Mangiati vivi
Una serie di misteriosi e raccapriccianti omicidi si abbatte sulla città di New York: un misterioso assassino, armato di una cerbottana che lancia micidiali dardi intrisi di un letale veleno estratto dalle ghiandole dei cobra, dopo aver assassinato alcune persone, muore investito da un camion.
Ivan Rassimov
Addosso all’uomo la polizia rinviene una pellicola girata dalla sorella di Sheila Morris, Diana, e la polizia convoca quindi Sheila sia per informarla della cosa sia sperando in un qualche aiuto da parte della donna. Visionando la pellicola, Sheila apprende che Diana probabilmente è entrata a far parte della Setta della Purificazione, guidata dal santone Melvyn Jonas, che ha abbandonato la civiltà per rifugiarsi in Guinea, in una zona impenetrabile, pericolosissima, sia per l’ambiente, particolarmente ostile, sia per la presenza di tribù dedite al cannibalismo.
Decisa a ritrovare sua sorella Diana, Sheila parte per la Guinea, dove conosce Mark, un ex combattente del Vietnam ora ridotto a fare la guida. Con il miraggio di un compenso molto alto, trentamila dollari, Sheila convince la riluttante guida a mettersi in cammino per la giungla. I due partono così sulle tracce di Diana; la marcia di avvicinamento al villaggio sarà un’autentica odissea, ma i veri pericoli attendono la coppia proprio nel villaggio.
Melvyn Jonas guida il gruppo dei fuggitivi dalla civiltà con mano dura e rituali pagani; per aumentare l’ascendente sulla gente, non esita a usare droghe, oltre a servirsi di alcuni nativi per scoraggiare fughe e defezioni. Sheila e Mark stessi vengono costretti all’obbedienza; la donna, drogata, viene stuprata con un fallo artificiale. Diana, riemersa dai fumi delle droghe che il santone le somministrava, chiede a Sheila di organizzare la fuga. I tre, con la collaborazione di Mownara, una donna nativa rimasta vedova, riescono a fuggire, ma devono separarsi.
Diana e Mownara, inseguite dai cannibali, vengono divorate vive, mentre Sheila e Mark, allo stremo delle forze, dopo una rocambolesca fuga inseguiti dai cannibali, riescono a saltare su un elicottero inviato alla loro ricerca. Jonas, resosi conto che a breve avrà l’esercito contro, convince i suoi seguaci a morire in un rituale di suicidio collettivo.Rientrati a New York, Sheila e Mark apprendono dello sterminio di massa; all’appello però manca proprio Jonas, che sembra essere fuggito. La donna scopre anche che Diana aveva donato tutti i loro beni al santone. Mangiati vivi ppartiene alla nutrita schiera dei cannibal movie, il genere a cui proprio Lenzi, regista del film, diede un contributo importante con il primo film che inaugurò la serie, Il paese del sesso selvaggio.
In questa pellicola utilizza nuovamente Me Me Lay e Ivan Rassimov, che avevano ben lavorato nella pellicola citata. Il film è di buona fattura, anche se purtroppo, ancora una volta, si segnala anche per la presenza di scene disgustose riguardanti l’uccisione di animali, in questo caso dei coccodrilli e dei serpenti. Il finale del film, violentissimo, ricorda la terribile storia del reverendo Jim Jones e del suicidio di massa avvenuto nella Guyana nel 1978 .
Me Me Lai
Quando Umberto Lenzi gira Mangiati vivi, l’eco della terribile storia del massacro della Guyana era ancora molto viva; il film infatti è datato 1980, quindi erano passati solo due anni dai tragici fatti di Jonestown, quando oltre 900 persone si immolarono per la follia del reverendo Jones. Il film si lascia vedere, il ritmo c’è e la sceneggiatura non perde colpi; Lenzi aggiunge anche scene piccanti, come lo stupro rituale di Mownara, oppure le scene della violenza subita da Diana ad opera dei nativi agli ordini di Jonas.
Molto crude le scene di violenza, girate con indubbia abilità, incluse le famigerate scene in cui Diana e Mownara vengono mangiate a pezzi staccati dal corpo mentre sono vive. raccapricciante la scena della mutilazione di diana, a cui viene strappato un seno e una gamba da un cannibale, che poi divora il tutto con evidente soddisfazione. Il cast, oltre ai citati Rassimov e Me Me Lai, include la bella Janet Agren, che interpreta dignitosamente Sheila Morris e Paola Senatore, che interpreta Diana. Il ruolo di Mark è affidato a Robert Kerman, che se la cava discretamente. Nel film, in una piccola parte c’è anche Mel Ferrer
Mangiati vivi, un film di Umberto Lenzi. Con Janet Agren, Mel Ferrer, Paola Senatore, Ivan Rassimov.Robert Kermann, Franco Fantasia, Me Me Lai Horror, durata 94 min. – Italia 1980. –
Robert Kerman: Mark Butker
Janet Agren: Sheila Morris
Ivan Rassimov: reverendo Melvyn Jonas
Me Me Lay: Mownara
Paola Senatore: Diana Morris
Regia: Umberto Lenzi
Sceneggiatura: Umberto Lenzi
Fotografia: Federico Zanni
Montaggio: Eugenio Alabiso
Musiche: Budy Maglione
Una lucertola con la pelle di donna
Il sogno si mescola alla realtà, creando un groviglio inestricabile in cui è praticamente impossibile capire cosa sia veramente accaduto in casa Durer, sopratutto che ruolo abbia avuto Carol Hammond nella vicenda, una donna elegante, bella e sensuale. Lo scenario è una Londra inusuale, così come sono inusuali i personaggi di questo film: atmosfera di sospetto, pazzia, perversione, sembrano avvolgere i personaggi, rendendoli più simili a casi psichiatrici che a persone normali, quelle persone con una vita normale, con una famiglia normale e con un lavoro che li attende la mattina.

Florinda Bolkan è Carol, Anita Strindberg è Julie
Ma Carol, Julia, Jean e gli altri non sembrano affatto normali: o forse lo sono, ma in una dimensione diversa da quella che noi conosciamo.
Carol Hammond, bella e affascinante, si reca da uno psichiatra, il dottor Kerr e gli racconta delle sue strani visioni; la notte è tormentata da sogni onirici, i cui vede la vicina di casa, la bellissima e disinibita Julie Durer, impegnata con lei in strani giochi erotici, che culminano con un rituale assassinio finale, in cui Carol, armata di coltello, uccide la donna.
Frammenti di sogno?
Per lo psichiatra la soluzione è nel complesso rapporto di invidia/gelosia che Carol prova verso la donna, e liquida il tutto come un normalissimo e banale gesto liberatorio, in cui Carol sfoga solo virtualmente con la violenza il suo istinto latente.
Ma le cose non sono affatto così semplici, e difatti qualche giorno dopo la bella Julie viene trovata uccisa proprio con le modalità indicate da Carol nel sogno. E’ lei l’assassina?
Per l’ispettore Corvin non ci sono dubbi: la presenza sullo scenario del delitto di una pelliccia e di un fermacarte che appartengono a Carol sono elementi sufficienti per indicare nella donna l’autrice del delitto. Ma durante le indagini, subito dopo l’incriminazione di Carol, ecco comparire vari personaggi che in qualche modo potrebbero essere coinvolti nell’omicidio e che potrebbero aver avuto un valido movente per compiere il delitto accusando Carol del crimine.
C’è suo marito, Frank, che ha una relazione adulterina, c’è Deborah, l’amante di Frank, c’è Joan la figlia di Frank quindi la figliastra di Carol, che ha uno strano legame con degli hippy che sembrano essere stati testimoni dell’omicidio, c’è il padre di Carol…..
Tutti, in qualche modo, sembrano avere delle motivazioni che potrebbero aver portato uno di loro a compiere l’omicidio.
Per quanto poco persuaso dal racconto di Carol, l’ispettore Corvin prosegue le sue indagini, non tralasciando alcuna pista.
Pazientemente, Corvin ricostruisce tutti i tasselli della vicenda, e alla fine conferma l’ipotesi iniziale: a uccidere Julie è stata proprio Carol, legata da un morboso e torbido rapporto alla donna.
La stessa Carol ha costruito abilmente il sogno, le varie combinazioni che si susseguono nel film, anticipando una difesa difficilmente smontabile, non fosse stato per l’arguzia dell’ispettore.
Il film di Fulci, girato nel 1971, mette tanta carne al fuoco, probabilmente troppa.Però va detto subito che l’impianto narrativo è di prim’ordine, anche se si fa fatica a capire il simbolismo di molte scene, in cui la realtà finisce per assomigliare al sogno, in cui verità e menzogna si mescolano in un groviglio in cui appare impossibile orientarsi.
Il fascino del film è sostanzialmente questo: sappiamo come avviene l’omicidio, vediamo Carol commetterlo, ma prendiamo per buono il racconto della donna allo psichiatra e iniziamo a sospettare di tutti.
Anita Strindberg
Invece, alla fine,la verità è banale, ed era sotto gli occhi di tutti.
Nessun intuito paranormale, nessuna visione premonitrice, ma la banalità assoluta di una mente deviata che organizza diabolicamente un omicidio che ha un solo punto debole, che alla fine farà crollare miseramente tutto il piano
Se il film ha dei punti deboli strutturali, Fulci, con il suo grande mestiere, riesce a mascherarli, unendo alcune situazioni presenti nei nuovi canoni del thriller all’italiana ( sesso morboso, scene splatter come quella dei cani) alla potenza delle immagini sia reali che sognate, rendendo in pratica impossibile il distinguere una strada vera e univoca della storia.
Scena memorabile quella del laboratorio con i cani squartati e legati, con il cuore in prima vista, scoperti da Carol; un trucco magnifico che costò a Fulci la denuncia per maltrattamenti su animali.
Pubblicità gratuita per l’inventore delle scene, il grande Rambaldi, che iniziò così a diventare famoso come creatore di particolari effetti speciali.
Il cast se la cava con diligenza; bene la Bolkan nel ruolo dell’imperscrutabile Carol, bene Anita Strindberg in quello di Julie.
Il quadro delle presenze femminili è completato da altre due splendide donne, l’altera Silvia Monti nel ruolo di Deborah e l’esile e acerba Ely Galleani in quello di Joan
Cast maschile di secondo piano, sia rispetto alla storia narrata sia all’effettivo valore della recitazione;asciutto e compassato Stanley Baker nel ruolo dell’ispettore Corvin, inapuuntabile Jean Sorel nel rulo di Frank.
Una lucertola con la pelle di donna. Un film di Lucio Fulci. Con Florinda Bolkan, Leo Genn, Jean Sorel, Stanley Baker, Franco Balducci.Georges Rigaud, Gaetano Imbrò, Ezio Marano, Silvia Monti, Anita Strindberg,Ely Galleani
Titolo inglese; Lizard in a woman’s skin Giallo, durata 91 min. – Italia 1971.

Florinda Bolkan … Carol Hammond
Stanley Baker … Ispettore Corvin
Jean Sorel … Frank Hammond
Silvia Monti … Deborah
Alberto de Mendoza … Sergente . Brandon
Penny Brown … Jenny (ragazza hippy)
Mike Kennedy … Hubert (ragazzo hippy)
Ely Galleani … Joan Hammond
George Rigaud … Dr. Kerr
Ezio Marano … Lowell (Uomo della scientifica)
Franco Balducci … McKenna
Luigi Antonio Guerra … Poliziotto
Erzsi Paál … Signora Gordon
Gaetano Imbró … Poliziotto
Leo Genn … Edmond Brighton
Regia: Lucio Fulci
Soggetto: Lucio Fulci, Roberto Gianviti
Sceneggiatura: Lucio Fulci, Roberto Gianviti, José Luis Martinez Molla, André Tranché
Produttore: Edmondo Amati
Produttore esecutivo: Renato Jaboni
Casa di produzione: Apollo Films, Atlantida Films, Les Films Corona
Fotografia: Luigi Kuveiller
Montaggio: Jorge Serralonga, Vincenzo Tomassi (supervisione)
Effetti speciali: Carlo Rambaldi, Eugenio Ascani
Musiche: Ennio Morricone
Scenografia: Román Calatayud, Nedo Azzini, Maurizio Chiari
Costumi: Maurizio Chiari
Trucco: Franco Di Girolamo, Gloria Fava
L’infermiera nella corsia dei militari
Grazia, giovane e bella cantante, più che brava, procace, ha una relazione con Johnny, il gestore un tantino losco del night nel quale lavora. L’uomo le chiede di fingersi un’infermiera, per poter recuperare due quadri appartenuti a sua madre, rubati e ora nascosti all’interno della clinica psichiatrica del professor Larussa. Così Grazia entra nella clinica,dove ovviamente abbondano i fuori di testa, inclusi i classici generali e il pittore con qualche dote.

Lino Banfi è il Professor Larussa
La donna è costretta anche a difendersi dalle lunghe mani dei pazienti, oltre che a doversi guardare dal professor Larussa, un uomo che ha problemi con la moglie, che crede frigida. Dopo diverse peripezie, Grazia rintraccia i due famosi quadri, proprio nella stanza di peppino, il pittore fuori di testa. scopre però che non si tratta di due quadri della madre di Johnny, ma di due preziosissimi Caravaggio, rubati, ovviamente.

Alvaro Vitali è il pittore pazzo
Scopre anche che Johnny non ha alcuna intenzione di farla diventare una cantante famoa, ma che intende vendere i quadri e scappare in America con la sua amante. Grazia, così, con l’aiuto dell’assistente di larussa, sventa il piano. Non diventerà una cantante famosa, in compenso troverà l’amore.
Mariano Laurenti, autore di questo L’infermiera nella corsia dei militari, ha diretto, nel corso della sua carriera, una cinquantina di film, quasi tutti appartenenti alla commedia sexy:
Nelle due foto: Nadia Cassini è Grazia
sono suoi alcuni titoli di culto, come Quel gran pezzo dell’Ubalda, La vedova inconsolabile ringrazia quanti la consolarono e Il vizio di famiglia. Lasciata la Fenech, Laurenti punta sulla Cassini, sicuramente molto meno dotata di capacità artistiche, ma fisicamente splosiva, grazie al corpo perfetto. Inserisce nel cast l’onnipresente e bravo Banfi, lo mescola a Alvaro Vitali, Susan Scott, Karin Schubert e Carmen Russo e tira fuori una gradevole commediola, assolutamente insolita nel desolante panorama di fine anni settanta.
Siamo infatti nel 1979, e la crisi del cinema è ormai esplosa a livello quasi mondiale; la stessa commedia sexy ha ormai pochi proseliti, tuttavia Laurenti gira un film in cui qualche risata la si fa, anche se ovviamente siamo al livello tipico di questi film. Tuttavia non è un prodotto da bocciare in toto, non fosse, come già detto, per le discrete battute, una trama una volta tanto non basata solo sulle gag, e per il best cast al femminile che il film propone. Certo, chiedere alla Cassini o a Carmen Russo di recitare è davvero troppo, tuttavia in una pellicola di questo tipo si può sorvolare, accontentandosi di ammirare le perfette forme delle due attrici, di ridacchiare con Banfi e Vitali, il che, con i tempi che correvano nel 1979, non era cosa da poco.
Susan Scott (Nieves Navarro) è Veronica Larussa
L’infermiera nella corsia dei militari , un film di Mariano Laurenti, con Lino Banfi, Nadia Cassini, Paolo Giusti, Enzo Andronico,Elio Zamuto, Karin Schubert,Susan Scott, Gino Pagnani, Alvaro Vitali, Carmen Russo
Commedia, durata 88 min. – Italia 1979.
Nadia Cassini … Grazia Mancini
Lino Banfi … Prof. Amedeo La Russa
Paolo Giusti … Prof. Santarelli
Karin Schubert … Eva
Elio Zamuto … John
Renato Cortesi … Ugolini
Marcello Martana Moretti
Gino Pagnani … Ottavio
Ermelinda De Felice … Suor Fulgenzia
Enzo Andronico … Cav. Galeazzo Gedeone
Carmen Russo … Modella
Alvaro Vitali …. Peppino, Il pittore pazzo
Jimmy il Fenomeno … Il guardiano
Luigi Uzzo … Gustavo – male Nurse
Vittoria Di Silverio L’amante di Johnny
Susan Scott (Nieves Navarro) Veronica Larussa
Regia: Mariano Laurenti
Soggetto: Mariano Laurenti, Francesco Milizia
Sceneggiatura: Mariano Laurenti, Francesco Milizia
Fotografia: Federico Zanni
Montaggio: Alberto Moriani
Musiche: Gianni Ferrio
Ultimo tango a Zagarol
Franco, sposato con Margherita, lavora nello squallido alberghetto a ore della moglie; Margherita, una donna tirannica e sovrappeso, lo obbliga ad una dieta da fame. Un giorno, stanco delle angherie della donna, Franco decide di andarsene, e dopo aver rinfacciato alla moglie la relazione che la stessa intrattiene con un pensionante, molla tutto e va via.
Ingaggiato da una regista fuori di testa, Franco racimola il denaro necessario per prendere in fitto un appartamento in cui il vecchio affittuario, un artista, è morto divorato dai topi.
Qui conosce una ragazza che rifiuta di dirgli anche il suo nome, e che lo obbliga a stravaganti giochi sessuali, come lo stendersi su una rete da letto con due campanelli in mano, mentre lei elettrifica la stessa.
Sempre più affamato, Franco sottosta agli strani giochi, finchè non sa che sua moglie è morta: convinto di aver ereditato l’alberghetto, Franco torna a casa, ma scopre che la moglie non è affatto morta. La stessa, dietro consiglio della madre, ha finto la dipartita per costringere il marito a tornare a casa. Franco scappa nuovamente, e per strada scopre che la misteriosa ragazza conosciuta nell’appartamento altro non è che una prostituta. Ancora una volta in fuga, Franco si rifugia, inseguito dalla ragazza, nell’alberghetto. La moglie e la ragazza lo supplicano di restare con loro, e Franco accetta. In cambio chiede da mangiare e del…..burro.
Gustosa parodia di Ultimo tango a Parigi, il film di Nando Cicero vede per la prima volta Franco Franchi esibirsi in un ruolo d’attore comico si, ma decisamente impegnativo, lontano dai clichè ai quali il bravo attore siciliano aveva abituato il pubblico. La storia sembra surreale, così come il suo svolgimento, sopratutto nelle parti che integrano la figura della stravagante regista che dovrebbe documentare i comportamenti degli italiani nelle toilette; ma la storia resta comunque intrigante, sottilmente amara anche se girata in chiave volutamente farsesca.
Nel ruolo della ragazza senza nome troviamo una bellissima Martine Beswick, ex Bond girl, mentre la regista è una splendida Franca Valeri, ironica come suo solito. La vera sorpresa, come già detto, è costituita da Franco franchi, che da spessore e sottile humour al suo ruolo dello sfortunato Franco, angariato da una moglie fedifraga e da un’amante che lo tiene a stecchetto sia in fatto di sesso che di semplice soddisfazione del primario bisogno di franco,mangiare.
Davvero gustose le scene girate nello squallido appartamento, che in qualche modo appare più squallido ancora di quello dal quale prende modello, l’appartamento che vede la muta storia di sesso tra i due sconosciuti di Ultimo tango a parigi. Siparietto gustoso quello con Nicola Arigliano, il misterioso amante di Margherita, costretto a vivere come un recluso dalla donna, e condannato alla vita di un’oca all’ingrasso.
In definitiva un film da rivalutare, anche se va detto che sono tanti coloro che hanno attribuito a questo film l’etichetta di cult, sopravanzando anche il ben più famoso Ultimo tango di Bertolucci.
Ultimo Tango a Zagarol, un film di Nando Cicero, con Nicola Arigliano, Martine Beswick, Ugo Francareggi, Franco Franchi, Carla Mancini, Gina Rovere, Franca Valeri Italia 1973, Commedia
Franco Franchi: Franco
Martine Beswick: la ragazza
Nicola Arigliano: Marcello
Franca Valeri: la regista
Gina Rovere: Margherita
Loredana Mongardini: Maria
Nerina Montagnani
Ugo Fangareggi: l’operatore
Luciano Bonanni: l’ingegnere
Franca Scagnetti: partecipante alla gara di tango
Nerina Montagnani: addetta alla toilette
Grazia di Marzà: madre di Margherita
Giuseppe Bruno Bossio: selezionatore
Jimmy il Fenomeno: cliente dell’albergo a ore
Regia: Nando Cicero
Soggetto: Mario Mariani
Sceneggiatura: Marino Onorati
Produttore: Mario Mariani
Fotografia: Luciano Trasatti
Montaggio: Alessandro Peticca
Musiche: Ubaldo Continiello, Franco Franchi
La bestia uccide a sangue freddo

Fernando Di Leo si cimenta nell’horror/thriller con questo La bestia uccide a sangue freddo; il risultato finale, aldilà di alcune geniali trovate a livello visivo, è un pasticciato film in cui si mescolano efferati delitti, un pò di sangue e di macabri omicidi, e poco più.
La storia prende corpo con il litigio tra due coniugi, Hans e sua moglie Ruth, in seguito al quale l’uomo decide di far ricoverare la donna nell’istituto psichiatrico del prof.Oesterman. All’interno della clinica si sviluppano i soliti intrecci morbosi, tra una infermiera e la sua paziente di colore, tra un’altra paziente e un giardiniere e una relazione amorosa tra la signora Chaeryl e il medico della clinica, il dottor Clay.

Klaus Kinski , il Dr. Francis Clay
L’atmosfera dell’istituto, già di per se avvolta in una cappa insalubre e morbosa, diventa angosciante quando un misterioso assassino incapucciato inizia a mietere vittime tra il personale e le pazienti della struttura.
La prima a subire un attentato è Chaeryl, che però sfugge alla morte; poi, in un crescendo di terrore, vengono uccisi una infermiera, a cui viene mozzata la testa in giardino, la signora Ruth, pugnalata a morte nel suo letto, l’autista della clinica Augusto, l’unico ad aver visto in azione il misterioso killer, e infine Anna
(l’insaziabile donna che ha un legame con il giardiniere) e Mara, la bella ragazza di colore che si stava trastullando in un rapporto lesbico con l’infermiera Hilde. Il professor Oesterman e il Dr. Clay dapprima tentano di sbrogliarsela da soli, poi si rivolgono alla polizia; d’accordo con l’ispettore Kore, tendono una trappola con la collaborazione di Chaeryl al misterioso assassino…..
La bestia uccide a sangue freddo, come già detto, non è un gran film; nonostante l’indubbio mestiere di Di Leo, la sceneggiatura mostra grosse falle. A poco vale il cast messo su dal regista, nel quale spicca un opaco Klaus Kinskj, per una volta in un ruolo non da cattivissimo, la bella Margaret Lee, beniamina del pubblico televisivo italiano nel ruolo di Chaeryl, una affascinante e spogliatissima Rosalba Neri, nel ruolo della ninfomane Anna e Monica Strebel in quello dell’infermiera dalle inclinazioni particolari. I colpi di scena latitano, e ben presto i misteriosi omicidi sembrano essere legati ad un filo conduttore piuttosto esile, ed infatti il finale non smentisce le premesse, con un bagno di sangue assolutamente illogico.
La versione italiana del film, abbastanza osè per l’epoca in cui venne girato, non include alcune scene molto forti che vennero viceversa aggiunte per il mercato estero: in esse si vedono l’atto di autoerotismo della Neri (forse lei, forse una controfigura, chissà) e lo stesso atto fatto da Monica Strebel, oltre a qualche sforbiciata come quella delle scene del rapporto amoroso tra il giardiniere e la Neri nella serra della clinica.
In definitiva, un prodotto debole, anche se non inguardabile: la mano di Di Leo salva il tutto da un naufragio annunciato dopo una buona mezzora di film.
Poche scene gore, fa le qual l’omicidio di Mara, avvenuto con l’uso di una balestra che lancia una freccia dal giardino, la decapitazione dell’infermiera e le scene finali, in cui il folle omicida massacra le infermiere con una mazza residuo medioevale, prima di cadere sotto il fuoco dei poliziotti.
Troppo poco per dare una valutazione quantomeno sufficiente ad un prodotto che dovremmo inserire tra i B movie.
La bestia uccide a sangue freddo ,un film di Fernando Di Leo. Con Klaus Kinski, Margaret Lee, Rosalba Neri, Jane Garret, Gioia Desideri, Fernando Cerulli, John Karlsen, Monica Strebel, Ettore Geri, Carla Mancini
Horror, durata 90 min. – Italia 1971.

Klaus Kinski … Dr. Francis Clay
Margaret Lee … Cheryl Hume
Rosalba Neri … Anna Palmieri
Jane Garret … Mara
John Karlsen … Professor Osterman
Gioia Desideri … Ruth
John Ely … Giardiniere
Fernando Cerulli … Augusto, l’autista
Giulio Baraghini … Poliziotto
Ettore Geri … L’ispettore Kore
Monica Strebel … L’infermiera Hilde
Carla Mancini … Infermiera
Franco Marletta … Infermiere
Regia: Fernando Di Leo
Soggetto: Fernando Di Leo, Nino Latino
Sceneggiatura: Fernando Di Leo, Nino Latino
Produttore: Tiziano Longo, Armando Novelli
Fotografia: Franco Villa
Montaggio: Amedeo Giomini
Effetti speciali:
Musiche: Silvano Spadaccino
Scenografia: Teresa Ferrone, Nicola Tamburo
Costumi: Marcella Moretti
Trucco: Antonio Mura
Desiderando Giulia
Un insolito triangolo amoroso, una femme fatale, uno scrittore in crisi (l’ennesimo), un giovane scrittore rampante che non esita a sedurre la sorella dello scrittore in crisi pur di raggiungere i propri scopi.
In sintesi la trama di Desiderando Giulia è questa; ma ovviamente fermarsi ad un Bignami del sunto non è certo chi si aspetta una descrizione del film. E allora ecco più o meno la trama di questo filmetto realizzato da Andrea Barzini con molta mediocrità e su una sceneggiatura già vista e impalpabile.
Emilio, che vive con sua sorella Amalia, ha da tempo smesso di scrivere; un giorno conosce Stefano, un giovane che vorrebbe diventare anche lui scrittore, e inizia a corregergli quanto scritto fino ad allora. Stefano gli fa conoscere Giulia, una strana donna dal comportamento sfuggente. La ragazza ha una vita quantomeno disordinata; lavora come modella, e si concede evidentemente diverse avventure,
Preso dal vortice della pasione, Emilio si rende ben presto conto che Giulia è per lui una vera e propria droga; ma la donna lo tradisce senza ritegno, inoltre evita accuratamente di legarsi a lui. Così ben presto la storia tra i due diventa un delirio sensuale, al quale Giulia si concede, costringendo però il suo amante ad una serie di umilazioni. Intanto Stefano, che ha sedotto la povera Amalia, inizia a trascurarla e ad allontanarsi anche da Emilio, avendo raggiunto il suo scopo.
Così lo scrittore tenta di consolarsi tra le braccia di Giulia, che inevitabilmente mostra di essere una donna amorale e viziosa; lo coinvolge anche in uno squallido menage a tre, durante il quale Emilio fa a pugni con l’altro lato del triangolo. Giulia mostra inoltre pericolose tendenze non solo alla poligamia, ma inclinazioni verso la droga. Emilio accetta tutto, ma nel frattempo Amalia, delusa, si uccide gettandosi nel mare. Quando Emilio, chiamato dalla polizia, vede il cadavere della sorella, si rifugia nella casa laciatagli dai genitori, dove Giulia lo raggiunge ancora una volta, prima di lasciarlo del tutto.
Film decisamente noioso, mal interpretato, nonostante la rpesenza di Valeria D’Obici e di Sergio Rubini, Desiderando Giulia non sfugge al clichè del film erotico rivestito da una sottilissima patina di ambizioni assolutamente inespresse, permettendo allo spettatore sbadigli a non finire, intervallati dai monumentali nudi di serena Grandi, che fa del suo meglio per mettere in mostra le giunoniche forme, accontentando così almeno la parte voyeuristica dello spettatore.
Il resto è solo noia, sconfinata, in un film che non decolla mai; le premesse, sin dalle prime inquadrature, non ci sono, per cui spettatore avvisato……
Per una volta concordo in assoluto con questo giudizio tratto dal famoso sito che spesso stigmatizzo:
“Da Senilità (1898) di Svevo, già filmato da Bolognini (1962) con Claudia Cardinale, Barzini ha ricavato un film vacuo, decorativo, al servizio del greve erotismo all’amatriciana della Grandi, trasferendo l’azione da Trieste a Roma.”
Sintetico, approvabile sic et simpliciter
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Desiderando Giulia, un film di Andrea Barzini. Con Serena Grandi, Sergio Rubini, Valeria D’Obici, Massimo Sarchielli.Giuliana Calandra, Johan Leysen
Drammatico erotico, durata 92 min. – Italia 1986.
Serena Grandi: Giulia
Johan Leysen: Emilio
Valeria D’Obici: Amalia
Sergio Rubini: Stefano
Regia Andrea Barzini
Soggetto Gianfranco Clerici, Andrea Barzini
Sceneggiatura Gianfranco Clerici, Andrea Barzini, Domenico Matteucci
Casa di produzione Dania Film – Filmes International
Distribuzione (Italia) Medusa
Fotografia Mario Vulpiani
Musiche Antonio Sechi
1970, un anno di cinema
Il primo anno del decennio 70 segna uno dei periodi più fortunati per il cinema italiano: una mole cospicua di film di ottima fattura si unisce all’interesse sempre più accentuato del pubblico, non ancora disorientato dall’avvento delle tv private, che furono una delle cause della crisi che si abbatterà sul cinema nello stesso decennio, ma verso la sua conclusione.
L’Italia segna punti a suo favore, come la vittoria al Festival di Cannes del film di Elio Petri Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, interpretato da Gian Maria Volonté, Florinda Bolkan, Orazio Orlando, Gianni Santuccio e Salvo Randone.

Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto

La Sanda e Testi in Il giardino dei Finzi Contini
Il film, che racconta la storia di un commissario di polizia che arriva a sfidare le autorità e gli inquirenti commettendo un omicidio ai danni della sua amante, seminando poi indizi che lo compromettono, certo comunque dell’impunità, ottiene contemporaneamente la Palma d’oro, un successo di critica e di pubblico, risultando alla fine il film più importante della stagione, grazie anche alla memorabile interpretazione di Gian Maria Volontè. Il 1970 è anche l’anno di Zabriskie Point, film diretto da Michelangelo Antonioni, storia drammatica di un giovane che dopo aver ucciso un agente di polizia fugge nel deserto di Zabriskie Point, in California. Il film riscuote buon successo ai botteghini, pur non essendo di facile approccio.

Dramma della gelosia – Tutti i particolari in cronaca
Altro successo della stagione è Anonimo veneziano, diretto dall’attore-regista Enrrico Maria Salerno, interpretato dalla coppia Bolkan-Musante, che tratteggia le due figure di un musicista gravemente malato e della moglie separata con sobrietà e eleganza, Il film, che si avvale della splendida colonna sonora di Stelvio Cipriani, a fine stagione sarà uno dei più visti, così come un lusinghiero successo, premiato anche con un Oscar ottiene Il giardino dei Finzi Contini di Vittorio De Sica, appassionata trasposizione del romanzo di Bassani, incentrato su un gruppo di giovani che, durante l’applicazione delle leggi razziali, si rifugia in un giardino di proprietà della ricca famiglia ebrea dei Finzi Contini, isolandosi in qualche modo dalla realtà atroce che il mondo esterno sta per vivere. Un film che vede interpretazioni memorabili di Dominique Sanda e di Lino Capolicchio, oltre ad una bellissima fotografia. Due film americani si impongono sia come successo di critica sia di pubblico:

Alain Delon nello splendido I senza nome

Trintignant e la Sandrelli in Il conformista
sono Soldato blu, di Ralph Nelson, uno dei primissimi film a trattare il tema del genocidio dei pellerossa in maniera cruda e appassionata e Fragole e sangue,di Stuart Hagman, importantissimo film sulla contestazione americana nelle università, un vero manifesto giovanile, scandito da una colonna sonora sontuosa.Dall’America arriva anche il dissacrante Mash, storia di un gruppo di medici insofferenti alla disciplina militare, che arriveranno anche a irridere i caduti della guerra di Corea;il film, manifesto antimilitarista di Altman, a fine stagione sarà uno dei più visti. Altro grande successo è Piccolo grande uomo, magistrale interpretazione di Dustin Hoffman, diventato celebre non solo per la storia di Jack Crabb, il pioniere che vive l’epopea tragica del genocidio dei pellerossa, ma anche per la straordinaria trasformazione dell’attore che interpreta uno dei ruoli più impotanti della sua pur luminosa carriera.

Romy Schneider nel bellissimo La califfa
L’Italia risponde con il capofila dei film western basati sulla comicità, ovvero quel Lo chiamavano Trinità che a fine stagione sarà il film più visto in assoluto; il western, grazie a Terence Hill che interpreta lo scanzonato Trinità, a Bud Spencer e alla gran regia di Clucher/Barboni, riacquisisce linfa, dando il via ad un nuovo genere. Un buon successo è Metello, di Mauro Bolognini, storia di un operaio che sperimenta le dure condizioni di vita dell’Italia di inizio secolo. Il film è anche un buon successo personale per il cantante Massimo Ranieri e per la giovane Ottavia Piccolo

La vita privata di Sherlock Holmes
Due film, assolutamente diversi tra loro, sono però in maniera diversa le vere sorprese della stagione; il primo è il thriller diretto da Dario Argento L’uccello dalle piume di cristallo, che farà da apri pista alla stagione d’oro del thriller ll’italiana, segnando di fatto tutto il decennio, e diventando contemporaneamente punto di riferimento nel futuro di molti registi d’oltralpe. L’altro caso cinematografico è Brancaleone alle crociate, seguito dello spassosissimo L’armata Brancaleone, con un superlativo Gassman nei panni del comandante della banda di straccioni dall’ineguagliabile linguaggio. Grande successo dell’anno è Love story, che, come suggerisce il titolo, è un film d’amore ben diretto da Arthur Hiller, che lancia il talento della brava Ali Mc Graw, assecondata da un Ryan O’ Neal insolitamente romantico; la storia dei due, mondi diversissimi che si incontrano e si amano, fino al tragico finale in cui lei muore di leucemia, commuove il mondo e ovviamente l’Italia;
merito anche della struggente colonna sonora di Francis Lai.Il cinema bellico, in auge nei primi anni settanta, vede le buone affermazioni di Tora Tora Tora, rievocazione dell’attacco giapponese a Pearl Harbour, un kolossal con Joseph Cotten, Martin Balsam e Toshiro Mifune, Patton, generale d’acciaio, basato sulla vita del grande generale americano, interpretato da George C. Scott, che con questo film vince l’Oscar e il tonfo di Waterloo, storia dell’ultima battaglia di Napoleone, film costato un pozzo di soldi e rivelatosi viceversa un fiasco al botteghino, nonostante la grande interpretazione di Rod Steiger.

Marlene Jobert in L’uomo venuto dalla pioggia
Ettore Scola presenta il suo Dramma della gelosia – Tutti i particolari in cronaca, con Monica Vitti, Giancarlo Giannini, Marisa Merlini, Marcello Mastroianni, grande successo di pubblico accolto favorevolmente dalla critica; la classica storia del triangolo amoroso vede una gara di bravura tra la Vitti, Giannini e Mastroianni, così come un grande successo riceve Un uomo chiamato cavallo, diretto da Elliot Silverstein con Richard Harris nei panni di un cacciatore cattarurato da una tribù pellerossa che finirà per diventare uno di loro, apprezzandone le regole sociali e la vita libera e indipendente, prima del solito massacro dei bianchi.
Un altro film indimenticabile è il graffiante e corrosivo Comma 22, diretto da Mike Nichols, interpretato da Jon Voight, Martin Balsam, Anthony Perkins, Alan Arkin, Paula Prentiss: la parabola antimilitarista di Nichols sconvolge gli americani, e ottiene anche da noi un lusinghiero successo.
Il cinema del 1970 è denso di pellicole di grande livello: le storie sono quasi tutte nuove, ci si appassiona a film commedia come Venga a prendere il caffè… da noi, di Lattuada, con un grande Ugo Tognazzi diviso tra tre sorelle ricche che finirà vittima proprio del suo arrivismo, o come La moglie più bella, che rivela il talento di Ornella Muti, diretta da Damiano Damiani nella rievocazione della storia di Mirka Viola, la donna che suscitò scandalo in Sicilia rifiutandosi di sposare il proprio sequestratore. E’ l’anno del formidabile I diavoli, di Ken Russell, storia vera della morte sul rogo di Grandier, vescovo di Loudon, incolpato dalla madre superiora di un convento di essere l’emanazione del demonio. Il film, un manifesto anticlericale fortissimo, ebbe guai a non finire con la censura, e circolò in versioni molto depurate.

Senta Berger in Quando le donne avevano la coda

Una drammatica scena da Soldato blu
Il maestro spagnolo Bunuel presenta Tristana, mentre Peckinpah presenta La ballata di Cable Hogue, storia malinconica di un cercatore d’oro che troverà contemporaneamente la fortuna e la sventura. Il film, ferocemente ironico, demolisce tutti gli stereotipi del western, mentre il nostro Bevilacqua presenta La califfa, ottima riduzione cinematografica del romanzo basato sulla storia d’amore tra la vedova di un operaio, Irene, e l’industriale Doberdò, storia che finirà ovviamente male. Film in cui recitano una splendida e tormentata Romy Schneider e il solito grande Tognazzi. Un altro film di grande successo è Borsalino, del francese Deray, interpretato dalla coppia di amici- nemici Belmondo/Delon: una storia di gangster divertente, veloce, che ebbe anche un seguito assolutamente perdibile.
Curiosamente il pubblico fa la coda per film che dieci anni dopo avrebbe snobbato clamorosamente; così produzioni minori come Ninì Tirabusciò, la donna che inventò la mossa, di Marcello Fondato con Monica Vitti, oppure Il presidente del Borgorosso Football Club, con Alberto Sordi, pur essendo solo dei filmetti, vedono incassi che solo 10 anni dopo sarebbero diventati assolutamente dei miraggi.
Riscuotono un successo eccellente film come Quando le donne avevano la coda, di Pasquale Festa Campanile, che ebbe dei cloni assolutamente perdibili; le buffe avventure dei cavernicoli dall’improbabile linguaggio ebbero un gran successo, grazie anche al cast di caratteristi che interpretò il film, come Toffolo, Buzzanca, Mulè e la bellissima Senta Berger.
Accanto ai titoli citati, arrivarono un mucchio di pellicole (oltre 600) da tutto il mondo; muovono i primi passi il cinema erotico, il thriller all’italiana, il western conosce una nuova fortunata stagione grazie al citato Lo chiamavano Trinità, e grazie anche a Vamos a matar companeros; registi di ottima fama, come Bertolucci, sono presenti con opere come Il conformista (grande performance di Jean Louis Trintignant) e La strategia del ragno, mentre De Sica, oltre al Giardino dei Finzi Contini, è presente con I girasoli, un film con l’inossidaile coppia Mastroianni-Loren.
Tra i film poco conosciuti del 1970 vorrei citare alcune piccole perle, per lo più sconosciute ai più, come Concerto per pistola solista, un’intrigante thriller venato di comicità diretto da Michele Lupo (troverete la recensione nel blog), oppure L’uomo venuto dalla pioggia, magistrale thriller diretto da Renè Clement con Charles Bronson e la bella Marlene Jobert, Splendori e miserie di Madame Royale, diretto da Vittorio caprioli con il solito Tognazzi e una giovanissima Jenny Tamburi.
Il cartone dell’anno di casa Disney è Gli aristogatti, inutile a dirsi grande successo presso grandi e piccini e garanzia di divertimento sano.

Karin Schubert, protagonista del western Vamos a matar companeros

Ugo Tognazzi in Venga a prendere….il caffè da noi
Ultime segnalazioni per film di ottimo livello, come Cinque pezzi facili, diretto da Bob Rafelson; con: Jack Nicholson, Messaggero d’amore di Joseph Losey; con: Alan Bates e Julie Christie ,lo splendido I senza nome (Le circle rouge) di Jean Pierre Melville; con Alain Delon ,Bourvil , Yves Montand , Gian Maria Volonté , François Périer, forse uno dei noir più belli degli ultimi quarantanni.infine La vita privata di Sherlock Holmes, di Billy Wilder.
Un’annata da sogno, in definitiva; paragonando la produzione del 1970 con quella del 1980 vengono effettivamente le lacrime agli occhi, tanto netta è la differenza di qualità cinematografica tra due stagioni distanti inpratica solo 10 anni
Patton, generale d’acciaio (Miglior film)
Franklin J. Schaffner (Miglior regia per Patton, generale d’acciaio)
George C. Scott (Miglior attore per Patton, generale d’acciaio)
Glenda Jackson (Miglior attrice per Donne in amore)
John Mills (Miglior attore non protagonista per La figlia di Ryan)
Helen Hayes (Miglior attrice non protagonista per Airport)
Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (Miglior film straniero)
Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (Gran premio della giuria)
M.A.S.H. (Gran premio al miglior film)
John Boorman (Miglior regia per Leone l’ultimo)
Fragole e sangue (Premio speciale)
Marcello Mastroianni (Miglior attore per Dramma della gelosia – Tutti i particolari in cronaca)
Ottavia Piccolo (Miglior attrice per Metello)
Gillo Pontecorvo (Miglior regia per Queimada)
Gian Maria Volonté (Miglior attore per Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto)
Massimo Ranieri (Miglior attore per Metello)
Nino Manfredi (Miglior attore per Nell’anno del Signore…)
Sophia Loren (Miglior attrice per I girasoli)
Ottavia Piccolo (Miglior attrice per Metello)
Peter O’Toole (Miglior attore straniero per Goodbye Mr. Chips)
Dustin Hoffman (Miglior attore straniero per Un uomo da marciapiede)
Goldie Hawn (Miglior attrice straniera per Fiore di cactus)
Liza Minnelli (Miglior attrice straniera per Pookie)
Marlène Jobert (Miglior attrice straniera per L’uomo venuto dalla pioggia)
John Schlesinger (Miglior film straniero per Un uomo da marciapiede)













































































































































































































































































































