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Che dottoressa, ragazzi

Che dottoressa ragazzi locandina

Un piccolo borgo della Sicilia è in rivolta, perchè in paese dopo la morte del vecchio medico condotto nessuno può garantire l’assistenza medica.
Così sul posto viene mandata una procace dottoressa teutonica, che al suo arrivo sull’isola trova rifugio in casa di una famiglia stramba, composta da un facoltoso agricoltore, da Rosalia, moglie svampita dell’uomo, da Sasà il figlio timido e foruncoloso, dall’allupato nonno che tenta sempre di allungare le mani e dalla cameriera Carmelina che deve tenere a bada le lunghe mani dei tre componenti maschi della famiglia.

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Mariangela Giordano

Che dottoressa ragazzi 14
Maria Pia Conte

La dottoressa deve far fronte da subito a situazioni impreviste, come le attenzioni pesanti dei maschietti di casa, di quelle di alcuni suoi pazienti e sopratutto con la “consueta” ignoranza della popolazione locale.
Dopo alcune disavventure, la dottoressa avrà una relazione con Sasà che finalmente è dventato uomo e potrà svolgere il suo lavoro con rinnovata lena.
Commediaccia semi- erotica, indisponente e sciatta, Che dottoressa ragazzi rappresenta uno dei punti più bassi della commedia sexy.
Il perchè è individuabile dopo 5 minuti dall’inizio del film; l’arrivo di Grun (non sono certissimo del nome dell’improbabile dottoressa), medico disinibito e abituato alla famosa cultura del nord trova un’immediata accoglienza da parte dei galletti della famiglia che la ospiterà, mostrando da subito il solito repertorio di luoghi comuni sul machismo del sud.

Non solo; ad aggravare la fiera dei luoghi comuni ecco arrivare una’utentica perla, a cui assistiamo con sgomento; una ragazza si reca da Grun perchè ritiene di essere incinta “da due giorni”.
Alla legittima perplessità della dottoressa, la ragazza (che è ancora vergine, come ha modo di constatare Grun), risponde che due giorni prima un giovane l’ha portata in un fienile e le si è strofinata addosso.
“Disonorata sono”, conclude la ragazza con un accento siciliano assolutamente improbabile!

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Ecco, il tenore della pellicola è questo: non si ride nemmeno per errore anzi, ci si indigna davanti alla fiera, al festival dei luoghi comuni che il regista del film Baldanelli propone praticamente ad ogni sequenza del film.
Lui, baldanelli, due anni dopo girerà un’altra perla, uno dei film più trash della storia del cinema, quell’Incontri molto ravvicinati del quarto tipo che rappresenterà il fondo del fondo della commedia erotica.
Ad aggravare il tutto, se possibile, la recitazione del cast maschile degna di un canile.
Unico elemento di un relativissimo interesse è rappresentato dal cast femminile, visto che le tre protagoniste quanto meno conoscono il loro mestiere.

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Maria Pia Conte, la dottoressa, in realtà altro non deve fare che spogliarsi e lei accontenta tutti mettendo in mostra un corpo prosperoso e null’altro; Mariangela Giordano, la Rosalia svampita e sciocchina che vive in casa con i tre galletti perennemente allupati fa il suo, castigatissima come non mai perchè concede solo la schiena nuda al tourbillon di seni e natiche del film.

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Infine la sventurata Femi Benussi, capitata sul set sbagliato e alle prese con un personaggio ridicolo, la cameriera un pò esibizionista e un tantino porcella; sentirla parlare in siciliano è una tortura indicibile e tra l’altro i suoi fans debbono accontentarsi solo di un paio di sequenze in cui mostra seni e natiche.
Insomma, un disastro completato anche dalla mancanza di una location con cui rifarsi gli occhi; poichè il film non è erotico nemmeno per errore, lo spettatore può consolarsi con le grazie di Maria Pia Conte e nulla più.
Un film da scansare come una malattia esantematica.
Ps: il solito ineffabile Morandini tira fuori questa mini recensione che è uno spasso: “Dopo le studentesse, le supplenti, le infermiere, ora sono le dottoresse a far da specchietto per le allodole per attirare il pubblico dei guardoni. La solita Femi Benussi fa il medico condotto in un’isoletta. Ovvio che gli abitanti si inventino malattie di ogni genere pur di farsi visitare dalla bellona; altrettanto ovvio che le rispettive mogli non vedano di buon occhio il nuovo medico condotto.”

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Femi Benussi

Per una volta il critico, che ovviamente si è ben guardato da vedere il film, per sua fortuna, azzecca la recensione. Come abbia potuto confondere la Conte con la Benussi resta però un intrigante mistero.
Che dottoressa, ragazzi!
Un film di Gianfranco Baldanello. Con Femi Benussi, Mariangela Giordano, Francesco Parisi, Maria Pia Conte,Lucio Como
Erotico, durata 90 min. – Italia 1976.

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Maria Pia Conte … Sigrun
Femi Benussi … Carmelina
Lucio Como … Max Colombi
Francesco Parisi … Mimì
Mariangela Giordano … Rosalia
Vincenzo De Toma … Nonno Checco

Regia Gianfranco Baldanello
Sceneggiatura Odoardo Fiory, Giuseppe Maggi
Produttore Gabriele Crisanti, Vincenzo Genesi
Produttore esecutivo Giuliano Simonetti
Casa di produzione Cinematografica Generale Enterprise
Fotografia Franco Villa
Montaggio Mariano Arditi
Musiche Elsio Mancuso

aprile 5, 2011 Pubblicato da: | Commedia | , , , | 3 commenti

Helga Liné

Helga Linè foto

Una bellezza altera e statuaria, una carriera lunghissima con un curriculum impressionante composto da quasi 130 film e poco meno di una decina di partecipazioni a serie tv; sono le caratteristiche salienti della vita di Helga Line Stern, divenuta famosa con il nome d’arte di Helga Liné, autentico oggetto di culto sopratutto in Spagna, sua terra d’adozione.
Ma la bellissima attrice di origini tedesche (è nata a Berlino nel 1932) è popolare anche da noi, sopratutto tra il pubblico over 40 per alcuni lavori divenuti con il passare del tempo oggetto di rivalutazione critica.
Helga Linè ha lavorato praticamente in tutti i generi cinematografici, rivelandosi un’attrice di genere versatile e duttile.
E’ stata protagonista o co-protagonista di peplum, western, gialli, thriller, horror e infine anche di commedie sexy ed erotiche, queste ultime sopratutto a fine anni settanta quando l’attrice aveva superato la cinquantina .

Helga Linè Cosi dolce cosi perversa
Helga Liné nel giallo di Lenzi Così dolce, così perversa

Con 130 film all’attivo è praticamente impossibile citare tutti i suoi lavori, alcuni dei quali risalgono addirittura agli anni 40 e 50, quando mosse i primi passi in un cinema molto diverso dall’attuale.
Un cinema quasi sempre in bianco e nero, nel quale la sua statuaria bellezza spiccava inconfondibile anche nelle particine di inizi carriera.

Helga Linè Mio caro assassino
Una splendida Helga Linè in Mio caro assassino

Helga Linè El appartamento de la tentacionEl appartamento de la tentacion

Da giovanissima si trasferisce in Portogallo, dove approda al mondo circense lavorando come ballerina e  acrobata, prima di trasferirsi in quella che sarà la sua terra d’adozione, la Spagna.
Sono gli inizi degli anni 60 e la Linè ha già lavorato in una quindicina di film facendosi quindi conoscere dal grande pubblico, alternando il lavoro di attrice a quello di modella aiutata sicuramente da quella bellezza così poco teutonica e così regale.
Il suo volto infatti ben si prestava a ruoli di donna sofisticata, di principessa o regina ed è praticamente così che il pubblico la vedrà per larga parte della sua carriera.

Helga Linè La saga de los Dracula

La saga de los Dracula

La parte più importante della sua carriera cinematografica inizia con il decennio sessanta e con il film di Eugenio Martin Il conquistatore di Maracaibo, uno dei tanti film di ambientazione piratesca che affollarono gli schermi prima del declino del genere, sancito dalla nascita dei peplum che ebbero tanto successo per buona parte degli anni sessanta.
E’ proprio in questo particolare genere cinematografico che Helga costruisce la sua solida fama; film come Gli invincibili sette, diretto da Alberto De Martino (produzione spagnola), la vedono protagonista assoluta.
In questo film per esempio è Lydia, la donna che ama Leslio e che contribuirà in maniera decisiva alla liberazione di Sidone dalla tirannia di Rabirio.
Ovviamente non ci sono solo peplum in questa fase della sua carriera; nel 1963 lavora nel film di Caiano Il segno di Zorro, classico cappa e spada dedicato ancora una volta alla vita del leggendario giustiziere mascherato.

Helga Linè Kriminal
Kriminal

Helga Linè Il marchio di Kriminal
Il marchio di Kriminal

Il film è una coproduzione spagnola-italiana-francese e ottiene un buon successo; la Linè, che ha già 31 anni è agevolata nell’interpretare i suoi ruoli dall’incredibile dote di essere una donna quasi ferma in un limbo d’età.
Mostra sicuramente dieci anni in meno ed è quindi preziosissima per i registi, che possono contare sulla sua maturità di donna e sulla sua abilità camaleontica nel celare la vera età.
Tra il 1964 e il 1965 lavora esclusivamente nell’ambito dei peplum, che sono nel periodo di massimo fulgore; se ciò può apparire limitativo, basti pensare a come fosse difficile per un’attrice trentenne interpretare parti che generalmente venivano offerte a ragazze molto più giovani.

Helga Linè Plus ca va moins ca va
Helga Linè nuda a 45 anni nel film Plus ça va, moins ça va (titolo italiano Che scalogna!)

Sono film di discreta fattura, come Il trionfo dei dieci gladiatori di Nick Nostro (nel film ci sono Staccioli e Sal Borgese) o come il sequel Spartacus e i dieci gladiatori, sempre diretto da Nostro (nel film c’è ancora il nostro validissimo Sal Borgese e c’è anche Alfredo Varelli)

Helga Linè Il terrore sorge dalla tomba
Il celebre nudo di Il terrore sorge dalla tomba

Il peplum era ormai agli apici della popolarità ed era il genere più amato dal grande pubblico, tanto che molti registi, usando set già sfruttati riuscivano a dirigerne diversi nell’arco dello stesso anno.
Helga è ormai una piccola star del genere e lavora in altre produzioni come Ercole contro i tiranni di Babilonia (conosciuto anche come Golia alla conquista di Bagdad) accanto a Peter Lupus per la regia di Domenico Paolella, La rivolta dei sette diretto ancora da De Martino accanto a Tony Russell e un giovane Howard Ross.
Alle soglie del 1965 il peplum mostra la corda; il pubblico è stanco di storie che sembrano ripetersi all’infinito ed è saturo delle decine di produzioni che sono state proposte a ritmo vertiginoso nelle sale.
Il genere emergente, anche se non è corretto usare questa definizione in quanto le sue origini si perdono sino agli albori della nascita del cinema è l’horror.
Un horror ben diverso da quello pionieristico degli anni 30 e 40.

Helga Linè banner

Hlega è chiamata ancora da Caiano per il film Amanti d’oltretomba, un piccolo gioiello in bianco e nero destinato a diventare un punto fermo della cinematografia horror; la parte della protagonista assoluta è affidata a Barbara Steel, indiscussa regina del genere ma Helga tratteggia in maniera perfetta il ruolo di Solange, amante del dottor Stephen che uccide sua moglie per sposarne la sorella erede dei beni della defunta, che tornerà con il suo amante dall’oltretomba per perseguitare il suo assassino.
Il film riscuote grande successo, ed Helga ottiene ancora un ruolo da protagonista nel film di Grieco Agente 077 missione Bloody Mary prima di girare il western di Grimaldi All’ombra di una colt.
I lavori si susseguono senza sosta, Helga in pratica entra nei set di una dozzina di film in due anni, prima di approdare sul set di Kriminal di Umberto Lenzi; il cinema ha da poco scoperto gli eroi del fumetto e i personaggi di Magnus e Bunker (Kriminal e Satanik) o il Diabolik delle sorelle Giussani.

Helga Linè Il grande attacco
Il grande attacco

Con Glenn Saxson interpreta il doppio ruolo di Inge e Trude, sempre con bravura e classe mentre Kriminal è interpretato proprio da Saxson; il film non ebbe molto successo principalmente per la abissale differenza con il fumetto noir di Magnus e Bunker che avevano creato un criminale violento e distruttivo mentre nel film di Lenzi questa carica viene assoluamente meno ed Anthony Logan (vero nome di Kriminal) appare un ladro in puro stile Arsenio Lupin.
Anche il seguito del film, Il marchio di Kriminal diretto nel 1968 da Cicero e Cerchio non migliorerà le cose e alla fine l’unica nota di rilievo è ancora una vola la prsenza dell’affascinante Helga.Scorrendo ancora la carriera della Linè, arriviamo al 1969 e al film di Lenzi Così dolce così perversa, antesignano della gloriosa stagione del thriller all’italiana; lei è Helene Valmont amante del protagonista Jean (Jean-Louis Trintignant), assassinato dalla crudele Carroll Baker in combutta con Erika Blanc.

Il film è un grande successo, e anche se la Linè non compare come vera e propria protagonista la fa conoscere ancora di più al pubblico di casa nostra, quello sopratutto che non aveva seguito i peplum e che scopre un’artista versatile e bellissima.
Il decennio settanta la vede ormai sulla soglia dei quarantanni: ha una bellezza invidiabile, un fisico assolutamente splendido e la maturità di una donna che sa di avere fascino da vendere.
Se per molte attrici la fatidica età dei quarantanni ha rappresentato il momento dell’eclisse, a lei succede il contrario.
E’ l’inizio dell’età dell’oro del cinema e Helga lavora a pieno regime.

Helga Linè L’orgia notturna dei vampiri
L’orgia notturna dei vampiri

Helga Linè La venganza de la momiaCon Paul Naschy in La venganza de la momia

In Italia è la commedia sexy a imperversare, accanto al genere thriller; nel 1970 lavora in Un caso di coscienza, diretta ancora una volta da Grimaldi accanto a Dagmar Lassander e Lando Buzzanca mentre nel 1971 lo stesso regista la chiama per il film ad episodi Le belve, ancora interpretato da Buzzanca attorniato da uno stuolo di splendide attrici come Femi Benussi, Annabella Incontrera, Ira Furstenberg, Margaret Lee e Maria Baxa.
Il suo ruolo è limitato all’episodio del fachiro, in cui è la moglie dello stesso, che per avidità fa quasi morire il povero marito in scena.
Solo nel 1971 Helga Linè è nel cast di ben 9 film, alcuni dei quali di buon livello come il bellico I Leopardi di Churchill (regia di Maurizio Pradeaux) o Buon funerale, amigos!… paga Sartana diretto da Carnimeo accanto a Gianni Garko e alla bellissima Daniela Giordano.

Helga Linè Ercole contro i tiranni di Babilonia
Ercole contro i tiranni di Babilonia

Divide il suo impegno quindi tra produzioni italiane e produzioni spagnole, saltando da un set all’altro e passando indifferentemente da un film in costume come L’arciere di Sherwood ispirato alle vicende di Robin Hood al western Su le mani, cadavere! Sei in arresto oppure al thriller Mio caro assassino.
Ormai è un’attrice dalla fama solida, anche se limitata al cinema di genere eppure la parte migliore della sua carriera (o meglio, quella che le diede miglior fama) non è ancora iniziata.
E’ una produzione spagnola a introdurla definitvamente in quello che in Spagna è il genere principe del cinema, l’horror.
Nel 1972 gira Horror express accanto ai due mostri sacri del genere, Christopher Lee e Peter Cushing nel film diretto dallo specialista Eugenio Martín e contemporaneamente lavora in Esperienze prematrimoniali di Pedro Masó, accanto alla coppia Muti-Orano che fanno coppia anche nella vita.
Subito dopo L’ultimo vampiro (regia di León Klimovsky), partecipa all’horror La venganza de la momia (1973) conosciuto anche come The Mummy’s Revenge accanto alla star del genere Paul Naschy che cura anche la sceneggiatura del film stesso.
Lei interpreta la parte della malvagia Zenifer, assistente di Assad Bey che resuscitano dalla morte prima di essere uccisi dal fuoco provocato da un archeologo.
Il film è una curiosa mescolanza di elementi tipici dell’horror conditi da elementi sottilmente erotici e riscuote grande successo.
E’ un anno d’oro per la Linè, forse il più fortunato della sua carriera, perchè lavora contemporaneamente ai western Fuori uno sotto un altro arriva il passatore e Campa carogna… la taglia cresce, al film in costume Le guerriere dal seno nudo (Le Amazzoni) di Terence Young e sopratutto a quello che è il film per cui diventa un autentico culto.

Helga Linè Le belve
Helga Linè e Lando Buzzanca in Le belve

Si tratta di Il terrore sorge dalla tomba (El espanto surge de la tumba in Spagna, Horror Rises from the Tomb negli Usa); accanto a lei c’è il grande Paul Naschy con cui crea una coppia perfettamente assortita in uno degli horror meglio riusciti di sempre.
E’ il 1973, Helga ha 41 anni, e compare nuda in una celebre sequenza del film, mostrando un fisico strepitoso e sopratutto dando corpo ad un personaggio indimenticabile, quello di Mabille De Lancré.

Helga Linè El consenso
El consenso

Un altro film diventato ormai un cult è L’abbraccio mortale di Lorelei diretto dallo specialista Armando de Ossorio, datato 1974, nel quale Helga è protagonista accanto a Tony Kendall.
Ma non ci sono solo film horror nella sua filmografia di metà anni settanta; troviamo infatti L’amante adolescente (1974) di Pedro Masò, protagonista una incantevole Ornella Muti, horror erotico Aberrazioni sessuali in un penitenziario femminile, Las correrías del Vizconde Arnau accanto a Sylva Koscina…

Helga Linè 077 missione Bloody Mary
o77 missione Bloody Mary

Helga Linè La venganza de la momia 2
Ancora con Naschy in La venganza de la momia

Dopo il 1975, la Linè lavora principalmente in Spagna, specializzandosi in ruoli di contorno e partecipando curiosamente a diversi film scopertamente erotici, complice anche la liberalizzazione dei costumi nel paese iberico, reduce dalla dura dittatura di Francisco Franco.
Tra i molteplici film interpretati a cavallo tra il 1975 e il 1980, segnalo Amore piombo e furore, un western inconsueto diretto da Monte Hellman e Tony Brandt nel 1978 in cui lavorano la bella Jenny Agutter e il nostro Fabio Testi, Plus ça va, moins ça va , una produzione francese tradotta in spagnolo come Eróticos juegos de la burguesía e in italiano Che scalogna!, in cui Helga all’età di 46 anni si mostra completamente nuda per alcuni secondi mostrando un fisico assolutamente invidiabile e infine Enigma rosso di Alberto Negrin, nel quale però non figura tra i credit.
Preferisco sorvolare sull’ultima parte della carriera della Linè, consumata tra film erotici dai titoli espliciti come Mírame con ojos pornográficos (1980), Las alumnas de madame Olga (1981) fino al famoso Los ritos sexuales del diablo (1982) nel quale Helga compare nuda a 50 anni esatti.
L’ultima parte della carriera di Helga Linè si svolge quasi completamente in Spagna, dove l’attrice si divide tra i set cinematografici e quelli televisivi con un rallentamento inevitabile dell’attività, che si conclude, almeno al momento nel 2005 con la serie tv Vientos de agua, un grande successo in terra iberica.
Ricomparirà solo per uno spot promozionale destinato alle giovani coppie spagnole.
Una carriera lunghissima e gratificante, quello della splendida attrice tedesca dai tratti così mediterranei.
Una carriera lusinghiera nella quale manca probabilmente l’acuto ovvero il film d’autore che ti rende immortale, ma caratterizzata senza dubbio da una indiscutibile professionalità unita alle sue doti principali, la bellezza del volto e del fisico.

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Helga Linè Los caraduros
Los caraduros

Helga Linè Mister X
Helga Linè in Mister X

Helga Linè Tres suecas para tres RodríguezTres suecas para tres Rodríguez

Helga Linè Campa carogna la taglia cresce
Campa carogna la taglia cresce

Helga Linè Estigma
Estigma

Helga Linè Su le mani,cadavere, sei in arresto
Su le mani,cadavere, sei in arresto

Helga Linè I leopardi di Churchill
I leopardi di Churchill

Helga Linè Spartaco e i dieci gladiatori
Spartaco e i dieci gladiatori

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Los ritos sexual del diablo

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Los dios de cabirios

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Lorelay graspe

Helga Linè Le protecteur
Le protecteur

Helga Linè Le labirynth de passion
Le labirynth de passion

Helga Linè Le amazzoni
Le amazzoni

Helga Linè Horror express
Horror express

Helga Linè Fin de semana al desnudo
Fin de semana al desnudo

Helga Linè L'arciere di fuoco
L’arciere di Sherwood

Helga Linè Goliath
Goliath

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Los assassinos de las muenacas

Helga Linè Cuentos de la sabana blanca
Cuentos de las sabanas

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Helga Linè-Santo contra el doctor Muerte

Santo contra el doctor Muerte

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Las alumnas de madame Olga

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Las aliminas

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La moglie giovane

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Il trionfo dei 10 gladiatori

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Golia alla conquista di Atlantide

Helga Linè-Gli invincibili sette

Gli invincibili sette

Helga Linè-El sexologo

El sexologo

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Tres suecas para tres Rodríguez

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The vampyres night orgy

Helga Linè Operazione Mogador

Operazione Mogador

Helga Linè Las alumnas de madame Olga

Las alumnas de Madame Olga

Helga Linè Una señora llamada Andrés

Un lujo a su alcance

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All’ombra di una Colt

Helga Linè Amanti d'oltretomba

Amanti d’oltretomba

Helga Linè Caccia ai violenti

Caccia ai violenti

Helga Linè Il segno di Zorro

Il segno di Zorro

Helga Linè La rivolta dei Sette

La rivolta dei sette

Helga Linè Los novios de mi mujer

Los novios de mi mujer

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Helga Linè Operazione Poker

Operazione Poker

Helga Linè Spartaco e i 10 gladiatori

Spartaco e i 10 gladiatori

Helga Linè Un caso di coscienza

Un caso di coscienza

Helga Linè Una rosa al viento

Una rosa al viento

Buon funerale amigo,paga Sartana

Gli invincibili sette

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2006 Vientos de agua (TV ) III stagione
2005 Torrente 3: El protector
2004 Hospital Central (TV)
2004 Aires de tormenta
2001 El comisario (TV series)
1993 El aliento del diablo
1990 Pareja enloquecida busca madre de alquiler
1987 La legge del desiderio
1986 Turno de oficio (TV )
1985 La comedia musical española (TV )
1985 Una y sonada…
1985 Playa azul
1984 Una rosa al viento
1984 Las alegres chicas de Colsada
1984 Pulsaciones
1983 Los caraduros
1983 Venere nera
1982 Labirinto di passioni
1982 Los ritos sexuales del diablo
1981-1982 Verano azul (TV )
1982 Femenino singular
1981 Dos y dos, cinco
1981 Las alumnas de madame Olga
1980 Mírame con ojos pornográficos
1980 El canto de la cigarra
1980 Memorias de Leticia Valle
1980 El consenso
1980 Estigma
1979 La boda del señor cura
1979 Que usted lo mate bien (TV )
1979 El juglar y la reina (TV series)
1978 Enigma rosso (uncredited)
1978 Amore, piombo e furore
1978 Pepito Piscina
1977 Makarras Conexion
1977 Plus ça va, moins ça va-Che scalogna!
1977 Cazar un gato negro
1977 Hasta que el matrimonio nos separe
1977 Las locuras de Jane
1977 Cuentos de las sábanas blancas
1976 Call Girl: La vida privada de una señorita bien
1976 La amante perfecta
1976 La casa
1976 El alijo
1976 Las alimañas
1975 Un lujo a su alcance
1975 Una abuelita de antes de la guerra
1975 El asesino de muñecas
1975 Tres suecas para tres Rodríguez
1975 Novios de la muerte
1975 Vida íntima de un seductor cínico
1974 Dick Turpin
1974 Fin de semana al desnudo
1974 L’orgia notturna dei vampiri
1974 Le mele marce
1974 Las correrías del Vizconde Arnau
1974 Il protettore
1974 Aberrazioni sessuali in un penitenziario femminile
1974 El amor empieza a medianoche
1974 El chulo
1974 L’amante adolescente
1974 L’abbraccio mortale di Lorelei
1974 La moglie giovane
1973 Santo contra el doctor Muerte
1973 Le guerriere dal seno nudo- Le amazzoni di Terence Young
1973 Il terrore sorge dalla tomba
1973 Estudio 1 (TV )
1973 Campa carogna… la taglia cresce
1973 Fuori uno sotto un altro arriva il passatore
1973 La venganza de la momia
1973 L’ultimo vampiro
1973 Il chiodo nel cervello
1972 Esperienze prematrimoniali
1972 Horror Express
1972 Doppia coppia con Regina
1972 Mio caro assassino
1972 Los novios de mi mujer
1971 Los días de Cabirio
1971 Su le mani, cadavere! Sei in arresto
1971 L’arciere di Sherwood
1971 El apartamento de la tentación
1971 Buon funerale, amigos!… paga Sartana
1971 Hay que educar a papá
1971 Si Fulano fuese Mengano
1971 Simón, contamos contigo
1971 Le belve
1970 Una señora llamada Andrés
1970 I Leopardi di Churchill
1970 Un caso di coscienza
1969 Così dolce… così perversa
1968 Il marchio di Kriminal
1968 Caccia ai violenti
1968 Brutti di notte
1968 Colpo sensazionale al servizio del Sifar
1967 Mister X
1966 Kriminal
1966 Cifrato speciale
1966 Password: Uccidete agente Gordon
1966 Missione speciale Lady Chaplin
1966 Missione sabbie roventi
1966 Der Mörder mit dem Seidenschal
1965 Operazione poker
1965 L’ombrellone
1965 All’ombra di una colt
1965 Agente 077 missione Bloody Mary
1965 Amanti d’oltretomba
1965 Sette ore di fuoco (uncredited)
1965 Golia alla conquista di Bagdad
1964 La rivolta dei sette
1964 Golia alla conquista di Bagdad
1964 Spartacus e i dieci gladiatori
1964 Il trionfo dei dieci gladiatori
1964 Un amore e un addio
1964 Rueda de sospechosos
1963 Gli invincibili sette
1963 Le avventure di Scaramouche (uncredited)
1963/I Horror
1963 Las gemelas
1963 Il segno di Zorro
1963 Rocío de La Mancha
1962 Canción de juventud
1961 Alerta en el cielo
1961 Il conquistatore di Maracaibo
1954 O Cerro dos Enforcados
1953 Duas Causas
1952 Nazaré
1952 Kill or Be Killed
1952 Os Saltimbancos
1952 Madragoa
1951 El gran Galeoto (as Helga Lina Stern)
1951 La trinca del aire (come Helga Lina Stern)
1951 El negro que tenía el alma blanca (come Hega Lina Stern)
1946 La mantilla de Beatriz
1946 Ladrão, Precisa
1941 Porto de Abrigo

aprile 2, 2011 Pubblicato da: | Biografie | | 8 commenti

La vestale di Satana

La vestale di satana locandina

Valeria e Stefano sono due giovani sposi in viaggio per l’Inghilterra; provengono dalla Svizzera e hanno attraversato il Belgio per raggiungere la costa e imbarcarsi.
Arrivati ad Ostenda i due coniugi, dietro pesanti insistenze di Stefano, si fermano in un albergo nel quale è alloggiata la contessa Elisabeth Bathory accompagnata dall’enigmatica segretaria Ilona.
Il concierge dell’albergo rivela ai due coniugi di conoscere la contessa; a suo giudizio è la stessa donna che ha alloggiato nell’hotel 40 anni prima, che per qualche inesplicabile motivo dimostra sempre un’età indefinibile, attorno ai 30 anni.
La contessa inizia a mostrare un certo interesse per Valeria, che accetta con disagio e riluttanza le evidenti intenzioni della contessa; nel frattempo alcuni inspiegabili fatti di sangue accadono nei dintorni.
Quattro ragazze vengono ritrovate morte, tutte completamente dissanguate.

La vestale di satana 1
Stefano e Valeria arrivano nell’hotel

Poco alla volta l’ipnotica contessa riesce ad avere la meglio sulle resistenze della ragazza, aiutata anche da un inspiegabile gesto di violenza di Stefano: Elisabeth seduce la giovane Valeria e riesce a sconvolgere la ragazza mostrandole il marito che tenta di sedurre Ilona.
La quale, però, non ha accettato la corte dell’uomo perchè interessata a lui, ma solo dietro ordine della contessa.
Nel tentativo di sfuggire all’uomo, Ilona muore accidentalmente, e sia Elisabeth sia Valeria lo aiutano ad occultare il cadavere.
A questo punto Stefano vorrebbe lasciare il Belgio, ma è la moglie a non voler partire, ormai completamente soggiogata dalla contessa.

La vestale di satana 7
Andrea Rau è Ilona, la segretaria della contessa

La vestale di satana 2Delphine Seyrig, la  Contessa Elisabeth Bathory

Le due donne lo uccidono e ne bevono il sangue, poi decidono di partire all’imbrunire, per evitare il sorgere del sole che avrebbe effetti letali su di loro.
Ma durante il viaggio l’auto con a bordo le due donne sbanda e la contessa muore infilzata da un palo; sarà la sola Valeria, sopravvissuta all’incidente, a tentare di trovare nuovo sangue con cui alimentarsi.
Infatti la Contessa, emula dell’antenata omonima Bathory, era riuscita a trovare il segreto dell’eterna giovinezza bevendo il sangue delle fanciulle, che poi lasciava morte.

Ennesimo rifacimento delle tragiche avventure della Contessa Bathory, la più grande serial killer della storia responsabile della morte di un numero imprecisato di ragazze (tra le 500 e 700 vittime) nel periodo a cavallo tra
il 1580 e il 1614, anno della sua morte.
La vestale di Satana, conosciuto all’estero come Les lèvres rouges (titolo originale) e Daughters of Darkness (Usa e altri paesi), è in realtà il primo dei film dedicato alle gesta della contessa Dracula, come venne soprannominata subito dopo la sua morte.
A dirigere il film troviamo il regista Harry Kümel, praticamente sconosciuto in Italia fatto salvo un breve documentario sull’attrice Claudia Cardinale.

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Usando una sceneggiatura essenziale e senza fronzoli, con dialoghi scritti da Jean Ferry, un prolifico writer con all’attivo già una ventina di adattamenti, Kümel crea un film dall’atmosfera rarefatta e morbosa, senza tuttavia eccedere con l’erotismo o con il gore.
Il film è essenzialmente d’atmosfera, elegante e a tratti molto raffinato: la storia della contessa e del suo legame proibito con il mito dell’eterna giovinezza, rafforzato da quella discendenza mortale dalla contessa Dracula, regge perfettamente per tutto il film, caratterizzato anche da dialoghi mai banali ed essenziali.
In ciò il regista è aiutato, oltre che dalla geometrica potenza delle immagini e da una fotografia impeccabile, dalla buona vena degli attori; a cominciare da quella impeccabile di Delphine Seyrig, attrice non famosissima ma dal curriculum di tutto rispetto, che include film come L’anno scorso a Marienbad, La via lattea e Il fascino discreto della borghesia.

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L’attrice di origine libanese, morta prematuramente nel 1990 all’età di 58 anni, tratteggia in maniera misurata ed elegante il personaggio della discendente di Elizabeth Bathory, rendendo la sua interpretazione di gran lunga la migliore dei pur tanti cloni del film.
Molto brava anche Daniele Ouimet, la debole Valeria che raccoglierà l’eredità sanguinaria della Contessa, così come bravissima è Andrea Rau, l’enigmatica Ilona che morirà banalmente nel tentativo di disobbedire alla contessa, sfuggendo alla corte di Stefano.

Personaggio interpretato con disinvoltura da John Karlen, attore in seguito specializzato in fiction tv (lavorerà, tra l’altro nelle serie Tenente Kojak e saranno famosi).
Il personaggio dell’inquietante concierge dell’albergo è interpretato da Paul Esser; il film non conta molti attori, anche perchè è incentrato quasi esclusivamente sul rapporto morboso che si viene a creare ta Elizabeth e Valeria, con sullo sfondo la maledizione dell’eterna giovinezza causa della morte di tanti innocenti.

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La vestale di Satana non è da considerare un horror, quanto piuttosto un thriller psicologico a sfondo horrorifico; ed è sicuramente il migliore dei film dedicati alla Contessa Dracula, come già detto.
Serie di film che include anche una parte dei Racconti immorali di Borowzick, l’elegante film in cui il ruolo della contessa è interpretato dalla figlia del grande Pablo Picasso, Paloma,  il film diretto da Grau Le vergini cavalcano la morte, debole e confuso, oppure il buon La morte va a braccetto con le vergini, con Ingrid Pitt nel ruolo della contessa ed infine Stay alive diretto da William Brent Bell nel 2005
Un film particolare, che a tratti può sembrare anche monotono o eccessivamente freddo, ma che ha dalla sua il fascino di una regia abilissima.

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La vestale di Satana, un film di Harry Kumel. Con Delphine Seyrig, John Karlen, Andrea Rau, Paul Esser. Titolo originale Les Lèvres rouges. Horror, durata 100 min. – Belgio 1971

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La vestale di satana banner personaggi

Delphine Seyrig    …     Contessa Elisabeth Bathory
John Karlen    …     Stefano
Danielle Ouimet    …     Valeria
Andrea Rau    …     Ilona Harczy
Paul Esser    …     Concierge
Georges Jamin    …     Poliziotto in pensione
Joris Collet    …     Maggiordomo
Fons Rademakers    …     Madre

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Regia di Harry Kümel
Scritto da Pierre Drouot,Harry Kümel, Jean Ferry (dialoghi)
Prodotto da:
Paul Collet    ….     produttore
Pierre Drouot    ….     produttore associato
Alain C. Guilleaume    ….     produttore associato
Henry Lange    ….     produttore
Musiche originali di François de Roubaix
Costumi di Bernard Perris

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In un albergo di Ostenda una bella sposina si ritrova a spartire le location con una piacente e lesbica signora, quest’ultima accompagnata dalla cameriera-amante. Pellicola quantomeno unica nel panorama horror dei primi Anni Settanta: per via della suggestiva ambientazione e per una tematica, insolitamente, femminista e omoerotica in tal direzione. Collocato nella tradizionale vena fantastica di matrice belga, sulla scia di Magritte, Delvaux, Wiertz e Khnopff, ha una struttura gelida, fredda e stilizzata vivacizzata, però, dall’inserimento di elementi commerciali quali nudo, sangue e violenza.
I gusti di Undying

Monotono e sanguinoso vampiresco ispirato alla leggenda della contessa Bathory, che si distingue unicamente per la fotografia luminosa e rosseggiante e per un pre-finale in cui il ruolo di Van Helsing viene svolto… dal fato. Il resto si riduce ad un lesbismo di bassissima lega condotto dalla Sewell, vampira ben poco intrigante a dispetto dell’aura enigmatica alla Baba Yaga.

Horror a due facce: a una parte narrativa bolsa, poco originale e a tratti anche abbastanza noiosa, se ne contrappone invece una registica che risulta essere abbastanza riuscita e raffinata anche se, naturalmente, non ci troviamo certo dinanzi a qualcosa di eccezionale. In definitiva un film dignitoso che si lascia guardare ma nulla di più.

Buon film vampirico, con protagonista la contessa-vampiro Bathory (interpretata in modo regale da Delphine Seyrig), che seduce la ragazza di una coppia di giovani sposini. Nonostante la durata molto lunga, il film non annoia neanche per un minuto, vi è molta atmosfera e la scenografia dell’hotel vuoto funziona alla perfezione. Ottimo anche il cast di contorno e la scena sulla spiaggia. Da vedere assolutamente.

Curioso horror vampiresco con venature erotiche. Il ritmo per tutta la prima parte è lentissimo e nel secondo tempo le cose migliorano solo parzialmente. Però la regia possiede una stile e una raffinatezza notevoli e la fotografia, che ricorda alcuni film di Mario Bava, è eccellente. Poi c’è una particolare atmosfera, tipica di alcuni horror dell’epoca, che rende il tutto piuttosto interessante e che riesce, anche se solo in parte, a tenere lontana la noia. Bravi gli attori e suggestive le musiche. Consigliato.

Vampirico particolarissimo, con una indubbia riuscita ambientazione ed una recitazione più che discreta. Ci sono elementi classici del vampirico 70 quali l’ omosessualità, in questo caso indirizzata all’emancipazione della sessualità della donna dal potere dell’uomo. Si inverte quindi la linea, ma alla fine l’uso strumentale della passione c’è sempre. Ci sono momenti davvero forti, come il fattaccio nel bagno, con la vampira sofferente sotto la doccia per colpa della violenza del suo amante. Alla fine risulta tra i più originali del genere, da vedere!

A mio avviso è leggermente inferiore all’altro capolavoro horror del belga Kumel, “Malpertuis”, tuttavia rimane uno dei più raffinati ed eleganti film di donne-vampiro mai realizzati. Delphine Seyring è una “contessa Dracula” di gran classe, algida ed ironica al contempo. Davvero incantevole Andrea Rau: minigonna, labbra rosse e un caschetto di capelli neri che la fa sembrare la Valentina di Crepax capitata (ma non “per caso”) in un’intrigante ed ambigua avventura soprannaturale. Assolutamente da vedere.

Horror erotico di grande impatto. Bella la musica inquietante che lo accompagna. Interessante il riferimento al voyeurismo del protagonista, che si ferma curioso mentre portano via il cadavere di una giovane donna e viene… immortalato. Delphine Seyrig giganteggia.

marzo 31, 2011 Pubblicato da: | Horror | , , , | 4 commenti

Emanuelle, perchè violenza alle donne?

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Durante uno dei suoi tanti viaggi in giro per il mondo per realizzare servizi fotografici di vario genere, Emanuelle si ferma in un albergo dove viene salvata da un tentativo di violenza sessuale da Malcom, un funzionario di un’agenzia governativa che si occupa di aiuti ai paesi poveri; i due fraternizzano ma devono lasciarsi per i rispettivi impegni.
Nella hall, Emanuelle incontra la sua vecchia amica Cora, anch’essa impegnata in un difficile reportage; la donna infatti sta girando per il mondo allo scopo di documentare la condizione femminile e la violenza esercitata a tutte le latitudini sulle donne.

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Laura Gemser, la reporter Emanuelle

Sarà proprio Emanuelle a scoprire come il lavoro di Cora sia attuale e terribilmente pericoloso; mandata in India per un servizio fotografico e documentaristico su una specie di santone che propaganda una strana religione sui rapporti sessuali e sul sistema per renderli infiniti, Emanuelle lo sbugiarda pubblicamente, ma prima di tornare in patria ha modo di consolarsi con una giovane e bella ragazza, Mary.
Emanuelle, notoriamente bisessuale, ha una breve relazione con la ragazza, che le racconta una terribile storia di soprusi e violenze subite.
Riagganciata Cora, decide di accompagnarla nel viaggio che la donna sta facendo per documentare le violenze.
Giunte a Roma, le due amiche hanno modo di mettersi nei guai, mentre indagano su una misteriosa organizzazione che rapisce giovani ragazze per destinarle ai bordelli dell’estremo oriente; Cora ed Emanuelle però vengono rapite e farebbero una brutta fine se non venissero salvate in extremis da Jeff, un amico della reporter.

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Brigitte Petronio, la giovane Mary

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Ma la banda non ha intenzione di mollare e riesce ad arrivare nuovamente a Cora, che viene seviziata e violentata da alcuni adepti dell’organizzazione.
Nonostante tutto, Cora riparte per l’Oriente sempre accompagnata dall’inseparabile reporter, che vivrà con lei una nuova pericolosa avventura, prima di tornare a casa e scoprire che anche negli States il fenomeno è purtroppo diffusissimo.
Emanuelle perchè violenza alle donne?, distribuito negli Usa con il titolo più appropriato di Emanuelle Around the World, è il quarto film della serie dedicata alla bella reporter di colore Emanuelle ed è il terzo diretto da Aristide Massaccesi che ancora una volta usa il suo nome d’arte Joe D’Amato.

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Il successo delle sue due pellicole precedenti, Emanuelle nera – Orient Reportage (1976) e Emanuelle in America (1976) permise a Massaccesi l’utilizzo di un budget più ampio, che il regista romano utilizzò principalmente per rendere ricche le location, trasportando la protagonista, l’affascinante venere nera Laura Gemser attraverso tre continenti ovvero Europa, America e Asia e ben quattro metropoli, come Roma, New York, Hong Kong e Nuova Delhi.

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Il meccanismo è lo stesso dei due film precedenti, quindi una miscela di erotismo e  violenza nella quale si inserisce il classico “pistolotto” moraleggiante che però suona tanto come espediente per accalappiare gonzi.
Questa volta D’Amato affianca alla Gemser oltre alla Schubert la giovane Brigitte Petronio, l’occasionale amante saffica immancabile nei film della serie Emanuelle nera (ricordiamo la Galleani e la De Selle, per esempio)
Film diretto con una certa cura e attenzione ai particolari, Emanuelle perchè violenza alle donne? ha il grosso demerito di cambiare spesso e caoticamente la storia, rendendola quanto meno improbabile e sopratutto farraginosa e tirata per i capelli.

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Ma al solito D’Amato non sembra affatto preoccupato di dare un senso alla sceneggiatura, quanto mostrare visivamente il solito campionario di scelleratezze unite ad un erotismo molto pronunciato, vero trademark del regista.
La violenza la fa da padrona, così come l’eros; al solito, il film ebbe due versioni, una più pulita e l’altra con inserti hard core abbastanza mediocri.
La versione “pulita” ebbe comunque grossi problemi con la censura per la presenza delle famose scene di violenza e delle scene dell’orgia, anche prive degli inserti erotici.
Per quanto riguarda il cast, gli attori fanno con diligenza la loro parte.

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Bene come al solito la Gemser, non ancora caratterizzata da quel dimagrimento che in seguito le dette un’aria sofferente e patita; la sua Emanuelle è conturbante e sexy, la sua capacità recitativa resta sufficiente.
Molto bene anche Karin Schubert che interpreta Cora.
La sequenza dello stupro sembra quasi reale, e dispiace pensare che Karin che pure era una buona  attrice abbia poi sceso la china così velocemente e in maniera così traumatica.

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Karin Schubert (Cora)

Spazio anche alla bionda ed efebica Brigitte Petronio, starlette poco valorizzata che nel film interpreta la giovane Mary, che ha subito sul suo corpo la violenza maschile e che ha una breve ed intensa relazione saffica con Emanuelle, così come apprezzabile è Ivan Rassimov una volta tanto non penalizzato dal solito ruolo del duro e cattivo. Così così George Eastman nel ruolo del guru fregnone, bene Gianni Macchia in quello dell’emiro che salva da una brutta fine Emanuelle.
Se il film non è da annoverare tra i film indimenticabili, ha dalla sua tuttavia qualche buon guizzo, a patto di chiudere un occhio sull’abitudine di Massaccesi di voler ad ogni costo strizzare l’occhio al messaggio moralistico del film.
Se si vuol fare un’opera di denuncia,non la si costella di scene erotiche fine a se stesse.
Il solito vizio del regista romano, costretto a ciò anche dalla furbizia dei produttori che, afferrato il filone giusto, non chiedevano altro al regista che usare il suo indubbio talento per agganciare una parte di pubblico poco interessato ai discorsi sociali e molto più ai nudi femminili e alle atmosfere torbide.

Emanuelle: perché violenza alle donne? un film di Joe D’Amato. Con George Eastman, Don Powell, Karin Schubert, Ivan Rassimov, Laura Gemser, Gianni Macchia, Marino Masé, Paola Maiolini, Brigitte Petronio
Erotico, durata 90 min. – Italia 1977.

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Emanuelle perché violenza alle donne protagonisti

Laura Gemser: Emanuelle
van Rassimov: Malcolm Robertson
Karin Schubert: Cora Norman
Don Powell: Jeff Davis
George Eastman: il guru
Brigitte Petronio: Mary
Al Thomas: eunuco
Aristide Massaccesi: Caleb
Marina Frajese: partecipante all’orgia
Rick Martino: partecipante all’orgia

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Regia     Joe D’Amato
Soggetto     Maria Pia Fusco
Sceneggiatura     Maria Pia Fusco
Produttore     Fabrizio De Angelis
Casa di produzione     Embassy Productions S.p.A.
Distribuzione (Italia)     Fida Cinematografica
Fotografia     Aristide Massaccesi
Montaggio     Vincenzo Tomassi
Musiche     Nico Fidenco
Scenografia     Maurizio Dentici

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Terza pellicola del ciclo dedicato alla disinibita reporter, qui in viaggio per il globo terracqueo tra Stati Uniti, Italia e Hong Kong, impegnata a sventare un traffico “internazionale” di schiave bianche, spesso sottoposte a vere e proprie sessioni di tortura. Nel suo peregrinare svergogna, per tramite del proprio corpo, un falso ­santone indiano, ideatore/propugnatore del coito prolungato. Forse il più maschilista/cinico (e pornografico) dell’intera serie, curiosamente sceneggiato anche da mano femminile.

Buon film del filone esotico/erotico di Emanuelle, la splendida Laura Gemser… La trama è suppergiù sempre quella, con la bella fotoreporter giramondo coinvolta in qualche losco intrigo più grosso di lei. Ovviamente è tutto un pretesto per mostrare scene erotiche, e per i mercati esteri anche hard-core. Un prodotto comunque più che dignitoso, che non annoia ed anzi fa passare i canonici 90 minuti in tutta tranquillità. Certo, con Joe D’Amato alla regia almeno un momento splatter non poteva mancare… e difatti non manca: vedere per credere.

Così così. Le scene erotiche sono ottimamente realizzate e quelle di tortura sono molto efficaci. Peccato che questi due elementi, uniti, finiscano per stonare. La sceneggiatura è mediocre come al solito, ma la buona regia di Massaccesi riesce a salvare il salvabile. Non male il cast: bellissima come sempre la Gemser, stesso discorso per la Schubert, bravo Rassimov e cultissimo George Eastman. Splendida la colonna sonora, la migliore realizzata per la serie insieme a quella di Emanuelle in America.

Le pericolose scorribande erotiche per il mondo di una famosa reporter, implicata in pericolosi giri d’affari fatti sulla pelle delle donne. Costumi, scenografia e fotografia (ovviamente..) di gran classe, sceneggiatura così così.. A volte la confusione si trasforma in noia e il prodotto perde carattere. Scene erotiche ben fatte, moderatamente spinte, con un paio di inserti hardcore marginali e piuttosto inutili (almeno nella versione visionata). La componente violenta scaturisce potente e in alcune occasioni davvero estrema, ma stiamo parlando del D’Amato!

Interessante. Questo personaggio di reporter-detective che indaga sul fenomeno della tratta delle bianche calza a pennello a una donna come Emanuelle, la cui concezione del sesso -ludica e scanzonata- è effettivamente agli antipodi rispetto ad ogni forma di violenza o di mercimonio. Dunque, è una storia che ha una buona coerenza interna. Le locations (Roma, la Thailandia, l’India, New York) sono ben utilizzate: Paese che vai usanza che trovi, soprattutto rispetto agli usi e costumi sessuali! Non monotono, buone musiche e, complessivamente, ottimo look!

IL titolo è chiaro, ma quello inglese (“The degradation of Emanuelle”) lo è ancora di più: sulla falsariga del precedente seguiamo la fotoreporter Emanuelle sulle tracce di un esclusivo mercato nero di sfruttamento delle donne. Autentiche perle del trash massaccesiano, su tutte la scuola di sesso diretta dallo scaricatore di porto Eastman nei panni di un improbabilissimo guru indiano (che predica il ritardo dell’orgasmo ma al dunque non si trattiene manco lui). Sul piano erotico/hard aumenta la vena sgradevole. Interessante e ben realizzato.

Visto nella versione hard del dvd polacco (meno completo, pare, di quello della Severin). Pellicola gradevolissima con la splendida Laura Gemser e una buonissima regia di Joe D’Amato. A dispetto di altri titoli del filone, nonostante la trama sia semplice qui (almeno io) ho trovato un po’ di confusione nel finale e quindi non sono rimasto del tutto soddifatto. Meglio altri capitoli della saga.

In questo episodio la bella Emanuelle, con la scusa dei reportage scandalistici, crea un’alleanza di ferro con la giornalista Cora Norman (una divina Karin Schubert) e riesce a sgominare una banda internazionale di farabutti dedita alla tratta delle bianche, da Roma ad Hong Kong. Nel mezzo una love story con un diplomatico Rassimov, una puntatina in India per toccare con mano le teorie sul coito prolungato di un presunto santone (un mitico Montefiori!) e nel finale uno stupro a New York. Vedibile ma poco coinvolgente rispetto ad altri capitoli.

Il più fresco, colorato e scanzonato della serie di Emanuelle. Memorabile il “guru” interpretato da Luigi Montefiori, ma ci sono anche altri momenti molto divertenti e nel complesso il film non risulta noioso pur essendo privo degli eccessi che fanno storia visti in “in America” e nel successivo “e gli ultimi cannibali”. Il film, co-sceneggiato da Maria Pia Fusco, ha anche un certa dignità sul piano della denuncia sociale, pur diluita nella commercialità e nell’eros venduto al chilo tipico delle opere del buon Massaccesi.


marzo 29, 2011 Pubblicato da: | Erotico | , , , , , , | 2 commenti

Nerone

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L’imperatore Nerone è odiato da tutti: dai cristiani che lo accusano di aver fatto bruciare Roma e di aver addossato loro la colpa, dalla madre Agrippina perchè ha nominato senatore un suo avversario politico e dalla moglie Poppea perchè non le affida la parte di Elena di Toria in una rappresentazione teatrale scritta dallo stesso imperatore.
Così, grazie ad una congiura orchestrata da alcuni senatori e con la complicità dell’infido Tigellino, capo dei pretoriani dello stesso imperatore, Agrippina riesce a far rinchiudere in un manicomio Nerone, che ne viene liberato solo grazie all’amico Petronio e con l’aiuto di una bella cristiana convertitati al paganesimo, Nenè.
Così, il tentativo di mettere sul trono il generale Galba, affetto da fastidiosi problemi fisici come le emorroidi fallisce e Nerone riesce a tornare sul trono, non prima di essersi spacciato per Gesù davanti ad un Pietro molto più vicino ad un allocco che alla figura carismatica del capo della cristianità.
Diretto da Castellacci e Pingitore, alla loro seconda e ultima prova di regia in coppia dopo il discreto successo di Romolo e Remo storia di due figli di una lupa, Nerone è una parodia in stile burlesque o anche in puro stile avanspettacolo, realizzato nel 1977 con l’ausilio di un cast di assoluto livello ma con un risultato finale appena sufficiente.
Se l’idea di base, il cast e la formula della storia riadattata con enormi asincronismi temporali può sembrare azzeccata, il film che pure parte con qualche felice battuta e qualche gag che smuovono il sorriso ben presto si spegne in una lunga sequela di banalità, a cui invano i due registi tentano di porre rimedio affidando ai vari attori canzoncine e battute lampo che però risultano piatte e poco divertenti.
Colpa di una sceneggiatura da avanspettacolo, quindi inadatta ai tempi cinematografici, colpa anche di troppe banalità nelle battute, alcune delle quali appaiono grossolane e sconce.

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 Pippo Franco e Bombolo

E colpa anche di una certa blasfemia che serpeggia nel film, che appare davvero gratuita e poco divertente, tra l’altro.
Il film parte con una sequenza in cui Nerone, interpretato da un romanaccio doc come Pippo Franco scambia due battute con Atte: ” A Nerò, che vuoi la lira?” ” Beh, mejo de gnente” e prosegue sulla stessa falsariga, con scambi di battute surreali, come quella con Bombolo :”certo che l’alloro è una grande invenzione” “specie co’ i fegatelli”
Il livello del film è questo, tuttavia non mancano sprazzi di comicità e di divertimento.

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Paola Borboni

Tra una battuta e una canzoncina, spesso in rima, il film prosegue con vivacità, alternando momenti felici (il bagno di Poppea, la sequenza al manicomio) a momenti di stanca.
Tuttavia, alla fine, non si resta completamente delusi.
Merito sopratutto di un cast che raccoglie attori molto bravi, quelli che con un brutto termine erano definiti “caratteristi”e merito anche delle due bellezze protagoniste del film, la ex soubrette Paola Tedesco che interpreta la cristiana convertita Nenè e Maria Grazia Buccella, deliziosamente svampita nel ruolo dell’imperatrice Poppea.

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Enrico Montesano

Nel film compaiono anche un bravo Enrico Montesano nel ruolo di Petronio Arbitro, con tanto di erre moscia e vestito ovviamente di tutto punto e con un anacronistico cappello, Oreste Lionello nel ruolo di un Seneca filosofo futurista dai dialoghi quasi demenziali, che parla una stranissima lingua un pò burina, un pò romana e tanto british de noantri.

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Due fotogrammi con Paola Tedesco

Troviamo ancora la stella del cinema muto Paola Borboni, che interpreta Agrippina, madre di Nerone e ispiratrice della congiura che porterà l’imperatore stesso in manicomio e che si segnala per un’audace scena a seno nudo, mostrato alla bella età di 77 anni; c’è l’immancabile Gianfranco D’Angelo nel ruolo di Tigellino, stravagante e anche lui caratterizzato da una stoltezza quasi commovente.

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“Non sono più cristiana, sono diventata pagana: ecco la prova”

C’è spazio per Paolo Stoppa, un San Pietro rivoluzionario, quasi comunista e anarcoide che alla fine verrà beffato da Nerone, c’è Aldo Fabrizi nel suo penultimo film, che interpreta il generale Galba affetto da problemi fisici fastidiosissimi come le emorroidi, c’è Marina Marfoglia nel ruolo di Atte (storicamente amante di Nerone).
Ancora, completano il cast in ruoli minori Bombolo (Roscio), aiutante squinternato di Nerone, Massimo Dapporto in una particina e infine la futura soubrette Carmen Russo in una breve sequenza in cui mostra il suo celebre seno.
Un film assolutamente scacciapensieri, probabilmente non riuscito ma in grado di strappare qualche momento di ilarità.

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Paolo Stoppa

Nerone, un film di Castellacci e Pingitore, con Pippo Franco, Maria Grazia Buccella, Paola Tedesco, Oreste Lionello, Enrico Montesano, Paola Borboni, Gianfranco D’Angelo, Paolo Stoppa, Bombolo, Carmen Russo, Marina Marfoglia, Laura Troschel, Aldo Fabrizi Italia 1977, commedia

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Gianfranco D’Angelo

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Maria Grazia Buccella

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Bombolo, Pippo Franco e Carmen Russo

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Paola Tedesco

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A destra, Aldo Fabrizi

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Pippo Franco: Nerone
Maria Grazia Buccella: Poppea
Paola Tedesco: Licia
Oreste Lionello: Seneca
Enrico Montesano: Petronio Arbitro
Paola Borboni: Agrippina
Gianfranco D’Angelo: Tigellino
Paolo Stoppa: San Pietro
Aldo Fabrizi: Generale Galba
Bombolo: Roscio
Piero Santi: Vinicio
Gio Staiano: Sporo
Marina Marfoglia: Atte
Laura Troschel: Locusta
Massimo Dapporto: Cristiano liberato
Attilio Dottesio: Centurione
Giancarlo Magalli: Presidente del senato
Valentino Simeoni
Bruno Vilar: Centurione

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Regia     Castellacci e Pingitore
Soggetto     Castellacci e Pingitore
Sceneggiatura     Castellacci e Pingitore
Produttore     Mario Cecchi Gori
Casa di produzione     Capital Film
Distribuzione (Italia)     Gold
Fotografia     Sergio Martinelli
Montaggio     Alberto Gallitti
Musiche     Flavio Bocci
Scenografia     Enrico Rufini e Maurizio Tognalini
Costumi     Enrico Rufini e Maurizio Tognalini

marzo 28, 2011 Pubblicato da: | Commedia | , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Quando i dinosauri si mordevano la coda

Quando i dinosauri si mordevano la coda lodandina 3

La giovane e bella Sanna appartiene ad una tribù preistorica che vive tra le montagne.
E’ un’epoca pericolosa perchè giganteschi rettili come dinosauri, pterodattili e triceratopi cacciano tutto ciò che si muove.
Il capo della tribù, Konsor, ha l’abitudine di sacrificare al dio sole tre ragazze bionde, onde ingraziarsi le divinità; Sanna è una delle prescelte ma  rifiuta di farsi immolare e fugge per mare.

Quando i dinosauri si mordevano la coda 1

Salvata in extremis da un ben piantato pescatore di nome Tara, viene accolta nella tribù dell’uomo dove però si fa subito delle nemiche, a causa dell’attrazione che suscita nell’uomo, legato alla bella Ajark.
Sanna così è costretta a scappare nuovamente e si avventura in zone desertiche, dove non possa essere raggiunta dalla tribù, che si è messa sulle sue tracce; rifugiatasi in un uovo di dinosauro, viene in pratica adottata da uno dei rettili e la ragazza finisce per dividere il suo tempo con un cucciolo di dinosauro che ammaestra quasi fosse un cagnolino.
Ma è destino che la tranquillità della ragazza debba essere nuovamente turbata.
Tara, che non ha mai smesso di cercarla, la ritrova e per un pò di tempo i due dividono le giornate spensieratamente, vivendo la loro storia d’amore, cacciando e divertendosi come bambini.
L’idea di tornare alla tribù di Tara si rivela fatale: i due vengono fatti prigionieri e solo l’intervento del dinosauro che aveva salvato Sanna in precedenza permette alla donna di fuggire.

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Nuovamente catturata, Sanna e Tara fuggiranno grazie ad una tempesta che si abbatte sul villaggio.
I due, questa volta, si allontanano per sempre da quelle terre inospitali.
Prodotto Hammer targato 1969, diretto da Val Guest con un budget molto alto e con l’ausilio dei migliori mezzi tecnologici dell’epoca, Quando i dinosauri si mordevano la coda (When the dinosaurs ruled the earth) è uno dei più importanti film ambientati in epoca preistoria, limitatamente com’è ovvio al periodo in cui venne girato.

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Victoria Vetri

Aldilà delle numerose incongruenze, come quella della convivenza tra i giganteschi rettili e l’uomo, separati in realtà da milioni di anni nella scala dell’evoluzione, il film è una gradevole avventura strutturata anche come love story tra la bella Sanna e il robusto Tara, i due personaggi principali del film, con l’aggiunta dell’interazione con i dinosauri.
Memorabile la sequenza che vede Sanna tentare di istruire un cucciolo di dinosauro con una specie di flauto insegnandogli a stare seduto secondo comandi, un po come facciamo noi con i nostri animali domestici.

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Magda Konopka

L’ingenuità della trama e di molte situazioni è evidente, anche se non si tratta certo di un prodotto per minori.
La bella Victoria Vetri che interpreta Sanna si produce infatti in alcune sequenze di nudo che a fine anni sessanta erano assolutamente un’eccezione per i prodotti poi destinati al nostro paese.
Un film ovviamente pesantemente datato, anche se girato con mano esperta e con l’ausilio di mezzi tecnici di prim’ordine.

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Il film, tratto da un romanzo di Ballard scomparso due anni addietro e autore di grandi classici della fantascienza come Vento dal nulla, Deserto d’acqua e Terra bruciata, venne definito dallo scrittore “un film orribile”
Il perchè è facilmente identificabile nelle scelte della produzione; in primis va segnalata la scrittura di attori belli come il sole, biondi e atleticamente scolpiti, in forte contrasto con quelle che dovevano essere le caratteristiche fisiche delle genti preistoriche.

Inevitabilmente le scelte cinematografiche devono però andare in direzioni ben precise; un bel volto di donna, un uomo atletico e muscoloso attraggono sicuramente più di un volto comune o di un corpo adiposo e pertanto le scelte della Hammer erano da considerarsi obbligate.
Gli effetti scenici sono di prim’ordine, e se la storia fa acqua come un colabrodo, la cosa non ha molta importanza; siamo di fronte ad un tipico prodotto di fantasy con un buon ritmo e con scene curate.
Fa nulla che la Vetri sia espressiva come un armadio e che Robin Hawdon abbia sempre la stessa espressione imbarazzante, sia che debba soccorrere la bella Sanna sia che ci debba fare l’amore.

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Aggiungiamoci anche una Magda Konopka che sembra appena uscita da un parrucchiere, una Imogen Hassall abbronzatissima e con ì denti bianchi a tal punto da essere una promozione diretta per la corretta igiene dentale.
Infine mescoliamo anche i dinosauri buoni che familiarizzano con gli umani, il cattivo pterodattilo che attenta alla vita del povero cucciolo di dinosauro, dialoghi abbastanza surreali e avremo una sintesi di quello che è il peggio del film.
Ma come già detto, non si possono fare troppe pulci ad un prodotto di semplice evasione.
E allora ci si può gustare una storiellina abbastanza lineare, si possono godere le grazie di Victoria Vetri che se non è passata agli annali come grande attrice era peraltro un gran bel vedere, si possono ammirare le belle sequenze tecniche e gustarsi qualche bella scena di combattimento, abbassando possibilmente il volume quando c’è una mortale colonna sonora a fare da sotto fondo nelle scene senza azione.

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Quando i dinosauri si mordevano la coda, un film di Val Guest. Con Magda Konopka, Victoria Vetri, Robin Hawdon, Sean Caffrey, Patrick Allen, Drewe Henley,Imogen Hassall, Patrick Holt, Jan Rossini, Carol Hawkins, Maria O’Brien, Connie Tilton, Maggie Lynton, Jimmy Lodge, Billy Cornelius, Ray Ford
Titolo originale When Dinosaurs Ruled the Earth. Fantastico, durata 96 min. – Gran Bretagna 1969

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Victoria Vetri    …     Sanna
Robin Hawdon    …     Tara
Patrick Allen    …     Kingsor
Drewe Henley    …     Khaku
Sean Caffrey    …     Kane
Magda Konopka    …     Ulido
Imogen Hassall    …     Ayak
Patrick Holt    …     Ammon
Carol Hawkins    …     Yani
Maria O’Brien    …     Omah
Connie Tilton    …     La madre delle sabbie
Maggie Lynton    …     La madre delle rocce
Jimmy Lodge    …     Pescatore
Billy Cornelius    …     Cacciatore

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Regia di Val Guest
Da un romanzo di James Ballard
Sceneggiatura di Val Guest
Prodotto da Aida Young
Musiche di Mario Nascimbene
Fotografia di Dick Bush
Montaggio di Peter Curran

Effetti speciali:

Alan Bryce    ….     effetti speciali (con il nome Allan Bryce)
Roger Dicken    ….     effetti speciali
Brian Johnson    ….     effetti speciali (con il nome Brian Johncock)
Martin Gutteridge    ….     effetti speciali (non accreditato)
Brian Humphrey    ….     effetti speciali (non accreditato)
Garth Inns    ….     effetti speciali (non accreditato)

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Foto promozionale di Victoria Vetri

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Foto promozionale della Hammer

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Da sinistra a destra:
Magda Konopka, Victoria Vetri, Imogen Hassall

Quando i dinosauri si mordevano la coda lc 5Victoria Vetri in un fotogramma tratto da un cineracconto

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Foto pubblicitaria del film

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marzo 26, 2011 Pubblicato da: | Avventura | , , | 1 commento

Il gatto mammone

Il gatto mammone locandina

Rosalia e Lollo formano una bella coppia a cui tutto sembra sorridere; hanno un tenore di vita alto, hanno una bella casa, Lollo è un piccolo industriale e quindi tutto sembrerebbe filare per il meglio.
Ma Lollo ha un cruccio; nonostante i suoi “sforzi”, non riesce a diventare padre.
Il che per lui, siciliano di nascita e di cultura, è un autentico dramma aggravato dalle visioni del padre che lo rimprovera per non essere capace di mettere al mondo il tanto sospirato erede.

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Rossana Podestà interpreta Rosalia

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Gloria Guida è Marietta

In accordo con sua moglie, stufa dei continui lamenti del marito, Lollo si decide a frequentare altre donne, senza però riuscire nell’intento.
Poi trova la soluzione: porta in casa una giovane ragazza madre, Marietta, alla quale propone soldi e una sistemazione sicura in cambio di un figlio.
La ragazza accetta e per Lollo inizia un surmenage che sembra culminare nel raggiungimento dei suoi sogni; vede apparire infatti la figura di suo padre dal mare che gli conferma che diverrà padre.

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Lollo spia…

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… la bella e procace Marietta

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E in realtà diverrà papa di un bel bambino, ma non per merito suo: Rosalia, sua moglie, stanca dell’ossessione del marito, si procura un amante e resta incinta, mostrando a suo marito che la sterilità non era da addebitare a lei ma a lui.
Finale adeguato…

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Il gatto mammone, diretto da Nando Cicero nel 1975, è una commediola sexy (erotica è davvero troppo) imbastita attorno al personaggio del gallo meridionale tante volte interpretato da Lando Buzzanca, star assoluta delle commedie sexy di inizi anni 70.
L’attore palermitano diventa protagonista assoluto (come tante altre volte) della pellicola, infarcita as usual di tanti luoghi comuni da poter essere definito un compendio degli stessi.
C’è il solito galletto arricchito convinto che tutto gli sia dovuto, l’ansia tipica del siciliano (così come descritta purtroppo tante volte in altri film) di dare un erede alla sua famiglia, la moglie che tacitamente acconsente e infine il colpo di scena (abusato troppe volte) della sterilità non imputabile alla moglie ma a lui.

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In mezzo, un film che non decolla mai, abbellito solo dalle presenze della splendida Rossana Podestà e da quella di una Gloria Guida che passa parecchio del suo tempo in una doccia, dimostrando di poter rivaleggiare con la Fenech, l’attrice più pulita dello schermo (secondo una definizione di un critico dell’epoca)
La regia di Nando Cicero, reduce dall’ottima prova di Ultimo tango a Zagarolo e da quella meno riuscita di Bella, ricca, lieve difetto fisico cerca anima gemella non si segnala per nulla di particolarmente interessante.

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Il film, che vede nelle firme della sceneggiatura la presenza di Raimondo Vianello, è un contenitore (vuoto) di cose viste e riviste, inclusi tutti i luoghi comuni citati e qualche volgarità di troppo.
Le scene comiche latitano, per cui non si può nemmeno parlare di un film costruito per scatenare risate; il massimo della comicità (di bassa lega) è espressa da una scena in cui Lollo, dopo aver consumato l’atto d’amore con una annoiata Marietta, esce sul balcone e vede la figura del padre sorgere dal mare e sorridere. Lui grida “sarò padre” e un vicino, uscito anch’egli sul balcone, lo manderà volgarmente a …….
Questo è il massimo di comicità espresso dal film, a cui il regista nato in Eritrea tenta inutilmente di dare un’anima.
Non è un film inguardabile, quanto piuttosto un maldestro tentativo di ironizzare sui soliti luoghi comuni attribuiti ai siciliani.
Non a caso  il papa di Lollo porta la coppola….

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Il gatto mammone, un film di Nando Cicero. Con Rossana Podestà, Gloria Guida, Lando Buzzanca, Umberto Spadaro, Adriana Facchetti, Franco Giacobini, Tiberio Murgia, Franco Lantieri, Renzo Marignano
Commedia, durata 95 min. – Italia 1975.

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Lando Buzzanca … Lollo
Rossana Podestà     … Rosalia
Gloria Guida         … Marietta
Ermelinda De Felice         …Suora
Grazia Di Marzà     … Madre di Rosalia
Franco Giacobini         … Prete
Franco Lantieri         … Amico di Lollo
Sofia Lusy          … La vedova
Renzo Marignano          … L’urologo
Tiberio Murgia         …     Zingaro
Umberto Spadaro          … Dottore

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Regia: Nando Cicero
Soggetto: Francesco Longo
Sceneggiatura: Raimondo Vianello e Sandro Continenza
Musiche: Carlo Rustichelli
Casa di produzione: Medusa Cinematografica
Distribuzione :    Medusa Distribuzione
Fotografia :    Alfio Contini
Montaggio :    Renato Cinquini

Le recensioni qui sotto appartengono al sito http://www.davinotti.com

TUTTI I DIRITTI RISERVATI

Semideludente. Buzzanca in forma, ma il film, monocorde, non mantiene le promesse. La Guida è al primo film non VM18. Come in L’arbitro c’è l’imitazione mussoliniana: “L’uomo… non è uomo… se non è PADRE!!!”. La musica delle apparizioni del padre è quella dell’inizio delle trasmissioni RAI. La trovata del training autogeno viene dal fatto che la prima squadra a realizzarlo, all’epoca, era stato il Cesena,
Tipicamente ciceriano, cioè a dire svincolato dal genere per via di un impianto surreale (le apparizioni) e per la presenza di brutti (e sovente sfigati) figuri. Buzzanca è ben immerso nella parte e la Guida è alla sua massima forma (fisica, purtroppo non artistica) che viene affiancata a quella della bella e brava Rossana Podestà. C’è anche Tiberio Murgia che aggiunge un tocco di stravaganza al tutto (come sempre). Riuscito solo a metà…

Brillante prova di Buzzanca con Cicero, ben serviti da una sceneggiatura di Vianello e Continenza che, pur con le inevitabili concessioni ai cliché, valorizza l’estro dello scatenato Lando (in una delle sue riuscite migliori) e crea i presupposti per gli eccessi di Cicero, la parte migliore del suo cinema, che si sfrena ad esempio nella strepitosa sequenza ambientata nell’abitazione della subumana fattrice, o nelle apparizioni del babbo. La Guida è un pezzo di legno, ma che bel pezzo (terribile, ma appropriato, il doppiaggio veneto).

Sguaiata commedia alla siciliana che, dopo un rapido, divertente inizio (l’incubo di Buzzanca) scende sempre di più, fino a precipitare del tutto. Colpa di una trama sterile e ripetitiva e di un cattivo gusto generalizzato, insopportabile nelle sequenze in cui compare la vedova e le cacofonie “pierinesche” di casa sua. Anche le apparizioni del padre del protagonista stancano presto. Buzzanca e la Guida ripropongono i consueti ruoli, per cui la sola ragion d’essere è la bellissima Podestà con il suo physique du rôle da donna sicula.

Commedia erotica poco entusiasmante. La buona idea di partenza viene sviluppata nel modo più banale possibile, e i momenti divertenti scarseggiano. Discrete le ambientazioni, anche se la regia appare piuttosto rozza e banale. Buoni gli attori: Buzzanca, in una parte simile a molte altre, funziona bene; bravissima la Podestà, forse la migliore del cast; Gloria Guida, anche se ha dato di meglio (forse anche per il ruolo secondario che ricopre) è sempre uno spettacolo. Discreta la colonna sonora.

marzo 25, 2011 Pubblicato da: | Commedia | , , , | Lascia un commento

Brigitte Skay

Brigitte Skay foto

Brigitte Johanna Riedle, conosciuta nel mondo del cinema come Brigitte Skay, deve moltissimo al nostro paese in temini di popolarità e sopratutto deve il lancio della sua carriera cinematografica fatta da 22 film e 14 sceneggiati televisivi.
Rossa, con il volto costellato da tantissime efelidi, copro da modella ma non da autentica pin up, la teutonica Brigitte resta un mistero assoluto per gli amanti del cinema di genere; è un mistero la sua data di nascita, così come il luogo stesso dove è nata.

Brigitte Skay Quando suona la campana
Brigitte Skay nel film Quando suona la campana

Brigitte Skay Quante volte quella notteIn Quante volte quella notte, di Mario Bava

Probabilmente la rete stessa ha dimenticato la carriera di Brigitte, evolutasi nel periodo che va dal 1963, anno in cui fa il suo esordio ufficiale sulla Tv tedesca nel film tv Alsterstrasse, un dramma familiare che ebbe un notevole successo sia di pubblico che di critica.
La bellezza della Skay deve aver colpito in qualche modo i produttori cinematografici, che la chiamarono lo stesso anno per un film mai arrivato in Italia, Heute kündigt mir mein Mann (1963) diretto da Peter Goldbaum e Rudolf Nussgruber con protagonista Gert Frobe, il famoso Goldfinger della serie degli Agente 007.

Brigitte Skay Reazione a catena
Una celebre immagine tratta da Reazione a catena

Fino al 1967 Brigitte si fa strada sopratutto grazie alle produzioni televisive tedesche, nelle quali compare per sei volte fino all’esordio cinematografico, avvenuto nel 1968 con il film Sexy baby diretto dal regista norvegese Hansjörg Amon, con protagonisti autenti carneade del cinema.
E’ un film del quale almeno in Italia non esiste traccia, che probabilmente non venne nemmeno doppiato come tante delle produzioni del cinema tedesco che nel nostro paese non hanno mai avuto largo seguito.

Brigitte Skay Morte sul Tamigi
La Skay in Morte sul Tamigi

Poche notizie anche sul suo film successivo, ovvero Il mandrillo (1968) diretto dal regista bulgaro Marran Gosov, mentre decisamente più conosciuto è Le 10 meraviglie dell’amore diretto da Sergio Bergonzelli, nel quale Brigitte lavora con Al Cliver e Angelo Infanti, un curioso film che parla di un gruppo di studenti che prepara una tesi sull’amore e sul sesso e che per sperimentare il tutto decide di vivere in una comunità allargata, con problematiche però molto diverse dalla teoria.

Brigitte Skay La bestia in calore
La bestia in calore (film realizzato con spezzoni di Quando suona la campana, la Skay non compare tra i credit)

La grande occasione ( e una relativa fama) arriva con la chiamata di Sergio Corbucci che nel 1969 decide di portare sullo schermo le avventure di una delle eroine dei fumetti, Isabella De Frissac conosciuta anche comeIsabella duchessa dei diavoli.
Brigitte ha in comune molto con la bella eroina sexy del fumetti chiamato, all’epoca, per adulti: è bella, è rossa, ha i capelli lunghi e un’aria spavalda, che sembrano la perfetta riproduzione di quella che è la “personalità” dell’avventurosa duchessa Isabella.
Il film è ben diretto, ben sceneggiato e si rivela una delle migliori trasposizioni dal mondo delle nuvolette (così erano chiamati anche i fumetti) a quello dell’immagine in movimento.
La Skay è fisicamente perfetta, anche se come attrice non possiede doti eccelse.
Tuttavia il film diventa abbastanza noto, anche e sopratutto per le traversie giudiziarie dovute alla sovra esposizione di nudi della pellicola; la bellissima attrice tedesca non si nega all’obiettivo, anche se va sottolineato che il film non ha nulla di erotico.
Alcuni critici particolarmente feroci battezzano il nuovo filone inaugurato da Corbucci come film di “chiappa e spada”, sottolinenando malignamente la presenza di molti nudi femminili.
Nonostante il buon successo della pellicola, la Skay resta confinata in produzioni confinanti con i B movies o comunque in pellicole realizzate senza grossi budget e con cast molto limitati.
E’ il caso del film di De Sisti L’interrogatorio, datato 1970, un discreto giallo/poliziesco che racconta la storia di un giovane che verrà incriminato per un delitto che non ha commesso, nonostante sia del tutto innocente.
Sempre nel 1970 lavora con Luigi Batzella in Quando suona la campana, nel ruolo della partigiana Dorina; il regista, che lavora sotto lo speudonimo di Paolo Solvay utilizzerà le immagini della Skay per un film assolutamente degradante, La bestia in calore, realizzato nel 1977 utilizzando diversi spezzoni del film Quando suona la campana.
Il risultato finale sarà una pellicola agghiacciante, sconclusionata e brutta, nella quale la povera Brigitte centrerà come un cavolo a merenda.
Nel frattempo la Skay accetta qualche altro lavoro televisivo, prima di tornare al cinema con Reazione a catena, girato nel 1971 sotto la regia del grande Mario Bava.
Brigitta interpreta Brunhilda, la ragazza che fa il bagno nuda nella baia e che scopre casualmente il corpo del marito di una contessa, cosa che le costerà la vita.

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Il suo film più famoso, Isabella duchessa dei diavoli

Anche in questo caso non è una gran parte, destinata però a rimanere nella memoria degli spettatori.
La sequenza della corsa sul pontile di Brigitte, completamente nuda, è da antologia.
Nel 1971 lavora nel ruolo di una cameriera (poche sequenze davvero) nel film di Marco Vicario Homo eroticus mentre nel 1972 ha ancora una breve ma incisiva parte in un film minore di Bava, Quante volte quella notte accanto a Daniela Giordano.
Il cinema degli anni settanta è molto generoso con le attrici disinibite, ovvero con quelle attrici disponibili a mostrarsi senza veli ed è anche un formidabile veicolo per la fama e la notorietà; tuttavia la Skay non riesce ad avere ruoli principali, trasformandosi ben presto in un’attrice di supporto, quelle attrici cioè che figurano in ruoli secondari.
Nel 1972 è nel cast di Tutti fratelli nel west… per parte di padre, un western costruito attorno ad Antonio Sabato e in cui la vera protagonista femminile è Miss Dynamite, l’attrice Marisa Mell; non va meglio nel buon thriller di Harald Philipp Morte sul Tamigi dove ancora una volta ha un ruolo secondario, quello della bella Maggy McConnor, mentre il ruolo principale è affidato alla emergente Uschi Glass.

Brigitte Skay Studio legale

Probabilmente rassegnata a dover comparire in ruoli di contorno, la Skay partecipa anche all’anomimo Studio legale per una rapina (1973) di Tano Boccia, confuso pasticciaccio sul mondo della mala.poco significativa è anche l’opera successiva, Zeta uno datata 1973 e diretta da Michael Cort.
Il film è una strana pellicola fantascientifica, che da noi no ebbe alcun successo.
Viaggia, ragazza, viaggia, hai la musica nelle vene (1974), diretto da Pasquale Squitieri è il film successivo; ambizioso e riuscito film sul mondo della droga, caratterizzato da un cast di buon livello, nel quale figurano Leopoldo Trieste e Raymond Pellegrin e che ebbe grossi problemi di censura.

Brigitte Skay St. Pauli Nachrichten Thema Nr. 1

Morte sul Tamigi

Lentamente le parti offerte a Brigitte si diradano: dopo aver lavorato in patria per l’ennesimo serial Tv, torna sugli schermi in Lo strano ricatto di una ragazza per bene, nel quale è finalmente protagonista nel ruolo di Babel, una ragazza viziata che diverrà protagonista di un giallo che sfocerà grottescamente in un sogno dovuto agli effetti della droga, un’altra boiata diretta dall’ineffabile Batzella.
Ormai attrice di B movies a tutti gli effetti, viene chiamata da Lizzani per San Babila ore 20 un delitto inutile (1977), nel quale è la ragazza stupidina che accetta un passaggio da alcuni sanbabilini e che finirà per dover offrire le sue grazie agli stessi.

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Brigitte Skay San Babila ore 20,2

Brigitte Skay San Babila ore 20,1
Due fotogrammi tratti da San Babila ore 20: un delitto inutile

Come accennato agli inizi, compare anche in La bestia in calore, ma in realtà non partecipò al film essendo lo stesso girato con larghi spezzoni di repertorio.
L’ultima apparizione di Brigitte Skay è una piccola parte nel bel film di Sergio Gobbi Enfantasme, poi il nulla.
Ancora una volta, un’attrice scompare senza lasciare tracce: come diverse sue colleghe, la Skay si ritira dallo schermo, o forse non le vengono più proposte parti.

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Nel film Zeta uno

Il che, ancora una volta, è un vero peccato perchè la sua presenza nei film a cui ha partecipato si notava, se pur nei limiti di partecipazioni secondarie.
Resta però un’icona per coloro che hanno amato il suo film più famoso, isabella, bel aldilà degli effettivi meriti del film peraltro ridotti.
Un’attrice dalla gran bellezza, della quale chiedo ai lettori del blog, notizie aggiornate.

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Brigitte Skay Sexy baby

Nel rarissimo Sexy baby

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Reazione a catena

Brigitte Skay Morte sul Tamigi 2

Morte sul Tamigi

Brigitte Skay Lo strano ricatto

Due fotogrammi da Lo strano ricatto di una ragazza perbene

…il secondo

Brigitte Skay Enfantasme

Con Agostina Belli nel film Enfantasme

Brigitte Skay Black mail

Black mail

Brigitte Skay Homo eroticus

Homo eroticus

Brigitte Skay Heute kündigt mir mein Mann

Brigitte Skay in Heute kündigt mir mein Mann

St. Pauli Nachrichten: Thema Nr. 1

Beiß mich, Liebling

Viaggia ragazza viaggia,hai la musica nelle vene

L’interrogatorio

                                                                                                Studio legale per una rapina

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Il flano italiano del film Isabella Duchessa dei diavoli

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Il flano francese dello stesso film

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Altre lobbycard dell’edizione italiana

Brigitte Skay discoUn disco per Brigitte

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Lobby card dell’edizione tedesca di Morte sul tamigi

Brigitte Skay giornale 1

Brigitte Skay giornale 2

Brigitte Skay banner filmografia

1978 Enfantasme
1977 San Babila ore 20 un delitto inutile
1977 La bestia in calore (non accreditata, spezzoni di repertorio)
1974 Lo strano ricatto di una ragazza per bene
1974 Sergeant Berry (TV series)
1974 Viaggia, ragazza, viaggia, hai la musica nelle vene
1973 Zeta uno
1973 Studio legale per una rapina
1973 Morte sul Tamigi
1972 Tutti fratelli nel west… per parte di padre
1972 Quante volte… quella notte
1972 Tatort (TV series)
1971 Einfach sterben… (TV movie)
1971 Homo Eroticus
1971 Reazione a catena
1971 Zu dumm zum…
1971 St. Pauli Nachrichten: Thema Nr. 1
1970 Dem Täter auf der Spur (TV series)
1970 Beiß mich, Liebling
1970 Quando suona la campana
1970 Ach, so eine nette Person (TV movie)
1970 L’interrogatorio
1969 Isabella, duchessa dei diavoli
1969 Der ewige Gatte (TV movie)
1969 Kurz vor dem Sprung (TV movie)
1969 Le 10 meraviglie dell’amore
1968 Il mandrillo
1968 Sexy baby
1967 Das Arrangement (TV movie)
1965 Ein Tag im Leben von… (TV movie)
1964 Mit zwei Füßen im Grab (TV movie)
1963 Hafenpolizei (TV series)
1963 Der Vater (TV movie)
1963 Don Juan kommt zurück (TV movie)
1963 Heute kündigt mir mein Mann
1963 Alsterstrasse (TV series)

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marzo 23, 2011 Pubblicato da: | Biografie | | 5 commenti

Penombra

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Carlotta è la bella e insoddisfatta moglie di Osvaldo Raininger, un ricco proprietario terriero che la donna ha sposato senza amore, solo perchè rappresentava un valido partito.
L’uomo la strappa alla vita di città, confinandola in una splendida dimora di campagna, dove la donna si annoia mortalmente.
L’unico diversivo è rappresentato dalle avventure saffiche con la procace cameriera Carolina; altro svago della donna è il gioco del baccarat.

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E sarà proprio il gioco a causarne la rovina; conosciuto il giovane e affascinante Alexis, che si finge uno sprovveduto al tavolo verde, la donna cade in una trappola tesa dallo stesso Alexis e da un infido banchiere.
I due, in combutta, fanno perdere alla donna un’ingente somma di denaro, facendole firmare un pagherò
Il banchiere con il titolo in mano si reca da Osvaldo, per costringerlo a vendere le sue terre.
Nel frattempo Carlotta vive un’intensa passione proprio con l’uomo che è stato la sua rovina; ma quando si rende conto della situazione, decide di ucciderlo, attirandolo in campagna.

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Ma è proprio Carlotta a morire, durante una collutazione.
L’inconsolabile Osvaldo, legato da morboso affetto alla moglie, trova un fascio di lettere scritte dalla gemella della moglie,Maria, che vive confinata in convento.
Decide così di conoscerla, e quando fa l’esperienza resta turbato oltre modo, perchè la donna è la copia esatta della defunta moglie.
Riesce a convincerla a seguirla nella sua tenuta, dove Maria ben presto si rende conto che Osvaldo è ossessionato dalla memoria della moglie; la costringe infatti a vestirsi come lei e infine la costringe ad atti auto erotici mentre lui la spia da un’apertura in una libreria.

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La situazione cambierà radicalmente quando nella tenuta arriva il nipote di Osvaldo e il suo precettore; quest’ultimo si innamora perdutamente di Maria, ricambiato.
Durante un loro convegno d’amore Osvaldo, che li spia dal solito posto, ha un malore e muore.
I due sono così liberi di andarsene.
Penombra, diretto da Bruno Gaburro nel 1986, riprende in toto la trama di Maladonna e in parte quella di Malombra, diventando una specie di trait d’union tra i due film citati, non aggiungendo nulla se non qualche scena erotica ai due film precedenti.

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La storia è praticamente identica, la location anche, gli attori sono sempre gli stessi; quella di Gaburro è quindi un’operazione commerciale volta a sfruttare la fama della Senatore, che nel 1985 aveva interpretato Non stop-Sempre buio in sala, film hard con la quale la bella attrice romana aveva dato un taglio al suo passato di attrice sexy, qualche volta contornato da buone prove in film discreti.

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E’, come già detto, un’operazione smaccatamente commerciale; la fama della Senatore era ormai legata a quel film hard che aveva girato per necessità, schiava com’era della tossicodipendenza.
Questo film, che è poco più di un film erotico, senza sconfinamenti nell’hard, curiosamente è il migliore dei tre, ammesso che si possa fare una graduatoria di merito tra film che utilizzano senza scrupoli l’erotismo per imbastire attorno una storia credibile.
La fotografia è la stessa dei film precedenti, ma la storia ha quantomeno una sua logica, che mancava sia in Maladonna che in Malombra.
Il tema della follia di Osvaldo è finalmente chiaro, mentre nei due film precedenti era rimasto abbastanza confuso, così come il tema del “doppio”, ovvero della doppia vita di Carlotta e Maria viene finalmente spiegato.
Certo, il film non brilla per ritmo, recitazione o altro.

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Tuttavia non è un prodotto da gettare via, perchè una sua eleganza formale ce l’ha.
E a differenza di Maladonna e di Malombra, la parte erotica che interpreta la Senatore è sicuramente più soft; da dimenticare lo squallido siparietto erotico con protagoniste le due giovani monache.
In ultimo segnalo le amene recensioni che girano sul web relative a questo film; molto probabilmente sono davvero pochi coloro che lo hanno visto, visto i riassunti assolutamente improbabili della trama.

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Penombra, un film di Bruno Gaburro (Alex Romano). Con Paola Senatore, Maurice Poli, Marcella Petri Erotico, durata 90 min. – Italia 1985.

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Penombra banner protagonisti

Paola Senatore    …     Maria / Carlotta
Maurice Poli    …     Osvaldo Raininger
Marcella Petrelli    …     Suora
Carmen Di Pietro    …     Suora
Domiziano Arcangeli    …     Alexis
Stefano Alessandrini    …     Mario Raininger
Claudia Cavalcanti    …     Carolina – cameriera
Paola Corazzi    …     Claudia Carli
Scilla Jacu    …     Teresa
Gino Milli    …     Massimiliano Renda
Jacques Stany    …     Tesser

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Regia: Bruno Gaburro
Sceneggiatura: Piero Regnoli
Editing: Alessandro Lucidi
Musiche: Stelvio Cipriani
Produzione: G.Buricchi per Leo
Distribuzione: Play time

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Pazzesco (e geniale) assemblaggio con: a) sunto di Maladonna; b) una decina di minuti di raccordo; c) sunto di Malombra. Purtroppo il succo qui non è meglio del tutto, anzi: si nota con chiarezza che c’è un netto sbilanciamento di personaggi (la cameriera è la Cavalcanti nella prima parte, la Jacu nella seconda…). Da notare poi, in questo film ambientato nell’Ottocento, l’esilarante apparizione di una penna biro (da Maladonna), il che la dice lunga sul livello dell’opera.

Estremo esempio di riciclaggio (Malombra + Maladonna), operato senza colpo ferire, aggiungendo brevi raccordi di girato ex-novo onde spacciare per altro una serie di nudi – già offerti, ossia “usati” ed “abusati” – audaci ma senza anima. Per l’occasione la Senatore si sdoppia, nel duplice ruolo di sorella ora buona (con e senza U) ora perversa (ma sempre “buona senza U”). Amplessi a go-go, lesbismo in prima fila, ed una (mal)riuscita atmosfera goticheggiante (ma nient’affatto godereccia) provocata dalla decadente ambientazione rétro. Gaburro, dato l’eccelso risultato, sigla come Alex Romano.

Riciclaggio dei due precedenti titoli della trilogia di Gaburro (Malombra e Maladonna), ottenuto ricucendo, con un breve segmento di raccordo girato ex novo, le sintesi del secondo e del primo film. Quindi una ripetizione di atmosfere, scene e dialoghi, con protagonisti la coppia Senatore-Poli, assolutamente priva di utilità ed interesse (se non filologico); peraltro nel segmento di raccordo la Senatore appare pochissimo…

Penombra locandina

marzo 22, 2011 Pubblicato da: | Erotico | , | Lascia un commento

Stangata in famiglia

Stangata in famiglia locandina

Il commendator Piero Brambilla, un funzionario del ministero delle finanze, vive da vedovo in un appartamento condiviso dalle sue due figlie, dal cognato pugliese Nicola e dalla figlia di quest’ultimo Sabina.
Il menage famigliare si rivela troppo esoso per le sue tasche, così quando un suo superiore gli propone di aumentare le entrate Brambilla accetta senza discutere; dovrà occuparsi d’ora in poi di accertamenti finanziari sul tenore di vita di presunte massaggiatrici, di sedicenti estetiste che secondo il ministero delle finanze traggono i loro guadagni in maniera illegale, sottraendo così il loro patrimonio alla giusta tassazione.

Stangata in famiglia 1

Lino Banfi e Piero Mazzarella

Brambilla inizia un tour presso varie professioniste, nel corso del quale si renderà conto del sottobosco che governa il mondo nascosto al pubblico ( e alle finanze) delle sedicenti professioniste.
Molte di loro in fatti praticano massaggi molto particolari, altre ancora si prostituiscono.

Stangata in famiglia 2

Brambilla, che è persona sostanzialmente ingenua ed onesta, racconta i particolari delle sue “indagini” ai famigliari che, allettati dai facili guadagni, decidono di mettere su un fiorente istituto dedicato proprio a massaggi particolari con relative pratiche sessuali.

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Nel gruppo ovviamente ci sono tutti i componenti della famiglia, così quando Brambilla si troverà casualmente a indagare proprio sulla neonata azienda Toccasana, scoprirà amaramente che sia le figlie, che la nipote e il cognato traggono illeciti guadagni in maniera illegale.
La scoperta provoca un infarto al buon Brambilla, che appena guarito verrà spedito nella Brianza ad eseguire altri lavori.
Stangata In Famiglia , diretto da Franco Nucci nel 1976, è una commediola della equivoci abbastanza piatta e noiosetta; tutte le gag utilizzate nella commedia sanno di stantio, e la commedia è penalizzata anche dalla scelta del buon Piero Mazzarella,caratterista apprezzato in tanti film della commedia italiana, assolutamente inadatto a ruoli di primo piano.

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Femi Benussi

L’ingenuità del commendator Brambilla è così resa in maniera poco credibile da un attore come Mazzarella che ha un volto ormai etichettato come quello del furbetto del cinema e appare quindi assolutamente fuori ruolo in virtù del fatto di non appartenere al gotha degli attori.
Molto meglio sarebbe stato affidare il ruolo del “commenda” a Lino Banfi, che viceversa interpreta Nicola, un meridionale sanguisuga che vive alle spalle del Brambilla ( ancora una volta un clichè stantio, quello del meridionale parassita), apostrofato dal Brambilla con il solito e triste “maledetto di un terun”
Banfi, che nel film si chiama Zagaria (suo vero nome) si sacrifica in un ruolo minore, apportando poco all’economia generale del film, così come del tutto irrilevante la presenza di Femi Benussi, una volta tanto insolitamente vestita nel ruolo di Margherita, (una massaggiatrice) e  Marisa Merlini, che a metà anni settanta comparve in numerose pellicole a sfondo semi erotico.

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Nel gineceo femminile compaiono anche Patrizia Gori, la bellissima Helene Chanel nel ruolo di una massaggiatrice/prostituta francese e la futura annunciatrice televisiva Gabriella Golia.
Purtroppo il livello delle gag e delle situazioni comiche è a metà strada tra il pecoreccio e la pochade più imbarazzante:si passa dal Brambilla che va a farsi massaggiare per sondare la vera attività di una di queste pseudo professioniste e viene massaggiato da quest’ultima con i seni e che facendo finta di dormire (sic!)  assiste ad un congresso carnale della donna alla ragazza di colore che si prostituisce in casa del fidanzato, che lo accusa alla fine di essere razzista solo perchè il Brambilla va via senza consumare.

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Ancor più desolante il pistolotto finale del superiore del Brambilla che giustifica la scelta dei famigliari di quest’ultimo con le ristrettezze economiche, come se lavorare onestamente non fosse una valida alternativa al meretricio.
Aldilà di questo il film è davvero bruttino, scontato e per nulla divertente: consegnato all’oblio è stato riesumato in questi ultimi anni grazie alla rivalorizzazione di Lino Banfi.

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Stangata in famiglia,un film di Franco Nucci. Con Femi Benussi, Lino Banfi, Isabella Biagini, Piero Mazzarella,Romy Shell, Marisa Merlini, Hélène Chanel, Ida Meda, Chris Avram, Patrizia Gori, Romy Schell
Commedia, durata 93 min. – Italia 1976.

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Stangata in famiglia banner personaggi

Piero Mazzarella    …     Piero Brambilla
Femi Benussi    …     Margherita
Lino Banfi    …     Nicola Zagaria
Romy Schell    …     Sabina
Patrizia Gori    …     Mariuccia
Gabriella Golia    …     Pina
Hélène Chanel    … Prostitua francese
Marisa Merlini    …     Aida
Chris Avram    …     Esposito

Stangata in famiglia banner cast

Regia     Franco Nucci
Soggetto     Franco Nucci
Sceneggiatura     Franco Nucci, Ciro Boglioni
Produttore     Rodolfo Putignani
Distribuzione (Italia)     Interfilm CAD
Fotografia     Enzo Oddone
Montaggio     Enzo Monachesi
Musiche     Mino Reitano, Franco Reitano

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Si guarda perché c’è il grande (e grosso) Mazzarella, che si fa pure piazzare le mani delle massaggiatrici in mezzo alle gambe! Ma la vicenda è ripetitiva, lenta, solo qua e là leggermente rischiarata da trovatine. Paragonate alle altre “massaggiatrici” che recitano, la Benussi e la Merlini paiono la Duse e la Hepburn. Il film colpisce, più che altro, per il doppiaggio incredibilmente asincrono e per l’esposizione da primato della Pejo. Finale parzialmente telefonato, parzialmente no. C’è Gabriella Golia.

Se non fosse per la curiosità generata da un cast in grado di ammaliare (Banfi prima maniera, Gabriella Golia al suo unico film, la Benussi e Patrizia Gori: l’anno prima vittima di Eastman in Emanuelle e Françoise (le Sorelline), dopo la comparsata in Un urlo dalle tenebre), Stangata in famiglia potrebbe essere archiviato tranquillamente tra i titoli meno riusciti della commedia (sexy) italiana: eppure qualche sana risata la strappa grazie alla naturale interpretazione di Piero Mazzarella e di un Banfi “perduto” tra le tante “venditrici d’amore”.

Film appartenente al genere commedia sexy, poco sexy e per niente comico. I bravi Mazzarella e Banfi non bastano a risollevare una commediuccia che fa acqua da tutte le parti. Il cast femminile è mediocre, eccetto la Merlini e la sempre bella Benussi.

marzo 18, 2011 Pubblicato da: | Commedia | , , , , , , , | 3 commenti