Filmscoop

Tutto il mio cinema

Amori letti e tradimenti

Amori letti e tradimenti locandina 1

In un articolo risalente al 2010 ho parlato dell’editore,scrittore e recensore cinematografico Gordiano Lupi. Quell’articolo,che era in hosting su Flickr,sito con il quale ho avuto tristemente note disavventure,è in gran parte perduto.Ho recuperato una copia cache,che ripropongo in calce a questa recensione dello scrittore toscano;l’articolo che segue è tratto dal sito www,lacinetecadicaino.blogspot.com,che vi consiglio vivamente di visitare.E’ l’inizio di una collaborazione che spero proficua,con un autore che stimo moltissimo.

Buona lettura

Gordiano Lupi banner 0

 

Una notte insonne mi porta a rivedere Amori, letti e tradimenti (1976), film non certo epocale, farsa erotico – campagnola, molto burina, girata da Alfonso Brescia, uno che nel cinema di genere ha fatto di tutto e con poche lire.Benemerita (per noi appassionati del vecchio trash) Ab Channel, che in qualche modo ha preso il posto di Happy Channel. Vediamo la trama.
Un industriale lombardo di nome Mordacchia (Bologna) vuol comprare un terreno agricolo, ma il contadino Baldo (Don Backy) non vuole assolutamente venderlo. Mordacchia prova con ogni mezzo, persino spedendo al casolare alcune prostitute, che sconvolgono sia Baldo che l’amico Bastiano (Caporale), ma non lo convincono a cedere la terra. Prende in mano la situazione Greta (Mell), la procace moglie di Mordacchia,
che invita in villa il contadino per sedurlo. Non ci riescono, né lei (Baldo si addormenta durante un suo strip), né la figliastra Paola (Viviani), nonostante una sexy danza del ventre. Baldo s’innamora della cameriera Carla (Longo), che soltanto nel finale mostra un seno rigoglioso. Non solo, vince un sacco di soldi e diverse proprietà al commendatore, grazie a una lunga partita a scopa. Il risultato è che Baldo diventa socio d’affari di Mordacchia, dividendo con lui tutto, persino le grazie della disponibile segretaria (Maiolini).

Amori letti e tradimenti 1

Amori letti e tradimenti 2

Alfonso Brescia gira un soggetto del produttore Mauro Righi (pure sceneggiatore) in due luoghi storici del cinema italiano: il casolare di via delle Pietrische, a Manziana, e la villa di Casale Lumbroso, a Roma, numero 167. Due location molto gettonate che hanno visto produzioni di pellicole più o meno importanti e che si prestano come set di una tarda commediaccia in salsa burina. Qualcuno ha visto nel film una parodia de La stangata (1973) di George Roy Hill – con Robert Redford e Paul Newman – in salsa erotica. Forse la partita a scopa avrebbe tale ambizione, ma tutto il film è soprattutto una farsa scollacciata con mattatore un Don Backy pastore ciociaro e un Ugo Bologna insolito coprotagonista.
Commedia sexy che gode di un esaltante cast femminile: Marisa Mell improvvisa uno spogliarello e si lascia frugare tra i seni da Don Backy che cerca di uno stecchino da denti; Sonia Viviani mette in scena una perversa danza del ventre; Malisa Longo in una rapida sequenza mostra un seno prosperoso; Paola Maiolini è una segretaria molto sporcacciona.
In definitiva il film è più casto di quel che si potrebbe pensare, fa intuire molto ma mostra davvero poco, anche se la tensione erotica è palpabile. La trama è basata sul detto “contadino, scarpe grosse e cervello fino”, con la borghesia imprenditoriale rappresentata da Ugo Bologna, uno specialista nei panni del cummenda milanese.
Brescia e Righi non si fanno mancare una blanda critica verso i figli dei ricchi che recitano un ruolo comodo da comunisti contestatori, ma viaggiano in Ferrari e con le tasche piene. Paola (Viviani) e lo sciocco fidanzato recitano due patetici dialoghi pensati per dare una giustificazione politica – di cui non si sentiva il bisogno – alla pellicola. Il film vale ancora la visione per le numerose gag comiche,
per un Don Backy travolgente e per la bellezza del cast femminile.

Amori letti e tradimenti 3

Amori letti e tradimenti 13

Amori letti e tradimenti 5
Mereghetti e Morandini nemmeno citano l’esistenza della pellicola; Farinotti – di solito il più largo di maniche – assegna una sola stella; Giusti lo definisce un film di scarso culto interessante solo per un Don Backy versione pastore ciociaro alla Celentano e interpretato da un cast femminile ultratrash.
Approfittiamo per ripassare la figura di Alfonso Brescia (Roma 1930 – 2001), con l’aiuto dell’indispensabile manuale di Roberto Poppi. Figlio d’arte, il padre è il produttore Edoardo, lavora con Amendola e Caiano, debutta con Il magnifico gladiatore (1964) e si specializza nel puro cinema commerciale. Se c’è una cosa che Brescia non possiede è la vocazione autoriale, gira prodotti di ogni genere, a basso costo: western, peplum, bellico,
avventuroso, giallo, erotico. Alcuni lavori portano la firma di Al Bradley, pseudonimo anglofono usato per seguire una moda del tempo. Il suo tratto distintivo va ricercato nella fantascienza (cinque film in contemporanea) e nelle
sceneggiate di successo interpretate da Mario Merola. La sua carriera declina dopo il 1985, si stempera blandamente assecondando la fine del cinema di genere. Ultimo film: Club vacanze (1996), ancora inedito. Roberto Poppi dice di Brescia:
“Regista tra i più prolifici del nostro cinema, la sua produzione si contraddistingue per un certo decoro formale e un grande mestiere, spesso sviliti da soggetti mediocri e budget inadeguati”.

Amori letti e tradimenti 9

Amori, letti e tradimenti

Un film di Alfonso Brescia. Con Don Backy, Sonia Viviani, Marisa Mell, Ugo Bologna, Malisa Longo,Paola Maiolini, Enzo Spitaleri Commedia, durata 90 min

2016-04-14_120115

Amori letti e tradimenti banner gallery

Amori letti e tradimenti 4

Amori letti e tradimenti 6

Amori letti e tradimenti 7

Amori letti e tradimenti 8

Amori letti e tradimenti 10

Amori letti e tradimenti 11

Amori letti e tradimenti 12

Amori letti e tradimenti 14

Amori letti e tradimenti 15

Amori letti e tradimenti locandina 2

Amori letti e tradimenti banner protagonisti

Don Backy: Baldo
Marisa Mell: Greta
Ugo Bologna: Commendator Mordacchia
Malisa Longo: Carla
Riccardo Parisio Perrotti: l’impiegato del commendatore
Enzo Spitaleri: Giulietto
Sonia Viviani: Paola
Paola Maiolini: la segretaria del commendatore
Aristide Caporale: Bastiano
Paola D’Egidio: una prostituta

Amori letti e tradimenti banner cast

Regia Alfonso Brescia
Soggetto Mauro Righi
Sceneggiatura Mauro Righi
Produttore Mauro Righi
Casa di produzione Alexandra Cinematografica Internazionale
Fotografia Giuseppe Aquari
Montaggio Vincenzo Vanni
Musiche Sante Maria Romitelli
Scenografia Elena De Cupis

Amori letti e tradimenti locandina 3

Amori letti e tradimenti foto 3

Gordiano Lupi

Per una volta tralascio le recensioni cinematografiche e le biografie dei personaggi del cinema per parlare di un autore che, come me, è appassionato di cinema, in particolare di cinema di genere.
Gordiano Lupi, toscano di cinquant’anni, è uno dei personaggi più importanti e più competenti nell’ambito della ricerca, della biografia e della storia del cinema di genere italiano.
Personaggio poliedrico, attratto da molteplici interessi, Lupi è contemporaneamente Direttore Editoriale delle Edizioni Il Foglio, (http://www.ilfoglioletterario.it), scrittore di cinema, di letteratura, appassionato di quella terra bellissima e misteriosa che è Cuba, della quale ha scoperto talenti letterari praticamente sconosciuti al pubblico italiano.
Non è solo questo, Gordiano Lupi; è anche uno scrittore, con uno stile molto personale.
L’ultima sua fatica editoriale è Una terribile eredità, libro edito nel 2009 per la editrice Perdisa, nel quale racconta una vicenda terribile ambientata in Angola.
Una molteplicità di interessi che ne fa persona assolutamente affascinante, sia per la passione che esprime nei suoi scritti, sia per la competenza e l’eleganza che contraddistinguono il personaggio.
Personalmente ho conosciuto Gordiano Lupi grazie ad uno dei suoi libri dedicati al cinema di genere, nello specifico Le Dive Nude, una vera e propria Bibbia per conoscere i segreti del cinema di due dive degli anni settanta, Edwige Fenech e Gloria Guida, viste attraverso le loro partecipazioni ai film della commedia sexy all’italiana.
Un’autentica miniera di informazioni, annotazioni, mini recensioni assolutamente indispensabili per chi si occupa di cinema di genere; così come altrettanto importanti sono Fernando Di Leo e il suo cinema nero e perverso,
un atto d’amore verso il regista pugliese morto nel 2003 e autore di affascinanti film come Milano calibro 9, Avere 20 anni e La mala ordina.
Ma il mondo del cinema, visto da Lupi, abbraccia anche altri generi; importanti sono Dracula e i Vampiri,scritto in collaborazione con Maurizio Maggioni ed edito da Profondo rosso nel 2008, Cannibal. Il cinema selvaggio di Ruggero Deodato, esaustiva descrizione dei cannibal movie del controverso regista autore di Cannibal holocaust, o ancora Orrore erotismo e pornografia secondo Joe D’Amato, dedicato ad Aristide Massaccesi, il regista romano morto nel 1999, prolifico autore di film che spaziano dall’horror al sexy e che virò la sua produzione, a fine anni settanta, verso il porno d’autore, Filmare la morte. Il cinema di Lucio Fulci, un altro tributo ad uno dei maestri del thriller all’italiana, Il cittadino si ribella. Il cinema di Enzo G. Castellari, dedicato al settantaduenne regista romano autore di La polizia incrimina, la legge assolve, Il cittadino si ribella ecc.
La passione di Lupi per il cinema è evidente nei suoi scritti; a ciò unisce l’abitudine di aggiungere piccoli aneddoti che diventano importanti sopratutto nel caso di biografie di personaggi poco conosciuti, o comunque passati nel dimenticatoio, come Simonetta Stefanelli, Ely Galleani ecc.
In particolare si nota, leggendo i suoi scritti, l’amore per un cinema del quale siamo tutti innamorati, quello che traghettò l’Italia bacchettona e moralista di metà anni sessanta attraverso la rivoluzione culturale degli anni settanta, indiscutibilmente i più fertili dal punto di vista creativo della storia del cinema italiano. Un amore che oggi sembra condiviso anche da molti giovani, che viaggiano alla riscoperta di un cinema fatto spesso con pochi soldi, con pochi mezzi ma con tanta creatività, quella che Lupi esalta praticamente ad ogni passo dei suoi libri.
Impressionante, e sopratutto invidiabile, la capacità di Lupi di spaziare attraverso vari generi letterari; passa con disinvoltura dal giallo al thriller, al racconto letterario, nel quale usa uno stile immediato e diretto, che facilita la lettura anche al lettore meno avvezzo alla parola stampata.
Molti autori per esempio utilizzano l’estro letterario con parole forbite e concetti aulici, quasi che la forma possa alla fine mascherare in qualche modo l’assenza di profondità del testo; Lupi è uno scrittore anche emozionale, come dimostrano i suoi libri sul cinema, che ho citato, nei quali i vari soggetti finiscono per assumere una veste umana spesso dimenticata da altri autori
Chiunque voglia cimentarsi con la letteratura di Lupi non ha altro da fare che consultare la sua voluminosa e affascinante produzione.
Tra i gialli segnalo “Nero Tropicale”, “Orrori Tropicali”, “Avana Killing”, mentre per tutto il resto della sua opera vi rimando al blog dello scrittore, raggiungibile all’indirizzo http://www.infol.it/lupi; vi troverete praticamente tutto,
con l’elenco delle sue opere, con la sezione ebook dalla quale è possibile scaricare gratuitamente opere come Cuba, Paolo Montanez, Sangue tropicale e Il vero volto di Cuba.

Gordiano Lupi banner 1
Lettere da lontano – Tracce Edizioni, Piombino 1998

Il gabbiano solitario – Olfa Ferrara, 2000

Sangue tropicale – Ghost Edizioni, Collegno 2000 – 1a ed.

Poesie per un amore – Ed.Il Foglio, Piombino 2000

Sangue tropicale – Ed. Il Foglio, Piombino 2000 – 2a ed.

Il mistero di Incrucijada – Prospettiva Editrice, Civitavecchia, 2000

Sangue tropicale – Ed Il Foglio, Piombino 2001 – 3a ed (contiene il racconto inedito La vecchia ceiba)

Ultima notte di sangue – Effedue Edizioni, Piacenza 2001

L’età d’oro racconti per ragazzi – Ed. Il Foglio, Piombino 2001

Fame (la trilogia cannibale) – con Luigi Boccia e Nicola Lombardi) Ed Il Foglio, Piombino 2001

Il giustiziere del Malecón – Prospettiva Editrice, Civitavecchia 2002

Le ultime lettere di Pilvio Tarasconi – Ed. Il Foglio, Piombino 2002

Per conoscere Aldo Zelli – Ed. Il Foglio, Piombino 2002

Il palazzo – Ed. Il Foglio, Piombino 2002

Machi di carta – Stampa Alternativa, Viterbo 2003
(traduzione del romanzo di Alejandro Torreguitart Ruiz)

Nero tropicale – Terzo Millennio, Caltanissetta 2003
(Sangue tropicale, La vecchia ceiba, Parto di sangue, Il sapore della carne e l ‘inedito Nella coda del caimano)

Cuba Magica – conversazioni con un santéro – Mursia, Milano 2003

Dottor Banner e Mister Hulk
(traduzione del saggio di Daniel Ciberio con appendice sull’Uomo Ragno – Il Foglio, Piombino 2003)

La marina del mio passato – Nonsoloparole , Napoli 2003
(traduzione del racconto lungo di Alejandro Torreguitart Ruiz)

Quasi quasi faccio anch’io un corso di scrittura – Stampa Alternativa, Viterbo 2004

Sangue tropicale – versione a fumetti (sceneggiatura) – Il Foglio, Piombino 2004

Un’isola a passo di son – viaggio nella musica cubana – Bastogi, 2004

Piombino tra storia e leggenda – Il Foglio 2004 (opera collettiva con F. Micheletti e E. Migliorini)

Serial killer italiani – cento anni di casi agghiaccianti da Vincenzo Verzeni a Donato Bilancia – Editoriale Olimpia, Firenze 2005

Nemici miei – Stampa Alternativa, Viterbo 2005

Vita da jinetera – Edizioni Il Foglio – Piombino, 2005
(traduzione del romanzo di Alejandro Torreguitrat Ruiz)

Almeno il pane, Fidel – Stampa Alternativa, Viterbo 2006

Orrori tropicali – storie di vudú, santeria e palo mayombe – Il Foglio, Piombino 2006

Cuba particular – Sesso all’Avana – Stampa Alternativa, Viterbo 2007
traduzione dal romanzo di Alejandro Torreguitrat Ruiz

Coppie diaboliche (con Sabina Marchesi) – Olimpia – Firenze, 2008

Adios Fidel – A.Car, Milano, 2008 – traduzione da Alejandro Torreguitart

Avana killing – Sered – Roma, 2008

Mi Cuba – Mediane – Milano, 2008

Il mo nome è Che Guevara – A.Car, Milano, 2008 – traduzione da Alejandro Torreguitart

Delitti in cerca d’autore (I.D.I., 2008 – in edicola)

Cattive storie di provincia – A.Car, Milano 2009

Cuba Libre -Scrivere e vivere all’Avana, di Yoani Sanchez. Traduzione a cura di Gordiano Lupi – Rizzoli, 2009

Sangue habanero – Eumeswil, 2009

Una terribile eredità – Perdisa – Bologna, 2009

Gordiano Lupi libro 4

Gordiano Lupi libro 3

Gordiano Lupi libro 2

Gordiano Lupi libro 1

Amori letti e tradimenti foto 5

Gordiano Lupi banner 2

Amori letti e tradimenti foto 4
Cannibal – il cinema selvaggio di Ruggero Deodato – Profondo Rosso, Roma 2003
Tomas Milian, il trucido e lo sbirro – Profondo Rosso, Roma 2004
Erotismo, orrore e pornografia secondo Joe D’Amato – Profondo Rosso, Roma 2004
Le dive nude Il cinema di Gloria Guida e Edwige Fenech – Profondo Rosso, Roma 2006
Il cittadino si ribella: il cinema di Enzo G. Castellari – (in collaborazione con Fabio Zanello) – Profondo Rosso, Roma 2006
Filmare la morte – Il cinema horror e thriller di Lucio Fulci – (in collaborazione con As Chianese) – Edizioni Il Foglio – Piombino, 2006
Dracula e i vampiri – (in collaborazione con Maurizio Maggioni) – Profondo Rosso, Roma 2007
Commedia Sexy all’italiana – Mediane – Milano, 2007
Sexy made in Italy – Profondo Rosso – Roma, 2007
Il cinema nero e perverso di Fernando di Leo – Profondo Rosso, Roma 2009
Federico Fellini – A cinema greatmaster – Mediane, 2009

Amori letti e tradimenti foto 0

Amori letti e tradimenti foto 2

Amori letti e tradimenti foto 6

Amori letti e tradimenti foto 7

Amori letti e tradimenti foto 8

Amori letti e tradimenti foto 9

Amori letti e tradimenti foto 10

Amori letti e tradimenti foto 11

Amori letti e tradimenti foto 12

Amori letti e tradimenti foto 13

 

aprile 14, 2016 Pubblicato da: | Commedia | , , , , , , , | Lascia un commento

Il debito coniugale

Il debito coniugale locandina 2

In un piccolo borgo Romolo lavora nel distributore di benzina di sua moglie;pigro e indolente,Romolo non ha alcuna
voglia di lavorare e sopporta sempre meno la giunonica compagna,Ines,con la quale è sposato da 10 anni.
L’occasione propizia di evadere dalla prigione nella quale ormai è rinchiuso capita a Romolo il giorno in cui si
imbatte casualmente in Orazio,una vecchia conoscenza,che girovaga in lungo e in largo senza meta e senza punti di riferimento.
Affascinato dai racconti del compagno,Romolo abbandona la stazione e sua moglie e segue Orazio nel suo vagabondaggio;
lungo il percorso fatto assieme Romolo traveste una pecora da montone per rimediare due soldi;scoperto dalla donna che doveva
acquistare l’animale,non prima di averne goduto le grazie Romolo fugge con Orazio finendo per imbattersi,su una spiaggia,in Candida.
La bellissima ragazza,ad onta del suo nome,ha una sessualità libera e sfrenata e mal sopporta le limitazioni imposte dal marito e così finisce per aggregarsi ai due.
Adesso i girovaghi sono tre,alle prese però con i bisogni più elementari.

Il debito coniugale 1

Orazio Orlando e Anita Ekberg

Il debito coniugale 2

Lando Buzzanca

E’ Romolo ad avere l’idea giusta;in un paesino organizza uno spogliarello di Candida con i maschi del paese;per ogni capo tolto
la donna viene ricompensata con laute mance.Ma mentre la lotteria strip tease è arrivata alla parte cruciale,interviene la polizia
e i tre riescono a scappare per puro caso.
Finalmente hanno un po di denaro per rifocillarsi.
Intanto Ines non riesce a darsi pace per la fuga del marito e sfoga la sua rabbia con il prete che dieci anni prima le aveva proposto
come buon marito l’indolente Romolo.
Durante un pranzo,Romolo mangia troppe salsicce e finisce per stramazzare al suolo;convinto che l’uomo sia morto,Orazio va via e decide
di informare Ines del decesso.
Giunto nella stazione di servizio di Ines,Orazio si lascia irretire dalla donna e alla fine decide di restare con lei.
Nel frattempo Romolo,che non è affatto morto ma ha fatto solo indigestione di salsicce si riprende;vista la partenza dell’amico
non si perde d’animo.
Con Candida e un giovane hippy riprende la vita errabonda alla quale non sa più rinunciare e si avvia verso nuove avventure
con i suoi amici.

Il debito coniugale 10

Il debito coniugale 11

Barbara Bouchet

Girato nell’incantevole cornice del promontorio del Gargano,tra le sabbie di Peschici e le numerose conche della località turistica pugliese,
Il debito coniugale è una commedia del 1970, girata in stile on the road da Franco Prosperi,regista romano autore di una ventina di pellicole
fra le quali vanno segnalate La settima donna e Io non spezzo,rompo.
Un film che si snoda fra alti e bassi,con momenti di buona comicità (la vendita della pecora) e momenti di stanca,ma con risultati alla fine apprezzabili.
Merito del duo Lando Buzzanca e Barbara Bouchet,due dei più importanti attori leggeri degli anni sessanta,qui riuniti per la prima volta.
I due mostrano un affiatamento che darà ulteriori frutti in seguito mentre decisamente in imbarazzo appare Orazio Orlando che non aveva particolari doti comiche;relegata in un ruolo secondario Anita Ekberg.
La pellicola ammicca in qualche modo ai road movie,raccontando anche se molto marginalmente la voglia di libertà dei giovani che avevano vissuto
la gloriosa epopea hippy;marginalmente perchè Prosperi non affronta discorsi impegnativi o non fornisce motivazioni profonde alla fuga dei tre
compagni di vicissitudini,lasciando spazio alle avventure abbastanza casuali che i tre vivono.

Il debito coniugale 3

Il debito coniugale 4
La dimostrazione arriva durante il famoso pranzo in cui Orazio fa indigestione di salsicce,espediente narrativo abbastanza goliardico
che segna il finaledel film,in fondo abbastanza malinconico in cui i ruoli dei due protagonisti si capovolgono.
Romolo diventa uno spirito libero mentre il vagabondo Orazio rientra tra i ranghi;il tutto affrontato con il sorriso sulle labbra e con un tono di leggerezza tale da suggellare quanto si è visto solo come commedia.
La riprova è la canzone cantata da Pippo Franco durante il pranzo “fatale” e che recita in un passo “dormi dormi bimbo bello
che tuo padre è un cornutello e tua madre è una bigotta dormi fio de ‘na mignotta se non dormi stai sicuro
che te pio e te sbatto ar muro e così passa la bua dormi li mortacci tua
Ecco a ben vedere questa canzone è l’epitaffio di un film che avrebbe potuto avere un altro svolgimento,una commedia satirica e che invece rimane negli angusti spazi della commedia leggera;praticamente assente la componente sexy,visto che la Bouchet mostra le sue grazie davvero di sfuggita.
In ultima analisi comunque siamo di fronte ad un prodotto perlomeno gradevole,impalpabile nella sua inconsistenza ma che in fondo non aveva nessuna ambizione artistico/culturale.
Praticamente invisibile,questo film è passato in sordina sulle tv commerciali mentre in rete circola solo in una versione davvero mediocre ottenuta da una vecchia VHS.

Il debito coniugale 5

Il debito coniugale 6

Il debito coniugale

Un film di Franco Prosperi. Con Barbara Bouchet, Orazio Orlando, Lando Buzzanca, Pippo Franco, Mario Carotenuto, Angela Luce, Anita Ekberg, Nerina Montagnani
Commedia, durata 85 min. – Italia 1971.

Il debito coniugale banner gallery

Il debito coniugale 7

Il debito coniugale 8

Il debito coniugale 9

 

Il debito coniugale 12

Il debito coniugale 13

Il debito coniugale 16

Il debito coniugale 14

Il debito coniugale 15

Il debito coniugale banner protagonisti

Lando Buzzanca: Orazio
Pippo Franco: il cantastorie hippie
Barbara Bouchet: Candida
Anita Ekberg: Ines
Orazio Orlando: Romolo
Mario Carotenuto:Il prete

Il debito coniugale banner cast

Regia Franco Prosperi
Soggetto Massimo Franciosa
Sceneggiatura Massimo Franciosa, Giancarlo Del Re, Marina Chierici, Massimo Andrioli; dial. Massimo Franciosa
Casa di produzione Cinegai
Distribuzione (Italia) Panta Cinematografica
Fotografia Aldo Tonti
Montaggio Alberto Gallitti
Musiche Carlo Pes, Peppino De Luca
Scenografia Arrigo Equini

Il debito coniugale banner recensioni

L’opinione di SaintlySinner dal sito http://www.filmtv.it

L’idea non è neanche male. Tre persone che si incontrano, fuggono dalla noia della vita quotidiana attraverso un pellegrinaggio senza meta,
cominciano a volersi bene. Il film però è costruito abbastanza male, punta tutto sulla comicità che difficilmente strappa un sorriso.
Uno dei primi esempi di road movie all’italiana.

Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

Undying

Tolta la Bouchet (al top della forma fisica) e la scena della “pesa” pettorale, si sviluppa malamente, perdendo per strada quanto di buono
(Carotenuto, Orlando, Buzzanca e Anita Ekberg) poteva invece sostenere. Lento e avvicendato lungo sentieri e prati, non brilla per scenografie (per lo più naturali) né tantomeno per dialoghi circonvicini al surreale. Pippo Franco in una particina malinconica (il viandante) era ancora di là dal raggiungere la notorietà… Inadempiente.
Homesick

Road movie di campagna la cui immane fiacchezza vanifica il vento libertario che vorrebbe far spirare. La coppia Buzzanca-Orlando non va (il primo è ben al di sotto dei suoi standard e il secondo non ha proprio la stoffa del comico), così a guadagnarsi l’attenzione sono la solarità della ninfomane Bouchet e le poche battute del fratacchione Carotenuto; la Ekberg è solo un nome di pregio, mentre Pippo Franco intona una delirante nenia come ne L’odio è il mio dio.
Ciavazzaro

Insipido. Visto numerose volte su odeon tv, il film è caratterizzato dalla sua pochezza, con la Bouchet usata solo come sirena per attirare il pubblico, la Ekberg e Carotenuto sprecatissimi.
Mediocre Buzzanca, incommentabile Orlando. C’e anche la Montagnani.

Matalo!

Prosperi cerca di alzare il tiro e certi momenti non sono male, però il film non ha il coraggio di svilupparsi fino in fondo e resta una cosina che avrebbe potuto esser migliore.
Pensare a un road movie nell’Italia sempre bruciata dal sole delle estati anni 70, con inni alla libertà più promiscua (e con la “condanna” inflitta al più in apparenza guascone dei due)
poteva portare a risultati più frizzanti: una mini epopea di caratteri e atmosfere; peccato. Bellissima la Bouchet e generosa la Ekberg bruna.
Saintgifts

Più che un on the road movie è un off road, visti i tanti sentieri percorsi dal trio di interpreti, un Buzzanca spirito libero e truffaldino, Orlando fuggitivo (quello del debito coniugale non assolto) e la Bouchet allegra ninfomane. La storia non è male per una commedia di quell’epoca, la sceneggiatura invece è povera e non offre molti spunti per qualche genuina risata, con un Buzzanca in affanno.
Scarsa anche la componente erotica che, con la presenza di una disinibita Bouchet, poteva essere più maliziosamente eccitante.

Il debito coniugale banner locandine

Il debito coniugale locandina 4

Il debito coniugale locandina 3

Il debito coniugale locandina 1

Il debito coniugale foto 2

Il debito coniugale foto 1

marzo 16, 2016 Pubblicato da: | Commedia | , , , , , , , | Lascia un commento

Scipione detto anche l’Africano

Scipione detto anche l'Africano loc.1

Carico di onori,Publio Cornelio Scipione detto l’Africano è tornato a Roma dopo aver distrutto le armate di Annibale a Zama.
E’ un uomo di alti principi morali,stanco di guerre e battaglie,ma è anche talmente integerrimo da risultare inviso a Catone il Censore e perfino a sua
moglie Emilia Terza.Catone sospetta della sua integrità morale;lo ritiene un pericolo per la democrazia romana,proprio a causa della sua onestà,
che lo distingue tra la massa dei politici corrotti romani.
Teme anche che in virtù della sua popolarità,Scipione possa ergersi a dittatore e distruggere quindi la fragile democrazia romana.
Così approfitta di un episodio per metterlo sotto processo:la sparizione di 500 talenti tributo di Antioco di Siria a Roma.
Catone chiama Scipione a discolparsi davanti al Senato,producendo una ricevuta mandata dal re di Siria che attesta l’avvenuto pagamento
del tributo,firmata da Scipione A.
Ben sapendo di non essere stato lui a firmare la ricevuta,Scipione va da suo fratello l’Asiatico e gli contesta la sottrazione del denaro.
L’uomo confessa senza problemi e Scipione quindi si reca da Catone convinto di poter essere discolpato dall’accusa di aver sottratto beni pubblici.
Il che però porta ancor più Catone a diffidare di Scipione,che dimostra di essere una mosca bianca tra la massa di corrotti della repubblica romana.
Così lo fa confinare in campagna da sua moglie e in compagnia di suo fratello.

Scipione detto anche l'Africano 1

Marcello Mastroianni è Publio Cornelio Scipione detto l’Africano

Scipione detto anche l'Africano 2

Vittorio Gassman è Catone il Censore

Ma Scipione decide allora,da uomo probo qual’è di tornare a Roma per fare a pezzi il suo mito,capendo che ormai la Repubblica non ha più bisogno di eroi e di quello che ormai è un monumento ingombrante.
Davanti al Senato dopo aver tessuto l’elogio degli Scipioni “Il quale Scipione è anche ben consapevole di essere un mito per i romani.Come racconta al senato “Che ha fatto Scipione per la Repubblica? Niente? E allora, famose du’ passi indietro ne la Storia. Pijamo le Guerre Puniche. Ve ricordate le botte che v’hanno dato ne la prima? E perché ve l’hanno date? Perché nun ce stavo io. E allora annamo alla seconda, alla Trebbia, al Trasimeno, a Canne. Lì ce stavo, ma perché seguitavamo a perde? Perché nun comannavo io! […] Roma s’è sarvata solo quanno ho preso la situazione in mano io!” si autoaccusa falsamente di aver intascato i soldi,e pianta tutti in asso scegliendo l’esilio.
Scipione detto anche l’africano segue di due anni il folgorante Nell’anno dei signore,del 1969,il film sulla Roma papalina che lo aveva lanciato come regista arguto e dissacratore.
Questa volta il discorso del regista romano tocca la figura dell’eroe,il gigante tra i pigmei.
Con il solito linguaggio popolare affidato alle due irresistibili figure storiche di Scipione e di Catone il Censore,Magni fustiga benevolmente
la politica,proponendo un parallelo nient’affatto peregrino tra il mondo politico romano di duemiladuecento anni addietro e quello dei giorni nostri.
Scipione è un uomo onesto e retto;è quindi una rarità assoluta in un universo pubblico in cui domina il clientelismo e il tornaconto personale.
Anche Catone è un uomo morigerato,ed è il riflesso speculare di Scipione.Ma due uomini onesti sono troppi per la decadente Roma,che dopo le battaglie con Cartagine ha voglia di pace e di ozi.

Scipione detto anche l'Africano 3

Scipione detto anche l'Africano 4

Ruggero Mastroianni è Scipione l’Asiatico

Così il politico romano diffida di Scipione,della sua rettitudine;non perchè la ritenga una facciata,bensì perchè sospetta che dietro l’atteggiamento
del grande generale ci sia l’intenzione di diventare dittatore.
Cosa che Scipione non mostra,assolutamente.
Forse ha voglia di fama e tributi,ma non nutre le ambizioni attribuitegli da Catone.
Così accoglie sdegnato le accuse verso la sua famiglia.
Ma sarà il colloquio con sua moglie a disilludere Scipione,facendogli capire di essere ormai diventato solo un retaggio del passato.
La moglie lo accusa di essere insopportabilmente noioso nella sua specchiata onestà,di non sopportarlo più proprio per la sua mancanza di vizi,di debolezze.
Quando Scipione si recherà da Giove per rendergli tributo,vedrà il padre degli Dei in persona schernirlo bonariamente:
Giove: Che te credi, a Scipio’? Pure Dio piagne!
Scipione: Annamo bene annamo… ma allora, scusa, che differenza c’è fra noi due?
Giove: Che io so’ eterno e tu no. Tu, a un certo punto, schiatti, cali er sipario, io no. Io me la godo in sempiterno ‘sta buffonata. Alegro, Scipio’! La vita è bella proprio perché finisce!
Scipione: Bella filosofia…”

Scipione detto anche l'Africano 5

Scipione detto anche l'Africano 6

Turi Ferro è Giove

La figura di Scipione si ammanta di una solenne tragicità;la sua onestà è il suo limite,come afferma Catone “Certo, voi mette Scipione co’ ‘sti quattro ladroni che reggono la Repubblica? Ma Scipione è grande, invece le repubbliche, pe’ sta’ in pace, devono esse’ fatta di gente piccola
Ecco,il grande uomo è un mito e i miti per essere tali non devono partecipare alla vita pubblica.Devono vivere in disparte.
E Catone briga tanto che alla fine,pur sapendo che Scipione è innocente,accetta senza batter ciglio il falso mea culpa del grande generale
davanti al Senato.
Il mito è distrutto,ora la repubblica è salva.
Scipione detto anche l’Africano è decisamente un film bello,con un suo fascino ammaliante,recitato benissimo da un cast eccellente.
A svettare su tutti c’è Marcello Mastroianni,che disegna da par suo la dolente figura di Scipione;fa la sua parte con ironia e sagacia Vittorio Gassman,che interpreta l’acerrimo nemico di Scipione,quel Catone il censore che storicamente pronunciò una delle frasi più vere che si possano dire sulla politica,ovvero
“« I ladri di beni privati passano la vita in carcere e in catene, quelli di beni pubblici nelle ricchezze e negli onori »

Scipione detto anche l'Africano 7
Al fianco di questa coppia di grandi attori,in un ruolo defilato c’è Silvana Mangano,l’insofferente moglie del generale,Emilia Terza.
Per una volta compare anche in un ruolo da attore il fratello di Marcello,Ruggero,che interpreta Scipione l’Asiatico.
La faccia serafica ed ironica del padre degli dei appartiene ad un grande Turi Ferro,mentre nel ruolo di Massinissa c’è Woody Strode.
Adeguato il commento musicale affidato a Severino Gazzelloni,per un film piacevole e riflessivo,arguto e sottilmente malinconico.
Pagine di cinema di altri tempi,quando le idee abbondavano e i registi scrivevano storie gradevoli e intelligenti.

Scipione detto anche l’africano
Un film di Luigi Magni. Con Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni, Silvana Mangano, Turi Ferro, Woody Strode, Ruggero Mastroianni, Fosco Giachetti, Enzo Fiermonte, Philippe Hersent, Ennio Antonelli, Brizio Montinaro, Rosita Torosh, Adolfo Lastretti, Wendy D’Olive, Christian Alegny, Gianni Solaro Commedia, durata 108 min. – Italia 1971

Scipione detto anche l'Africano banner gallery

Scipione detto anche l'Africano 8

Scipione detto anche l'Africano 9

Scipione detto anche l'Africano 10

Scipione detto anche l'Africano 11

Scipione detto anche l'Africano 12

Scipione detto anche l'Africano 13

Scipione detto anche l'Africano 14

Scipione detto anche l'Africano 15

Scipione detto anche l'Africano 16

Scipione detto anche l'Africano banner protagonisti

Marcello Mastroianni: Scipione l’Africano
Silvana Mangano: Emilia Terza
Vittorio Gassman: Catone il Censore
Ruggero Mastroianni: Scipione l’Asiatico
Turi Ferro: Giove Capitolino
Woody Strode: Massinissa
Fosco Giachetti: Aulio Gellio
Ben Ekland: Tiberio Sempronio Gracco
Enzo Fiermonte: senatore Quinto
Philippe Hersent: console Marcello
Christian Alegny: un senatore
Wendy D’Olive: Licia
Adolfo Lastretti: Carneade
Geoffrey Copleston: un senatore
Ennio Antonelli: uno schiavo di Scipione

Scipione detto anche l'Africano banner cast

Regia Luigi Magni
Soggetto Luigi Magni
Sceneggiatura Luigi Magni
Produttore Turi Vasile
Produttore esecutivo Lucio Trentini
Casa di produzione Ultra Film (Roma) – Cinerama Filmgesellschaft (Monaco) – F.I.C. (Parigi)
Distribuzione (Italia) Interfilm
Fotografia Arturo Zavattini
Montaggio Ruggero Mastroianni, Amedeo Salfa
Effetti speciali Ferdinando Poggi
Musiche Severino Gazzelloni
Scenografia Lucia Mirisola
Costumi Lucia Mirisola, Bruno Raffaelli
Trucco Giuseppe Banchelli

Scipione detto anche l'Africano banner citazioni

– Ave Roma e ave a te, Giove, Ottimo e Massimo, Giove Capitolino. Presso la quercia de li antichi
– progenitori pecorari io te invoco, oh nume. Se è privilegio de li eroi discore a tu per tu co’ li numi, sorti fori Giove, e discoremo. (Scipione)
– Omo, sei incontentabile. (Giove)
– Nun ve montate la capoccia, e ricordateve chi sete. Ma quale civiltà, romani? Pe’ tirà su ‘na casa che nun fosse ‘na catapecchia avete dovuto ricorre
a li greci (però prima je avete dovuto mena’). I ritratti, le pitture a sguazzo, i pupazzi de marmo e de bronzo, li nonni morti a mezzo busto…
quelli ve li sete fatti fa’ da li etruschi (a forza di sganassoni). Quanno, poi, s’è trattato de scrive’ du righe de storia patria, avete dovuto pija’ in ostaggio ‘n artro greco, Polibio, perché a Roma quello che sa scrive’ mejo, sì e no, sa fa la firma. Dice “C’avemo Plauto che scrive le commedie!”… un par de ciufole. Ma che scrive Plauto? Plauto copia, copia le commedie dei greci e dice che le ha inventate lui. Per cui, ‘a giovanotti, io ve sto pe’ dà ‘na gran brutta notizia: tutta ‘sta civiltà, ‘sta coltura vostra non è altro che bottino de guerra. (Catone)
– Scipione è finito! So’ questi l’amici tui? Io li conoscevo, erano pure li mii. Fatte conto, questo chi è? È Marco Valerio? Nossignore! Marco Valerio è morto e sotterrato a Zama! ‘Sto ber zitello chi è? È Curio Sestilio? Nossignore, Scipio’! Curio Sestilio nun po’ regge er bicchiere pe’ via che la lama de un carro falcato je ha stroncato le mano. E queste chi so’? So’ le donne d’Africa che ce facevano da magna’ e ce fasciavano le ferite dopo er combattimento e, la notte, facevano l’amore con noi piano piano pe’ non facce male, perché eravamo tutt’a pezzi? Queste chi so’, Scipio’? Queste so’ mignotte! (Massinissa)
Scipione: Padri senatori, lo sapete tutti che Catone è er difensore de li costumi antichi, ma state attenti, perché Catone esagera! Vede sempre er male dapertutto. Ve ricordate quanno li legionari tornarono da la Grecia? Erano partiti zozzi, luridi, co’ certe barbe che manco li caproni. Vinsero, tornarono, e tutta Roma se incanto’ a guardalli.
Belli, puliti, co’ le ganasse vellutate. E questo perché? Perché li lupi de Roma avevano imparato dai civilissimi greci a usa’ er rasore. Che te fa allora Catone? Zompa in piedi su li rostri e je strilla: “Froci! Sete diventati tutti froci!”.
Catone: E insisto. Chi se fa la barba nun è omo!
– Scipione nun dorme. Chi nun dorme pensa, e chi pensa rompe li contrappesi… (Catone)
Carneade di Cirene: Non te la prendere, Scipione. Arcesilao nega ogni valore all’opinione volgare. Se qualche cosa è degna dell’aspirazione del saggio, questa non può essere che la scienza.
Tuttavia, la scienza è irraggiungibile, e all’uomo è preclusa la vera conoscenza delle cose. Di qui il dilemma: o una scienza che ci trascende, o una opinione che è inferiore a noi. Il saggio non può che rifiutare ambo i termini di questa alternativa, poiché l’assenso e la fede sono, per lui, un male. Trattenere l’assenso non è umano, e, senza adesione, l’azione è impossibile.
Vedi, dunque, Scipione, come lo scetticismo escluda ogni condotta di vita.
Scipione: Vedo, vedo… nun c’ho capito gnente…

Scipione detto anche l'Africano banner recensioni

L’opinione di Sergio dal sito http://www.mymovies.it

Una metafora dell’italia contemporanea. I “fondamentali” della cultura politica italiana, ben esposti nel contesto di un’allegoria ambientata -in chiave di commedia, molto gustosa- in un’antica Roma
com’è ovvio del tutto inverosimile storicamente. Film sempre attuale, anzi, sempre più attuale, verrebbe da dire, visto che la scena politica italiana non cambia mai (lotta per il potere fine a se stesso,
corruzione, emarginazione dei talenti, etc.). Agli albori delle tv commerciali berlusconiane venne trasmesso innumerevoli volte in replica. Oggi credo che qualunque emittente tv avrebbe un certo timore di trasmetterlo.
Fantastiche prove d’attore di Gasmann, Mangano, fratelli Mastroianni. Ottime la sceneggiatura e la regia. Un film troppo trascurato dalla critica, secondo me. Lascia un segno indelebile nella memoria
(nella mia famiglia alcune indimenticabili battute sono entrate nel linguaggio corrente). Introvabile in dvd o vhs, non resta che sperare in un prossimo passaggio televisivo. In tal caso… non perdetevelo!

L’opinione del sito http://www.uninfonews.it

(…) Atmosfere ben lontane dai moti carbonari del XIX secolo tingono invece, e inevitabilmente, Scipione detto anche l’Africano, che ci trasporta nel II secolo a.C. Rispolverando un po’ le conoscenza ginnasiali,
siamo tra la seconda e la terza guerra punica, in un periodo in cui un Publio Cornelio Scipione ormai un po’ attempato è già l’eroe che sconfisse Annibale a Zama. Al suo fianco, il fratello Lucio Cornelio, detto l’Asiatico
per la vittoria in Asia Minore su re Antioco: alla campagna, di pochi anni prima, aveva preso parte anche il più noto Africano. Durante la spedizione erano spariti 500 talenti. Chi se l’è magnati? Su questo fatto indaga
(o meglio, questo fatto accusa) Marco Porcio Catone, sollevando la questione davanti al Senato. Emerge un documento da cui risulta che il pagamento dovuto da Antioco è stato effettivamente ricevuto.
La firma è di Scipione A. L’Africano è uno dei più grandi condottieri di tutti i tempi, uomo virtuoso, non più aderente all’antico mos maiorum (si fa la barba come hanno insegnato i greci, ma per Catone è roba da froci),
ma certo è integerrimo e fedele alla Repubblica: è quindi indispettito dall’atteggiamento e dalle insinuazioni di Catone, sentendosi profondamente insultato dalle accuse a lui mosse.(…)

Editoriale in PDF sulle vicende cinematografiche di Scipione,con possibilità di download:
http://www.academia.edu/7256392/Splendori_e_miserie_di_Scipione_lAfricano_nel_cinema_2014_

Scipione detto anche l'Africano banner foto

Scipione detto anche l'Africano foto 1

Scipione detto anche l'Africano foto 2

Scipione detto anche l'Africano foto 5

Scipione detto anche l'Africano foto 10

Scipione detto anche l'Africano foto 3

Scipione detto anche l'Africano foto 4

Scipione detto anche l'Africano foto 6

Scipione detto anche l'Africano foto 7

Scipione detto anche l'Africano foto 8

Scipione detto anche l'Africano foto 9

Scipione detto anche l'Africano loc.2

Scipione detto anche l'Africano loc.3

febbraio 16, 2016 Pubblicato da: | Commedia | , , , , | 2 commenti

Mazzabubù… Quante corna stanno quaggiù?

Mazzabubu locandina 2

Allo stadio un uomo inveisce contro l’arbitro dandogli del cornuto;al suo fianco un uomo vestito di nero,che scopriremo essere una specie di presentatore di una serie di sketch che trattano il tema dell’adulterio,qui frettolosamente chiamato con il gergo popolare corna.gli chiede se la donna accanto a lui sia sua moglie,facendogli notare che lo sta tradendo sotto i suoi occhi.
Che ci devo fare?Se la lascio a casa me li porta nel letto...” è la risposta dell’uomo.
Cambio di scena.
Chi voleva ammazzare quello li?“chiede il presentatore.
-“A mojie.E chi sennò?Ha saputo de esser cornuto,ja menato e mo finisce pure a bottega (in carcere ndr.)“-
A rispondere è”Gigetto”,un passante che si diverte all’idea che il suo conoscente abbia pestato la moglie fedifraga.
In realtà il cornuto è lui…
Partono così una serie di scenette più o meno divertenti basate sul tradimento presunto,vero o inesistente.
Il primo episodio rilevante come lunghezza vede protagonisti Ciccio e Franco,due amici con un matrimonio in crisi ma fermi oppositori della legge sul divorzio;li vediamo partecipare ad un convegno (poco frequentato) sul tema della fedeltà coniugale,durante il quale Ciccio sogna donne nude che corrono in un bosco e Franco esporre un cartello “e le catene migliori le trovate da Ciccio e Franco-Tazze,lavandini e bidet
Ai due viene proposto,per salvare il matrimonio,lo scambio delle coppie.

Mazzabubu 1

Mazzabubu 2

Mazzabubu 3
Ma le due mogli non si dimostreranno affatto comprensive e i due finiranno sui giornali additati al ludibrio pubblico come “Due turpi individui”
Corna,corna,corna.
Il tema è sempre lo stesso,anche nello sketch successivo,nel quale un uomo di una certa età scopre la moglie a letto con un altro;è un suo caro amico e amaramente gli fa notare che si fidava di lui e che lo trattava come un fratello.Indifferenti,i due amanti continuano nella loro opera e al marito cornuto non resta altro da fare che osservare in silenzio la scena.
Un critico d’arte (Luciano Salce) nello studio di un pittore si ostina a vedere la bellissima moglie ritratta in una tela del pittore stesso;nonostante quest’ultimo insista nel dire che la donna non ha posato per lui,il critico obbliga dapprima la moglie a spogliarsi e infine la spinge tra le braccia dell’incredulo pittore.
Breve lo sketch successivo,nel quale un uomo (Pippo Franco),nell’igloo di una esquimese,viene sedotto a viva forza da una bella moglie esquimese;al rientro il marito della donna litiga con la stessa perchè a suo modo di vedere non ha saputo intrattenere sessualmente l’ospite.
Incursioni nella storia antica;Minosse scopre l’infedeltà di sua moglie non appena nasce il Minotauro,chiaro segno dei costumi leggeri della stessa,i soldati del re Menelao,convinti che le mogli in loro assenza ne approfittino per tradirli rifiutano di partire per la guerra con Troia mentre un crociato affida ad un amico la chiave della cintura di castità della moglie;appena partito viene raggiunto dall’amico che lo informa di aver sbagliato chiave.
Questi più altri tre brevi sketch costituiscono l’ossatura di Mazzabubu quante corna stanno quaggiù,antenato dei film ad episodi che a partire dalla metà degli anni settanta avranno alterne fortune nelle sale cinematografiche.

Mazzabubu 4

Mazzabubu 5
A dirigerlo è Mariano Laurenti,pioniere della commedia sexy che negli anni successivi girerà commedie dai titoli divenuti famosi come Quel gran pezzo dell’Ubalda tutta nuda e tutta calda o La bella Antonia, prima monica e poi dimonia,L’insegnante va in collegio e La liceale nella classe dei ripetenti.
Qualche buona intuizione,poca volgarità,qualche fugace nudità delle belle attrici protagoniste del film e uno stuolo di attori davvero notevole per una pellicola gradevole che gioca con l’eterno tabù italico dell’infedeltà coniugale.Situazioni surreali e boccacesche si susseguono con ritmo discreto;il divertimento forse non è sempre garantito ma quanto meno siamo lontani dalle becere risate che negli anni successivi circonderanno il tema delle corna,uno di quelli più sfruttati nelle commedie sexy.
Carlo Giufrè e l’inossidabile duo Franchi-Ingrassia,Maurizio Arena e Luciano Salce,Pippo Franco e Lino Banfi,Renzo Montagnani e Giancarlo Giannini sono alcuni dei grandi nomi utilizzati nel film assieme alle bellissime Sylvia Koscina,Nadia Cassini (insolitamente con il sedere coperto),Maria Pia Conte,Rosemarie Dexter con cameo di Silvana Pampanini.

Mazzabubu 6
Un cast di grande spessore impegnato in una commedia senza grosse pretese,che ironizza sulla paura delle corna e sui costumi sessuali degli italiani.
Non c’è ovviamente alcuna intenzione di scavare e analizzare l’argomento,ma di coglierne solo l’aspetto grottesco,utilizzando il tema in chiave ironica e dissacratrice.
Il risultato è un film innocuo,che ha qualche felice momento ma che vivacchia fino al termine fidando più sulla bravura del cast che sui contenuti.
Tra gli episodi,poco incisivo quello con Franchi e Ingrassia (abbastanza inutile la presenza della Cannuli,nota presentatrice televisiva dell’epoca),mentre divertente quello con Salce.
Film pesantemente datato,ebbe tuttavia buoni risultati al box office.
Il film è disponibile all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=P9HGeD8QmpI in una discreta qualità digitale.

Mazzabubu 8

Mazzabubù… Quante corna stanno quaggiù?

Un film di Mariano Laurenti. Con Isabella Biagini, Mariolina Cannuli, Nadia Cassini, Carlo Giuffrè, Silvana Pampanini, Oreste Lionello, Enzo Turco, Michele Malaspina, Alfredo Rizzo, Riccardo Garrone, Ettore Manni, Giancarlo Giannini, Paolo Villaggio, Franco Giacobini, Daniele Vargas, Umberto D’Orsi, Luciano Salce, Lino Banfi, Sylva Koscina, Fausto Tozzi, Claudie Lange, Franco Franchi, Ciccio Ingrassia, Renzo Montagnani, Pippo Franco, Maurizio Bonuglia, Gianna Serra, Guido Mannari, Sergio Leonardi, Rosemarie Dexter, Ugo Adinolfi Commedia, durata 91 min. – Italia 1971

Mazzabubu banner gallery

Mazzabubu 9

Mazzabubu 10

Mazzabubu 11

Mazzabubu 12

Mazzabubu 13

Mazzabubu 14

Mazzabubu 15

Mazzabubu 16

Mazzabubu 17

Mazzabubu 18

Mazzabubu 19

Mazzabubu 20

Mazzabubu banner protagoniisti

Nadia Cassini: La moglie del tifoso
Carlo Giuffrè: Il presentatore
Guido Mannari: Il baciatore allo stadio
Sylva Koscina: La moglie del presentatore
Maurizio Arena: Maurizio
Franco Franchi: Franco Bello
Ciccio Ingrassia: Ciccio Merendino
Isabella Biagini: La moglie di Franco
Mariolina Cannuli: La moglie di Ciccio
Alfredo Rizzo: Il politico antidivorzista
Enrico Marciani: Ildirettore dell’hotel
Enzo Turco: L’amico di Gennarino
Luciano Salce: Il critico d’arte
Marilù Branco: Carla, moglie del critico d’arte
Lars Bloch: Il pittore
Claudie Lange: La moglie del commendator Bordiga
Umberto D’Orsi: Il commendator Bordiga
Pippo Franco: L’ospite eschimese
Gianna Serra: La moglie eschimese
Fausto Tozzi: Il marito eschimese
Riccardo Garrone: Agilulfo
Rosita Toros: La moglie di Agilulfo
Franco Giacobini: Boemondo
Ugo Adinolfi: Ugo
Lino Banfi: Il pizzicagnolo
Renzo Montagnani: Bepi, il contadino
Ettore Manni: Il medico fecondatore
Maria Pia Conte: La moglie del pizzicagnolo
Sergio Leonardi: Il venditore di enciclopedie
Giancarlo Giannini: Lucio
Rosemarie Dexter: Emma, moglie di Lucio
Silvana Pampanini: La “marchettara”
Maurizio Bonuglia: L’albergatore consolatore di Emma

Mazzabubu banner cast

Regia Mariano Laurenti
Soggetto Sandro Continenza
Sceneggiatura Sandro Continenza e Amedeo Sollazzo
Produttore Gino Mordini per Claudi Cinematografica
Distribuzione (Italia) Euro International Film
Fotografia Tino Santoni
Montaggio Giuliano Attenni
Musiche Roberto Pregadio
Scenografia Antonio Visone

Mazzabubu banner recensioni

Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

B. Legnani

Mostra gli anni. Franco e Ciccio al loro peggio, certo non aiutati dalla Biagini e dalla Cannuli. Le cose migliori: una Koscina fantastica, Giuffrè composto, una Pampanini che fa la mignotta
con un’eleganza che le giovani del cast se la sognano, e tre grandi: Riccardo Garrone (sua moglie è la Torosh, splendida c.s.c.), Luciano Salce e Umberto d’Orsi. Nadia Cassini, forse per l’unica volta, non mostra il popò.
Ultima cosa: Sessomatto di Risi ha preso almeno un paio di idee dal film di Laurenti…
Undying 2

Sorta di proto-esemplare della commedia sexy all’italiana, che esploderà verso la metà degli anni ’70, siglata però da un nome che sarebbe diventato garanzia del genere: Mariano Laurenti.
Pur essendo poco incisivo per via di nudità appena esposte (siamo nel 1971) e per una comicità a volte blanda, rappresenta a suo modo un “unicum” per via di un cast di certo interesse
(e fors’anche preveggente: c’è pure Banfi) e per il motivo musicale (composto da Pregadio, quello della Corrida) che dà l’avvio alla serie di semplici, ma divertenti, episodi.
Il Gobbo

Collezione di sketch sul tema dell’adulterio, esile filo conduttore per un risultato diseguale. Fiato corto per lo più, ma ci sono gli acuti: in primis il grandioso Salce critico d’arte concettoso e vaniloquente,
poi Montagnani e D’Orsi alle prese con la fecondazione artificiale. Incomprensibile il doppiaggio di Tozzi nel più brutto degli episodi, con imitazione di Amedeo Nazzari. Da segnalare la canzoncina di Pregadio.
Homesick

Lo schema sarà adottato da innumerevoli commedie sexy degli anni a venire, ma le storielle su corna e cornuti qui presentate hanno la consistenza di barzellette da osteria, in taluni casi
(l’ospite esquimese, il guerriero crociato) assimilabili al decamerotico. Nella passerella dell’affollatissimo cast lasciano il segno il compìto presentatore Giuffrè, il critico d’arte Salce e il villico Montagnani
– gli unici a strappare qualche sorriso -, la marchettara Pampanini e l’appetitosa sposina Dexter.
Ciavazzaro

Non proprio indimenticabile pellicola, con perlomeno un cast interessante. Molto bravo Giuffrè nel ruolo del professore con la Koscina moglie che si rivelerà infedele (quasi una punizione divina: chi di corna ferisce…),
abbastanza scontato quello con Franchi e Ingrassia, bravissima la Pampanini. Gli episodi brevi invece sono molto scialbi (tra i protagonisti anche Pippo Franco). Nota d’onore per la c.s.c. Rosita Torosh.

Lovejoy

Mediocre progenitore della commedia sexy all’italiana, allora vietato ai minori. Rivisto oggi è decisamente superato. Composto da episodi (tutti peraltro dimenticabili) e diretto svogliatamente da un Laurenti che ha dato e
darà il meglio di sè in altre occasioni. Grande spreco di attori. Da Franchi e Ingrassia, chiaramente a disagio nei rispettivi personaggi, a Giuffrè, Salce e gli immancabili Montagnani, D’Orsi e Banfi. In definitiva, si può evitare tranquillamente.
Rambo90

Tipica commediaccia scollacciata anni ’70, composta da episodi messi insieme dal motivo comune delle corna. L’episodio migliore è quello con Franco e Ciccio, un po’ stupido ma ravvivato dalla bravura della coppia; seguono Giannini che parla un insolito dialetto bolognese
e un Montagnani in gran forma ma penalizzato dalla storia. Per il resto sono tutti mini sketch con vari assi della comicità, stupido ma godibile.
Stefania

Il cornuto inconsapevole, il cornuto contento, il cornuto per scelta, il cornuto per vocazione, il cornuto per destino genetico, persino il cornuto per errore…informatico: nessuna tipologia sfugge all’impeto classificatorio di Giuffrè,
nostro Virgilio in questo girone non proprio infernale, anzi spesso paradisiaco, di consorti adultere. L’umorismo non è mai sottile, talvolta è barzellettiero, ma dimostra una certa arguzia, soprattutto nel mettere alla berlina certe “pose” fintamente disinibite del maschio italiota. Elementare ma esemplare.
Panza

Ibrido malriuscito della futura (siamo nel 1971) commedia erotica all’italiana: in cabina di regia troviamo infatti Mariano Laurenti. Partecipano (quasi come star del film) Franchi e Ingrassia come protagonisti di una datatissimo episodio sullo “scambio” delle mogli (*).
C’è anche Salce nei panni di un critico che verra tradito in modo veramente surreale (*!). Insieme a questi troviamo episodi brevi che ben poco dicono (*). Bella la sigla. Media: *

 

 

gennaio 12, 2016 Pubblicato da: | Commedia | , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Pretty woman

Pretty woman locandina

Una delle capacità del cinema americano è quella di creare a tavolino dei blockbuster studiando nei minimi dettagli tutte le componenti dei film;
senza badare alla credibilità della sceneggiatura,i produttori contano su alcuni fattori determinanti svolgendo spesso vere e proprie indagini di mercato.
Si assoldano così attori belli e seducenti,si sceglie una colonna sonora adeguata,una storia possibilmente nazional popolare e rivolta alla più grande fascia di mercato possibile,un regista specialista in storie per bocche buone e il gioco è fatto.
Pretty woman,diretto da Garry Marshall è il prototipo del blockbuster con gli ingredienti citati ed è anche uno dei film più amati dal pubblico.
Il che è un mistero fino ad un certo punto,anche alla luce di una delle storie cinematografiche più banali e ruffiane dell’intera cinematografia di tutti i tempi.
Non è un mistero perchè la storia di Cenerentola è un po quella che più è amata dalla stragrande maggioranza del pubblico femminile.
Quale donna non sogna infatti il principe azzurro che la sollevi dalla quotidianità fatta spesso da una vita monotona e senza sussulti,piatta e priva di emozioni?

Pretty woman 1

Pretty woman 2
Se poi il principe azzurro ha le fattezze di Richard Gere,uno degli attori più sexy di Hollywood,se il personaggio del film è ricco,affascinante e di successo allora il gioco è fatto.
Poco importa poi che la storia sia poco più che un pretesto per contrabbandare sogni impossibili e situazioni assolutamente improbabili ad un pubblico anestetizzato dal sentimentalismo,francamente rivoltante,di cui è infarcito il film stesso.
Non amo questo genere di film, i miei pazienti e fedeli lettori lo sanno.
Questo poi è il film che più detesto in assoluto e non solo per le ragioni su esposte.
La storia è banalissima,la sceneggiatura come già detto ruffiana ma il fondo lo si tocca con la presenza di Julia Roberts,ragazza (all’epoca) acqua e sapone e assolutamente inadatta  al ruolo di squillo da marciapiede o,come ha detto con arguzia una mia cara amica,una che pratica fellatio a 30 dollari.
Detto questo,a farmi rabbia ( e vi garantisco che sono in buona compagnia come leggerete nelle critiche di altri recensori) è vedere un film di bassissima lega scalare le vette degli incassi senza alcun merito,se non quello di essere stato assemblato come un’arma da combattimento,un carro armato che travolge i botteghini e rastrella dollari.
Il successo di Pretty woman è stato planetario,per cui alla fine hanno avuto ragione i produttori e su questo non ci piove,
Ma questo film sta al cinema come una mela sta ad una torta di mele

Pretty woman 3

Pretty woman 4
Veniamo alla trama:
un giovane,ricco,affascinante uomo d’affari di nome Edward Lewis compra e rivende compagnie sull’orlo del fallimento o comunque in grosse difficoltà economiche.
Una sera aggancia una giovane prostituta,Vivian e le propone di restare con lui una settimana per una grossa cifra oltre alla fornitura di vestiti e accessori.
La ragazza accetta e da quel momento la sua vita cambia.
Non completamente però.
Le sue origini,il suo lavoro la condizionano pesantemente;veste come una prostituta di basso costo,è sguaiata,è appariscente in poche parole.
Il tentativo di fare shopping si trasforma in una pesante umiliazione,perchè le commesse dei negozi ove si reca la prendono in giro,intuendo le sue origini popolane.
Sarà Barney,il direttore dell’hotel in cui alloggia Edward a trasformare il brutto anatroccolo in un cigno.
E della cosa si accorgerà anche Edward.
Da li inizerà una serie di traversie che porteranno i due a dividersi,nonostante Vivian ormai si sia innamorata del suo affascinante principe.
Ma il terribile e prevedibile happy end è in agguato…

Pretty woman banner filmscoop
Pretty woman non è un brutto film;è peggio.
E’ un film dozzinale come pochi,mascherato da commedia ma che alla fine mostra tutti i suoi difetti dietro una montagna di belletto.
A nulla vale la strepitosa colonna sonora;da Roy Orbison che riprone la sua Pretty woman agli Hot Chili Peppers di Show Me Your Soul ai Roxette della bellissima It Must Have Been Love per finire a fame 90 di David Bowie e Wild Women Do di Natalie Cole.
Il film resta desolatamente un tentativo di attirare spettatori al botteghino e visti i risultati con quasi mezzo miliardo di dollari incassati
la ragione e i quattrini vanno ai produttori del film.
Garry Marshall,che aveva esordito nel 1982 con L’ospedale più pazzo del mondo dopo lo strepitoso successo del film si dedicherà con profitto al cinema di stampo sentimentale,non discostandosi più da quella che era ormai una miniera d’oroper lui; basti pensare che i titoli che dirigerà saranno Un amore speciale (The Other Sister) (1999),Se scappi, ti sposo (Runaway Bride) (1999) nuovamente
con la coppia Roberts-Gere,Pretty Princess (The Princess Diaries) (2001),Principe azzurro cercasi (The Princess Diaries 2: Royal Engagement) (2004)
Bene o male il film si regge tutto sul sex appeal dei due protagonisti che in fondo fanno appieno il loro dovere;Gere è affascinante,leggermente carogna ma si riscatta con la mielosa parte finale del film mentre Cenerentola Roberts,che si era fatta notare in Mystic pizza da quel momento diverrà una vera e propria icona.

Pretty woman 5

Pretty woman 6
La ragazza acqua e sapone,prototipo del sogno dell’americana media,spopolerà con una serie infinita di film e con un Oscar nel 2001 conquistato con il film Erin Brockovich – Forte come la verità (Erin Brockovich) di Steven Soderbergh.
Una coppia quindi ben affiatata nel film;per il resto un desolante,terribile nulla.
Ma,al solito de gustibus.
Il film è trasmesso praticamente ogni anno in prima serata ed è uno dei più amati per cui è difficile che i cultori del genere l’abbiano perso.
Su You tube è presente una versione qualitativamente scadente all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=AjAB2YgBwNo

Pretty woman banner

Pretty Woman

Un film di Garry Marshall. Con Julia Roberts, Richard Gere, Ralph Bellamy, Laura San Giacomo, Jason Alexander, Hector Elizondo, Stacy Keach Sr., Alex Hyde-White, Michael Bates, Larry Miller, Dey Young, John David Carson, Amy Yasbeck, Hank Azaria, Kathleen Marshall, Abdul Salaam El Razzac, Tom Nolan, Lloyd Nelson, Frank Campanella, Judith Baldwin, Lucinda Crosby, Nancy Locke, Larry Hankin, Patrick Richwood, Jeff Michalski, Elinor Donahue, Daniel Bardol, James Patrick Stuart, Lynda Goodfriend, Robyn Peterson, Bill Applebaum, Rodney Kageyama, Harvey Keenan, Julie Paris, Steve Restivo, Carol Williard, Allan Kent, Michael French, Karin Calabro, Jason Randal, Tracy Bjork, Gary Greene, William Gallo, Rhonda Hansome, Marty Nadler, Reed Anthony, Jacqueline Woolsey, Cheri Caspari, Scott A. Marshall, Laurelle Brooks, Don Feldstein, Marvin Braverman, Alex Statler, Lloyd T. Williams, R. Darrell Hunter, James Patrick Dunne, Valerie Armstrong, Douglas Stitzel, Shane Ross, Minda Burr, Marian Aalda, R.C. Everbeck, Calvin Remsberg, Norman Large, Tracy Keiner, Bruce Eckstut, Amzie Strickland Commedia, durata 117 min. – USA 1990

Pretty woman banner gallery

Pretty woman 7

Pretty woman 8

Pretty woman 9

Pretty woman 10

Pretty woman 11

Pretty woman 12

Pretty woman 13

Pretty woman 14

Pretty woman 15

Pretty woman banner protagonisti

Richard Gere: Edward Lewis
Julia Roberts: Vivian Ward
Ralph Bellamy: James Morse
Jason Alexander: Philip Stuckey
Laura San Giacomo: Kit De Luca
Alex Hyde-White: David Morse
Amy Yasbeck: Elizabeth Stuckey
Elinor Donahue: Bridget
Héctor Elizondo: Barney Thompson, dir. Hotel
Judith Baldwin: Susan
John David Carson: Mark Roth
Larry Miller: Mister Hollister

Pretty woman banner doppiatori

Michele Gammino: Edward Lewis
Cristina Boraschi: Vivian Ward
Renato Mori: James Morse
Claudio Fattoretto: Philip Stuckey
Ida Sansone: Kit De Luca
Roberto Chevalier: David Morse
Sandro Sardone: Barney Thompson, dir. Hotel

Pretty woman banner cast

Regia Garry Marshall
Soggetto J.F. Lawton
Sceneggiatura J.F. Lawton
Produttore Arnon Milchan, Steven Reuther, Gary W. Goldstein
Casa di produzione Silver Screen Partners, Touchstone Pictures
Distribuzione (Italia) Buena Vista Pictures
Fotografia Charles Minsky
Montaggio Raja Gosnell
Effetti speciali Paul J. Lombardi
Musiche James Newton Howard
Scenografia Albert Brenner
Costumi Marilyn Vance
Trucco Bob Mills

Pretty woman soundtrack

Wild Women Do – Natalie Cole
Fame ’90 – David Bowie
King Of Wishful Thinking – Go West
Tangled – Jane Wiedlin
It Must Have Been Love – Roxette
Life In Detail – Robert Palmer
No Explanation – Peter Cetera
Real Wild Child (Wild One) – Christopher Otcasek
Fallen – Lauren Wood
Show Me Your Soul – Red Hot Chili Peppers

Pretty woman banner citazioni

“Come va?
Bene.
E come stai?
Bene.
È da quando siano partiti che mi dici solo bene. Non potresti cambiare parola?.
str***o.
Andava meglio “bene”.”

“Tu fammi un solo esempio di una che conosciamo alla quale è andata bene.
-Vuoi un esempio? Vuoi che ti faccia un nome? Vuoi che ti dica un nome insomma, uno qualunque.
Sì, uno. Me ne basta uno.
-Dio, che ossessione sono i nomi… quel gran c**o di Cenerentola!”

“È molto più facile credere alle cattiverie, ci hai mai fatto caso ?”

“Lui: e dopo che lui l’ha salvata, che succede?!”
Lei: che lei salva lui!”

“Odio puntualizzare l’ ovvio, ma tu sei una prostituta Vivian….”

“Sei in ritardo.
Sei bellissima.
Non sei in ritardo.”

“Mi scusi signore, esattamente per sfacciata somma di denaro, che intendeva .. disinvolta o diciamo spudorata ? Spudorata diciamo !”

“Sono una puttana, ma non bacio sulle labbra.
-Ho un sacco di soldi.
Smack.”

Pretty woman banner recensioni

Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

B. Legnani
Quasi micidiale. Storia falsa e vecchia come il mondo, ma riesce, nel Ventesimo Secolo, ad appassionare miriadi di spettatori: incredibile, come la vicenda che vede un cattivone diventare buono (cosa inverosimile) perché trova una troietta bonissima e buonissima (forse ancora più inverosimile…). Ma se pensavate che si era già colmata la misura dell’inverosomiglianza, il terrificante finale riuscirà a sorprendervi, dopo aver subìto la serata all’opera ove, ma guarda che caso, danno “La Traviata”. Solo per anime candide, il cui unico desiderio è quello di avere sempre “panem et circenses”.
Galbo

Non siamo certamente dalle parti del capolavoro: trattasi della solita favoletta dall’andamento e dal finale scontato, condita da facile morale e buoni sentimenti. Tuttavia il film si lascia guardare piacevolmente, grazie all’alta professionalità con la quale è stato realizzato. La sceneggiatura (con tutti i suoi limiti) è ben scritta, le regia asseconda doverosamente la trama e gli attori, sia i principali sia i caratteristi (si pensi ad Helizondo), sono bravi e simpatici.
Undying

Mieloso composto di buoni ingredienti e retorici risvolti, a cominciare dall’impossibilità di un amore che si vuole naturale, ma ch’é – invece – puramente utopico. Lui è un benestante, lei una (peri)patetica: la nuova love story, scavalcando temi consolidati in stile “Giulietta e Romeo”, si ammanta di banalità assortite al limite del ridicolo. Che poi molti maschietti cascarono dalle nuvole, di fronte ai risibili stivaloni neri avvinghiati alle gambe d’una filiforme Julia Roberts tutto, fuorché sensuale e graziosa fanciulla. Boh…

Homesick

Una storia datatissima, che vanta nella fiaba di Cenerentola e in My fair lady i suoi più esimi progenitori. Il film è stato un gran successo nei primi anni Novanta più che altro per aver lanciato le doti recitative e l’avvenenza della spigliatissima Roberts e rilanciato il flaccido Gere, dall’81 stretto nelle maglie di Zack Mayo. Scontato e artificioso, con quell’happy ending agognato da ogni pubblico di poche pretese. Brano trainante della colonna sonora è la vecchia “Pretty Woman” di Roy Orbison.

Cotola

Favoletta moderna in celluloide costruita su misura a tavolino per avere un successo che è poi puntualmente arrivato e che, forse, è stato anche superiore alle attese e alle previsioni. Classico film in cui è tutto scontato dall’inizio alla fine. Non pessimo ma in ogni caso abbastanza deprimente. Ha consacrato al successo Julia Roberts.

L’opinione di Lina dal sito http://www.filmtv.it

Sottospecie di versione moderna e squallida della fiaba di Cenerentola, che in questo caso non conquista il suo principe azzurro perchè è una ragazza molto povera, ma candida ed innocente, ma perchè è una donna procace che fa la battona invece di trovarsi un lavoro onesto come tante altre. Eppure la trama vuole che questa battona che si chiama Vivien, sia comunque integerrima da altri punti di vista: non si droga, infatti non spenderebbe mai i soldi che si supersuda andando a letto con chiunque le capiti davanti per acquistare stupefacenti, no, perchè lei vende il proprio corpo solo per pagare l’affitto di un appartamento e per comprarsi il filo interdentale.
E’ fondamentale per lei infatti cercare di prevenire quanto più possibile delle infezioni orali dato il mestiere che fa. Inoltre è una prostituta tutta d’un pezzo, perchè non bacia mai sulle labbra i suoi clienti, eh no, sarebbe un contatto troppo intimo (quasi come se un rapporto sessuale completo lo fosse molto meno), e quindi poverina, sembra quasi che sia costretta a prostituirsi pur di sopravvivere perchè pur avendo un cervello funzionante, due gambe, due braccia e due occhi come tutti per poter lavorare, forse si sente troppo sexy per sprecarsi a fare per esempio la cameriera. Eh già, meglio crescersi le unghie per poterle usare in pratiche sessuali ed adescatrici che spezzarsele lavando piatti o servendo ai tavoli. Non avendo poi un protettore che la plagi e costringa a stare sulla strada, Vivien non ha nemmeno una scusa per giustificare il motivo per il quale persegua la via più facile, eppure non è affatto un’anima perduta.
E’ solo un’anima con un gran c**o perchè alla fine conquista addirittura l’amore di un uomo d’affari ricchissimo e belloccio che cambierà la sua vita per sempre. Sì, perchè Vivien comprende che può puntare molto più in alto della strada, decide infatti di richiedere a gran voce di essere salvata come la principessa di una favola rinchiusa ingiustamente in una torre. Solo che lei non è nè la principessa sul pisello, nè Rapunzel, è sempre un’abbattona che appena fiutato l’odore dei soldi e della fragilità interiore di un solitario ed insicuro miliardario, ha la presunzione di credere che pure lui necessiti di essere salvato proprio e solo da lei naturalmente(!!!), cosicchè possano essere e sentirsi alla pari. Però poi ve lo immaginate cos’avrebbero raccontato un domani ai loro figli di fronte alla tipica domanda: “come vi siete conosciuti?” ….Niente, sai tua madre stava battendo sul marciapiede come al solito, ed io come al solito ero solo ed annoiato e allora…
No, questo flm anche se riesce nel suo intento di intrattenere e di incuriosire senza annoiare, finisce col suscitare antipatia perchè illustra con eccessiva furbizia, frivolezza e stucchevolezza la figura della meretrice quasi come se volesse mitizzarla servendosi dell’ausilio di un’interprete che ispirò simpatia a molta gente a quei tempi. Però più che ad una valida storia d’amore, secondo me si assiste ad una boiata mirata, ruffiana, pretenziosa, ipocrita e stra-colma di spunti amorali e di stereotipi riprodotti in maniera veramente insopportabile.

L’opinione di Arpia dal sito http://www.filmscoop.it

Il cast è bravissimo e non si può dire nulla ad attori e attrici chiamati semplicemente ad interpretare la storia. E’ la storia in sè che non meritava neppure una amplificazione cinematografica con il classico effetto espansivo di sè. Sinceramente non vi è nulla di più diseducativo di una visione della donna necessariamente ******* chiamata ad evolversi per compiacere un imbecille di uomo il quale, analizzato e vivisezionato per idee, gusti, propensioni, visioni delle cose non meriterebbe neppure di vivere. Un danno per le giovani menti perchè una storia funzionale al perpetuarsi di certa considerazione della donna necessariamente bisognosa del proprio riscatto e miseramente destinata alla subalternità rispetto al maschile. Da vietare ai minori di 35 anni.

Pretty woman banner foto

Pretty woman foto 7

Pretty woman foto 6

Pretty woman foto 5

Pretty woman foto 4

Pretty woman foto 3

Pretty woman foto 1

Pretty woman foto 2

ottobre 24, 2015 Pubblicato da: | Commedia | , , , , | 2 commenti

Per grazia ricevuta

Per grazia ricevuta locandina 3

Per grazia ricevuta è il secondo film diretto da Nino Manfredi,che nel corso della sua carriera cinematografica di regista girò 3 film, L’amore difficile, episodio L’avventura di un soldato ne1962,Per grazia ricevuta nel 1971 e infine il poco compreso ma affascinante Nudo di donna nel 1981.Un film bello e denso di significati,probabilmente autobiografico (anche se Manfredi non ha mai confermato la cosa) che sbancò i botteghini, divenendo nella stagione 1971 il film più visto in Italia davanti a kolossal americani come Piccolo grande uomo,Borsalino e Soldato blu e sopratutto davanti a film di enorme successo girati in Italia come Lo chiamavano Trinità e Anonimo veneziano.

Una prova da regista autorevole e di prim’ordine, che dimostra come Manfredi fosse a suo agio dietro la macchina da presa,molto più dei suoi colleghi “moschettieri” Sordi e Tognazzi,che tentarono anch’essi la via della regia,con esiti decisamente inferiori come qualità.E’ un Manfredi ispirato e a tratti lirico quello che propone questo film tutto incentrato sulla religiosità,in un periodo storico in cui l’influenza della chiesa sulla società era fortissimo e condizionante;la cosa più importante è l’equilibrio che l’attore ciociaro riesce a mantenere nel percorso del film, evitando l’anticlericalismo di facciata e sopratutto evitando di cadere nella polemica sterile e fine a se stessa.

Per grazia ricevuta 1

La storia di Benedetto Parisi anzi diventa un’iperbole sui danni che una educazione religiosa troppo soffocante e punitiva possono avere sull’individuo,arrivando alla fine a condizionarne pesantemente la vita e cambiandone in modo determinante il percorso della stessa.Con la collaborazione di Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi, Luigi Magni con il quale Nino Manfredi girerà altri tre film a soggetto legato alla religiosità (memorabile In nome del Papa Re),Manfredi da corpo ad un soggetto elaborato eppure schematicamente semplice.L’idea di fondo è mostrare nella sua interezza,senza però prendere una posizione aperta,quello che un’educazione religiosa troppo opprimente e punitrice può combinare sia nella psiche di un individuo sia nel suo percorso di vita. A ben vedere Benedetto,il protagonista del film,è un’immagine riflessa dello stesso Manfredi,che da piccolo ebbe la tubercolosi e che guarì in modo sorprendente,lasciando nello stesso Manfredi il dubbio che lo accompagnerà tutta la vita su un effettivo miracolo intervenuto nella sua guarigione.

Per grazia ricevuta 2

Un uomo è ricoverato in condizioni disperate in un piccolo ospedale di provincia. Ha tentato di uccidersi e un chirurgo accorre affannosamente per operarlo. In sala d’attesa,in preda a opposti stati d’animo c’è la sua compagna Giovanna,incinta e comprensibilmente tesa e la mamma di quest’ultima,che poco cristianamente vorrebbe che l’uomo morisse in modo da dare la figlia in sposa ad un avvocato.

Un salto indietro nel racconto,Benedetto è un orfano allevato dalla zia, in attesa di ricevere la prima comunione. E’ un ragazzo spigliato,come i suoi coetanei,che però vive una condizione particolare, ospite di sua zia che vorrebbe liberarsene e che gli condiziona pesantemente la vita con la sua religiosità confusa e contraddittoria.Un giorno il ragazzo,nascosto in un armadio, assiste ad un convegno amoroso della zia,che,scoperta,spaccia l’amante per Sant’Eusebio.

Dopo aver visto sua zia farsi il bagno nuda ed essere scoperto dalla stessa,Benedetto,preso dai sensi di colpa rifiuta di confessarsi e il giorno dopo, durante la prima comunione, il ragazzo fugge dalla chiesa e nel farlo precipita da una rupe.Si salva miracolosamente e da quel momento la sua vita è segnata.Portato in processione dalla folla festante, Benedetto viene affidato dalla scaltra zia che non desidera altro che di liberarsi di lui a dei francescani,dai quali Benedetto viene preso in custodia ed educato.

Per grazia ricevuta 3

Per grazia ricevuta 4

Diventa il beniamino dei fraticelli, da questi trattato con simpatia e affetto,sopratutto dal priore,che capisce come Benedetto non sia pronto alla vita religiosa.Sarà l’incontro con una maestrina,alla quale succhia dalla caviglia il veleno di una vipera, a scatenare nel giovane i primi irresistibili impulsi sessuali.Si allontana dal convento, dietro l’affettuoso consiglio del priore e da quel momento diventa un venditore ambulante di biancheria intima.Adesso è libero e potrebbe sperimentare le prime esperienze sessuali, ma ancora una volta i condizionamenti religiosi lo frenano,impedendogli così di vivere la sua naturale sessualità.Sarà l’incontro con un farmacista ateo e libertino a liberare Benedetto dal suo passato e dai suoi scrupoli;infatti il giovane si innamorerà della figlia del farmacista stesso,Giovanna,con la quale vivrà il primo rapporto d’amore.Ma i condizionamenti continueranno a farsi sentire subdolamente e….

Con senso della misura,usando una garbata ironia che mai supera la soglia della presa in giro benevola, Manfredi affronta lo spinoso argomento della religiosità senza mostrare di propendere per nessuna tesi. I miracoli del film,così come il finale aperto sono lasciati all’interpretazione dello spettatore, che può scegliere da che parte schierarsi.Ovviamente il grande attore ciociaro in qualche punto fa affiorare il suo garbato sarcasmo; il Benedetto che canta a squarciagola “Me pizzica me mozzicà” all’interno del convento non è propriamente politicamente corretto così come qua e la indizi sul suo modo di pensare e di vivere la religiosità fanno capolino (le scene con Benedetto piccolo che spia la zia,il presunto Sant’Eusebio ecc) ma restano garbatamente sullo sfondo.

Per grazia ricevuta 5

E’ un Manfredi molto lontano dallo spirito popolare e popolano che ne avevano decretato il successo fino ad allora;l’attore un po’ caciarone e di stile romanesco lascia spazio ad un attore che mostra di avere il talento drammatico e “serio” nelle sue corde,come del resto dimostrerà nella sua lunghissima e felice stagione attoriale,con prove maiuscole come quelle fornite in In nome del Papa Re,Pane e cioccolata,Brutti sporchi e cattivi,film che esalteranno il suo talento spontaneo,la sua capacità di passare indifferentemente dai ruoli di attore comico a quello drammatico,dalle prove teatrali a quelle del musical (Rugantino) passando per la canzone popolare nel modo più autentico, come la sua personalissima interpretazione del grande successo di Petrolini Tanto pè cantà.

Un vero peccato che Manfredi in seguito abbia girato come regista il solo notevole Nudo di donna;il suo talento come regista era naturale,mostrava una predisposizione innata alla macchina da presa,ai tempi e ai ritmi del film,una capacità assolutamente straordinaria del dono della sintesi.

Per grazia ricevuta 6

Per grazia ricevuta 7

E’ la Ciociaria la protagonista secondaria del film;terra generosa,ubertosa e ricca di colore;Manfredi,ciociaro doc,inserisce Fontana Liri e le cascate di monte Gelato a Mazzano Romano  tra i suggestivi luoghi nei quali gira il film;bella la fotografia e sopratutto ben assortito il cast nel quale figurano la bella e fresca Delia Boccardo (Giovanna) e Mariangela Melato,la maestrina che provocherà i primi turbamenti,Lionel Stander, ovvero Oreste il farmacista,che tanta importanza avrà per l’evolversi del personaggio benedetto e Mario Scaccia,il priore affettuosamente legato al giovane che capirà come la sua fede sia affatto ferma,portandolo fuori dagli angusti confini del convento.Bravi anche Paola Borbone e Tano Cimarosa,Veronique Vendell e Fiammetta Baralla,comprimari tutti ben oltre la soglia della sufficienza.Davvero un film di ottima fattura,nel quale superstizione ed elementi folkloristici della religione ben si sposano con la religiosità più intima,quella più autenticamente spirituale alla quale tutti aspirano alla ricerca di risposte spesso disattese proprio dalla natura stessa della religione,di fatto qualcosa di assolutamente intangibile e strettamente personale.

Il film ha avuto nel corso degli anni numerosi passaggi televisivi;è disponibile su You tube all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=DBjm4n_iR_g in una versione purtroppo non ben visibile. In streaming (versione decisamente migliore) è disponibile all’indirizzo http://www.nowvideo.li/video/27426b066492b

Per grazia ricevuta 8

Per grazia ricevuta

Un film di Nino Manfredi. Con Nino Manfredi, Mario Scaccia, Lionel Stander, Mariangela Melato, Paola Borboni, Delia Boccardo, Véronique Vendell, Gianni Rizzo, Fausto Tozzi, Fiammetta Baralla, Enzo Cannavale, Tano Cimarosa, Gastone Pescucci, Ugo Adinolfi, Antonella Patti Commedia, durata 122 min. – Italia 1971

Per grazia ricevuta banner gallery

Per grazia ricevuta 9

Per grazia ricevuta 10

Per grazia ricevuta 11

Per grazia ricevuta 12

Per grazia ricevuta 13

Per grazia ricevuta 14

Per grazia ricevuta 15

Per grazia ricevuta banner protagonisti

Nino Manfredi: Benedetto Parisi

Lionel Stander: Oreste Micheli

Delia Boccardo: Giovanna Visciani

Paola Borboni: Immacolata

Mario Scaccia: il priore

Fausto Tozzi: il professore

Mariangela Melato: la maestrina

Tano Cimarosa: zi’ Checco

Gastone Pescucci: l’avvocato

Alfredo Bianchini: il cappellano della clinica

Enrico Concutelli: un frate del convento

Paolo Armeni: Benedetto da bambino

Véronique Vendell: la ragazza “chiacchierata”

Gianni Rizzo: il prete del paese dove Benedetto vende la biancheria

Pino Patti: Don Quirino

Rosita Torosh: la giovane maestra della colonia

Antonella Patti: la zia di Benedetto

Enzo Cannavale: il paziente “sano” della clinica

Fiammetta Baralla: la suora della clinica

Luigi Uzzo: un infermiere della clinica

Mister O.K.: Fra Gesuino

Per grazia ricevuta banner doppiatori

Corrado Gaipa: Oreste Micheli

Laura Carli: Immacolata

Giorgio Piazza: il priore

Sergio Rossi: il professore

Emanuela Rossi: Benedetto da bambino

Nella Gambini: bambino amico di Benedetto

Pino Caruso: zì Checco

Mirella Pace: la zia di Benedetto/la ragazza “chiacchierata”

Mario Bardella: il prete del paese dove Benedetto vende la biancheria

Max Turilli: Don Quirino

Angiola Baggi: la giovane maestra della colonia

Isa Bellini: la suora della clinica

Enzo Liberti: un frate

Per grazia ricevuta banner cast

Regia Nino Manfredi

Soggetto Nino Manfredi

Sceneggiatura Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi, Luigi Magni, Nino Manfredi

Produttore Angelo Rizzoli jr.

Fotografia Armando Nannuzzi

Montaggio Alberto Gallitti

Musiche Guido De Angelis

Scenografia Giorgio Giovannini

Costumi Danilo Donati

Trucco Giancarlo De Leonardis

Per grazia ricevuta banner location

Per grazia ricevuta location Abbazia benedettina di San Cassiano

L’Abbazia benedettina di San Cassiano

Per grazia ricevuta location acquedotto di Nepi

L’acquedotto di Nepi

Per grazia ricevuta location Allo Speco di San Francesco nei pressi di Sant'Urbano di Narni

Speco di san Francesco,Sant’ Urbano di Narni

Per grazia ricevuta location cascate di monte Gelato a Mazzano Romano

Cascate di Monte Gelato e Mezzano Romano

Per grazia ricevuta location chiesa di San Fortunato di Todi

Interno della chiesa di San Fortunato di Todi

Per grazia ricevuta location piazza Vittorio Emanuele di Todi 2

Piazza Vittorio Emanuele a Todi in una vecchia foto

Per grazia ricevuta location piazza Vittorio Emanuele di Todi

Piazza Vittorio Emanuele a Todi oggi

Per grazia ricevuta location Villa Volpi di Sabaudia

Villa Volpi a Sabaudia

Per grazia ricevuta banner citazioni

“Nun te preoccupà, tanto non è morto, all’ultimo momento ha deciso di annà all’artro mondo!”

La vita, invece di viverla io me la dormo.

filmscoop

Per grazia ricevuta banner recensioni

L’opinione di Jonas dal sito http://www.filmtv.it

Storia in tre tempi: un’infanzia da scavezzacollo sotto la fida protezione di sant’Eusebio; una giovinezza passata in convento ad aspettare un segno divino per nascondere la paura di affrontare la vita; la scoperta del mondo, il discepolato sotto un vecchio mangiapreti, l’amore con la soave Delia Boccardo. Il tutto viene rievocato in flashback, dopo un ricovero in ospedale per tentato suicidio. Il primo film diretto da un’icona nazional popolare come Nino Manfredi (se si eccettua un episodio di L’amore difficile) è un gesto di sorprendente coraggio, qualcosa di veramente raro nell’Italia democristiana. Ma sarebbe riduttivo considerarlo solo un pamphlet anticlericale, nonostante gli obiettivi polemici siano ben individuati (l’educazione sessuofoba, il miracolismo, l’esaltazione pseudoreligiosa, l’ipocrisia dei baciapile): è soprattutto la vicenda di un uomo pieno di dubbi e in cerca di risposte, prima respinto dagli esponenti della Chiesa (“Dio è pace, serenità, non è tormento”) e poi deluso dall’incoerenza di quello che si era scelto come maestro di vita (“non è morto, all’ultimo momento ha preferito andare all’altro mondo anche lui”). A ben vedere è un film che esplora le tracce quasi impercettibili, a volte paradossali, della presenza di Dio (cominciando dal nome del protagonista, Benedetto, e finendo con l’ultima battuta, “è stato proprio un miracolo”). Un film di fede, nonostante tutto: forse l’opera più bergmaniana che il cinema italiano abbia mai prodotto.

L’opinione di Mansueto dal sito http://www.mymovies.it

Chi dell’ “auto-morte” se ne intendeva, qualche tempo fa ci testimoniò che “Il suicida è come un carcerato che, nel cortile della prigione, vede una forca, pensa erroneamente che sia destinata a lui, evade nottetempo dalla sua cella, scende giù e s’impicca da sé”.Un lontano 1971, quando crebbi, un tal Benedetto di Castro de’ Volsci ci raccontò in 122 minuti la magnificazione “dell’intera storia umana”. Quell”elogia attraverò come un qualunque raggio cosmico ogni cellula del corpo di chi ne fu attratto; la riempì senza saperlo di luce e di spazio; di coscienza e di emozioni; di contenuto e contenente. Quel racconto fu la glorificazione sintetica di ogni dottrina; teologica e filosofica; psicologica e sociologica; medica ed estetica; commerciale e culturale. Tutto in un istante.Sincretismo gnoseologico. Come dire. Irenismo ed ecumenismo di ogni dottrina:quando la sensibilità umana (terza riga del libro del mondo) diventa poesia armonizzante di ogni distinzione e di ogni diversità della conoscenza!Qui c’è tutto. L’uomo e la donna. Il Tanathos e l’Eros. La colpa, la paura, il dubbio, la leggerezza più svanita, l’elegia del “chi sono”.Alle volte gli uomini compiono miracoli senza saperlo. Alle volte nessuno sa di quelli.Eppure questo superbo capolavoro della filmografia italiana (che pecca solo di vizi tecnici) diventa un mastodontico modello di studio per chi insegna, consolazione umana per chi soffe, costruzione critica per chi giuggioneggia, dissenso al senso per chi non crede.L’avventura umana sta tutta là. In un convento “totale” della Ciociaria. Nell’ambulante ardimentoso di lingerie. Nell’alieno e diafano amore verso Delia. Nella bestemmia redenta di una canaglia di farmacista. Nella fantasia dell’ingenuità più lieve. Nel matrimonio celebrato di un senza no. In una caduta e in un tuffo. In un’apetta col vecchietto. In un bicchiere fresco… ma d’acqua calda!Se volete chiedere a qualcuno chi mai voi siate, domandatevelo imberbi a voi stessi.Inoculatevi rilassati questo film.E se non v’è risposta….Beh; allora finalmente avrete capito tutto!Ma non ditelo a nessuno…”

L’opinione di Thegaunt dal sito http://www.filmscoop.it

Bello questo film con e di Nino Manfredi che affronta in maniera tuttaltro che banale i tanti lacci che non permettono di vivere a pieno la propria esistenza. La pellicola di Manfredi non vuole essere un’invettiva anticlericale, ma una riflessione sul vivere male la religione, in cui fede e superstizione hanno confini talmente sottili da confondersi e costellata fin dall’infanzia da una marcata repressione sessuale. L’ottimo film di Manfredi non solo è dotato di una sceneggiatura di qualità, ma offre una buona caratterizzazione dei personaggi, soprattutto nel bigottismo della Borboni e nella vitalità di Stander.

Per grazia ricevuta banner foto

Per grazia ricevuta locandina 5

Per grazia ricevuta foto 1

Nino Manfredi

Per grazia ricevuta foto 2

Delia Boccardo

Per grazia ricevuta foto 3

Per grazia ricevuta foto 4

Mariangela Melato

Per grazia ricevuta foto 5

Mario Scaccia

Per grazia ricevuta locandina 1

Per grazia ricevuta locandina 2

Per grazia ricevuta locandina 4

Per grazia ricevuta locandina 6

Per grazia ricevuta locandina flano

Flano del film

Per grazia ricevuta locandina sound

La colonna sonora,la celebre Me pizzica…me mozzica

settembre 17, 2015 Pubblicato da: | Commedia | , , , , , , , | 2 commenti

Pauline alla spiaggia

Pauline alla spiaggia locandina 2

Pauline alla spiaggia,diretto da Eric Rohmer nel 1982 fa parte del ciclo Commedie e proverbi, i cui sei film sono stati girati nel periodo compreso tra il 1981 e il 1987.
Sono tre i cicli ideati dal grande regista parigino,il citato Commedie e proverbi,Sei racconti morali (1962-1972) e Racconti delle quattro stagioni (1990-1998) per un totale di sedici film tutti caratterizzati dallo stile sobrio ed elegante di Rohmer,fine indagatore del quotidiano e efficace illustratore delle vite comuni di gente alle prese con i problemi irrisolti o se vogliamo irresolubili delle umane cose.
Lo sguardo di Rohmer nel ciclo Commedie e proverbi si rivolge con discrezione ad un ambiente preciso,quello degli impiegati e degli studenti la dove nei racconti morali era indirizzato al mondo dell’arte con i suoi scrittori,pittori,musicisti e artisti in genere;lo sguardo attento,indagatore di Rohmer scende ad analizzare i rapporti umani nella loro complessità e difficoltà,senza mai indugiare nelle ideologie che muove la massa dei personaggi analizzati,ma guardandoli nell’ottica del quotidiano,dei rapporti di amicizia o di amore che muovono gli stessi nell’ambito sociale o di relazione di coppia.

Pauline alla spiaggia 1

Pauline alla spiaggia 2
In Pauline alla spiaggia (Pauline a la plage),terzo episodio in ordine temporale del citato ciclo Commedie e proverbi le protagoniste principali sono due donne,anche se in realtà ad esse si potrebbero aggiungere anche i due uomini che allacceranno rapporti con le due protagoniste,con sullo sfondo altri due personaggi che potrebbero sembrare minori ma che in realtà allacceranno le loro vite ai quattro,formando un esagono ideale nel quale le vite di tutti finiscono per fondersi in quella che Balzac definiva La commedia umana.
La Pauline del titolo è una ragazza di 15 anni,alle prese con la scoperta dell’adolescenza in tutte le sue problematiche ed immersa in un mondo,quello degli adulti,che la spaventa e che al tempo stesso la attrae e del quale dovrà nel giro di pochi anni far parte obbligatoriamente.
E’ stata in vacanza con i genitori, e ora affronta l’ultima parte delle sue spensierate vacanze con sua cugina Marion, che ha il doppio della sua età e che ha già consumato in fretta un matrimonio,miseramente naufragato e che sembra piuttosto incerta sulle cose della vita.
Le due donne sono accomunate da un ideale;quello dell’amore,agognato e sospirato,visto però dalle due in modi molto differenti.
Per Pauline infatti l’amore è quello adolescenziale,timido e pieno di aspettative mentre per Marion è già un’ultima spiaggia,visto che fino al presente lo ha solo vagheggiato senza però mai incontrarlo veramente.
Sulla spiaggia dove le due si recano,Marion semina cuori infranti;è una bella donna,fisicamente molto attraente e la prima vittima è una sua ex fiamma,Pierre,che ora fa l’istruttore di windsurf.

Pauline alla spiaggia 3

Pauline alla spiaggia 4
Pauline invece stringe amicizia con Sylvain,un ragazzo con il quale in breve tempo stringe una relazione amorosa.
Marion per quanto lusingata dalle attenzioni di Pierre gli preferisce l’affascinante Henry,un giramondo reduce anch’esso da un matrimonio fallito e che è immediatamente attratto dalla bella Marion.
Ma tra i due le ambizioni e le attese sono affatto dissimili;Marion è spasmodicamente alla ricerca dell’amore mentre Henry è quasi un sibarita,attratto principalmente dalle grazie fisiche della donna e quindi più portato all’avventura di un’estate che ad una relazione seria.
Da quel momento le relazioni tra le due coppie si intrecciano e si allacciano in modo alle volte tragicomico alle volte quasi drammatico.
Per le due la fine dell’estate e delle vacanze produrrà effetti diversi e sopratutto esperienze che le cambieranno,oltre a riflessioni differenti sul mondo e sulla vita.
La giovane Pauline imparerà che deve vivere la sua età secondo le tappe che la vita stessa pone sulla sua strada mentre Marion dovrà fare i conti con la delusione e con i dubbi che la sua esperienza estiva invece che risolvere ha messo davanti a se.
Delizioso quadretto incentrato su esistenze assolutamente normali prese con un grandangolo che fotografa sentimenti e dubbi,attese e delusioni dei vari protagonisti,Pauline alla spiaggia appare però più profondo del tono apparentemente frivolo della storia,in fondo davvero semplice e quasi banale con lo sfondo di un’estate che sembra favorire davvero l’evasione dal quotidiano e che invece finisce per diventare un’altra tappa della vita delle protagoniste.

Pauline alla spiaggia 5

Pauline alla spiaggia 6
Pauline e Marion usciranno dalla loro storia estiva con delle convinzioni diverse e quasi con due maturità e due consapevolezze dissimili.
Alla luce del narrato,sarà proprio Pauline a mostrare un grado di maturità sorprendente;il mondo degli adulti in fondo è abbastanza deludente,meglio vivere il presente e godersi gli attimi e le storie che le si pongono davanti senza ipotecare il futuro.
Marion invece non troverà l’amore,anzi;la sua visione un po romantica e retrò la porterà malinconicamente a riflessioni sia sul suo passato che sul suo presente,ad affrontare il tema scomodo e spinoso delle illusioni e dei sogni irrealizzati.
I lavori di Rohmer come del resto gli altri cinque del ciclo assomigliano in qualche modo a delle pieces
teatrali;tanti piccoli quadri d’assieme,vite guardate con un distacco a tratti divertito a tratti ironicamente distaccato.
Quello che davvero conta è il quotidiano,la vita anonima della persona vista attraverso aspettative e delusioni,ambizioni e disillusioni nell’eterno movimento dell’individuo nella società,un individuo qualsiasi
alle prese con i piccoli e grandi problemi,che possono essere la sfera del sentimento e quindi dell’individuale più intimo in rapporto al sociale,senza però l’indagine o la presa di posizione ideologica.
A Rohmer non interessa minimamente mostrare le idee politiche o il soggettivo culturale in rapporto ai grandi tempi dell’individuo,quanto piuttosto il suo intimo.

Pauline alla spiaggia 9

Pauline alla spiaggia 7
E questo fa del regista parigino un fine cesellatore di psicologie;ogni individuo è un universo,che si differenzia dagli altri nella sua intimità,nella sua concezione della vita,comunque e sempre guidato dai sentimenti,la cosa più importante ed individualista della persona.
Alle volte tenero,alle volte cinico,Rohmer non trancia comunque mai giudizi morali con l’accetta;usa il cesello,quasi volesse rimarcare la distanza da quei registi tanto impegnati nel sociale che però finiscono per dimenticare la persona a tutto vantaggio del collettivo.
Nel cast da segnalare le prove assolutamente positive di Arielle Dombasle e della giovane Amanda Langlet;molto bene anche il resto dei protagonisti,tutti misurati,equilibrati.
Come al solito molto bella ed efficace la fotografia,splendida la location di Granville nella Normandia.
Un film misurato,elegante e decisamente affascinante,una delle opere migliori del regista francese,purtroppo di non facile reperibilità in rete.

2015-09-11_205127
Pauline alla spiaggia
Un film di Eric Rohmer. Con Arielle Dombasle, Amanda Langlet, Simon De La Brosse, Pascal Greggory, Féodor Atkine, Rosette Titolo originale Pauline à la plage. Commedia, durata 94 min. – Francia 1983.

Pauline alla spiaggia banner gallery

 

Pauline alla spiaggia 8

Pauline alla spiaggia 10

Pauline alla spiaggia 11

Pauline alla spiaggia 12

Pauline alla spiaggia 13

Pauline alla spiaggia 14

Pauline alla spiaggia 15

Pauline alla spiaggia 16

Pauline alla spiaggia banner protagonisti

Amanda Langlet: Pauline
Arielle Dombasle: Marion
Pascal Greggory: Pierre
Féodor Atkine: Henri
Simon de La Brosse: Sylvain
Rosette: Louisette

Pauline alla spiaggia banner doppiatori

Silvia Tognoloni: Pauline
Serena Verdirosi: Marion
Sandro Acerbo: Pierre
Sergio Di Stefano: Henri
Fabrizio Manfredi: Sylvain
Emanuela Rossi: Luisette

Pauline alla spiaggia banner cast

Regia Eric Rohmer
Produttore Margaret Ménégoz
Casa di produzione Les Films du Losange
Fotografia Nestor Almendros
Montaggio Cécile Decugis, Christopher Tate
Musiche Jean-Louis Valéro

Filmscoop

Questo articolo è dedicato alla mia bellissima amica Ylva

Pauline alla spiaggia banner recensioni

L’opinione di fedeleto dal sito http://www.mymovies.it

Rohmer come sempre quando dirige riesce sempre a creare pellicole interessanti che lasciano riflettere sul tema che pone il regista.Questa volta dopo il BEL MATRIMONIO,dirige questo pellicola eccezionale,che riprende il ciclo di commedie e proverbi.Stavolta la trama (diretta e scritta da rohmer) racconta la vacanza di pauline con sua cugina marion,e appena arrivata reincontra un suo vecchio amico pierre ,e poco dopo un uomo dal quale ne viene subito attratta.Pauline anche si fidanza con un ragazzo,ma la gelosia di perre e alcune fatidiche situazioni porteranno a togliere la maschera all’uomo misterioso e si scoprira’ essere un uomo che viene attratto dalle donne ma che non vuole avere un futuro con loro anzi ne gode fisicamente e basta.E come mostra Rohmer nel meraviglioso finale,forse basta solo far finta di niente e autoconvincersi che tutto sia andato bene.La tematica su cui si sofferma rohmer e’ chi troppo parla fa male.Questo lo si vede fin dall’inizio ,il dialogo di marion verso l’uomo misterioso ove lei racconta che ha una voglia matta di innmorarsi e bruciare di passione per qualcuno,saputo cio’ quest’uomo se ne approfittera’ di lei,pierre dice tutto cio’ che pensa e le scenate di gelosia verso marion sono una prova,ma facendo cosi come dice anche marion egli la stufa e rende tutto piu’ noiso.In realta’ e’ tutto un gioco e le prime prese in giro sono le due donne pauline e marion.Grandissimo rohmer con i suoi dialoghi,assolutamente debitore della nouvelle vogue.inoltre alcune scene meritano attenzione,interessante ad esempio la scena iniziale dove si apre il cancello (l’ingresso verso un mondo nuovo) ,e l’uscita(la chiusura di questo mondo che ci si lascia alle spalle come propone di fare marion a pauline nel finale.In conclusione un ottimo film che merita di essere messo tra i capolavori di Rohmer.
L’opinione del sito http://www.glispietati.it

(…) Scolpito sul suo telaio umano/sentimentale irrisolto, il film sfugge ogni interpretazione definitiva, si concede solo al campo delle ipotesi; riferimento per generazioni di cineasti (si pensi al ruolo della “spiaggia” in Ozon) oggi è potenzialmente rivedibile e percorribile all’infinito, come ogni classico che congela il quadrante del tempo.(…)
L’opinione di Baliverna dal sito http://www.filmtv.it

Rohmer costruisce il consueto mosaico, o labirinto sentimentale tra una manciata di personaggi che si incontrano per caso e si frequentano per un breve periodo di tempo. Come al solito all’inizio sembra non succedere niente, ma ecco che si crea un intreccio di amori, attrazioni, respingimenti, inganni e indifferenze, e noi vi restiamo avvolti assieme ai personaggi. I dialoghi – come sempre nel regista francese – giocano un ruolo primario e necessitano di attenzione per essere seguiti. Le battute che andrebbero trascritte su un quaderno sono numerose, perché fanno proprio centro su certi modi di pensare e di parlare delle donne. Rohmer era un grande e acuto osservatore delle persone e del loro modo di comportarsi: qui si direbbe quasi che gli uomini li osservi dal di fuori, mentre delle donne tenti anche di cogliere le pieghe e le sfumature del loro animo, con i complessi giochi interni e le contraddizioni del caso.
Gli attori sono molto in parte, e i loro personaggi sono descritti con precisione e realismo. Guardando il film si pensa spesso che le persone sono così anche nella realtà (nel senso di tipi umani) e che con quelle persone le cose vanno spesso in quel modo. Efficaci ho trovato in particolare il tizio che fa il “vecchio” della situazione, e la bionda cugina di Pauline. E’ proprio il tipo che piace alle donne, e infatti ne ha molte, ma guai a quella che pensasse di essere l’unica, o anche di essere importante. La cugina, dal canto suo, ci casca, si innamora di lui, e si rifiuta di riconoscere che tipo sia anche quando avrebbe motivo per pesanti sospetti. L’ultimo dialogo tra lei e la ragazza è emblematico: entrambe, l’una a torto e l’altra a ragione, si sforzano di vedere gli uomini di cui sono innamorate sotto una buona luce. Il fatto che essi siano sinceri o no è qui marginale; quello che conta è il disinteresse di fondo che le due donne hanno per la verità e la propensione ad ingannarsi, o a vedere gli uomini come più loro aggrada. E’ un finale inaspettato, che lascia forse un po’ il boccone in gola, ma in fin dei conti è anche di grande intelligenza.

Pauline alla spiaggia banner foto

Pauline alla spiaggia foto2

Pauline alla spiaggia foto1

Pauline alla spiaggia foto 4

Pauline alla spiaggia foto 3

Pauline alla spiaggia foto 6

Pauline alla spiaggia foto 5

Pauline alla spiaggia foto 8

Pauline alla spiaggia foto 7

Pauline alla spiaggia locandina 5

Pauline alla spiaggia locandina 4

Pauline alla spiaggia locandina 3

Pauline alla spiaggia locandina 1

Pauline alla spiaggia lobby card 1

settembre 14, 2015 Pubblicato da: | Commedia | , , | 2 commenti

Racconto d’inverno

Nel 1992 Eric Rohmer dirige il secondo film del ciclo delle stagioni,intitolandolo semplicemente Racconto d’inverno (Compre d’hiver in originale),preceduto da Racconto di primavera e seguito poi da Racconto d’estate e Racconto d’autunno.Un film che è contemporaneamente una storia d’amore e una storia di speranza,il racconto del dilemma di vita di una donna,alla ricerca del perduto primo amore e divisa tra l’affetto,completamente diverso nelle forme per due uomini a loro volta antitetici.

Ed è la storia di una lunga ricerca,coronata da un miracolo finale,che permetterà alla protagonista della storia di ricongiungersi inaspettatamente e in modo assolutamente casuale con il suo primo amore. Rohmer,regista dall’arte sottile e poetica, utilizza perfettamente gli strumenti a sua disposizione, creando una storia semplice ma al tempo stesso accattivante,dirigendo con la consueta maestria un cast solido anche se non composto da grandi nomi.Il regista di punta della Nouvelle vague,autore di capolavori come Il raggio verde o Pauline alla spiaggia usa la sua consueta forma elegante specie nelle riprese fotografiche morbide e delicate,un linguaggio semplice e diretto utilizzando per il racconto citazioni da autori come Shakespeare,Platone e Pascal.Una storia nel complesso semplice,articolata attorno alla figura di Felicie,una graziosa ragazza parigina che nel corso di una vacanza in Bretagna conosce l’altrettanto giovane Charles,del quale si innamora profondamente.

Racconto d'inverno 7

Racconto d'inverno 8

Racconto d'inverno 9

I due sono giovani,belli e innamorati;la stagione estiva trascorre tra amore e coccole fino al fatale giorno del distacco.Felicie deve tornare a casa e lascia a Charles il suo indirizzo sbagliando però incredibilmente il comune delle banlieu nel quale vive.Felicie scopre di essere incinta ma Charles non si vede e non potrebbe essere altrimenti visto l’errore della ragazza.Cinque anni dopo ritroviamo Felicie alle prese con sua figlia Elise;ha una vita tranquilla,divisa tra il lavoro di parrucchiera presso Maxence con il quale ha una relazione e il timido e tranquillo bibliotecario Loic,innamorato senza speranza della donna.E’ Maxence a spuntarla su Loic ;l’uomo convince Felicie a seguirla a Nevers,dove sta per aprire un negozio di parrucchiere e dopo essersi separato dalla moglie.Felicie annuncia a Loic la decisione presa,sopratutto dopo essersi resa conto che l’ambiente che frequenta l’amico non le è affatto congeniale e parte con Maxence verso la nuova avventura.Ma il rapporto tra i due non è facile.

Maxence ha molta personalità e sopratutto tende a schiacciare la donna e ben presto Felicie si rende conto di aver fatto un errore, visto anche che Elise non sembra affatto felice nella nuova realtà in cui vive.In un colloquio con Maxence,Felicie confessa all’uomo di essere ancora innamorata di Charles,l’unico vero grande amore della sua vita poi d’improvviso decide di far ritorno a Parigi,nonostante l’opposizione di Maxence che vorrebbe tenerla con se.Così la donna ritorna alla sua vecchia vita,riallaccia i rapporti con Loic al quale racconta la verità sul suo rapporto con Maxence e quello con Charles,chiedendo a Loic di esserle amico senza però coinvolgimenti sentimentali.Una sera a teatro,mentre assiste ad una rappresentazione di A winter tale di Shakespeare a Felicie tornano in mente i ricordi dell’estate passata con Charles e prende la decisione di cercare l’uomo della sua vita.La vita scorre tranquilla.Felicie frequenta Loic che ha stabilito un ottimo rapporto con sua figlia Elise;la donna vuol bene al bibliotecario ma quando lui le chiede di passare l’ultimo dell’anno con la sua famiglia,Felicie rifiuta,conscia del fatto che l’uomo potrebbe presentarla come la sua compagna.

Racconto d'inverno 10

Racconto d'inverno 11

L’ultimo dell’anno la lunga ricerca della donna ha una svolta inaspettata;nell’autobus sul quale sale con la figlia c’è il tanto cercato Charles in compagnia di una donna.Non reggendo all’emozione Felicie scende dall’autobus inseguito da Charles che le confessa il suo amore per lei.Tra i due può riprendere la storia interrotta dal caso anni prima.Felicie porta a casa sua Charles e sotto gli occhi stupiti della madre e della sorella piange di felicità con sua figlia Elise,,,,

Un film tenero strutturato in parte come una favola a lieto fine in parte come racconto del percorso individuale di una donna coraggiosa che non rinuncia a cercare il suo sogno,interrotto solo da un fortuito e sfortunato caso anni prima.Rohmer mette molta cura nella descrizione del rapporto a tre che Felicie stabilisce con gli altri due uomini della sua vita,il dolce e intellettuale Loic e il ben più sensuale e per certi versi forte e dominatore Maxence.Il bisogno d’affetto ma anche la ricerca della propria identità,le relazioni di Felicie con ilmondo esterno opposte al ricordo di un’estate indimenticabile che le ha comunque segnato la vita,il tenero rapporto con la figlia,frutto dell’amore con Charles e la ricerca di una via alla serenità e infine la ricerca di quella felicità che la donna sente come un giusto risarcimento,poi la ricerca di Charles,impresa ritenuta impossibile anche dagli affetti di Felicie si snodano attraverso due ore di cinema elegante e raffinato,caratteristiche peculiari del grande regista francese,uno dei più delicati e descrittivi della storia del cinema mondiale.

Il film di Rohmer ha una sua grazia leggera e un suo fascino discreto legato in primis alla figura della romantica Felicie e del rapporto che la stessa instaura con tre uomini diversi fra loro,uomini che hanno un’influenza affatto dissimile sulla sua vita.Il finale rende alla donna la felicità e stabilisce una degna conclusione di quella che è per certi versi una favola sulla fede nell’amore,un credo cieco e assoluto sulla possibilità che anche un miracolo possa accadere con sullo sfondo la ricerca di questo amore,che Felicie praticherà sempre.I legami con gli altri due uomini contano poco visto che è Charles l’oggetto del desiderio,all’apparenza impossibile, della donna.

Racconto d'inverno 13

Ma i miracoli accadono,basta solo crederci.Accolto in modo tiepido se non freddo dalla critica,che considera questo episodio come il più debole tra i quattro racconti del ciclo delle stagioni, Racconto d’inverno ha viceversa una sua grazia sottile e una delicatezza d’espressione visiva e di narrazione esemplare.

Il mondo rohmeriano,fatto di quotidiano,di gente qualsiasi alle prese con una realtà difficile e per certi versi angosciante è qui espressa con meno profondità del solito ma con la consueta abilità di Rohmer nel mostrare aspetti delle vicende umane in simbiosi con la vita di una persona qualsiasi,come nel caso di questo film è Felicie.Se un appunto può essere mosso a Rohmer è l’aver scelto per una volta un mondo piccolo borghese che non è certo una costante dei suoi film e di aver privilegiato una conclusione del film assolutamente improbabile.Ma la linea della pellicola è quella sin dall’inizio,con l’antefatto dell’amore perso per un incredibile errore da parte di Felicie e una volta impostato il racconto in quel modo,Rohmer sceglie proprio la strada dell’improbabile,giungendo quindi alla conclusione altrettanto improbabile come l’inizio.

Racconto d'inverno 14

Il film è lento,descrittivo,denso di citazioni e di dialoghi sulla vita,sulla morte,sull’amore e su Dio,temi da sempre cari al regista e inevitabilmente anche di sicuro fascino per il pubblico che tuttavia non apprezzò mai questo lavoro di Rohmer.

Molto brava Charlotte Very,protagonista del film, dal volto quasi anonimo ma intenso ed espressivo mentre nient’altro più che sufficienti gli altri attori.Come sempre nel cinema rohmeriano a parlare sono le scene e gli ambienti,gli attori sembrano quasi uno sfondo obbligatorio.Un film dalla difficile reperibilità,passato quasi inosservato nelle sale e apprezzato in pratica solo dai numerosi fans del regista parigino.

Banner

Racconto d’inverno
Un film di Eric Rohmer. Con Charlotte Very, Fredric Van Den Driessche, Hervé Furic, Marie Rivière, Rosette, Roger Dumas Titolo originale Conte d’hiver. Commedia, durata 114 min. – Francia 1991

Racconto d'inverno banner gallery

Racconto d'inverno 12

Racconto d'inverno 16

Racconto d'inverno 6

Racconto d'inverno 5

Racconto d'inverno 4

Racconto d'inverno 3

Racconto d'inverno 2

Racconto d'inverno 1

Racconto d'inverno banner protagonisti

Charlotte Véry: Félicie

Frédéric van den Driessche: Charles

Michel Voletti: Maxence

Hervé Furic: Loïc

Ava Loraschi: Élise

Christiane Desbois: la madre

Rosette: la sorella

Jean-Luc Revol: il cognato

Haydée Caillot: Edwige

Jean-Claude Biette: Quentin

Marie Rivière: Dora

Claudine Paringaux: una cliente

Roger Dumas: Léontès

Danièle Lebrun: Paulina

Diane Lepvrier: Hermione

Edwige Navarro: Perdita

Racconto d'inverno banner cast

Regia Éric Rohmer

Sceneggiatura Éric Rohmer

Produttore Margaret Ménégoz

Casa di produzione Les Films du Losange, Compagnie Éric Rohmer

Fotografia Luc Pagès

Montaggio Mary Stephen

Musiche Sébastien Erms

Costumi Pierre-Jean Larroque

Racconto d'inverno banner recensioni

L’opinione del sito http://www.4si.ch

“Questo secondo episodio dei Racconti delle Quattro Stagioni inizia come non iniziano mai i film di Eric Rohmer. In modo esplicito, quasi sfrontato. Una giovane coppia che fa l’amore su una spiaggia soleggiata della Bretagna, onde sulla sabbia e sospiri di piacere. E, come non bastasse: al bis in stanza, sentiamo lui rimproverare lei di “non avere fatto attenzione”. Eccola infatti alla sequenza successiva, con figlioletta, ma senza il padre. Perché Félicie si è sbagliata: per uno di quegli errori che sembrano impossibili, aveva dato al bell’americano un indirizzo errato. Impossibile per impossibile, tanto varrà allora giocare uno di quei giochi nei quali Rohmer eccelle: da quell’istante Félicie viaggerà da un uomo all’altro. Ed in metro, in auto, in bus ed in treno: sempre in attesa di trovare terra ferma. E, soprattutto, di un improbabile – ma ineluttabilmente voluto da chi comanda i giochi – happy end predestinato.

Tra questi due momenti d’intensa felicità RACCONTO D’INVERNO inventa l’ormai solita, deliziosa piccola musica rohmeriana. Fatta di tutto e niente. Di rispetto terrificante della realtà (nessuno, meglio di Rohmer è riuscito a parlarci della nostra epoca, legandola indissolubilmente agli affetti di un proprio mondo poetico) e di banale favolistica-fumetto; di dissertazioni sulla reincarnazione, la provvidenza o la reminiscenza platonica. E di Shakespeare. Che non solo ispira a Rohmer il tema ed il titolo. Ma conforta Félicie, quando la conducono a teatro, perché “c’è della gente che credevamo morta, ed invece resuscita”.

Félicie è parrucchiera: e l’aspetto indimenticabile di CONTE D’HIVER è la misura, la giustezza con la quale Rohmer iscrive il suo romanzo d’appendice in una realistica e poetica cornice di condizione e di sogni piccolo-borghesi ed impiegatizi. Di tendine smunte e filodendri stenti, moquette rancide e mobiletti beige.

È da questo mondo, sinistro e commovente al tempo stesso, che l’occhio impietoso e tenero della cinepresa riesce, una volta ancora a far sgorgare quelle due cose che ci sono indispensabili: la verità ed il sogno.”

Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

B. Legnani

Pachidermico, noioso. Film che tratta dei sentimenti della protagonista, ma che lo fa con lentezza di ritmi, con appesantimenti laterali e con un linguaggio cinematografico che favorisce l’assopimento. Mi sembra di non aver notato neppure un controcampo (o forse mi ero addormentato e non me ne sono accorto: ma poco cambia). Evitabile (tranquilli: buona parte della Critica non lo ama più di tanto…).

Homesick

Nel secondo racconto del ciclo delle “quattro stagioni” i dialoghi si arrovellano ancora in citazioni letterarie (l’innesto teatrale di Shakespeare) e filosofiche (metempsicosi, Platone e Pascal), ma acquisiscono una deliziosa morbidezza mancante nel primaverile, mentre le dinamiche tra amore e Caso anticipano taluni contenuti dell’estivo, oltre ad impostare uno schema drammatico ad esso inverso e complementare (una donna divisa fra tre uomini). Veritiero il personaggio della Very nella sua parossistica indecisione associata ad un ottimismo di fondo. Epilogo accomodante e natalizio.

Saintgifts

Il racconto d’inverno inizia con un amore estivo tra i due protagonisti, che poi si perderanno di vista, per una svista, e che lascerà Felicie incinta di una bambina. È durante il Natale di quattro anni dopo che si svolge il racconto d’inverno, che ha una citazione anche per quello di Shakespeare e che vede Felicie innamorata di due uomini che prende e lascia con la velocità del suono, apparentemente in modo capriccioso. Dialoghi “colti” sulla vita, sulla religione e sull’amore, che portano ad un finale tanto consolatorio quanto improbabile.

Racconto d'inverno banner locandine

Racconto d'inverno locandina 3

Racconto d'inverno locandina 1

Racconto d'inverno foto 1

settembre 11, 2015 Pubblicato da: | Commedia | , | 1 commento

Venga a prendere il caffè da noi

Venga a prendere il caffÞ da noi locandina 2

La spartizione è il secondo romanzo scritto da Piero Chiara dopo Il piatto piange; nel 1970 Alberto Lattuada riduce per lo schermo il romanzo dello scrittore di Luino mutando il titolo in Venga a prendere il caffè da noi e mantenendo praticamente intatta l’atmosfera ridanciana e grottesca del romanzo, che è una delle cose migliori di Chiara, autore saccheggiato a buon motivo dai registi cinematografici.
Aiutato dallo stesso Chiara e con l’aiuto importante del critico Tullio Kezich,Lattuada dirige un film amaro e al tempo stesso di stile quasi boccaccesco,ricreando l’ambiente piccolo borghese in cui si muovono i personaggi del film, ambientato nella bella Luino,piccola perla del varesotto che sorge sul lago Maggiore,che fa da cornice alle storie parallele e al tempo stesso incrociate del protagonista maschile,Emerenziano Paronzini e delle tre sorelle Tettamanzi,Camilla Fortunata e Tarsilia.
Lattuada trasla il film dall’epoca fascista ai primi anni sessanta,modificando il finale; non sono scelte da poco che però alla fine non mutano l’economia del film.
Il gusto per il grottesco,per il surreale e al tempo stesso ironico sguardo sulla piccola provincia italiana di Chiara è ripreso in maniera praticamente perfetta da Lattuada, che ha anche l’intuito e la fortuna di scegliere come protagonista nelle vesti di Emerenziano, funzionario integerrimo del Ministero delle Finanze,il grande Ugo Tognazzi, sornione come un gatto che ha avvistato un topo ed aspetta il momento giusto per papparselo.

Venga a prendere il caffÞ da noi 4

Venga a prendere il caffÞ da noi 5
L’attore cremonese è nel pieno della sua maturità artistica e lo dimostra appieno in questo film godibile, allegro e ironico,nel quale interpreta il ruolo di un allupato dipendente pubblico che stanco della vita da single e sopratutto affetto da un’incontrollabile frenesia sessuale,decide di mettere assieme l’utile e il dilettevole, puntando gli occhi su tre sorelle anche loro single ma con alle spalle un ricco patrimonio lasciato loro dal padre.
Il che a ben vedere è la ciliegina sulla torta,la molla che spingerà l’uomo a corteggiare le tre sorelle.
Lattuada punta molto sull’atmosfera ironica del romanzo e nel film si lascia trasportare sia dalla stessa atmosfera sia dal fascino che emana dalla ridanciana cittadina lombarda;il lago, le belle e linde case di Luino, la simpatia della popolazione locale,istrionica e a tratti furba costituiscono l’ossatura del film, che veleggia dall’inizio alla fine su una leggerezza di fondo che non scade mai nel banale,anzi.
Assistiamo alle imprese di Emerenziano carpendo i suoi pensieri,il suo modus vivendi e il suo modus operandi;sappiamo in anticipo le sue mosse e se non parteggiamo per lui è solo perchè romanticamente ci aspetteremmo motivazioni più profonde alla base dell’operato dell’uomo.

Venga a prendere il caffè da noi 1

Venga a prendere il caffè da noi 2
Che invece sceglie coscientemente di sedurre dapprima una delle sorelle e poi infine le altre due,in una atmosfera di quadrilatero di amorosi sensi mai scadente nel volgare o nell’erotico.
A ben guardare è proprio questa una delle peculiarità del film,ovvero lo scansare come la peste le scene di nudità facili e cattura pubblico optando invece per una sana e ironica comicità che non è di grana grossa, tutt’altro.
In una recensione si legge testualmente “Una commedia di gusto grossolano, diretta con mestiere e sorretta da una riuscita caratterizzazione dei personaggi, ma fastidiosa e disgustosa per la volgarità di cui è impregnata” (Segnalazioni Cinematografiche)
Nulla di più lontano dal vero.Non c’è nulla di volgare a livello visivo,nulla nei dialoghi se non l’arguzia tipica della gente di provincia, sempre pronta a trovare un motto o una battuta sagace su quello che accade,sulla vita stessa.
Veniamo alla trama:
Emerenziano Paronzini è quindi alla ricerca di una donna con cui accasarsi.E’ stanco della sua solitaria vita da single,inoltre essendo un reduce di guerra tornato a casa con una fastidiosa menomazione.
Individua tre sorelle , Camilla,Fortunata e Tarsilia Tettamanzi come sue prede e decide di prenderne una in moglie, in modo da assicurarsi non solo una donna che lo serva e lo riverisca, ma un comodo approdo per i suoi pruriti sessuali.

Venga a prendere il caffè da noi 3

Venga a prendere il caffÞ da noi 10
Fantastica la descrizione che da Piero Chiara delle tre sorelle:
“Brutte ciascuna a suo modo di una bruttezza singolare, e consapevoli della ripugnanza che ispiravano agli uomini, avevano tacitamente soppresso l’amore, come se l’avessero seppellito in giardino per nascondere una vergogna. In verità, neppure quando andavano a scuola, e Camilla addirittura all’Università, nessun uomo aveva pensato di farle accorte del loro sesso; né poteva essere diversamente, per quei tre frutti malformati di un matrimonio che era stato di puro interesse, tra il loro padre – una specie di pappagallo con le gambe storte – e la loro madre, mal sortito avanzo di una vecchia famiglia
Nella realtà del film, le tre sorelle sono interpretate magistralmente da tre attrici non certo brutte,anzi a loro modo con un certo fascino.
Tornando alla pellicola,Emerenziano riesce ad entrare in casa Tettamanzi e dopo un breve corteggiamento seduce Fortunata,individuata dallo scaltro uomo come la preda più facile e abbordabile.
Il matrimonio va in porto e al ritorno dal viaggio di nozze, che è stato un vero e proprio tour de force sessuale per Fortunata (il dottore che la visita la troverà “vaginalmente infiammata“) Emerenziano si stabilisce nella casa delle donne.

Venga a prendere il caffè da noi 16

Venga a prendere il caffè da noi 17
Riverito come un sibarita, l’uomo inizia a guardare con un certo appetito sessuale le altre due sorelle e alla fine le seduce entrambe.
Inizia così un rapporto a quattro, con il sultano che a turno giace con una delle concubine.
In seguito il vorace e instancabile appetito dell’uomo si rivolge anche alla domestica Caterina;ma una sera,mentre è intento nella sua opera di seduzione,Emerenziano che ha ecceduto nelle libagioni finisce per avere un colpo apoplettico; da quel momento dovrà vivere su una sedia a rotelle, accudito comunque amorevolmente dalle tre sorelle,che lo portano a spasso come un trofeo di caccia.
Venga a prendere il caffè da noi è uno dei più grandi successi della straordinaria stagione cinematografica del 1970; solo film straordinari come Lo chiamavano Trinità di E.B. Clucher,Per grazia ricevuta di Manfredi (vera star office della stagione),Anonimo veneziano di Enrico Maria Salerno,Il piccolo grande uomo di Arthur Penn,Borsalino di Jacques Deray,Il gatto a 9 code di Dario Argento faranno meglio della pellicola di Lattuada.
Guardando la presenza di questi film non si può non provare nostalgia per quella straordinaria e feconda stagione cinematografica che fu il 1970…
Il film come già detto si avvale della location bellissima e fiabesca di Luino,della presenza di un grande Tognazzi, di dialoghi divertenti e di una sceneggiatura di prim’ordine.
Non dimentichiamo anche le tre bravissime protagoniste femminili, Francesca Romana Coluzzi(Tarsilla Tettamanzi) alla quale perfidamente Lattuada applica una antiestetica peluria sulle labbra,Milena Vukotic (Camilla Tettamanzi) e infine Angela Goodwin (Fortunata Tettamanzi); tre attrici dalla futura lunga e longeva carriera cinematografica,lusinghiera e meritata.
Nel film compare anche lo stesso Piero Chiara nel ruolo di Pozzi.
Un film ancora oggi fresco e divertente,irriverente.
Che potrete vedere in una buona qualità su You tube all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=k8VBzpmPr_o
Buona visione con un grande film targato anni settanta…

Venga a prendere il caffÞ da noi 7

Venga a prendere il caffè da noi

Un film di Alberto Lattuada. Con Ugo Tognazzi, Angela Goodwin, Milena Vukotic, Francesca Romana Coluzzi, Checco Rissone,Piero Chiara, Alberto Lattuada, Antonio Piovanelli, Carla Mancini Commedia, Ratings: Kids+16, durata 113 min. – Italia 1970.

Venga a prendere il caffè da noi banner gallery

Venga a prendere il caffÞ da noi 8

Venga a prendere il caffÞ da noi 9

Venga a prendere il caffÞ da noi 11

Venga a prendere il caffÞ da noi 12

Venga a prendere il caffÞ da noi 13

Venga a prendere il caffÞ da noi 14

Venga a prendere il caffÞ da noi 15

Venga a prendere il caffè da noi banner protagonisti

Francesca Romana Coluzzi: Tarsilla Tettamanzi
Ugo Tognazzi: Emerenziano Paronzini
Milena Vukotic: Camilla Tettamanzi
Angela Goodwin: Fortunata Tettamanzi
Jean Jacques Fourgeaud: Paolino
Valentine: Caterina, la cameriera
Checco Rissone: Mansueto Tettamanzi, il padre delle sorelle
Piero Chiara: Pozzi
Natale Nazzareno: garzone
Carla Mancini: studentessa
Alberto Lattuada: Raggi, il dottore
Antonio Piovanelli: Don Casimiro

Venga a prendere il caffè da noi banner cast

Regia Alberto Lattuada
Soggetto Piero Chiara (romanzo)
Sceneggiatura Alberto Lattuada
Adriano Baracco
Tullio Kezich
Piero Chiara
Produttore Maurizio Lodi Fé
Casa di produzione Mars Film Produzione
Distribuzione (Italia) Paramount
Fotografia Lamberto Caimi
Montaggio Sergio Montanari
Musiche Fred Bongusto
Tema musicale Vivienne eseguita da Fred Bongusto
Scenografia Vincenzo Del Prato
Costumi Dario Cecchi
Trucco Eligio Trani

“Come dice il Mantegazza, alla mia età ho bisogno delle tre c: caldo, coccole e cibo!”
“Dovevamo rompere le reni alla Grecia, Hanno rotto il culo a me!”
“”Però anche voi, che cambiamento: sembrate tre puttane!”

Venga a prendere il caffè da noi banner incipit

Venga a prendere il caffè da noi locandina libro

Da dove era venuto con quella faccia severa, con quell’aspetto composto e a prima vista distinto? Da qualche importante città, da una famiglia di rango, da una lunga abitudine alla riservatezza?
Solo dopo qualche mese si seppe che veniva, in seguito a trasferimento d’ufficio, dal capoluogo della provincia; ma. che era di Cantévria, un paesucolo della Valcuvia, a pochi chilometri da Luino.
“Da Cantévria con quel nome?” si domandava la gente. E nessuno credeva possibile che da quel luogo di campagna, abitato da contadini e da famiglie d’emigranti, potesse uscire un funzionario, anche d’infimo grado, dell’Ufficio Bollo e Demanio; e con quel nome, Emerenziano Paronzini, che sembrava il nome di un generale, benché fosse senza mistero per la Valcuvia dove esistevano molti Emerenziani ed Emerenziane e dove il cognome Paronzini si ripete in più posti.

Venga a prendere il caffè da noi banner recensioni
L’opinione di Will Kane dal sito http://www.filmtv.it

Dal romanzo di Piero Chiara(che appare nel piccolo ruolo del commercialista del bottegaio in crisi Jean-Jacques Forgeraud,amante clandestino della sorella Tettamanzi più vistosa,Francesca Romana Coluzzi) intitolato “La spartizione”, l’occasione per un numero dei suoi per Ugo Tognazzi, tra i mostri sacri del pantheon attoriale italico, probabilmente il più duttile:ometto di impostazione rigida, programmatore freddo e calcolatore del proprio futuro, da sistemarsi con un buon partito, individuato in una a scelta di tre sorelle ereditiere di un solido patrimonio, avvicinate con il pretesto di un aiuto a proposito di un nodo gabellare,visto che Eremenziano Paronzini(nome veramente indovinato per un personaggio del genere) è un funzionario dell’ufficio imposte, azzecca quasi ogni mossa,salvo farsi prendere dall’ingordigia degli appetiti sessuali. Lattuada(anche lui presente,nel cameo del dottore di famiglia Tettamanzi) dipinge con sapiente malignità il quadro grigiastro della vita di provincia in riva al lago, la repressione sessuale di una tipica mentalità borghesotta, la vocazione ad un dissolutismo grottesco repressa ivi compresa. Benchè felicemente ambientato,”Venga a prendere il caffè da noi” ha un buon corpo attoriale,ma sembra che Tognazzi presti al personaggio un buon mestiere, e non l’estro di sempre, o comunque non è al massimo delle sue potenzialità d’attore, benchè si tratti di un carattere rigido che rivela tutto insieme le sue aspirazioni da satiro attempato, e il monologo a tavola(“Dovevamo spezzare le reni alla Grecia, e invece hanno rotto il culo a me!” esclama a un certo punto) è un bel crescendo d’interprete, ma sono altri i personaggi, vedi “Amici miei”,”Romanzo popolare”,per citarne due soli, che sono veramente memorabili tra quelli interpretati dal grande attore cremonese. Bravissime anche le tre interpreti, soprattutto la “tanta” Francesca Romana Coluzzi,purtroppo deceduta in questi giorni.

Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

B.Legnani

Tutto molto corretto e composto, in linea con la sana (almeno in apparenza) provincia lombarda. Tognazzi disegna bene il protagonista e talora lo fa quasi sotto-recitando. Le tre donne sono molto brave. Fourgeaud è doppiato da Nino Castelnuovo. Ruolo della vita per la Coluzzi.

Galbo

Nella cornice perbenista ed ipocrita della meravigliosamente rappresentata provincia italiana, si muove un poersonaggio che non potrebbe essere più italico di così, il seduttore ragionere benissimo interpretato da Tognazzi in uno dei migliori ruoli della carriera. Buon film di Lattuada che sfrutta la massimo le corde satiriche della sceneggiatura.

Pigro

Il placido lago prealpino nasconde i bollenti spiriti di tre sorelle zitelle, presto appagati dal “gallo” che ha capito come dare una svolta alla propria vita. E così questa piacevole commedia ci diverte non solo con le pennellate satiriche sulla sessuofobia ipocrita, ma anche con deliziose annotazioni psicologiche al limite del caricaturale che Lattuada destina a tutti i protagonisti di questo girotondo erotico-grottesco. Magistrale Tognazzi nella sua maschera da macho calcolatore, impagabili le tre grazie, pudiche e assatanate.

Homesick

L’Italia non è più fascista e l’epilogo meno drastico, ma l’adattamento di Lattuada rispetta la garbata licenziosità del romanzo di Chiara e la sua rappresentazione di una provincia immobile e perbenista. Nel superlativo Tognazzi si ritrovano – ora accennati, ora enfatizzati – gesti, sguardi e manie del trigamo e taciturno Paronzini, così come il terzetto “gambe” Coluzzi-“capelli” Goodwin-“mani” Vukotic è l’ideale ritratto cinematografico delle represse sorelle Tettamanzi. L’ottimo risultato è altresì favorito dalle musiche di Bongusto, che catturano al volo lo spirito della commedia.

Daniela

Emerenziano Paronzini, metodico ragioniere di mezz’età, si sistema sposando una delle tre ricche sorelle Tettamanzi, ma non disdegna il talamo delle altre due… Ritratto satirico della vita di provincia, piatta come le acque del lago su cui si affaccia la cittadina in cui è ambientata la vicenda ma anche altrettanto torbida, dato che le apparenze bigotte nascondono voglie proibite e vizietti inconfessabili. Memorabile la caratterizzazione di Tognazzi, ma non vanno dimenticate Goodwin e Vukotic con la loro vibrante “bruttezza”. Meno credibile nel ruolo la stangona Coluzzi.

Markus

Trasposizione cinematografica del romanzo di Piero Chiara “La spartizione”. L’interprete principale è un istrionico e superbo Ugo Tognazzi, nei panni d’un uomo che, malgrado la bruttezza d’una donna, la sposa perché ricca. Una volta piazzato in casa, coglie l’occasione per deflorare anche le due cognatine fino ad un imprevisto finale. Girato a Luino, il film gode di grande ritmica degli eventi e di una sano cinismo. Lattuada ci mostra per l’ennesima volta una certa tendenza per il feticismo (gambe e piedi femminili). Rallegramenti.

Cangaceiro

Il merito di Lattuada è parlare per quasi 2 ore di pruriti sessuali e istinti carnali (mostrandoci anche qualcosina) senza mai risultare volgare. Il filoconduttore è tutto qui: la ricerca dello “star bene” in tutti i sensi, senza farsi troppi scrupoli morali, il tutto calato nella sana provincia italiana di allora, qui ben fotografata, una sorta di “do ut des” che soddisfa tutti. Domina Tognazzi, bravissimo nell’interpretare con raffinatezza un uomo piccolo ed egoista. Tra le sorelle spicca una Coluzzi quasi irriconoscibile. Tante le scelte registiche azzeccate.

Venga a prendere il caffè da noi banner foto

Venga a prendere il caffè da noi foto 1

Venga a prendere il caffè da noi foto 2

Venga a prendere il caffè da noi foto 3

Venga a prendere il caffè da noi foto 4

Venga a prendere il caffÞ da noi lobby card

Venga a prendere il caffÞ da noi locandina

Venga a prendere il caffÞ da noi locandina 3

Venga a prendere il caffÞ da noi locandina 4

agosto 28, 2015 Pubblicato da: | Commedia | , , , , | 4 commenti

La sbandata

La sbandata locandina 1

Salvatore Cannavone ha lavorato duramente per oltre trent’anni in America.
Ciabattino,lustrascarpe e altro,risparmiando centesimo su centesimo ha messo da parte una piccola fortuna e ha deciso di rientrare in Sicilia,spinto dalla nostalgia.
Qui l’uomo viene accolto in casa (in modo interessato) da suo fratello Raffaele,sposato con l’avvenente Rosa e padre della bella Mariuccia.
Da subito l’uomo avverte una tempesta ormonale;anni di astinenza e di desideri repressi fanno divampare in lui il desiderio di una donna.
E sotto il suo sguardo interessato non può non finire Mariuccia,che dal canto suo sembra accettare la corte di suo zio,spingendosi anzi in la, coinvolgendo il maturo uomo in un gioco fatto di provocazioni e ammiccamenti.

La sbandata 2

La sbandata 3
La ragazza intuisce il punto debole dello zio e ne incoraggia i pruriti e le fantasie;senza mai accettare esplicitamente rapporti completi,tiene l’uomo sulla graticola e ne approfitta per ricavarne regali in denaro,sotto lo sguardo assente (ma non troppo) del padre.
Dopo un po di tempo sia Raffaele che Mariuccia hanno ciò che vogliono:l’uomo una casa nuova e la ragazza soldi e corredo.
A questo punto ecco che spunta un giovane che chiede la mano della ragazza,accordata dai genitori.
Per Salvatore sembra che la beffa sia compiuta ma al contrario sarà proprio in quel momento che riuscirà ad avere finalmente la ragazza e con essa anche la bella cognata…
La sbandata è un film del 1974 diretto da Alfredo Malfatti,primo e unico film diretto in carriera dal regista.
E a vedere l’esito di questa prova,non si può certo dire che il cinema abbia perso un protagonista memorabile.In realtà,secondo quando dichiarato dalla protagonista del film,Eleonora Giorgi,la pellicola è stata diretta da Salvatore Samperi, che non volendo (e non potendo) firmare il film,si nascose dietro la figura oscura di Malfatti per dirigerla completamente.

La sbandata 4

La sbandata 1
Storia di corna,incesto e tradimenti,La sbandata è il classico film samperiano,pruriginoso e ammiccante,nello stile tipico del regista di Malizia,ben lontano qui dal risultato della commedia che aveva visto come protagonista la splendida Laura Antonelli.
Il film è banale e sciatto,appesantito anche dall’insopportabile figura di Domenico Modugno,che caratterizza all’eccesso la figura dell’emigrante figliol prodigo Salvatore Cannavone, affetto da evidente sindorme senile di attività ipersessuale.
Sigari a gogo,un’espressione tra il laido e il furbo alla Calandrino,Modugno imperversa per il film rendendo particolarmente odiosa la figura di Salvatore,tanto da far desiderare allo spettatore di vederlo punito e spogliato completamente dei suoi averi.
Invece finisce diversamente,e la commedia che in qualche momento aveva cercato la strada improbabile della satira,sbanda e finisce in farsa.

La sbandata 13

La sbandata 11
A ben vedere il titolo del film,La sbandata,andava applicato letteralmente,intendendo il tutto come una sbandata in corso d’opera di un prodotto della commedia sexy all’italiana,anche se in realtà di pecoreccio e voyeuristico non è che ci sia chissà cosa.

La sbandata 6

La sbandata 7

Il film è tratto dal romanzo Il volantino di Pietro A. Buttitta e ne riprende l’ambientazione sicula, cara a tanti registi del cinema nostrano.
Indolenza,pigrizia e ancora malizia e furbizia,scarsa voglia di lavorare,il siciliano con i baffi,la donna furba e vogliosa,il familiare becco e contento,insomma tutti i segni caratteristici da sempre attribuiti ai meridionali e nello specifico ai siciliani;la solfa è sempre la stessa,cambiano i protagonisti ma mai gli scenari e gli sfondi.
A parte Modugno,indisponente e antipatico,nel film c’è una giovane e bella Eleonora Giorgi,ventunenne,che si era fatta apprezzare per gli scabrosi Storia di una monaca di clausura e Appassionata e sopratutto per Alla mia cara mamma nel giorno del suo compleanno, di Luciano Salce,film che le aveva dato anche una patente di attrice in erba dalle buone qualità e non solo dal bel corpo.
L’attrice romana non demerita,pur nel grigiore (oserei dire squallore) generale, mentre sicuramente più apprezzabile, anche se defilata rispetto ai due protagonisti citati è la splendida Luciana Paluzzi,nel ruolo della madre di Mariuccia.

La sbandata 5
C’è posto anche per uno spaesato Pippo Franco,presenza fissa di tantissime commedie sexy.
Null’altro da segnalare se non il consiglio di lasciar perdere un film stanco e banale,in cui il tentativo di Samperi di fare satira bonaria e comicità ridanciana svanisce dopo pochi minuti dall’inizio della pellicola.
La sbandata
Un film di Alfredo Malfatti. Con Luciana Paluzzi, Domenico Modugno, Eleonora Giorgi, Umberto Spadaro,Pippo Franco, Franco Agostini Erotico, durata 90 min. – Italia 1975

Banner gallery

La sbandata 9

La sbandata 10

La sbandata 12

La sbandata 14

Banner personaggi

Domenico Modugno: Salvatore Cannavone
Eleonora Giorgi: Mariuccia, figlia di Raffaele
Pippo Franco: Raffaele Cannavone
Luciana Paluzzi: Rosa, moglie di Raffaele
Umberto Spadaro: dottore
Nino Musco: avvocato
Franco Agostini: Giovanni Liga
Gino Pernice: Carluzzo
Renzo Rinaldi: giocatore a carte

Banner cast

Regia Salvatore Samperi (non accreditato), Alfredo Malfatti
Soggetto Pietro A. Buttitta, dal suo romanzo “Il volantino”
Sceneggiatura Salvatore Samperi, Ottavio Jemma
Casa di produzione Mondial
Distribuzione (Italia) Titanus
Fotografia Franco Di Giacomo
Montaggio Sergio Montanari
Musiche Domenico Modugno
Scenografia Ezio Altieri
Costumi Ezio Altieri

Banner recensioni

L’opinione di sasso67 dal sito http://www.filmtv.it

Uno di quei film di cui, a quasi quarant’anni di distanza, non si riesce a capire la motivazione (se non la speranza di incassare qualche milioncino con un’operazione a metà tra il pruriginoso e la commedia folkloristica). Ma soprattutto non si capisce perché l’autore di Vecchio frack e Nel blu dipinto di blu accettase di partecipare a simili filmacci: che anch’egli avesse bisogno di soldi?
L’opinione di mm40 dal sito www,filmtv.it

L’unica cosa atipica di questa farsetta sguaiata è il protagonista: Modugno in una parte in cui sarebbe stato perfetto Lino Banfi è davvero qualcosa da sbiancare. Per il resto tutto procede come a quei tempi era solito che procedesse: qualche scenetta di nudo, un sottofondo incessante di volgarità e misoginia, Pippo Franco nel ruolo dichiaratamente ‘comico’ (poichè, dato il tema pesantissimo dell’incesto, occorre senz’altro sdrammatizzare ed a Modugno manca il physique du role), stereotipi italioti ammanniti a volontà. Non brilla certo per fantasia, questa Sbandata scritta dallo stesso Samperi (con Ottavio Jemma) che girerà o ha già girato innumerevoli varianti sul tema morboso dell’incesto fra le mura domestiche (da Nenè a Casta e pura, da Peccato veniale all’esordio di Grazie zia). Poco entusiasmo.

L’opinione del Mereghetti

Il film poteva puntare su elementi più provocatori (la frustrazione senile, l’avidità di denaro), invece risolve tutto con palpiti pruriginosi e bozzettismo di maniera. (P. Mereghetti Dizionario dei Film)

Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

Undying
Non è una fissazione del sottoscritto, ma un dato di fatto: il cinema italiano Anni Settanta accarezzava con frequenza pressoché costante il tema dell’incesto (con predilezione del rapporto zio-zia/nipote). In tal caso, pur essendoci di mezzo Domenico Modugno (che pure, come ovvia conseguenza, si occupa del reparto musicale) il film appare fiacco, noioso e ben poco morboso. La Giorgi non può competere con le coève attrici disponibili sulla piazza, che sarebbero di certo apparse ben più credibili nei (pochi) panni di meridionali focosette…

Il gobbo

Mimmo Modugno zio d’America con proverbiale gruzzolo torna al paesello, e conosce una nipotina (ben) cresciuta… Ennesimo sotto-Malizia scritto dallo stesso Samperi: ormai di prammatica l’atmosfera calda e appicicaticcia, ma non se ne può più. Modugno ha in effetti un bel daffare fra la Paluzzi e una Giorgi che ha sicuramente degli argomenti, ma che come sicilianuzza dell’interno pare leggermente poco credibile. Un titolo che mantiene quanto promette.

Homesick

Samperiano e monotono, rispolvera alcuni degli argomenti preferiti della commedia erotica alla siciliana (ritorno dagli USA, incesto, matrimonio, soldi) utilizzando un pur valido Modugno come zio danaroso e voglioso. Piuttosto scialba la Giorgi, con il suo candore fuori luogo; ben più consistente la Paluzzi. Si può soprassedere.

B.Legnani

Brutto. Parte male, col volerci mostrare un protagonista simpaticissimo, col bel risultato di rendercelo fastidioso (al quinto sigaro, poi, diventa quasi odioso). Giorgi fuori parte (la Paluzzi, inoltre, se la mangia a colazione), Pippo Franco ripetitivo, come le scenette al circolo, insopportabili già alla seconda volta. Non c’è erotismo se non ci sono finezze e qui tutto è tagliato via con un coltello male affilato. Come se non bastasse, i tentativi umoristici funzionano una volta su dieci.

La sbandata foto 5

La sbandata foto 4

La sbandata foto 3

La sbandata foto 2

La sbandata foto 1

agosto 27, 2015 Pubblicato da: | Commedia | , , , | 4 commenti