vale invece sicuramente una visione.
Molto più di alcuni celebrati film di provenienza cecoslovacca, polacca e via discorrendo che imperversarono sugli schermi (purtroppo) in tutto il decennio settanta.
Da rimarcare, in ultimo, l’utilizzo da parte di numerosi attori di pseudonimi americani, espediente per accreditare la provenienza americana del film stesso; così Maria Pia Conte diventò Mary Count, Rosalba Neri diventò Sara Bay, Mimmo Palmara si trasformò in Dick Palmer e via dicendo.

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Rosalba Neri

La rivolta delle gladiatrici (The Arena), un film di Steve Carver e Aristide Massaccesi (non accreditato), con Margaret Markov, Pam Grier, Lucretia Love, Paul Muller, Daniele Vargas, Marie Louise Sinclair, Maria Pia Conte, Rosalba Neri, Vassili Karis, Silvio Laurenzi, Mimmo Palmara, Antonio Casale, Franco Garofalo, Pietro Ceccarelli, Jho Jhenkins, Ivan Gasper, Pietro Torrisi, Salvatore Baccaro, Anna Melita.
Genere Peplum,sexy Italia-USA 1974

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Margaret Markov    Bodicia
Pam Grier    …     Mamawi
Lucretia Love    …     Deidre
Paul Muller    …     Lucilius
Daniele Vargas    …     Timarchus
Marie Louise Sinclair    …     Livia
Maria Pia Conte    …     Lucinia
Rosalba Neri    …     Cornelia
Vassili Karis    …     Marcus
Silvio Laurenzi    …     Priscium
Mimmo Palmara    …     Rufinius
Antonio Casale    …     Lucan
Franco Garofalo    …     Aemilius
Pietro Ceccarelli    …     Septimus

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Regia     Steve Carver, Joe D’Amato (non accreditato)
Soggetto     John William Corrington, Joyce Hooper Corrington
Sceneggiatura     John William Corrington, Joyce Hooper Corrington
Produttore     Mark Damon
Produttore esecutivo     Roger Corman
Casa di produzione     New World Pictures, Rover Film
Fotografia     Aristide Massaccesi
Montaggio     Jahn Carver, Joe Dante
Musiche     Francesco De Masi
Scenografia     Bartolomeo Scabia
Costumi     Luciana Marinucci

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La rivolta delle gladiatrici locandina 1

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gennaio 25, 2011 Pubblicato da: | Avventura | , , , , , , , | Lascia un commento

La ragazza del vagone letto

La ragazza del vagone letto locandina

Un treno corre sui binari; all’interno degli scompartimenti c’è il solito campione di varia umanità.
C’è Giulia, una bella e affascinante prostituta, che per agganciare i clienti si serve dell’aiuto dell’amico capotreno, c’è Anna con suo marito, con il quale vive un momento di profonda crisi,.
Ancora, ci sono la signora Mary, affetta da una grave malattia accudita amorevolmente dal marito,la famiglia Sino composta da marito moglie e dalla giovane figlia di costoro ovvero la bella Elena, alla quale il padre è legato in maniera ossessiva.
In ultimo ci sono due uomini completamente diversi fra loro, sia come carattere sia come ruolo: Pierre è un detenuto, ammanettato e scortato da un poliziotto ligio al suo dovere.

La ragazza del vagone letto 1
Silvia Dionisio

A questo gruppo di persone si aggiungono tre teppisti, David , Elio e Nico che ben presto mostrano di non aver alcuna intenzione di far viaggiare tranquillamente gli occupanti del treno.
Iniziano a molestare a turno tutti gli occupanti del treno e alla fine riescono anche ad appropriarsi della pistola del poliziotto che scorta Pierre e da quel momento gli occupanti degli scompartimenti precipitano in un incubo.

La ragazza del vagone letto 2

La ragazza del vagone letto 3

La prima a pagare le conseguenze dell’incauto gesto del poliziotto, che si è fatto derubare dell’arma di ordinanza è Giulia, che viene costretta a prostituirsi gratuitamente con i viaggiatori, mentre Anna viene portata in una toilette e violentata dai teppisti.
La signora anziana, già gravemente malata, muore per un arresto cardiaco mentre anche la giovane Elena è costretta a subire le attenzioni del gruppo.
La situazione precipita, ma a risolvere il tutto ci penserà proprio l’unico vero prigioniero del treno, il detenuto Pierre che coraggiosamente affronterà i tre.
Riuscirà a vincere la partita e probabilmente anche a trovare l’amore nella riconoscente Giulia.

La ragazza del vagone letto 4
Pallido e sciatto clone di L’ultimo treno della notte, La ragazza del vagone letto esce nel 1979 e mescola con furbizia alcuni stilemi del genere Thriller/giallo con l’erotismo più smaccato.
Il prodotto che ne consegue è un film barboso e poco credibile, oltre che mal recitato e dall’esito finale scontatissimo.
I tre teppisti in puro stile Arancia meccanica terrorizzano gli sventurati passeggeri, ma sembrano più in preda a frenesie sessuali che a raptus di violenza.

La ragazza del vagone letto 5

Così tra una sodomizzazione e uno stupro, tra dialoghi ferocemente stupidi e imbarazzanti colloqui tra i protagonisti, il film scivola nella noia più assoluta verso l’happy end con i colpevoli puniti con la morte e i vari protagonisti che possono ritornare alla vita di tutti i giorni.
La banalità viene assunta quindi a emblema finale di un film davvero brutto e incolore, che il regista Ferdinando Baldi, autore di una sfilza di film poco interessanti non riesce in alcun modo a vivacizzare nè rendere interessante alcun passo del film stesso.

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Davvero poca cosa anche il cast, in cui l’unica a recitare su un livello appena sotto la sufficienza è Silvia Dionisio; tutti gli altri protagonisti o vanno oltre le righe o sono autori di una prova opaca e senza mordente.
Tra di essi c’è Zora Kerova, inespressiva e da ricordare solo per i numerosi nudi esposti, oltre a Venantino Venantini autore di una prova piatta come poche.

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La ragazza del vagone letto 8

Un film da scansare assolutamente, anche perchè privo di qualsiasi interesse che non siano le generose nudità delle protagoniste.
E’ davvero difficile ambientare un film su un treno, location claustrofobica come poche; per poter dare un senso di oppressione occorre però avere ritmo, senso del colpo di scena, attori all’altezza.
Poichè a La ragazza del vagone letto manca in assoluto tutto ciò….

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La ragazza del vagone letto, un film di Ferdinando Baldi. Con Venantino Venantini, Carlo De Mejo, Silvia Dionisio, Werner Pochat, Zora Kerova, Andrea Scotti, Giancarlo Maestri, Antonio Maimone, Gino Milli
Drammatico, durata 93 min. – Italia 1979.

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Silvia Dionisio – Giulia
Werner Pochath – David
Zora Kerova – Anna
Gianluigi Chirizzi -Peter
Carlo De Mejo – Ernie
Giancarlo Maestri – Il poliziotto
Fausto Lombardi     Fausto Lombardi     …
Gino Milli – Il capotreno
Antonio Maimone – Il signor  Hobbes
Roberto Caporali – Il padre di Elena
Gianfranca Dionisi – La madre di Elena
Rita Livesi – La signora Mary
Fiammetta Flamini – Elena
Venantino Venantini – Michele

Le recensioni appartengono al sito http://www.davinotti.com

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Tre delinquenti spadroneggiano su un treno facendo brutto e cattivo tempo. Il controllore gestisce anche un extra: Giulia (Silvia Dionisio) piacevole ragazza ospite fissa d’un vagone letto che a pagamento non disdegna compagnia. Anna (Zora Kerowa) è la prima a subire l’attacco di due scalmanati erotomani che saranno contrastati nel loro folle piano di supremazia da un prigioniero politico. Debitore sino all’osso del più raffinato e significativo L’Ultimo Treno della Notte, il film di Baldi (girato back to back con La Compagna di Viaggio) spinge molto (ma con semplicità) sul pedale dell’erotismo.

Sgangherato thriller ferroviario scritto da Montefiori probabilmente dopo un viaggio su un diretto Milano-Reggio Calabria, e regia (?) di un Baldi ben lontano dai suoi fasti western. Attori cagnacci in confezione da tv-movie di Reteitalia che fu, sprecate la Dionisio e la Kerowa che dice scemenze stile Giovanna Melandri, improbabilissimo Carlo De Mejo come vigoroso copulatore che si fa tutte e tre le donne (di cui due consenzienti) potabili del vagone. In mancanza della TAV, ci si affida al telecomando.

Maldestro e povero di idee. Un rape and revenge che si rifà all’ottimo L’ultimo treno della notte, ma che sceglie di concentrarsi sul sesso spinto e sulle solite violenze teppistiche, perpetrate da tre balordi guidati da Pochat, da sempre specializzato in ruoli da psicopatico. La vendetta – messa a punto da un improbabile Chrizzi, con la sua faccia da chierichetto in licenza – è debole e quasi sempre mostrata off-screen. Discrete le musiche di Giombini.

Un filmetto. Le intenzioni di critica alla borghesia sono velleitarie mentre il regista si dedica con impegno decisamente maggiore a mostrare le grazie delle sue attrici. Però c’è da dire che le scene erotiche sono lunghe e spesso francamente noiose… insomma un film evitabile. Certo, la Dionisio è sempre la Dionisio.

Baldi indugia molto sull’erotismo e presenta poca violenza, forse con un pizzico in più il film sarebbe potuto migliorare un pochino. Non che la visione sia impossibile, il film scorre, ma probabilmente questo titolo è il più debole del genere. E poi la tematica della borghesia ricca e corrotta peggio dei 3 criminali era già stata molto abusata all’epoca. Cast ottimo, in compenso, con un Pochat in parte (forse anche troppo). Se siete appassionati del genere gradirete, ma non è un capolavoro.

Sexploitation decisamente modesto che tenta di rifarsi a L’ultimo treno della notte risultando, però, di livello assolutamente non paragonabile a quello del notevole film di Lado. Qui la confezione è decisamente poco curata, la trama e i dialoghi sono decisamente mediocri, così come gli attori (l’unico minimamente espressivo è Carlo De Mejo che, però, è totalmente fuori parte) e il tutto è sorretto (si fa per dire) delle nudità delle attrici. Molto sesso, pochissima violenza, ma nel complesso non ci si annoia eccessivamente.

Un film piuttosto mediocre, ma la cosa sconcertante è il montaggio che davvero non aiuta a risollevare il film dalla noia assoluta. Gli attori fanno del loro peggio, ma certamente con quei testi perfino Robert De Niro avrebbe sfigurato! Scene a carattere sexy piuttosto frequenti, ma a parte la bellezza della “cerbiatta” Silvia Dionisio, rimane poco. Evitabile, ma una certa fama di culto (trash) lo ha ottenuto.

Nonostante lo sceneggiatore Luigi Montefiori sostenga di essersi ispirato a tutt’altro, è palese l’influenza di L’ultimo treno della notte di Lado su questo film di Baldi, tanto da sfiorarne il plagio. Ancora borghesucci sessualmente viziosi, delinquenti che prendono in ostaggio un vagone pieno di gente, ancora stupri e violenze assortite. Ma purtroppo manca il cinico realismo e la brutalità del film di Lado e Baldi sembra più interessato a girare un soft-core. Tuttavia il cast non è male (ottimi Pochat e De Mejo) e il ritmo è discreto. **

Mamma mia! A parte le belle Dionisio e Kerowa c’è davvero poco da salvare in questo film più simile a un porno-soft che a un “violenza e vendetta”. Le scene di violenza sono poche, in compenso il film si concentra sui rapporti sessuali: uno ottenuto col ricatto e due consenzienti o quasi. Ignobile.

Che noia ragazzi, nemmeno le scene di nudo (noiose ed improbabili pure quelle) risollevano questa pellicola del buon Baldi. Attori che a mio modo di vedere non sono affatto adatti al ruolo assegnato, fatta eccezione solo per Werner Pochat. Ma chi l’ha girata questa pellicola, Blindman?

I vizi non appartengono solo ai banditi: è un po’ questa la morale (banale) che Baldi ci vuol raccontare. Un film scritto da Eastman e messo in scena su 2-3 vagoni letto di un treno a lunga percorrenza. Il riferimento, non velato, è ad Aldo Lado e al suo capolavoro L’ultimo treno della notte. Qui si rimane nell’ambito del b-rape’n’revenge, senza toccare quei tasti di ribellione interna che animarono Enrico Maria Salerno. Come sempre, bellissima Silvia Dionisio (e anche Fiammetta Flamini).

Filmaccio. Copia l’idea de L’ultimo Treno della Notte senza avere la minima ispirazione, forza e tensione. Manca tutto: la recitazione, la sceneggiatura, la violenza… Unica certezza è la ripresa notturna del passaggio del treno, riproposta ossessivamente ogni tre minuti, a nascondere l’imbarazzo del regista quando non sa più cosa proporre o far dire agli interpreti. Resta qualche ripresa insistita da porno soft. Terribile.

Rape & revenge piuttosto brutto dove, purtroppo, si indugia troppo sul lato rape e poco su quello revenge. Più di metà del film infatti indugia sulle violenze, principalmente sessuali, perpetrate da tre balordi su ogni donna presente sul treno del film. Il finale che dovrebbe suggellare gli stilemi del genere con una gran vendetta sui tre malandrini viene trattato in maniera troppo sbrigativa. Peccato… Da vedere solo per la presenza delle belle Kerowa e Dionisio.

 

gennaio 22, 2011 Pubblicato da: | Erotico | , , | 9 commenti

Gegè Bellavita

Gege Bellavita locandina

Agata e Gennaro sono una coppia con 9 figli; lei lavora e sfacchina da mattina a sera per tirare avanti la famiglia mentre lui è decisamente uno scioperato, che non ama per nulla il lavoro.
Il motivo principale per cui Agata tiene accanto a se il marito consiste nella straordinaria vigoria fisica dell’uomo, unita ad un particolare anatomico che l’uomo ha in abnorme dotazione.

Gege Bellavita 2
Flavio Bucci e Lina Polito sono Gennaro e Agata

Ma Gennaro non soddisfa solo la moglie; molte inquiline dello stabile, scoperte le sue doti, lo attirano con mille pretesti.
Alla lunga Agata si rende conto della situazione, ma decide di sfruttarla a vantaggio della famiglia.
Organizza così incontri a pagamento tra le voraci inquiline dello stabile nel quale lavora come portiera e il marito mandrillo.
Che un giorno scopre il quaderno in cui Agata registra i proventi delle prestazioni fornite dall’uomo.
Offeso nell’amor proprio, Gennaro fugge di casa chiedendo asilo al nobile Attanasi, il quale glielo concede essendo attirato dalla prestanza fisica di Gennaro.

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La situazione però non può durare, essendo Gennaro attratto inesorabilmente dal sesso femminile.
Così, con buona pace di tutti, l’uomo ritorna da sua moglie.
Gegè Bellavita, film datato 1979, è un brutto passo falso di Pasquale Festa Campanile, regista di ottime doti che nel passato aveva fornito prove molto più convincenti di questa scialba commedia sexy appartenente all’agonizzante filone ormai superato e accantonato dopo i fulgori degli anni precedenti.
Il soggetto è ampiamente sfruttato e Festa Campanile, che cerca di usare le armi del grottesco e dell’ironia, si impantana con un soggetto debolissimo.
A parte questo, il film è infarcito dei consueti clichè sulla napoletanità, ovvero la moglie che vede e tace e finisce per sfruttare la situazione a suo vantaggio,

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il maschio scioperato che si fa mantenere dalla moglie, lo stesso maschio latino ringalluzzito da doti sessuali molto “espressive” che utilizza imparzialmente con la moglie e le inquiline dello stabile.
E’ Flavio Bucci, attore di ottime qualità a incarnare il gallo meridionale, e se la scelta si rivela poco felice non è certo per la mancanza di professionalità dell’attore, che svolge il suo ruolo con la consueta bravura, quanto piuttosto per la poco probabile meridionalità dello stesso.

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Accanto a lui si muovono però ottimi caratteristi, come Pino Caruso (Il duca Attanasi) e Enzo Cannavale, in una delle sue repliche infinite del napoletano amico fidato del protagonista.
I ruoli femminili sono affidati a Ria De Simone, Maria Pia Conte, a Miranda Martino, Laura Trotter, a Lina Polito, bravissima nel ruolo di Agata, moglie di Gennaro e a Maurisa Laurito oltre che alla solita nudissima Marina Hedman.

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Un film decisamente in tono minore, volgarotto e poco interessante, a cui viene a mancare clamorosamente anche l’arma della risata, proprio per l’equivoco di fondo creato dall’ambiguità della commedia, poco grottesca e ancor meno ironica.

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Pasquale Festa Campanile, che veniva dall’ottima prova del suo unico thriller, Autostop rosso sangue e dal discreto Cara sposa incappa in un autentico infortunio, cosa che prima o poi accade nella carriera di un ottimo regista.
Gegè Bellavita,un film di Pasquale Festa Campanile. Con Miranda Martino, Enzo Cannavale, Flavio Bucci, Pino Caruso, Lina Polito, Salvatore Billa, Laura Trotter, Marisa Laurito,Ria De Simone,Maria Pia Conte
Commedia, durata 105 min. – Italia 1979

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Gege Bellavita banner personaggi

Flavio Bucci     …     Gennaro Amato
Lina Polito    …     Agatina
Ria De Simone    …     Pupetta
Maria Pia Conte    …     Mercedes
Laura Trotter    …     Adelina
Miranda Martino    …     Rosa
Marisa Laurito    …     Carmen
Enzo Cannavale    …     Amico di Gennaro
Marina Pagano    …     Lisetta
Pino Caruso    …     Il Duca Attanasi
Gabriella Di Luzio    …     Prostituta

Gege Bellavita banner cast

Regia     Pasquale Festa Campanile e Neri Parenti aiuto regista
Soggetto     Pasquale Festa Campanile
Sceneggiatura     Pasquale Festa Campanile, Ottavio Jemma
Produttore     KORAL CINEMATOGRAFICA
Fotografia     Silvano Ippoliti
Montaggio     Alberto Gallitti
Musiche     Riz Ortolani

gennaio 19, 2011 Pubblicato da: | Commedia | , , , , , , , , , , | Lascia un commento

L’inizio del cammino- Walkabout

L'inizio del cammino locandina

Deserto australiano.
Un automobile si ferma; a bordo ci sono un uomo, sua figlia e suo figlio.
L’uomo, in maniera assolutamente imprevedibile, cerca di sparare ai figli, poi in un impeto autodistruttivo, da fuoco all’auto e si suicida.

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Per il ragazzo e la ragazza sembra l’inizio della fine; in che modo è possibile, per due bianchi senza esperienza, giovanissimi, senza alcun mezzo di sussistenza sopravvivere alla natura ostile che li circonda?
Eppure per loro c’è un filo d’Arianna o se vogliamo un’ancora di salvezza; è rappresentata da un giovane aborigeno, che sta facendo  un percorso iniziatico per diventare un adulto.

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Sarà il giovane a insegnare loro come sopravvivere in quel mondo quasi alieno, accompagnandoli in un viaggio pericoloso, fino ad una soluzione finale assolutamente innovativa nella sua tragicità.
L’inizio del cammino (Walkabout) è il primo film interamente girato da Nicholas Roeg, ed arriva dopo la co regia di Performance (Sadismo); rappresenta principalmente una straordinaria opera di esordio per le molte innovazioni apportate, a cominciare dall’uso assolutamente anticonvenzionale della macchina da presa, che vede l’uso virtuoso dello zoom catturare primi piani di animali, di parti di natura che circondano i tre viaggiatori del deserto.

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Un film che si può definire in qualche modo psichedelico, rapportandolo naturalmente all’anno della sua uscita, quel 1971 che fu così fertile di innovazioni sia in campo cinematografico che musicale, solo per citare due parti artistiche complementari.

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Roeg, grande esperto di fotografia, utilizza tutti i virtuosismi di sua conoscenza, applicandoli in maniera didascalica a tutto ciò che capita nel mirino della sua Mdp; il risultato è di gran qualità, perchè aumenta la vivacità di un film altrimenti statico, girato com’è in un deserto affascinante e pieno di colori come quello australiano ma per forza di cose immoto.

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A questo va aggiunto ovviamente anche il discorso portato avanti da Roeg, che non si limita al solo sfoggio di abilità tecnica, ma che lancia coraggiosamente un parallelo quasi impossibile tra la vita a contatto della natura del giovane Walkabout e la vita civile o presunta tale, rappresentata dai due giovani occidentali che nel corso della lunga traversata del deserto avranno modo di comparare le loro esistenze fino ad allora regolate proprio dai simulacri della civiltà a cui appartengono, come l’auto, la tv piuttosto che l’energia elettrica o altro.

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Saranno proprio i due giovani ad uscire profondamente e per certi versi in maniera irreversibile cambiati dall’esperienza vissuta.
Potenza del deserto, potenza di un ritorno alla natura, quella stessa natura a cui l’uomo ha rinunciato per vivere tra gli agi e le comodità che si è costruito.
Un film davvero particolare, quindi, che gioca le sue carte attraverso la capacità di Roeg di riprodurre visivamente e attrarre lo spettatore con i fantastici colori del deserto, con quella natura selvaggia e primitiva che il giovane aborigeno rispetta ma non teme.
Che si mantiene in equilibrio proprio nel rapporto, abbastanza problematico, tra i due universi differenti a cui appartengono i giovani; in effetti il problema della comunicazione da subito sembra impossibile, ma alla fine diventa davvero relativo.
C’è un modo di esprimersi universale che permetterà al giovane aborigeno e alla ragazza senza nome i comunicare in modo più totale che con le parole.
In fondo il messaggio di Roeg è anche questo.

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Walkabout, L’inizio del cammino,un film di Nicolas Roeg. Con Jenny Agutter, David Gulpilil, Lucien John Titolo originale Walkabout. Drammatico, durata 95 min. – Australia 1971.

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Jenny Agutter: Ragazza
Luc Roeg: Ragazzo bianco
David Gulpilil: Ragazzo di colore
John Meillon: Uomo
Robert McDarra: Uomo
Peter Carver: No Hoper
John Illingsworth: Giovane
Hilary Bamberger: Donna
Barry Donnelly: Scienziato australiano
Noeline Brown: Scienziato tedesco
Carlo Manchini: Scienziato italiano

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Regia: Nicholas Roeg
Sceneggiatura: Edward Bond
Prodotto da: Anthony J. Hope
Musiche: John Barry
Editing: Antony Gibbs, Alan Pattillo

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gennaio 17, 2011 Pubblicato da: | Drammatico | , | Lascia un commento

Una storia ambigua

Una storia ambigua locandina

La contessa Anna è una donna bella, ricca ma insoddisfatta.
Sposata con Romano Guerrieri, fascista convinto e gerarca fedelissimo del duce, divide il suo tempo fra la noia e il dolce far nulla.
Nella villa di proprietà dei coniugi vive anche la giovane Marisa, figlia della coppia, anch’essa molto insoddisfatta e sopratutto molto viziata.
La ragazza, per ingannare il tempo, non trova niente di meglio da fare che spogliarsi impudicamente sapendo di essere spiata dal giardiniere della villa.

Una storia ambigua 2

In questo teatrino morboso e moralmente degradato si inserisce all’improvviso il giovane Stefano, che arriva nella villa su invito di suo zio Romolo, che spera di procurargli un lavoro nella capitale.
Il giovane ben presto scopre di essere arrivato in un posto simile ad un bordello; infatti sia sua zia Anna, sia sua cugina Marisa, iniziano una lenta opera di seduzione.
E’ sopratutto sua zia Anna a provocarlo in mille modi, arrivando a farsi fotografare nuda pur di eccitare il povero nipote.
Nel frattempo anche Marisa mette in mostra le sue arti da ammaliatrice, spinta sopratutto dallo spirito di emulazione che prova nei confronti della madre.

Tra le due inizia così una competizione sfrenata, il tutto naturalmente all’oscuro di Romolo sempre più indaffarato con la politica e poco attento a quello che accade sotto il suo naso.
Marisa prova nei confronti del cugino sentimenti contrastanti.
Da un lato il ragazzo la attrae, dall’altro la donna è presa anche dai suoi particolari vizi, come la droga e la relazione lesbica con l’amica/amante Titti.
Dopo un lungo tira e molla le cose arrivano alla conclusione; Anna finalmente si concede al giovane Stefano, per poi trattarlo con molta freddezza dopo aver avuto da lui quello che voleva, mentre Marisa gli confessa di essersi innamorata di lui.
Il giovane prende la decisione migliore fuggendo lontano dalla casa dello zio, in cui l’amoralità sembra essere una vera e propria ragione di vita.
Mario Bianchi dirige nel 1986 Una storia ambigua, film scopertamente erotico in cui la trama è essenzialmente scarna, a tutto vantaggio di situazioni scabrose e nudità femminili generosamente esposte.
Le due principali protagoniste, Minnie Minoprio che interpreta la contessa Anna e Beba Balteano, che interpreta l’amorale Marisa sono impegnate in un duello fatto con le natiche e con i seni, il tutto in luogo di un duello recitativo.
Così, mentre sullo schermo si moltiplicano le scene scabrose, il film scorre monotonamente verso la conclusione, tra la noia e gli sbadigli.

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Beba Balteano

Costruito attorno al successo televisivo di Minnie Minoprio, che di li a poco avrebbe posato per scatti decisamente erotici per una nota rivista solo maschile, Una storia ambigua non ha alcun pregio rimarcabile.
La storia è trita e ritrita, costruita attorno al conflitto madre/figlia risolto come al solito a colpi di amplessi mentre la sceneggiatura rimane piatta e senza lampi.

Mario Bianchi, autore tra l’altro di film come La Cameriera Nera (1976),Chiamate 6969: Taxi Per Signora (1981), Margot La Pupa Della Villa Accanto (1983) e del successivo Riflessi Di Luce (1987) gioca le sue carte solo sul sesso, ammiccando al pubblico voyeur e scontentando ovviamente chi si aspettava un dramma di ben altro taglio.
A peggiorare le cose c’è una Minnie Minoprio decisamente sotto il minimo sindacale recitativo; la soubrette mostra tutti i suoi limiti e sopratutto evidenzia un netto declino fisico (all’epoca del film la Minoprio aveva 44 anni).
A questo Bianchi cerca di porre rimedio utilizzando la macchina da presa da lontano, evitando zoom che avrebbero solo messo in risalto smagliature e cellulite dell’attrice.

La cosa più triste, in questi casi consiste nel dover parlare di questi dettagli da rotocalco rosa; ma davvero c’è ben poco da evidenziare di una pellicola della metà degli anni 80, forse il periodo più buio della storia del cinema italiano.
A voler salvare qualcosa, si può scavare parecchio e valutare pochissimo sopra la sufficienza la fotografia.
Ben poca cosa, ovviamente.

Guardarsi una pellicola per ammirare una buona sala di posa e un discreto operatore fotografico è molto ma molto triste.
Una storia ambigua, un film di Mario Bianchi. Con Minnie Minoprio, Piero Gerlini, Gabriele Cori, Gabriele Gori Commedia erotica, durata 90 min. – Italia 1986

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Una storia ambigua banner protagonisti

Minnie Minoprio    …     La Contessa Anna Guerrieri
Gabriele Gori    …     Stefano
Beba Balteano    …     Marisa
Piero Gerlini    …     Romano
Paolo Merosi    …     Spacciatore

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Regia: Mario Bianchi
Sceneggiatura: Piero Regnoli
Musiche: Carlo Mezzano
Editing: Cesare Bianchini 

 

gennaio 14, 2011 Pubblicato da: | Erotico | , , | Lascia un commento