Filmscoop

Tutto il mio cinema

C’è un fantasma nel mio letto

Adelaide e Camillo, giovane coppia in viaggio di nozze, mentre percorre di sera una strada inglese finisce per perdere l’orientamento.
Si recano quindi nella locanda di un vicino paesino, gestita da un manesco oste e dalla procacissima moglie, che consigliano loro di cercare rifugio in un castello vicino.

C'è un fantasma nel mio letto 8
Renzo Montagnani

Seguendo il consiglio, la coppia si reca al Black Castle dove viene accolta da una dama discendente del Barone Archibald Trenton che accetta di fornire loro una camera per la notte.
Ma all’interno del castello si aggira il fantasma libertino di Archibald Trenton, antico proprietario del castello stesso, che ha l’abitudine di insidiare tutto ciò che ha una gonna.

C'è un fantasma nel mio letto 1

Grazie all’aiuto del fido Angus, un ex apprendista del dottor Frankenstein che gli prepara filtri e pozioni, il Barone riesce a sabotare la prima notte del povero Camillo.
Il fantasma infatti si gode le grazie della bella Adelaide; ma per errore un filtro eccitante e rinvigorente finisce per essere somministrato al povero Camillo,

C'è un fantasma nel mio letto 18
Vincenzo Crocitti e Lilli Carati

che eccitato “spingarda” tutto ciò che gli capita a tiro, dalla moglie alla dama factotum del castello passando anche per la cameriera.
Nel frattempo Angus gioca un brutto scherzo al fantasma, che è costretto a rientrare tra i ranghi, ovvero a prendere posto nel ritratto che campeggia nell’ingresso del castello.

C'è un fantasma nel mio letto 2

C'è un fantasma nel mio letto 3
Lilli Carati

La scena si trasferisce nuovamente sulla strada buia che Adelaide e Camillo stavano percorrendo: l’uomo ha frenato di colpo e ha battuto la testa contro il parabrezza.
Morale: tutto è stato solo un brutto sogno.
C’è un fantasma nel mio letto, regia di Claudio De Molinis è una commediaccia sexy/comica datata 1981, in cui vengono riproposte battutacce, scherzi e volgarità tipiche delle commediole B movie che avevano caratterizzato gli anni precedenti.
Fra spingardate, beffe goliardiche, gli immancabili peti e trivialità, si assiste ad una stanca replica di situazioni già viste troppe volte nel corso degli anni precedenti.
A nulla vale la simpatia dell’immancabile Renzo Montagnani e del compianto Vincenzo Crocitti: il film è davvero scadente, nonostante qualche trovata che riesce comunque a strappare un sorriso.

C'è un fantasma nel mio letto 16

C'è un fantasma nel mio letto 14

Il guaio è che tutto ha il sapore stantio del deja vu; Lilli Carati è svagatissima, probabilmente era già alle prese con i problemi che in seguito la porteranno ad avere grossi guai con la droga, mentre il resto del cast è praticamente umiliato in parti di contorno, inclusa Luciana Turina costretta a fare la cameriera che subirà gli assalti dell’assatanato Camillo.
Film costato due soldi, ma che ebbe curiosamente un discreto successo.
Merito probabilmente della presenza di Montagnani, che stava ancora sfruttando l’onda lunga delle varie commedie sexy interpretate a dozzine nei due anni precedenti.

Il film è disponibile in un’ottima versione digitale all’indirizzo: http://www.youtube.com/watch?v=B4EvUNnMK64

C'è un fantasma nel mio letto 4

C'è un fantasma nel mio letto 6

C’è un fantasma nel mio letto, un film di Claudio De Molinis. Con Lilli Carati, Vincenzo Crocitti, Renzo Montagnani, Luciana Turina,Vanessa Hidalgo, Guerrino Crivello
Commedia, durata 94 min. – Italia 1980.

C'è un fantasma nel mio letto banner gallery

C'è un fantasma nel mio letto 15

C'è un fantasma nel mio letto 14

C'è un fantasma nel mio letto 12

C'è un fantasma nel mio letto 9

C'è un fantasma nel mio letto 7

C'è un fantasma nel mio letto 5

C'è un fantasma nel mio letto banner personaggi

Lilli Carati – Adelaide Ferretti
Renzo Montagnani – Archibald Trenton
Vincenzo Crocitti  – Camillo Fumagalli
Vanessa Hidalgo – Meg
Guerrino Crivello -Angus
Alejandra Grepi – Baronessa
Giacomo Assandri -Terence
Luciana Turina – Josephina

C'è un fantasma nel mio letto banner cast

Regia Claudio Giorgi
Soggetto Luis María Delgado e Jesús R. Folgar
Sceneggiatura Giovanni Simonelli
Casa di produzione Telecinema 80 e Victory Films
Distribuzione (Italia) Cinedaf
Fotografia Raúl Pérez Cubero
Montaggio Giorgio Serrallonga
Effetti speciali Marco Bernardo
Musiche Piero Umiliani
Scenografia Gonzalo García Flaño
Costumi Susanna Micozzi
Trucco Marisa Marconi


Il cast spagnolo ha il viso che fa pensare alla corrida e fanno gli inglesi, la Carati arriva vergine al matrimonio dopo un lustro di fidanzamento, la cena britannica è tutta tricolore, il baronetto declama Petrarca… Quanto detto già fa capire che siamo di fronte a una tremenda commediaccia, che di buono ha solo l’amato castello di Balsorano, la simpatia di Crocitti e il corpo della Carati. Tutto il resto, Montagnani compreso, è tremendo. Come se non bastasse, è il trionfo della ripetitività. L’ispirazione fantasmerotica “alta” rimanda a Wilde, col romanzo breve “Il fantasma di Canterville”, già fonte di film.

Adelaide (Lilli Carati) e Camillo (Vincenzo Crocitti) sono una giovane coppia di sposi in viaggio di nozze in Inghilterra. Rimasti a piedi a causa d’un incidente riparano, come ospiti, per passare la notte nel castello dei nobili Trenton. Da costoro apprendono che l’antenato Archibald (Renzo Montagnani) infesta, da spettro, la magione ed è ancora legato ai piaceri carnali, tanto che arriva a possedere, in più contesti, la bella sposina. Non a caso l’erotomane fantasma è morto singolarmente: alla 7a prestazione sessuale! Insipida coproduzione italo spagnola, assai mediocre per realizzazione…

Estenuante, tarda commedia sexy di ambientazione gotico-grottesca con vaghi rimandi a Per favore non mordermi sul collo! e a Rocky Horror Picture show. Noioso, grossolano, ripetitivo, con il pur bravissimo Montagnani condannato a replicare quasi in eterno il suo ruolo di donnaiolo impenitente. La male assortita coppia di coniugi è composta da Crocitti e dalla Carati.

Commediola col bravo Montagnani che interpreta il fantasma sporcaccione del titolo. Molto interessante per la sexy Lilli Carati, che si segnala con un suo bagno di schiuma nella vasca. Mediamente divertente. Possiamo citare scene come quelle del “palpamento ectoplasmico” a tavola, con la Carati convinta che sia il marito a farlo.

Mamma mia… film davvero scialbo, salvo appena la stupenda ambientazione e la Carati che è sempre un belvedere. Il resto del cast è davvero deprimente. Mediocre Crocitti, Montagnani peggio pure… insomma non ci siamo proprio (anche se la commedia sexy ha toccato livelli più bassi… vedi Vedova del trullo e similari).

Discreta commediola ravvivata sopratutto da qualche gag azzeccata e da una coppia d’attori (Montagnani e Crocitti) talmente male assortita da risultare divertente. Al solito bella, ma come attrice non lascia certo un ricordo indelebile, la Carati. Regia meno che mediocre.

Deliziosa commedia leggermente in ritardo rispetto al big bang del genere “scollacciato”, con una Lilli Carati ormai prossima alla svolta hard nonchè alla dipendenza da eroina (lo attestano le interviste promozionali, tra cui quella tristemente storica a “TG L’una”). Il film si prende gioco delle atmosfere tipiche dell’horror gotico, con un Montagnani scatenatissimo mattatore e Crocitti nel ruolo dell’imbambolato di turno, che rivedremo in Attila. Non è l’apoteosi della comicità, ma i fan di Montagnani e della Carati gradiranno sicuramente.

Penosa parodia di Rocky Horror in versione commediaccia, per nulla ravvivata da una sceneggiatura noiosa e ripetitiva e da una regia piatta come un marciapiede. A dare il colpo di grazia ci pensano poi un Montagnani ormai alla frutta e un insopportabile Crocitti. Un po’ meglio il cast femminile: la Carati fa visivamente ancora la sua figura (ma quanto a recitazione…), la Turina è simpatica e le due spagnole Vanessa Hidalgo e Alejandra Crepi sono abbastanza intriganti. Le mura di Balsorano assistono ancora una volta con paziente rassegnazione.


C'è un fantasma nel mio letto 5

 

C'è un fantasma nel mio letto 4

 

C'è un fantasma nel mio letto 3

 

C'è un fantasma nel mio letto 2

 

C'è un fantasma nel mio letto 1

novembre 12, 2010 Pubblicato da: | Commedia | , , , , , | Lascia un commento

Mala, amore e morte

Mala amore e morte locandina
Un misterioso killer spara ad una donna mentre la stessa ha appena acquistato dei giornali. La defunta era la proprietaria in una pensione, La mimosa, che ora viene ereditata dalla giovane e bella Marisa. Ma per la ragazza è l’inizio di una serie di guai, perchè la defunta zia era la centro di un complicato caso riguardante un piccolo scrigno pieno di diamanti, ai quali sono interessati anche tre malavitosi e un misterioso ospite della pensione.

Mala amore e morte 9
Femi Benussi e Gianni Macchia

Dopo una serie di vicende, Marisa e l’ospite, che in realtà è un ispettore di polizia, recupereranno la refurtiva nella tomba di un garibaldino che partecipò alla presa di Porta Pia, e avranno la meglio sui tre gangster da operetta e sulla svampita donna del capobanda. Finale in rosa con Marisa e l’ispettore che si godono finalmente il loro sbocciato amore.

Mala amore e morte 18
Nonostante il titolo sia assolutamente fuorviante, Mala amore e morte, film targato 1975 per la regia di Tiziano Longo su soggetto di Paolo Barberio e Piero Regnoli contiene qualche elemento giallo unito ad elementi polizieschi, che però virano decisamente verso il comico/farsesco. Dei tre componenti del titolo, l’unico ad essere rappresentato è proprio l’amore, che alla fine trionfa come in ogni classica commedia tra la bella Marisa e il misterioso ospite della pensione Mimosa, che si rivelerà essere un ispettore di polizia alla ricerca della chiave che conduca ad una fortuna in diamanti, che la defunta proprietaria della pensione stessa aveva contribuito ad occultare.
Mala amore e morte 17

Mala amore e morte 16
La mala è rappresentata da tre gangster assolutamente scombinati, che parlano con un buffissimo accento e sopratutto sono lontani anni luce dal prototipo dei banditi feroci e senza pietà, incluso il loro capo, che si da arie da uomo raffinato. A loro si aggiunge una svampitissima ragazza, che è l’amante del capo, e che per tutta la durata del film non indossa quasi mai un vestito. La morte invece è davvero la grande assente, perchè a parte la defunta zia, l’unico morto non muore davvero mai, ricomparendo sempre e contribuendo a creare scompiglio nelle idee già di per se confuse di Marisa. Una commedia ironica, quindi, che mescola allegramente elementi del giallo a quelli tipici della commedia sexy; il risultato finale è un film che a sprazzi ha qualche momento di divertimento, pur essendo abbastanza scombinato. La commedia regge anche per merito di una splendida Femi Benussi, che appare davvero confusa dagli avvenimenti, ma anche (sopratutto) divertente nel ruolo di Marisa, che appare travolta dagli avvenimenti. Se la Benussi mostra con generosità le sue grazie, ancor di più fa Gabriella Lepori, praticamente sempre svestita, che interpreta l’amante del capo gangster, una ragazza svampita in maniera patologica e affetta da idiosincrasia verso qualsiasi forma di vestiario.


Mala amore e morte 14

Nel film il ruolo dell’ispettore è interpretato da Gianni Macchia; l’attore pugliese non si prende sul serio e appare per tutta la durata del film con un sorriso ironico che sembra quasi farsi beffe dello spettatore, anticipando in qualche modo il tono da pochade che la pellicola andrà assumendo nel corso del suo svolgimento.

Mala amore e morte 15
Francoise Prevost

Brevi parti per Gigi Ballista, troppo presto fuori scena e per la Prevost, ammazzata dopo 5 minuti di film. Se la storia appare abbastanza scontata, tuttavia qualche elemento di divertimento c’è, anche se è poca roba; tuttavia non siamo di fronte alla solita commediaccia scollacciata e triviale, ma ad un prodotto con una qualche dignità.

Mala amore e morte 13

Mala amore e morte 12
Mala amore e morte,un film di Tiziano Longo, con Femi Benussi, Gianni Macchia, Gabriella Lepori, Gigi Ballista, Francoise Prevost, Giallo/commedia,Italia 1975 Mala amore e morte banner gallery

Mala amore e morte 11

Mala amore e morte 10

Mala amore e morte 8

Mala amore e morte 7

Mala amore e morte 6

Mala amore e morte 5

Mala amore e morte 4

Mala amore e morte 3

Mala amore e morte 2

Mala amore e morte 1

 

Mala amore e morte banner protagonisti

Femi Benussi-Marisa Belli
Gianni Macchia-Marco Ranalli/Carlo Martini
Massimo Mollica-Barone Francesco De Carolis
Gabriella Lepori-Sissi
Françoise Prevost-Adalgisa Belli
Renato Pinciroli-Custode cimitero
Gigi Ballista-Avvocato Giorgi
Danika La Loggia-Entreneuse
Giulio Baraghini-Mimì, guardia del corpo
Franca Scagnetti-Donna delle pulizie

Mala amore e morte banner cast

Regia;Tiziano Longo
Sceneggiatura:Paolo Barberio,Piero Regnoli
Produzione:Ermanno Curti
Musiche:Filippo Trecca
Fotografia:Franco Delli Colli
Montaggio:Mario Gargiulo

Mala amore e morte foto 1

Mala amore e morte foto 2

Mala amore e morte foto 3

Mala amore e morte foto 4

Mala amore e morte foto 5

ottobre 26, 2010 Pubblicato da: | Commedia | , , , , , | 2 commenti

Il piatto piange

Il piatto piange locandina

Un gruppo di amici, oziosi e annoiati, si riunisce a Luino nell’albergo di uno della compagnia.
Siamo agli inizi degli anni Trenta, il fascismo è da poco al potere, ma al gruppo dei gaudenti poco importa, anzi.
A loro della politica interessa poco; le loro serate passano in interminabili partite a carte, fra sberleffi e boccacceschi racconti sulle prodezze amatorie dei componenti del gruppo.

Il piatto piange 1
Il gruppo riunito

Sbruffonate, certo, ma non quelle di Mario Tonino detto il Camola; lui con le donne ha davvero fortuna, forse perchè affronta la vita e le cose come un gioco.

Il piatto piange 9
Andrea Ferreol, la cantante moglie del capostazione

Camola è il segretario del locale avvocato, i suoi amici sono un barbiere, un capostazione, un professore…in pratica, gli uomini del paese che hanno una funzione sociale. Tutti insieme oziano, in una città che sembra oziosa allo stesso modo, incurante degli avvenimenti tragici che sembrano avvicinarsi come nubi nere; quando il gruppetto non è impegnato a giocare a carte, o a prendersi beffe dello Spreafico, il locale dirigente del partito fascista, frequentano la casa d’appuntamenti di Mamma Rosa, da poco trasferitasi con le sue ragazze nel paese.

Il piatto piange 3

Il Camola ben presto seduce dapprima la moglie di un casellante delle ferrovie, poi la bella Ines, la ragazza più bella del paese e infine una giovane fascista.
Quest’ultima dopo che un mediconzolo gli ha diagnosticato una malattia venerea e dopo che un suo amico gli ha fatto bere la balla che per guarire deve andare con una ragazza ancora vergine.
Così, tra una beffa e un litigio, tra giochi e indolenza, si consumano le giornate del gruppo, mentre attorno a loro scorre pigramente la vita della cittadina, scossa solo dalla morte di Mamma Rosa e dalle spedizioni punitive dello Spreafico avvenute in concomitanza con i festeggiamenti del 21 aprile.

Il piatto piange 4Agostina Belli

Il piatto piange, diretto da Paolo Nuzzi nel 1974 e tratto dall’omonimo romanzo di Pietro Chiara, è una trasposizione abbastanza fedele del romanzo stesso, del quale cerca di ricostruire l’atmosfera indolente, pigra che lo caratterizza.
E lo fà in maniera abbastanza originale, perché il film scivola via senza grosse sbandate, riuscendo a catturare l’attenzione dello spettatore con i fatterelli, tutto sommato abbastanza banali, che avvengono nel paese.

Il piatto piange 10
Due fotogrammi con la splendida Agostina Belli, Ines

Merito non solo della sceneggiatura a cui lavorarono in tre, lo stesso scrittore, il regista e Maria Pia Sollima, ma anche grazie al bel cast che il film riunisce attorno alla figura principale del Camola, interpretato molto bene da Aldo Maccione.
L’attore torinese da respiro al suo personaggio, un uomo dai robusti appetiti sessuali, poco disposto a prendere sul serio la vita o quello che gli accade intorno.

Il piatto piange 5

Accanto a lui, il grande Erminio Macario, che interpreta il Brovelli, un reduce un pochino tocco della prima guerra mondiale che si prende lo sfizio di mollare una pedata nel didietro ad un fascista.
Molto bene anche la bella e brava Agostina Belli, la Ines bramata dal Camola (che riuscirà a goderne le grazie) e dal viscido Spreafico, che inutilmente le farà la corte.

Il piatto piange 6

Il piatto piange 7

Ci sono poi Andrea Ferreol, l’unica ad andare sopra le righe con il  personaggio (un tantino isterico) della cantante lirica moglie del capostazione che fa becco il marito, c’è Guido Leontini che al solito interpreta il personaggio più antipatico del film, lo Spreafico.
E infine attori come Claudio Gora (il dottore), Daniele Vargas (l’Avvocato) e nientemeno che Bernard Blier nel ruolo del parroco.
Piccola parte per Maria Antonietta Beluzzi che interpreta Mamma Rosa; l’attrice, che aveva 44 anni all’epoca in cui fu girato il film, compare in una scena di nudo piuttosto ardito, anche se non particolarmente apprezzabile dal punto di vista estetico.

Il piatto piange 8

Un film di buon livello, gradevole, che ha il merito di ricreare le atmosfere ovattate tipiche del romanzi di Chiara; un film in cui l’ironia è palpabile, che qualche vota esprime la stessa con guizzi beceri. Ma sono difetti davvero veniali, perchè il tutto non sfugge mai dalle mani del regista, che riesce a portare a termine un prodotto con dignità senza mai scivolare nella farsa. Il film è disponibile su You tube all’indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=gmGd18l93k4 in una versione molto buona qualitativamente
Il piatto piange,

un film di Paolo Nuzzi. Con Erminio Macario, Agostina Belli, Andréa Ferréol, Aldo Maccione, Claudio Gora, Bernard Blier, Daniele Vargas, Elisa Mainardi, Renato Pinciroli, Lorenzo Piani, Vittorio Fanfoni, Loredana Martinez, Nazzareno Natale, Guido Leontini, Armando Brancia, Renato Paracchi, Franco Diogene, Angelo Pellegrino, Piero Chiara
Commedia, durata 110 min. – Italia 1974.

Il piatto piange banner gallery

Il piatto piange 11

Il piatto piange 12
Maria Antonietta Beluzzi, Mamma Rosa

Il piatto piange 13

Il piatto piange 14

Il piatto piange 15

Il piatto piange banner personaggi

Aldo Maccione: Mario  Tonini detto il Camola
Erminio Macario: Brovelli
Agostina Belli: Ines
Maria Antonietta Beluzzi: mamma Rosa
Andréa Ferréol: Cantante lirica
Aldo Maccione: Mario “Camola” Tonini
Claudio Gora: Il dottor Ferri
Bernard Blier: Il parroco
Daniele Vargas: L’Avvocato
Elisa Mainardi: Wilma Sperzi
Renato Pinciroli: Rimediotti
Loredana Martinez: Flora
Nazzareno Natale: Bertinelli, lo stalliere
Guido Leontini: Spreafico
Armando Brancia: Mazzaturconi, il federale
Renato Paracchi: Il “cliente” di Bellinzona
Franco Diogene: Peppino, il barbiere
Angelo Pellegrino: Giuseppe Migliavacca, il sarto
Piero Chiara: Un cliente del caffè con giornale
Maria Antonietta Beluzzi: mamma Rosa

Il piatto piange banner cast

Regia     Paolo Nuzzi
Soggetto     Piero Chiara,
Sceneggiatura     Piero Chiara, Paolo Nuzzi, Maria Pia Sollima
Fotografia     Arturo Zavattini
Montaggio     Antonio Siciliano
Musiche     Franco Micalizzi, Rudy Knabl, Sandro Blonksteiner
Scenografia     Mario Ambrosino
Costumi     Mario Ambrosino, Angela Parravicini

I commenti appartengono al sito http://www.davinotti.com

Tutti i diritti riservati

“Non ho mai capito perché anche i cinefili dalla mente più aperta, più anticonformisti, sempre pronti a rivalutare ignobili filmacci, non abbiano mai riscoperto questa gradevole pellicola d’ambientazione provinciale (e d’epoca fascista), ispirata all’omonimo romanzo (1962) di Piero Chiara. Certo, non è perfetta, i tempi morti purtroppo non mancano, ma tutti gli interpreti sono affiatati e il risultato è comunque gradevolissimo da visionare.

Vezzosa pellicola di ambientazione luinese (in realtà girato ad Orta San Giulio: si vede anche l’isoletta in mezzo al Cùsio), con gradevolissimi caratteristi. Accanto ad un ottimo Maccione, ruotano l’Agostina , Gora, Diogene, Leontini, Maffioli, Vargas, Pellegrino… In più ci sono due assi come Bernard Blier (che ha la faccia di uno che è nato per fare l’attore) e Macario (non proprio eccelso, ma lo si guarda sempre con affetto). Film non grande, ma legittimamente di piccolo culto.

Distribuito nelle edicole (ormai in anni lontani, tipo 1996-1997) nella serie Commedia Sexy all’Italiana (Shendene & Moizzi) il film non brilla per ritmo, essendo statico (fissato attorno ad un tavolo) e costringendo a piangere, non solo il piatto, ma pure lo spettatore. Il pianto poi si dilunga, di fronte allo sperpero d’un cast di spessore (risalta il simpatico Macario) ed alla perfetta ricostruzione degli ambienti d’epoca (anni ’30). L’obiettivo del film è mancato in pieno, ma merita una visione.

Gustoso e salace, in tono con la poetica di Chiara (che co-sceneggia e fa una fugace apparizione su una panchina ad ammirare la Belli). Maccione straordinario, ricostruzione accurata. Un film riuscito.”

il piatto piange foto 1

Volete essere sempre aggiornati sulle novità del sito?

Filmscoop è su Facebook: richiedetemi l’amicizia.

Il profilo è il seguente:

http://www.facebook.com/filmscoopwordpress.paultemplar

ottobre 21, 2010 Pubblicato da: | Commedia | , , , , , , , | Lascia un commento

San Pasquale Baylonne, protettore delle donne

San Pasquale Baylonne  locandina

Nell’immaginario paesino di Busolone è in corso una processione, alla quale partecipa gran parte del paese, per invocare San Pasquale Baylonne. Tra i fedeli ci sono Bastiana, una bella donna sposata ad un uomo molto più anziano di lei che invoca il santo per favorire la virilità del marito, c’è Menica che chiede il ritorno del marito dalla Germania, c’è un’indemoniata che cerca di guarire immergendosi nel fiume locale in una nassa per pesci.
Il tutto è opera di Giuseppe Cicerchia detto il Femminaro, un sedicente mago che opera in paese con l’aiuto di un giovane muto.
In realtà Giuseppe è solo un piccolo truffatore, che si è installato in paese sfruttando la dabbenaggine e la credulità dei locali, suscitando contemporaneamente le ire di Don Gervasio, il parroco del piccolo paese, che lo vede come il fumo negli occhi.

San Pasquale Baylonne  13

San Pasquale Baylonne  3
La splendida Orchidea De Santis è Bastiana

Giuseppe vivacchia quindi sulle spalle del popolino, ottenendo in cambio di improbabili filtri d’amore, il necessario per vivere e qualche volta anche favori sessuali.
Riesce infatti a sedurre la bella Bastiana convincendola dapprima a spogliarsi e infine a congiungersi con lui per verificare se la donna è davvero sana come dice! e ricambiando poi il favore ottenuto con un intruglio di sua invenzione.

San Pasquale Baylonne  5

Gabriella Giorgelli è Menica

Nel piccolo borgo però arriva il Mago di Bagnacavallo, devoto di San Costantino, un altro piccolo truffatore che gira con il suo carro insieme ad una donna corpulenta, Fatima che funge da assistente.
Samuele Calì, il mago, si industria per soffiare a Giuseppe i suoi clienti gonzi, inscenando finte passeggiate sui carboni ardenti, finte auto flagellazioni con un pugnale da teatro ecc.
La lotta tra i due esaspera ancor di più Don Gervasio, che si rivolge inutilmente alle forze dell’ordine.
Riuscirà a vincere la partita in un modo singolare, favorito da un avvenimento che ribalterà la situazione.
Samuele organizza un finto esperimento di levitazione, facendosi calare dal campanile della chiesa, favorito dall’oscurità e da un argano piazzato all’interno di esso dalla sua compagna Fatima.
Ma Giuseppe, salito per scoprire il trucco del rivale, ne causa la morte allorquando appare nella semioscurità a Fatima, che sorpresa lascia la manovella dell’argano.
La morte di Samuele, sfracellatosi al suolo, sembrerebbe lasciare partita vinta a Giuseppe.
Don Gervasio però escogita una trappola; sorprende il mago di ritorno da un convegno amoroso con una bella contadina, e complici un suo cognato attore e la compagnia di attori che lavora con lui, fa credere all’ingenuo mago di essere incappato nientemeno che nel diavolo in persona.

San Pasquale Baylonne  11
Lando Buzzanca

San Pasquale Baylonne  10
Gianni Cavina

Sconvolto, Giuseppe lascia il paese con il suo fido assistente muto; mentre si allontana su una stradina di montagna, al pulmanino sul quale viaggia si guastano i freni…..
San Pasquale Baylonne, protettore delle donne è un film del 1976, diretto da Luigi Filippo D’Amico, che aveva diretto l’interprete principale del film, Lando Buzzanca, in altre due mediocri pellicole, L’arbitro e Il domestico.
Ma se le precedenti avevano qualche piccolo guizzo che ne permetteva una visione che quanto meno non annoiava, San Pasquale Baylonne non ne ha nemmeno uno. Un battuta per tutte; Nazzareno ” Te devo fa na confessione, io manco a Dio ce credo” Cesira ” Ma che sei, comunista?” Nazzareno ” Manco; sono un libero pensatore
Si tratta in sostanza di una farsaccia in puro stile decamerotico, nella quale il protagonista, un piccolo truffatore di ancor più piccola tacca vivacchia a spese della credulità popolare.

San Pasquale Baylonne  1

San Pasquale Baylonne  2

Non si ride quasi per nulla, e ci si accontenta delle solite beffe di Buzzanca, ormai stanca replica di se stesso, che non brilla limitandosi a replicare all’infinito il suo personaggio ormai caratterizzato dall’erotomania e da un linguaggio dialettale becero e triviale.

San Pasquale Baylonne  4
Stella Carnacina, che interpreta la finta indemoniata innamorata di Giuseppe

Nello squallore, nella pochezza generale del film, aggravata da una trama labilissima usata a solo uso e consumo del protagonista, si segnala però il buon cast allestito dal regista.
Compaiono infatti Lionel Stander nei panni di Don Gervasio, ennesima interpretazione di un prelato dell’attore nato nel Bronx, del bravo e mal utilizzato Gianni Cavina (il mago concorrente Samuele) e delle tre bellezze femminili presenti nel film.

San Pasquale Baylonne  8

Orchidea De Santis (la bella e ingenua Bastiana), Gabriella Giorgelli (Menica) e Stella Carnacina (l’indemoniata) fanno la loro parte con professionalità e regalano le uniche delizie del film; nel film stesso c’è anche una giovanissima Giuliana De Sio, che si produce in un nudo acquatico nella scena in cui lei e il fidanzatino, nipote di Don Gervasio, vengono sorpresi da quest’ultimo mentre si bagnano completamente nudi nel fiume.
Un film decisamente brutto, quindi, uno dei primi a segnare l’involuzione della commedia sexy, ormai sempre più priva di idee e destinata ad avere vita breve.

San Pasquale Baylonne protettore delle donne, un film di Luigi Filippo D”Amico. Con Orchidea De Santis, Stella Carnacina, Memmo Carotenuto, Lionel Stander, Lando Buzzanca, Toni Ucci, Gina Rovere, Nerina Montagnani, Gianni Cavina, Gabriella Giorgelli, Enzo Santaniello, Nino Terzo, Giuliana De Sio, Franco Bracardi
Commedia, durata 100 min. – Italia 1976

San Pasquale Baylonne banner gallery

San Pasquale Baylonne  6

Giuliana De Sio

San Pasquale Baylonne  7

San Pasquale Baylonne  9

San Pasquale Baylonne  12

San Pasquale Baylonne  14

San Pasquale Baylonne  15

San Pasquale Baylonne banner protagonisti

Lando Buzzanca  – Giuseppe Cicerchia il Femminaro
Stella Carnacina – Indemoniata
Orchidea de Santis – Bastiana
Gabriella Giorgelli – Menica
Gina Rovere – Fatima , l’assistente di  Samuele
Francesco De Rosa – Il muto, complice di Giuseppe
Loretta Persichetti – Donata
Guido Cerniglia – Il barbiere gay
Gianni Cavina – Il mago concorrente,Samuele Calì
Lionel Stander – Don Gervasio
Luigi Bonos – Antonio Pocaterra
Nino Terzo – Brigadiere dei carabinieri
Franco Bracardi – Il padre dell’indemoniata
Toni Ucci – Renato il contadino
Nello Pazzafini – Prospero
Giuliana de Sio – Cesira ,la ragazza di Nazzareno
Alina De Simone – Esmeralda Scrocchio
Franca Dominici     – La suora
Nerina Montagnani – Nicolina
Nicola Natalia – Rolando
Enzo Santaniello – Nazzareno , nipote di don Gervasio

San Pasquale Baylonne banner cast

Regia: Luigi Filippo D’Amico
Soggetto: Castellano e Pipolo
Prodotto da: Gianni Hecht Lucari
Musiche: Guido De Angelis, Maurizio De Angelis

I commenti appartengono al sito http://www.davinotti.com

Tutti i diritti riservati

Mediocrissimo film con Buzzanca, che ha tre-quattro guizzetti che, con un po’ di generosità, gli evitano l’obbrobrio della monopalla. Pochissimo funziona in quella che pare una serie di quadri su una Ciociaria dell’Ottocento (Fusolone richiama ovviamente Frosinone), contaminata da elementi contemporanei. Né basta ad alzare il livello una citazione da La strada  di Fellini. Nel finale qualche pesante volgarità e un tocco di blasfemia rendono un po’ surreale l’avvenuta messa in onda su RAIUNO…

Curioso ibrido fra farsa scollacciata e filone ciociaro, da Per grazia ricevuta a Scherzi da prete, il film merita una parziale rivalutazione per la sua incontenibile anarchia stilistica e narrativa, il curioso sapore di stampo etnografico e documentaristico, i bizzarri (e sicuramente non voluti) riferimenti che vanno da Fulci a Rondi, da Jacopetti a Pasolini. Fuori da ogni controllo, Buzzanca e D’Amico fanno del loro meglio (o peggio, s’intende) mentre Gianni Cavina ci regala una splendida performance nei panni del “mago” concorrente.

ottobre 19, 2010 Pubblicato da: | Commedia | , , , , , , , , | 9 commenti

La moglie in bianco, l’amante al pepe

La moglie in bianco l'amante al pepe locandina

Peppino Patanè, dentista e Barone, tipico esempio di galletto ruspante di mezz’età, si barcamena tra la moglie,  cicciottella e stranita e la splendida amante Anna Maria.
La sua pacifica vita da gaudente viene stravolta dall’arrivo del figlio Gianluca, che si presenta alla stazione del paese dove Patanè vive, vestito di rosa e con tanto di orecchino (siamo nel 1980).

La moglie in bianco l'amante al pepe 3
Ria De Simone e Susan Scott

La moglie in bianco l'amante al pepe 4
Susan Scott

Ben presto al barone e a suo padre, ormai anziano e in punta di morte, sorgono molti dubbi sulla virilità del giovane, aggravati dalla sua passione per il culturismo. La morte del padre di Peppino sconvolge la famiglia, non per il dolore, ma per il testamento che l’anziano lascia.
Secondo le sue disposizioni, infatti, affinchè la famiglia Patanè possa ereditare il patrimonio Gianluca deve avere un figlio entro 12 mesi dalla morte del nonno.
Peppino cerca di mettere alla prova la virilità del figlio, facendolo incontrare con la sua amante Anna Maria, senza esito.

La moglie in bianco l'amante al pepe 16

Occorre quindi trovare una moglie al giovane e il caso arriva in aiuto del barone. Un sacerdote suo amico ha una nipote, Sonia, una ragazza dal passato turbolento; la donna, mimetizzata sotto  occhiali spessi e un vestito castigato si rivelerà una splendida fanciulla, fisicamente esplosiva.
Alla fine Sonia e Gianluca arriveranno alle nozze e daranno alla luce il tanto sospirato erede maschio, chiamato Calogero.
Tutto sembra funzionare per il meglio, ma il giorno della presentazione al paese del bimbo, mentre tutta la famiglia è festante sul balcone con il paese radunato sotto ad applaudire, si vede Gianluca mandare un bacio furtivo ad un suo amico culturista.

La moglie in bianco l'amante al pepe 2
Pamela Prati

La moglie in bianco l’amante al pepe, regia di Michele Massimo Tarantini (al soggetto ci si sono messi in 4 a lavorare!) è la più classica delle commedie sexy del periodo a cavallo tra la fine degli anni settanta e l’inizio degli anni ottanta (Il film è datato 1980); il canovaccio è quello ormai tradizionale del fertile filone famigliare, ovvero il padre mandrillo, il figlio imbranato, l’amante bellissima con la moglie ovviamente tutt’altro che appetibile e in mezzo stravaganti e improbabili amorazzi, tradimenti, fughe precipitose da camere da letto.

La moglie in bianco l'amante al pepe 4

Questa volta il prorompente Lino Banfi, che replica per l’ennesima volta il ruolo del marito fedifrago è alle prese con un figlio (interpretato malamente dall’inespressivo Javier Viñas) sospettato, con buona ragione, di essere gay. Attorno a questo trito e abusato punto fermo, si sviluppa una commedia con rari sprazzi di comicità, affidata più all’estemporanea capacità dell’attore pugliese di far ridere grazie al suo campionario di gag che ad altro.

La moglie in bianco l'amante al pepe 5

Non fosse per la presenza della splendida (anche se vistosamente in là con gli anni) Susan Scott/Nieves Navarro e per le superbe doti fisiche di Pamela Prati, davvero ci sarebbe ben poco da commentare.
La storia è sempre la stessa e mette assieme luoghi comuni (il meridionale che deve assolutamente far sfoggio di virilità) e battute da trivio, natiche e seni in primo piano e le solite scene girate in camere da letto di anonimi alberghi, luoghi di convegno sei soliti immancabili adulteri.
Tutto già visto altre volte, quindi.

La moglie in bianco l'amante al pepe 1

Cambia solo la protagonista femminile, che questa volta è la scarsamente (quasi nulla) espressiva Pamela prati, impegnata però a far sfoggio di un fisico davvero superbo.
Nel cast figura,anche se in una particina davvero marginale, Ria De Simone, mentre alla Scott è affidato il ruolo dell’amante di Peppino Patanè, che l’attrice spagnola ricopre con la consueta abilità.
Filmetto di grana grossa, con qualche sprazzo comico (limitatissimo) che suscita ilarità.

La moglie in bianco l'amante al pepe 6

La moglie in bianco… l’amante al pepe,un film di Michele Massimo Tarantini. Con Lino Banfi, Pamela Prati, Marina Porcel, Raf Baldassarre,Bruno Minniti,Susan Scott,Ria De Simone
Commedia, durata 85 min. – Italia, Spagna 1980.

La moglie in bianco l'amante al pepe banner gallery

La moglie in bianco l'amante al pepe 17

La moglie in bianco l'amante al pepe 15

La moglie in bianco l'amante al pepe 14

La moglie in bianco l'amante al pepe 13

La moglie in bianco l'amante al pepe 12

La moglie in bianco l'amante al pepe 11

La moglie in bianco l'amante al pepe 10

La moglie in bianco l'amante al pepe 9

La moglie in bianco l'amante al pepe 8

La moglie in bianco l'amante al pepe 7

La moglie in bianco l'amante al pepe banner protagonisti

Lino Banfi: Giuseppe ‘Peppino’ Patanè / Calogero Patanè
Pamela Prati: Sonia
Marisa Porcel: moglie di Peppino Patanè
Javier Viñas: Gianluca, figlio di Peppino Patanè
Ria De Simone: sorella di Peppino Patanè
Susan Scott: amante di Peppino Patanè
Toni Ucci: Zio Cosimo

La moglie in bianco l'amante al pepe banner cast
Regia:     Michele Massimo Tarantini

Soggetto:     Luciano Martino, Michele Massimo Tarantini
Sceneggiatura:     Giorgio Mariuzzo, Bruno Di Geronimo, José Vicente Puente, Michele Massimo Tarantini
Musiche: Sereno De Sutti
Editing: Alberto Moriani
Costuni: Elio Micheli


Nel suo periodo di massimo fulgore cinematografico Lino Banfì girò moltissimi film dalle alterne fortune commerciali ma dal simile (limitato) spessore cinematografico. Questa pellicola si inserisce ottimamente nel filone erotico-pecoreccio in cui eccelse l’attore pugliese ma è nel complesso una delle meno divertenti: situazioni comiche riciclate da innumerevoli film precedenti, battute poco divertenti e cast (a parte Banfi) decisamente debole.

La carenza di una vera “star” femminile (debutto ufficiale per Pamela Prati, vero nome Paola Pireddu) viene aggirata con l’escamotage di affiancarle un “fisico” dignitoso come quello della Navarro (aka Susan Scott), che non mostra -per fortuna virile- particolari inibizioni al momento di rimuovere vestiti (pur attillati). Banfi ormai è lanciato in soggetti cretini (forse neanche sceneggiati) e tira fuori il meglio dell’improvvisazione da cabaret. La musica, sempre presente, non risolleva il clima di mestìzia che alberga nell’intero film.

Da parte mia è di culto as-so-lu-to. Banfi recita la parte del barone Patané talmente sopra le righe da farlo diventare uno dei suoi ruoli più divertenti. Anzi, il ruolo è doppio visto che nella prima parte lo vediamo anche nei panni del nonno sporcaccione. Certo tecnicamente si è visto di meglio, anche restando nella filmografia di Michele Massimo Tarantini, ma la storia è perfetta per le corde del comico barese ed il film guadagna punti su punti. Imbambolata ma da sturbo l’esordiente Pamela Prati, che non avrà mai grande fortuna col cinema.

Ma basta!!! Al miliardesimo film-pochade all’italiana Banfi ha chiarito essere un attore dal repertorio limitatissimo. Anche Totò faceva brutti film ma nonostante ciò era un genio. Quindi la giustificazione che Banfi era costretto da copioni beceri non regge. Questo, coproduzione spagnola con una starlet così poco memorabile come la Prati (sembra un trans), è tra i meno riusciti di un universo cinematografico che oggi sembra così poco politically correct ma che all’epoca era solo volgare. Nieves Navarro solleva la desolante situazione tette-culo.

Un Banfi scatenato così non lo avevamo mai visto: un susseguirsi di urla, gestacci, versi in pieno stile “banfesco” fanno da cornice a questa classica commedia degli equivoci (se così vogliamo chiamarla). C’è una giovane Pamela Prati (alla faccia a quelli che dicevano che era un travestito) e un nonnino che non è altro che Banfi sulla sedia a rotelle. Forse uno dei migliori film diretti da Tarantini.

 

settembre 29, 2010 Pubblicato da: | Commedia | , , , , | Lascia un commento

Per amare Ofelia

Per amare Ofelia locandina

Orlando è un giovane imprenditore, ricco ma imbranato.
I suoi problemi, sopratutto con l’altro sesso, nascono principalmente dal forte complesso edipico che l’uomo prova nei confronti della matrigna,la splendida Federica.
L’uomo arriva anche a spiarla, a registrarla, mentre il suo complesso poco alla volta gli impedisce qualsiasi contatto con le donne.

Per amare Ofelia 5
Giovanna Ralli 

Casualmente, Orlando incontra una prostituta, Ofelia, ignorando però la professione della stessa.
La quale finisce per essere attratta da quel giovane timido e così distante dal mondo in cui vive.
Dopo aver tentato inutilmente di sedurlo in una roulotte presa in prestito e circondata dalle sue colleghe, Ofelia chiede aiuto ad una suora, che come unico consiglio la invita a comportarsi naturalmente, quindi da prostituta;Ofelia accetterà anche di ricalcare i panni di Federica, arrivando a vestirsi come lei, in un assurdo gioco di trasformazione che lascerà entrambi inappagati.

Per amare Ofelia 1

Per amare Ofelia 4

Renato Pozzetto e Francoise Fabian

La situazione si sbloccherà quando Orlando scoprirà che in realtà Federica non è sua madre, il che avviene durante un suo tentativo di cuicidio.Inavvertitamente ascolterà due servitori accennare al passato burrascoso del padre . Dopo un rapporto con quest’ultima, Orlando guarirà e sarà libero di amare Ofelia.
Girato da Flavio Mogherini nel 1974, Per amare Ofelia rappresenta l’esordio cinematografico di Renato Pozzetto, lanciato dalla Tv con il programma Il poeta e il contadino, uno dei primi esperimenti di comicità surreale proposta dalla tv di stato.

Per amare Ofelia 2

Un esordio decisamente interessante, quello di Pozzetto, che in seguito avrebbe replicato all’infinito il ruolo del milanese un pò bamba e un tantino imbranato, trasformandosi in una macchietta salvo rare eccezioni rappresentate da film particolari come Oh Serafina o Paolo Barca maestro elementare.
Il film di Mogherini è discreto, ma nulla più; la storia, incentrata sul rapporto al limite dell’incestuoso tra la affascinante Federica e il succube Orlando è molto fragile per poter reggere tutto il film.
Che difatti vive sul difficile rapporto che si stabilirà tra l’uomo e la prostituta Ofelia, interpretata dalla bella Giovanna Ralli, protagonista anche di una breve ma memorabile sequenza di nudo in cui mette in mostra un profilo mozzafiato, nonostante in questo film l’attrice abbia quasi 40 anni.
Tenendo conto che la Fabian nel 1974 aveva solo 4 anni in più della Ralli, appare chiaro come Mogherini abbia lavorato sul cast più con i nomi che con la logica.

Per amare Ofelia 17
Orchidea De Santis

La Ralli appare molto più matura dell’imberbe Pozzetto, il che crea problemi di credibilità alla pellicola stessa.
Che vive anche molti momenti di stanca, sopratutto nella parte centrale.
Il cast è assortito, è include anche l’ex povero ma bello Maurizio Arena nel ruolo di Spartaco Cesaroni, strana figura a metà strada tra il pappone e l’opportunista, la splendida Orchidea De Santis in versione assolutamente non credibile di mignottone da 10.000 lire, come chiesto ad un casuale cliente incontrato nella zona i cui esercita.

Per amare Ofelia 7
Renato Pozzetto e Francoise Fabian

Piccolo ruolo anche per Didi Perego, la saggia suora che consiglia Ofelia; ma il ruolo principale, quello della conturbante Federica, sogno proibito di Orlando è affidato ad una splendida e sexy Francoise Fabian, al massimo dello splendore.
Con una matrigna così, il complesso d’ Edipo è quasi obbligatorio…

Per amare Ofelia 8

Per amare Ofelia 9

Un film senza grossi spunti, che pure riscosse un lusinghiero successo di critica all’epoca della sua uscita.
A piacere fu sopratutto la mancanza della tipica trivialità che infestava le sceneggiature della commedia all’italiana, così come nel film manca essenzialmente la componente erotica.
Difatti, a parte la brevissima sequenza del nudo della Ralli, il film mantiene una sua sobrietà cercando di attrarre l’attenzione più con i dialoghi che con l’espediente abusato del nudo femminile.

Per amare Ofelia 3

Se il risultato, a mio parere, non è completamente convincente, è per il tentativo, abbastanza velleitario da parte di Mogherini, di ammantare il film di una velata critica al mondo romano dell’alta imprenditoria e quindi della borghesia dei parvenue.

Per amare Ofelia 6

Manca lo spirito corrosivo, o forse è una scelta, chissà; in questo caso però la trama scade ancor più di qualità, limitandosi ad un banale rapporto al limite dell’incesto fra madre e figlio.
Un film non particolarmente interessante,, tuttavia apprezzabile per la sua discreta eleganza.

Per amare Ofelia banner

Per amare Ofelia, un film di Flavio Mogherini. Con Renato Pozzetto, Françoise Fabian, Orchidea De Santis, Maurizio Arena,Didi Perego, Giovanna Ralli, Georges Rigaud, Lorenzo Piani, Carla Mancini, Jean Rougeul, Francisco Pierra, Luciano Bonanni
Commedia, durata 110 min. – Italia 1974.

Per amare Ofelia banner gallery

Per amare Ofelia 16

Per amare Ofelia 15

Per amare Ofelia 13

Per amare Ofelia 12

Per amare Ofelia 11

Per amare Ofelia 10

Per amare Ofelia banner personaggi

Giovanna Ralli     …     Ofelia Ceciaretti
Renato Pozzetto    …     Orlando Aliverti Mannetti
Françoise Fabian    …     Federica, la sua matrigna
Maurizio Arena    …     Spartaco Cesaroni
Didi Perego    …     Suora
Alberto de Mendoza    …     Piero Criscione
Orchidea de Santis    …     Trieste, la prostituta
George Rigaud    …     Nane, il domestico
Rossana Di Lorenzo    …     Iris, la prostitua grassa
Jean Rougeul    …     Santini
Luciano Bonanni    …     Cliente di Iris
Carla Mancini    …     Celeste

Per amare Ofelia banner cast

Regia: Flavio Mogherini
Soggetto: Tito Carpi, Gianfranco Clerici, Tulio Demicheli, Jorge Krimer, Flavio Mogherini
Sceneggiatura     Laure Bonin, Tulio Demicheli, Flavio Mogherini, Giorgio Salvioni
Produttore     Giorgio Salvioni
Fotografia     Carlo Carlini, Manuel Merino
Montaggio     Adriano Tagliavia
Musiche     Jacopo Fiastri, Riz Ortolani, German Weiss
Scenografia     Adolfo Cofino, Daniele Mogherini

Sotto “il buon film”, a causa di lentezze narrative che ho trovato anche in altri di Mogherini e di un finale piuttosto sbrigativo (a livello di soluzioni, se non a livello temporale, a conferma di quanto detto pocanzi), ma di importanza fondamentale per l’immissione di una vena umoristica rivoluzionaria per il cinema italiano, “ventata di novità (…) di un personaggio nuovo agli autori in cerca di idee” (Kezich). Pozzetto spesso adorabile, Ralli splendida, Arena (ben doppiato da Amendola) efficace, sobrio De Mendoza, fastidiosa la Perego.

L’esordio di Pozzetto probabilmente è invecchiato male; o forse era già irrisolto all’epoca della sua uscita, chissà. Resta il fatto che il tema del complesso di Edipo non è certo il più adatto per valorizzare il suo umorismo, e tolte un paio di scene non si ride né si sorride mai. Anche il montaggio mi è sembrato mal realizzato, con vari stacchi un po’ troppo bruschi… insomma dimenticabile.

Per amare Ofelia banner 2

settembre 13, 2010 Pubblicato da: | Commedia | , , , , , , | 3 commenti

La professoressa di scienze naturali

La professoressa di scienze naturali locandina

In un liceo, un incidente avvenuto in laboratorio mette fuori causa per parecchio tempo la titolare della cattedra, prof.ssa Mastrilli.
In sua vece arriva una giovane insegnante, che ovviamente è molto più giovane e avvenente della sua collega, anzianotta e bruttina.
La bellezza e il fascino della giovane insegnante,Stefania, non mancano di ammaliare i ragazzi della scuola ma non solo.
A palpitare sono anche i cuori di alcuni genitori, ovviamente maschi, ma colui che riesce a rapire il cuore della ragazza ( e non solo) è Andrea figlio del farmacista del paese, sposato ad una specie di ninfomane.
A corteggiare la ragazza c’è anche il solito vitellone ricco, che alla fine impalma la giovane insegnante, che però altrettanto ovviamente non rinuncia all’amore clandestino con Andrea.

La professoressa di scienze naturali 2

Adriana Facchetti e Ria De Simone

Solita trama per il solito film appartenente al fertile filone ambientato nel mondo della scuola, comprendente insegnanti e supplenti, ripetenti e presidi, liceali e quant’altro.
La professoressa di scienze naturali è in pratica indistinguibile da tanti prodotti clone, che vertono sulle trite e ritrite beffe scolastiche, su amori sospirati di alunni nei confronti di insegnanti avvenenti o viceversa di splendide studentesse innamorate di insegnanti belli e improbabili.

La professoressa di scienze naturali 12

Lilli Carati (Stefania) spiata con un periscopio artigianale

A variare il tutto c’è il cast, che di volta in volta propone caratteristi e bellone di turno; in questo caso abbiamo Lilli Carati, assolutamente monocorde e inespressiva nel ruolo della professoressa Stefania.
Come ebbe a dire un salace critico, la Carati ha due espressioni; una con il vestito l’altra senza, parafrasando Sergio Leone.
L’altra bellezza è la sfortunata Ria De Simone; nel film è Immacolata (ma guarda un pò) Balsamo, moglie assolutamente poco fedele, incapricciata di Genesio, ovvero Gianfranco D’Angelo, che è il commesso della farmacia del marito.
Attorno ruota il solito cast di caratteristi, con in testa il solito inossidabile Mario Carotenuto, per una volta nel ruolo non usuale di un prete, Don Antonio, oltre ad Alvaro Vitali, il solito liceale scorretto, Adriana Facchetti, l’insegnante sostituita per la gioia dei suoi alunni dalla procace Stefania, eppoi Serena Bennato, Angela Doria e Gianfranco Barra, Giacomo Rizzo e il solito playboy da strapazzo Michele Gammino.

La professoressa di scienze naturali 1

Le gag sono sempre le stesse, e passano indifferentemente dal liceale allupato che sbircia le gambe generosamente esposte della professoressa sotto la cattedra alla partita di calcio, questa volta sostenuta tra una rappresentanza maschile e una femminile, con tanto di energumeno in gonnella di stazza poderosa e tette d’acciaio.
Scene d’amore acquatico tra Andrea e Stefania, scene da voyeur con Peppino (Alvaro Vitali) e Andrea (Marco Gelardini) impegnati a spiare la solita professoressa che fa il bagno nuda, questa volta con un periscopio di preparazione artigianale.

La professoressa di scienze naturali 10Ria De Simone (Immacolata)

Per una volta non trionfa l’amore ma le corna, ed è l’unica novità di un film assolutamente anonimo, come anonima è la regia di Michele Massimo Tarantini, regista a cui si devono altre perle come  La poliziotta fa carriera (1975) ,L’insegnante viene a casa (1978),  L’insegnante al mare con tutta la classe (1979) , La dottoressa preferisce i marinai e Giovani, belle… probabilmente ricche (1982).
Film in cui resta davvero poco da ricordare, visto che latitano anche le battute, quelle cioè che assieme ai nudi delle attricette di turno attiravano il pubblico degli affezionati.

La professoressa di scienze naturali 5

La professoressa di scienze naturali 3

La professoressa di scienze naturali 4

La professoressa di scienze naturali, un film di Michele Massimo Tarantini. Con Lilli Carati, Alvaro Vitali, Ria De Simone,Adriana Facchetti, Giacomo Rizzo,Michele Gammino, Mario Carotenuto, Gastone Pescucci, Gianfranco Barra, Gino Pagnani, Gianfranco D’Angelo, Serena Bennato
Erotico, durata 90 min. – Italia 1976.

Peccatori di provincia banner gallery

La professoressa di scienze naturali 16

La professoressa di scienze naturali 15

La professoressa di scienze naturali 14

La professoressa di scienze naturali 13

La professoressa di scienze naturali 11

La professoressa di scienze naturali 9

La professoressa di scienze naturali 8

La professoressa di scienze naturali 7

La professoressa di scienze naturali 6

Peccatori di provincia banner personaggi

Lilli Carati     …     Stefania Marini
Michele Gammino    …     Barone Fifì Cacciapuopolo
Alvaro Vitali    …     Peppino Cariglia
Giacomo Rizzo    …     Professor Straziota
Ria De Simone    …     Immacolata Balsamo
Gianfranco Barra    …     Preside
Gastone Pescucci    …     Nicola Balsamo
Adriana Facchetti    …     Prof. Mastrilli
Serena Bennato    …     Ernesta
Angela Doria    …     Graziella
Gino Pagnani    …     Cliente della farmacia
Marco Gelardini    …     Andrea Balsamo
Gianfranco D’Angelo    …     Genesio
Mario Carotenuto    …     Don Antonio

Peccatori di provincia banner cast

Regia: Michele Massimo Tarantini
Sceneggiatura: Francesco Milizia, Marino Onorati    e Franco Mercuri
Produzione: Luciano Martino
Musiche: Alessandro Alessandroni
Editing : Daniele Alabiso
Costumi : Rosalba Menichelli


Mediocre commedia scoreggiona, con una Carati molto statica. Qualche risatina la strappa, ma troppo spesso si cade nell’infimo (o giù di lì). Per gli affezionati del genere va sottolineato che Carotenuto NON fa il preside (è il prete) e che D’Angelo NON fa l’insegnante (è il commesso della farmacia)! Si arriva all’ora e mezzo inserendo cosucce banali (come Pagnani in farmacia) o tremende (come la partita di calcio). La domestica Ernesta è la Bennato, la Regina dell’atroce Biancaneve e Co.

Dopo averla vista in Di che segno sei?  dell’anno precedente, Tarantini ha il merito (intuitivo) di notare, nella genuina bellezza della Carati, che il suo fisico si presta bene a lanciare nel fervido panaroma delle sexy commedie una nuova “impiegata”: la Professoressa del titolo. Per il resto la pellicola soffre della mancanza di veri attori e si sorregge (poco) unicamente sulla presenza di caratteristi noti per le loro comparsate (Gianfranco Barra, Gino Pagnani, Adriana Facchetti). Su D’Angelo e Vitali meglio stendere un velo pietoso.

Grossolana commedia sexy apparentata al filone scolastico dal quale assume gli immancabili Vitali, D’Angelo, Carotenuto, Gammino, Barra. L’unico appeal è la presenza della Carati, la bellissima insegnante del titolo ovviamente concupita da alunni e colleghi. Il resto è insopportabile squallore, che raggiunge il punto più basso nella De Simone trasformata in… pastasciutta. Finale “cornuto”.

Il canovaccio è sempre lo stesso di tutti i film di questo genere, ovvero la solita bella (in questo caso la Carati) e poi tutta una serie di macchiette (Vitali, D’Angelo e così via). Però, a differenza di altri film dello stesso tipo, fa ridere molto meno e le grazie della Carati non bastano a risollevare il film. Le battute di Vitali e D’Angelo risultano essere delle discrete freddure. Per i fan della Carati e niente di più.

 La professoressa di scienze naturali foto 3

La professoressa di scienze naturali foto 2

La professoressa di scienze naturali foto 1

settembre 10, 2010 Pubblicato da: | Commedia, Erotico | , , , , , , | 1 commento

Il commissario Lo Gatto

Il commissario Lo Gatto locandina

Natale Lo Gatto è un commissario delegato al posto di polizia all’interno della città del Vaticano; dopo un misterioso delitto avvenuto ai danni di un sacerdote, il commissario indaga all’interno dell’ambiente ecclesiale, ma spinge il proprio zelo troppo in là, finendo per chiedere un alibi niente meno che al Santo Padre.
Questa leggerezza gli costa il trasferimento in Sicilia, nell’isola della Favignana.

Il commissario Lo Gatto 6
“Mi scusi la domanda, ma lei dov’era ieri sera?”

Il commissario Lo Gatto 7Isabel Russinova è Maria Papetti / Wilma Cerulli

Qui non accade assolutamente nulla, e Lo Gatto, affiancato dal fido agente Gridelli deve solo guardarsi dalla più grande di tre sorelle che gestisce la pensione dove il commissario alloggia, mentre l’agente Gridelli ha una relazione con la sorella più giovane.
L’arrivo dell’estate porta naturalmente un grosso flusso turistico e con esso ecco arrivare uno strano caso.
L’agente Gridelli trova in casa di una bella donna, Wilma, delle lenzuola sporche di sangue e un coltellaccio anch’esso con tracce di sangue.
Natale Lo Gatto fiuta finalmente la sua occasione, e si dedica a indagini a tutto campo.

Il commissario Lo Gatto 3

Il commissario Lo Gatto 14
L’agente Gridelli e la bella turista Brigitte

Scopre così che nell’isola, a dispetto della quiete apparente, quasi tutti hanno un segreto da nascondere; c’è il bagnino che presta servizi particolari sia a uomini che a donne, c’è il professionista con annessa bella moglie, che ha una relazione con un altro uomo, c’è la ragazzina di casa che ama farsi vedere nuda la sera e via dicendo.
sul posto arriva anche uno scalcinato giornalista dell'”Eco di Trapani”, che inutilmente cerca di carpire informazioni al poliziotto.

Il commissario Lo Gatto 8
Licinia Lentini è la signora Bellugi

Alla fine Lo Gatto, anche se involontariamente, arriva alla soluzione del caso.

Wilma ricompare, viva; non è stata uccisa, ma si è concessa una scappatella con, nientemeno, il Presidente del consiglio.
La notizia scoppia come una bomba, grazie anche a Vito Ragusa, che carpisce il segreto di Lo Gatto con uno stratagemma.
Lo scandalo però aiuta il commissario, che così viene promosso dal nuovo Presidente del consiglio, succeduto al precedente in virtù dello scandalo.

Il commissario Lo Gatto 13

Il commissario Lo Gatto 2

Lo Gatto viene inviato quindi ad una conferenza internazionale, dove è incaricato di vigilare sulla sicurezza dei sette più grandi uomini della terra.
Qui, vista spuntare da una tenda quella che sembra la canna di u  fucile, fa tuffare i sette in una piscina; in realtà la canna del fucile è solo il tubo di un aspiratore, e questa volta Lo Gatto viene inviato in una località sperduta della Sicilia, in mano alla mafia.
Li, infatti, qualche giorno prima il vice questore è stato ucciso da una bomba.
Dino Risi dirige, nel 1986, Il commissario Lo Gatto usando la sua ironia garbata e tranquilla, girando un film gradevole tutto incentrato sulle epripezie di Natale Lo Gatto, commissario maldestro e anche un tantino sfigato alle prese con vicende più grandi di lui.Ad interpretare il funzionario di polizia viene chiamato Lino Banfi, reduce da una serie interminabile di commedie sexy; qui, per una volta, abbandona il caratteristico accento pugliese e assume un ruolo diverso, anche se chiaramente orientato sul comico.
Aiutato da una valida spalla, quel Maurizio Ferrini lanciato da Arbore nel suo fortunato programma Quelli della notte, Banfi sfoggia di un discreto repertorio, mostrando di sapersela cavare anche in ruoli diversi dai soliti.

Il commissario Lo Gatto 1

Il film, ambientato per la massima parte nella splendida Favignana, è anche un occasione per alcune belle caratteriste del cinema italiano; si va dalla bella e sexy Isabella Russinova (Wilma) a Licinia Lentini, che interpreta il ruolo della signora Bellugi, moglie cornificata di uno stimato professionista, passando per  Renata Attivissimo e Nicoletta Boris, le sorelle Patanè che gestiscono la pensione in cui alloggia il commissario.
Nel ruolo del giornalista Ragusa, che farà la sua fortuna proprio grazie all’imperizia di Lo Gatto c’è Maurizio Micheli.
Ironia, un sottile sarcasmo caratterizzano il film: Risi capovolge i canoni del classico giallo trasformandolo in una gradevole farsa, puntando bonariamente il dito sui tanti vizietti italici.

Il commissario Lo Gatto 4

Il giallo non è più giallo, quanto una commedia degli equivoci; i vari personaggi sembrano ritratti sfocati dell’italietta provinciale, in bilico tra bigottismo e un’ardita e improbabile immoralità.
Film discreto, quindi, con qualche sprazzo divertente, qualche spunto di riflessione e, cosa che non guasta, una discreta presenza di belle donne.

Il commissario Lo Gatto 9
Maurizio Micheli, il giornalista Ragusa

Il commissario Lo Gatto, un film di Dino Risi. Con Lino Banfi, Maurizio Micheli, Maurizio Ferrini, Galeazzo Benti, Licinia Lentini,Armando Marra, Andrea Montuschi, Isabel Russinova, Valeria Milillo, Nicoletta Boris
Commedia, durata 100 min. – Italia 1986.

Il commissario Lo Gatto banner gallery

Il commissario Lo Gatto 12

Il commissario Lo Gatto 11

Il commissario Lo Gatto 10

Il commissario Lo Gatto 5

Il commissario Lo Gatto banner personaggi

Lino Banfi commissario Natale Lo Gatto
Maurizio Ferrini agente Gino Gridelli
Licinia Lentini signora Bellugi
Isabel Russinova Maria Papetti / Wilma Cerulli
Maurizio Micheli il giornalista Vito Ragusa
Galeazzo Benti Barone Fricò
Renata Attivissimo Addolorata Patanè
Nicoletta Boris Annunziata Patanè
Albano Bufalini il farmacista
Armando Marra il barbiere
Andrea Montuschi il prete don Giacomo
Valeria Milillo Manuela Bellugi
Roberto Della Casa architetto Arcuri

Il commissario Lo Gatto banner cast

Regia     Dino Risi
Sceneggiatura     Dino Risi, Enrico Vanzina, Carlo Vanzina
Produttore     International Dean Film per Medusa (Pepite) – Pentavideo
Fotografia     Sandro D’Eva
Montaggio     Alberto Gallitti, Claudio Risi
Musiche     Manuel De Sica
Costumi     Silvio Laurenzi
Gianluigi Pizzetti ingegner Bellugi

Davinotti

Non è certo gran cosa, ma l’incipit è straordinario. Incaricato di indagare su un omicidio avvenuto nel Vaticano, Lo Gatto viene ricevuto da Papa Woityla, cui si presenta come “cattolico praticante”. Il Sommo Pontefice lo esorta ad andare ad indagare, ma Lo Gatto, imperterrito, chiede: “Dove si trovava Sua Santità la notte in cui fu commesso il delitto?”. E l’altro: “Sbaglio, figliolo, o tu vuoi sapere se Sua Santità ha un alibi?”. Fosse rimasto a questo livello, sarebbe stato un capolavoro.

Tentativo ad opera di un regista “nobile” di sdoganare l’umorismo a forte connotazione regionale del comico Lino Banfi che interpreta il personaggio del titolo in modo piuttosto misurato ma che in questo modo snatura la propria comicità e risulta meno efficace del solito. Il film è comunque vedibile anche per la bella ed insolita ambientazione (le isole Egadi).

Non è il film per cui ricorderemo il comico pugliese, e di certo nemmeno quello per cui ricorderemo Dino Risi; insomma è stato un tentativo onesto ma solo parzialmente riuscito di nobilitare la straordinaria maschera comica di Lino Banfi costruendoci sopra un film un po’ più ragionato dei suoi soliti. Il problema è che già dopo 20 minuti della sottotrama gialla non frega più niente a nessuno, e il fatto che il protagonista contenga la sua esuberanza contribuisce ad annacquare il tutto. Formalmente è un’opera discreta, ma non c’è il vero Banfi.

Non così male. A partire da un inizio culto, con Banfi commissario che chiede l’alibi al Papa, riesce a mantenersi in modo più che sufficiente anche nella seconda parte della pellicola, con Banfi che indaga su un omicidio in una località isolana. Bravi Ferrini brigadiere e il cast di contorno (c’è pure l’imitazione di Andreotti). Buona prova registica di Risi.

Commedia banfiana isospettabilmente diretta da un regista di classe quale Dino Risi, solitamente non avvezzo a prodotti di questo genere. Risi riesce però a dare un taglio alla pellicola diverso dai soliti standard della commediaccia all’italiana dei primi ’80, creando un discreto incrocio tra la trama poliziesca (all’acqua di rose) e i momenti di comicità slapstick di un Banfi ispirato. Buono il cast di contorno, con un Ferrini divertente e un rodato Micheli, così come l’interessante location siciliana. Si ride moderatamente, ma è gradevole.

Riuscita commedia sperimentale di Risi. Buona la prova di Lino Banfi, a partire dal clamoroso incipit, in cui il commissario Lo Gatto mette sotto torchio addirittura il santo padre (da qui l’esilio nella strepitosa ma angusta Favignana). Il contrasto comico nasce proprio dalla discrasia Banfi-“ferreo tutore della legge”. Le parti comiche ci sono e funzionano bene (con acide puntate satiriche contro l’arrapata borghesia vacanziera). Il tocco è al contempo sofisticato e demenziale (ha un che di Zucker e Abrahams, vedi i flashback parigini). Da rivalutare!

Ultimi fuochi per Dino Risi, costretto a fare da mestierante al servizio di Banfi (l’anno dopo dovrà addirittura occuparsi di Serena Grandi). Un (finto) giallo-rosa-brillante i cui momenti migliori sono nell’incipit e nel finale. Nel mezzo (ovvero il film) qualcosa di riuscito c’è, ma la sceneggiatura è troppo indecisa su che registro addottare, così come Banfi che alterna momenti misurati ad altri slapstick fuori contesto. Colonna sonora nazional-popolare che sciorina innumerevoli hits estive. Al di là delle sue imperfezioni, è comunque un film gradevole.

Uno dei più brutti di Banfi. La partenza non sarebbe stata male, cosi come il finale, ma è la parte centrale che delude. Una commedia gialla dagli sviluppi prevedibili, dialoghi risibili e personaggi figurine che non riescono a strappare che una debole e ben poco convinta risata. Banfi è bravo ma non salva la baracca. Cosi come Ferrini e sopratutto Micheli.

Sottovalutato, forse perché Banfi nel 1987 non era più onnipresente come ai tempi di Vieni avanti cretino. In realtà il film è tutt’altro che anacronistico, la location siciliana (tra bigottismo manifesto e tragressione serpeggiante) fornisce un bel contrasto con l’avvento di una politica contaminata da triangoli amorosi, tradimenti e quant’altro. In tutto questo, la coppia LoGatto/Gridelli funziona e ricorda palesemente Auricchio/DeSimone di Fracchia la Belva Umana. Da non sottovalutare.

Ottima prova di Banfi, misurato ed elegante in questa commedia che ha il suo punto di forza nella splendida location. La storia parte benissimo e si sviluppa in modo interessante anche quando l’azione si sposta sull’isola. Ottimi Ferrini e Micheli, che regalano due caratterizzazioni credibili e divertenti. Bellissima la Russinova, strepitose le tre sorelle Patané e riuscite le musiche. Da rivalutare. Un Banfi diverso, maturo e memorabile.

Dirige Dino Risi e si vede. Meno volgarità gratuita, meno battute folgoranti a doppio senso, meno parolacce… e questo alla fine nuoce al film perché Banfi sembra avere sempre il freno a mano tirato. Se avesse avuto più spinta e l’antica verve dei vecchi personaggi banfeschi (pensiamo al commissario Auricchio di Fracchia la belva umana) il Commissario Lo Gatto sarebbe stato un capolavoro. È comunque una buona commedia, misurata e ricca di ottime caratterizzazioni (Micheli, Ferrini, Marra e le strepitose sorelle Patanè). Non male.

Commedia comica gradevolissima, con un Banfi che regge benissimo il ruolo da protagonista, aiutato anche da ottimi comprimari. A riguardarlo oggi non possiamo non notare l’attualità di questo film: o Risi è un indovino o le cose non sono affatto cambiate… battute e situazioni sempre molto divertenti; da notare l’uso molto disinibito del nudo femminile (praticamente non ne manca mai).

 

agosto 30, 2010 Pubblicato da: | Commedia | , , , | Lascia un commento

Ecco noi per esempio

Ecco noi per esempio locandina

Un incontro tra due personaggi svagati, spaesati e in qualche modo complementari, anche se fondamentalmente diversi.
Il primo, un fotografo sempre a caccia si scoop, scanzonato e un tantino cinico, si chiama Click;  l’altro, Palmambrogio, è convinto di essere un poeta.
E’ un provinciale, quindi ha in se valori e comportamenti tipici della persona di provincia, che a cospetto della grande città si ritrova come un bimbo in un mondo di adulti.

Ecco noi per esempio 1
Adriano Celentano è Click

Ecco noi per esempio 2
B
arbara Bach è Ludovica

Siamo a Milano, città tentacolare, siamo nel 1977, anno drammatico per il nostro paese, drammaticamente in rpeda allo scontro politico armato e attanagliato dalla crisi economica.
Click, approfittando dell’ingenuità di  Palmambrogio, lo deruba, salvo poi in qualche modo pentirsene e invitarlo a casa.
Così tra i due nasce una strana amicizia; un’amicizia tra due sconfitti, verrebbe da pensare, assistendo alle loro gesta.
Clcik non riesce a fare lo scoop che darebbe una sterzata alla sua vita; prima fotografa un gruppo di malviventi che sta rubando un cavallo da corsa e viene quindi picchiato, poi è inseguito per lo stesso motivo da un gruppo di femministe decisamente arrabbiate.

Ecco noi per esempio 4
Renato Pozzetto è Palmambrogio

Ecco noi per esempio 3

Palmambrogio non se la cava meglio; conosciuto un poeta famoso, viene in pratica raggirato.
I due si muovono sullo scenario di una Milano arrabbiata, cupa, cinica: e loro due non riescono ad adattarsi a quel mondo alieno.
Difatti Click, che finalmente ha il colpo della vita, fotografa un sequestro di persona, ma i sequestratori gli sparano sul volto rendendolo cieco.
A questo punto Click decide di lasciare l’incarico a Palmambrogio di vegliare sulla sua famiglia; l’amico possiede quella saggezza popolare che permette alla gente semplice di mimetizzarsi nella società, e rappresenta l’unica persona pulita che Click conosca.

Ecco noi per esempio 5

Ecco noi per esempio 6

Così, armato solo di un bastone, il fotografo parte per girare il mondo, deciso a non lasciarsi abbattere.
Ecco noi per esempio non è un gran film, pur possedendo delle qualità: in bilico tra la commedia amara e la commedia comica, Sergio Corbucci che è anche lo sceneggiatore del film assieme a Giuseppe Catalano e Sabatino Ciuffini non riesce ad imprimere personalità alla pellicola, lasciandola in un limbo che non permette di apprezzarne appieno alcune indubbie peculiarità.
Colpa anche di una sceneggiatura imperfetta, troppo basata sulle differenze tra i due protagonisti e poco attenta a dare un ritratto più forte della situazione in cui viveva Milano, e di riflesso quella dell’intero paese.

Ecco noi per esempio 8

Ecco noi per esempio 9

Non mancano le buone idee, ma il film è troppo costruito su Adriano Celentano, il fotografo Click e su Renato Pozzetto, il poeta Palmambrogio che ovviamente caratterizzano, secondo le loro corde professionali i due personaggi.
Che poi alla fine possono sembrare la cosa migliore del film, che vive momenti di stanca molto lunghi.
Al solito, c’è il Celentano di cui non si sente il bisogno, quello che si muove a passo di danza oppure il solito Pozzetto troppo imbambolato.
Il discorso socio politico quindi è appena sfiorato;nonostante il regista mostri uno spaccato della città preda dell’eterno conflitto tra la classe borghese e quella operaia, rimane sospeso il grande equivoco di quegli anni, quello di una città non ancora pronta a diventate la Milano da bere tuttavia abitata da losche figure preda di quelle chimere che fatalmente la traghetteranno verso gli anni del craxismo, gli anni della grande illusione, quando tutti pensarono che un nuovo boom economico, che sarebbe durato per sempre, era alle porte.

Ecco noi per esempio 10

La storia ci dice com’è andata, ma questo è un discorso che con il film centra poco.
Se Corbucci ha inteso coniugare la commedia ironica con l’umorismo nero, ha ottenuto un risultato solo a tratti evidente.
Mescolare i drammi famigliari con la contestazione femminista, i conflitti di classe con il terrorismo, il crollo dei valori e la profonda trasformazione di una società in divenire non è cosa semplice e sopratutto mal si coniuga con i voli dei due protagonisti.

Ecco noi per esempio 11

Tuttavia Corbucci ci mette l’impegno, Celentano e Pozzetto la loro professionalità quindi il risultato alla fine è sufficiente.
Nulla di più, intendiamoci.
Una scena su tutte avrebbe meritato di essere tagliata; l’auto ispezione alle parti intime di una femminista arrabbiata.
Scena che non aggiunge nulla, anzi, volgarizza un momento che poteva essere raccontato in ben altro modo.
Un’occhiata al cast.
C’è la Bond girl Barbara Bach, protagonista di una sequenza mozzafiato con Renato Pozzetto, sequenza in cui si mostra nuda in tutta la sua avvenenza;c’è la diva francese Capucine, il solito Felice Andreasi, la bravissima Giuliana Calandra.
Le musiche, adeguate, sono di Vince Tempera, mentre la bella fotografia è di Giuseppe Rotunno.

Ecco noi per esempio 12

Ecco noi per esempio…un film di Sergio Corbucci. Con Renato Pozzetto, Barbara Bach, Adriano Celentano, Antonio Casagrande, Giuliana Calandra, Guido Lazzarini, Franca Marzi, Elio Crovetto, Ester Carloni, Georges Wilson, Walter Valdi, Ugo Bologna, Imma Piro, Felice Andreasi
Commedia, durata 120 min. – Italia 1977.

Ecco noi per esempio banner gallery

Ecco noi per esempio 7

Ecco noi per esempio 15

Ecco noi per esempio 14

Ecco noi per esempio 13

Ecco noi per esempio banner personaggi

Adriano Celentano-Click
Renato Pozzetto-Palmambrogio
Giuliana Calandra- Beatrix
Imma Piro- Vincenzina
Antonio Casagrande- Il commissario Potenza
Ugo Bologna- Gianni, il negoziante dischi
Franca Marzi- Carmen, la padrona della pensione
Barbara Bach- Ludovica
Georges Wilson- Melano Melani
Ester Carloni- La suocera di Vincenzina
Felice Andreasi- Cesare Capriotti

Ecco noi per esempio banner cast

Regia     Sergio Corbucci
Soggetto     Giuseppe Catalano, Sabatino Ciuffini, Sergio Corbucci
Sceneggiatura     Giuseppe Catalano, Sabatino Ciuffini, Sergio Corbucci
Produttore     Achille Manzotti
Fotografia     Giuseppe Rotunno
Montaggio     Sergio Montanari
Musiche     Vince Tempera


“Mediocre commedia a base di luoghi comuni: quelli dei personaggi (lo sprovveduto iellato e il furbastro) e della società italiana di quegli anni, alle prese con femminismo, contestazioni, omosessualità e tentazioni reazionarie. Bene la coppia Celentano-Pozzetto, sebbene non aggiunga nulla alle tipiche caratterizzazioni dei due; la Bach si mostra in uno splendido nudo integrale. Decisamente audace la riunione femminista, con tanto di ispezione ginecologica.

Grande incontro tra due icone assolute del nostro cinema comico, che rivedremo insieme solo nel successivo Lui è peggio di me, costruito peggio ma forse persino più divertente. Pozzetto fa il suo solito personaggio stralunato (un poeta alla ricerca di un editore), mentre Celentano è un fotografo a caccia di scoop. Tutto funziona egregiamente, anche se forse il film è un po’ troppo lungo ed alcuni passaggi si sarebbero potuti alleggerire. Appare anche il cantante da osteria Rodolfo Magnaghi, nella parte di un improbabile boss della malavita.

Il 1977 italiano è stato un anno decisamente drammatico: la nostra cinematografia ne ha dovuto tener conto, dunque anche in questo caso, con il bel “Ecco noi per esempio…”, il regista Sergio Corbucci ci regala una commedia brillante contestualizzata in un periodo grigio. I due protagonisti (Celentano & Pozzetto) sono perfettamente calati nelle parti e, forse senza saperlo, recitano in uno dei loro film più belli di sempre… Sicuramente tra i più significativi degli anni settanta! Offuscato dal successivo (1984) Lui è peggio di me, ma in realtà quest’ultimo è inferiore.

Modesto tentativo di illustrare gli anni settanta usando come virgili i campioni d’incasso del momento. Corbucci ha detto la sua nel western e bene ma qui è solo mestierante. Curioso col senno di poi come portfolio di modernariato ma con sponsorizzazioni così poco occulte da far gridar vendetta. L’approccio di Wilson a Pozzetto è copia del Majeroni-Trieste de I vitelloni. I protagonisti vivono di rendita, l’idea sull’Italia degli anni caldi è approssimativa e qualunquista.

L’ho guardato due volte di fila per tentare di farmelo piacere, purtroppo senza riuscirci. Il grande difetto è una storia scritta coi piedi, in cui compaiono a intermittenza troppi caratteri secondari senza un vero motivo, spesso calati in scene inutili o comunque alla fine della fiera incomprensibili. Bisognava tagliare almeno 20 minuti di riempitivi. Adriano e Renato bravi come sempre, sono gli unici personaggi positivi in una Milano cinica, stritolata dalla tensione sociale. Il clima di fondo però è molto amaro, così come il bel finale.

L’aspirante poeta (Pozzetto) che arriva, carico di velleità e goffaggine, nella turbolenta Milano di fine anni 70, dove incontra lo smaliziato fotografo (Celentano), è un po’ lo specchio di chiunque di noi entri in una nuova realtà sentendosi spaesato. I due attraversano letteralmente i vari milieu di quel periodo, dagli ambienti (finto) intellettuali alla proletaria periferia, dai cortei femministi al nevrotico centro città (pre-Milano da bere). Risate e qualche riflessione, e non è poco!”

 

agosto 28, 2010 Pubblicato da: | Commedia | , , , | Lascia un commento

Il paramedico

Il paramedico locandina

Mario Miglio è un infermiere dalla vita tranquilla; sposato alla splendida Nina, ha un solo handicap, rappresentato dalla teledipendenza della moglie, che passa ore intere davanti alla tv; gli unici rapporti tempestosi che ha sono quelli con il custode dello stabile in cui abita, un maniaco delle pulizie, con il quale, alla fine, litigherà di brutto.
La vita di Mario cambia irreparabilmente per colpa di una bella Fiat Argenta, vinta casualmente.

Il paramedico 4
Rossano Brazzi e Daniela Poggi

L’auto, l’ammiraglia della Fiat anni 80, viene rubata, e da quel momento per Mario iniziano una serie interminabile di peripezie, che lo porteranno ad essere arrestato, perchè l’auto servirà ad alcuni terroristi.
Ma……….

Il paramedico 1
Enrico Montesano

Il paramedico 3

Il paramedico, film del 1982 diretto da Sergio Nasca, è una commedia cucita addosso ad Enrico Montesano, che nei primi anni ottanta godeva di grande popolarità.Il comico romano, con la sua mimica, la sua buffa maniera di parlare, il suo romanesco autentico, bucava lo schermo, tanto che il regista decise di affidargli la parte dell’infermiere furbo, ma sfigato, che vinta una bella auto si da alla pazza gioia non sapendo che di li a poco sarebbero cominciati i suoi guai.
Una commedia però abbastanza singolare, che dopo una buona metà del suo percorso sembra diventare qualcosa d’altro, finendo però per restare un’incompiuta.

Il paramedico 7
Edwige Fenech

Il personaggio di Mario però non va oltre i confini della macchietta, tant’è vero che Montesano, di solito straripante, in questo film appare impacciato e spaesato.
Accanto al comico romano si muove Edwige Fenech, in una delle sue ultime apparizioni cinematografiche; la bella attrice difatti avrebbe concluso la sua carriera sei anni dopo, con all’attivo solo altre due apparizioni dopo quella nel film di Nasca.

Il paramedico 2

Altro elemento femminile della storia è la splendida Daniela Poggi, quasi sempre senza veli, che sfoggia un fisico da paura; il resto del film vive sulla mimica facciale di Enzo Robutti, che interpreta il Commissario di Polizia, di Rossano Brazzi, nei panni di Augusto Pinna faccendiere legato all’eversione, di Enzo Cannavale, lo sfigatissimo Avvocato Generoso Gallina, che si vanta di non aver mai fatto liberare un suo cliente.

Il paramedico 5

Una commedia di basso profilo, quindi, in cui le battute sono legate solo alla verve di Montesano, che appare spento, come già detto, legato sopratutto all’utilizzo del dialetto romanesco, con contorno di Li mortacci…”e altre frasi tipiche del repertorio popolare romano.
Il paramedico, un film di Sergio Nasca, Con Enrico Montesano, Edwige Fenech, Leo Gullotta, Rossano Brazzi, Enzo Liberti, Enzo Cannavale, Ugo Fangareggi, Enzo Robutti, Franco Diogene, Clarita Gatto, Daniela Poggi, Marco Messeri
Commedia, durata 105 min. – Italia 1982.

Il paramedico banner gallery

Il paramedico 8

Il paramedico 9

Il paramedico 10

Il paramedico 11

Il paramedico 12

Il paramedico 14

Il paramedico 15

Il paramedico banner personaggi

Enzo Robutti: Commissario di Polizia
Barbara Herrera: L’ipocondriaca
Daniela Poggi: Vittoria
Enrico Montesano: Mario Miglio
Marco Messeri: Spartaco
Leo Gullotta: Sostituto Procuratore
Edwige Fenech: Nina Miglio
Mauro Di Francesco:
Enzo Cannavale: Avvocato Generoso Gallina
Rossano Brazzi: Augusto Pinna
Pietro Zardini: Guardiano del garage

Il paramedico banner cast

Regia     Sergio Nasca
Soggetto     Sergio Nasca, Enrico Montesano
Sceneggiatura     Sergio Nasca, Enrico Montesano, Laura Toscano, Franco Marotta, Gianfranco Manfredi
Produttore     Fulvio Lucisano
Casa di produzione     Italian International Film
Distribuzione (Italia)     Medusa
Fotografia     Giuseppe Aquari
Montaggio     Enzo Siciliano
Musiche     Armando Trovajoli


“Stranissima pellicola d’impianto comico, ma che vira, nel secondo tempo, verso atmosfere cupe e seriose: le implicazioni dei media sulla circolazione di “false notizie”, la P2 – chiamata nel film B2 – e alcune connessioni tra magistratura (un bravo Leo Gullotta) e potere politico. Ottimo il cast, che brilla (nella compagine femminile) per la bellezza (e bravura) di una sublime Daniela Poggi. Enzo Robutti è un nevrotico commissario (e ricorda quello di Zucchero, miele e peperoncino). Montesano a tratti è retorico, ma convincente.

Classico “Montesano-movie” di onesta fattura, uscito nel suo miglior periodo artistico. Il film di Nasca ha la virtù di aver sfruttato l’allora attuale argomento della “loggia P2” per imbastire una sorta di commedia brillante che, nel secondo tempo, strizza l’occhio allo “spy movie all’amatriciana”. La prima parte risulta decisamente riuscita e brillante, la seconda invece ha dei cali piuttosto evidenti. Sponsor, nel film, l’allora novità in casa Fiat: l’ammiraglia “Argenta”.

Ambiziosa commedia che vorrebbe farsi indignata ma nun gne affà. Questo principalmente per la scelta sbagliata del protagonista, che pure nei momenti drammatici continua a fare il comico. Con un attore come Manfredi o Dorelli sarebbe stato un piccolo gioiellino. Del resto nemmeno Nasca pare credere troppo all’operazione, probabilmente interessato alla parte invettiva, imbastisce una mezza truffa inducendo il pubblico a credere di trovarsi davanti a un film comico. Tuttavia la confezione è molto buona. Curioso. L’abito non fa il monaco. L’automobile sì.

Un Montesano in grande spolvero in un one-man-show che non può che piacere ai fan dell’attore romano. La storia, improbabile, scorre via liscia senza punti morti, anche perché Montesano non smette un attimo di snocciolare battute su battute: alcune meno felici di altre, certo, ma tale è la quantità che nell’insieme non ci si fa caso. Il cast di contorno è di ottimo livello, con Cannavale in una parte piccola ma molto divertente, una Poggi mozzafiato ed il solito Robutti ai limiti dell’isteria.

Leggere il cast dei film di quel periodo era una botta di vita: Montesano, Fenech, Robutti, Cannavale, Gullotta, Poggi, Di Francesco, Messeri, Brazzi, Monni e Fangareggi. Potrei anche chiudere qui il mio commento, visto che la grandezza del nostro cinema stava proprio nella formazione che veniva messa in campo in ogni pellicola. Naturalmente Montesano è “leader maximo” e gli altri stanno dietro.

Straordinaria prova di Montesano… Il film è pienamente anni ’80: per il genere di automobili che girano, l’arredamente delle case e tanti altri particolari (come il boom delle televisioni private e i loro assurdi programmi). Geniale l’assurda concatenazione di fatalità che porta all’arresto del Nostro… e poi quando decide di “vuotare il sacco” (si fa per dire, visto che in realtà si inventa tutto) gli vengono promessi regali, auto di lusso, ecc… Un film attuale, veramente attuale…”

luglio 29, 2010 Pubblicato da: | Commedia | , , , | Lascia un commento