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Olga Karlatos

Olga Karlatos
Olga Karlatos

Nel 1971 la Rai trasmette la riduzione televisiva del poema epico Eneide di Virgilio , con il titolo Avventure di Enea; il regista è Franco Rossi e nel ruolo del leggendario eroe troiano compare l’ottimo Giulio Brogi. Ma c’è un’attrice bellissima, dai grandi e profondi , magnetici occhi a catalizzare l’attenzione del pubblico; è un’attrice greca che interpreta il ruolo della sfortunata Didone, donna amata da Enea e che morirà suicida. Il suo nome anagrafico è Olga Vlassopulos, è nata ad Atene nel 1947 ed è praticamente una sconosciuta,almeno da noi. In patria ha lavorato in un film diretto da suo marito, Nikos Papatakis, in un film girato 4 anni prima del suo esordio italiano, Oi voskoi (1967).

Olga Karlatos Riavanti marsch
Olga Karlatos in Riavanti, marsch

Olga Karlatos, il nome che le darà una certa fama nel nostro paese, attira quindi attenzioni di critici e spettatori per la sua straordinaria bellezza. E’ anche un’attrice capace, e lo dimostra sopratutto nella sequenza ad alta tensione che vede il suicidio di Didone.
Sembra l’inizio promettente della carriera di un’attrice che ha mostrato subito un talento drammatico non comune; invece inspiegabilmente tutto si ferma.

Olga Karlatos Oi tembelides tis eforis koiladas
Olga Karlatos nel film Oi tembelides tis eforis koiladas

Recita in Paulina 1880 (1972) e in uno sceneggiato  prodotto dalla tv tedesca, Aufs Kreuz gelegt (1974), ma dell’attrice che ha interpretato la Didone almeno da noi si sono perse le tracce.
Nel 1975 Mario Monicelli la chiama sul set del film Amici miei; le affida il ruolo di Donatella Sassaroli, la moglie del primario Adolfo Celi/Sassaroli, della quale si invaghisce perdutamente  Rambaldo Melandri (Gastone Moschin), che per lei si accolla famiglia e cane incluso.
Per la seconda volta quindi il pubblico italiano scopre questa attrice così bella e dallo sguardo intenso, che però non ama pubblicizzarsi, preferendo rimanere in disparte dalle luci della ribalta.

Olga Karlatos Mogliamante
Con Laura Antonelli nel film Mogliamante

Eppure nel 1976 volente o nolente la Karlatos sotto i riflettori ci finisce per forza; il marito Papatakis la dirige nel film Gloria mundi, distribuito poi in Italia con il titolo Tortura.
Il film suscita scandalo sia per la trama sia per le sequenze davvero forti che lo contraddistinguono; è la storia di un’attrice che deve interpretare il ruolo di una terrorista e che non esita a sperimentare sul proprio corpo, per meglio interpretare la parte che la riguarda, vari tipi di torture, come delle sigarette spente sul seno, scosse elettriche ecc.Tanto basta per darle quel pizzico di visibilità di cui ha bisogno, tant’è vero che arriva la scrittura, nello stesso anno, per il film western Keoma, di Enzo G. Castellari, nel quale è Lisa, una donna cacciata da un villaggio perchè incinta e accusata di essere una prostituta. Aiutata da un misterioso vendicatore a cavallo (Franco Nero), finirà comunque per morire dopo il parto.

Olga Karlatos Nero veneziano
Nero veneziano, diretto da Ugo Liberatore

Anche questo film conferma il suo indiscutibile talento drammatico, eppure il ruolo successivo è per un film comico.
Si tratta di Quelle strane occasioni, film a episodi diretto da Comencini, Nanni Loy e da Luigi Magni. Lei compare proprio nell’episodio diretto da Magni, tra l’altro il migliore dei tre. E’ Giovanna, la moglie adultera di Antonio/ Nino Manfredi, che avrà una breve avventura con una ragazza invaghita di lui fino dall’infanzia.
Il 1977 la vede sul set del discreto  Diamanti sporchi di sangue di Fernando Di Leo; lei, con la consueta bravura, interpreta Maria, mentre gira in contemporanea il misconosciuto Per questa notte , per la regia di
Carlo Di Carlo, film noto davvero  a pochi intimi.

Olga Karlatos Murderock 3

Olga Karlatos Murderock 2
Olga Karlatos in due fotogrammi tratti da Murderock di Lucio Fulci

Un altro ruolo drammatico la attende nel 1977; si tratta del complesso personaggio della dottoressa Paola Pagano, la donna bisessuale che ha una relazione con Luigi, il commerciante dalla doppia vita che evade da una situazione famigliare davvero difficile. Il film è il riuscito Mogliamante
Sembra davvero che la Karlatos si avvii a diventare un’attrice di prima grandezza.
Ma a frenare le ambizioni e la carriera di Olga arriva strisciante la grande crisi che sta per travolgere il cinema italiano, con la conseguente riduzione dell’offerta di parti e sopratutto con la drastica diminuzione delle produzioni.
Infatti nel 1978, anno drammatico per la storia italiana, dopo aver lavorato in Ridendo e scherzando di Aleandri, caratterizzato dal sontuoso cast che ci lavora e che include Luciano Salce e Walter Chiari, Gino Bramieri e Stefano Satta Flores, Macha Meril e Orchidea De Santis, ottiene una parte solo in Nero veneziano, controverso noir/horror di Ugo Liberatore.

Olga Karlatos Il giocattolo
Olga Karlatos, accanto a Nino Manfredi, nell’ottimo Il giocattolo di Montaldo

Il suo è un ruolo complesso, perchè interpreta tre personaggi; il film ha un suo fascino, ma è stroncato da larga parte della critica.
Nonostante tutto, a dispetto anche della crisi, Olga ottiene diverse scritture per film di discreto livello, come Cyclone, diretto da René Cardona Jr., film del filone catastrofico interpretato tra gli altri da Carroll Baker e Arthur Kennedy,(lei è Monica, la donna incinta), come il successivo Un poliziotto scomodo, tardo poliziottesco diretto dallo specialista Massi e interpretato al fianco di Maurizio Merli. In questo film lei è Anna, la donna del Commissario Olmi.
Il 1979 è l’anno di massima attività dell’attrice; ha 32 anni,  il fascino della donna matura, che tecnicamente ha raggiunto quasi il top e si è fatta un certo nome.

Olga Karlatos Tortura 2

Tortura (Gloria mundi)

I film successivi, però, non sono dei film di primissimo piano; si va da Dedicato al mare Egeo, di Masuo Ikeda, in cui è Elda, una donna che ha una figlia problematica e che intesse una relazione con un suo giovane pensionante a Belli e brutti ridono tutti, film a episodi diretto da Paolella, caratterizzato da una certa sciatteria nella sceneggiatura.
Lei interpreta la Contessa Bisi, vedova di un ricchissimo conte, costretta a sfornare un bebè in 9 mesi per ereditare l’immenso patrimonio lasciato dal marito, e che per riuscirci non esiterà a sedurre Don Enzo (Walter Chiari), alla cui parrocchia andrebbe l’eredità in mancanza di un  erede nei termini previsti.

Olga Karlatos Eneide

Olga Karlatos Eneide 2
Il ruolo che la rivela al pubblico italiano: è Didone nelle Avventure di Enea

Decisamente di ben altro livello è lo splendido Il giocattolo, di Giuliano Montaldo, la drammatica storia di un semplice ragioniere, Vittorio Barletta, che scopre uno straordinario talento nell’uso delle pistole, che utilizzerà per vendicare un amico poliziotto con funeste conseguenze. Lei interpreta Laura, la moglie di Griffo, un losco figuro che diverrà la principale causa delle disavventure di Barletta.
Sempre nel 1979 è la protagonista di Zombie 2, disarmonico thriller/horror di Lucio Fulci, nel quale interpreta il ruolo di Paola Menard, divenuto famoso principalmente per la scena in cui uno zombie la afferra per i capelli e le trafigge un occhio con una scheggia di legno.

Olga Karlatos Tortura 1
Nel controverso Gloria mundi, diretto da suo marito

Questo intenso periodo di lavoro la vede protagonista ancora sul set del film Senza buccia, mediocre film erotico in cui è Adriana, la donna che “svezza” sessualmente il giovane protagonista del film, seguito dal buon Riavanti marsch di Salce, da Mani di velluto, girato accanto a Celentano e alla Giorgi in cui ancora una volta interpreta il ruolo della moglie “antipatica” che tenta di sottrarre al marito l’immenso patrimonio.
L’ultimo film del decennio 70 è Agenzia Riccardo Finzi, praticamente detective, diretto da Corbucci e tratto da un romanzo di Luciano Secchi, il celebre Max Bunker dei fumetti creatore di Kriminal, Satanik e Alan Ford. Questa volta il suo ruolo è quello della madre assassina, Clara, che fa uccidere la figlia per motivi di gelosia.
E’ davvero il culmine della sua carriera, perchè da questo momento in poi, in concomitanza con l’esplosione della crisi del cinema in tutta la sua dirompente forza, lavorerà pochissimo, almeno in Italia.

Olga Karlatos C'era una volta in America
Un celebre fotogramma che la vede protagonista in C’era una volta in America, capolavoro di Leone

Nel 1980, infatti, lavora in Italia solo nel film di Tarantini Una moglie, due amici, quattro amanti, per poi trasferirsi in Grecia dove è protagonista di Eleftherios Venizelos: 1910-1928 e di Exodos kindynou, seguiti da un’apparizione nello sceneggiato tv tedesco Der Schatz des Priamos.

In Italia ritorna solo sul piccolo schermo; i lavori per la tv sono Peter and Paul, Le rose di Danzica,Scarlatto e nero; poi arriva il piccolo ruolo (ma rimasto nella memoria di tutti) della donna del cinema in C’era una volta in America, il capolavoro di Sergio Leone.
Lei è la ragazza avvinghiata al suo uomo che le palpeggia un seno, scoperto dalla pistola del sicario che cerca Noodles.
Si avvicina a grandi passi la fine della carriera della bellissima attrice:chiamata nuovamente da Fulci per il suo Murderock, Olga interpreta il ruolo di Candice, l’assassina misteriosa.

Olga Karlatos Zombie 2,1
Zombie 2

Il film è deludente, Fulci ormai è in pieno declino e il film viene stroncato dalla critica.
Così la Karlatos, dopo aver lavorato in due film passati praticamente inosservati come Inganni del regista Luigi Faccini (1985) e Purple rain, al fianco della star del rock Prince, chiude la sua carriera cinematografica.
Riapparirà solo sul piccolo schermo in Quo vadis e nel primo episodio della fortunata serie Miami vice.
Penalizzata oltremodo dalla crisi del cinema, Olga Karlatos ha messo in mostra, nel corso della sua carriera, indubbie qualità di attrice drammatica.

Olga Karlatos Cyclone
Nel film Cyclone

Peccato, perchè avesse iniziato prima a recitare, avrebbe sicuramente trovato spazio nel cinema italiano degli anni settanta, quello che si caratterizzò non solo per la mole di opere prodotte, ma anche per la qualità offerta agli spettatori. Non dimentichiamo che tra il 1970 e il 1976 vennero prodotti lo stesso numero di film che vennero prodotti poi nei successivi 15 anni!

Olga Karlatos Purple rain
L’ultimo film, Purple rain

Anche per lei vale il discorso fatto per molte attrici di quel periodo; in pratica è scomparsa senza lasciare traccia.
A questo proposito, se qualcuno avesse sue notizie, sarei grato se mi inviasse documentazione o tramite mail oppure usando lo spazio commenti.

Olga Karlatos gallery

Olga Karlatos Agenzia Riccardo Finzi
Agenzia Riccardo Finzi praticamente detective

Olga Karlatos e Claudio Cassinelli
Olga Karlatos e Claudio Cassinelli

Olga Karlatos Un poliziotto scomodo
Un poliziotto scomodo

Olga Karlatos Senza buccia
Senza buccia

Olga Karlatos Mani di velluto
Mani di velluto

Olga Karlatos Keoma
Keoma

Olga Karlatos Zombie 2,2

Zombie 2

Olga Karlatos-Paulina 1880

Paulina 1880

Olga Karlatos-Oi voskoi

Oi voskoi

Olga Karlatos-Oi tembelides tis eforis koiladas

Oi tembelides tis eforis koiladas

Olga Karlatos-Exodos kindynou

Exodos kindynou

Olga Karlatos-Quelle strane occasioni

Quelle strane occasioni

Olga Karlatos Scarlatto e nero

Scarlatto e nero

Olga Karlatos Murderock 1Murderock

Olga Karlatos Miami vice

Miami vice

Olga Karlatos Dedicato al mare Egeo

Dedicato al mar Egeo

Olga Karlatos Ridendo e scherzando

Ridendo e scherzando

olga-karlatos-the-sins-of-dorian-gray

The sins of Dorian Gray

olga-karlatos-quo-vadis

Quo Vadis

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L’ingranaggio

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Inganni

olga-karlatos-george-sand

George Sand

Olga Karlatos filmografia

Miami Vice (1 episodio, 1986)
Quo Vadis? (1985) TV mini-serie
Inganni (1985)
Purple Rain (1984)
Murderock – uccide a passo di danza (1984)
C’era una volta in America (1984)
The Sins of Dorian Gray (1983) (TV)
Scarlatto e nero (1983) (TV)
George Sand (1981) TV mini-series
Le rose di Danzica (1981) TV mini-serie
Scruples (1981) (TV) .
Peter and Paul (1981) (TV) …. Bernice
La storia vera della signora dalle camelie (1981)
Der Schatz des Priamos (1981)
Exodos kindynou (1980)
Eleftherios Venizelos: 1910-1927 (1980)
Una moglie, due amici, quattro amanti (1980)
Agenzia Riccardo Finzi, praticamente detective (1979)
Mani di velluto (1979)
Riavanti… Marsch! (1979)
Senza buccia (1979)
Zombi 2 (1979)
Il giocattolo (1979)
Belli e brutti ridono tutti (1979)
Dedicato al mare Egeo (1979)
Un poliziotto scomodo (1978)
Oi tembelides tis eforis koiladas (1978)
Cyclone (1978)
Il ritorno di Simon Templar (Tv)
Nero veneziano (1978)
Effetti speciali (1978) (TV)
Ridendo e scherzando (1978)
Mogliamante (1977)
Per questa notte (1977)
Diamanti sporchi di sangue (1977)
Quelle strane occasioni (1976)
Keoma (1976)
Gloria mundi (1976)
Amici miei (1975)
Aufs Kreuz gelegt (1974) (Tv)
Paulina 1880 (1972)
Avventure di Enea (1971) Tv
Oi voskoi (1967)


ottobre 15, 2010 Pubblicato da: | Biografie | | 5 commenti

I sette magnifici cornuti

I sette magnifici cornuti locandina

I sette magnifici cornuti del titolo sono i sette protagonisti maschili,tutti alle prese con mogli adultere per vari motivi; il film è diviso in sette episodi, che raccontano le gesta in verità poco nobili dei protagonisti.
Primo episodio: due sposi in viaggio di nozze, Gasparino e Mafalda, arrivano a Roma. Spaesati, vengono addocchiati da alcuni loschi figuri, che offrono all’uomo una somma di denaro esorbitante (un miliardo) per permettere ad un fantomatico riccone di godere delle grazie di Mafalda. I due, alla fine, accettano e Mafalda viene sedotta in un auto. Verranno pagati, ma con denaro falso e la donna finirà malinconicamente a battere il marciapiede.

I sette magnifici cornuti 1

I sette magnifici cornuti 3

Secondo episodio: Wolfang Von Kraut, un folle inventore tedesco, sogna gesta erotiche sempre più spinte con sua moglie. Così programma un computer- robot per farsi aiutare, con il risultato che il robot prenderà il suo posto, mentre il cornuto viene spedito sulla luna.
Terzo episodio: Liberati è il proprietario di una fabbrica di oli di semi. E’ sposato, ma non riesce ad avere figli. Consultato un urologo, apprende di essere lui ad essere impotente e impossibilitato a procreare.Spinto da sua moglie, una donna bruttina e scheletrica, cerca in tutti i modi un sostituto, ma ognuno di essi, per un motivo o l’altro fallisce. Così alla fine assolda un disoccupato a digiuno da diversi giorni che durante l’amplesso ci rimane secco.

I sette magnifici cornuti 4

Il cameriere dell’hotel in cui alloggia la coppia, che ha assistito al tentativo di occultare il cadavere dell’uomo, in cambio del silenzio chiede a Liberati di diventare suo socio. Il finale è indecifrabile, perchè si vede inquadrata la moglie di Liberati armata di pistola sparare probabilmente ai due uomini.
Quarto episodio:un edicolante, che sogna di poter ampliare la sua edicola, ha bisogno di un autorizzazione speciale. Per poterla ottenere, spinto dalla moglie, studia un ricatto ai danni di un onorevole. Ma l’uomo e la moglie sono in combutta e hanno una tresca, così il piano del giornalaio va a farsi benedire.

I sette magnifici cornuti 15

I sette magnifici cornuti 2

Quinto episodio: un cinema proietta Ultimo tango a Parigi. Di fronte alla sala c’è una macelleria, e un macellaio che sogna di ripetere le prodezze erotiche di Marlon Brando, senza sapere che la moglie se la intende con un lavorante della macelleria.
Sesto episodio: un vigile urbano, Benito, totalmente dedito al lavoro, multa impietosamente tutti coloro che contravvengono alla morale pubblica. Ma un giorno, in un parco, ha la sgradita sorpresa di trovare sua moglie a bordo di una 500, occupata in atti che possiamo immaginare.

I sette magnifici cornuti 5

I sette magnifici cornuti 6

Settimo e ultimo episodio: Antonio ha problemi di sesso (è un erotomane) e si rivolge ad una sessuologa, che naturalmente soddisfa carnalmente. Tornato a casa scopre la moglie con un uomo, rinchiuso in un armadio.
La donna e l’amante sono la soluzione ai suoi problemi di sesso con la donna, così Antonio brinda con i due amanti.

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I sette magnifici cornuti, film del 1974 diretto da luigi Russo è uno squallido sotto prodotto della commedia sexy; i sette episodi sono imbarazzanti nel loro squallore e nella loro bruttezza, mancando sia l’ironia che un minimo di satira di costume, oltre ad essere deprimenti dal punto di vista della comicità.
Forse l’unico su uno standard accettabile è il primo, quello che vede protagonisti i due sposini siciliani, interpretati da Femi Benussi e Tiberio Murgia;gli altri si distinguono solo per la volgarità e per l’assoluta mancanza di idee.
Spiace vedere dei professionisti come Carlo delle Piane, Oreste Lionello, la stessa Benussi, Didi Perego o Luciano Pigozzi sprecare il loro talento in un’opera assoltamente indegna.

I sette magnifici cornuti 8

Per quanto riguarda Russo, autore di altri B movies della commedia sexy come Morbosità, La nuora giovane ecc, mostra una sconsolante mancanza di idee, che si traduce in un film di rara bruttezza e noioso in modo sconfinato.
Ultimo appunto: a parte la Benussi, di un altro pianeta rispetto alle protagoniste del film, c’è da chiedersi perchè mai non siano state scelte delle attrici con un minimo di fascino e sensualità invece delle varie Luciana Scalice ecc. che popolano malamente il film.
Decisamente sconsigliato e da evitare a tutti i costi.

I sette magnifici cornuti un film di Luigi Russo. Con Femi Benussi, Carlo Delle Piane, Tiberio Murgia, Didi Perego,Oreste Lionello, Eolo Capritti, Luciano Pigozzi, Enzo Liberti, Luciana Scalise
Commedia, durata 94 min. – Italia 1974.

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I sette magnifici cornuti 7

I sette magnifici cornuti 9

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I sette magnifici cornuti 12

I sette magnifici cornuti 13

I sette magnifici cornuti 14

 

Femi Benussi  – Mafalda, la sposina e La moglie del giornalaio (epis. 1 e 4)
Vincenzo Crocitti- Liberati (epis.3)
Carlo Delle Piane – Wolfang Von Kraut (epis.2)
Elena Fiore – Prostituta (epis.1)
Oreste Lionello     L’erotomane (epis.7)
Tiberio Murgia – Gasparino (epis.1)
Didi Perego- La psicanalista (epis.7)
Luciano Pigozzi- L’amante (epis. 7)


ottobre 13, 2010 Pubblicato da: | Erotico | , , , , , | Lascia un commento

Mogliamante

Mogliamante locandina

Luigi ed Antonia sono una coppia sposata da qualche tempo.
Lui è uno stimato commerciante di vini, lei è una donna ricca, che però vive confinata in una camera da letto afflitta da una paralisi che è soltanto provocata da problemi psicologici.
I due vivono una relazione complicata; lui accusa la donna di essere frigida, lei gli rimprovera di lasciarla sempre sola.
Luigi in realtà ha una doppia vita; oltre ad essere un commerciante di vini, quindi sempre in giro per lavoro, è anche uno scrittore dagli ideali anarchici. Si cela dietro lo pseudonimo di Ulisse, con il quale pubblica saggi clandestini. Oltre a questo, tradisce a tutto spiano la moglie, per rifarsi di quella mancanza di affetto e di vita coniugale che non trova più con Antonia.

Mogliamante 1
Laura Antonelli è Antonia

Una sera Luigi si trova ad assistere ad un omicidio, senza vedere chi l’abbia compiuto; avvicinatosi al cadavere dell’uomo viene visto da una ragazzina.
Certo di essere incolpato dell’omicidio, Liigi scappa con il suo calesse, che abbandona poco lontano da casa e si rifugia da suo cugino ( e vecchio amico) Vincenzo, che ha una merceria proprio di fronte casa sua.
Qui Luigi, che è ferito, si nasconde ma ha anche la possibilità di vedere quel che accade in casa sua.
Antonia, che ha visto ritornare il calesse senza il marito, decide di prendere in mano le redini dell’attività dell’uomo, e parte per visitare i suoi clienti.

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Poco alla volta scoprirà che in fondo ha sposato un perfetto sconosciuto; il marito aveva in pratica una doppia vita, perchè manteneva una stanza in una locanda nella quale si rifugiava per scrivere, aveva una stanza anche al circolo cittadino, nella quale si incontrava con una sua amante, la dottoressa Paola e a volte anche con la segretaria, Clara, una ragazza in procinto di sposarsi e che vive con loro.
Non solo.

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Mogliamante 8

Luigi ha avuto anche un rapporto a tre con Clara e Paola.
Per Antonia è troppo.
Decide quindi di vendicarsi del marito, allacciando dapprima una relazione con un carabiniere, poi, insoddisfatta, con un medico idealista ingiustamente accusato di essere omosessuale e infine andando a letto sia con Paola che con il conte Brandini, allacciando così un triangolo proprio come aveva fatto suo marito.
Luigi, dalla sua stanza sulla merceria, assiste alla metamorfosi della moglie, impotente.
La vede tradirlo con il medico, trasformarsi in una donna completamente diversa da quella che lui ha conosciuto.
Un giorno Antonia capisce che il marito è vivo e si nasconde di fronte casa sua; incontra infatti Vincenzo, che non fuma, in una tabaccheria mentre fa scorta delle sigarette che fuma suo marito.

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Marcello Mastroianni

Così, accompagnandolo a casa, vede socchiudersi le finestre di fronte e capisce che il marito è vivo.
La scoperta della vera identità dell’assassino, Enrico, adesso marito di Clara, pone fine alla necessità da parte di Luigi di nascondersi.
L’uomo torna a casa, dove Antonia lo attende, ancora innamorata di lui.
La coppia può riprendere a vivere insieme, ma su basi completamente diverse.

Mogliamante 5

A quattro anni di distanza dal lusinghiero successo di Paolo il caldo, Marco Vicario, dopo l’esperienza non propriamente felice del film L’erotomane, torna sul set con un film ambientato ancora agli inizi degli anni venti, ancora una volta con un soggetto riguardante la middle class.
Questa volta non c’è un soggetto letterario a vincolare il regista, che scrive una sceneggiatura a due mani con Rodolfo Sonego; il risultato è più che accettabile, perchè la trama è intrigante e ben costruita.

Mogliamante 2
Annie Belle è Clara

Il cast è di ottimo livello, costruito attorno alla coppia Mastroianni-Laura Antonelli, con attori come Elsa Vazzoler, Gastone Moschin, Olga Karlatos, Annie Belle, William Berger,Hélène Chanel a fare da contorno.
Inaspettatamente, Mastroianni sembra un tantino in difficoltà con un personaggio tutto sommato non complesso, mentre la Antonelli, al culmine della sua bellezza, per una volta non si spoglia per nulla e recita più che dignitosamente.

Mogliamante 6

Molto bene le altre due protagoniste femminili, ovvero Annie Belle, amante di Luigi e poi giovane vedova e Olga Karlatos, intensa nel ruolo della dottoressa Paola; Gastone Moschin è la solita sicurezza.
Il film ha qualche punto debole sul piano del ritmo e nell’eccesso di primi piani, quasi tutti riservati a Laura Antonelli e al suo personaggio che all’inizio appare davvero ambiguo.
Bella la fotografia, curata da Ennio Guarnieri, le musiche sono di Armando Trovaioli

Mogliamante 7

Mogliamante, un film di Marco Vicario. Con William Berger, Marcello Mastroianni, Olga Karlatos, Laura Antonelli, Leonard Mann, Stefano Patrizi, Attilio Dottesio, Gastone Moschin, Elsa Vazzoler, Enzo Robutti, Luigi Diberti, Armando Brancia, Annie Belle
Drammatico, durata 107 min. – Italia 1977.

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William Berger, Laura Antonelli e Olga Karkatos

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Laura Antonelli  – Antonia De Angelis
Marcello Mastroianni – Luigi De Angelis
Leonard Mann – Dr. Dario Favella
William Berger – Conte Brandini
Gastone Moschin – Vincenzo
Olga Karlatos – Dr. Paola Pagano
Stefano Patrizi – Enrico, fidanzato di Clara
Enzo Robutti – Il prete
Daniele Gabbai – IL carabiniere
Hélène Chanel – La locandiera
Paul Muller – Hotel concierge
Elsa Vazzoler – Teresa la cameriera
Annie Belle – Clara

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Regia: Marco Vicario
Sceneggiatura: Marco Vicario, Rodolfo Sonego
Produzione: Franco Cristaldi, Alberto Pugliese
Musiche: Armando Trovajoli
Editing: Nino Baragli
Costumi:Luca Sabatelli

ottobre 12, 2010 Pubblicato da: | Drammatico | , , , , , , , | 2 commenti

L’adolescente (di Alfonso Brescia)

L'adolescente locandina

Vito e Grazia, due siciliani, hanno in comune un obiettivo, sposarsi.
L’uomo perchè mira a trovare una donna possibilmente facoltosa, la donna perchè costretta dal padre a lavorare nella farmacia di famiglia senza possibilità di vivere la propria vita.
Così fatalmente Vito rivolge le sue attenzioni proprio sulla donna, che naturalmente accetta la corte dell’uomo, anche perchè legata ad un uomo sposato; Grazia spera così di essere libera di poter frequentare il suo amante.

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Una splendida Daniela Giordano è Grazia

Dopo un incontro compromettente in un albergo,organizzato furbescamente dalla donna e conclusosi con uno scandalo (la donna esce completamente nuda per i corridoi dell’albergo) Vito è “costretto” a sposare Grazia , dopo che Don Salvatore,il padre, muore per un attacco cardiaco quando la donna racconta la sua avventura.
I novelli sposi così prendono a vivere insieme, ma lo sventurato Vito scopre ben presto che la moglie non ha alcuna intenzione di consumare il matrimonio, adducendo la scusa del trauma subito alla morte del padre.

L'adolescente 9
Sonia Viviani è Serenella

Tuttavia i due riescono a trovare un modus vivendi accettabile; mentre Vito si consola con la bella segretaria del suocero, Grazia riprende la sua relazione con l’amante.
Un giorno,a casa dei due coniugi, arriva la nipote di Grazia, la bella Serenella.
Vito si ritrova così in casa un’autentica lolita che con molta malizia lo provoca in continuazione; la ragazza ha però un obiettivo ben preciso, ovvero scatenare uno scandalo in cui vengano coinvolti i due coniugi, in modo da poter ereditare i beni del defunto Don Salvatore.

L'adolescente 1

Con delle manovre furbissime, la ragazza riesce a coinvolgere in uno scandalo i due coniugi, in un finale in cui tutti i protagonisti si ritrovano faccia a faccia, per la resa dei conti.
Al povero Vito non resta altro da fare che lasciare con le pive nel sacco la moglie e la casa in cui viveva.
L’adolescente, per la regia di Alfonso Brescia, è una commedia sexy del 1976, inquadrabile nel filone “parentale”, quello per intenderci a cui appartengono film come Peccati in famiglia, La nipote, Grazie nonna ecc.Un film senza nessuna dote particolare eccezion fatta per il cast di buon livello che vi partecipa; si va dalla splendida Daniela Giordano, che interpreta Grazia alla nipotina Sonia Viviani, volto d’angelo su corpo da peccatrice, che dà corpo al personaggio di Serenella, l’adolescente furba come una volpe; ancora, in un ruolo marginale, Dagmar Lassander, la segretaria del vecchio farmacista, Tuccio Musumeci, che interpreta lo scalognato Vito e infine Aldo Giuffrè, il maresciallo dei carabinieri del paese “dove non succede mai niente”e infine Malisa Longo, quasi irriconoscibile, nel ruolo della dottoressa femminista e lesbica Frau Marlene.

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Dagmar Lassander è Katia

Basato su una trama scontatissima,L’adolescente gioca tutte le sue carte sulla presenza scenica delle belle protagoniste, nude quanto basta per dare un tocco di erotismo ad una vicenda senza alcun mordente o interesse.
Brescia, nelle cui corde sicuramente non c’era la commedia brillante, fatica non poco a dare interesse al film, che scivola malinconicamente tra battute scontate e situazioni già viste molte volte.
In sostanza, una commedia quasi indistinguibile dalla marea di altri prodotti che popolarono gli schermi negli anni settanta.

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L’adolescente, un film di Alfonso Brescia. Con Tuccio Musumeci, Daniela Giordano , Sonia Viviani, Dagmar Lassander,Aldo Giuffré, Giacomo Furia, Malisa Longo, Maria Bosco
Commedia, durata 92 min. – Italia 1976.

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Tuccio Musumeci -Vito Gnaula
Daniela Giordano- Grazia Serritella
Sonia Viviani-Serenella
Marcello Martana -Appuntato Bragadin
Giacomo Furia-Il notaio
Raffaele Sparanero -Antonio
Franca Scagnetti -Carmeluzza
Malisa Longo-Frau Marlene
Dagmar Lassander-Katia Solvj
Aldo Giuffrè-Maresciallo dei carabinieri

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Regia: Alfonso Brescia
Sceneggiatura:Alfonso Brescia, Aldo Crudo,Aldo Crudo,Piero Regnoli
Musiche:Alessandro Alessandroni
Fotografia:Silvio Fraschetti
Montaggio:Liliana Serra
Art Direction:Mimmo Scavia


Curiosa commediaccia Anni Settanta, che alterna cose basse a cose non disprezzabili. Notevoli Musumeci e la stupenda Daniela Giordano (mai vista così brava), leziosa la Viviani, diabolicamente angelica. Ruolo cospicuo per la Scagnetti e apparizione per Giacomo Furia! Finché il film ha una sua originalità (i primi 30’) pare pure fresco, poi cala molto, perdendosi in ampie parentesi che paiono destinate solo al metraggio (nel duetto Giuffrè-Musumeci si notano la bravura dei due e la sostanziale inutilità del siparietto) e in deus ex machina assai improbabili. Guardabile.

È inutile girarci intorno: il soggetto viene dal celebre libro di Nabokov (forse più che dal film diretto da Kubrick), ma la sceneggiatura è firmata da Piero Regnoli e la regia da Alfonso Brescia con conseguenze non trascurabili sul piano dei contenuti, privati di ogni stimolo riflessivo. Per fortuna c’è Sonia Viviani (all’epoca appena maggiorenne), Serenella di nome e di fatto, attorniata da caratteristi di classe e da altre due notevoli bellezze (Malisa Longo e Dagmar Lassander). A patto di scollegare il cervello, ci si diverte parecchio.

Film curioso che punta tutto sulla bellissima Sonia Viviani (sfruttata poco dal nostro cinema a mio parere), allora diciottenne. Trama particolare, non è certamente un capolavoro ma non mi sento di stroncarlo. Contando poi la qualità delle commedie sexy di quegli anni… diciamo che una sufficienza piena ci sta.

ottobre 11, 2010 Pubblicato da: | Erotico | , , , , , , | 1 commento

Lara Wendel

Lara Wendel foto

Un talento precocissimo quello di Daniela Barnes, che cambierà poi il suo nome in Lara Wendel, quasi a rimarcare le sue origini tedesche; l’attrice infatti è nata il 29 marzo 1965 a Monaco di Baviera, in Germania.
Il suo volto particolare e sopratutto la sua capacità di saper calcare le scene con padronanza, unite alla fotogenia del volto la portano da presto a girare spot pubblicitari, spinta dalla madre Britta, che in Italia ha avuto un brevissimo momento di celebrità interpretando il film Roma di Federico Fellini.
Quella sua capacità di saper padroneggiare il volto,gli atteggiamenti già in tenera età la portano a ricoprire ruoli da bambina in alcuni film del genere giallo/thriller; è il caso di Mio caro assassino, il film d’esordio sullo schermo, girato nel 1972 da Tonino Valerii.

Lara Wendel Zombie 3
Lara Wendel in Zombie 3

Il suo ruolo è quello di Stefania Moroni, la piccola che viene rapita e uccisa per una torbida storia di interessi; nel film usa ancora il suo nome e cognome anagrafico  (Daniela Rachele Barnes), cosa che farà anche con i film successivi, in cui compare,il primo dei quali è nel ruolo di Rita Canali nel film La mala ordina, di Fernando Di Leo.
Nel film è la figlia di Luca Canali (Mario Adorf) un piccolo malavitoso a cui vengono uccise sia la moglie che la figlia, interpretata appunto dalla Wendel; nel successivo Girolimoni, il mostro di Roma, di  Damiano Damiani, replica il ruolo di una bambina tedesca nel dramma dedicato allo sventurato Girolimoni, colpevole solo di essere uno scapolone impenitente accusato e imprigionato sotto l’infame accusa di essere il violentatore e uccisore di alcune bambine, in un’epoca buia come il ventennio fascista.

Lara Wendel Tenebre
Lara in Tenebre di Dario Argento

Lara Wendel Mio caro assassino
Il film d’esordio, Mio caro assassino

Nel 1973 ha 8 anni; può ancora interpretare il ruolo della bambina e Silvio Narizzano le affida il personaggio di una piccola tedesca nel drammatico Senza ragione; ma è nel 1974 che trova finalmente spazio con il personaggio di Silvia, la bambina misteriosa che rappresenta l’alter ego della protagonista, la dottoressa Silvia che vede in questa misteriosa figura di bambina un riflesso di quello che era lei nell’infanzia.
Il film diretto da  Barilli è Il profumo della signora in nero, un gioiello che le permette quindi di farsi notare, anche perchè ha avuto finalmente spazio.
Ma dovrà arrivare il 1977 perchè si torni a parlare dell’attrice, che con Maladolescenza diventa famosa, per la prima volta, con quello che sarà da allora in poi il suo nome d’arte, Lara Wendel.

Lara Wendel Morirai a mezzanotte
Morirai a mezzanotte

E’ un film scandalo, Maladolescenza; perchè parla della sessualità nei ragazzini (la Wendel interpreta il ruolo di una dodicenne, in perfetto parallelo con la sua vera età), ma sopratutto perchè sono numerose le scene ad alto contenuto erotico nelle quali recita la giovanissima attrice.
Accanto a lei c’è anche la piccola Eva Jonesco, spinta dalla madre ad interpretare un ruolo scabrosissimo in cui sono numerose le scene di sesso, anche se simulate.

Lara Wendel Un'asutraliana a Roma
Lara con una giovanissima Nicole Kidman in Un’australiana a Roma

Il film, se da un lato dà immediatamente una gran visibilità all’attrice, finirà irrimediabilmente per marchiarla come attrice erotica: a contribuire in maniera determinante è anche l’aspetto della Wendel, che avrà sempre un volto da ragazzina, un’espressione quasi adolescenziale che l’accompagnerà per molti anni ancora.
Dopo aver recitato in L’amante proibita, 1978, un clamoroso flop nonostante il cast includesse attori del calibri di Michel Piccoli e Claudia Cardinale, nel 1979 arriva la scrittura per il ruolo di Mimmina nel film di Vancini Un dramma borghese.

Lara Wendel La villa del venerdi
La villa del venerdi

Anche in questo caso Lara è alle prese con un personaggio scabroso, torbido; è infatti la figlia di un giornalista, che torna con il padre dopo la morte della madre, e che finirà per avere con quest’ultimo un rapporto a tratti morboso, comunque di profonda gelosia, che si concluderà in maniera drammatica.
Anche Samperi chiama la Wendel per il suo Ernesto (1979), in cui ricopre il doppio ruolo di Ilio e di Rachele, due fratelli che il protagonista, Ernesto, conosce casualmente e che finirà per impalmare la bella Rachele, coronando così il suo sogno di diventare qualcuno.
L’ultimo film del decennio settanta è Un’ombra nell’ombra, film altalenante di Pier Carpi; la Wendel interpreta nientemeno che la figlia del diavolo, nata da un incontro tra sua madre e il diavolo in persona, che alla fine del film, conscia dei suoi poteri, arriverà in taxi fino a Piazza San Pietro, pronta a sfidare il capo della cristianità.
Come più volte sottolineato nei precedenti articoli riguardanti il cinema degli anni ottanta, qualsiasi giudizio su di esso,  sui suoi interpreti va mediato nei giudizi attraverso l’analisi di una componente essenziale, ovvero la crisi che investì il settore cinematografico, per colpa della sovra esposizione di film in tv ad opera delle neonate tv commerciali, che di fatto svuotarono i cinema a tutto favore della visione casalinga.

Lara Wendel Maladolescenza
Con Eva Ionesco nel super censurato Maladolescenza

In contemporanea nascevano i primi sistemi di registrazione ad uso domestico, che portarono ancor di più ad un allontanamento del pubblico dalle sale; pertanto i prodotti cinematografici divennero quasi tutti legati a tematiche spesso banali.
In pratica solo il cinema americano continuava a sfornare film con puntualità , mentre il cinema italiano entrava in una crisi profonda.
La Wendel, come moltissime altre attrici, vide restringersi la possibilità di scegliere copioni, che spesso riguardavano opere pruriginose oppure legati a filoni ormai esauriti, come il gotico, l’horror e il thriller all’italiana.
La commedia sexy era ormai quasi completamente scomparsa o comunque viveva le sue ultime stagioni malinconicamente; giallo, thriller horror e poliziottesco avevano esaurito la loro funzione e di conseguenza tutte le produzioni cinematografiche vivevano ormai alla giornata, in attesa che il pubblico decidesse quali opere vedere decretando così il successo o l’insuccesso di un genere.

Lara Wendel Killing birds
Killing birds

Nel 1980 Lara interpreta il ruolo di Desideria in Desideria: La vita interiore , di Gianni Barcelloni, accanto alla Sandrelli a Vittorio Mezzogiorno e ad una sconosciuta Lori Del Santo: il film tratto da un romanzo di Moravia si distingue più che altro per l’alto tasso di erotismo presente, e viene letteralmente stroncato dalla critica. Lei è Desideria, una ragazza allevata da una prostituta, che prima si ribella alla madre adottiva ma in seguito accetterà fatalmente di condividerne il destino.
Nel 1981 è sul set di Il falco e la colomba, opera di Fabrizio Lori, in cui interpreta una fotomodella che distruggerà la vita di un giovane destinato alla politica e che finirà suicida per poi lavorare in Identificazione di una donna di Antonioni.
In questo film ha un breve ruolo, quello di una ragazza anticonformista che il protagonista (Thomas Milian) incontra sul suo percorso alla ricerca di una donna da cui è affascinato.

Lara Wendel Il profumo della signora in nero 2

Lara Wendel Il profumo della signora in nero 1
Ancora bambina accanto a Mimsy Farmer in Il profumo della signora in nero

Siamo nel 1982, Lara ha soli 17 anni ma ha già alle spalle un nutrito mucchio di pellicole. Non è una star, ma è un’attrice conosciuta, sulla quale i registi possono contare sopratutto per affidarle parti da giovane candida oppure perversa, da adolescente in stile lolita o da tormentata donna in fiore. Come accennato, il cinema italiano non se la passa bene; come termine di raffronto basti pensare che solo 10 anni prima, nel 1972, arrivavano nelle sale italiane oltre 900 film, mentre nel 1982 vengono distribuite in Italia non più di 450 pellicole.
Piccola parte per lei anche in Tenebre di Dario Argento; interpreta Maria, la ragazza inseguita da un dobermann nella scena più famosa del film stesso.

Lara Wendel Identificazione di una donna 2

Lara Wendel Identificazione di una donna 1
Due fotogrammi da Identificazione di una donna

Vai alla grande,un  film diretto da Samperi nel 1983,il film che gira successivaente, rappresenta un tentativo da parte di Lara di interpretare un ruolo meno drammatico dei precedenti. Lei è Helen, una ragazza tedesca con un passato oscuro da prostituta che provoca lo scompiglio tra i vitelloni di Rimini.
Altra commedia è il lavoro successivo, Fatto su misura, diretto nel 1984 da Francesco Laudadio.
Lara interpreta Lisa, una ragazza che decide di mettere a disposizione di una banca del seme il suo corpo per permettere a coppie sterili di adottare un figlio; la commedia, pur gradevole e con un buon cast, in cui è presente anche Ugo Tognazzi  non  ottiene molto successo.

Lara Wendel Ernesto
Lara nel film Ernesto

Per due anni Lara rimane pressochè inattiva, almeno cinematograficamente; lavora in due serie televisive, I ragazzi di celluloide 2 e La piovra 2 (grande successo della Rai) per tornare al cinema nel 1985 con A me mi piace, film diretto e recitato da Montesano.
Nel 1986 lavora con Lamberto Bava nel mediocre Morirai a mezzanotte, un thriller senza acuti e nel 1987 fa da spalla ad una giovane e sconosciuta Nicole Kidman in Un’australiana a Roma, un film che visto lo scarso successo verrà proposto come tv movie.
Dopo la parte da protagonista in Killing birds – uccelli assassini di Claudio Lattanzi, un altro mediocre b movies eccola sul set del film di Fellini Intervista (lei è la sposa), ed ancora è la protagonista del tardo gotico I frati rossi, in cui è Ramona, una giovane pittrice che sposa un nobile ignorando che l’attende un terribile destino, che cambierà inaspettatamente nel finale.
I soggetti cinematografici che le propongono non la convincono e dopo il pessimo La casa 3, diretto da un Umberto Lenzi ormai in chiara crisi di idee, Lara compare solo in tre miniserie televisive,College (di gran successo), Aquile e in  Requiem per voce e pianoforte.

Lara Wendel Intervista
Intervista

Nel 1991 interpreta il suo ultimo film, La villa del venerdi, diretto da Mauro Bolognini su un soggetto di Moravia: lei è Louise, avventura di un uomo in crisi nel rapporto con sua moglie.
Da quel momento l’attrice tedesca si ritira dalle scene; continuerà però a lavorare in abito cinematografico, diventando produttrice e dedicandosi conteporaneamente al teatro, dopo essere ritornata a casa in Germania.
Aldilà della fama da ragazzina perversa che le venne cucita addosso per quel suo ruolo in Maladolescenza, che paradossalmente la vide lavorare più come vittima che come lolita nel film stesso, Lara Wendel ha saputo ricucirsi un suo ruolo ben definito in ambito cinematografico. Certo, l’essere uscita di scena a soli 26 anni, un’età in cui oggi ci si affaccia timidamente al mondo del cinema le ha impedito di mostrare tutto il suo talento in ruoli da adulta, da donna matura.

Lara Wendel Un'ombra nell'ombra
Un’ombra nell’ombra

Viceversa, quasi tutte le sue intepretazioni hanno risentito proprio della sua giovane età, che l’ha in pratica costretta ad accettare sempre e soltanto ruoli da adolescente problematica, quando non da ninfetta seduttrice.
Personalmente trovo che la Wendel sia stata una buona interprete, molto espressiva; pur non essendo bellissima, aveva un volto molto espressivo, intenso. Una brava attrice, quindi, che oggi è stata rivalutata da molti critici suoi detrattori.

Lara Wendel Un dramma borghese
Un rarissimo fotogramma tratto dall’introvabile Un dramma borghese

Lara Wendel banner filmografia

La villa del venerdì
I frati rossi
La casa 3
Intervista
Killing birds – uccelli assassini
Un’australiana a Roma
Morirai a mezzanotte
A me mi piace
Fatto su misura
Vai alla grande
Tenebre
Identificazione di una donna
Il falco e la colomba
Desideria: La vita interiore
Un ombra nell’ombra
Ernesto
Un dramma borghese
L’ amante proibita
Maladolescenza
Il profumo della signora in nero
Senza ragione
Girolimoni, il mostro di Roma
La mala ordina
Mio caro assassino

Lara Wendel banner

Lara Wendel Britta Barnes
L’attrice Britta Barnes, madre di Lara Wendel

Lara Wendel La piovraUna delle ultime apparizioni di Lara in La piovra 2

Lara Wendel Desideria 1

Lara Wendel Desideria 2

Due fotogrammi tratti da Desideria, la vita interiore

Lara Wendel Vai alla grande
Vai alla grande

Lara Wendel Il falco e la colomba

Lara Wendell-Il falco e la colomba
Due fotogrammi da Il falco e la colomba

Lara Wendel I frati rossi 2

Lara Wendel I frati rossi 1

Due fotogrammi da I frati rossi

Lara Wendel L'amante proibita

L’amante proibita

Lara Wendel La casa 3

La casa 3

Lara Wendel College

College

 

ottobre 9, 2010 Pubblicato da: | Biografie | | 1 commento

Peccati di gioventù

Peccati di gioventu locandina

La bella Angela, figlia di un industriale rimasto vedovo, apprende con sgomento che il padre intende risposarsi con Irene; preoccupata dall’idea di ritrovarsi in casa una matrigna e contemporaneamente di dover rinunciare alla libertà di cui gode, inizia delle indagini sul passato della donna. Scopre così che Irene ha avuto una relazione saffica con una donna, che, travolta dallo scandalo seguito alla vicenda, scelse di suicidarsi.

Peccati di gioventu 3
Dagmar Lassander è Irene

Nonostante Irene le mostri simpatia e voglia di comunicare con lei, Angela ricorre ad un meschino espediente per allontanare la donna da suo padre. Organizza con l’amico/amante Sandro un tranello in cui far cadere la fragile Irene. La circuisce; forte del suo indiscutibile fascino. Ha con lei un incontro saffico su una spiaggia, ripreso fedelmente da Sandro, esperto di fotografia, con una potente macchina fotografica.

Peccati di gioventu 2
Gloria Guida è Angela

Nel frattempo l’atteggiamento di Angela cambia, ma è troppo tardi; Sandro, in difficoltà economiche, tenta un ricatto ai danni della sventurata Irene, che per la vergogna fugge in auto sulla costa.
L’evento avrà una conclusione tragica; l’auto sulla quale è Irene finisce giù per una scarpata, schiantandosi sugli scogli. Ad Angela, che ha tentato disperatamente di raggiungerla, non resta altro che osservare, con il volto pieno di lacrime, la terribile scena, proprio mentre si scatena un temporale estivo.

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Silvio Amadio, regista del film datato 1975, torna a dirigere Gloria Guida in questo film che chiude un trittico dedicato alla “minorenne” attrice, protagonista del discreto Quell’età maliziosa (anch’esso contraddistinto da un finale tragico) girato nel 1974 e seguito da La minorenne del 1975.
La trama, venata di drammaticità, è ovviamente condita dagli immancabili nudi dell’attrice di Merano, che per una volta tenta la strada del film drammatico; il risultato è un prodotto passabile, un film in cui c’è un minimo di tensione e c’è una trama quasi convincente.

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Girato in uno splendido scenario naturale, quello della Sardegna, il film mostra una buona fotografia, un cast tutto sommato all’altezza, in cui spicca la bella e malinconica Dagmar Lassander, la Irene che finirà tragicamente i suoi giorni dopo la scoperta che la figliastra ha partecipato ad un tentativo per ricattarla e anche per la vergogna di essere pubblicamente additata come lesbica.

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Nel cast c’è anche Silvano Tranquilli, che fa il suo per i pochi minuti in cui è in scena; la parte del cattivo è affidata a Fred Robsham, più famoso per essere stato il marito dell’attrice Agostina Belli (conosciuta sul set della Sepolta viva) che per effettive doti artistiche personali.
L’attore è davvero la nota stonata del film; legnoso, inespressivo, toglie parte del fascino morboso del suo personaggio non sapendo esprimere altro che un volto sempre monocorde per tutta la durata del film.
Per quanto riguarda la Guida, va detto che il cinema drammatico non era nelle sue corde, nonostante la buona volontà che l’attrice mette nel dare consistenza al suo personaggio.

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Tuttavia non scende sotto la sufficienza, e tanto basta.
Bene invece la Lassander, che da spessore al personaggio di Irene, la donna già provata tragicamente in passato e che si ritrova a scontare quel peccato di gioventù solo per aver accettato di sposare l’uomo che ama.
Il volto dell’attrice mostra mobilità, capacità di passare dal sorriso all’espressione triste, dalla “normalità” alla “straordinarietà”

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Per quanto riguarda il resto, il film regge discretamente; il regista escogita anche un buon espediente per illustrare il rapporto saffico tra Irene e Angela, ricorrendo all’utilizzo di una serie di foto (in bianco e nero rigoroso) che saranno poi utilizzate dal viscido Sandro per il ricatto ai danni di Irene.

Un film dignitoso, che raggiunge la sufficienza; generalmente viene catalogato e liquidato sbrigativamente come classico esempio di commedia sexy, ma in realtà il film ha dei toni di drammaticità che con la commedia sexy hanno ben poco a che fare.

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Peccati di gioventù, un film di Silvio Amadio. Con Dagmar Lassander, Gloria Guida, Silvano Tranquilli, Fred Robsham Drammatico, durata 90 min. – Italia 1975.

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Peccati di gioventu banner protagonisti

Gloria Guida  è Angela Batrucchi
Dagmar Lassander è rene
Fred Robsahm è Sandro Romagnoli
Silvano Tranquilli Il Dottor Batrucchi , padre di Angela

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Regia: Silvio Amadio
Sceneggiatura: Silvio Amadio,Roberto Natale
Prodotto da Marco Kusterman e Adriano Merkel
Musiche:Roberto Pregadio
Editing: Silvio Amadio
Art Direction Demofilo Fidani
Trucco: Pasqualina Bianchin, Teodora BrunoAngelo Roncaioli
Costumi: Mila Vitelli Valenza

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ottobre 7, 2010 Pubblicato da: | Drammatico | , , , | Lascia un commento

Paolo il caldo

Paolo il caldo locandina

Siamo in Sicilia;
nella nobile famiglia dei Castorino è presente, quasi fosse un imprinting genetico, una sensualità che sconfina nella lussuria ai limiti del patologico, unitamente anche alla classica arroganza dei nobili.
Il barone Castorini, patriarca della famiglia, offeso dal farmacista del paese (Salvatore), si vendica raccontando tutto a suo figlio Edmondo, che per tutta risposta distrugge la farmacia dell’uomo e lo umilia pubblicamente, vendicando così l’offesa ricevuta.

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Lionel Stander, il Barone Castorino

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Il barone ha anche un altro figlio, un uomo completamente diverso da lui, timido e di idee progressiste che a sua volta ha un figlio, Paolo, che ha ereditato il marchio di famiglia della lussuria.
Quest’ultimo mostra subito di volersi adeguare al nonno, intrecciando sin dall’adolescenza, una prima relazione sessuale con la servetta Giovanna, che non si fa scrupoli di essere contemporaneamente l’amante dell’anziano barone.
In questo clima morboso, il giovane Paolo cresce senza regole morali, trattando le donne con disprezzo, come del resto ha visto fare a suo nonno e suo zio.
Le cose cambiano quando il padre del giovane muore per suicidio; Paolo farà in tempo a raccogliere le ultime parole del genitore, che lo esorta ad abbandonare quel luogo prima che sia troppo tardi e che influisca in maniera definitiva sulla sua psiche.
Il giovane così si trasferisce a Roma, dove però, dopo essersi illuso di poter cambiare vita, si adegua ben presto al clima ozioso (e anche vizioso) dei salotti buoni, intrecciando relazioni principalmente sessuali con Lilia, una donna dalla morale elastica e spregiudicata, che diverrà la sua amante prima di sposare un carabiniere,

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Ornella Muti, Giovanna la servetta

Paolo il caldo 2Marianne Comtell, la madre di Paolo e Riccardo Cucciolla,il padre

poi con una nobildonna, ancora con una sarta e infine con una ragazza appassionata di politica, di idee comuniste, la bella Ester. Alla lunga questo tipo di vita da gaudente trasforma Paolo in un essere sempre più lascivo e schiavo della lussuria, tanto da portarlo ad accompagnarsi con occasionali prostitute raccolte sui marciapiede.
Quella che ormai è divenuta una malattia sembra sul punto di poter essere fermata quando Paolo ritorna al suo paese in occasione della morte della madre. Qui incontra la nipote del farmacista Salvatore, una bella ragazza con sani principi e una vita morigerata.

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Giancarlo Giannini e Barbara Bach

Paolo la sposa, convinto che la donna possa rappresentare un’ancora di salvezza, illudendosi:ben presto il forte contrasto tra quella che è ormai una malattia per Paolo, la sua sensuale e incontrollabile lussuria e la morigerata morale della moglie esplode in un contrasto insanabile.
Caterina, la giovane sposa, lo abbandona; sul treno che la riporta in Sicilia legge una lettera del marito, con la quale quest’ultimo confessa di aver provato a cambiare vita accanto a lei, senza riuscirci.
Subito dopo aver accompagnato la moglie alla stazione, Paolo riprende il suo solitario giro in cerca di prostitute, conscio di essere ormai destinato ad una vita di solitudine, schiavo dei sensi e della lussuria.
Tratto da un romanzo incompiuto di Vitaliano Brancati, Paolo il caldo, diretto da Marco Vicario nel 1973, riprende nella maniera più fedele possibile le gesta del dissoluto nobile siciliano Paolo, ossessionato come la sua famiglia da una sensualità eccessiva e incontrollabile, che era poi uno dei temi di fondo del romanzo di Brancati.
Purtroppo ancora una volta la differenza tra un libro e la trasposizione cinematografica dà luogo ad un ibrido in cui gran parte delle atmosfere del romanzo stesso finiscono per perdersi; colpa della sintesi, quindi della necessità di condensare in due ore quello che un libro racconta in maniera molto più esaustiva.
Il solito problema quindi esistente tra la parola scritta e l’immagine, che riesce ad essere immediata, la dove però sarebbe necessaria maggiore profondità per dare spessore e comprensibilità ai personaggi.

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Intendiamoci, il film di Vicario è un buon prodotto, senza alcun dubbio; merito della grande prova di Giannini assolutamente superbo nel rendere il conflitto interiore che agita il giovane Paolo, quella necessità fisiologica e un po animale costituita da una sensualità incontrollabile e la ragione, spesso annichilita e asservita proprio ai sensi, che riescono ogni volta ad avere la meglio sulle buone intenzioni dell’uomo.
Il film di Vicario avrebbe avuto bisogno di illustrare meglio le vite e le psicologie dei personaggi, inquadrandoli nell’ottica di una Sicilia indolente e lussuriosa, pigra e sensuale proprio nella sua componente di maggior prestigio, quella nobiltà che Tomasi Di Lampedusa descrisse così bene nel Gattopardo.

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Gastone Moschin interpreta Edmondo Castorino, zio di Paolo

Viceversa, nel film, i tempi sono troppo stretti, con la fatale conseguenza che tutto risulta compresso, anche se alla fine qualcosa si riesce ad afferrarla; le atmosfere oziose e viziose di catania e di Roma appaiono in sottofondo, ma non in maniera tale da non poter essere percepite.
Il discorso qui si farebbe troppo complesso; Vicario punta principalmente sul personaggio Paolo, illustrandone il comportamento patologico e schizofrenico, condizionato da quell’istinto animale che porta il protagonista ad un satirismo malato, in cui ogni donna viene vista nell’esclusiva ottica del piacere che può produrre.
Non dimentichiamo che siamo nella prima metà del secolo scorso, con tutte le logiche storiche del periodo; sullo sfondo del racconto e quindi anche del film appaiono filtrate le prime lotte contadine e il declino della nobiltà, le rivendicazioni operaie e la miseria e via discorrendo.

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I personaggi che si avvicendano sullo schermo ben presto diventano un caleidoscopio; si va dal barone Castorni, un vecchio vizioso e prepotente allo zio Edmondo, che sembra quasi un clone del padre, arrogante, sessista e puttaniere, che non si farà scrupolo di sedurre ( o di essere sedotto) la vedova di suo fratello, anche lei donna preda dei sensi (memorabile la scena in cui Paolo vede suo zio e sua madre a letto assieme, quasi una conferma al ruolo fondamentale che assume nella sua famiglia la lussuria).

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C’è il padre di Paolo, unico contraltare “pulito” alla malattia di casa Castorino, un uomo che sceglie la morte ad un’esistenza oziosa e di mollezze a cui si sente condannato, e che cerca disperatamente in punto di morte di trasmettere al figlio un’idea diversa, quella di vivere una vita fuori dai condizionamenti dei sensi.
E ci sono poi tutti i personaggi di contorno che compariranno nella vita di Paolo; c’è Lilia, all’apparenza spregiudicata e moderna, che sceglierà poi un avvenire borghese e rassicurante, c’è Giovanna, serva opportunista che inizierà Paolo ai piaceri della carne, c’è Ester, comunista e femminista, che però alla fine si comporta come tutte le altre cedendo al richiamo dei sensi.

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Pilar Velasquez, Ester la comunista

In mezzo tante prostitute, tanti volti anonimi, compagne di un’ora o di una notte.
E c’è Caterina, la donna pulita, quella dai sani principi: la speranza, per Paolo, di poter sfuggire ad una logica spietata e ad una vita di mollezze.
Una speranza frustrata dall’abbandono della donna proprio nel momento in cui Paolo sta cercando disperatamente una via d’uscita alla vita vuota e desolante che conduce.
Un ritratto, in definitiva, abbastanza ben riuscito sia di un’epoca, sia di una società e maggiormente di un uomo che fa parte di entrambe, anche se vive una vita da fantasma.

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Angela Covello

Il romanzo di Brancati è ben più esaustivo, della cosa, ma bisogna accontentarsi; Vicario sfrutta molto bene il cast che organizza, un cast ricchissimo.
Nel film compaiono, oltre a Giannini, ottimi attori come Lionel Stander (forse il meno convincente) nel ruolo del patriarca Castorino, Gastone Moschin, bravissimo in quello del vizioso Edmondo, Vittorio Caprioli nel ruolo del farmacista, un intenso Riccardo Cucciolla in quello del padre di Paolo, Oreste Lionello (il pittore).

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Assolutamente irripetibile quello femminile, con una sfilza di brave attrici e sopratutto belle donne; si va da Rossanna Podestà (Lilia) a Marianne Comtell (la madre di Paolo), da una splendida Ornella Muti (la servetta Giovanna) a  Adriana Asti (Beatrice), da Pilar Velasquez (Ester) a Barbara Bach (la moglie di Salvatore il farmacista), per finire con Neda Arneric e con le bellissime e brave Orchidea De Santis, Femi Benussi e Angela Covello, alcune delle prostitute incontrate da Paolo nel suo cammino sulla strada della lussuria.

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Un buon film quindi, misteriosamente mai editato in dvd, ragione per la quale troverete i fotogrammi del film stesso di mediocre qualità.
Siamo alle solite, il discorso lo abbiamo già fatto:resta un mistero il perchè si siano editate autentiche porcherie e non film come questo che meriterebbero sicuramente una visione.

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Paolo il caldo, un film di Marco Vicario. Con Giancarlo Giannini, Adriana Asti, Riccardo Cucciolla, Rossana Podestà, Vittorio Caprioli, Ornella Muti, Gastone Moschin, Marianne Comtell, Mario Pisu, Attilio Dottesio, Andrea Aureli, Oreste Lionello, Bruno Scipioni, Umberto D’Orsi, Lionel Stander, Ugo Fangareggi, Femi Benussi, Eugene Walter, Pilar Velasquez, Angela Covello, Anna Melita, Roberta Paladini, Barbara Bach, Orchidea De Santis Commedia, durata 124 min. – Italia 1973.

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Paolo il caldo banner protagonisti

Giancarlo Giannini     …     Paolo Castorini
Rossana Podestà    …     Lilia
Riccardo Cucciolla    …     Padre Paolo
Lionel Stander    …                 Barone Castorini
Gastone Moschin    …      Edmondo Castorini
Adriana Asti    …     Beatrice
Marianne Comtell    …     Madre di Paolo
Vittorio Caprioli    …     Salvatore, il farmacista
Ornella Muti    …     Giovanna
Bruno Scipioni    …     Vincenzo Torrisi
Pilar Velázquez    …     Ester
Neda Arneric    …     Caterina moglie di Paolo
Barbara Bach    …     Moglie di Salvatore
Femi Benussi    …     Prostituta vestita di rosso
Enrica Bonaccorti    …     Mariella, l’amante di Vincenzo
Angela Covello    …     La ragazza dell’ultimo incontro
Orchidea de Santis    …     Prostituta
Dori Dorika    …     Sorella di  Paolo
Umberto D’Orsi    …     Il Marchese
Attilio Dottesio    …     Dottor Mondella
Jessica Dublin    …     Prostituta sulla strada
Ugo Fangareggi    …     Luigi Castorini
Oreste Lionello    …         Pittore
Mario Pisu    …     Lorenzo Banchieri
Eugene Walter    …     Jacomini

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Regia: Marco Vicario
Sceneggiatura: Marco Vicario dal romanzo di Vitaliano Brancati
Produzione:Alfonso Vicario
Musiche: Armando Trovajoli
Fotografia: Tonino Delli Colli
Scenografie: Flavio Mogherini
Costumi: Gabriella Pescucci

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“Seduto su questa terrazza, a due, a tre, o a dieci metri dalle donne che vedo,mi par di sentire, per un’allucinazione uditiva, il pulsare leggero della stupidità
in quelle fronti bianche delicatamente poggiate sugli archi dei sopraccigli;se spingo le cose più a fondo con un altro bicchiere di vino, posso assicurare
il mio lettore di aver percepito distintamente il rumore delle dieci sconclusionate parole che la vita fiacca e convenzionale fa dentro quei cervelli intanto che
le bocche sono mirabilmente immobili in un sorriso enigmatico”.

“Maiali! delinquenti!… sotto casa mia?… Andatelo a fare dalla troia di vostra madre… Li sparo, per quanto è vero Dio, li sparo…”

* Ci sono sofferenze che scavano nella persona come i buchi di un flauto, e la voce dello spirito ne esce melodiosa.
* L’anima è eterna, e quello che non fa oggi, può farlo domani.


* L’avvenire non è un probabile dono del ciclo, ma è reale, legato al presente come una sbarra di ferro, immersa nel buio, alla sua punta illuminata.


* La felicità è la ragione.


* Un uomo può avere due volte vent’anni, senz’averne quaranta.

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Vittorio Caprioli

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Ornella Muti

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Marianne Comtell 

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Rossana Podestà

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Pilar Velasquez

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Angela Covello

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Neda Arneric  

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Femi Benussi

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Orchidea De Santis

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ottobre 5, 2010 Pubblicato da: | Drammatico | , , , , , , , , , , , , , , | 1 commento

Erika Blanc

Erika Blanc foto

Occhi magnetici, di quelli che affascinano in un volto dai lineamenti forti ma belli.
Un corpo da sirena, armonico anche se lontanissimo da quello di una pin up, curve morbide e sensuali.
Enrica Maria Colombatto, in arte Erika Blanc, è stata ed è tutt’oggi una delle attrici più versatili del cinema italiano, con all’attivo quasi un centinaio di apparizioni tra cinema e tv, quest’ultima privilegiata sopratutto negli ultimi anni.Erika, nata a Gargnano sul Garda (Brescia), nel luglio del 1942 ha esordito giovanissima con Tinto Brass nel 1964 con una parte nel film Il disco volante (ruolo che non compare nei credit). Secondo quanto da lei dichiarato in un’intervista per il documentario Eurotika, nella parte dedicata al cinema horror e thriller italiano, il suo approccio con il mondo del cinema stesso fu assolutamente casuale.

Notata per strada da un talent scout, venne immediatamente scritturata dalla De Laurentis; il che le cambiò la vita, visto che le aspirazioni della giovane Erica erano quelle di fare la moglie e la madre.

Erika Blanc Io Emmanuelle
Il primo vero successo di Erika Blanc, Io Emmanuelle

Spinta da un’innegabile voglia di sperimentazione e sopratutto dal desiderio di viaggiare e conoscere nuovi posti, la Blanc accetta quindi altri ruoli cinematografici.
Così nel 1965 gira Agente 077 missione Bloody Mary,Colorado Charlie, Missione Lisbona,Agente S 03: Operazione Atlantide, utilizzando il nome di Erika Bianchi (o anche Erica senza il k); sono film minori, di un genere, quello di spionaggio, nato sull’onda lunga del successo dei primi film su 007 alias James Bond, il personaggio creato da Fleming e portato sullo schermo da Sean Connery.
Sempre nel 1965 compare nel suo primo film horror, La vendetta di Lady Morgan di Pupillo, un gotico non molto convincente in cui però la Blanc si mette in mostra nel personaggio di Lilian, cosa che le vale la scrittura nell’ottimo Operazione paura di Mario Bava, nel quale però, curiosamente il personaggio da lei interpretato, quello di Monica Schuftan è molto distante da quelli interpretati successivamente.

Erika Blanc Il terzo occhio
Il terzo occhio

Il film di Bava, anche se girato in tre settimane, è di quelli che si ricordano e la sua parte, recitata al meglio, la rende ancora più visibile.
Nello stesso anno la Blanc gira Il terzo occhio, di Guerrini accanto a Franco Nero; nel film l’attrice interpreta il doppio ruolo di Laura / Daniela che sarà poi affidato a Cinzia Monreale nel remake che ne fece Massaccesi dal titolo Buoi Omega.
In questo film l’attrice compare con un altro pseudonimo, Diana Sullivan; è un periodo molto impegnativo per la Blanc, che cerca di sfruttare il buon momento del cinema italiano.
Essendo piuttosto versatile, partecipa a diversi film di svariati generi cinematografici, etichettati con poco acume da alcuni critici come B movie.

Erika Blanc Una libelula para cada muerto
Una libelula para cada muerto

Un’etichetta che è stata appiccicata a molte attrici, quasi che l’aver partecipato a film non degni (secondo i soloni della critica, s’intende) nemmeno di una visione sia da considerare quasi una macchia indelebile.
Dimenticando che la stragrande maggioranza dei grandi attori del cinema italiano, a cominciare da Totò passando per Gassman, Sordi, la Vitti, la Loren ecc. si è fatta le ossa proprio con film girati spesso in economia, ma con tanta buona volontà da parte di un nugolo di registi, spesso molto capaci e in grado di competere con i registi più incensati come Fellini, Antonioni ecc.
Tra i lavori di questi anni si segnalano il drammatico Le spie uccidono in silenzio (1966) di Mario Caiano, il western di De Martino Django spara per primo (1966) nel ruolo di Lucy,Un milione di dollari per sette assassini (1966) di Lenzi.

Erika Blanc Operazione paura
Erika Blanc in Operazione paura di Mario Bava

Seguono una sfilza di film poco importanti, poi nel 1968 ecco arrivare Spara, Gringo, spara di Corbucci e sopratutto un ottimo successo sia di pubblico che di critica, Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa? che la Blanc interpreta in un piccolo ruolo accanto alla coppia Sordi-Blier alla ricerca del cognato (nel film) di Sordi, Manfredi.
Il suo è un ruolo breve, quello della stranita Geneviève, ma recitato con bravura.
Così nel 1969 l’attrice è pronta per un ruolo da assoluta protagonista; Cesare Canevari la dirige in Io Emmanuelle, su soggetto della Arsan, molto in anticipo sul film interpretato poi da Sylvia Kristel.

Erika Blanc La notte che Evelyn
Sensualissima in La notte che Evelyn uscì dalla tomba

Il film è molto brutto e presuntuoso, e si salva solo per la ottima recitazione della Blanc che regge praticamente da sola un film che non presenta alcun elemento di interesse.
Ben più importante è Cosi dolce così perversa di Lenzi, girato nello stesso anno accanto alla star americana Carroll Baker; il film mostra una Blanc davvero bella e sensuale, e sopratutto in grado di affrontare anche ruoli impegnativi.
Gli anni 70 rappresentano la consacrazione e un periodo di intenso lavoro; si parte dal 1970 con Con quale amore con quanto amore di Festa Campanile, girato accanto alla Spaak.

Erika Blanc La lunga mano del padrino
La Blanc in La lunga mano del padrino

Un altro ruolo di contorno, quello di Zora, donna all’apparenza forte e disinibita per passare ad un horror che la rende decisamente popolare, La terrificante notte del demonio, film distribuito con più titoli in cui la Blanc, truccata in  maniera tale da apparire davvero una creatura demoniaca, recita una parte molto credibile che diverrà con il passare degli anni un autentico cult per i fans dell’attrice stessa.
Nel 1971, anno decisamente importante per lei, dopo La casa delle mele mature di Tosini arriva il personaggio di Susie in La notte che Evelyn uscì dalla tomba, diretto da Emilio Miraglia che rappresenta la fusione di più generi, gotico, horror,thriller, in cui ancora una volta ha un ruolo da cattivona, seguito da L’uomo più velenoso del cobra di Bitto Albertini, un altro lusinghiero successo.

Erika Blanc Là dove non batte il sole
Là dove non batte il sole

Sono anni d’oro, per il cinema italiano, che mostra un’invidiabile salute ma sopratutto mostra anche tante idee, voglia di creare; il pubblico risponde bene, anche perchè la tv ha ancora solo due canali, e il cinema rappresenta ancora il vettore di svago più importante.
La Blanc, grazie alle sue doti peculiari già descritte e sopratutto grazie anche alla capacità di poter interpretare tutti i ruoli cinematografici, dal comico al drammatico, lavora con sempre maggiore alacrità; arrivano così
il western Il suo nome era Pot, di Demofilo Fidani e Dandolo, L’amico del padrino di Agrama,poi I senza Dio di Roberto Bianchi Montero, un altro western.

Erika Blanc La portiera nuda
Un raro fotogramma tratto da La portiera nuda

Il desiderio principale della Blanc era viaggiare e viene accontentata; le varie produzioni la portano spesso in giro per il mondo, sopratutto in Turchia.
C’è un aneddoto,raccontato dall’attrice, che la vede protagonista di una precipitosa fuga da un albergo perchè la produzione del film che interpretava la lasciò senza soldi, con conseguenze immaginabili.
Nel 1972 interpreta al fianco di Orchidea De Santis il personaggio di Azzurra in Amore e morte nel giardino degli dei di Scavolini; il film è un piccolo gioiello, anche interpretativo, ma non ebbe il successo che meritava, nonostante un ottimo plot e le belle prove delle due artiste protagoniste.

Intanto la commedia sexy esplode come fenomeno cinematografico e la Blanc interpreta alcuni film del filone; entra nel cast di Bruna, formosa, cerca superdotato per tango a Milano di Alberto Cardone, un brutto film nel quale recita accanto ad un’altra star della commedia sexy, Femi Benussi, storia incentrata sulle squallide avventure di un playboy di provincia che fa credere di essere un grande seduttore.

Erika Blanc Cosi dolce cosi perversa
Erica Blanc in Cosi dolce, così perversa, di Lenzi (nel fotogramma, alle spalle Jean Luis Trintignant)

Un tantino migliore è invece il film di Nando Cicero Bella, ricca, lieve difetto fisico cerca anima gemella, nel quale è la moglie di un tipo che seduce donne con problemi fisici per sbarcare il lunario, ma che alla fine verrà tradito proprio da Rosaria (il personaggio interpretato dalla Blanc) con una splendida modella (Marisa Mell) che non è una donna, ma un uomo.
Con Peter Lee Lawrence, lo sfortunato attore destinato poi a morire giovanissimo per un cancro al cervello interpreta Giorni d’amore sul filo di una lama, di Giuseppe Pellegrini e sempre nel 1973 lavora, sull’onda del successo riscosso dai decamerotici, in una storia boccaccesca, Primo tango a Roma – Storia d’amore e d’alchimia, che si segnala principalmente per una sequenza di nudo in cui la Blanc mostra uno splendore fisico davvero invidiabile.

Erika Blanc La terrificante notte del demonio
La terrificante notte del demonio

Erika Blanc El juego de adulterio
El juego de adulterio

Il ruolo successivo è quello di una prostituta picchiata dal suo pappone nell’ottimo Tony Arzenta, di Duccio Tessari, girato accanto a Delon, storia drammatica di un ex killer che cerca inutilmente di uscire dal giro e che finirà ammazzato davanti ad una chiesa. Non è un ruolo importante, tuttavia funziona da passepartout, come lettera di presentazione.
Dopo un parte in La porta sul buio, due produzioni spagnole El juego del adulterio di Joaquín Luis Romero Marchent e El kárate, el Colt y el impostor di Antonio Margheriti, western interpretato accanto al mitico Lee Van Cleef.Siamo nel 1974, epoca di massimo fulgore dell’industria cinematografica, la Blanc lavora con Naschy in Una libélula para cada muerto, in L’ammazzatina di Ignazio Dolce e in Bello come un arcangelo, accanto a Buzzanca, attore che girava film a ripetizione dopo il successo di Il merlo maschio.

Nel 1975 la Blanc ha 32 anni; è una donna molto bella, ha fascino, nell’ambiente cinematografico è molto stimata. Ha un legame forte con il compagno della sua vita, l’attore Alberto Lionello, con il quale formerà poi anche un sodalizio artistico in ambito teatrale.

Erika Blanc Con quale amore, con quanto amore
Con quale amore, con quanto amore

Rallenta inevitabilmente la sua attività cinematografica, compare in un memorabile servizio fotografico senza veli per una nota rivista riservata ai soli uomini, in cui mostra un fisico mozzafiato.
I film degli anni 1975,76 e 77 sono davvero poca cosa; la Blanc interpreta Il domestico, accanto ad un Buzzanca ormai replica di se stesso, in seguito lo squallido Giochi erotici di una famiglia per bene diretto da Francesco Degli Espinosa su soggetto dell’ineffabile Polselli,il mediocre La padrona è servita, nel ruolo di una donna dai robusti appetiti sessuali che tenta di sedurre il figlio di un industriale volgarotto che ha affittato un’ala della villa di famiglia,La portiera nuda di Cozzi e il discreto L’Amantide, dramma famigliare in cui è la moglie di un libertino finito sulla sedia a rotelle, diretto da Amasi Damiani.

Erika Blanc Attenti al buffone
Attenti al buffone

L’unico film degno di nota di questo periodo è Attenti al buffone, di Bevilacqua, girato accanto a Manfredi, alla Melato e a Eli Wallach.
Il ruolo della Blanc è davvero ridotto, interpreta infatti una prostituta che partecipa ad una penosa orgia con degli ex fascisti radunati a casa di Wallach, anche lui ex gerarca.
Progressivamente, abbandona il cinema anche se compare ancora in un cameo nel film a episodi Io tigro tu tigri egli tigra, ultimo film degli anni settanta girato dall’attrice.
La Blanc lavorerà d’ora in poi in teatro, anche se comparirà in qualche film, sporadicamente: si tratta di Pourvoir, di Patrice Enard (1981), poi nel ruolo della moglie di Merola in Carcerato, regia di Alfonso Brescia, in Mak pigreco 100, un terrificante esempio di cinema italiano di fine anni 80, periodo in cui la crisi dello stesso è acutissima e appare quasi irreversibile.
Da quel momento la Blanc comparirà in importanti produzioni televisive e sopratutto in film di ottimo livello, a cominciare dallo splendido Le fate ignoranti di Ozpetek, passando per Il più crudele dei giorni (2003), film diretto da Ferdinando Vicentini Orgnani dedicato ad Ilaria Alpi, la giornalista uccisa in una vicenda dai confini poco chiari in Somalia e in Cuore sacro, sempre diretta da Ozpetek.

Erika Blanc Riusciranno i nostri eroi a ritrovare…

Riusciranno i nostri eroi…

In questo film una intensa e bravissima Blanc interpreta la mamma della giornalista; non contenta, appare anche in produzioni tv di ottima fattura come le fiction Lo zio d’America 2,Fratelli,Carabinieri.
Attrice e donna anticonformista, la Blanc ha attraversato 40 anni di cinema ritagliandosi un posto importante, anche se misconosciuto da alcuni critici; va detto però che le nuove generazioni degli stessi la apprezzano oggi proprio per quella personalità carismatica, quella capacità di trasmettere emozioni nonostante l’attrice sia ormai sulla soglia dei 70 anni.

Continua a fumare la pipa, è ancora una donna dal gran fascino, anche se con vezzo tipicamente femminile, tende a rimarcare la sua età.
Una donna dal gran fascino, che conserva ancora oggi un mucchio di fans che la ricordano con affetto per il suo passato e che ne ha acquisito di nuovi, sopratutto tra i giovani, molti dei quali nati ben dopo il periodo di massimo fuglore della sua carriera.

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Erika Blanc Tony Arzenta
Tony Arzenta (di spalle, Alain Delon)

Erika Blanc Red killer
Red killer

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La rossa dalla pelle che scotta

Erika Blanc Le fate ignoranti

Le fate ignoranti

Erika Blanc L’uomo più velenoso del cobra
L’uomo più velenoso del cobra

Erika Blanc Io tigro, tu tigri egli tigra
 Io tigro, tu tigri egli tigra

Erika Blanc Il giustiziere sfida la città
Il giustiziere sfida la città

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Erika Blanc Giorni d’amore sul filo di una lama
Giorni d’amore sul filo di una lama

Erika Blanc 1000 dollari sul nero
1000 dollari sul nero

Erika Blanc-Un milione di dollari per sette assassini

Un milione di dollari per sette assassini

Erika Blanc-Primo tango a Roma

Primo tango a Roma

Erika Blanc-L'amico del padrino

L’amico del padrino

Erika Blanc-L'amantide

L’amantide

Erika Blanc-La vendetta è il mio perdono

La vendetta è il mio perdono

Erika Blanc-La padrona è servita

La padrona è servita

Erika Blanc-Giorni d'amore sul filo di una lama

Giorni d’amore sul filo di una lama

Erika Blanc-Giochi erotici di una famiglia per bene

Giochi erotici di una famiglia perbene

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Gangster per un massacro

Erika Blanc-Django spara per primo

Django spara per primo

Erika Blanc-C'è Sartana... vendi la pistola e comprati la bara

Sartana,vendi la pistola e comprati la bara

Erika Blanc-Amore e morte nel giardino degli dei

Amore e morte nel giardino degli dei

Erika Blanc-Una vacanza estrema

Una vacanza estrema

Erika Blanc La portiera nuda 2

La portiera nuda

Erika Blanc- La vendetta di Lady Morgan

La vendetta di Lady Morgan

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Operazione paura

Erika Blanc- Sette volte sette

Sette volte sette

Erika Blanc La porta sul buio

La porta sul buio

Erika Blanc La più grande rapina del West,

La più grande rapina del West

Erika Blanc Gangsters per un massacro

Gangsters per un massacro

Erika Blanc Bello come un arcangelo

Bello come un arcangelo

Erika Blanc Bella ricca lieve difetto fisico

Bella ricca lieve difetto fisico cerca anima gemella

Erika Blanc Le streghe nere

Le streghe nere

Erika Blanc Mille dollari sul nero

Mille dollari sul nero

Erika Blanc La visita

La visita

Erika Blanc La porta sul buio

La porta sul buio

Erika Blanc Il disordine del cuore

Il disordine sul cuore

Erika Blanc Due contro due

Due contro due

Erika Blanc Le spie uccidono in silenzio

Le spie uccidono in silenzio

Erika Blanc L'ammazzatina

L’ammazzatina

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Bruna,formosa cerca superdotato

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Testa di sbarco per otto implacabili

Una sera in casa Usher (serie Tv)

Tecnica di una spia

I senza Dio

Deguejo

Il magnifico Toni Carrera

L’uomo dal pugno d’oro

                                                                                            Agente S03 Operazione Atlantide

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Erika Blanc L’attrice in un’intervista realizzata per Eurotika!
L’attrice in un’intervista realizzata per Eurotika!


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Erika Blanc filmografia

Agente A77 missione Bloody Mary, regia di Sergio Grieco (1965)
Da 077: intrigo a Lisbona, regia di Tullio De Micheli (1965)
La vendetta di Lady Morgan, regia di Massimo Pupillo (1965)
Agente S03 operazione Atlantide, regia di Domenico Paolella (1965)
Colorado Charlie, regia di Roberto Mauri (1965)
Deguejo, regia di Giuseppe Vari (1965)
Django spara per primo, regia di Alberto De Martino (1966)
L’uomo dal pugno d’oro, regia di Jaime Jesus Balcazar (1966)
Operazione paura, regia di Mario Bava (1966)
Le spie uccidono in silenzio, regia di Mario Caiano (1966)
Tecnica di una spia, regia di Franco Prosperi (1966)
Un milione di dollari per sette assassini, regia di Umberto Lenzi (1966)
1000 dollari sul nero, regia di Alberto Cardone (1966)
Gangster per un massacro, regia di Gianfranco Parolini (1967)
Per 50.000 maledetti dollari, regia di Juan De La Loma (1967)
La più grande rapina del West, regia di Maurizio Lucidi (1967)
Tom Dollar, regia di Marcello Ciorciolini (1967)
La vendetta è il mio perdono, regia di Roberto Mauri (1967)
Il magnifico Tony Carrera, regia di Juan De La Loma (1968)
Riusciranno i nostri eroi a ritrovare il diamante più grande del mondo? (1968)
Sette volte sette, regia di Michele Lupo (1968)
Spara, gringo spara!, regia di Bruno Corbucci (1968)
Summit, regia di Giorgio Bontempi (1968)
Testa da sbarco per otto implacabili, regia di Alfonso Brescia (1968)
Con quale amore, con quanto amore, regia di Pasquale Festa Campanile (1969)
Così dolce… così perversa, regia di Umberto Lenzi (1969)
Io, Emanuelle, regia di Carlo Canevari (1969)
La casa delle mele mature, regia di Piero Tosini (1970)
L’uomo più velenoso del cobra, regia di Adalberto Albertini (1970)
La notte che Evelyn uscì dalla tomba, regia di Emilio P. Miraglia (1971)
La mano lunga del padrino, regia di Nando Bonomi (1971)
La terrificante notte del demonio, regia di Jean Brismè (1971)
La rossa dalla pelle che scotta, regia di Renzo Russo (1972)
I senza Dio, regia di Roberto Bianchi Montero (1972)
Tony Arzenta, regia di Duccio Tessari (1973)
Bella, ricca, lieve difetto fisico, cerca anima gemella, regia di Nando Cicero (1973)
Giorni d’amore sul filo di una lama, regia di Glauco Pellegrini (1973)
Primo tango a Roma, regia di E Gicca Palli (1973)
Il giustiziere sfida la polizia, regia di L Klimowsky (1973)
Le streghe nere, regia di A Hoven (1973)
Amore e morte nel giardino degli dei, regia di Sauro Scavolini (1974)
Il domestico, regia di Luigi Filippo D’Amico (1974)
I figli di nessuno, regia di Bruno Gaburro (1974)
Là dove non batte il sole, regia di Antonio Margheriti (1974)
Bello come un arcangelo, regia di Alfredo Giannetti (1974)
L’ammazzatina, regia di Ignazio Dolce (1975)
Giochi erotici di una famiglia per bene, regia di Francesco Degli Espinosa (1975)
La portiera nuda, regia di Luigi Cozzi (1975)
L’amantide, regia di Amasi Damiani (1976)
L’amico del padrino, regia di Frank Agrama (1976)
Attenti al buffone, regia di Alberto Bevilacqua (1976)
La padrona è servita, regia di Mario Lanfranchi (1976)
Io tigro, tu tigri, egli tigra, regia di Giorgio Capitani (1978)
Carcerato, regia di Alfonso Brescia (1981)
Pourvoir jeunes filles à vendre, regia di Pierre Euard (1981)
Sogno di una notte d’estate, regia di Gabriele Salvatores (1983)
Mak p 100, regia di Antonio Bido (1987)
Body Puzzle, regia di Lamberto Bava (1992)
Voci, regia di Franco Giraldi (2001)
Ilaria Alpi – Il più crudele dei giorni, regia di Ferdinando Vicentini Orgnani (2002)
Le fate ignoranti, regia di Ferzan Opztek (2001)
Francesco (2002)
Poco più di un anno fa-Diario di un pornodivo (2003)
Cuore sacro (2005)
Una sconfinata giovinezza (2010)

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ottobre 2, 2010 Pubblicato da: | Biografie | | 3 commenti

Cappuccetto rosso

Cappuccetto rosso locandina

Come i lettori più attenti del mio blog sanno, generalmente non mi occupo di cinema contemporaneo, per la più volte citata legge sul copyright dei fotogrammi.
La dovuta e necessaria eccezione è rappresentata da un film breve, quasi un cortometraggio, di un giovane e talentuoso regista pugliese, Stefano Simone.
Cappuccetto rosso, tratto da un romanzo di Gordiano Lupi, rappresenta una ottima prova del giovane regista, capace di utilizzare gli scarsi mezzi a disposizione ricavando, dal romanzo stesso, una fiaba nera in cui i personaggi ribaltano completamente i ruoli canonici della fiaba a cui fa riferimento il film.

Cappuccetto rosso 5

Cappuccetto rosso non è più la tenera e sperduta ragazzina che attraversa il bosco per andare a trovare la nonna, ma è un giovane all’apparenza ingenuo come la ragazzina, che si imbatte non nel lupo ma in una spietata killer.
Il ribaltamento della storia ha già qualche motivo di interesse e Simone ripercorre la storia dandole il giusto pathos, utilizzando cioè quello che più serve ad un giovane regista, ovvero la fantasia, l’intelligenza di capire come coinvolgere lo spettatore e sopratutto mostrando una buona conoscenza della macchina da presa.

Cappuccetto rosso 8

Il risultato è sicuramente di buon livello, sempre considerando il fatto che lo scarso budget ha costretto il giovane autore all’utilizzo di attori amatoriali, all’utilizzo di effetti artigianali e via dicendo.
Ma quello che conta oggi è l’idea di fare un cinema in cui ci sia la capacità di attrarre lo spettatore senza utilizzare mirabolanti effetti o nomi di cartello; Stefano Simone ci riesce, e vien da chiedersi cosa avrebbe ottenuto se avesse avuto alle spalle i finanziatori dei film di celebrati autori, per intenderci quelli dei cinepanettoni, un’autentica offesa all’intelligenza degli spettatori.

Cappuccetto rosso 7

Il cinema italiano risente proprio di questi problemi; qualche anno addietro venne proposto (qualcuno certamente ricorderà) il film Mutande pazze, finanziato dai contribuenti italiani,alla resa dei conti un’autentica presa per i fondelli, in cui venne sperperato denaro che avrebbe potuto aiutare registi come Simone ad emergere e farsi notare. E’ una vecchia storia, ahimè, che sembra ripetersi con puntualità.

Cappuccetto rosso 6

La crisi economica poi non aiuta certo i giovani volenterosi come il nostro Stefano a mostrare le loro qualità, anzi; i produttori non rischiano più nulla, preferendo la sicurezza dellepappine preconfezionate tipiche del cinema dei Vanzina, Parenti ecc.
Nihil sub soli novi.
Tra le cose che ho apprezzato maggiormente nel film di Simone c’è il sapiente utilizzo di una soundtrack molto efficace, unita alla capacità dello stesso di mantenere il ritmo ad un livello accettabile.
Ovviamente il prodotto finale risulta penalizzato oltre modo dalla recitazione, ma come già detto senza soldi è davvero problematico ricavare un prodotto eccelso.

Simpatica anche l’idea da parte di Stefano di rendere tributo a 3 grandi della cinematografia italiana, ingiustamente relegati fra gli autori di B movies o di cinema di genere come Fulci, Massaccesi e Bava: generalmente il tributo arriva sempre nei titoli di coda, sopratutto alla fine.
Stefano per evitare il solito problema della scarsa lettura degli stessi anticipa le cose, sicuramente anche per esaltare quelli che sono i maestri a cui si ispira.
Un giovane con ottime doti, quindi; attendiamolo con fiducia alle prese con storie più complesse e sopratutto con mezzi adeguati.In ultimo una breve citazione per l’autore della storia breve, Gordiano Lupi, il cui racconto tratto da Cattive storie di provincia costituisce la parte fondamentale del film.

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II critico cinematografico e scrittore, oltre che editore, ha sempre la capacità di dire cose semplici con parole semplici, il che oggi è merce rara.
Un bel duo, rien a dir, quello composto da Simone e Lupi, che vorrei rivedere all’opera.
Cappuccetto rosso, un film di Stefano Simone, con Luca Peracino, Soraia Di Fazio, Sara Ronco, Andrea Zamburlin, Giovanni Pipia-Horror- Italia 2009

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Regia: Stefano Simone
Produzione: Foglio Cinema
Sceneggiatura: Emanuele Mattana
Musiche: Luca Auriemma
Fotografia e montaggio: Stefano Simone

 

settembre 30, 2010 Pubblicato da: | Horror | , | Lascia un commento

La moglie in bianco, l’amante al pepe

La moglie in bianco l'amante al pepe locandina

Peppino Patanè, dentista e Barone, tipico esempio di galletto ruspante di mezz’età, si barcamena tra la moglie,  cicciottella e stranita e la splendida amante Anna Maria.
La sua pacifica vita da gaudente viene stravolta dall’arrivo del figlio Gianluca, che si presenta alla stazione del paese dove Patanè vive, vestito di rosa e con tanto di orecchino (siamo nel 1980).

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Ria De Simone e Susan Scott

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Susan Scott

Ben presto al barone e a suo padre, ormai anziano e in punta di morte, sorgono molti dubbi sulla virilità del giovane, aggravati dalla sua passione per il culturismo. La morte del padre di Peppino sconvolge la famiglia, non per il dolore, ma per il testamento che l’anziano lascia.
Secondo le sue disposizioni, infatti, affinchè la famiglia Patanè possa ereditare il patrimonio Gianluca deve avere un figlio entro 12 mesi dalla morte del nonno.
Peppino cerca di mettere alla prova la virilità del figlio, facendolo incontrare con la sua amante Anna Maria, senza esito.

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Occorre quindi trovare una moglie al giovane e il caso arriva in aiuto del barone. Un sacerdote suo amico ha una nipote, Sonia, una ragazza dal passato turbolento; la donna, mimetizzata sotto  occhiali spessi e un vestito castigato si rivelerà una splendida fanciulla, fisicamente esplosiva.
Alla fine Sonia e Gianluca arriveranno alle nozze e daranno alla luce il tanto sospirato erede maschio, chiamato Calogero.
Tutto sembra funzionare per il meglio, ma il giorno della presentazione al paese del bimbo, mentre tutta la famiglia è festante sul balcone con il paese radunato sotto ad applaudire, si vede Gianluca mandare un bacio furtivo ad un suo amico culturista.

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Pamela Prati

La moglie in bianco l’amante al pepe, regia di Michele Massimo Tarantini (al soggetto ci si sono messi in 4 a lavorare!) è la più classica delle commedie sexy del periodo a cavallo tra la fine degli anni settanta e l’inizio degli anni ottanta (Il film è datato 1980); il canovaccio è quello ormai tradizionale del fertile filone famigliare, ovvero il padre mandrillo, il figlio imbranato, l’amante bellissima con la moglie ovviamente tutt’altro che appetibile e in mezzo stravaganti e improbabili amorazzi, tradimenti, fughe precipitose da camere da letto.

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Questa volta il prorompente Lino Banfi, che replica per l’ennesima volta il ruolo del marito fedifrago è alle prese con un figlio (interpretato malamente dall’inespressivo Javier Viñas) sospettato, con buona ragione, di essere gay. Attorno a questo trito e abusato punto fermo, si sviluppa una commedia con rari sprazzi di comicità, affidata più all’estemporanea capacità dell’attore pugliese di far ridere grazie al suo campionario di gag che ad altro.

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Non fosse per la presenza della splendida (anche se vistosamente in là con gli anni) Susan Scott/Nieves Navarro e per le superbe doti fisiche di Pamela Prati, davvero ci sarebbe ben poco da commentare.
La storia è sempre la stessa e mette assieme luoghi comuni (il meridionale che deve assolutamente far sfoggio di virilità) e battute da trivio, natiche e seni in primo piano e le solite scene girate in camere da letto di anonimi alberghi, luoghi di convegno sei soliti immancabili adulteri.
Tutto già visto altre volte, quindi.

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Cambia solo la protagonista femminile, che questa volta è la scarsamente (quasi nulla) espressiva Pamela prati, impegnata però a far sfoggio di un fisico davvero superbo.
Nel cast figura,anche se in una particina davvero marginale, Ria De Simone, mentre alla Scott è affidato il ruolo dell’amante di Peppino Patanè, che l’attrice spagnola ricopre con la consueta abilità.
Filmetto di grana grossa, con qualche sprazzo comico (limitatissimo) che suscita ilarità.

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La moglie in bianco… l’amante al pepe,un film di Michele Massimo Tarantini. Con Lino Banfi, Pamela Prati, Marina Porcel, Raf Baldassarre,Bruno Minniti,Susan Scott,Ria De Simone
Commedia, durata 85 min. – Italia, Spagna 1980.

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La moglie in bianco l'amante al pepe banner protagonisti

Lino Banfi: Giuseppe ‘Peppino’ Patanè / Calogero Patanè
Pamela Prati: Sonia
Marisa Porcel: moglie di Peppino Patanè
Javier Viñas: Gianluca, figlio di Peppino Patanè
Ria De Simone: sorella di Peppino Patanè
Susan Scott: amante di Peppino Patanè
Toni Ucci: Zio Cosimo

La moglie in bianco l'amante al pepe banner cast
Regia:     Michele Massimo Tarantini

Soggetto:     Luciano Martino, Michele Massimo Tarantini
Sceneggiatura:     Giorgio Mariuzzo, Bruno Di Geronimo, José Vicente Puente, Michele Massimo Tarantini
Musiche: Sereno De Sutti
Editing: Alberto Moriani
Costuni: Elio Micheli


Nel suo periodo di massimo fulgore cinematografico Lino Banfì girò moltissimi film dalle alterne fortune commerciali ma dal simile (limitato) spessore cinematografico. Questa pellicola si inserisce ottimamente nel filone erotico-pecoreccio in cui eccelse l’attore pugliese ma è nel complesso una delle meno divertenti: situazioni comiche riciclate da innumerevoli film precedenti, battute poco divertenti e cast (a parte Banfi) decisamente debole.

La carenza di una vera “star” femminile (debutto ufficiale per Pamela Prati, vero nome Paola Pireddu) viene aggirata con l’escamotage di affiancarle un “fisico” dignitoso come quello della Navarro (aka Susan Scott), che non mostra -per fortuna virile- particolari inibizioni al momento di rimuovere vestiti (pur attillati). Banfi ormai è lanciato in soggetti cretini (forse neanche sceneggiati) e tira fuori il meglio dell’improvvisazione da cabaret. La musica, sempre presente, non risolleva il clima di mestìzia che alberga nell’intero film.

Da parte mia è di culto as-so-lu-to. Banfi recita la parte del barone Patané talmente sopra le righe da farlo diventare uno dei suoi ruoli più divertenti. Anzi, il ruolo è doppio visto che nella prima parte lo vediamo anche nei panni del nonno sporcaccione. Certo tecnicamente si è visto di meglio, anche restando nella filmografia di Michele Massimo Tarantini, ma la storia è perfetta per le corde del comico barese ed il film guadagna punti su punti. Imbambolata ma da sturbo l’esordiente Pamela Prati, che non avrà mai grande fortuna col cinema.

Ma basta!!! Al miliardesimo film-pochade all’italiana Banfi ha chiarito essere un attore dal repertorio limitatissimo. Anche Totò faceva brutti film ma nonostante ciò era un genio. Quindi la giustificazione che Banfi era costretto da copioni beceri non regge. Questo, coproduzione spagnola con una starlet così poco memorabile come la Prati (sembra un trans), è tra i meno riusciti di un universo cinematografico che oggi sembra così poco politically correct ma che all’epoca era solo volgare. Nieves Navarro solleva la desolante situazione tette-culo.

Un Banfi scatenato così non lo avevamo mai visto: un susseguirsi di urla, gestacci, versi in pieno stile “banfesco” fanno da cornice a questa classica commedia degli equivoci (se così vogliamo chiamarla). C’è una giovane Pamela Prati (alla faccia a quelli che dicevano che era un travestito) e un nonnino che non è altro che Banfi sulla sedia a rotelle. Forse uno dei migliori film diretti da Tarantini.

 

settembre 29, 2010 Pubblicato da: | Commedia | , , , , | Lascia un commento