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L’onorevole con l’amante sotto il letto

L'onorevole con l'amante sotto il letto locandina

L’onorevole  Armando Battistoni vive tranquillo dividendosi tra sua moglie Virginia (che ha un amante, un collega del marito) e la sua amante, Anna Vinci, professoressa di scienze naturali.
Quest’ultima lavora fuori Roma presso una scuola privata, fino a quando non viene allontanata per aver rimproverato aspramente i fratelli Pacetti, figli dell’intoccabile sindaco locale.
Per Armando i guai cominciano proprio di qui, allor quando Anna arriva a Roma per chiedere aiuto al suo amante onorevole.

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Janet Agren e Lino Banfi

Divisi da un cardinale prima, da un vescovo in cerca di favori poi, in ultimo dalla moglie fedifraga, Armando e Anna decidono di concedersi una vacanza in montagna, dove però guarda caso, è destinata ad arrivare anche Virginia con il suo amante.
La boccacesca vicenda prosegue tra equivoci di vario genere, fino al finale da fotoromanzo rosa, quando cioè Anna lascerà il suo maturo amante per un giovane ferroviere, partendo con lui.

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Lori Del Santo, la cameriera

Rozza e scollacciata commedia sexy, L’onorevole con l’amante sotto il letto non sfugge al peggior clichè di questi film seriali, nei quali il peso totale del film e della sceneggiatura è affidato da un lato al solito Lino Banfi, che fa del suo meglio, senza riuscirci, per tenere a galla una storia sgangherata e vista mille volte, mentre dall’altro lato c’è la bellona di turno, questa volta la nordica e affascinante Janet Agren.

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Alvaro Vitali

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A completare il tutto la solita procace cameriera, Lori Del Santo, più nuda che vestita e il solito segretario che alla fine è quello che ci guadagna di più, un Alvaro Vitali presenza imprescindibile di questi film seriali a metà strada tra il demenziale e la commedia pecoreccia.
Mariano Laurenti, il regista, non ci mette nulla di nuovo, affidando il tutto alle solite gag di Banfi e mostrando epidermide delle protagoniste, ammiccando così sguaiatamente al pubblico di palato grosso.

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A completare il cast, un antipatico in maniera patologica Teo Teocoli, la sventurata Marisa Merlini, ormai abituata ad accettare parti becere in filmacci di serie B,(questa volta nella parte di Virginia, moglie adultera di Armando) un professionista come Gigi Reder (il vescovo) quasi vergognoso e timoroso.

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Film che va annoverato tra quelli appartenenti agli ultimi fuochi della commedia sexy, uscito nelle sale nel 1981, quando proprio la commedia sexy stessa era ormai stata seppellita senza rimpianti sia dai produttori sia dal pubblico, sempre più scarso nelle sale e sempre più selettivo, vista anche la grandissima offerta televisiva di questo genere di pellicole, che passavano a tutte le ore sopratutto nei canali televisivi della provincia, che prolificavano come funghi.

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L’onorevole con l’amante sotto il letto, un film di Mariano Laurenti. Con Janet Agren, Lino Banfi, Alvaro Vitali, Marisa Merlini, Giacomo Furia, Gigi Reder, Galliano Sbarra, Leo Gullotta, Teo Teocoli, Clarita Gatto, Renzo Ozzano
Commedia, durata 92 min. – Italia 1981.

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L'onorevole con l'amante sotto il letto banner personaggi

Lino Banfi     …     Armando Battistoni
Janet Agren    …     Anna Vinci
Alvaro Vitali    …     Teo Mezzabotta
Marisa Merlini    …     Virginia Battistoni
Teo Teocoli    …     Controllore
Giacomo Furia    …     Zio Efisio
Gigi Reder    …     Vescovo
Leo Gullotta    …     Segretaria Sgarbozzi / Onorevole Sgarbozzi
Lory Del Santo    …     Cameriera
Jimmy il Fenomeno    …     Suor Consuelo
Galliano Sbarra    …     Passeggero del treno

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Regia Mariano Laurenti
Soggetto Luciano Martino, Francesco Milizia
Sceneggiatura Francesco Milizia, Alberto Silvestri
Produttore Camillo Teti
Fotografia Federico Zanni
Montaggio Alberto Moriani
Musiche Gianni Ferrio

luglio 26, 2010 Pubblicato da: | Commedia | , , , | 1 commento

Le belve

Le belve locandina

Le belve banner

Le belve è un film strutturato in 8 episodi, che ricorda il celebre I mostri diretto da Dino Risi nel 1963.
-Primo episodio, Il salvatore
Mentre sta passando per una stradina, un cronista tv si imbatte in un tentativo di suicidio di un uomo, che minaccia di lanciarsi nel vuoto da un cornicione.
Dopo essere salito nell’appartamento dell’aspirante suicida, il cronista riesce a speculare sul fatto rinviando il più possibile l’attimo del gesto fatale non per aiutare il disgraziato, ma per biechi motivi di audience.

Le belve 1
Françoise Prévost   è Clara Borsetti

Le belve 2Helga Linè, la moglie del fachiro e Lando Buzzanca

La voce del sangue
Borsetti,un imprenditore cerca in tutti i modi di ottenere un appalto, promettendo al committente di ricompensarlo facendogli godere ancora una volta delle grazie della moglie Clara. Ma Borsetti ha fatto male i conti, perchè l’uomo che deve dargli l’appalto è stanco di incontrare sempre Clara. Così i due coniugi arrivano a far prostituire la figlia.
Il fachiro
Un fachiro italianissimo si esibisce in spettacoli al limite dell’umano; è costretto a ciò per mantenere la sterminata famiglia della moglie, che beve e mangia alle sue spalle; pur di ottenere visibilità durante i suoi spettacoli, il povero fachiro si spinge sempre più in la…….

Le belve 3
Maria Baxa, una moglie perfetta?

Una bella famiglia
Una bella famiglia, una bella casa. Lui sembra un marito gentile e premuroso che accompagna la moglie al lavoro; ma ben presto vediamo di che lavoro si tratta.
Infatti l’uomo fa scendere la moglie dall’auto, le accende una sigaretta, mentre lei si avvia verso un lampione con minigonna e tacchi a spillo.

Le belve 4
Margaret Lee è Judy

Il caso Apposito
La miglior difesa è l’attacco; è il motto di un manager, che quando vede avvicinarsi il rischio che un’ispezione metta a nudo le sue magagne, non esita a ricattare tutti, usando anche la corruzione.
L’ultimo degli ispettori finirà addirittura suicida
Il cincillà
Con un espediente, il rampollo di un industriale che alleva polli, grazie alla complicità di una donna che presenta come la sua fidanzata, riesce a estorcere una grossa somma di denaro al padre.
Il chirurgo
Vendetta di un chirurgo che aveva subito un’ispezione nel suo ospedale.

Le belve 5

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Femi Benussi  è Concetta Sparapaoli

Processo a porte chiuse
Babbaluni, un contadino zotico e ignorante, è accusato da tre belle sorelle di aver abusato di loro mettendole incinta.
Attraverso un’abile strategia difensiva, l’uomo riesce a capovolgere le accuse, finendo per diventare la vittima delle tre donne e ottenendo la loro condanna.
Protagonista assoluto degli otto episodi è Lando Buzzanca, che passa agevolmente dai panni del reporter privo di scrupoli a quelli del contadino scarpe grosse e cervello fino, passando per altri sei personaggi caratterizzati dall’assenza totale di scrupoli.
Le belve, girato nel 1971 dal regista Giovanni Grimaldi, sfruttando una sceneggiatura di Bruno Corbucci alla quale collabora lo stesso regista, è una copia poco più che sfuocata del ben più corrosivo iI mostri, citato all’inizio.
A parte l’episodio iniziale, quello del cronista avvoltoio e quello finale, il più lungo che riesce a strappare qualche sorriso, il film resta abbastanza anonimo nello svolgimento, a causa della scarsa incisività degli episodi.

Le belve 6
Annabella Incontrera è Carmela Sparapaoli

Nuoce al film stesso, paradossalmente, proprio la presenza di Buzzanca, che pure è bravo, ma che non riesce a staccarsi dall’effetto macchietta che è cucito su di lui come una seconda pelle.
L’episodio assolutamente trascurabile è quello dedicato alla famiglia modello, svolto in maniera frettolosa e che avrebbe potuto avere ben altro svolgimento.

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Ira von Fürstenberg  è Filomena Sparapaoli

Il cast è di quelli da ricordare, con la presenza contemporanea di Tino Carraro e di Claudio Gora, e delle bellissime Femi Benussi, Helga Linè, Ira Furstemberg, Annabella Incontrera, Maria Baxa, Francoise Prevost,Magali Noel ,Margaret Lee, oltre alla solita grande Paola Borboni.
Ma il resto rimane abbastanza soporifero, e se il tentativo era quello di strappare qualche sorriso amaro o qualche sorriso divertito, tutto annaspa nella banalità e nella mediocrità, lasciando alla fine una vera sensazione di vuoto.

Le belve, un film di Giovanni Grimaldi, con Lando Buzzanca,  Tino Carraro, Claudio Gora, Femi Benussi, Helga Linè, Ira Furstemberg, Margaret Lee, Annabella Incontrera, Maria Baxa, Francoise Prevost, Paola Borboni.Magali Noel, Commedia Italia 1971

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Le belve banner protagonisti

Lando Buzzanca     …     Il Salvatore / Morsetti / Il fachiro / Il marito /ecc.
Ira von Fürstenberg    …     Filomena Sparapaoli ( “Processo a porte chiuse”)
Femi Benussi    …     Concetta Sparapaoli ( “Processo a porte chiuse”)
Paola Borboni    …     Madre del fachiro ( “Il fachiro”)
Magali Noël    …     Lisa ( “Il cincillà”)
Margaret Lee    …     Judy ( “Il cincillà”)
María Baxa    …     La moglie ( “Una bella famiglia”)
Françoise Prévost    …     Clara Borsetti ( “La voce del sangue”)
Tino Carraro    …     L’imprenditore ( “La voce del sangue”)
Claudio Gora    …     Giulio Bianchi ( “Il caso Apposito”)
Annabella Incontrera    …     Carmela Sparapaoli ( “Processo a porte chiuse”)
Mario Maranzana    …     Avv. Maranzana ( “Processo a porte chiuse”)
Helga Liné    …     Moglie del  fachiro ( “Il fachiro”)
Philippe Hersent    …     Placido ( “Il cincillà)
Nino Terzo    …     Orazio ( “Il salvatore”)
Empedocle Buzzanca     …     Cav. Apposito ( “Il caso Apposito”)
Vittorio Fanfoni    …     Assistent del fachiro ( “Il fachiro”)
Renato Malavasi    …     Prete ( “Il salvatore”)
Carla Mancini    …     ‘Picculina’ Sparapaoli
Giovanni Nuvoletti    … Il giudice ( “Processo a porte chiuse”)
Franco Ressel    …     Attorney ( “Processo a porte chiuse”)
Alfredo Rizzo    …     Dott. Apposito ( “Il caso Apposito”)

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Regia Giovanni Grimaldi
Soggetto Giovanni Grimaldi, Bruno Corbucci
Sceneggiatura Giovanni Grimaldi, Bruno Corbucci
Produttore Lello Luzi
Casa di produzione Medusa film
Fotografia Gastone Di Giovanni
Montaggio Daniele Alabiso
Musiche Nino Fidenco
Scenografia Aldo Marini
Costumi Giulia Mafai
Trucco Giulio Natalucci

giugno 19, 2010 Pubblicato da: | Commedia | , , , , , , , , , , , | 2 commenti

Rimini Rimini

Rimini Rimini locandina

Rimini, capitale estiva godereccia e balneare è il teatro di alcuni episodi bizzarri che capitano ad un gruppo eterogeneo di persone.
Il pretore tutto d’un pezzo Ermenegildo Morelli fa chiudere il locale a luci rosse di Lola, che decide di vendicarsi del pretore bacchettone.
Organizza così una complicata opera di seduzione, nella quale il magistrato cade completamente.
Lola si vendicherà dell’uomo lasciandolo nudo per ore in acqua, fino a farlo vestire da donna e ballare il tango con un suo complice.

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Eleonora Brigliadori

Rimini Rimini 1
Serena Grandi

La giovane e bella Liliana è a Rimini per distrarsi, ma una sua amica tenta in tutti i modi di rifilarle un’avventura galante; le presenta perciò un culturista, che però è troppo preso da se stesso per interessarsi alla donna.
Liliana così finisce per accettare nel suo letto il figlio adolescente della sua amica, che al mattino le porta anche la colazione, per poi ricattarla brutalmente.
Don Andrea esce al largo con una piccola imbarcazione e si troverà a doversi difendere nientemeno che da una suora un pò troppo spigliata.
I tre macellai Bove hanno una sorella, Noce, che non fa altro che disperarsi per la scomparsa in mare del marito; riescono a convincere Pino, uno squattrinato don Giovanni da strapazzo, a tentare di sedurre la sorella.
L’uomo in qualche modo ci riesce, ma al momento di concludere si trova di fronte il redivivo marito di Noce.

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Sylvia Koscina

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Gianni Bozzi ha un disperato bisogno di convincere un imprenditore ha firmare un contratto che lo salvi dai problemi; ma l’imprenditore fa sottili allusioni sulla moglie di Gianni, che così decide di assoldare una prostituta che ne faccia le veci…..
Un cast di attori molto conosciuti, un regista come Corbucci, specializzato in film di discreta fattura a metà strada tra il comico e il grottesco, una serie di buoni sceneggiatori che lavorano al film, come Marco Risi, il fratello di Sergio Corbucci, Bruno oltre a Maurizio Micheli e Mario Amendola.
La miscela di questo film balneare è quella collaudata del cast all star impiegato in brevi sketch comici, spesso surreali, alle volte inverosimili.

Rimini Rimini 14

Sullo sfondo di una Rimini as usual meta preferita di vitelloni, vacanzieri e spiantati, ricconi e parvenue, si muovono personaggi quasi surreali, alle prese con vicende ai limiti del credibile.
L’episodio più riuscito è sicuramente quello che vede impegnata la coppia Villaggio-Grandi, rispettivamente il pretore Ermenegildo Morelli e la spogliarellista Lola; a parte il solito volto di Villaggio, replicato all’infinito nella stragrande maggioranza dei film da lui interpretati, l’episodio si segnala anche per la scena, divenuta ormai un cult, della bella Lola che scende in costume adamitico da un’amaca, provocando lo svenimento del pretore.
La prorompente sensualità della Grandi, anche se non accompagnata da elevate doti recitative, lascia il segno, ma il resto alla fine non sembra discostarsi molto da un prodotto nato dalle ceneri della commedia sexy, seppellita a fine anni settanta,.ma il cui spirito aleggia in molti prodotti del decennio successivo.

Rimini Rimini 17Elvire Audray e Andrea Roncato

Siamo infatti nel 1987, e guardando oggi il film, si vede eccome.
Sono gli anni dell’edonismo reganiano, della Milano da bere, degli Yuppies, gli anni delle cicale e dell’effimero, e il cinema segue la moda, la cavalca e inevitabilmente si sbraca.
Se negli anni settanta la commedia sexy aveva avuto una qualche ragione storica economica e sociale nelle sue motivazioni di affermazione, le commedie balneari come questa nascono dal bisogno quasi fisiologico di allentare la presa su problemi ben più importanti, che pure avrebbero meritato trattazione da parte di registi e produttori.
In realtà la crisi del cinema è ormai conclamata, e per fare un film occorre un cast di richiamo, un tema il più popolare possibile, una leggerezza quasi insostenibile nella trama, nella sceneggiatura, in una parola un film che sia visto senza pensieri, la caratteristica che assumeranno i famosi cinepanettoni.

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Al cinema ci si va soprattutto per ridere, e fa nulla se le risate siano provocate da battute di grana grossa.
Corbucci non va giù pesante con le volgarità (una delle caratteristiche della commedia sexy anni 70), ma non eleva certo il prodotto oltre un’aurea mediocrità.
Da Laura Antonelli a Jerry Calà, da Eleonora Brigliadori ad Andrea Roncato passando per  Paolo Villaggio.Serena Grandi, Paolo Bonacelli, Adriano Pappalardo, Elvire Audray, Maurizio Micheli, Gigi Sammarchi e tutti gli altri protagonisti, la parola d’ordine è leggerezza.
Il cast quindi si adegua, recitando la propria parte pedissequamente, senza particolari meriti, ma nemmeno demeriti.
Qualche forzatura di troppo c’è, come Andrea Roncato vestito da prete, credibile come un musulmano che si sbafi di carne di maiale, oppure il debole, fragilissimo episodio che vede protagonista la signorina buonasera della Mediaset, Eleonora Brigliadori, nei panni di una splendida donna sedotta da un dodicenne; una storia strampalata, sia come scelta dei soggetti sia come conclusione.

Rimini Rimini 8Jerry Calà

Ma siamo di fronte ad un prodotto tipicamente estivo, come l’anguria o il calippo, per cui la storia è sempre la stessa, prendere o lasciare.
Il divertimento è limitato, ma tutto ciò scende in secondo piano di fronte all’aspettativa dello spettatore; chi vede Rimini Rimini sa perfettamente cosa lo aspetta.
E allora, contento lo spettatore, contenti tutti.

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Rimini Rimini, un film di Sergio Corbucci. Con Laura Antonelli, Jerry Calà, Eleonora Brigliadori, Andrea Roncato, Paolo Villaggio, Serena Grandi, Paolo Bonacelli, Adriano Pappalardo, Elvire Audray, Maurizio Micheli, Gigi Sammarchi, Mario Pedone, Camillo Milli, Livia Romano, Sebastiano Somma, Alex Vitale, Arnaldo Ninchi, Giuliana Calandra, Monica Scattini, Sylva Koscina Italia 1987 genere Commedia

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Paolo Villaggio     …     Ermenegildo Morelli

Serena Grandi    …     Lola Sarti
Laura Antonelli    …     Noce Bove
Jerry Calà    …     Gianni Bozzi
Maurizio Micheli    …     Pino Tricarico
Andrea Roncato    …     don Andrea
Eleonora Brigliadori    Liliana Corsi
Elvire Audray    …     La suora
Livia Romano    …     Marisa
Paolo Bonacelli    …     Ing. Pedercini
Sylva Koscina    …     Contessa Pedercini
Adriano Pappalardo    …     Gustavo, marito di Noce
Monica Scattini    …     Simona
Gigi Sammarchi    …     Massimiliano Ponchielli
Arnaldo Ninchi    …     Arnaldo, fratello di don Andrea
Giuliana Calandra    …     Moglie di Jerry
Enrico Appetito    …     Fratello di Noce
Andrea Azzarito    …     Fratello di Noce

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Regia Sergio Corbucci
Soggetto Mario Amendola, Bruno Corbucci, Sergio Corbucci, Massimo Franciosa, Maurizio Micheli, Marco Risi, Gianni Romoli, Bernardino Zapponi
Sceneggiatura Mario Amendola, Bruno Corbucci, Sergio Corbucci, Massimo Franciosa, Maurizio Micheli, Marco Risi, Gianni Romoli, Bernardino Zapponi
Fotografia Danilo Desideri
Montaggio Tatiana Casini Morigi
Scenografia Marco Dentici
Costumi Nicoletta Ercole

giugno 17, 2010 Pubblicato da: | Commedia | , , , , , , | Lascia un commento

Una donna come me

Una donna come me locandina

Cosa succede quando Don Giovanni non è il solito maschio seduttore e playboy, affascinante e impenitente, ma è una bella quanto amorale donna, disposta a tutto pur di soddisfare il proprio ego calpestando la dignità e l’affetto degli altri?
Lo racconta Roger Vadim, attraverso la storia di Jeanne, che si confida con Paul, un suo cugino che casualmente veste la tonaca talare.

Una donna come me 15

Jane Birkin

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Brigitte Bardot

Il racconto piccante della donna passa attraverso la rievocazione delle sue avventure sessuali con alcue persone conosciute nel tempo: si va dal magistrato Pierre, sedotto e abbandonato, al quale la donna ha dapprima sottratto l’affetto della famiglia, allontanandolo da essa per poi rovinarlo socialmente coinvolgendolo in uno scandalo, passando per la doppia avventura con una giovane coppia, formata da Louis, affarista egoista e senza scrupoli e da Clara, sua moglie, che Jeanne sedurrà per poi abbandonare distruggendo l’affetto che univa la coppia, infine con il sacrificio di una giovane e ingenuo chitarrista che disperato si toglierà la vita.

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Ma Jeanne ha in mente una seduzione ancora più ardita, quella di suo cugino Paul, oggetto proibito sia per il legame di sangue, sia per l’abito che riveste.
Naturalmente la diabolica seduttrice otterrà ciò che vuole, ma……….
Una donna come me, in francese Don Juan ou Si Don Juan était une femme.. (Don Giovanni, ovvero quando Don Giovanni è una donna), diretto da Roger Vadim nel 1973, è un’innocuo film basato sulle gesta di Jeanne, versione femminile del rubacuori amorale Don Giovanni, personaggio interpretato dalla ex moglie di Vadim, la star Brigitte Bardot qui alla penultima apparizione cinematografica prima del suo addio alle scene, avvenuto con il film Colinot l’alzasottane.

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Il duo Vadim-Bardot, che aveva esordito nel 1956 con il celebre E Dio creò la donna , che in pratica aveva lanciato la sfolgorante carica sexy della Bardot, giunge al capolinea con un film senza nessuna dote particolare, caratterizzato da una storia boccacesca in cui l’inversione del classico ruolo uomo seduttore donna -vitttima non sortisce gli effetti sperati, trasformandosi in una noiosa sequenza di storie in cui l’improvvisata Don Giovanni si trasforma in un’improbabile e implacabile vendicatrice delle donne costrette sempre a soffrire per colpa dell’egoismo degli uomini.

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A parte la banalità del tema centrale, il film non presenta elementi di interesse tali da giustificare una sua visione che non sia purtroppo un’ispirazione ad un sonno profondo; se ciò non accade è soltanto per qualche sussulto della pellicola, basato non di certo sulla trama ma su alcune situazioni pruriginose del film.
Il rapporto saffico tra la carnefice Jeanne e la vittima predestinata Clara, illustrato con furbizia da Vadim, che indugia sui corpi nudi di Jane Birkin e della stessa Bardot è forse la parte del film più convincente, proprio perchè questa volta la bella e amorale Jeanne punisce non gli eterni rivali, gli uomini, ma un’appartenente al suo stesso sesso, le donne, di cui Clara è esponente sacrificale, destinata a innamorarsi non ricambiata dalla furba e scaltra Jeanne.

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Anche il finale, degno di Delitto e castigo risente delle ambiguità di Vadim, che fa perire la sua protagonista in un rogo purificatore; almeno questo poteva risparmiarlo allo spettatore, lasciando allo stesso un messaggio del tipo ” anche le donne, se vogliono, possono essere molto cattive”
Viceversa, il finale politicamente corretto con il castigo della perfida Jeanne sa tanto di concessione alla platea.
Così il film, che si caratterizza per la staticità e per la noiosa sequela di seduzioni di Jeanne, che non esita a distruggere tutto ciò che incontra, giunge all’improbabile finale, senza guizzi.

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Guizzi che non hanno nemmeno gli attori, appiattiti in un grigio ripetersi di schemi e dialoghi senza interesse; così si perdono nella nebbia Maurice Ronet, il Pierre magistrato che pagherà a caro prezzo la sua relazione con la bella Jeanne, perdendo famiglia, lavoro e onore,  si perde Robert Hossein, il Louis Prévost affarista senza scrupoli, assolutamente anonimo come anonima rimane Jane Birkin, una Clara incapace di dare animo al suo personaggio.
Se lo conosci, lo eviti.

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Una donna come me, Don Juan ou Si Don Juan était une femme.. , un film di Roger Vadim, con Brigitte Bardot, Maurice Ronet, Mathieu Carriere, Robert Hossein, Jane Birkin, Francia 1973

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Brigitte Bardot     …     Jeanne
Robert Hossein    …     Louis Prévost
Mathieu Carrière    …     Paul
Michèle Sand    …     Léporella
Robert Walker Jr.    …     Il chitarrista
Jane Birkin    …     Clara
Maurice Ronet    …     Pierre Gonzague

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Production Design:Jean André
Costume Design:Michèle Richeregia: Roger Vadim
Sceneggiatura:Jean Cau ,Roger Vadim,Jean-Pierre Petrolacci
Musiche:Michel Magne
Fotografia:Henri Decaë,Andréas Winding
Montaggio:Victoria Mercanton

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giugno 14, 2010 Pubblicato da: | Commedia | , , | Lascia un commento

La mazurka del barone, della santa e del fico fiorone

La mazurca del barone locandina

A Bagnacavallo in Romagna, nel 720, arrivano i longobardi; conquistato il paese, si accingono a compiere violenze sulle donne del paese, quando Girolama Pellacani offre la sua verginità in cambio della salvezza delle sue compaesane.
Sottoposta a violenza da trenta guerrieri, la donna dopo l’esperienza, si rifugia su un fico fiorone, nutrendosi da allora solo dei frutti della pianta e di acqua piovana. Poi, un giorno, miracolosamente le nasce un figlio.

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La santa Girolama Pellacani dopo la violenza

Da quel momento il fico diviene oggetto di venerazione, anche perchè chi prega vicino ad esso ne ricava delle grazie.
Secoli dopo ecco accadere invece un miracolo al contrario; Anteo Pellacani, giovane e valente atleta, sale sull’albero per ringraziare la santa di averlo fatto vincere in una competizione e cade, riportando una menomazione che lo renderà zoppo per sempre.
Reso cattivo dall’esperienza, Anteo cresce con l’animo gonfio di risentimento, diventando col passare del tempo meschino e anti clericalista, tanto da essere soprannominato “La gambina maledetta”.

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Ugo Tognazzi è Anteo Pellecani, la gambina maledetta

Alla morte dei suoi Anteo eredita le loro proprietà, che includono anche il giardino con il fico fiorone miracoloso; l’uomo però decide di distruggere il fico, sollevando l’indignazione popolare.
Ma tutti i suoi tentativi finiscono, per un modo o per l’altro per essere vanificati da una serie di imprevisti.
Nel frattempo il giovane parroco del paese con l’aiuto di una cugina di Anteo cerca in tutti i modi di contrastare la decisione di gambina maledetta, ma è destino che sia un fatto assolutamente casuale a cambiare le carte in tavola.

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Un giorno a Bagnacavallo arriva un trio, i Sadomasosex, composto da una specie di pappone, Checco “Biancone” Coniglio e da due prostitute con le quali vive, una delle quali di colore.

La più giovane delle due, incinta, si reca nell’orto del fico e spinta dalla fame sale sull’albero; li viene vista da Anteo, che la scambia per la reincarnazione della santa.
Da quel momento Anteo cambia completamente; si trasforma in un seguace della santa e arriva, dietro istigazione della prostituta, manipolata dal suo pappone Checco, vende tutti i suoi averi.

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Patrizia De Clara è   Eugenia Pellacani Bompani

La prostituta però decide di rivelare alla polizia la truffa e subito dopo si reca nell’orto per salutare Anteo; ma qui viene colta dalle doglie, proprio mentre è in corso una copiosa nevicata.
La donna muore nel dare alla luce il bambino, e mentre attorno a lei si stringono il parroco, le cugine di Anteo e altri paesani, Anteo, afferrato il bambino si allontana verso la statale, mentre le auto gli passano accanto.
La mazurka del barone, della santa e del fico fiorone è un film diretto nel 1975 da Pupi Avati su sceneggiatura dello stesso regista e di suo fratello Antonio Avati coadiuvato da Gianni Cavina; è un film intriso di malinconia e di bonaria ironia, anche se a volte sembra tingersi di sarcasmo feroce.

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La prostituta Silvana e il cameo di Lucio Dalla

Un film che scorre piacevolmente dall’inizio alla fine, mettendo alla berlina convenzioni, sorridendo con amarezza ma con grande intelligenza alle piccole ignavie di paese, alle superstizioni e alla bonarietà ingenua ma anche ferocemente cattiva dei paesani, capaci di credere nei miracoli e al tempo stesso di restarne prudentemente lontani, grazie a quella saggezza che il popolo comunque possiede.
Avati disegna un affresco completo della vita di provincia, sbeffeggiando un pò tutti i capisaldi che reggono la vita sociale, ma sempre con grazia e senza mai sbracarsi; così la storia di Anteo finisce per somigliare ad una storia boccaccesca.

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Delia Boccardo e Paolo Villaggio

Sembra quasi di vedere illustrato il racconto di Bertoldo Bertoldino e Cacasenno, tipico esempio dell’arguzia popolare, trasportato di peso ai giorni nostri.
Così assistiamo al credibile percorso di Anteo, dapprima promessa dell’atletica, poi, dopo l’incidente, feroce nemico del clericalismo e delle sue rappresentazioni esteriori.
Il “miracolo al contrario” che lo ha visto penalizzato con la caduta dall’albero avviene nuovamente quando il feroce mangiapreti si trasforma nel più devoto dei fedeli, beffato da un’apparizione che crede essere soprannaturale e che invece nasconde solo una beffa clamorosa e atroce.

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L’esilarante sequenza della fuga del parroco e di Eugenia

Avati quindi prende in giro un po tutto, con bonarietà, cedendo alla fine all’happy end, ovvero la conversione dell’eretico Anteo in seguace della santa Girolama. Un happy end però venato di malinconia, con quella scena finale di Anteo che stringe tra le braccia il figlio della prostituta, morta anch’essa sotto il fico fiorone, che però miracolosamente riesce a dare alla luce la sua creatura, così com’era accaduto tanti secoli addietro.
Alcune situazioni del film sono davvero spassose; a cominciare dalle scene iniziali, che raccontano la storia della santa ( resa visiva in una proiezione privata a beneficio di notabili del posto) in cui si alternano anche graffianti battute come quella dell’uomo che si avvicina alla santa e le chiede “Non vi sarete mica intrattenuta con tutti quegli uomini?” ricevendone in cambio una secca risposta in romagnolo “Si, con tot (con tutti)”, mentre attorno si fanno i conti dei violentatori, 32 in tutto compreso il capitano.

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Bellissima la scena in cui la cugina di Anteo fugge nuda dalla casa dell’uomo e sale sulla moro del parroco, che corre a tutta velocità per il paese, prima di essere fermata da un poliziotto esterrefatto.
Il film è pieno di arguzie, boutade, assecondate da un cast in gran spolvero; inutile citare il solito Tognazzi, uno dei grandi del cinema italiano, accompagnato da Paolo Villaggio, inusualmente cattivo e senza scrupoli.
Bravissima Delia Boccardo, la prostituta che Anteo scambierà per la santa Girolama, bene Cavina nel ruolo del factotum di Anteo.

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Piccolo cameo per il cantautore Lucio Dalla, che nel film interpreta un falegname che rifiuta di segare l’albero della santa, perchè miracolato egli stesso da piccolo.
Un film che a distanza di 35 anni conserva immutato il suo fascino candido e ironico, un film che precederà un altro capolavoro di Avati, quel La casa dalle finestre che ridono diventato oggi un esempio del cinema del maestro emiliano

La mazurka del barone della santa e del fico fiorone, un film di Pupi Avati. Con Ugo Tognazzi, Paolo Villaggio, Gianni Cavina, Delia Boccardo, Alberto Plebani, Lucio Dalla, Giorgio Celli, Bob Tonelli, Giulio Pizzirani, Pina Borione, Gianfranco Barra, Carla Mancini
Commedia, durata 110 min. – Italia 1975.

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Ugo Tognazzi     …     Barone Anteo Pellacani
Paolo Villaggio    …     Checco ‘Biancone’ Coniglio
Delia Boccardo    …     La prostituta dai capelli rossi
Gianni Cavina    …     Petazzoni
Giulio Pizzirani    …     Padre Arioso
Gianfranco Barra    …     Sergente Caputo
Lucienne Camille    …     Silvana la prostituta di colore
Andrea Matteuzzi    …     Marchese
Bob Tonelli    …     Notaio
Pina Borione    …     Parente di Anteo
Ines Ciaschetti    …     Parente di Anteo
Ferdinando Orlandi    Presentatore del     Festival
Adolfo Caruso    …     Maggiore
Lucio Dalla    …     Fava il falegname
Patrizia De Clara    Eugenia Pellacani Bompani

Ci son voluti ad Avati due film difficili e forse falliti (Balsamus e Thomas) per arrivare a questo di oggi. Ma c’è arrivato. E con matura, intelligente pienezza. Da autore. Uno degli autori da cui non potrà più prescindere il cinema italiano di oggi, quello che può rinnovarsi, che vuole inventare, cercare. Il gusto naif l’amore per il grottesco di campagna e la follia di provincia son presenti, con stile meditato, anche in tutti gli altri elementi del film. Primo, la fotografia di Luigi Kuveiller che si vieta gli impasti, le sfumature, le mezze tinte, per giostrare volutamente solo con rossi decisi, con verdi, con viola, con blu, sprezzantemente adoprati a volte anche in funzione psicologica (tipica, in questo senso, la lezione di sesso con i dischi che le zie in vestaglie anni Venti impartiscono alla mugolante nipote). E così le musiche (di Medeo Tommasi) in cui le ghiotte mazurke con echi perfino bavaresi si alternano, nell’altalena del grottesco, ai violini strappacuore. E quindi, naturalmente, l’interpretazione, a cominciare da quella di Ugo Tognazzi nel personaggio del Barone. Inutile lodare le sue legnose asprezze iniziali, la sua truce irruenza, i suoi grassi e turpi furori o, dopo, il segretissimo strazio di quella fede riscoperta che non sa mai, soggettivamente, di vera conversione; bastano, per ammirarlo, quattro parole soltanto, i quattro modi diversi con cui dice, grida, soffia, sospira “Girolama!” quando, vedendo per la prima volta la prostituta sul fico, pensa che sia la “Santa”.
Con lui, con il suo talento, con la sua scuola, “legano” senza fatica –per merito di regia – anche i quasi anonimi che gli fanno da coro: Gianni Cavina, il servo, Giulio Pizzirani, il curato, Patrizia de Clara, la cugina, Pina Borione e Ines Ciaschetti, le zie, Gianfranco Barra, il brigadiere. Tutti una o più note sopra, tutti travolti in un giro di gesti bizzarri, di urlacci sfrenati, ma tutti al loro posto, nell’ordine dovuto e voluto. Maschere in commedia, giova ripeterlo, mai macchiette di farsa.
Gian Luigi Rondi

“Insolita pellicola animata da due registri: il comico (sconfinante nel grottesco) e il sacro (spesso approcciato al contrario). Pur nello sviluppo volutamente irreale, il film manifesta una genesi “territoriale” fortemente voluta dai suoi autori (oltre ai fratelli Avati sceneggia anche Cavina) e rappresentata dall’uso costante di termini dialettali. Ottima la performance di Tognazzi, costretto a sostenere un ruolo “felliniano” ed in grado di passare dal ruolo di “miracolato” au contraire – e pertanto avverso alla Chiesa – a quello (quasi strappalacrime) di credulone beffato.

Il titolo spiega già tutto: sia la trama che racconta del barone ateo che si converte sotto il fico della santa cedendo a un inganno, sia il registro che è quello della mazurka. Un film ballabile, dunque, ma nel segno del grottesco e del ridanciano fino al fiabesco, che Avati sa orchestrare divinamente (con ottimi attori) da una parte attingendo alla tradizione delle sua terra (da Bertoldo a Fellini) e dall’altra riecheggiando antichi sapori iberici di avventure malsane e irriverenti. Quasi un unicum.

Goliardica, spassosa, anticlericale al limite del blasfemo la prima parte; smorta e prevedibile la seconda, con la conversione del protagonista. Plauso per i grandissimi Tognazzi, Villaggio e Cavina, ma anche tutti gli altri attori (specie quelli provenienti dal teatro bolognese) non sono da meno. Comicità romagnola doc.

La campagna emiliana secondo Avati: un ubertoso purgatorio senza pace e senza pietas infestato da una corte dei miracoli di avida e cialtronesca giocondità… A discapito della ricchezza figurativa ovattata ad arte dalle luci di Kuveiller, la dissacrazione avviene a colpi di barzellette e goliardia, e dietro alla teratologia dei comprimari si celano solo macchiette e puro bozzettismo. La fiaba del fico però ha una sua qualità magica e Tognazzi regge bene il personaggio, specie negli affondi iconoclasti. Neopagano?”

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Maggio 29, 2010 Pubblicato da: | Commedia | , , , , | 4 commenti

Maschio latino cercasi

Maschio latino cercasi locandina

Maschio latino cercasi, diretto da Giovanni Narzisi su un suo soggetto, è un film del 1977 (distribuito anche con il titolo di L’affare s’ingrossa) composto da 5 episodi con tematica a sfondo sessuale.
Il primo episodio, ambientato a Napoli, vede un turista danaroso alla ricerca di piaceri proibiti (Gianfranco D’Angelo) raggirato da uno scaltro imbroglione Carmine (Vttorio Caprioli);

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Gianfranco D’Angelo e Vittorio Caprioli

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Stefania Casini 

l’uomo si reca in una camera d’albergo con una ragazza che crede minorenne (Brigitte Petronio), che durante l’intimità mostra un contegno pudico, rifiutando per esempio di spogliarsi con la luce accesa.
Chiaramente è un espediente, e il gonzo turista finirà male.
Il secondo episodio racconta la storia di un altro ricco babbeo, il Bislecchi (Gino Bramieri) , che ha una relazione con la giovane e affascinante Gigia (Gloria Guida), la quale è ormai stanca della relazione con l’uomo, che la molesta e la controlla con un binocolo, impedendole di fatto una vita autonoma. Così, con la scusa dell’età, lo molla.

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Gloria Guida

Il ricco bauscia decide, per riconquistare la giovane amante, di sottoporsi ad una cura ringiovanente presso uno strambo professore tedesco.
La cura sarà solo un palliativo, e il bauscia ne pagherà le conseguenze.
Il terzo episodio vede protagonista Amilcare,(Aldo Maccione)  tipico furbacchione che riesce a godere delle grazie di una affascinante avvocato (Dayle Haddon) sotto gli occhi del marito, un pezzo grosso dell’esercito (Luciano Salce), fidando in una prossima e annunciata amnistia.
Nel quarto episodio protagonista è Gennarino, (Orazio Orlando) che vive con la moglie Anna (Stefania Casini) in Germania, dove sopravvive interpretando squallidi film porno.

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Luciano Salce,Dayle Haddon e Aldo Maccione

Ma la sua virilità sembra cedere, e riacquisterà vigore solo quando anche la moglie diverrà sua compagna di lavoro.
Nell’ultimo episodio una coppia di baroni, Nicola e Sisina (Aldo Giuffrè e Adriana Asti) ravviva il proprio rapporto di coppia con lo scambio dei partner in un club tedesco per scambisti. Mentre lui sembra a suo agio, Sisina appare titubante e inibita. Ma durerà poco e la donna diverrà ben presto una instancabile sostenitrice dello scambismo.
Film sciatto e di grana grossa, Maschio latino cercasi, lanciato anche con il titolo pesantemente allusivo di L’affare s’ingrossa (sic) ha un solo grosso merito, quello cioè di annoverare un cast di assoluto livello, che comprende  attori della comicità come Caprioli, Salce, Maccione, Giuffrè, Bramieri e D’Angelo e attrici quanto meno dignitose a livello fisico, come la Guida, la Petronio e la Haddon, a cui si aggiungono due attrici di ben altro livello come la Asti e la Casini.

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Gino Bramieri

Eppure il film, inserito nel floridissimo filone della commedia erotica, non si solleva mai dalla mediocrità, anche per colpa di una sceneggiatura scialba, incapace di valorizzare le capacità dei tanti attori in campo.
Vien fuori un pateracchio in cui le risate latitano, mentre abbondano natiche e seni; diventa anche spiacevole vedere attori come Bramieri sprecati in ruoli assolutamente inadatti, oppure attrici come la Asti e la Casini utilizzate in parti ignobili.

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Carlo Giuffrè

E’ il caso proprio di Stefania Casini, che sembra spaesata proprio dalla difficoltà di interpretare un personaggio così grossolanamente tratteggiato come quello di Anna, la moglie che accorre in aiuto del marito alle prese con la defaillance in campo erotico sul set del filmaccio porno che l’uomo interpreta.
Tipica commedia di quart’ordine, Maschio latino cercasi arriva in un periodo, il 1977, in cui la crisi di identità, di incassi e di idee del cinema italiano si fa più evidente; mostrare tette e natiche ormai non basta più.
Siamo quasi al tramonto di un’epoca, la triste stagione dei film sempre più spinti sta per arrivare.

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Maschio latino cercasi, un film di Giovanni Narzisi. Con Adriana Asti, Vittorio Caprioli, Gino Bramieri, Gloria Guida, Brigitte Petronio, Gianfranco D’Angelo, Orazio Orlando, Stefania Casini, Carlo Giuffrè, Aldo Maccione, Dayle Haddon, Luciano Salce Commedia erotica, Italia 1977

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Brigitte Petronio, Gianfranco D’Angelo

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Adriana Asti     …     Sisina
Gino Bramieri    …     Bislecchi
Vittorio Caprioli    …     Carmine
Stefania Casini    …     Anna
Gianfranco D’Angelo    Il turista
Salvatore Funari    …     Nanninella
Carlo Giuffrè    …     Il barone Nicolino di Castropizzo
Gloria Guida    …     Gigia
Dayle Haddon        L’avvocato
Aldo Maccione    …     Amilcare
Orazio Orlando    …     Gennarino
Brigitte Petronio        La minorenne pudica
Luciano Salce                Il colonnello

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Regia Giovanni Narzisi
Soggetto Giovanni Narzisi
Sceneggiatura Giovanni Narzisi
Produttore Giulio Scanni
Casa di produzione Staff Professionisti Associati, Pelican Film, Capitol
Distribuzione (Italia) Capitol
Fotografia Angelo Lotti
Montaggio Raimondo Crociani
Marcello Malvestito
Musiche Lelio Luttazzi
Costumi Orietta Nasalli Rocca

Maggio 20, 2010 Pubblicato da: | Commedia | , , , , , , , , , , , , | 1 commento

Conviene far bene l’amore

Conviene far bene l'amore locandina

Il primo decennio degli anni ottanta vede il nostro paese ( e tutti quelli del pianeta) alle prese con una crisi energetica senza soluzione. Sull’intero pianeta, infatti, le risorse sono definitivamente esaurite.Il mondo quindi è ripiombato indietro di secoli.Ferme le attività produttive, le auto, non si vola più, non ci sono più i treni e tutti gli orpelli della civiltà; le auto sono utilizzate come carrozze, trainate dai cavalli, e la gente deve inventarsi e industriarsi su come illuminare le case, sul come riscaldarsi ecc.

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L’esperimento sulla cavia volontaria, l’infermiera Piera, Eleonora Giorgi

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Gigi Proietti è il Professor Enrico Nobili

Ma c’è un giovane testardo, il  professor Enrico Nobili, che è convinto che si possa ancora fare qualcosa. Studiando le teorie del professor Reich, Enrico decide di sfruttarle per ottenere energia elettrica.

Il professor Reich era convinto che l’attività sessuale producesse energia, così il furbo Enrico decide di dimostrare la tesi del predecessore; convince alcuni suoi collaboratori a partecipare all’esperimento, in primis una sin troppo disponibile infermiera, alla quale applica degli elettrodi.

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La ragazza quindi ha un amplesso con un assistente, ma l’energia prodotta è davvero minima.Enrico decide di trovare due che abbiano più resistenza, e li trova in una coppia molto eterogenea; lui, Daniele Venturoli, direttore d’albergo, è un’insaziabile erotomane, sempre pronto a soddisfare le voglie di clienti e amiche, mentre lei, Francesca De Renzi, è un’insaziabile moglie con una caterva di figli.Con uno stratagemma Enrico li fa ricoverare in clinica e tra i due scoppia la passione.L’esperimento funziona alla perfezione,e Enrico riesce a far funzionare luci e anche ascensori della clinica.Enrico riesce a ottenere l’interessamento dei potenti, e dopo aver vinto anche la resistenza della chiesa, finisce per imporre la nuova fonte energetica.

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Adriana Asti è Irene Nobili

Ma da quel momento in poi l’atto sessuale diverrà consono solo alla produzione di energia e verrà bandito dai rapporti ogni genere di affettuosità e di complicità amorosa, svuotando così di fatto il rapporto sessuale.

Conviene far bene l’amore, film del 1975 diretto da Pasquale Festa Campanile, che adattò per lo schermo un suo romanzo, uscì nel periodo più critico per il pianeta, alle prese con una crisi energetica senza precedenti, che vide in poco tempo aumentare a dismisura il costo del petrolio, con conseguenza catastrofiche per le economie mondiali.

Festa Campanile la gettò sul ridere, ottenendo un film quanto meno non usuale, pieno di nudi femminili ma mai volgare e assolutamente lontano dalla commedia erotica.

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Agostina Belli è Francesca, Christian De Sica interpreta Daniele

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Grazie alle superbe bellezze di Eleonora Giorgi e di Agostina Belli, la moglie ninfomane, grazie anche al buon esordio di un irriconoscibile Christian De Sica, non ancora caratterizzato dal pesante accento romanesco, Festa Campanile ottiene un buon prodotto, che si regge bene grazie anche alla superba prova di Gigi Proietti, uno stralunato, stravagante professor Enrico Nobili, e al cast di buoni attori che compaiono in parti esilaranti, come Adriana Asti, moglie del professor Enrico, Mario Scaccia nella parte di un cardinale, Mario Pisu in quella di un onorevole ecc.

Un film privo di volgarità, come del resto nelle corde del regista, che usa il suo linguaggio visivo fatto di sottile ironia accompagnandosi con una sceneggiatura di buon livello.

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Il film resta in bilico tra la commedia leggera e quella impegnata, propendendo però decisamente per la prima; se le battute non sono esilaranti, si ride amaro davanti alla descrizione di una città ridotta a vivere di ricordi.

Bella la scena del rigattiere che vende un lampadario e delle lampadine, alcune fulminate e altre no all’incredibile prof. Nobili, assolutamente certo delle teorie di Reich, tanto da giocarsi il residuo prestigio di cui gode.

Da segnalare la bellissima Agostina Belli, a suo agio anche senza vestiti, nel ruolo più “nudo” che abbia interpretato sullo schermo; la sua innocente malizia è tra le cose migliori del film.

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Un film da riscoprire, alla luce della crisi energetica attuale, per riflettere su come 35 anni addietro avessero dovuto fare i conti con gli stessi problemi attuali, risolti da Campanile con una risata ironica e leggera.

Il film è disponibile su Youtube,in una buona versione all’indirizzo: http://www.youtube.com/watch?v=0MpAIC9jZEw

Conviene far bene l’amore,un film di Pasquale Festa Campanile. Con Mario Scaccia, Christian De Sica, Adriana Asti, Mario Pisu, Agostina Belli, Eleonora Giorgi, Luigi Proietti, Franco Agostini, Quinto Parmeggiani, Pietro Tordi, Oreste Lionello, Gino Pernice, John Karlsen, Armando Bandini, Monica Strebel, Mario Maranzana, Roberto Antonelli, Enzo Robutti, Loredana Martinez, Franco Angrisano, Aldo Reggiani, Franco Mazzieri, Salvatore Puntillo, Pupo De Luca, Leo Frasso, Ettore Carloni, Vincenzo Maggio, Tom Felleghy

Commedia, durata 106 min. – Italia 1975.

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Gigi Proietti     …     Prof. Enrico Nobili

Agostina Belli    …     Francesca De Renzi

Eleonora Giorgi    …     Piera

Christian De Sica    …     Daniele Venturoli

Mario Scaccia    …     Mons. Alberoni

Adriana Asti    …     Irene Nobili

Franco Agostini    …     Dr. Spina

Quinto Parmeggiani    …     De Renzi

Gino Pernice    …     Assistente

Mario Pisu    …     Ministro

Monica Strebel    …     Angela

Franco Angrisano    …     Landlord

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Regia:     Pasquale Festa Campanile

Soggetto:     Pasquale Festa Campanile (dal romanzo omonimo)

Sceneggiatura:     Pasquale Festa Campanile, Ottavio Jemma

Fotografia:     Franco Di Giacomo

Montaggio:     Sergio Montanari

Musiche:     Fred Bongusto

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Si ride e s’irride, nel film di Festa Campanile (autore anche dell’omonimo romanzo), con giovanile inventiva e ironico moralismo. La fantascienza erotica ha sempre una piega goliardica, e infatti anche qui molti spassi hanno radice in recite studentesche e numeri da avanspettacolo, benché l’idea risalga alle zampette della rana di Galvani; ma le argute e accorate riflessioni che Festa Campanile ne trae partecipano più della polemica con gli scienziati, i tecnologi e i sociologi del progresso che non dell’elogio dei sessuomaniaci. Il nostro autore furbetto, avvertendo con prensile fiuto che cresce la domanda di sentimento e il cipiglio ecologico, si allinea con prontezza, tuttavia senza perdere il suo gusto del piccante.

Il film, così, marcia allegramente in una ghirlanda di gag che coinvolgono satira della scienza e dei potenti, pochade e paradosso, cinema avveniristico e amabili spogliarelli. Vi sono squilibri e ovvietà, e la materia poteva offrire scavi più crudeli, ma l’ambizione non era poi altissima. Giustamente convinto che far ridere non costituisca una colpa, Festa Campanile è un autore per grandi platee. Se talvolta, diciamo anche spesso, è andato troppo sul facile, qui taglia per primo il traguardo, con armi scherzose ma oneste, d’un cinema per liete brigate, infastidite dalle porcheriole e dalle melensaggini. Il film, nonostante l’abbondanza di copule, è una novella pulita, che senza dirvi sul sesso più di quanto sappiate, vi persuade a non sciuparlo col farne un obbligo sociale.

Gli attori s’amano e si divertono. Christian De Sica è ben avviato sul cammino brillante apertogli da papà (colpisce ritrovarvi gesti e inflessioni, emersi dal cinema degli anni Quaranta). Agostina Belli ormai va tranquilla, dolce e graziosa, Eleonora Giorgi si spoglia con vezzi spiritosi, Adriana Asti fa macchia con gran classe, e Mario Scaccia è un esilarante monsignore, scandalizzato ma non troppo. Il peso maggiore è sulle spalle di Gigi Proietti, bravo e svelto nel dare colori assurdi e giocondi al premio Nobel dell’orgasmo. Musiche di Fred, di buon gusto.

Giovanni Grazzini,da Il Corriere della Sera, 13 aprile 1975

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Maggio 6, 2010 Pubblicato da: | Commedia | , , , , , , , | Lascia un commento

Non commettere atti impuri

Non commettere atti impuri locandina

Pino, un giovane decoratore di ceramiche in Assisi convive con il padre Damiano, un mangiapreti comunista e la giovanissima compagna di quest’ultimo, una disinibita ragazza che in pratica è l’amante di Damiano.
Un giorno, mentre è sul terrazzo ad ammirare il panorama, il giovane conosce la bella Maria Teresa, figlia di osservanti cattolici. Ben presto Pino inizia a provare attrazione per la ragazza, , mentre la madre di lei lo prende a benvolere nonostante il ragazzo si professi ateo.

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Luciano Salce

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Simonetta Stefanelli e Marisa Merlini

Con la scusa di fornire ripetizioni di latino, materia nella quale Maria Teresa è stata rimandata, Pino entra in casa delle donne, sotto l’occhio attento sia della mamma della ragazza che della di lei nonna, una donna che vive su una sedia a rotelle.
Pur di poter frequentare la ragazza della quale si è invaghito, Pino accetta ben presto anche di prendere lezioni di catechismo da un sacerdote del vicino convento; ma l’arrivo di uno zio, parimenti cattolico e bigotto, cambierà le carte in tavola.

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Barbara Bouchet

Pino si accorge che qualcosa non va ed entra in crisi; suo padre, un po per distrarlo un po per avvicinarlo alle sue posizioni, lo porta nell’ambiente che frequenta, fatto di estremisti e contestatori.
Al giovane viene affidato l’incarico di far esplodere una bomba, ma proprio mentre sta per svolgere il suo compito, il giovane vede la ragazza e suo zio entrare in casa da soli. Incuriosito, sale sul muro di cinta e vede la ragazza spogliarsi davanti allo zio.
Deluso, torna a casa.

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Ma improvvidamente suo padre prende a canzonarlo, così il ragazzo fugge un una rocca, deciso a farla finita.
Viene raggiunto dalla costernata Nadine, convinta che il ragazzo stia per buttarsi giù dalla rocca.
Invece trova il giovane a mangiare tranquillamente un panino; Pino le si avvicina, le toglie i vestiti e ………
Non commettere atti impuri è una commedia passabile, diretta da Giulio Petroni nel 1971 e sceneggiata dallo stesso Giulio Petroni con l’ausilio di Marco Zavattini; un film senza grosse pretese, almeno nei risultati, perchè probabilmente il regista intendeva stigmatizzare, peraltro in maniera garbata, l’atteggiamento bigotto di un certo ceto sociale.

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Il film dopo un buon inizio, con la bella gag che vede protagonista Damiano che ad un’edicola chiede Potere operaio, Stella rossa e Playmen all’edicolante davanti a due suore, ben presto perde ritmo, limitandosi a scorrere senza acuti attraverso la descrizione, a tratti anche noiosa, del rapporto tra i due ragazzi, Pino e Maria Teresa.
Un pò di brio lo porta la bella Barbara Bouchet, che interpreta Nadine, con il suo sorriso e con la sua straordinaria carica sexy; ma sono solo sussulti perchè l’intento sarcastico del film quella che poteva essere la sua carica corrosiva si scioglie in una serie infinita di sguardi, discorsi tra la mamma, la nonna Maria Teresa e il giovane, fino al finale francamente abbastanza assurdo.

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Non c’è nessun motivo particolare per lodare quest’opera, fatta salva la bellezza delle due protagoniste, la giovane Simonetta Stefanelli e Barbara Bouchet, e il ruolo rivestito, con la solita autorità e simpatia da Luciano Salce, ovvero quello di Damiano, uomo politicamente schierato, ateo, che cerca in tutti i modi di aprire gli occhi al ragazzo convinto delle virtù angeliche della ragazza.

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Nel cast ci sono tre grandi protagonisti della commedia all’italiana; c’è Marisa Merlini, al solito bonaria e famigliare , c’è Gigi Ballista, questa volta nelle insolite vesti del sacerdote incaricato della conversione di Pino e infine c’è Claudio Gora, luciferino nei panni dello zio di Maria Teresa
Detto della splendida location, una Assisi immersa nel sole, del film non resta da dire altro, se non che la regia di Petroni è accettabile, negli ovvi limiti di un film senza pretese; qualche sito che si occupa di cinema classifica questo film come erotico.
Nulla di più falso.

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A parte la brevissima sequenza finale con la Bouchet e  Dado Crostarosa impegnati in un fugace amplesso e il piccolo siparietto con la Stefanelli che si denuda davanti allo zio, di erotismo nel film non vi è traccia

Non commettere atti impuri,un film di Giulio Petroni. Con Claudio Gora, Marisa Merlini, Barbara Bouchet, Luciano Salce,Simonetta Stefanelli, Gigi Ballista, Dado Crostarosa, Franco Balducci, Stefano Oppedisano
Erotico, durata 95 min. – Italia 1971.

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Barbara Bouchet     …     Nadine
Dado Crostarosa    …     Pino
Claudio Gora    …     Zio Giacomo
Marisa Merlini    …     La madre di Maria Teresa
Luciano Salce    …     Damiano
Simonetta Stefanelli    …     Maria Teresa
Gigi Ballista    …     Padre Spiridone

marzo 25, 2010 Pubblicato da: | Commedia | , , , , | 2 commenti

Porca vacca

Porca vacca locandina

Primo Baffo detto Barbasini è un cantante da balera, pavido e un po vigliacco; siamo nel periodo della prima guerra mondiale, è l’uomo tenta disperatamente di sottrarsi al servizio di leva; nonostante si finga omosessuale, viene inviato al fronte. Qui viene derubato da due furbi contadini, che vivono alla giornata rubando quello che possono. I due, Tomo secondo e Marianna, lo lasciano completamente al verde; ma la guerra è lunga, e Primo Baffo finisce per reincontrare i due. Sarà proprio Tomo a tirarlo fuori dai guai, il giorno che Primo Baffo, inviato in trincea per tagliare dei reticolati, finirà impigliato in uno di essi.

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                        Renato Pozzetto Primo Baffo

Per ringraziamento l’uomo fa arrestare Tomo, che viene cosi coscritto con la forza. Ma tra i due, nonostante tutto, nasce un sentimento di amicizia; il pavido Primo baffo e il simpatico mariuolo Tomo si completano a vicenda, e da quel momento divideranno i pericoli che la guerra quotidianamente offre, entrambi alla ricerca di Marianna, della quale ormai sono entrambi innamorati.

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                   Laura Antonelli Marianna

La ritroveranno dopo una serie di avventure, quando dopo aver tentato di disertare, verranno ripresi e mandati incontro alla morte, per una missione suicida, far saltare una diga.
La furbissima Marianna, che si è rifugiata in montagna, pagherà però per tutti; violentata da una pattuglia tedesca, si vendicherà facendo saltare la diga, salvando così la pelle ai due amici che avevano deciso di farlo entrambi.
I due assistono impotenti al suicidio di Marianna, convinti, in cuor loro, che la ragazza abbia comunque trovato il modo di sopravvivere.

Porca vacca 5
Adriana Russo

Gustosa commedia venata di umorismo e di malinconia, Porca vacca, di Pasquale Festa Campanile, è un riuscito tentativo di ridicolizzare luoghi comuni e miti sulla guerra; i due amici, che incarnano l’italiano medio, hanno tutti i difetti tipici della gente italica. Sono furbi, opportunisti, pavidi e vigliacchi, ma anche generosi e di cuore, sentimentali e romantici.
Lo dimostrano le varie situazioni in cui vengono coinvolti, mentre tentano di scappare da quella cosa illogica, terribile che è la guerra; non hanno sentimento patrio, perchè sanno che non c’è nessun onore o nessun vantaggio a morire in guerra, una guerra che si combatte in trincea, con i capi nascosti al sicuro che mandano al macello i poveri fanti.

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Ma al momento buono tirano fuori il coraggio, mostrando di essere capaci di morire per vendetta ma sopratutto per amore.
Porca vacca è una storia di amicizia, è una storia d’amore, ed è anche un film sottilmente satirico; non perfettamente riuscito, ma godibile per molti motivi.
Il principale è la simpatia che ispirano i due improbabili alleati, che scopriranno proprio nell’amicizia una delle poche cose buone da salvare, per cui vivere; in questo Pozzetto, che è Primo Baffo, mostra particolare talento, grazie anche alla sua abilità di cabarettista e cantante.

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Il suo personaggio, quello del cantante comico di balera, alla fine è convincente proprio perchè l’attore riesce a dare spessore e credibilità al suo personaggio.
Molto bravo è Aldo Maccione, alias Tomo Secondo, un simpatico furfante che della vita ha capito tutto, ma che finirà, suo malgrado, per provare sulla sua pelle gli orrori della guerra.
Bravissima e Laura Antonelli, in uno dei ruoli meglio interpretati nella sua carriera, quello della opportunista, cinica e disincantata Marianna, che finirà per provare uno scatto d’orgoglio quando anche lei proverà sulla sua pelle gli orrori della guerra, illustrati alla perfezione nella sequenza drammatica dello stupro di gruppo, forse la parte più coraggiosa e dolente del film.

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Il bordello per soldati

In ultima analisi, si tratta di un buon film, che ha motivi d’interesse, ben aldilà delle solite critiche negative dei critici ottusi: Morandini, uno dei più discutibili tra essi, ne da questa visione: “Guerra 1915-18. Balordo cantante di balera fa di tutto per farsi riformare, ma viene inviato al fronte. Più che gli austriaci sono suoi nemici due contadini che, sfruttando la situazione, arraffano. È il tentativo, soltanto in parte riuscito, di buttare in farsa la tematica dell’antimilitarismo. Festa Campanile era un intelligente che si buttava via. Qua e là pecoreccio. L. Antonelli in forma, R. Pozzetto un po’ meno.”

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Aldo Maccione

Una visione davvero singolare di un film che non è un capolavoro, ma che ha momenti di grande cinema, grazie anche alla attenta regia di Festa Campanile, uno dei registi più intelligenti e sensibili del cinema italiano.
Quello che non appare chiaro ai detrattori del film è che non siamo di fronte a La grande guerra, che Pozzetto e Maccione non vogliono rifare il verso a Gasmann e Sordi; la trivialità del film ha una sua giustificazione, perchè in guerra ci vanno i poveracci, non di certo i nobili o i ricconi.
Per cui qualsiasi lettura in termini saccenti del film è falsa e fuorviante; questo è un divertissement, ben fatto e a tratti davvero simpatico.

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Porca vacca, un film di Pasquale Festa Campanile. Con Renato Pozzetto, Laura Antonelli, Aldo Maccione, Adriana Russo, Toni Ucci, Gino Pernice, Raymond Bussières, Raymond Pellegrin, Massimo Sarchielli, Antonio Marsina, Enzo Robutti, Edoardo Sala, Antonio Orlando, Consuelo Ferrara, Lucio Salis
Commedia, durata 113 min. – Italia 1980

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Renato Pozzetto: Primo Baffo detto Barbasini
Laura Antonelli: Marianna
Aldo Maccione: Tomo Secondo

Regia Pasquale Festa Campanile
Soggetto Pasquale Festa Campanile
Marcello Coscia
Sceneggiatura Massimo De Rita
Produttore Achille Manzotti
Fotografia Alfio Contini
Montaggio Amedeo Salfa
Musiche Ennio Morricone
Riz Ortolani
Scenografia Gualtiero Caprara
Guido Josia
Costumi Ugo Pericoli
Luca Sabatelli

febbraio 22, 2010 Pubblicato da: | Commedia | , , , , | 1 commento

L’affittacamere

Le sorelle Giorgia (Gloria Guida)  e Angela Mainardi (Fran Fullenwider) alla dipartita della loro amata zia, si ritrovano ad aver ereditato una villa nei dintorni di Bologna; la costruzione, fatiscente, richiede cure e investimento di denaro.
Giorgia, bella e intraprendente tanto quanto la sorella Angela è goffa e svampita, decidono di trasformare la costruzione in una pensione, confidando anche nell’aiuto del fidanzato di Angela, Lillino (Lino Banfi), un meridionale dotato di un appetito degno di Pantagruel.

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E’ Giorgia a darsi da fare per attirare clienti nella pensione; giocando sulla sua bellezza fisica, la ragazza riesce a dirottare nella pensione alcuni professionisti.
Così, alla rinfusa, arrivano prima il maresciallo Pasquale Esposito (Enzo Cannavale), che ben presto si trasforma in un tutto fare, l’avvocato Mandelli (Gianfranco Dettori), accalappiato in maniera involontaria da Giorgia, che va a rifugiarsi in macchina dell’uomo dopo essere rimasta in slip e reggiseno per strada, l’onorevole Vincenzi (Vittorio Caprioli), a cui si aggiungeranno altri personaggi.

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Nel frattempo il giudice Damiani, un tipo rigido, moralista e inflessibile, venuto a conoscenza dell’esistenza della pensione, decide di indagare sulla stessa; in contemporanea alla storia si aggiungono altri personaggi, ovvero il Prof. Eduardo Settebeni (Luciano Salce), amico del Mandelli, anch’egli incuriosito da quella struttura sopratutto dopo aver incontrato l’amico reduce da una nottata insonne e Anselmo Bresci (Beppe Pambieri), un tipografo che è l’amante di Rosaria (Marilda Donà), moglie del giudice Damiani.

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Ogni personaggio ha le sue manie e i suoi tic; la stessa Angela è affetta da sonnanbulismo, erra infatti di notte per la pensione alla ricerca di cibo, e in stato di incoscienza finisce per andare in camera di Mandelli, mentre l’onorevole Vincenzi si appaga autografando le parti intime della disponibile Giorgia, concupita anche dagli altri protagonisti della storia.

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Gloria Guida è Giorgia Mainardi

In un crescendo boccacesco, le vicende si intrecciano quando la moglie del professor Settebeni, insospettita dal comportamento del marito, decide di seguirlo e lo vede entrare nella pensione; contemporaneamente il giudice Damiani decide di vederci chiaro e si reca anche lui sul posto.
Qui in un altalenarsi di situazioni curiose, verranno tutti a trovarsi nella stessa stanza, incluso il giudice e sua moglie, scoperta con le mani nel sacco, ovvero a convegno con il suo amante.

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Vittorio Caprioli è l’Onorevole Vincenzi

L’arrivo della signora Settebeni costringe tutti ad un patto di mutuo soccorso per evitare lo scandalo; Settebeni annuncia alla moglie di essere sul posto per acquistare la pensione e trasformarla in una clinica.
Così la furba Giorgia riesce a vendere la struttura al professore e con la sorella e il cognato, finalmente sposi, si trasferisce in Puglia dove l’uomo ha appena ereditato una villa con molte stanze. A Giorgia viene un’idea…

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Commedia innocua e senza pretese, questa L’affittacamere, diretta da uno specialista del genere, il regista Mariano Laurenti, che l’anno precedente aveva proposto Il vizio di famiglia , forse la sua commedia sexy più riuscita; anche in questo caso utilizza un cast notevole, in cui compaiono grossi nomi del cinema, come quello di Adolfo Celi, di Luciano Salce, di Lino Banfi e Enzo Cannavale, oltre all’onnipresente Caprioli, a Pambieri e Dettori.

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Giancarlo Dettori è  L’avvocato Mandelli

Il cast femminile è composto da Gloria Guida, dalla sfortunata Fran Fullenwider, morta nel 1997 e dalla bella Marilda Donà; la Guida e la Donà rivaleggiano più in bellezza e sex appeal, piuttosto che in bravura, ma assolvono discretamente il loro ruolo, visto che a loro era rihiesto solo l’essere belle e fisicamente apprezzabili.
Qualche risata quà e là, qualche situazione buffa, alcuni nudi davvero notevoli, qualche incredibile gaffe nella sceneggiatura, come quella che vede la Guida entrare seminuda nell’auto di Dettori e lo stesso utilizzare la chiave per aprire la porta.

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In un film che si propone solo come passatempo per stimolare due risate sono cose ampiamente giustificabili; per fortuna manca la solita componente scurrile, davvero molto limitata o inesistente, il che rende questo prodotto, se non memorabile, almeno degno di essere visto.
La recensione del Morandini, ancora una volta, porta fuori strada: “Ereditata da una zia contessa una villa malridotta vicino a Bologna, due intraprendenti sorelle la trasformano in una pensione molto, molto ospitale che attira i maschi della zona. Nell’orto del cinema erotico-pornografico Laurenti si è fatto un nome. Non manca il sale dell’umorismo”
Se, come detto, “non manca il sale dell’umorismo” allora perchè bollare con il voto minimo il film?

L’affittacamere, un film di Mariano Laurenti. Con Vittorio Caprioli, Gloria Guida, Giancarlo Dettori, Luciano Salce, Lino Banfi, Adolfo Celi, Enzo Cannavale, Vincenzo Crocitti, Fran Fullenwider, Giuseppe Pambieri, Giuliana Calandra, Dino Emanuelli, Marilda Donà
Erotico, durata 100 min. – Italia 1976.

 

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L'affittacamere banner protagonisti

Gloria Guida     …     Giorgia Mainardi
Lino Banfi    …     Lillino
Enzo Cannavale    …     Pasquale Esposito
Vittorio Caprioli    …     Onorevole Vincenzi
Adolfo Celi    …     Giudice Damiani
Giancarlo Dettori    L’avvocato Mandelli
Fran Fullenwider    …     Angela Mainardi
Giuseppe Pambieri    …     Anselmo Bresci
Luciano Salce    …     Prof. Eduardo Settebeni
Marilda Donà    …     Rosaria la moglie di Damiani
Giuliana Calandra    Adele Bazziconi – moglie di Settebeni
Dino Emanuelli    …     Notaio
Francesco D’Adda    Orazio
Vincenzo Crocitti    Paziente di Settebeni

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febbraio 16, 2010 Pubblicato da: | Commedia | , , , , , , , , | 2 commenti