Filmscoop

Tutto il mio cinema

Le foto di Gioia

Le foto di Gioia banner gallery

Alcuni morti ammazzati, qualche scena splatter piuttosto dimessa, un colpevole insospettabile (ma solo per i meno scafati) e qualche nudo prosperoso della protagonista, Gioia, una Serena Grandi ingiudicabile come recitazione ma sicuramente apprezzabile dal punto di vista delle forme, aggiunti a quelli di Sabrina Salerno, che resta in scena (prima di essere ammazzata) una decina di minuti, anche lei nuda.
Il resto è un thriller abbastanza scontato, piuttosto scialbo sia nella trama che nella recitazione; Lamberto Bava, figlio del grande Mario, si trova a girare un thriller fuori tempo massimo, visto che ormai il genere, nel 1987, è defunto da tempo.

Le Foto di Gioia 15
Serena Grandi è Gioia

Le Foto di Gioia 1

Ergo, parlare di Le foto di Gioia significa soltanto pensare, con tristezza, ai bei tempi che furono, quando il thriller all’italiana era la la palestra e la fucina di Mario Bava, di Lucio Fulci o dello stesso Dario Argento.
La storia si sviluppa (o si aggroviglia, dipende dai punti di vista) attorno a Gioia, vedova che si trova a gestire una rivista specializzata per soli uomini; ad aiutarla c’è il fratello e una redattrice, Evelyn, dai gusti particolari.
Un giorno viene rinvenuto il cadavere di Kim, una bellissima modella, uccisa da un misterioso assassino vicino la piscina della villa di Gioia; ad assistere all’omicidio c’è un giovane paralitico, che passa le sue giornate a spiare con un telescopio la bella Goia.

Le Foto di Gioia 2

Le Foto di Gioia 3

Il giovane vede una donna dai capelli biondi (di spalle) uccidere la modella con un forcone. Il corpo di Kim viene messo poi in posa davanti ad una gigantografia della stessa Gioia.
E’ l’inizio di una catena di sangue, perchè vengono uccise in sequenza altre persone; a soccombere è anche Sabrina, un’altra bellissima fotomodella, amante di Tony, fratello di Gioia.
La ragazza viene uccida da un mucchio di vespe inferocite, che pungono a morte la donna; subito dopo si ripete il macabro rituale dell’invio delle foto con su il cadavere dell’uccisa e Gioia sullo sfondo.

Le Foto di Gioia 4

Le Foto di Gioia 5

I sospetti cadono dapprima su Flora, concorrente di Gioia, che è riuscita ad acquistare la rivista dalla donna, ormai terrorizzata, ma in seguito si capisce che non è lei l’assassina.
Ci vorranno altri omicidi prima di arrivare alla soluzione del caso, e sarà Marco, il giovane paralizzato, a salvare la vita a Gioia, grazie alle sue manie voyeuristiche.
Lamberto Bava sceglie attrici prosperose, come Serena Grandi e Sabrina Salerno, affascinanti come Trine Michelsen, ma poco capaci in recitazione, con il pessimo risltato di far cadere ancor più la relativa tensione del film.
Le uniche due a salvarsi dal grigiore generale sono Daria Nicolodi e Capucine, rispettivamente la segretaria editor di Gioia e Flora, la principale antagonista e rivale in affari; il flm non può essere definito brutto tout court, piuttosto inefficace sopratutto dal punto di vista del ritmo.

Le Foto di Gioia 6

Manca brio, le scene di sangue appaiono slegate dal resto del film; la presenza di troppi caratteristi penalizz, alla lunga il film. basti pensare ai personaggi molto neutri dell’ispettore, o di vari collaboratori di Gioia.
Il film è evidentemente costruito attorno alla Grandi, reduce dal trionfo di Miranda; l’attrice appare a disagio, un disagio che si vede anche sui volti degli altri protagonisti.
A parziale scusante, va detto che il 1987 è uno degli anni più disastrosi dal punto di vista cinematografico dell’intera storia del cinema stesso; la crisi di spettatori, unita alla contemporanea concorrenza del mezzo televisivo avevano creato condizioni davvero particolari per le produzioni nostrane.

Le Foto di Gioia 7

Le Foto di Gioia 8

Quindi nella scelta del cast, della location e di tutto ciò che occorre per fare un film, Bava ha dovuto probabilmente confrontarsi con un budget ridotto, senza quindi la possibilità di avvalersi di attori di maggior fama.
In ultima analisi, non è un prodotto da gettare in toto, perchè Lamberto Bava stoffa ne ha, ma è un prodotto debole.

Le foto di Gioia, un film di Lamberto Bava. Con Serena Grandi, Capucine, Sabrina Salerno, Daria Nicolodi, Karl Zinny, David Brandon
Giallo, durata 94 min. – Italia 1987.

Le Foto di Gioia 9

Le Foto di Gioia 10

Le Foto di Gioia 11

Le Foto di Gioia 12

Le Foto di Gioia 13

Le Foto di Gioia 14

Serena Grandi     …     Gioia
Daria Nicolodi    …     Evelyn
Vanni Corbellini    …     Tony
David Brandon    …     Roberto
George Eastman    …     Alex
Trine Michelsen    …     Kim
Karl Zinny    …     Mark
Lino Salemme    …     IspettoreCorsi
Sabrina Salerno    …     Sabrina
Capucine    …     Flora

Regia Lamberto Bava
Soggetto Luciano Martino
Sceneggiatura Luciano Martino, Lamberto Bava, Gianfranco Clerici, Daniele Stroppa
Produttore esecutivo Marco Grillo Spina, Massimo Manasse
Casa di produzione Dania Film, Devon Film, National Cinematografica
Distribuzione (Italia) Medusa Distribuzione
Fotografia Gianlorenzo Battaglia
Montaggio Mauro Bonanni
Musiche Simon Boswell
Scenografia Massimo Antonello Geleng
Costumi Valentina Di Palma, Nicoletta Ercole
Trucco Rosario Prestopino, Gilberto Provenghi, Maurizio Silvi

febbraio 4, 2010 Pubblicato da: | Thriller | , , , , | 3 commenti

Il cappotto di Astrakan

Un gruppo di amici si ritrova per giocare a biliardo; tra di loro c’è Piero, che riesce a vincere una partita con in palio un viaggio a Parigi. Salutato alla stazione il gruppo, Piero si appresta a sbarcare nella capitale francese.
Ma non ha fatto i conti con Ramazzini, un tipo con la fama da iettatore; per la serie non è vero, ma ci credo, ecco che al povero Piero, appena sbarcato a Parigi, iniziano a piovere sul capo disgrazie.
Viene rapinato di tutti i soldi da alcuni italiani, arrestato e tradotto davanti al commissario Juvetin, che gli trattiene il passaporto.

Il Cappotto di Astrakan 16
Johnny Dorelli è Piero

Il Cappotto di Astrakan 1
Andrea Ferreol è la signora Marie Lenormand

Lo sventurato Piero si ritrova così in città, affamato e senza meta; ma per una volta il caso sembra dargli una mano.
Avendo visto un cartello con la scritta “stanze libere”, si rivolge alla signora Maria Lenormand, che rimane stranamente colpita da Piero, tanto da affittargli ad un prezzo ridicolo un intero salone, in condominio con un pestifero gatto. La donna racconta all’italiano che divide l’appartamento con il fratello Maurice; in realtà Maurice è il marito della donna,detenuto per una rapina.

Il Cappotto di Astrakan 2

Il Cappotto di Astrakan 3

Tutto ciò Piero lo apprenderà da Valentine, una splendida figliola che conosce altrettanto casualmente. Così scopre che la ragazza era l’amante proprio di Maurice, e per questo viene seguito dal sospettoso commissario Juvetin. Inizia così una girandola di situazioni, con Piero, che ha ricevuto in dono da Maria uno splendido cappotto di Astrakan conteso dalle due donne e guardato con sospetto da Juvetin; una sera, mentre sta per finire a letto con Maria, ecco comparire il misterioso Maurice, che assomiglia come una goccia d’acqua a Piero.

Il Cappotto di Astrakan 19

Il Cappotto di Astrakan 4
Carole Bouquet è Valentine

Piero scappa, ma con indosso il cappotto di Astrakan, il che gli varrà un’altra serie di traversie. Ritornato in Italia, riprende la sua solita vita in compagnia degli amici fidati, ma ecco che ricompare Valentina…….
Tratto da un romanzo di Piero Chiara del 1978, Il cappotto di astrakan, girato l’anno successivo da Marco Vicario, è una gradevole commedia degli equivoci, ben strutturata e divertente. Merito sopratutto della bravura di Johnny Dorelli, simpatico e spassoso nel ruolo dell’imbranato Piero, di Andrea Ferreol, che interpreta con misura Maria Lenormand e della bellissima Carole Bouquet, che interpreta l’affascinante Valentine.

Il Cappotto di Astrakan 5

Sullo sfondo di una Parigi vista di corsa, si muovono i tre destini dei tre protagonisti, sui quali incombono le figure di Maurice, sempre presente come un’ombra e quella del terribile ispettore Juvetin, un ottimo Marcel Bozzuffi, molto prevenuto nei confronti degli italiani.
Le gag ci sono e sono a tratti davvero divertenti, come quelle che vedono protagonista il povero Piero e l’indemoniato gatto della signora Lenormand, Domitien;

Il Cappotto di Astrakan 6

pur essendo il film molto divergente dal romanzo di Chiara, si riesce ad apprezzare il tentativo di Vicario di rendere con ironia e arguzia la vicenda del vitellone Piero, trasportato da Luino, il posto in cui vive, nella tentacolare città francese.
Non c’è molta profondità psicologica nei personaggi, ma del resto in due ore di film, articolato principalmente sulle disavventure di Piero era davvero ben difficile andare oltre.
La parte meno interessante del film è quella basata sul viaggio di ritorno in treno, con Piero che incontra uno strano personaggio che alla fine tenta di fargli la corte; viceversa abbastanza bene in linea è il finale, forse amarognolo ma in sintonia con il film.

Il Cappotto di Astrakan 9

Il Cappotto di Astrakan 10

Il cappotto di Astrakan, un film di Marco Vicario. Con Johnny Dorelli, Marcel Bozzuffi, Andréa Ferréol, Paolo Bonacelli,Carole Bouquet, Ninetto Davoli, Elio Crovetto, Salvatore Billa, Quinto Parmeggiani, Enzo Robutti, Ettore Garofalo, Nanni Svampa
Commedia, durata 105 min. – Italia 1980

Il cappotto di astrakan banner gallery

Il Cappotto di Astrakan 7

Il Cappotto di Astrakan 8

Il Cappotto di Astrakan 11

Il Cappotto di Astrakan 12

Il Cappotto di Astrakan 13

Il Cappotto di Astrakan 14

Il Cappotto di Astrakan 15

Il Cappotto di Astrakan 17

Il Cappotto di Astrakan 18

Il cappotto di astrakan banner personaggi

Johnny Dorelli     …     Piero
Andréa Ferréol    …     Maria Lenormand
Marcel Bozzuffi    …     Commissario Juvet
Carole Bouquet    …     Valentine
Ninetto Davoli                Il ladro
Quinto Parmeggiani    Lo scrittore
Enzo Robutti    …     Ramazzini

Il cappotto di astrakan banner cast

Regia Marco Vicario
Soggetto Piero Chiara
Sceneggiatura Marco Vicario, Sandro Parenzo
Produttore Franco Cristaldi, Nicola Carraro
Fotografia Ennio Guarnieri
Montaggio Nino Baragli
Musiche Bruno Nicolai
Scenografia Andrea Crisanti
Costumi Patrizia Castaldi

Banner incipit romanzi

Verso la fine d’aprile del millenovecentocinquanta, non avendo trovato dalle mie parti e non pensando di trovare neppure in altri luoghi vicini, o per dir meglio in Italia, il terreno favorevole alla nuova vita che durante la guerra mi ero proposta per il il caso che ne fossi scampato, pensa di portarmi a Parigi, senza programmi di alcun genere e solo per viverci qualche mese. Chissà, mi dicevo, che non abbia a cogliersi il bandolo di un avvio e magari a trovarvi la mia fortuna

“Ottimo Dorelli tardo vitellone in trasferta parigina, che sembra avviarsi kafkianamente e invece si svolge secondo i registri consueti del grande scrittore luinese, la sensualità e il grottesco, sulle note di Salvador e Charles Trenet. Non tutto funziona al meglio, c’è qualche concessione alla macchietta (tutta la sequenza della visita al manicomio) ma il risultato finale è apprezzabile.”

“Disavventure a Parigi per Johnny Dorelli, in questa commedia diretta da Vicario con il solito stile. Purtroppo qualcosa nella complessità del tema centrale della pellicola rimane irrisolto, ed alcuni snodi della sceneggiatura non mi sono parsi molto fluidi. Però Dorelli è molto bravo, e la Bouquet -scheletrica- si spoglia senza troppi problemi. Finisce invece col risultare odioso il gatto Domiziano, al quale hanno appiccicato un fastidioso e cacofonico miagolio in ognuna delle circa 200 scene in cui appare sullo schermo.”

“Trasposizione corretta ma piuttosto piatta e poco grintosa di un romanzo di Chiara, ennesima variazione sul tema del doppio, con il provinciale Piero che, in trasferta parigina, ne passa di tutti i colori per colpa/merito della sua forte somiglianza fisica con un tizio poco di buono ma fascinoso. I pregi maggiori risiedono nel cast, da Dorelli che ha il dono della leggerezza, alle due donne di così diversa sensualità (la straripante Ferreol e l’algida Bouquet) fino ai bravi caratteristi di contorno.”

“Soave Dorelli-movie in cui l’attore confidenziale contiene (anche se non del tutto) i panni dell’uomo brillante e sofisticato. La storia è tratta da un romanzo e se ne ha testimonianza nei dialoghi, forse non sempre credibili e a mio avviso eccessivamente teatrali. La scenografia parigina è raffinata e adeguata al racconto. Sublime l’interpretazione di Andrea Ferreol, ma citerei anche Marcel Bozzuffi che considero straordinario nel difficile ruolo di “spina nel fianco”.”

“Marco Vicario dirige con una certa eleganza questo buon film tratto dal romanzo di Piero Chiara, interessante nella trama ma forse un po’ scialbo nei dialoghi (adattamento di Parenzo e dello stesso regista). Tra gli interpreti spiccano un Dorelli simpatico ma per nulla macchiettistico, un’intensa Ferreol e una Bouquet dolce e sensuale. Caratteristi in gran forma, da Svampa a Parmeggiani, da Robutti a Bonacelli. Di gran classe gli interni di Crisanti e la fotografia di Guanieri.”

 

Il cappotto di Astrakan lobby card 2

 

Il cappotto di Astrakan lobby card 1

 

Il cappotto di Astrakan 2

 

Il cappotto di Astrakan 1

 

 

febbraio 3, 2010 Pubblicato da: | Commedia | , , , , , , | 1 commento

Tenebre

La voce narrante: Dario Argento
L’impulso era diventato irresistibile. C’era una sola risposta alla furia che lo torturava. E così commise il suo primo assassinio. Aveva infranto il più profondo tabù e non si sentiva colpevole né provava ansia o paura, ma… libertà! Ogni ostacolo umano, ogni umiliazione che gli sbarrava la strada, poteva essere spazzato via da questo semplice atto di annientamento: l’OMICIDIO.

Tenebre 9Veronica Lario è Jane McKerrow

E’ l’inizio di Tenebre, film di Dario Argento del 1982, che  rappresenta sotto più punti di vista una svolta nella carriera del regista romano.
Il primo, forse il più importante, è il ritorno al genere thriller classico, quello cioè con il canovaccio assassino/mistero, dopo la parentesi soprannaturale iniziata con Suspiria e proseguita poi con Inferno.
Argento lascia da parte il thriller horror, dimentica le Tre madri dell’inferno, Sospiriorum,Tenebrarum e Lacrimarum e si getta a capofitto su una sceneggiatura della quale è ancora una volta l’unico artefice; sono passati sette anni dal travolgente successo di Profondo rosso, uscito nelle sale nel 1975, e il pubblico attende con ansia il ritorno al thriller puro.

Tenebre 12

Ania Pieroni è Elsa Manni

Tenebre è  il film più splatter di Argento; alla fine si contano dodici morti ammazzati, un record.
Ed è anche un film controverso, accolto in maniera molto difforme sia dalla critica che dal pubblico.
Se da un lato ci sono i soliti elementi innovativi del regista, come l’utilizzo spregiudicato della macchina da presa, dall’altro l’espediente dei flashback, usato durante la narrazione, finisce per spiazzare lo spettatore lasciandolo pieno di dubbi.
Veniamo alla trama.

Tenebre 10
Giuliano Gemma è  il Capitano Germani

Peter, scrittore di gialli di un certo successo, arriva a Roma su invito del suo agente; lo scopo principale del viaggio è la promozione del suo ultimo libro, Tenebre.
Ma già dal suo arrivo le cose si mettono male; lo scrittore viene minacciato telefonicamente, da qualcuno che lo avverte che intende uccidere seguendo le linee guida del suo romanzo.
Ha inizio così una serie terrificante di delitti, che hanno in comune, come preannunciato dalle telefonate, gli elementi base del libro Tenebre.

Tenebre 17
Daria Nicolodi è Anne

Tenebre 3

Tenebre 4
Eva Robins, la ragazza sulla spiaggia

Da questo momento inizierà una caccia spietata, che vedrà all’opera non uno, bensi due misteriosi assassini.
Ovviamente non mi addentro nella trama, per non togliere la suspence a coloro che non hanno visto il film.
Il film si caratterizza prima di tutto per le scene molto forti, assolutamente realistiche, come quella in cui Jane McKerrow, uno dei personaggi femminili del film, interpretata da Veronica Lario ( la ex signora Berlusconi), si vede tranciare di netto una mano, una delle scene meglio girate del film.

Tenebre 6

Mirella Banti è Marion

Un’altra caratteristica evidente del film è il contrasto assoluto tra i colori; in molte scene il bianco spicca nitidamente con il rosso del sangue, che, detto per inciso, abbonda in maniera industriale; Argento indugia molto sulle scene più violente, cercando il coup de teatre praticamente ad ogni inquadratura.
Eppure, nel globale, il film non convince appieno.
L’idea di far muovere due distinti assassini, con motivazioni diverse, alla fine risulta forzata, così come ad un certo punto la stessa identità del secondo assassino appare chiara.
Le motivazioni del trauma, poi, appaiono abbastanza forzate.

Tenebre 16

Così alla parola fine si resta con il dubbio di aver assistito ad un’operazione smaccatamente commerciale, quasi che il regista abbia voluto calcare la mano più sull’effetto che basarsi su una storia credibile.
Il prodotto finale quindi è un film discontinuo, a tratti eccessivo; nonostante la splendida colonna sonora di Simonetti, deus ex machina di Argento, c’è una certa leggerezza nei dialoghi, nel senso che appaiono poco caratterizzati. Una nota di demerito, molto personale, la vedo nell’interpretazione del monocorde Anthony Franciosa, che gira per il film con un’aria di sufficienza e di ironia sicuramente fuori luogo.

Tenebre 15
Anthony Franciosa è Peter Neal

Curioso come accennato il destino critico del film: c’è chi esalta il ritorno di Argento ad una sceneggiatura accettabile e di conseguenza alla regia di un film considerato all’altezza del periodo anni settanta, c’è chi vede nella stessa sceneggiatura un cumulo di ovvietà.
Il film piace perchè splatter, non piace per lo stesso motivo.
Tra le recensioni dei critici, lette in giro per il web, ne ho trovata una che mi sembra molto oggettiva:
Chi soffrì di batticuore per Suspiria e per Inferno non speri di provare altrettante paure. Tenebre è un “ giallo ” alla maniera classica, con personaggi, strumenti omicidi, effetti repulsivi, e inverosimiglianze pertinenti alla tradizione. Dario Argento ne parla come del “ più sorprendente e lancinante ” dei suoi film.

Tenebre 14

Non saremmo così estremisti. Tornando al brivido di repertorio, questo piccolo maestro fa un po’ rimpiangere le sue fantasie orripilanti e surreali, per manieristiche che fossero. Al loro posto c’è un labirinto mentale non facilmente penetrabile, emotivamente efficace quasi soltanto nei luoghi canonici in cui lo schermo s’imbratta di sangue.”

Tenebre 13

Per quanto riguarda il cast, oltre al citato Franciosa, buone le prove di John Saxon, il Bullmer agente dello scrittore Peter, di Giuliano Gemma, il capitano Germani e del cast femminile, composto da Lara Wendel, da Daria Nicolodi, dalla citata Veronica Lario, da Mirella Banti, Ania Pieroni. C’è una piccola parte anche per Eva Robins, la ragazza della spiaggia.

Tenebre, un film di Dario Argento. Con Giuliano Gemma, Anthony Franciosa, Daria Nicolodi, John Saxon,John Steiner, Fulvio Mingozzi, Mirella D’Angelo, Lara Wendel, Ania Pieroni, Mirella Banti
Thriller, durata 110 min. – Italia 1982

La supplente banner gallery

Tenebre 11

Tenebre 8

Tenebre 7

Tenebre 5

Tenebre 2

Tenebre 1

Tenebre 18

La supplente banner personaggi

Anthony Franciosa: Peter Neal
Christian Borromeo: Gianni
Mirella D’Angelo: Tilde
Veronica Lario: Jane McKerrow
Ania Pieroni: Elsa Manni
Eva Robins: Ragazza sulla spiaggia
Carola Stagnaro: Ispettrice Altieri
John Steiner: Cristiano Berti
Lara Wendel: Maria Alboreto
John Saxon: Bullmer
Daria Nicolodi: Anne
Giuliano Gemma: Capitano Germani
Isabella Amadeo: Segretaria di Bullmer
Mirella Banti: Marion
Ennio Girolami: Manager del grande magazzino
Monica Maisani:
Marino Masé: John
Fulvio Mingozzi: Alboreto il portiere
Gianpaolo Saccarola: Dottore
Ippolita Santarelli: Prostituta
Francesca Viscardi:
Dario Argento: Narratore
Lamberto Bava: Riparatore
Michele Soavi: Fidanzato di Maria / Uomo che cammina con la ragazza sulla spiaggia

La supplente banner cast

Regia:     Dario Argento
Soggetto:     Dario Argento
Sceneggiatura:     Dario Argento
Produttore:     Claudio Argento
Produttore esecutivo:     Salvatore Argento
Casa di produzione:     Sigma Cinematografica-Roma
Fotografia:     Luciano Tovoli
Montaggio:     Franco Fraticelli
Effetti speciali:     Giovanni Corridori
Musiche:     Massimo Morante, Fabio Pignatelli, Claudio Simonetti (Goblin)
Scenografia:     Giuseppe Bassan
Costumi:     Pierangelo Cicoletti, Carlo Palazzi, Franco Tomei
Trucco:     Pierantonio Mecacci, Piero Mecacci

Tenebre banner foto

Tenebre foto 10

Tenebre foto 9

Tenebre foto 8

Tenebre foto 7

Tenebre foto 6

Tenebre foto 5

Tenebre foto 4

Tenebre foto 3

Tenebre foto 2

Tenebre foto 1

Tenebre locandina 7

Tenebre locandina 6

Tenebre locandina 5

Tenebre locandina 4

Tenebre locandina 3

Tenebre locandina 2

Tenebre locandina 1

Tenebre lc6

Tenebre lc5

Tenebre lc4

Tenebre lc3

Tenebre lc2

Tenebre lc1

febbraio 1, 2010 Pubblicato da: | Thriller | , , , , , , , , , , | 1 commento

Colpo in canna

Colpo in canna locandina

Da un aereo che atterra in Italia, sbarca Nora Green; ha la divisa da hostess, e sembra una tranquilla, ingenua e un tantino sprovveduta ragazza americana.
La ragazza in realtà deve consegnare una lettera ad un boss della mala napoletana.
Nella lettera, scritta da un fantomatico personaggio che si firma l’Americano, ci sono minacce per Silvera, il boss.
La ragazza viene quindi pestata, perchè il boss la ritiene complice dell’Americano; la ragazza, abbandonata fuori da un circo, viene raccolta ed ospitata da Manuel, un trapezista che lavorava proprio con Silvera. Tra i due nasce una storia, ma la sua presenza crea scompiglio in città.

Colpo in canna 2

Ursula Andress

La banda rivale di Silvera, capitanata dal boss Calò, inizia a seguirla, così come fanno gli uomini del commissario del commissario Calogero.
Tra colpi di scena, inseguimenti, scazzottate si arriva al finale, quando si scopre che Nora in effetti è tutt’altro che una sprovveduta hostess, ma fa parte di una banda bene organizzata che da scacco matto alle bande rivali e alla polizia.
Colpo in canna, film del 1975 di Fernando Di Leo è un fiacco tentativo di coniugare il film giallo con connotazioni poliziesche con quello comico; il primo ad accorgersene fu proprio il regista pugliese, che difatti non lo annoverò mai tra i prodotti da ricordare.

Colpo in canna 1

Colpo in canna 3

Il film, che mescola molte scene d’azione con la fisicità sexy ed estrema della protagonista, la biondissima Ursula Andress risente proprio dell’equivoco di partenza. Il film non è un giallo, ma semplicemente sfrutta alcune situazioni tipiche del giallo, non è un noir e alla fine si trasforma in uno strano prodotto che non ha nemmeno del comico, perchè di battute divertenti ce ne sono poche, e la parte comica, pur affidata a gente che on la comicità ci viveva, come Banfi e Giuffrè, risulta penalizzata proprio dall’intreccio improbabile tra le avventure della pseudo hostess e la lotta tra bande.

Colpo in canna 14

Basti pensare all’inserimento, nel film, del personaggio assolutamente fuori contesto del piccolo gangster interpretato da Jimmy il fenomeno, oppure alla legnosità di Marc Porel, che nelle parti semi serie non è mai andato a nozze.
Intendiamoci, il film non è inguardabile, quanto piuttosto slegato e privo di mordente; la presenza della citata Andress, che si spoglia in alcune scene, vale quanto meno il prezzo del biglietto, così come, parlando di cose più serie, le scene finali dell’inseguimento tra l’auto del commissario Calogero e l’auto di Nora Green sono ben girate e coinvolgenti.

Colpo in canna 13

Peccato per Di Leo, che avrebbe voluto dare un taglio ben diverso alla pellicola, ma che alla fine tira fuori un prodotto davvero modesto.
Si salvano, come già detto, la Andress, ma solo ed esclusivamente per la parte “fisica”, visto che anche lei non emerge dal grigiore generale del film, il solito Lino Banfi e la piccola parte di Maurizio Arena, il vero capo della banda.

Colpo in canna 12

Colpo in canna 11

Colpo in canna, un film di Fernando Di Leo. Con Aldo Giuffré, Ursula Andress, Marc Porel, Maurizio Arena,Woody Strode, Loris Bazzocchi, Nello Pazzafini, Renato Baldini, Rosario Borelli, Isabella Biagini, Lino Banfi, Salvatore Billa, Ettore Geri, Lorenzo Piani, Pietro Ceccarelli, Carla Brait, Carla Mancini, Gino Milli, Omero Capanna, Brunello Chiodetti, Sergio Ammirata, Enzo Spitaleri
Drammatico, durata 100 min. – Italia 1974.

Colpo in canna banner gallery

Colpo in canna 15

Colpo in canna 10

Colpo in canna 9

Colpo in canna 8

Colpo in canna 6

Colpo in canna 5

Colpo in canna 4

Colpo in canna banner personaggi

Ursula Andress …     Nora Green
Woody Strode …     Silvera
Marc Porel …     Manuel
Isabella Biagini …     Rosy
Lino Banfi …     Commissario Calogero
Aldo Giuffrè …     Don Calò
Maurizio Arena …     Padre Best
Rosario Borelli …     Umo di Silvera
Carla Brait …     Carmen
Renato Baldini …     Ali
Raul Lovecchio …     Il cieco
Sergio Ammirata …     Commissario Ammirata
Loris Bazzocchi …     Nora Henchman
Jimmy il Fenomeno …     Tano
Roberto Dell’Acqua …     Zanzara

Colpo in canna banner cast

Regia Fernando Di Leo
Soggetto Fernando Di Leo
Sceneggiatura Fernando Di Leo
Casa di produzione Cineproduzioni Daunia 70
Distribuzione (Italia) Alpherat
Fotografia Roberto Gerardi
Montaggio Amedeo Giomini
Musiche Luis Enriquez Bacalov
Scenografia Francesco Cuppini
Costumi Gaia Romanini

Colpo in canna foto 5

Colpo in canna foto 4

Colpo in canna foto 3

Colpo in canna foto 2

Colpo in canna foto 1

Colpo in canna locandina 4

Colpo in canna locandina 3

Colpo in canna locandina 2

Colpo in canna locandina 1

Filmscoop è su Facebook:per richiedere l’amicizia:

https://www.facebook.com/filmscoopwordpress.paultemplar

gennaio 30, 2010 Pubblicato da: | Commedia | , , , , , , , , | Lascia un commento

Ilsa la belva delle SS

Ilsa la belva delle SS locandina

Capostipite del florido filone dei film nazisploitation, Ilsa la belva delle SS è qualcosa di ben diverso da un film; mancando nello stesso una trama organica, potrebbe passare per un documentario sulle atrocità naziste, non fosse per tutta una serie di particolari che lo rilegano, a buon diritto, tra i film trash erotico/splatter, che è poi il traguardo a cui puntò il regista dello stesso, Don Edmonds, regista e attore americano che nel corso della sua carriera di cineasta ha all’attivo solo poche pellicole.

Ilsa la belva delle SS 14

Ilsa la belva delle SS 11

Dyanne Thorne è Ilsa

Ilsa è un contenitore di orrori mescolati in tutte le salse, che punta principalmente sulla dettagliata descrizione per immagini di torture e efferatezze ai danni del solito gruppo di malcapitate; in questo caso le stesse finiscono in un campo comandato dalla spietata Ilsa, che sperimenta sulle prigioniere la resistenza al dolore. Per fare questo non esita a praticare torture inimmaginabili sulle povere cavie, sottoponendole a prove devastanti, come la penetrazione con falli elettrificati e altre raffinatezze che vengono mostrate allo spettatore.
Il tentativo, molto maldestro, di mascherare una sorta di parata di belle donne discinte sottoposte a sevizie sessuali e fisiche

Ilsa la belva delle SS 15

Ilsa la belva delle SS 13

come documentazione degli orrori nazisti inizia da subito, quando immagini in bianco e nero del fuhrer introducono alla vicenda, con il solito sbarco dai camion delle prigioniere che vengono immediatamente denudate e sottoposte alle abominevoli ispezioni corporali.
Fin qui le cose vanno abbastanza bene anche dal punto di vista storico; era prassi consolidata, nei campi, quella di controllare detenuti e detenute per evitare che persone infette potessero contagiare, più che gli altri detenuti, le guardie stesse dei lager.
Dopo poco però ci si rende conto di dove il film vada a parare: iniziano le torture ai danni delle prigioniere, torture sadiche senza giustificazioni, che vedono le malcapitate bollite vive, ustionate  a morte, penetrate con falli elettrificati, frustate fino alla morte mentre l’ineffabile Ilsa si sollazza con i prigionieri maschi, che poi evira senza pietà.

Ilsa la belva delle SS 12

Se la figura di Ilsa ricorda quella di Ilse Koch, la cagna di Buchenwald, lo fa solo negli aspetti più deliranti della pur triste vicenda della kapò del campo di Buckenwald; è tutto da dimostare che la mente perversa della donna abbia poi davvero ideato torture fini a se stesse, per il solo gusto sadico di praticarle.
Cosi il film si snoda attraverso le dettagliate torture, storie appena abbozzate delle vite delle stesse nei campi, mentre  si sofferma con compiacimento sulle perverse figure delle carceriere, che frustano senza pietà mentre sono completamente discinte, sempre desiderose di obbedire, con voluttà, agli stravaganti ordini della direttrice del campo.

Ilsa la belva delle SS 10

Che mantiene anche buone relazioni diplomatiche con i suoi superiori, come dimostrato quando arriva un gerarca nazista per ispezionare il campo, e viene sedotto dalla ineffabile Ilsa.
In questo caso anche le alte sfere appaiono come un branco di ipodotati atti solo alle perversioni personali; il gerarca chiederà ad Ilsa non un normale rapporto  fisico, ma di farsi orinare addosso!
Il film quindi si snoda attraverso immagini più o meno crude, fino alla parte finale, che vede le donne del campo reagire e prendere possesso dello stesso, fino all’inevitabile arrivo di una colonna militare mandata a far pulizia per evitare che le truppe alleate trovino traccia degli orrori perpetrati nel campo stesso.

Ilsa la belva delle SS 9

E’ la fine di Ilsa, che viene giustiziata da un ufficiale tedesco mentre è legata ad un letto è attende di essere liberata; ovviamente due prigionieri sono riusciti a fuggire, in modo da poter raccontare quanto effettevamente accaduto.
Inutile dire che Ilsa la belva delle SS è un film senza alcun valore ne storico ne cinematografico; la recitazione degli attori è assolutamente approssimativa, a cominciare da quella della prosperosa Dyanne Thorne, volto e sguardo da nazista ma espressiva come un cocomero. Il resto del cast è assemblato secondo criteri rigorosamente fisici; vengono privilegiate comparse prosperose, che possano in qualche modo attrarre l’occhio concupiscente dello spèttatore.
Il resto, come ampiamente detto, è un campionario di orrori gratuiti.

Il film, che è girato in pratica in due baracche ricostruite e in un laboratorio di tortura che sarà il centro di molte produzioni simili, arriva al finale senza aver mostrato alcunchè di rilevante.
La Thorne, che si mostra ardimentosa negli amplessi con i prigionieri, mostra con parsimonia il suo prosperoso petto, che in pratica fu l’unico vero motivo del suo successo (davvero molto limitato) cinematografico.

Ilsa la belva delle SS 8

Inaspettatamente per gli stessi produttori, il film ebbe un discreto successo, tanto da convincere gli stessi a produrne altri; il che, visto il finale di Ilsa la belva delle SS, che vede la morte della donna, fu davvero una forzatura , sopratutto alla luce dello squallore assolto dei sequel.

Ilsa la belva delle SS 7

Ilsa la belva delle SS, un film di Don Edmonds. Con Dyanne Thorne, Gregory Knoph, Tony MumoloTitolo originale Ilsa, She-Wolf of the S.S..  Erotico,  durata 90 min. – USA  1973.

Ilsa la belva delle SS banner gallery

Ilsa la belva delle SS 6

Ilsa la belva delle SS 5

Ilsa la belva delle SS 4

Ilsa la belva delle SS 3

Ilsa la belva delle SS 2

Ilsa la belva delle SS 1


Ilsa la belva delle SS banner protagonisti

Dyanne Thorne: Ilsa
Gregory Knoph: Wolfe
Tony Mumolo: Mario
Maria Marx: Anna
Nicolle Riddell: Kata
Jo Jo Deville: Ingrid
Sandy Richman: Maigret
George Flower: Binz

Ilsa la belva delle SS banner cast

Regia Don Edmonds
Soggetto Jonah Royston
Sceneggiatura Jonah Royston
Produttore David F. Friedman
Produttore esecutivo Karl Bergen
Casa di produzione Aeteas Filmproduktions
Distribuzione (Italia) Anchor Bay Entertainment
Fotografia Glenn Roland
Montaggio Kurt Schnit
Trucco Joe Blasco

gennaio 28, 2010 Pubblicato da: | Erotico | , | Lascia un commento

Senza buccia

Senza buccia locandina

Quattro amici trascorrono le vacanze estive alle isole Eolie in Sicilia.
Sono i due fratelli Giuliano e Nora, ricchi e annoiati ragazzi della Lombardia bene, Barbara la fidanzata di Giuliano e il giovane e timido Daniele.
Quest’ ultimo è il classico ragazzo disinibito solo a parole; in realtà è ancora a digiuno di donne, un pò per la timidezza e un pò perchè sembra imbranato.

Senza buccia 1
Ilona Staller è Trella

Senza buccia 2

Lo dimostra il fatto che Nora, stufa di attendere il primo passo del giovane, molla tutto e se ne va con degli amici.
Il terzetto superstite un giorno incontra casualmente in mare una coppia di giovani scandinavi rimasti in panne con la loro barca; i due, naturisti convinti, accettano l’invito di Giuliano di aspettare nella villa dei suoi genitori l’arrivo di qualcuno che possa sistemare la loro imbarcazione.
Per Barbara, la ragazza di Giuliano, iniziano i problemi; Trella, la ragazza scandinava, va in giro nuda tutto il tempo e su di lei alla fine mette gli occhi il suo fidanzato.Barbara arriverà a tentare il suicidio, mentre nel frattempo nella villa arriva un’amica della famiglia di Giuliano; è Adriana, una bella e affascinante donna, che ben presto diventa l’ossessione di Daniele.

Senza buccia 13
Olga Karlatos è Adriana

Senza buccia 7
Lilli Carati è Barbara

Il giovane si innamorerà perdutamente della donna, che gli cederà prima di tornarsene a casa.
Senza buccia,di Marcello Aliprandi, ricavato da una sceneggiatura di Ugo Liberatore, è un banale filmetto senza grosse pretese; già il titolo è indicativo di dove si voglia andare a parare, ovvero in una mega sfilata di nudi integrali, una volta tanto anche maschili.
La storia è ovviamente quanto di più banale si potesse immaginare, ed è sviluppata senza grossa fantasia, anche perchè francamente c’era ben poco da inventari, oltre alla solita avventura del ragazzo con la donna matura e la solita bega amorosa tra fidanzati, questa volta culminata con un tentativo di suicidio.

Senza buccia 3

Senza buccia 4

Tra le protagoniste femminili, ovvero Lilli Carati, che è Barbara, Ilona Staller, che interpreta Trella e la Olga Karlatos, che interpreta Adriana, l’unica a mantenere un livello decoroso di recitazione è proprio quest’ultima, che è anche l’unica a mantenere la buccia.
La stessa Karlatos è di gran lunga più seducente, vestita, della Staller e della Carati nude; va da se che la Staller figura praticamente solo come nudo itinerante, vista la sua assoluta mancanza di espressività.
Il film è girato nello splendido scenario dell’isola di Vulcano, nelle Eolie; mare stupendo e natura lussureggiante, che finiscono per essere uno dei motivi di interesse della pellicola.

Senza buccia 5

Per quanto riguarda i tre attori maschi, ovvero Maurizio Lupi, Juan Carlos Naya, Maurizio Interlandi, stendiamo un velo pietoso; a parte l’imbarazzante difficoltà di interpretazione, i tre sono molto a disagio nel ruolo dei naturisti.
Aliprandi, che veniva dal discreto successo del thriller soprannaturale Un sussurro nel buio mostra evidenti limiti con il genere erotico;siamo nel 1979, e tornerà sul set con il discreto Morte in Vaticano.

Senza buccia 6

Senza buccia, un film di Marcello Aliprandi, con Lilli Carati, Olga Karlatos, Ilona Staller, Maurizio Lupi, Juan Carlos Naya, Maurizio Interlandi, Taida Urruzola, Miki Vouk Erotico, Italia 1979

Senza buccia banner gallery

Senza buccia 8

Senza buccia 9

Senza buccia 10

Senza buccia 11

Senza buccia 12

Senza buccia 14

Senza buccia 15

Senza buccia banner protagonisti

Olga Karlatos     …     Adriana Berri
Juan Carlos Naya    …     Daniele
Maurizio Interlandi    …     Giuliano
Taida Urruzola    …     Nora
Miki Vouk    …     Bjorn
Ilona Staller    …     Trella
Lilli Carati    …     Barbara
Maurizio Lupi    …     Maurizio

Senza buccia banner cast

Regia Marcello Aliprandi
Soggetto Ugo Liberatore
Sceneggiatura César Fernández Ardavín
Fotografia Raúl Pérez
Montaggio Giorgio Serrallonga
Musiche Pino Donaggio
Scenografia Fernando Imbert
Costumi Jaime Pérez Cubero

Senza buccia locandina 1

Senza buccia locandina sound 1

gennaio 26, 2010 Pubblicato da: | Erotico | , , , , | 8 commenti

Storie di vita e malavita

Storie di vita e malavita locandina

Nel 1975 Carlo Lizzani, dopo aver diretto Mussolini ultimo atto, gira un film strutturato come un documentario sul losco e sporco mondo dello sfruttamanento minorile della prostituzione. Il titolo, Storie di vita e malavita, sembra anticipare il contenuto dello stesso, un viaggio attraverso più storie di ragazze che per svariati motivi entrano nel mondo della prostituzione, rimanendone fatalmente vittime.

Storie di vita e malavita 1

Storie di vita e malavita 2

Sono storie di ragazze che vengono dal sud, quindi figlie di realtà particolarmente abbruttenti, oppure figlie della buona borghesia settentrionale, accomunate dall’età, dall’inesperienza e dalla fragilità; già dalle scene d’esordio si intuisce che il film di Lizzani non si limita solo alla denuncia, ma intende sferrare un colpo diretto all’ipocrisia e contemporaneamente denunciare il losco sottobosco di papponi, depravati e viziosi che ruota attorno al mondo del sesso.

Storie di vita e malavita 3

Storie di vita e malavita 4

La prima storia, quella di una madre vestita da stracciona, che viaggia con la figlia minorenne fingendo di chiedere passaggi agli autotrasportatori, a cui poi offre la propria ragazza per 5000 lire è già il primo segnale di vite vissute in prossimità dell’inferno; un inferno fatto di miseria, squallore e mancanze di prospettive per una vita dinitosa.
Anche la seconda storia è una di quelle che parlano di miseria, di fame e emigrazione; la giovanissima Rosina, a cui è morto il padre in un incidente sul lavoro, arriva al nord per cercare lavoro. Si innamora di un giovane, Salvatore detto velluto, che la illude e poi la spinge, lentamente e inesorabilmente, sul sentiero della prostituzione, dove la ragazza sperimenterà la propria degradazione umana (davvero molto forte e disturbante la scena del cliente che intinge scarpe e pane nel bidet colmo di acqua lurida); quando tenterà di fuggire, per ritornare a casa in Sardegna, decisa ad accettare il destino che la vuole moglie di un uomo molto più anziano, verrà sfregiata dal suo amante.

Storie di vita e malavita 5

C’è poi la storia di Gisella, ragazza costretta a vivere in una famiglia dalla mentalità ristretta, educata in maniera eccessivamente repressiva dal punto di vista dell’educazione sessuale, finita per caso in un giro squallido e venduta al miglior offerente perchè vergine, c’è Daniela, prostituta per noia e per ribellione verso una famiglia che si disinteressa completamente di lei, presa com’è dalla sua vita oziosa e amorale, con un padre che frequenta ragazzine prostitute e una madre ninfomane.

Storie di vita e malavita 6

C’è la ragazza rimasta incinta, scaricata al nord per soffocare lo scandalo, che finirà per prostituirsi; le toglieranno il bambino e lei finirà in una struttura psichiatrica, ormai incapace di comunicare.
Storie terribili, di sfruttamento e di isolamento, di vite bruciate nel fiore degli anni; come la storia di Albertina, baby prostituta che “lavora” ovunque capiti, nel camerino di un grande magazzino dell’epoca o in una cabina telefonica o quella di Laura, che finirà sul marciapiede con l’unica compagnia di un cane, che verrà ammazzato da una banda di papponi.

Storie di vita e malavita 7

Tutte storie che ovviamente finiscono male, perchè non c’è uscita dall’inferno, o per le meno non un’uscita dignitosa, ma solo degradante; l’unica storia a concludersi diversamente è proprio quella inziale. La madre che fa prostituire per bisogno la figlia, in collaborazione con quest’ultima, ucciderà un pappone che taglieggiava le due donne.

Storie di vita e malavita 8

Film molto amaro e pessimista, questo di Lizzani; se un limite c’è, è da ricercarsi nella recitazione spesso dilettantistica dei protagonisti, sicuramente voluta dal regista per far assomigliare il film ad un documentario. Il che provoca ovviamente problemi di leggibilità dello stesso film, che spesso si smarrisce in bilico tra la cronaca e la necessità di mantenere comunque la stuttura narrativa del film.
Le storie sono angoscianti, purtoppo anche molto vicine alla realtà; le cronache di quegli anni (siamo nel 1975) non differiscono dalle nostre; la crudeltà, lo sfruttamento e l’emarginazione sono sempre uguali. Sono solo cambiati gli schiavi. Oggi la nuova schiavitù viene dall’Europa dell’Est, piuttosto che dall’America latina o dall’Africa.

Storie di vita e malavita 9

Lizzani anticipa i tempi con un’opera dignitosa e coraggiosa, pur piena di difetti e imperfezioni.
La denuncia è dura e circostanziata, le storie reggono pur nel limite citato delle interpretazioni del cast, spesso a livello dilettantistico; un’opera comunque molto forte, spietata a tratti, che è davvero conosciuta dai pochi che la videro nei cinema dell’epoca.

L’argomento trattato, il divieto ai minori, hanno fatto si che la pellicola sprofondasse nell’oblio. Oggi gira una versione Dvd della Rarovideo di qualità molto bassa, come testimoniato dalle foto che vedete nella galleria; comunque resta un film da vedere, perchè rappresenta uno spaccato ai più ignoto dei vizi anni settanta, della morale ipocrita e perbenista dell’epoca e dei costumi sessuali degli italiani.

Storie di vita e malavita 10

Storie di vita e malavita 11

Storie di vita e malavita, un film di Carlo Lizzani, con Cinzia Mambretti,Cristina Moranzoni, Annarita Grapputo, Anna Curti, Danila Grassini, Lidia Di Corato, Nicola Del Buono, Lidia Costanzo, Sergio Masieri, Arturo Corso, Flora Saggese.Drammatico, Italia 1975

Storie di vita e malavita banner gallery

Storie di vita e malavita 12

Storie di vita e malavita 8

Storie di vita e malavita 13

Storie di vita e malavita 6

Storie di vita e malavita 5

Storie di vita e malavita 4

Storie di vita e malavita 3

Storie di vita e malavita 2

Storie di vita e malavita 14

Storie di vita e malavita 15

Storie di vita e malavita banner protagonisti

Nicola de Buono: Velluto
Mario Mattia Giorgetti:
Franca Aldrovandi: la psicologa
Enzo Fisichella: giudice
Mimmo Craig: capo dell’agenzia
Domenico Seren Gay: cliente
Anna Curti: Antonietta Barni
Cinzia Mambretti: Rosina
Cristina Moranzoni: Gisella
Lidia Di Corato: Laura
Danila Grassini: Albertina
Annarita Grapputo: Daniela
Susanna Fassetta: ragazza dell’autostop
Bianca Verdirosi: altra ragazza dell’autostop
Giuliana Rivera: madre di Gisella
Franca Mantelli: padrona della “casa”
Paola Fajola: madre di Daniela
Sandro Pizzocchero: Alberto

Storie di vita e malavita banner cast
Regia Carlo Lizzani
Sceneggiatura Mino Giarda, Carlo Lizzani
Produttore Carlo Maietto
Produttore esecutivo Carlo Maietto
Casa di produzione Thousand cinematografica
Distribuzione (Italia) Thousand cinematografica
Fotografia Lamberto Caimi
Montaggio Franco Fraticelli
Musiche Ennio Morricone
Scenografia Franco Fumagalli
Costumi Lia Morandini

Storie di vita e malavita foto 1

Storie di vita e malavita lc

gennaio 25, 2010 Pubblicato da: | Drammatico | , , , , , , , | 2 commenti

Il thriller all’italiana

Il triller italiano banner

Uno dei generi cinematografici più seguiti, e di conseguenza più remunerativi, nella storia del cinema italiano è il giallo all’italiana, ribattezzato con il solito termine riassuntivo inglese “thriller”, divenuto poi un clichè appiccicato a tutte le produzioni che spaziavano dal giallo al noir con la denominazione “thriller all’italiana”
Parafrasando la Genesi, all’inizio fu Bava; il regista ligure, a lungo considerato dalla critica miope un regista buono solo per i b movie, diresse nel 1962 il giallo La ragazza che sapeva troppo: era la prima volta che sullo schermo arrivavano contaminazioni tra generi diversi, ovvero il giallo classico, l’horror e persino il sentimentale, rappresentato dalla storia d’amore tra i protagonisti.


Un fotogramma dal film Gatto nero (Black cat) di Lucio Fulci

La casa con la scala nel buio
Scena tratta da La casa con la scala nel buio, di Lamberto Bava

Il film caratterizzato da una fotografia sontuosa, che diverrà il marchio di fabbrica di Bava, pur risentendo di una recitazione debole, fissò i paletti di quella che sarebbe diventata poi la produzione seriale di tantissimi film basati sul canovaccio assassino/morti/sangue, un trittico a cui si aggiungerà nel corso degli anni, sopratutto nel decennio settanta, un pizzico più o meno abbondante di erotismo.
Quando nel 1964 Bava diresse 6 donne per l’assassino, film di ben altro livello in confronto a La ragazza che sapeva troppo, il regista fissò un altro tassello nei canoni del genere; l’uso di una fotografia a colori molto carica, quasi saturata, che sembrava riprendere il gotico pre anni sessanta, ancora pieno di mostri di ogni genere, spesso ricavati da opere letterarie, come Frankenstein o Dracula.


Gatti rossi in un labirinto di vetro, di Umberto Lenzi


Carroll Baker e la Stewart in Il coltello di ghiaccio, di U.Lenzi

Un altro elemento di novità fissato dal grande Bava è la presenza, costante, dell’assassino: è sempre quasi invisibile, irriconoscibile, fino al colpo di scena finale. Uccide spesso donne, in maniera efferata, per svariati motivi. Interesse o lussuria, odio o altro, la vittima sacrificale è quasi sempre di sesso femminile.
Il genere inaugurato da Bava resta in incubazione per qualche anno; la morale corrente non permette ancora l’uso di immagini troppo cruente, così come una delle caratteristiche peculiari del thriller all’italiana, il nudo femminile utilizzato sopratutto nelle scene pre morte o pre agguati è ancora quasi inesistente per motivi censori.

Il medaglione insanguinato
Scena tratta da Il medaglione insanguinato, di Massimo Dallamano


La corta notte delle bambole di vetro, di Aldo Lado

L’anno in cui inzia la diffusione più importante dei primi prodotti del filone è il 1968; il regista Romolo Guerrieri dirige Il dolce corpo di Deborah, che racchiude tutti gli elementi citati come archetipi.
Il plot racchiude il classico triangolo lui-lei l’altra, la cospirazione diabolica, la vittima predestinata, qualche timida apparizione di nudo. Carroll Baker e Evelyn Stewart mostrano timidamente seni e profili nudi, la trama mescola e contamina horror e sadismo, colpi di scena e menti diaboliche, pathos e sangue. Gli ingredienti ci sono tutti ormai, il genere è pronto per iniziare la sua avventura.


La morte ha sorriso all’assassino, di Aristide Massaccesi (Joe D’Amato)

Dall’altra parte dell’oceano, in maniera assolutamente indipendente, il regista Polanski crea Rosemary’s baby, che nella trama, nello sviluppo e nelle situazioni sembra essere una specie di manifesto del giallo horror; alcuni registi italiani metabolizzano il tutto, fanno tesoro e aspettano il momento propizio.
Sempre nel 1968 esce un altro film a forti connotazioni thriller: si tratta di La morte ha fatto l’uovo, un bizzarro esperimento che coniuga il giallo ad una spruzzatina di eros contaminandolo con una trama noir; il risultato è altalenante, ma il successo del genere è ormai assicurato.


Femi Benussi in Nude per l’assassino, di Andrea Bianchi

Nel 1969 infatti ancora Bava ci riprova con Il rosso segno della follia, imbastendo una storia “forte”, con omicidi in serie operati da un colpevole che conosciamo sin dagli inizi. Un ribaltamento di situazioni, ancora una volta, e un nuovo canone da gestire. Chi l’ha detto che un film non possa partire al contrario, seguire cioè l’evoluzione di una mente malata sapendo in anticipo a chi appartiene?
E’ il 1970 però l’anno fondamentale per lo sviluppo e l’affermazione del genere.


La sanguisuga conduce la danza, di Alfredo Rizzo

Coincide con l’uscita nelle sale di L’uccello dalle piume di cristallo, di Dario Argento, che ne cura anche soggetto e sceneggiatura. Il film contiene molti elementi di novità, che si coniugano alla perfezione con una tama elaborata e ricca di colpi di scena. L’uso sapiente della ripresa in soggettiva, che da allora sarà ripresa in molti altri film del filone, si mescola alla capacità innovativa di Argento di creare atmosfera attraverso l’uso alchemico di musica, immagini e pathos, che arriveranno a toccare la vetta con Profondo rosso, probabilmente il giallo/thriller meglio riuscito della storia del cinema italiano.
Il grandissimo successo del film funziona da detonatore: tutti iniziano a scrivere soggetti in tema, molti produttori fiutano l’affare e non lesinano finanziamenti a registi che sottopongono loro dei copioni gialli.


Anita Strindberg in Una lucertola con la pelle di donna, di Lucio Fulci

Nascono così decine di film che riecheggiano, in qualche modo, il titolo del film di Argento, in modo da caratterizzare presso il pubblico il loro prodotto; sarà una costante anche degli anni a venire, che si allargherà ad altri prodotti, come i decamerotici, nati dal successo del Decameron di Pasolini, dal filone conventuale, da quello militare (dottoresse, colonnelli ecc)  e via discorrendo. Molti prodotti sono validi, molti altri di discreta fattura, la maggior parte scadenti: non può essere altrimenti, perchè le ragioni di cassetta spesso inducono i produttori ad assoldare registi o attrici di scarso valore, quando anche di valore nullo.

Il solito Bava ci riprova con  5 bambole per la luna d’agosto, questa volta fallendo clamorosamente il bersaglio con un film scontato, che lui stesso metterà tra i più brutti della sua carriera; non sarà l’unico a bucare clamorosamente un film, come del resto inevitabile, quando ci si trova a doversi confrontare con le regole del mercato, con i diktat dei produttori, con sceneggiature imposte, con cast costruiti a seconda delle necessità del momento del budget e via discorrendo.


Cosa avete fatto a Solange?, di Massimo Dallamano


La sorella di Ursula,
di Enzo Milioni

E’ il momento di dare un’occhiata alla filmografia dei registi più importanti del genere, citando, di volta in volta, i prodotti più riusciti del genere.
Uno dei registi che meglio coltivò il genere, con risultati decisamente soddisfacenti fu Umberto Lenzi, autore di Così dolce… così perversa (1969), Orgasmo (1969), Paranoia (1970), il trittico girato in poco più di due anni con la costante dell’attrice principale, Carroll Baker. Il successo della trilogia portò Lenzi a giare anche il debolissimo Un posto ideale per uccidere, con la giovanissima Ornella Muti e con Ray Lovelock come protagonista maschile, Il coltello di ghiaccio (1972), ancora con la Baker come protagonista, unitamente a Evelyn Stewart e Sette orchidee macchiate di rosso (1972),Spasmo (1974) e infine Gatti rossi in un labirinto di vetro (1975), prima di passare ad un altro redditizio filone, quello del poliziesco all’italiana, in gergo tecnico poliziottesco.


Pierre Clementi, protagonista di La vittima designata di Maurizio Lucidi

Ovviamente non si può parlare di thriller senza citare Dario Argento, che negli anni settanta dettò legge nel filone, grazie a film come il citato L’uccello dalle piume di cristallo, a Il gatto a nove code, 4 mosche di velluto grigio, Profondo rosso e Suspiria, che rappresenta una ulteriore evoluzione, la contaminazione tra thriller, horror e soprannaturale.
I film di Argento sono i più visti, i più ammirati e ovviamente anche i più copiati; le innovazioni del regista romano fanno scuola, e diventano il punto di riferimento di molti registi del genere thriller.
Un altro regista da citare, per il contributo determinante dato al filone giallo è Lucio Fulci, che propose prodotti innovativi, come Una lucertola con la pelle di donna, thriller onirico e visionario venato di erotismo, Non si sevizia un paperino, ottimo lavoro assecondato da un bel cast, nel quale spiccano nuovamente la Bolkan, già protagonista della lucertola, Thomas Milian e Barbara Bouchet, per giungere al noir paranormale, Sette note in nero, forse il suo lavoro più equilibrato.


Eva Czemerys, protagonista del film L’arma, l’ora e il movente, di Francesco Mazzei

Nel 1969 lo stesso Fulci aveva fatto da apripista con l’ottimo Una sull’altra, un film che ebbe parecchi guai con la censura, sia per la presenza di scene sexy sia per la trama morbosa. Accanto a Fulci va citato Enzo Miraglia, autore di due buoni lavori, La dama rossa uccide sette volte (1972), caratterizzato da una trama ben elaborata e da un cast all’altezza e La notte che Evelyn uscì dalla tomba (1971), forse più debole strutturalmente ma sempre di buon livello.
Scorrendo gli almanacchi cinematografici alla ricerca di registi di gialli, spesso ci si imbatte in registi come Duccio Tessari, assolutamente poliedrici, che si sono cimentati in svariati campi; nel settore giallo di lui vanno citati La morte risale a ieri sera (1970) e Una farfalla con le ali insanguinate (1971), opere discete ma nulla più, oppure nel nome di Giuseppe Bennati, autore del debole L’assassino ha riservato nove poltrone (1974)

L'iguana dalla lingua di fuoco
L’iguana dalla lingua di fuoco di Riccardo Freda


Murderock, di Lucio Fulci

Decisamente improntata al giallo la produzione di uno dei più fecondi registi italiani, Sergio Martino, che diresse Lo strano vizio della signora Wardh (1971), thriller con venature erotiche che lanciò la bella Edwige Fenech, che lavorò anche nei successivi Tutti i colori del buio (1972) e  Il tuo vizio è una stanza chiusa e solo io ne ho la chiave (1972), prima che il regista girasse I corpi presentano tracce di violenza carnale (1973), ultimo suo contributo al genere thriller.
Accanto ai citati registi, che decretarono la diffusione del genere elevandolo anche di rango, nonostante i pareri molto negativi della critica dell’epoca, sempre poco attenta al cinema italiano e ai suoi forti elementi di novità, vanno citati assolutamente prodotti e registi che tirano fuori opere originali e interessanti.
Dopo un omaggio ad uno dei film più belli della storia del cinema italiano, La casa dalle finestre che ridono di Pupi Avati, innovativo e intelligente prodotto realizzato con pochi soldi e tante idee,
citerei tra i registi Massimo Dallamano, autore dell’ottimo Cosa avete fatto a Solange?


Nero veneziano, thriller/horror diretto da Ugo Liberatore

Armando Crispino, regista di L’etrusco uccide ancora (1972), gran bel thriller caratterizzato da tensione latente, senza eccessivo uso di sangue e splatter, autore anche del visionario Macchie solari (1974), contaminazione del giallo con l’horror e il paranormale, Aldo Lado, autore di due pilastri fondamentali come Chi l’ha vista morire (1972) e L’ultimo treno della notte (1975), opere affascinanti anche se diversissime come tematiche e del mediocre La corta notte delle bambole di vetro (1971).
Ancora, occorre citare Tonino Valerii che nel 1972 diresse l’ottimo Mio caro assassino, uno dei gialli meglio congegnati, Sergio Sollima, autore di Il diavolo nel cervello (1972), Luciano Ercoli, regista di La morte accarezza a mezzanotte, La morte cammina con i tacchi alti, e poi ancora Mario Caiano, Silvio Amadio….


Orgasmo, di Umberto Lenzi

Il genere ebbe quindi una vasta diffusione, oltre a numerosi proseliti; servì inoltre da trampolino di lancio per attrici e attori che ne ricavarono vasta popolarità oltre che scritture per altri generi di film; il giallo, con la commedia sexy e il poliziottesco, fu il genere completamente autoctono con più spettatori in assoluto, complice anche la mancanza totale di concorrenza.
Sino al 1976, probabilmente l’ultimo anno dell’età dell’oro del cinema, la mancanza della Tv, che si limitava a trasmettere sui canonici canali di stato pochi film alla settimana, peraltro abbondantemente datati, permise al cinema di godere ancora dell’afflusso massiccio di spettatori.


La bellissima Susan Scott in Passi di danza su una lama di rasoio, di M. Pradeaux

Il thriller arrivò come popolarità e quindi come audience a tirare fino al 1977, quando un’insieme di più fattori ne decretò se non la scomparsa, la drastica riduzione delle opere girate; uno di questi fu la comparsa delle commedie erotiche, che pian piano finirono per soppiantare le commedie sexy, un altro motivo è quello citato dell’avvento delle tv private, che portarono alla nascita di una miriade di emittenti che programmavano e sfornavano, a getto continuo, centinaia di pellicole al giorno, con la drammatica conseguenza di far calare paurosamente il numero di spettatori nel cinema.

Quella villa accanto al cimitero
Quella villa accanto al cimitero, thriller/horror di Fulci

Fattori ve ne furono altri, ma sicuramente meno importanti di questi; naturalmente il genere non scomparve del tutto, anzi.
Molti registi continuarono a lavorare sul genere thriller, ne nacquero degli altri, accanto agli ormai collaudati nomi di lenzi, Fulci, Argento & c; ma l’epoca d’oro era ormai definitivamente tramontata, e il thriller mutò pelle, diventando sempre più estremo nei contenuti e nelle immagini.
Il sexy prese sempre più il sopravvento, mentre lo splatter divenne uno dei cardini degli stessi film; malinconicamente, anche per il genere arrivò il tramonto, fino alla sua scomparsa quasi definitiva agli albori degli anni novanta.


Una splendida Erika Blanc, protagonista di Cosi dolce cosi perversa, di Lenzi

Il giallo/thriller all’italiana è stato uno dei prodotti più snobbati dai critici; i soloni del cinema hanno sempre storto il naso davanti alle opera di Fulci, di Lado e altri, limitandosi ad una tiepida accoglienza solo per Dario Argento, arrivando persino ad etichettare Bava come maestro del B movie.
Il solito atteggiamento miope che non deve stupire; sono gli stessi critici che esaltano Tarantino, per esempio, e che sono diventati rossi di vergogna quando lo stesso ha esaltato Bava come maestro e come suo principale ispiratore.
I casi si sono ripetuti, sopratutto ultimamente; anche registi come Scorsese hanno omaggiato, pubblicamente, registi italiani poco considerati dalla critica ufficiale.


Carroll Baker e Jean Sorel in Paranoia, sempre di Lenzi

Il che non può che rallegrare, sapendo che finalmente viene resa giustizia ad un’epoca cinematografica che fu la più creativa dell’intera storia cinematografica italiana, e che ha consegnato alla stessa opere di assoluto livello, ancorchè ormai impolverate e in attesa di una riscoperta.

Il triller italiano banner GALLERY


Mimsy Farmer nell’ottimo Il profumo della signora in nero, di Francesco Barilli


Una farfalla con le ali insanguinate, di Duccio Tessari


Barbara Bouchet in La dama rossa uccide sette volte, di Enzo Miraglia


Angela Covello in I corpi presentano tracce di violenza carnale, di Sergio Martino


La morte della dottoressa Ullman, Macha Meryl in Profondo rosso di Dario Argento


Reazione a catena,
di Mario Bava


L’ultimo treno della notte,
di Aldo Lado

Annie Belle in La casa sperduta nel parco, di Deodato


Barbara Bouchet
in La tarantola dal ventre nero di Paolo Cavara

Ancora Barbara Bouchet in Non si sevizia un paperino, di Lucio Fulci


Buio Omega, di Joe D’Amato


Dominique Boschero in Chi l’ha vista morire, di Aldo Lado

Filmscoop, il blog di Paul Templar

gennaio 21, 2010 Pubblicato da: | Biografie | | 2 commenti

Cara dolce nipote

Cara dolce nipote locandina

Il cavalier Corrado è il vedovo inconsolabile della bellissima Laura; vive nel ricordo della donna, conservandone gelosamente anche i vestiti ed evitando di frequentare persone di sesso femminile.
Il suo personale microcosmo entra in crisi con l’arrivo della bella e disinibita Daniela, che con le sue forme, ma sopratutto con la sua malizia, crea forti turbamenti nello zio.

Cara dolce nipote 1

Ursula Heinle

Cara dolce nipote 9

Femi Benussi

La ragazza ben presto viene spiata da Corrado, ma non solo; suscita l’interesse di Franco, un semplice addetto all’aeroporto che si spaccerà, con la ragazza, per un pilota a caccia di gonne, un maturo e raffinato don Giovanni che beve champagne.
L’uomo, che tenta subito di agganciare la ragazza, non è altro che un tipo qualsiasi, che ottiene gli nici successi in campo amoroso con la procace cameriera di Corrado, la bella Marietta; per conquistare Daniela, usa una bambola gonfiabile e voci registrate per dare a intendere la sua abilità di conquistatore.
Nel frattempo Corrado è sempre più turbato dalla nipotina, che dal canto suo, non disdegna di mostrarsi nuda sotto la doccia, e in atteggiamenti ammiccanti.

Cara dolce nipote 2

Cara dolce nipote 3

La ragazza, con il suo comportamento disinibito, crea anche qualche imbarazzo al maturo zio, che è costretto ad intervenire per proteggerla, come quando Daniela finisce in un party a base di droghe.
Alla fine, la ragazza, stufa del comportamento dello zio, sempre ossessionato dal ricordo di Laura, che in effetti non era un modello di serietà matrimoniale, come confesserà l’uomo alla ragazza, finisce per prendere in mano la situazione, portando via dalla casa dello zio tutti i vestiti della defunta, eliminando così alla radice il feticcio che costringeva Corrado a non guardare le altre donne.

Cara dolce nipote 7
Femi Benussi

Cara dolce nipote 5
Ursula Heinle

Così a Corrado e Franco non resta altro da fare che consolarsi con la disponibile Marietta, mentre Daniela va via con un pilota che la corteggiava.
Cara dolce nipote è un tentativo di creare una commedia che ricalchi i qualche modo la trama di Malizia, coniugandola con quella di Grazie zia e di tanti altri B movie che popolarono il cinema italiano degli anni settanta.
Una commediola senza pretese, anche garbata se vogliamo, perchè l’elemento erotico è limitato solo alla visione delle belle nudità della sconosciutissima Ursula Heinle, rimasta tale anche dopo il film, visto che dopo l’esperienza con questo film scomparve nel nulla. L’altra protagonista è la bella Femi Benussi, che nel 1977, data di uscita del film, aveva 32 anni ed era nel pieno della bellezza e della maturità.

Cara dolce nipote 4

Cara dolce nipote 6

Il regista, Andrea Bianchi, specialista in commedie a sfondo sexy (ricordiamo per esempio La moglie siciliana e La moglie di mio padre) se la cava senza imbarazzi, pur nell’estrema limitatezza di una sceneggiatura molto semplice.
Il film è gradevole, niente di più: mancano le scurrilità tipiche dei prodotti di fine anni settanta, non ci sono le solite scene di sesso simulato, ci sono solo le rotondità della Heinle e quelle ridottissime della Benussi , quattro qttori, o megli cinque, contando la figura marginale del pilota con cui va via la ragazza e nient’altro.
Onestamente fare di più con un cast risicato e senza soldi era davvero sperare troppo
Il film è girato tra Milano e Sesto San Giovanni.

Cara dolce nipote 8

Cara dolce nipote, un film di Andrea Bianchi. Con Femi Benussi, Lucio Flauto, Ursula Heinle, Francesco Parisi Erotico, durata 90 min. – Italia 1976.

Cara dolce nipote banner gallery

Cara dolce nipote 10

Cara dolce nipote 11

Cara dolce nipote 12

Cara dolce nipote 13

Cara dolce nipote 14

Cara dolce nipote 15

Cara dolce nipote banner protagonisti

Ursula Heinle … Daniela
Femi Benussi … Marietta
Francesco Parisi … Franco
Lucio Flauto … Corrado

Cara dolce nipote banner cast

Regia Andrea Bianchi
Sceneggiatura Piero Regnoli
Produzione Gabriele Crisanti,Vincenzo Genesi,Giuliano Simonetti
Musiche Elsio Mancuso
Fotografia Franco Villa
Montaggio Mariano Arditi

gennaio 19, 2010 Pubblicato da: | Commedia | , , | Lascia un commento

Fraulein Kitty

Durante l’occupazione nazista della Francia, nel 1943, i capi delle SS per spiare ufficiali e semplici graduati dell’esercito, allo scopo di individuare spie o semplici insoddisfatti del regime, organizzano un bordello ambulante, utilizzano un treno diretto in Germania, che riporta a casa i militari.
L’organizzazione del tutto è affidata a Kitty Ackermann, una spietata prostituta, che non esita a far uccidere coloro che in qualche modo si macchiano di colpe più o meno gravi nei confronti del Reich. Kitty, amante del maggiore Franz Holbach, usa il pugno di ferro: ama anche sedurre i giovani soldati, eliminandoli subito dopo.

Fraulein Kitty 14
Malisa Longo

Fraulein Kitty 7

Tra le ragazze del treno, ingaggiate per tenere occupati piacevolmente i militari, c’è Liselotte, una giovane tedesca che lavora anche come spia; il suo compito è esattamente lo stesso di Kitty, solo che agisce per motivi diametralmente opposti. Lei deve individuare, infatti, tutti coloro che per un motivo o per l’altro, sono stanchi del regime nazista, per farli diventare cospiratori in clandestinità. La ragazza si innamora, ricambiata, proprio del maggiore Holbach, che è ormai disilluso dalla politica nazista, e che aderisce ben presto alle idee della ragazza.

Fraulein Kitty 12

Fraulein Kitty 10

Durante il viaggio, il convoglio viene attaccato dai clandestini, mentre è ancora in territorio francese: i due amanti tentano così la fuga, ma vengono raggiunti dalla spietata Kitty, che uccide con un colpo di pistola Liselotte. Un partigiano fa giustizia.
Fraulein Kitty (conosciuto anche come Elsa fraulein SS ) è un film da inserire nel genere nazisploitation, anche se diverge dalla totalità del filone d’appartenenza per la mancanza di cruente scene di tortura, tipiche dei film che caratterizzarono questo specifico genere.
Una spruzzata di sesso, qualche scena di nudo, e un teno che corre per le campagne della Francia, un pizzico di suspense legata ai giochi clandestini dei partigiani da un lato e dagli spioni di Fraulein Kitty Ackermann dall’altro e poco più.

Fraulein Kitty 1

Evidente il tributo al più celebre Salon Kitty di Tinto Brass, film capostipite (involontario) del florido filone nazi; sin dal titolo il richiamo all’opera di Brass, datata 1975, Fraulein Kitty ricalca pedissequamente Salon Kitty. C’è l’ex prostituta che gestisce il tutto, con la differenza che in salon Kitty la maitresse non era in uniforme; c’è la centrale di ascolto usata non per ricatto ma solo come arma difensiva.
Ci sono i buoni (Liselotte, il maggiore), i cattivissimi, ovvero la Kitty Ackermann: tutto secondo copione per un film che non presenta particolari motivi di interesse, vista la trama molto scontata, i dialoghi abbastanza monotoni e la parata di bellezze scarmigliate.

Fraulein Kitty 2

Fraulein Kitty 3

Unico vero motivo di interese del film è la presenza della bellissima Malisa Longo, attrice di buone qualità spesso relegata in ruoli di secondo piano: in Fraulein Kitty ha la parte della protagonista, e la rende bene, facendosi apprezzare anche per la florida bellezza, esposta con generosità.
Nella mediocrità più aurea il resto del cast, che comprende il poco espressivo Olivier Mathot, il tormentato Holbach, Claudine Beccarie, destinata ad una poco onorevole carriera nel cinema porno e la bella Patrizia Gori, un’altra attrice dalle discrete doti poco utilizzate nel cinema o meglio, mal sfruttate.

Fraulein Kitty 18

La regia di Patrice Rhomm, regista presso che sconosciuto ai più, è piatta e uniforme, senza alcun guizzo creativo. Rhomm, che diresse il duo Longo- Gori anche in Helga la lupa di Spilberg, diresse giusto qualche filmetto senza particolari ambizioni

Fraulein Kitty, un film di Patrice Rhomm, con Claudine Beccarie, Patrizia Gori, Malisa Longo, Jules Mathau, Pamela Stafford,Olivier Mathot, Italia 1977

Fraulein Kitty 4

Fraulein Kitty 5

Fraulein Kitty 6

Fraulein Kitty 8

Fraulein Kitty 9

Fraulein Kitty 11

Fraulein Kitty 13

Fraulein Kitty 15

Fraulein Kitty 16

Fraulein Kitty 17

Malisa Longo …     Kitty-Elsa Ackermann
Olivier Mathot …     Maggiore  Frantz Holbach
Patrizia Gori …     Liselotte Richter
Pamela Stanford    Gundrun, la cantante
Claudine Beccarie
Erik Muller
Rudy Lenoir    …     Generale von Glück
Jean Le Boulbar    …     Werner
René Gaillard    …     Mheim
Thierry Dufour    …     Disertore
Nadine Pascal
Roger Darton    …     Heim
Daniel White    …     Ufficiale al piano
Dany Chennevieres
René Douglas    …     Ufficiale Ss

Fraulein Kitty foto 3

Fraulein Kitty foto 2

Fraulein Kitty foto 4

Fraulein Kitty foto 1

Fraulein Kitty locandina 1

Fraulein Kitty locandina 2

Fraulein Kitty locandina 3

Fraulein Kitty locandina 4

gennaio 18, 2010 Pubblicato da: | Erotico | , , , | Lascia un commento