Classifica al botteghino 1989
1) Indiana Jones e l’ultima crociata di Steven Spielberg

con Harrison Ford, Sean Connery, Alison Doody, Denholm Elliott, John Rhys-Davies, Julian Glover, River Phoenix, Michael Byrne
2) L’attimo fuggente di Peter Weir

con Robin Williams, Robert Sean Leonard, Ethan Hawke, Kurtwood Smith, Lara Flynn Boyle
3) Senti chi parla di Amy Heckerling

con John Travolta, Kirstie Alley, Olympia Dukakis, Elias Koteas, Twink Caplan, Gilbert Gottfried
4) Batman di Tim Burton

con Michael Keaton, Jack Nicholson, Kim Basinger, Pat Hingle, Robert Wuhl, Jack Palance
5) Ritorno al futuro, Parte II di Robert Zemeckis

con Michael J. Fox, Christopher Lloyd, Lea Thompson, Thomas F. Wilson, Harry Waters Jr., Charles Fleischer, Joe Flaherty, Elisabeth Shue
6) Willy Signori e vengo da lontano di Francesco Nuti

con Francesco Nuti, Isabella Ferrari, Anna Galiena, Alessandro Haber, Cristina Gajoni
7) La guerra dei Roses di Danny DeVito

con Michael Douglas, Kathleen Turner, Danny DeVito, Marianne Sägebrecht, G.D. Spradlin
8) Sorvegliato speciale (Lock Up) di John Flynn

con Sylvester Stallone, Donald Sutherland, Darlanne Fluegel, John Amos, Sonny Landham
9) Nato il quattro luglio di Oliver Stone

con Tom Cruise, Willem Dafoe, Raymond J. Barry, Caroline Kava, Kyra Sedgwick, Bryan Larkin, Jerry Levine, Tom Berenger, Stephen Baldwin
10 ) Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi di Joe Johnston

con Rick Moranis, Matt Frewer, Kristine Sutherland, Marcia Strassman, Robert Oliveri, Amy O’Neill
11) Ho vinto la lotteria di Capodanno di Neri Parenti


con Paolo Villaggio, Antonio Allocca, Camillo Milli, Margit Newton
12) Orchidea selvaggia (Wild Orchid) di Zalman King

con Mickey Rourke, Jacqueline Bisset, Carré Otis, Assumpta Serna
13) Black Rain – Pioggia sporca (Black Rain) di Ridley Scott

con Michael Douglas, Andy Garcia, Ken Takakura, Kate Capshaw
14) Oliver & Company (Oliver & Company) di George Scribner
15) Harry ti presento Sally di Rob Reiner

con Billy Crystal, Meg Ryan, Carrie Fisher, Bruno Kirby, Steven Ford, Lisa Jane Persky
16) Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore

con Philippe Noiret, Salvatore Cascio, Jacques Perrin, Agnese Nano, Brigitte Fossey, Leo Gullotta, Leopoldo Trieste, Enzo Cannavale
17) Non guardarmi: non ti sento di Arthur Hill

con Richard Pryor, Gene Wilder, Joan Severance, Kevin Spacey, Kirsten Childs, Alan North
18) Seduzione pericolosa (Sea of Love) di Harold Becker

con Al Pacino, Ellen Barkin, John Goodman, Michael Rooker, William Hickey, Richard Jenkins, Samuel L. Jackson
19) La voce della luna di Federico Fellini

con Roberto Benigni, Paolo Villaggio, Syusy Blady, Nadia Ottaviani, Marisa Ottaviani, Patrizio Roversi, Eraldo Turra, Angelo Orlando
20) Ghostbusters 2 di Ivan Reitman

con Bill Murray, Dan Aykroyd, Sigourney Weaver, Harold Ramis, Rick Moranis, Annie Potts, Ernie Hudson, Peter MacNicol
Femmine insaziabili
Solito, ignobile titolo da porno di serie B affibbiato a questo giallo/thriller del 1969 diretto da Alberto De Martino come specchietto per le allodole per attirare il pubblico con la promessa di chissà quali pruderie celate dietro la facciata del giallo.
In realtà il film è un robusto giallo di fine anni sessanta, molto ben curato nella confezione,girato in America e impreziosito da una bella colonna sonora e da una convincente fotografia.
Il regista romano Alberto De Martino, dopo aver navigato fra western,peplum e film bellici (suo il bel Ardenne 44 un inferno) passa al genere giallo, che nel 1969 inizia a conoscere un successo sempre più vasto tra il pubblico,che in quel periodo affolla le sale cinematografiche nonostante ormai il boom economico sia ormai da tempo esaurito.
Il cinema resta però lo strumento di svago preferito dagli italiani e fra i generi più popolari il giallo si avvia a conoscere una fortunatissima stagione, per merito anche di prodotti come Una sull’altra di Fulci che mescolano con sapienza robuste sceneggiature ad un pizzico di erotismo che rappresenta la nuova frontiera del cinema.
Robert Hoffmann e Nicoletta Machiavelli
In realtà in questo Femmine insaziabili l’erotismo latita, mentre sono presenti delle castigatissime scene di nudo, che però aggiungono un pizzico di pepe alla storia.
Che inizia mostrandoci il giovane e affascinante giornalista Paolo Sartori alle prese con la sua nuova esperienza di vita negli States,ove si è trasferito.
Qui incontra il suo vecchio amico Giulio Lamberti, perso di vista da anni e che ora è diventato un pezzo grosso della International Chemical;i rapporti tra i due si riallacciano ma per poco.
Giulio Lamberti infatti muore improvvisamente in un incidente automobilistico che suscita da subito in Paolo forti sospetti.
Aiutato dal direttore del giornale per il quale lavora,Paolo indaga sulla vita dell’amico,scoprendo però che l’uomo non aveva affatto una buona fama.
Le indagini portano alla morte di Salinger,direttore del giornale mentre Paolo grazie a Mary Sullivan,segretaria dell’industria per la quale lavorava Giulio scopre che la Chemical è sotto ricatto da un misterioso individuo che minaccia di rendere pubblici dei diari di Giulio che contengono informazioni scottanti sulla Chemical stessa.
Dorothy Malone
Chi è il misterioso ricattatore, perchè agisce nell’ombra e sopratutto come fa ad avere i diari di Giulio?
A Paolo il compito di sciogliere il nodo e di raccoglierne il merito dopo aver fatto luce, cosa che però lo porterà ad integrarsi in quel meccanismo fatto di seduzione del potere,di ambizioni e di egoismo che avevano già contagiato Giulio…
L’oggi ultra ottantenne cineasta romano gira un film ben equilibrato, dalla trama interessante anche se lo spettatore più smaliziato ben presto intuisce chi regge le fila del gioco;in questo è aiutato da un cast ben assortito nel quale figurano Dorothy Malone, vecchia gloria di Hollywood nel ruolo di Vanessa Brighton,maggiore azionista della Chemical e in passato amante di Giulio,Luciana Paluzzi in quello di Mary Sullivan, la segretaria dell’azienda che darà una mano decisiva a Paolo nella soluzione del giallo, Robert Hoffmann nel ruolo di Paolo.
Luciana Paluzzi
Hoffmann,attore austriaco di sufficienti doti recitative era stato lanciato nel cinema come alter ego del ben più celebre Alain Delon, grazie alla sua prestanza fisica e al suo indubbio fascino virile.In Femmine insaziabili recita discretamente,usando il suo charme sulle “femmine insaziabili” che si muovono nella storia raccontata.
Come Romina Power, vogliosa adolescente che nel film ricopre il ruolo della figlia della Malone, con scarse doti recitative ma con un indubbio sex appeal,come Nicoletta Machiavelli (sorella di Giulio) e come Rosemarie Lindt, immancabile nelle parti di contorno di molte produzioni dell’epoca.
Un film decoroso, sorretto da un impianto valido e in cui tutte le componenti ovvero fotografia,sceneggiatura,montaggio,location eccetera sembrano ben amalgamate.
Trasmesso raramente in tv in versioni censurate (in realtà sono state oscurate solo brevi sequenze di casti nudi) è presente in rete in una buona versione rippata da Rete 4; i link per visionarlo sono i seguenti
https://uploadto.us/file/details/aD33LeTfqOA/C6a9nal.part1.rar e https://uploadto.us/file/details/ZcC9oC4Y61k/C6a9nal.part2.rar
Femmine insaziabili
Un film di Alberto De Martino. Con Luciana Paluzzi, Robert Hoffman, Dorothy Malone, Romina Power, John Karlsen, Frank Wolff, Rosemarie Lindt, Nicoletta Machiavelli, Elena Persiani, Robert Mark, John Ireland, Roger Fritz Giallo, durata 90 min. – Italia 1969
Romina Power
Dorothy Malone: Vanessa Brighton
Robert Hoffmann: Paolo Vittori
Luciana Paluzzi: Mary Sullivan
Frank Wolff: Frank Donovan
John Ireland: Walter Salinger
Roger Fritz: Giulio Lamberti
Romina Power: Gloria Brighton
Nicoletta Machiavelli: Luisa Lamberti
Ini Assmann: Segretaria di Salinger
Rainer Basedow: Donovan’s henchman
Elena Persiani: Claire
Rosemarie Lindt: Patty
Regia Alberto De Martino
Soggetto Alberto De Martino e Vincenzo Flamini
Sceneggiatura Lianella Carell, Alberto De Martino, Vincenzo Flamini e Carlo Romano
Produttore Edmondo Amati
Fotografia Sergio D’Offizi
Montaggio Otello Colangeli
Musiche Bruno Nicolai
Scenografia Nedo Azzini
Costumi Gaia Romanini
L’opinione di Dusso dal sito http://www.filmtv.it
Gradevole giallo di fine anni 60,è un film che è molto curato sia negli esterni californiani molto belli che nei ricchi interni.La trama purtroppo non è davvero nulla di che e gira un po’ a vuoto limitandosi a presentarci i vari personaggi del film,il quale ha uno dei suoi punti di forza in alcune scene davvero notevoli come la lunga orgia e la sequenza della piscina con una notevolissima Romina Power.Finale a sorpresa
L’opinione di mm40 dal sito http://www.filmtv.it
Nonostante il titolo a un passo dall’hardcore, Femmine insaziabili è una pellicola piuttosto casta nelle immagini e nel linguaggio, anzi pure un po’ banalotta e priva di particolare verve. Un paio di nomi stranieri nel cast (Robert Hoffman, austriaco, e la statunitense Dorothy Malone) e un altro paio di americani trapiantati in Italia (Frank Wolff, attivo nel nostro cinema già da una decina d’anni, e Romina, figlia di Tyrone, Power, a tutti gli effetti cittadina italiana) sono affiancati da nomi dignitosi, ma non altisonanti come quelli di Nicoletta Machiavelli o Luciana Paluzzi; anche sul copione le firme sono quelle che sono: Alberto De Martino, Lianella Carell, Vincenzo Flamini e Carlo Romano. Produzione modesta (Edmondo Amati) per un tentativo di giallo/thriller parzialmente riuscito; la tensione è scarsina e i colpi di scena non molto sorprendenti, nonostante una confezione non disprezzabile. De Martino proveniva da una serie di peplum e spaghetti western di poco valore, comunque riuscendo a non precipitare mai nella serie Z e proponendo un onesto cinema fatto di pochi mezzi e un po’ di mestiere. La Power era già compagna di Al Bano e qui ha una particina minore.
L’opinione del sito http://www.bmoviezone.wordpress.com
(…) Sebbene non sempre granitico nella sceneggiatura, uno dei punti forti di Femmine insaziabili è l’accattivante atmosfera sixties, con uomini determinati a tutto, giovani donne disinibite, pestaggi e festoni psichedelici (memorabile la scena dell’orgia hippie – “mentre stanno guardando un video girato in Africa in cui alcuni mercenari sono impegnati in uno stupro collettivo” – nella villa di una giovanissima Romina Power, che in un’altra sequenza girata in una piscina mostra generosamente le sue forme). Buona la componente erotica che poggia perlopiù sull’avvenenza delle giovani attrici (la rediviva Dorothy Malone si esibisce in uno spogliarello davvero inguardabile per quanto inevitabilmente cult!) e sulle avventure del misterioso Giulio “Lambert Smile”. (…)
L’opinione di Il gobbo dal sito http://www.davinotti.com
Bel thrillerone con solido cast internazionale, da B-movie con soldi, in cui spicca una sciupatissima Dorothy Malone. La trama non è priva di pecche e chi ha visto 6 o 7 film del genere indovina con largo anticipo come va a finire, ma come (quasi) sempre a far premio sul plot sono le atmosfere d’epoca. Riuscita inoltre la componente morbosetta, dall’orgiona psichedelica nella villa di Romina Power (sempre lessa), al patetico strip della Malone. Grandissima la colonna sonora. Da recuperare.
L’opinione di Ciavazzaro dal sito http://www.davinotti.com
Non male. Un cocktail 60’s con un’ottima soundtrack di Bruno Nicolai per un thriller con qualche scena per l’epoca ardita (la Power mostra le chiappe fugacemente) e un ottimo cast, sia maschile sia femminile. Cito Dorothy Malone e il suo strip, il protagonista Hoffman, ma anche il caratterista John Karlsen, la Paluzzi, Wolff, Ireland. Discreto colpo di scena nel finale, sulla scia del potere che corrompe. Merita la visione, senza ombra di dubbio.
Luciana Paluzzi
Dorothy Malone
Romina Power
Nicoletta Machiavelli
Una spirale di nebbia
Un colpo di fucile risuona nel bosco.
C’è una battuta di caccia e a sparare è Fabrizio Sangermano,sposato con Valeria e padre di due figli;il bersaglio però non è un animale ma la moglie di Fabrizio.
La donna cade,colpita mortalmente; ma è stato un terribile incidente o Fabrizio ha deliberatamente colpito sua moglie?
A indagare su quello che si presenta da subito un caso di difficilissima interpretazione è Renato Marinoni, giudice inquirente che ha il compito di raccogliere prove e testimonianze proprio all’interno della famiglia Sangermano.
Qui si troverà ben presto a cospetto di un mondo assolutamente impenetrabile, coinvolto in prima persona nell’inestricabile groviglio di segreti e inconfessabili peccati che tutti i componenti della famiglia in qualche modo tentano di occultare.
In primis c’è Fabrizio,che ha sposato la francese Valeria contro il parere della sua famiglia, oltremodo ricca la dove la ragazza è invece di umili origini;qualche tempo dopo il matrimonio l’uomo si è quasi rintanato nella tenuta della sua famiglia, dedicandosi esclusivamente alla fattoria e al commercio ad essa legato.
Marc Porel
Eleonora Giorgi e Stefano Satta Flores
Marinoni poco alla volta ricostruisce il puzzle dei legami sentimentali dei vari componenti della famiglia;scopre così che il matrimonio di Fabrizio con Valeria non era affatto felice, scopre che Maria Teresa, cugina di Fabrizio, sposata a Marcello ha anch’essa un matrimonio in bilico, avendo la donna scoperto che il marito era assolutamente impotente proprio la prima notte di nozze.
Via via che scorrono le indagini Marinoni ha modo di conoscere Vittorio, amico di Fabrizio che è sposato ma ha una relazione extra coniugale con l’infermiera Armida, scopre che la cameriera di Maria Teresa, Armida, ha avuto una relazione con un domestico del quale è ora incinta, ma che la stessa donna ha intenzione di dichiarare di essere incinta di Marcello allo scopo di coprire l’impotenza del suo padrone.
L’unico punto fermo di Renato sembra essere la sua relazione con Lidia, unica oasi di serenità nel corso delle indagini, che mettono a contatto il disincantato giudice con un mondo in cui i valori tradizionali sembrano essere una chimera, in cui anche i rapporti personali, amorosi o sessuali diventano cose dai contorni indistinti.
Martine Brochard
Marina Berti
Alla fine il giudice deve arrendersi; le indagini non hanno portato a nulla e Fabrizio potrebbe aver ucciso volontariamente la moglie oppure no; questa è la conclusione che trasmetterà ai suoi superiori.
Una spirale di nebbia, tratto da un racconto di Michele Prisco da Eriprando Visconti è un film in perenne bilico tra il thriller e il film di indagine psicologica e comportamentale.Immerso in’atmosfera volutamente fredda, quasi inanimata, vive sull’indagine introspettiva di pirandelliani personaggi in cerca d’autore.Tutti i comportamenti personali o sociali dei vari protagonisti appartengono ad una logica di base che vede i rapporti di tutti i generi che gli stessi protagonisti allacciano o hanno allacciati mediati e alla fine minati da sentimenti inesplorabili, legati come sono allo status sociale, agli obblighi verso la società stessa e in fondo ad una immatura genesi degli stessi.
Il sesso, patinato ed elegante del e nel film è volutamente rarefatto, freddo, quasi glaciale;tutte le pulsioni sessuali dei protagonisti appaiono slegate,meccaniche,tanto da rendere il film stesso gelido e al tempo stesso didascalico.

Visconti aveva già affrontato tematiche molto simili, analizzando comportamenti umani come farebbe invece un entomologo alle prese con il mondo degli insetti; si pensi a film come La orca o ad Oedipus orca, nei quali i personaggi sembrano essere inanimati, privi di senso d’orientamento, fatalmente avviati verso destini volutamente disperati.
Una spirale di nebbia è quindi un buon film,con momenti felici (la battuta di caccia) e qualche cedimento strutturale che però alla fine rendono in maniera dignitosa sia a livello di risultato sia come “insegnamento” impartito, ovvero la dove c’è la borghesia, la ricchezza,la dove la classe sociale si eleva ecco affiorare il retroterra della stessa, fatto di valori decadenti quando non del tutto assenti.
Bene sicuramente tutto il cast, con fior di protagonisti come Porel e Satta Flores, oltre ad un cast femminile da urlo, fra le quli segnalerei la Giorgi,Martine Brochard e Claude Jade, splendida la fotografia.
Il film è finalmente disponibile in una versione da digitale;lo potrete trovare qui https://uploadto.us/file/details/cElQ1NEGL8o/Sprl77mst.rar. Vi ricordo per l’ennesima volta che dopo averlo visionato avete l’obbligo legale di eliminare il file…
Una spirale di nebbia
Un film di Eriprando Visconti. Con Duilio Del Prete, Stefano Satta Flores, Marc Porel, Martine Brochard,Claude Jade, Enzo Fiermonte, Marina Berti, Corrado Gaipa, Valeria Sabel, Victoria Zinny, Wendy D’Olive, Flavio Bucci, Dario Ghirardi, Eleonora Giorgi, Giorgio Trestini, Carlo Puri, Roberto Posse, Anna Bonaiuto, Flavio Andreini Drammatico, durata 104′ min. – Italia, Francia 1977.
Claude Jade: Maria Teresa
Marc Porel: Fabrizio
Duilio Del Prete: Marcello
Carole Chauvet: Valeria
Stefano Satta Flores: Renato Marinoni
Roberto Posse: Molteni
Martine Brochard: Lavinia, l’infermiera
Flavio Bucci: Vittorio, il medico
Marina Berti: Costanza San Germano
Corrado Gaipa: Pietro San Germano
Eleonora Giorgi: Lidia
Anna Bonaiuto: Armida
Elvira Cortese: Cesira
Valeria Sabel: Cecilia
Carlo Puri: Piero
Giorgio Trestini: Boris
Victoria Zinny: la governante
Tom Felleghy: Bellini
Regia Eriprando Visconti
Soggetto Michele Prisco (romanzo)
Sceneggiatura Luciano Lucignani, Fabio Mauri, Lisa Morpurgo, Roselyne Seboue, Eriprando Visconti
Fotografia Blasco Giurato
Montaggio Franco Arcalli
Effetti speciali
Musiche Ivan Vandor, Carl Maria von Weber
E così continuava a fissare assorta la fotografia di sua madre e a rincorrere l’immagine di Valeria, ormai persa abbandonata dietro questo giuoco di sovrimpressioni: e forse perché adesso doveva pensarla morta, eliminata per sempre, avvertiva a un tratto un vago turbamento, un rimorso, no, non proprio un rimorso, semmai un’insofferenza confusa e delusa, una specie di, come poteva definirla, di necessità di riparazione, ma neppure è l’espressione giusta, di maggiore tolleranza e umanità, di ordine, ecco, di pulizia. Per quel bisogno che abbiamo, di fronte alla morte, di sistemare per bene i nostri rapporti con coloro che ci hanno preceduti evitando di lasciare zone d’ombra, sentimenti di cruccio o d’acredine, quasi per sentirsi in pace con noi stessi più che per non sentirsi in debito con loro. Quasi per farci perdonare d’essere ancora vivi…

L’opinione di mm40 dal sito http://www.filmtv.it
Un Chabrol all’italiana, questo Una spirale di nebbia, penultimo film della non lunghissima carriera di Eriprando (nipote di Luchino) Visconti; è in pratica il ritratto di un ‘gruppo di famiglia in un interno’ sociale, nelle convenzioni cioè che la relazionano a sè stessa e con il prossimo (amici, servitù e via dicendo). Piano piano ognuno di questi legami si viene a scoprire in realtà debole, debolissimo, se non addirittura già sciolto nei fatti, ma mantenuto vivo solamente per confermare le apparenze; l’infedeltà sentimentale è solamente una delle mille varianti possibili in tale contesto, nel quale ogni personaggio nasconde qualcosa a tutti gli altri. Ma rispetto all’entomologo – chirurgico nell’approccio, insomma – Chabrol, Visconti si prodiga nel mostrare la vivace italianità della storia: corna e menzogne spudorate la fanno da padrone. Dignitosissimo il cast, che vanta una coppia di nomi, qui centrali, che hanno sempre sfiorato il cinema di serie A da protagonisti, senza mai riuscire però a conquistarlo: con vero peccato, perchè fra Stefano Satta Flores e Flavio Bucci è difficile scegliere il migliore, ma se la cavano bene anche Martine Brochard, Marc Porel, Duilio Del Prete, Claude Jade e ci sono infine due particine per Anna Bonaiuto ed Eleonora Giorgi. Sceneggiatura che Visconti scrive insieme a Luciano Lucignani, Fabio Mauri, Lisa Morpurgo e Roselyne Seboue, tratta da un romanzo di Michele Prisco; sontuose e patinate le musiche di Ivan Sandor e la fotografia di Blasco Giurato; montaggio di Franco Arcalli
L’opinione di Undijng dal sito http://www.davinotti.com
Durante una battuta di caccia un ricco possidente uccide (involontariamente?) la moglie. Ad un tormentato magistrato tocca il difficile compito di stabilire la verità. Ispirato dall’omonimo romanzo di Michele Prisco, Eriprando Visconti dirige un significativo erotico dalle forti componenti thriller e dai risvolti inquietanti, sempre in bilico tra menzogna e realtà. L’ottimo cast offre al regista un mezzo potente per dare corso ad una storia ambigua e compatta, spesso limitrofa al territorio dell’hard (la scena della fellatio).
L’opinione di fauno dal sito http://www.davinotti.com
…Alla fine mi sono alzato ad applaudire! Sincero, controcorrente, mette KO tutte le ipocrisie e le schifezze borghesi. Non solo il denaro non rende felici, ma non fa neppure da lenitivo quando in certe unioni matrimoniali si devono accettare ingiustizie o prevaricazioni del genere… di più: il medesimo può portare perfino all’autodistruzione. Un film talmente bello che nudità e petting si interpretano finalmente per quel che sono: le cose più belle e naturali del mondo e non quello sboccatissimo ciarpame che viene pubblicizzato adesso…
L’opinione di The gaunt dal sito http://www.filmscoop.it
Un inno all’irrisolto: una morte che rimane avvolta nel mistero, una galleria di personaggi o per meglio dire di coppie di personaggi, afflitte da una gabbia esistenziale alla quale devono soggiacere per rispetto delle convenzioni. Si è parlato della grande presenza di nudi integrali in questo film di Eriprando Visconti, ma è un erotismo volutamente sfumato e meccanico, noioso persino. In questo contesto dove tutti faticano a trovare una propria dimensione e si accetta qualsiasi compromesso, suonano amare le parole del giudice quando afferma “cosa devo mettere come movente del delitto nel fascicolo? La Vita?” Parole amare per un film amaro. apprezzabile per il soggetto di base, con un buon cast di attori, ma eccessivamente freddo, a mio parere, nella rappresentazione.
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Livia,una vergine per l’impero
Prima di iniziare a parlare di Livia,una vergine per l’impero (uscito anche con il titolo di Diario di una vergine romana) ccorre sgombrare il campo da un equivoco, nel quale è caduto anche Wikipedia.
Questo film non ha nulla a che vedere con La rivolta delle gladiatrici (The arena),opera dello stesso regista,Joe D’Amato;l’unica cosa che accomuna i due film è l’ambientazione peplum e la presenza dell’attrice Lucretia Love,ma si tratta di due film completamente differenti, girati per altro in due anni differenti.
Fotogrammi che mostrano il titolo originale e il nome del regista nei credit
Mentre Livia una vergine per l’impero è diretto da Massaccesi, con l’abituale pseudonimo di Joe D’Amato (come del resto si evince dal fotogramma allegato) nel 1973, La rivolta delle gladiatrici è del 1974.
Un film che è riemerso dagli archivi grazie all’emittente tv Dahlia, che nel ciclo Eros lo ha riproposto; probabilmente la pellicola non venne mai distribuita nelle sale ed è quindi davvero casuale la possibilità di rivederlo a quarant’anni dalla sua apparizione.Grazie ad un utente che lo ha rippato proprio da Dahlia, è possibile vederlo a questo indirizzo (almeno fino a quando You tube,come fa di frequente,non decida di cancellarlo: http://www.youtube.com/watch?v=oH-CHBtawIc

Con pochissimi mezzi, potendo contare solo su Lucretia Love come nome di punta e riutilizzando spezzoni di un peplum ambientato in oriente, D’Amato dirige un film modesto tutto virato all’erotico,come del resto accadrà con le sue successive incursioni nel genere “spada e sandali”, il già citato La rivolta delle gladiatrici e l’ambizioso Caligola la storia mai raccontata.
Parlavo non a caso di recupero di vecchi filmati:guardando il film non si può non notare la differenza di colore delle sequenze del terremoto con il resto del film,l’evidente anacronismo del terremoto nel tempio, in cui troneggiano statue di stile babilonese e la presenza improvvisa di Lucretia Love a ben 10 minuti dall’inizio del film.
Che è probabilmente ambientato,nella sua parte iniziale, a Pompei, anche se le scene mostrano un devastante terremoto mentre fuori campo si vedono delle ridicole immagini di un vulcano che erutta, realizzate in totale economia rispetto alle discrete immagini del terremoto stesso.

Diamo un’occhiata alla trama:durante il terremoto che distrugge la cittadina nella quale Livia vive,la ragazza rinviene i corpi esanimi della madre e del fratellino.
Rimasta sola al mondo Livia accetta l’invito di Lucilla, che promette di vegliare su di lei,di recarsi a Roma.
Ritroviamo quindi nella città eterna Livia mentre assiste ad un combattimento di gladiatori, palpeggiata da un senatore anziano; la ragazza è diventata una prostituta di lusso, asservita agli ordini di Lucilla e del suo amante Taurus.
Grazie al senatore Claudio, Livia, donna ambiziosa e senza scrupoli,si libera dei suoi “carcerieri” che vengono assassinati durante un convegno amoroso.

Ma Roma è una città piena di insidie,di giochi di potere:Livia si lascerà trascinare in un complotto proprio ai danni di Claudio,si innamorerà del suo protetto e pagherà con la vita i suoi errori.
Una buona fotografia,una bellissima Lucretia Love e un professionale Attilio Dottesio;queste in sintesi le doti di un film che avanza senza particolari acuti, ma in modo costante e non noioso.
Il cast attoriale costa pochissimo e si vede; recitazioni quasi da oratorio e nudi a volontà,tanto da far sorgere la domanda su come la censura non sia intervenuta pesantemente.La risposta è probabilmente nella mancata distribuzione nelle sale del film,che, come dicevo all’inizio,è riemerso solo da poco.Può valere una visione.
Livia una vergine per l’impero
un film di Joe D’Amato,con Lucretia Love,Attilio Dottesio,Linda Sini,Edmondo Tieghi,Stefano Spitoni,Danilo Mezzetti.Eotico,Italia 1973
Lucretia Love: Livia
Attilio Dottesio:senatore Claudio
Linda Sini:Lucilla
Regia:Joe D’Amato
Sceneggiatura:Joe D’Amato (pseudonimo Michael Wotruba)
Musiche di Berto Pisano
Fotografia:Aristide Massaccesi (Joe D’Amato)
Montaggio:Piera Bruni
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