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Un tipo con una faccia strana ti cerca per ucciderti

Un tipo con una faccia strana locandina

Due bande rivali, un omicidio; ad affrontarsi sono le gang di Gaspare Aversi e quella capitanata da Don Vito.
La peggio tocca proprio a Gaspare, che vien fatto uccidere dal rivale.
Il defunto ha però un figlio, in carcere per un reato, che proprio in quei giorni scontata la pena torna a casa, accolto dalla madre che ovviamente lo istiga alla vendetta.
Rico, questo il nome del giovane, decide di usare un cavallo di Troia per vendicarsi; si allea con Cirano, ex amico del padre passato ora ai servizi di Don Vito, e con l’aiuto di una ragazza si impossessa di un prezioso carico di diamanti, di proprietà di Don Vito e del Marsigliese.

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Paola Senatore è Concetta

Un tipo con una faccia strana 14Christopher Mitchum è Rico Aversi

Ma il tradimento è dietro l’angolo, e Cirano tenta di far suo tutto il bottino.
Il Marsigiese, nel frattempo, si vendica a sua volta facendo sterminare tutta la famiglia di Rico, che così si trova ad affrontare, su un terreno avverso, una vendetta diventata ormai irrinunciabile.
Un tipo con una faccia strana ti cerca per ucciderti , film del 1973 diretto da Tullio Demicheli, è un thriller che avrebbe meritato ben altra sorte rispetto al modesto risultato ottenuto ai botteghini; colpa dell’assoluta inespressività dell’attore protagonista, Christopher Mitchum, figlio decisamente degenere del grande Robert.

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Il talento non è ereditario, è questo assioma è confermato proprio dall’interprete di Rico Aversi, il personaggio principale, che avrebbe bisogno di un’interpretazione di ben altro livello rispetto a quella fornita da Mitchum, che si segnala per l’assoluta legnosità che caratterizza la sua recitazione.
A parte questo grosso handicap, che è in pratica una vera partenza in salita, il film presena momenti interessanti alternati a cadute di una sceneggiatura quantomeno approssimativa, rappresentata per esempio dalla famosa scena che tanto piace a Tarantino in cui Rico e la sua alleata Scilla (una sempre affascinante Barbara Bouchet) rapinano i due corrieri di Gaspare e del marsigliese con un espediente degno di un decamerotico.

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Barbara Bouchet è Scilla

Mentre Scilla fa uno spogliarello (decisamente sexy) in mezzo alla strada, i due allupati corrieri del boss si fermano ovviamente per caricarla u, con la logica conseguenza di lasciare incustodito il malloppo, che altrettanto ovviamente viene recuperato da Rico.
Rico, o anche Ricco, come chiamato nella versione americana, paga con lo sterminio della sua famiglia la sua sete di vendetta; anche sfigato, il povero protagonista perchè all’uscita dal carcere trova la sua donna, Rosa (un’altra sexy interprete, Malisa Longo) passata sotto le lenzuola del suo vizioso nemico.
Che ovviamente pesca a mani basse nell’entourage del povero Rico; anche Cirano (Eduardo Faiardo) ha tradito suo padre, così come tradirà lui.

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Il mefistofelico Arthur Kennedy che interpreta Don Vito è ovviamente la cosa migliore del film; il personaggio, caratterizzato dalla mancanza assoluta di scrupoli, perverso e violento, è nelle corde dell’attore americano (scomparso nel 1990), che ne tira fuori una interpretazione da attore consumato.
Il cast femminile, composto dalle citate Bouchet e Longo è completato da Paola Senatore: a ben vedere i loro nudi sono una parziale consolazione ad un film scoordinato, violento ma con una carica di tensione tutto sommato non svilita dalle sue pecche.

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Qualche scena gore in verità c’è, sopratutto quella in cui Rosa è a letto con l’amante, uno degli uomini di Gaspare; sguardi smarriti, punizione.
Una vasca colma d’acido vendica il boss dall’affronto.
Insomma un andirivieni di scene violente, pestaggi (Rico che stende quattro uomini a colpi di karate), sesso, con una morale di fondo; nella mala il più pulito ha la rogna.
Inclusi familiari, amanti e amici.

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Malisa Longo è Rosa

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Un tipo con una faccia strana ti cerca per ucciderti, un film di Tullio Demicheli, con Christopher Mitchum, Barbara Bouchet, Malisa Longo, Eduardo Fajardo, Paola Senatore, Arthur Kennedy,Thriller, produzione Italia/Spagna 1973 Titolo internazionale Ricco the mean machine

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Christopher Mitchum -Rico Aversi
Barbara Bouchet- Scilla
Malisa Longo -Rosa
Eduardo Fajardo -Cyrano
Manuel Zarzo -Tony
José María Caffarel -Il Marsigliese
Ángel Álvarez -Giuseppe Calogero
Arthur Kennedy-Don Vito
Paola Senatore -Concetta
Luis Induni- Gaspare Aversi

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Regia: Tulio Demicheli
Soggetto e sceneggiatura: Mario Di Nardo, Sebastiano Moncada, José G. Maesso
Fotografia: Francisco Fraile
Musica: Nando De Luca
Montaggio: Angel Serrano
Produzione: B.R.C. Produzioni, Tecisa Film

giugno 12, 2010 Pubblicato da: | Thriller | , , , , | 1 commento

Casa d’appuntamento (French sex murders)

Casa d'appuntamento locandina

Il giovane Antoine Gottvallés, ladro di gioielli, sta quasi per essere arrestato durante un colpo.
Corre quindi a rifugiarsi dalla sua amante una prostituta   nella casa d’appuntamento gestita da madame Colette;
All’interno della stessa casa la sua amante viene uccisa, e nonostante il giovane professi la sua innocenza, grazie alle testimonianze della stessa maitresse e delle ragazze che frequentano la casa, unitamente a quella del giornalista  Randall il giovane viene condannato a morte.

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Robert Sacchi

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Anita Ekberg

Ascoltata la sentenza, Antoine giura di vendicarsi di tutti coloro che hanno contribuito a incastrarlo.
Antoine evade dal carcere, ma rimane ucciso in un incidente, nel quale viene orrendamente decapitato.
La testa del giovane finisce nello studio del dottor Waldemar, che la usa per studiarla e da quel momento inizia una serie incredibile di morti, tutte collegate ad Antoine; viene uccisa la maitresse, madame Colette, viene ucciso il giudice che aveva condannato a morte il giovane.

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Rosalba Neri

E’ la vendetta postuma di Antoine o la soluzione non ha nulla di sovrumano?
Casa d’appuntamento, distribuito con diversi titoli, fra i quali French sex murders è un giallo/thriller del 1972, diretto da FL Morris, pseudonimo dietro il quale si nasconde l’italianissimo Ferdinando Merighi, è uno scialbo e scontato film in cui di rilevante c’è il cast, assolutamente sprecato del resto.

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Barbara Bouchet

Il film si muove su un intreccio poco originale, tenendo conto che alla fine il the end è scontato; siamo nel periodo del boom del giallo all’italiana, quindi quasi tutti si cimentano con il genere.

Quello che manca a Merighi è il senso del ritmo, anche se il regista tenta di supplire mettendo qua e la qualche bellezza senza abiti, puntando su scene gore come quella della decapitazione di Antoine, oppure su quella del giudice sgozzato come un vitello, mentre sicuramente d’effetto è la scena del volo giù dalla tour Eiffel, che verrà ripresa per esempio in Vivi e lascia morire di bondiana memoria.

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Nel cast, oltre alla Ekberg, finita a girare film di basso conio,che impersona la tenutaria del bordello madame Colette , troviamo due bellezze antitetiche la biondissima e sexy Barbara Bouchet e la bruna e affascinante Rosalba Neri, oltre all’Humphrey Bogart italiano, Roberto Sacchi che risolverà il giallo, in memoria del suo ben più importante per la storia del cinema Bogey.

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Casa d’appuntamento-French sex murders, un film di Ferdinando Merighi, con Anita Ekberg, Barbara Bouchet, Rosalba Neri, Evelyne Kraft, Robert Sacchi,Howard Vernon Giallo Italia 1972

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Anita Ekberg … Madame Colette
Rosalba Neri … Marianne
Evelyne Kraft … Eleonora
Howard Vernon … Professor Waldemar
Pietro Martellanza … Antoine Gottvalles
Barbara Bouchet … Francine
Robert Sacchi … Ispettore Fontaine
Eva Astor … Florence
Renato Romano … Mr. Randall
Rolf Eden … Pepi
Piera Viotti … Tina
William Alexander … George
Ada Pometti … Doris la cameriera
Alessandro Perrella … Amante di Doris

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Regia: Ferdinando Merighi
Sceneggiatura: Paolo Daniele,Marius Mattei,Ferdinando Merighi,Dick Randall
Musiche:Bruno Nicolai
Fotografia:Mario Mancini,Gunter Otto
Montaggio;Bruno Mattei
Produzione:Costantino International Films,Gopa-Film
Distribuzione:Filmagentur Graf,Mondo Macabro

Casa d'appuntamento locandina 1

Casa d'appuntamento locandina 2

Maggio 15, 2010 Pubblicato da: | Thriller | , , | Lascia un commento

Non commettere atti impuri

Non commettere atti impuri locandina

Pino, un giovane decoratore di ceramiche in Assisi convive con il padre Damiano, un mangiapreti comunista e la giovanissima compagna di quest’ultimo, una disinibita ragazza che in pratica è l’amante di Damiano.
Un giorno, mentre è sul terrazzo ad ammirare il panorama, il giovane conosce la bella Maria Teresa, figlia di osservanti cattolici. Ben presto Pino inizia a provare attrazione per la ragazza, , mentre la madre di lei lo prende a benvolere nonostante il ragazzo si professi ateo.

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Luciano Salce

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Simonetta Stefanelli e Marisa Merlini

Con la scusa di fornire ripetizioni di latino, materia nella quale Maria Teresa è stata rimandata, Pino entra in casa delle donne, sotto l’occhio attento sia della mamma della ragazza che della di lei nonna, una donna che vive su una sedia a rotelle.
Pur di poter frequentare la ragazza della quale si è invaghito, Pino accetta ben presto anche di prendere lezioni di catechismo da un sacerdote del vicino convento; ma l’arrivo di uno zio, parimenti cattolico e bigotto, cambierà le carte in tavola.

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Barbara Bouchet

Pino si accorge che qualcosa non va ed entra in crisi; suo padre, un po per distrarlo un po per avvicinarlo alle sue posizioni, lo porta nell’ambiente che frequenta, fatto di estremisti e contestatori.
Al giovane viene affidato l’incarico di far esplodere una bomba, ma proprio mentre sta per svolgere il suo compito, il giovane vede la ragazza e suo zio entrare in casa da soli. Incuriosito, sale sul muro di cinta e vede la ragazza spogliarsi davanti allo zio.
Deluso, torna a casa.

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Ma improvvidamente suo padre prende a canzonarlo, così il ragazzo fugge un una rocca, deciso a farla finita.
Viene raggiunto dalla costernata Nadine, convinta che il ragazzo stia per buttarsi giù dalla rocca.
Invece trova il giovane a mangiare tranquillamente un panino; Pino le si avvicina, le toglie i vestiti e ………
Non commettere atti impuri è una commedia passabile, diretta da Giulio Petroni nel 1971 e sceneggiata dallo stesso Giulio Petroni con l’ausilio di Marco Zavattini; un film senza grosse pretese, almeno nei risultati, perchè probabilmente il regista intendeva stigmatizzare, peraltro in maniera garbata, l’atteggiamento bigotto di un certo ceto sociale.

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Il film dopo un buon inizio, con la bella gag che vede protagonista Damiano che ad un’edicola chiede Potere operaio, Stella rossa e Playmen all’edicolante davanti a due suore, ben presto perde ritmo, limitandosi a scorrere senza acuti attraverso la descrizione, a tratti anche noiosa, del rapporto tra i due ragazzi, Pino e Maria Teresa.
Un pò di brio lo porta la bella Barbara Bouchet, che interpreta Nadine, con il suo sorriso e con la sua straordinaria carica sexy; ma sono solo sussulti perchè l’intento sarcastico del film quella che poteva essere la sua carica corrosiva si scioglie in una serie infinita di sguardi, discorsi tra la mamma, la nonna Maria Teresa e il giovane, fino al finale francamente abbastanza assurdo.

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Non c’è nessun motivo particolare per lodare quest’opera, fatta salva la bellezza delle due protagoniste, la giovane Simonetta Stefanelli e Barbara Bouchet, e il ruolo rivestito, con la solita autorità e simpatia da Luciano Salce, ovvero quello di Damiano, uomo politicamente schierato, ateo, che cerca in tutti i modi di aprire gli occhi al ragazzo convinto delle virtù angeliche della ragazza.

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Nel cast ci sono tre grandi protagonisti della commedia all’italiana; c’è Marisa Merlini, al solito bonaria e famigliare , c’è Gigi Ballista, questa volta nelle insolite vesti del sacerdote incaricato della conversione di Pino e infine c’è Claudio Gora, luciferino nei panni dello zio di Maria Teresa
Detto della splendida location, una Assisi immersa nel sole, del film non resta da dire altro, se non che la regia di Petroni è accettabile, negli ovvi limiti di un film senza pretese; qualche sito che si occupa di cinema classifica questo film come erotico.
Nulla di più falso.

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A parte la brevissima sequenza finale con la Bouchet e  Dado Crostarosa impegnati in un fugace amplesso e il piccolo siparietto con la Stefanelli che si denuda davanti allo zio, di erotismo nel film non vi è traccia

Non commettere atti impuri,un film di Giulio Petroni. Con Claudio Gora, Marisa Merlini, Barbara Bouchet, Luciano Salce,Simonetta Stefanelli, Gigi Ballista, Dado Crostarosa, Franco Balducci, Stefano Oppedisano
Erotico, durata 95 min. – Italia 1971.

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Barbara Bouchet     …     Nadine
Dado Crostarosa    …     Pino
Claudio Gora    …     Zio Giacomo
Marisa Merlini    …     La madre di Maria Teresa
Luciano Salce    …     Damiano
Simonetta Stefanelli    …     Maria Teresa
Gigi Ballista    …     Padre Spiridone

marzo 25, 2010 Pubblicato da: | Commedia | , , , , | 2 commenti

40 gradi all’ombra del lenzuolo

40 gradi all'ombra del lenzuolo locandina

Film a episodi diretto da Sergio Martino nel 1976, si compone di 5 storie sul costume degli italiani;
-il primo episodio, I soldi in banca, con protagonisti Barbara Bouchet ed Enrico Montesano, racconta la storia di un furbissimo giovane Salvatore, incaricato di contrabbandare i soldi del suo datore di lavoro in Svizzera.
L’uomo, agganciata la bellissima moglie del suo capo, la convince ad accettare 20 milioni per un rapporto sessuale. Dopo tre rapporti, il giovane consegna i soldi alla donna e al rientro del suo capo, lo avvisa di aver consegnato i soldi contrabbandati alla moglie, che è costretta a tacere per non rivelare l’astuto e boccaccesco stratagemma usato da Salvatore

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Barbara Bouchet e Enrico Montesano, episodio I soldi in banca

– il secondo episodio , La cavallona, con protagonista Edwige Fenech, che nel film si chiama Emilia Chiapponi (con riferimento ben specifico alle doti posteriori della Fenech), recita accanto ad un irriconoscibile Thomas Milian, narra la vicenda di una splendida donna che tra tanti corteggiatori finisce per scegliere un timidissimo e racchio ammiratore telefonico e il solito cretino del paese, questa volta in senso lato, ovvero la persona più stupida in assoluto del paese.

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Dayle Haddon

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Edwige Fenech

– il terzo episodio, La guardia del corpo, con protagonista Dayle Haddon accanto a Marty Feldman, racconta le comiche vicende di Alex, chiamato a fare la guardia del corpo di Marina, la bella figlia di un riccastro.
L’uomo prende alla lettera l’incarico, finendo per seguire la ragazza in ogni suo movimento, incluso il bagno e il letto. La ragazza, all’inizio infastidita, rimarrà però conquistata dalla goffaggine e dalla simpatia di Alex, finendo anche per liberarsi da un amante poco affidabile.

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Due fotogrammi con Edwige Fenech, episodio La cavallona

– il quarto episodio,  L’attimo fuggente, vede protagonisti due coniugi alle prese con goffi tentativi di mantenere vivo un rapporto di coppia ormai affievolitosi con il tempo; gli interpreti principali sono Giovanna Ralli (Esmeralda) e Alberto Lionello (Filippo).
– l’ultimo episodio, Un posto tranquillo, racconta le peripezie di Adriano, che incontra in maniera del tutto casuale una ragazza, Marcella, mentre questa sta per suicidarsi lanciandosi dal balcone.
La donna, scoraggiata dal fatto di non aver mai trovato l’uomo ideale, si innamora, ricambiata di Adriana. Ma i due non hanno fatto i conti con le furibonda gelosia del cane di lei. I due protagonisti dell’episodio sono Aldo Maccione e Sidne Rome.

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Giovanna Ralli

Cinque episodi di discreto livello, con punte di maggior divertimento per quello che vede protagonisti la Bouchet e Montesano; simpatico anche l’episodio con protagonisti Maccione, la Rome e il cane molto simile ad un Otello a quattro zampe.
Sui generis l’episodio con la coppia Milian- Fenech, mentre decisamente sotto tono quello con la coppia Ralli-Lionello.

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Sydne Rome

Martino non punta l’acceleratore sul sesso, anzi; le scene sexy sono davvero limitatissime e peraltro molto caste: qualche seno, un nudo posteriore della Haddon e poco altro.
Non di certo una commedia memorabile, ma nemmeno da gettar via.

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40 gradi all’ombra del lenzuolo, un film di Sergio Martino. Con Enrico Montesano, Barbara Bouchet, Edwige Fenech, Tomas Milian, Aldo Maccione, Marty Feldman, Alberto Lionello, Dayle Haddon, Fiammetta Baralla, Enzo Rinaldi, Mimmo Crao
Commedia, durata 105 min. – Italia 1976.

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Barbara Bouchet La signora (episodio “I soldi in banca”)
Enrico Montesano Salvatore(episodio “I soldi in banca”)
Fiammetta Baralla La donna della stanza da bagno (episodio “I soldi in banca”)
Franco Diogene …     Ignazio, il capo di Salvatore (episodio “I soldi in banca”)
Edwige Fenech …     Emilia Chiapponi (episodio “La cavallona”)
Tomas Milian …     Cavaliere Marelli (episodio “La cavallona”)
Christian Aligny    … Dracula (episodio “La cavallona”)
Salvatore Baccaro
Cliente del bar (episodio “La cavallona”)
Dayle Haddon …     Marina (episodio “La guardia del corpo”)
Marty Feldman …     Alex, il Bodyguard  (episodio “La guardia del corpo”)
Mimmo Craig …     François (episodio “La guardia del corpo”)
Alberto Lionello …     Filippo (episodio “L’attimo fuggente”)
Giovanna Ralli …     Esmeralda (episodio “L’attimo fuggente”)
Aldo Maccione …     Adriano Serpetti (episodio “Un posto tranquillo”)
Sydne Rome …     Marcella Fosne (episodio “Un posto tranquillo”)

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Regia Sergio Martino
Soggetto Tonino Guerra, Giorgio Salvioni
Sceneggiatura Sergio Martino, Tonino Guerra, Giorgio Salvioni
Casa di produzione Medusa
Distribuzione (Italia) Medusa
Fotografia Giancarlo Ferrando
Montaggio Eugenio Alabiso
Musiche Maurizio De Angelis, Guido De Angelis

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40 gradi all'ombra del lenzuolo foto 2

febbraio 14, 2010 Pubblicato da: | Commedia | , , , , , , , | 3 commenti

Milano calibro 9

Milano calibro 9 ,locandina

All’ uscita dal carcere, dove è stato rinchiuso per tre anni, Ugo Piazza, corriere clandestino di valuta, trova ad attenderlo i rappresentanti dei due lati opposti della società.
Da una parte ci sono Pasquale, Rocco e Nicola, emissari della malavita agli ordini dell’Americano, dall’altra un commissario di polizia, brutale e violento, uno di quelli che credono che la giustizia si possa somministrare solo con le cattive.

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Gastone Moschin è Ugo Piazza

I tre uomini sono stati mandati dal loro capo perchè l’uomo è convinto che Ugo, catturato durante lo scambio di valuta, si sia impossessato di trecento milioni frutto dello scambio mai avvenuto; dall’altro il commissario ha fiutato in qualche modo il coinvolgimento di Piazza in affari poco puliti.
Ugo viene violentemente pestato dai tre, con l’ordine di presentarsi al più presto dall’Americano: dopo essere stato in questura a denunciare lo smarrimento dei documenti, Ugo trova alloggio presso una piccola pensione,dove viene nuovamente sorpreso dalla banda dell’Americano, che lo trovano in compagnia di una prostituta.

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Mario Adorf è Rocco Musco

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Gli uomini, dopo aver devastato la sua stanza, alla ricerca del denaro, gli rinnovano l’invito a recarsi dal loro capo.
Ugo è ormai allo sbando; non ha un posto dove rifugiarsi e non ha più soldi. Decide così di chiedere aiuto a Don Vincenzo  e a suo nipote Chino, vecchi amici. Ma ancora una volta arrivano gli emissari dell’Americano, olo che questa volta al fianco di Ugo c’è Chino, abile nel pugilato. I due mettono in fuga gli uomini dell’Americano, e Ugo decide di andare a trovare la sua donna, Nelly, che lavora in un night club. Alla donna l’uomo racconta le sue vicissitudini, oltre al fatto di non essere in possesso dei soldi che l’Americano cerca.

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A questo punto il passo successivo di Ugo è quello di recarsi dall’Americano, al quale racconta la versione della storia già detta a Nelly. L’Americano, anche se non convinto del tutto che Ugo dica la verità, lo prende al suo servizio, anche per poterlo controllare meglio.
Ma a questo punto le cose si complicano; con una mossa a sorpresa, Ugo inizia a instillare nel capo il dubbio che a commettere il furto dei 300 milioni possano essere stati proprio i suoi fedelissimi, Rocco e Pasquale. E’ l’inizio di un sanguinoso regolamento di conti, in cui vengono utilizzate anche le bombe pur di arrivare a scoprire i veri autori del furto; Ugo, sempre pedinato dagli uomini del commissario, convince Don Vincenzo e Chino ad aiutarlo nella vendetta contro l’Americano. ma quest’ultimo, che sta facendo piazza pulita a Milano, uccide Don Vincenzo. Chino e Piazza, armati fino ai denti, sterminano la banda dell’Americano, e durante la sparatoria anche Chino cade colpito a morte.

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Ugo Piazza ora è libero di muoversi; recupera i soldi che aveva davvero rubato e torna a Milano, dove viene però fermato dalla polizia e interrogato dal commissario Mercuri, collega dell’altro commissario, un uomo decisamente più ligio alla legge e rispettoso dei diritti dei cittadini. Dopo aver interrogato i pochi superstiti dell’assalto alla villa dell’Amerikano, poichè nessuno conferma la presenza di Piazza durante la sanguinosa sparatoria, il commissario lascia libero Piazza, che a questo punto sembrerebbe aver avuto partita vinta.
Ma le sorprese non sono finite……….

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Nelle due foto: una splendida Barbara Bouchet è Nelly

Mlano calibro 9, di Fernando Di Leo, è un film a metà strada tra il noir e il poliziesco. Violentissimo, teso, complicato da una trama sorprendente, è di sicuro il miglior film del genere poliziottesco degli anni settanta.
Grazie alla sontuosa recitazione degli attori del cast, alla bellissima colonna sonora di Bacalov e degli Osanna, il film ha una tensione continua e senza cedimenti, che ne fanno a buon diritto, il miglior film della produzione di Di Leo.Un film che mescola anche il conflitto tra i due commissari come semplificazione della situazione corrente all’epoca, con le due scuole di pensiero, violenza contro violenza e visione a più ampio raggio dei fenomeni ad essa collegati. Un film molto ambizioso, che però una volta tanto centra quasi tutti gli obiettivi prefissati.

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Larga parte del merito va ovviamente al romanzo di Scerbanenco; il titolo, ripreso dalla raccolta di romanzi dello scrittore di Kiev, viene però ripreso con un’atmosfera dark che riesce a rendere vivida l’azione, trasformando il film in una serrata lotta senza esclusione di colpi, con sullo sfondo una Milano assente, immersa nella sua vita ad alta velocità, percorsa da centinaia di migliaia di persone quasi disinteressate a tutto ciò che accade attorno.

Grande prova di Gastone Moschin, un ottimo Ugo Piazza, bravissimo Mario Adorf nel ruolo di Rocco; poi, attorno, il cast costruito attorno all’Americano, Lionel Stander , forse il personaggio meno credibile della storia, nel senso dell’interpretazione. Il ruolo dell’Americano Stander lo svolge con diligenza ma in modo appena sufficiente. Molto bene i due commissari, Luigi Pistilli e Frank Wolff.

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Bene anche Barbara Bouchet, uno dei tanti personaggi negativi della storia, una Nelly però credibile nel ruolo dell’angelo infernale. Infine nota di merito anche per Ivo Garrani, un ottimo Don Vincenzo, e il solito, inappuntabile Philippe Leroy.

Milano calibro 9, un film di Fernando Di Leo. Con Mario Adorf, Philippe Leroy, Barbara Bouchet, Frank Wolff, Lionel Stander, Gastone Moschin, Ivo Garrani, Fernando Cerulli, Luigi Pistilli, Gastone Pescucci, Ettore Geri, Sergio Serafini, Mario Novelli, Ernesto Colli, Empedocle Buzzanca, Rossella Bergamonti, Giorgio Trestini, Mauro Vestri, Omero Capanna, Fortunato Cecilia
Poliziesco, durata 101 min. – Italia 1972.

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Gastone Moschin: Ugo Piazza
Barbara Bouchet: Nelly Bordon
Mario Adorf: Rocco Musco
Frank Wolff: commissario di polizia
Luigi Pistilli: Mercuri
Ivo Garrani: Don Vincenzo
Philippe Leroy: Chino
Lionel Stander: l’Americano
Mario Novelli: Pasquale Tallarico
Giuseppe Castellano: Nicola
Ernesto Colli: Alfredo Bertolon
Giorgio Trestini: Franceschino

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Regia:     Fernando Di Leo
Soggetto:     Fernando Di Leo, Giorgio Scerbanenco (romanzi)
Sceneggiatura:     Fernando Di Leo
Produttore:     Armando Novelli
Casa di produzione:     Cineproduzioni Daunia 70
Distribuzione (Italia):     Alpherat S.p.a.
Fotografia:     Franco Villa
Montaggio:     Amedeo Giomini
Musiche:     Luis Enríquez Bacalov, Osanna
Tema musicale:     Milano calibro 9 (Preludio, Tema, Variazioni e Canzona)
Scenografia:     Francesco Cuppini
Costumi:     Francesco Cuppini, Marcella Moretti
Trucco:     Antonio Mura

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“Se continua così, vedrai che fanno l’antimafia pure pe’ Milano! La chiamano mafia, ma oggi sono…sono bande. Bande in lotta e concorrenza fra di loro. La vera mafia non esiste più!”

“Tu quando incontri a uno come Ugo Piazza, il cappello ti devi levare…”

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MILANO: Torre Branca, Parco Sempione, da Viale Cervantes
MILANO: Viale Cervantes, Parco Sempione
MILANO: Piazza Duomo
MILANO: Viale Gorizia
MILANO: Ripa di P.ta Ticinese, Alzaia Naviglio Grande
MILANO: Naviglio Pavese, da Viale Gorizia
MILANO: Duomo, Piazza Duomo
MILANO: Stazione Centrale
MILANO: Carcere San Vittore, P.zza Filangieri 2
MILANO: Carcere San Vittore, Via degli Olivetani
MILANO: Carcere San Vittore, Via degli Olivetani ang. Via G.B. Vico
MILANO: P.zza XXIV Maggio, ang. Viale Gorizia
MILANO: Chiesa S.ta Maria delle Grazie al Naviglio, Alzaia Naviglio Grande 34
MILANO: Ripa di Porta Ticinese, altezza # 5
MILANO: Ripa di Porta Ticinese 5
MILANO: Torre Velasca, P.zza Velasca
MILANO: P.zza Velasca
MILANO: P.zza Duca D’Aosta, Stazione Centrale
MILANO: Via Paolo da Cannobio

novembre 24, 2009 Pubblicato da: | Drammatico | , , , , , , | 2 commenti

La svergognata

La svergognata locandina 1

Fabio è l’ennesimo scrittore in crisi creativa e personale; ha una relazione problematica con un’attrice bellissima, Silvia, ma ciò non è sufficiente. Decide quindi di accettare l’invito di un suo vecchio amico, un’industriale del nord e di passare qualche giorno di vacanza nell’isola d’Ischia. Al suo arrivo Fabio Trova l’industriale, Nino Bernardi, accompagnato dalla moglie Clara, che in passato era stata la sua amante, e la giovane Ornella, figlia della coppia.

La svergognata 13
Philippe Leroy è Fabio

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La ragazza, un’aolescente vivace e viziatissima, accompagnata dall’amichetta Giusi, inizia a frequentare i ragazzi del posto, oltre che i figli degli amici dei genitori, ma ben presto mette gli occhi sullo scrittore. E inizia una lenta opera di seduzione dell’uomo, fatta di provocazioni di ogni genere. Ovviamente Fabio si lascia sedurre dalla freschezza della ragazza, anche se ben presto si rende conto che Ornella si limita a civettare ben oltre il limite del consentito, ma che non ha alcuna intenzione di cedergli.

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Leonora Fani è Ornella

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Ad Ischia arriva Silvia, che capisce ben presto la situazione: il suo amante l’ha chiamata più per essere distolto e rassicurato, che per effettivo bisogno della sua presenza. Nel frattempo Ornella, ingelosita dalla presenza della bellissima Silvia, decide di cedere allo scrittore, che da tutto ciò guadagnerà un’iniezione di fiducia e nuova linfa per il suo lavoro.

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Nelle scene finali, Ornella e i genitori, in partenza dall’isola, salutano Fabio dandogli appuntamento per l’anno successivo, mentre Ornella stringe la mano del suo boy friend e guarda con una certa nostalgia verso Fabio, che sorride enigmatico.
La svergognata, film diretto da  Giuliano Biagetti nel 1974, è un discreto film senza eccessive sbavature, strutturato su una storia utilizzata spesso nel cinema, e che non presenta elementi di novità nel classico impianto dell’adolescente che tenta una seduzione nei confronti del maturo uomo affetto dalla solita crisi esistenziale e lavorativa.

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Barbara Bouchet

Gli stereotipi ci sono tutti, tuttavia la storia è raccontata con garbo, senza eccessivi pruriti erotici, con poche concessioni a scene ardite o di cattivo gusto. Certo, non c’è da gridare al miracolo, siamo nella solita strada incanalata della commedia all’italiana; però la recitazione degli attori, tra i quali spicca Phlippe Leroy, che interpreta con sobrietà Fabio, è adeguata. Bene la Bouchet, sempre bellissima, nel ruolo di Silvia e molto misurata la Leonora Fani, perfetta nel ruolo dell’adolescente Ornella.

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Ovviamente magnifica la location dell’isola verde, Ischia, anche se va detto che il regista non insiste molto sui paesaggi bellissimi della perla tirrenica.

La svergognata, un film di Giuliano Biagetti. Con Philippe Leroy, Barbara Bouchet, Leonora Fani, Pupo De Luca,Maria Pia Conte, Stefano Amato, Fiorella Masselli, Dana Ghia, Carla Mancini
Drammatico, durata 90 min. – Italia 1974.

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Stefano Amato     …     Andrea
Barbara Bouchet    Silvia Lorenzi
Maria Pia Conte    …     Giusy
Pupo De Luca    …     Nino Bernardi
Leonora Fani    …     Ornella Bernardi
Dana Ghia    …     Clara
Philippe Leroy    …     Fabio Lorenzi

Regia Giuliano Biagetti
Soggetto Giuliano Biagetti, Giorgio Mariuzzo
Sceneggiatura Giuliano Biagetti, Giorgio Mariuzzo
Fotografia Anton Giulio Borghesi
Montaggio Alberto Moriani
Musiche Berto Pisano

novembre 19, 2009 Pubblicato da: | Erotico | , , , | 1 commento

Amore vuol dir gelosia

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Essere circondati da donne può voler dire anche sentirsi imprigionato senza via d’uscita, soffocato dalle personalità, dai caratteri, dalle meschinerie e dalle ossessioni delle stesse: è quanto accade al dottor Gian Galeazzo Silvani Abruzzo, un dentista che vive nella amena isola di Procida, nel golfo di Napoli. L’universo femminile che soffoca Galeazzo è composto da una moglie assolutamente beghina e dalle vedute ristrette, cattolica osservante e praticante, la farmacista Licia, da una madre ( che si rivelerà, però, un’ancora di salvezza), dalla nonna, da due figlie e da una cameriera.

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Una vita tutto sommato senza picchi, in cui tutto è scandito da quell’universo al femminile, che cambia irrimediabilmente il giorno in cui galeazzo, armato di binocolo, sorprende una sua vicina in abiti succinti. La donna, Corinna, una splendida ex reginetta di bellezza, si offre involontariamente nuda al suo sguardo; da quel momento Galeazzo no vivrà che per il desiderio di farla sua.

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Corinna, che è sposata ad un vigile urbano donnaiolo, che però non risparmia le sue attenzioni focose alla giovane e bellissima moglie, alla fine cede alle attenzioni del vicino., sopratutto dopo aver scoperto le infedeltà del marito, che si divide anche con una focosa macellaia.Tra i due però l’adulterio non si consuma per una serie di imprevisti; Licia apprende della relazione, e tenta il suicidio.

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Dopo una serie di risse furibonde tra le due rivali, e dopo che Licia ha scoperto in se una sessualità repressa, che esplode nel paradosso di un eccesso di libertinaggio, i due amanti platonici consumeranno finalmente il loro adulterio grazie anche alla nonna di Galeazzo, che in punto di morte inviterà il nipote a dedicarsi a qualcosa di più costruttivo del rapporto con la famiglia, peraltro molto ipocrita, e grazie anche all’aiuto della madre, che collaborerà attivamente con il figlio, aiutandolo a consumare l’adulterio, culminato nella scena in cui Galeazzo e Corinna, in riva al mare,  a due passi da un gruppo di suore che fanno il bagno vestite, si vedrà aiutato a nascondersi da un provvidenziale telo alzato dalla madre, al riparo del quale i due potranno finalmente gustare il frutto proibito.

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Commedia gradevole, questa Amore vuol dir gelosia, pellicola diretta da Mauro Severino nel 1975, che si discosta dalle solite commedie sexy per la bonaria presa in giro nei riguardi della morale bigotta tipica dei paesi del sud Italia, per la descrizione, anche se superficiale, dell’universo ristretto in cui si trova a muoversi il povero Galeazzo, interpretato molto bene dal solito Montesano.

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Ben assortito il cast, che annovera una sempre affascinante Barbara Bouchet nel ruolo di Corinna, una satanica Mlena Vukotic, moglie repressa dapprima, libertina successivamente e Gino Santercole, il vigile urbano donnaiolo, focoso, manesco marito della bella Corinna. Un film che non pretende nulla, e che alla fine risulta gradevole proprio per questa sua spontanea semplicità

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Amore vuol dir gelosia,un film di Mauro Severino. Con Enrico Montesano, Milena Vukotic, Barbara Bouchet, Gino Santercole, Pino Ferrara, Anita Farra, Eleonora Morana, Giancarlo BadessiCommedia, durata 95 min. – Italia 1975.

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Amore vuol dire gelosia banner protagonisti

Enrico Montesano: Gian Galeazzo
Barbara Bouchet: Corinna Borotto
Gino Santercole: Amos Borotto, marito di Corinna
Milena Vukotic: Licia
Carmen Martínez Sierra: Donna Carmela, suocera di Gian Galeazzo
Pino Ferrara: capitano Bazzoni
Anita Farra: madre di Gian Galeazzo
Ada Tauler: Amalia, la macellaia
Giancarlo Badessi: Don Gino
Roberta Palombi: figlioletta di Gian Galeazzo
Stefania Pigiani: altra figlioletta di Gian Galeazzo
Eleonora Morana: pettegola confidente di Don Gino

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Regia Mauro Severino
Soggetto Mauro Severino
Sceneggiatura José Gutiérrez Maesso, Mauro Severino
Produttore Manolo Bolognini, Luigi Borghese
Casa di produzione Aetas Produzioni Cinematografiche (Roma), Tecisa Television y Cine (Madrid)
Fotografia Giuseppe Pinori
Montaggio Gian Maria Masseri
Musiche Adolfo Waitzman
Scenografia Gastone Carsetti
Costumi Luca Sabatelli

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L’opinione di Lina dal sito http://www.filmtv.it

Tipica commedia sexy all’italiana che alterna risate (poche) con siparietti erotici di effetto melenso. La trama è stiracchiata e banale, non noiosa, ma esile, ripetitiva e pure paradossale per certi versi. Peccato che Montesano si sia prestato a partecipare a questa mezza pagliacciata, che tentando la strada della satira sui tradimenti e sulle crisi di coppia, non centra il bersaglio e neanche ci si avvicina.

L’opinione di Undjing dal sito http://www.davinotti.com

Prima del pessimo Tutti possono arricchire tranne i poveri, Mauro Severino dirige una pellicola realizzata in co-produzione con la Spagna, nella quale l’odontotecnico Giangaleazzo (Montesano), succube di una moglie (meridionale) frigida e tirchia, di una suocera invadente e due figlie, perde la testa per la disponibile e piacente Corinna (Barbara Bouchet), moglie di un grezzo e geloso vigile settentrionale. Comicità di grana grossa, con bersaglio sulla mentalità “religioso-bigotta”, tipica di certa cultura meridionale. Comunque vedibile e divertente.

L’opinione del sito http://www.cinetecadicano.blogspot.it

Mauro Severino costruisce una storia divertente rispettando tutte le convenzioni narrative della commedia sexy, tra voyeurismo, specchi che riflettono nudi femminili, serrature dalle quali spiare, bagni saponosi e amplessi comico – erotici. Non mancano una morale anti censura, il rifiuto del perbenismo di facciata di un’Italia bacchettona e una critica serrata alla grettezza piccolo – borghese. La provincia curiosa, i vizi privati e le pubbliche virtù, le persone che non si fanno i fatti loro, i tradimenti sulla bocca di tutti, le voci maligne del popolo, sono altri elementi interessanti. Bravi gli attori. Montesano è il mattatore con un personaggio tipico da Charlot frustrato, basato su una comicità slapstick, a metà strada tra le comiche del muto e il cartone animato, mentre la Vukotic è una buona moglie repressa doppiata in napoletano (non sappiamo da chi, inoltre è insolito che un’attrice del suo valore venga doppiata) e la Bouchet (doppiata da Vittoria Febbi) una sensuale vicina che parla in milanese.

luglio 31, 2009 Pubblicato da: | Senza Categoria | , , , | Lascia un commento

Spogliamoci così senza pudor

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Film a episodi diretto da Sergio Martino, su un soggetto di Raimondo Vianello e Sergio Continenza, anno 1976.

Primo episodio, Il detective: un uomo dubita della fedeltà della coniuge e così decide di assoldare un detective per pedinarla e scoprire le prove di un suo adulterio. Ma il detective, senza scrupoli, pur di raggranellare denaro, fabbrica delle prove false. Il cliente, tutt’altro che sciocco, scoprirà l’inganno, perchè il filmato compromettente girato dal detective lo vedrà protagonista con la moglie durante un loro rapporto coniugale;  l’uomo si vendicherà seducendo la moglie del detective

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Maria Baxa e Aldo Maccione

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Maria Baxa

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Barbara Bouchet

Secondo episodio, La squadra di calcio: un ex calciatore squalificato a vita per motivi truffaldini, viene chiamato da un suo amico, allenatore di una squadra femminile, a far parte del gruppo, ovviamente travestito da donna. Ne succederanno di tutti i colori, con il calciatore che vedrà scoperto l’nganno durante una partita nella quale segna dei goal, prima di essere colpito l basso ventre da una pallonata. L’arbitro e le altre ragazze scopriranno l’inganno.

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Enrico Montesano sotto la doccia nell’episodio La partita di calcio

Terzo episodio, L’armadio di Troia : Un produttore di film hard sogna un incontro ravvicinato con un’attricetta di un suo film. Non riuscirà nell’impresa per colpa di un ladruncolo che oltre che svaligiargli la casa,lo farà litigare con la moglie e gli soffierà l’attricetta.

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Nadia Cassini

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Alberto Lionello

Quarto episodio, La visita: un uomo e una donna, regolarmente sposati con altre persone, cercano disperatamente di poter consumare l’adulterio, ma un’improvvisa morte li pone di fronte ad una scelta:copulare sul letto del morto, quando il cadavere verrà rimosso.

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Ursula Andress

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Johnny Dorelli

Nonostante il cast di buon livello, il film non ha ritmo, e gli episodi non si discostano poi molto dal canovaccio della più trita commedia sexy. Forse l’unico episodio davvero divertente è quello che vede protagonista Enrico Montesano, nei panni del calciatore, Divertente la scena nello spogliatoio femminile nel quale il povero Montesano si trova attorniato da splendide ragazze nude, mentre lui è costretto a sudare ( in tutti i sensi) travestito da donna.

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La sequenza con Ria De Simone: un adulterio mai consumato

Da segnalare anche il duo Dorelli-Andress nell’ultimo episodio, con qualche trovata groottesca; discreto Maccione in tandem con Maria Baxa nell’episodio del detective, anche se il livello delle battute, come ” che imbecille, occhio di lince e orecchie di merda” danno un’idea del tono generale. L’episodio dell’armadio è davvero il punto più basso del film , nonostante Lionello e una Cassini quantomeno generosa nel mostrare le sue grazie ( esempio di battute: la madonna! ah no, volevo dire mia moglie“), mentre la parte della moglie del produttore è affidata alla olita bellissima Barbara Bouchet. Tra i co protagonisti troviamo Alvaro Vitali, nell’episodio del detective e Ninetto Davoli in quello dell’armadio, Ria De Simone in quello del detective. Tutto sommato film poco divertente,abbastanza scontato e anche poco scollacciato, secondo i canoni del genere di pellicola in cui rientra questo film.

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Spogliamoci così senza pudor, un film di Sergio Martino. Con Enrico Montesano, Johnny Dorelli, Barbara Bouchet, Ursula Andress, Ninetto Davoli,Alberto Lionello, Maria Baxa, Ria De Simone, Nadia Cassini,Aldo Maccione
Commedia durata 110 min. – Italia 1977.

Enrico Montesano: Dante Zatteroni (La squadra di calcio)
Barbara Bouchet: Violante (L’armadio di Troia)
Alberto Lionello: Giangi Busacca (L’armadio di Troia)
Ninetto Davoli: Pietro (L’armadio di Troia)
Nadia Cassini: Françoise (L’armadio di Troia)
Ursula Andress: Marina (La visita)
Johnny Dorelli: Marco Antonioli (La visita)
Alvaro Vitali: Broccolini (Il detective)
Gianrico Tedeschi: Silvestri (La visita)
Brenda Welch: prostituta (La squadra di calcio)
Roberto Della Casa: dipendente di Busacca (L’armadio di Troia)
Gianfranco Barra: allenatore (La squadra di calcio)
Armando Brancia: Presidente Bernasconi (La squadra di calcio)
Aldo Maccione: l’investigatore privato (Il detective)
Ria De Simone: la “presunta” moglie adultera (Il detective)
Fernando Cerulli: automobilista che soccore Busacca (L’armadio di Troia)
Daniele Vargas: Avvocato Sante Zenaro (La visita)
Marzio Honorato: Enrico (La squadra di calcio)
Angelo Pellegrino: Felice (L’armadio di Troia)
Maria Baxa: Maria (Il detective)
Sophia Lombardo: ragazza sulla barca (La visita)

 

Regia Sergio Martino
Soggetto Raimondo Vianello, Sandro Continenza
Sceneggiatura Raimondo Vianello, Sandro Continenza
Casa di produzione Medusa
Distribuzione (Italia) Medusa
Fotografia Roberto Gerardi, Giancarlo Ferrando
Montaggio Eugenio Alabiso
Musiche Enrico Simonetti

luglio 29, 2009 Pubblicato da: | Commedia | , , , , , , , , , , | Lascia un commento

L’anatra all’arancia

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Riduzione cinematografica  di una piece teatrale di Douglas Home e Marc Sauvajon, ripresa da Luciano Salce nell’omonimo film del 1975. Una coppia di maturi coniugi, con figli, Livi0 e Lisa, sono ormai ai ferri corti. Il loro rapporto è in crii, e ben presto Lisa confessa al marito di avere una relazione con Jean Claude, un uomo affascinante e per giunta molto ricco, oltre che proprietario di un castello.

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Barbara Bouchet

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Monica Vitti

Apparentemente Livio accetta la confessione della moglie senza traumi, ma saputo dalla moglie che ben presto partirà con l’amante per un lungo viaggio, invita i due, più la segretaria Patty, ad un incontro a quattro, cui segue l’invito nella splendida casa della coppia in riva al mare. Il furbo Livio intende ingelosire così la moglie, che in realtà è solo stanca del menage familiare, delle evidenti bugie del marito e di dover vivere alla sua ombra occupandosi solo della casa e della famiglia.

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Tre sequenze con la bellissima Barbara Bouchet

L’arrivo di Patty, disinibita e sexy, mette in crisi i propositi di Lisa, che scopre un sottile fremito di gelosia; memorabile in questo senso la scena in cui le due coppie di amanti sono nelle rispettive camere da letto e i due coniugi simulano rapporti sessuali molto soddisfacenti che in realtà non stanno conumando. Il perfido Livio arriva a prepapare l’anatra all’arancia, piatto simbolo del matrimonio con Lisa, facendo credere a Jena Paul e alla donna, di averla condita con un potente afrodisiaco.

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La commedia tra i protagonisti continua: Lisa annuncia che vorrebbe restare sola, Jean Paul medita di andarsene e il conflitto tra i due uomini sfocia nell’aggressione di Livio verso Jean Paul. Questo accelera la conclusione della storia: Lisa decide di imbarcarsi con Jean Paul e Livio, vistosi perduto, insegue la barca dell’uomo con il suo motoscafo. Ma ad un certo punto il motore della barca salta, fonde, e Livio disperato si accascia nella barca mormorando ” Lisa possa tu essere condannata ad essere infelice”. Ma Lisa non ce l’ha fatta a lasciare suo marito: si è lanciata in acqua e ha nuotato per tre miglia; con Livio, che si getta in acqua, raggiunge la riva, proprio mentre il motoscafo, incredibilmente, riprende vita e si dirige verso la terra ferma.

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A riva, mentre Livio la bacia, Lisa guarda verso un surfista, con un pò di nostalgia. Luciano Salce mantiene la struttura della commedia, usandone in pratica anche i tempi e i dialoghi, modificati in senso peggiore però, con qualche parolaccia e doppio senso di troppo. La location resta invariabilmente la stessa, la villa, con qualche escursione sulla spiaggia. I protagonisti, Ugo Tognazzi (Livio), Monica Vitti (Lisa), John Richardson (Jean Paul) e Barbara Bouchet (Patty), sono molto bravi, anche se va detto che la Vitti tende troppo a esagerare la sua recitazione, quasi volesse essere la vera protagonista in assoluto del film.

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Sicuramente più misurato ed impeccabile Tognazzi, con quel suo sguardo ironico, a tratti sarcastico, carico di intelligenza e bene anche una sorprendente Bouchet, nel ruolo comico forse meglio interpretato dall’attrice cecoslovacca. Film quindi gradevole, anche se con qualche sbavatura; inutili le scene tipo falshback, che finiscono per rallentare un film che è tutto dialoghi. La morale c’è, ed è una certa esaltazione dei valori della famiglia, approdo e porto sicuro dalle facili illusioni; tutto già visto, ma Salce ci mette qualcosina dal punto di vista dell’eleganza formale.

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L’anatra all’arancia,un film di Luciano Salce. Con Monica Vitti, Ugo Tognazzi, Barbara Bouchet, John Richardson. Antonio Allocca Commedia, durata 102 min. – Italia 1975.

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Ugo Tognazzi: Livio Stefani
Enrico Montesano: Enrico Tuccio
Monica Vitti: Lisa Stefani, moglie di Livio
Barbara Bouchet: Patty, segretaria e amante di Livio
John Richardson: Jean-Claude, amante di Lisa
Sabina De Guida: Cecilia, cameriera degli Stefani
Antonio Allocca: Carmine, cameriere degli Stefani

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Regia Luciano Salce
Soggetto dall’omonimo lavoro teatrale di William Douglas-Home e Marc-Gilbert Sauvajon
Sceneggiatura Bernardino Zapponi
Produttore Mario Cecchi Gori
Casa di produzione Capital Films, Cinerix
Fotografia Franco Di Giacomo
Montaggio Antonio Siciliano
Musiche Armando Trovajoli
Tema musicale Canard à l’orange eseguita da Suan
Scenografia Lorenzo Baraldi
Costumi Luca Sabatelli
Trucco Giancarlo Del Brocco

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luglio 24, 2009 Pubblicato da: | Commedia | , , , | 1 commento

Finalmente le mille e una notte

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Variazione in chiave sexy delle  novelle decamerotiche, questa volta ispirato alle Mille e una notte, il classico orientale. Almanud, sultano, scopre di non poter più consumare con la bella Zumurud; disperato, si rivolge ai suoi consiglieri, che decidono di convocare a corte alcuni narratori di novelle, con la segreta speranza di risvegliare la virilità del sultano.

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Femi Benussi

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Il primo dei narratori racconta la storia di un ingenuo sultano, gabbato da un giovane; questo sultano, sopravvalutando le sue prodezze amatorie, sfida il concorrente, che non solo gli circuisce la moglie, ma riesce a carpirgli anche una grossa somma in monete d’oro. La novella non riscuote successo presso Almanud, così viene convocato un altro narratore; sono due giovani, che raccontano la storia di Aladino e di Marian.

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Aladino, giovane e focoso, è innamorato senza speranza di un’altra donna, bellissima, sposata ad un ricco mercante. Pur di cirucire la donna dei suoi sogni, Aladino si rivolge al genio della lampada, chiedendogli, come desiderio, un tappeto volante. Sul tappeto salgono i due amanti, consumando vari amplessi. Ma una notte, per errore, sul tappeto sale il mercante; per poter tornare a terra i due sono costretti ad amarsi, perchè la legge del genio della lampada ha stabilito che solo consumando un rapporto amoroso è possibile riprendere terra.

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Ancora una volta la storia non sortisce l’effetto sperato, così viene convocato un nuovo narratore, questa volta una donna, che racconta la storia della amorale principessa Azis, che metteva all’asta, una volta l’anno, il suo corpo, promettendo di sposare l’uomo capace di congiungersi con lei tredici volte nell’arco della notte, ma facendo tagliare inesorabilmente il capo a colui che non fosse riuscito nell’ardua impresa.

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Saranno sette gemelli a vincere la sfida, alternandosi l’un l’altro nel corso della notte; costretta a sposarne uno, Aziz sposa l’ottavo di loro, che non aveva partecipato all’inganno in quanto evirato sin dall’infanzia. E’ quest’ultima novella a risvegliare nel sultano la virilità dormiente, così il tuto si conclude felicemente, con il sultano che ama, una dietro l’altra, la narratrice e Zumurud.

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Scanzonata rilettura del classico orientale, Finalmente le mille e una notte, diretto da Margheriti nel 1972, nel pieno del boom del filone decamerotico, è di certo il meno sguaiato di tutti gli innumerevoli prodotti della serie, grazie anche ad una regia e a una sceneggiatura che privilegiano l’aspetto ironico delle storie piuttosto che la morbosità delle classiche scene di nudo.

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Barbara Bouchet

Alla fine vien fuori un prodotto dignitoso, a tratti anche divertente, ben supportato da tutti gli attori del cast, come le bellissime Barbara Bouchet e Femi Benussi, i caratteristi Ballista, De Luca e l’immancabile Carla Mancini.Belli i costumi e l’ambientazione, un film gradevole e mai volgare.

Finalmente le mille e una notte, un film di Antonio Margheriti. Con Femi Benussi, Barbara Bouchet, Pupo De Luca, Ignazio Leone, Gastone Pescucci, Gigi Ballista, Esmeralda Barros, Carla Mancini, Gino Milli, Barbara Betti, Vassili Karis, Barbara Marzano, Elisabeth Felchner, Salvatore Puntillo
Comico, durata 93 min. – Italia 1972.

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Barbara Bouchet: Mariam
Femi Benussi: Zumurud
Barbara Marzano: Aziza
Pupo De Luca: Samandar
Ignazio Leone: Il marito di Mariam
Gigi Ballista: Genio nella lampada
Gigi Bonos: Baba

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Regia Antonio Margheriti
Soggetto Dino Verde
Sceneggiatura Antonio Margheriti, Dino Verde
Casa di produzione Medusa Produzione, Pink Medusa Productions
Fotografia Sergio D’Offizi
Montaggio Roberto Colangeli
Musiche Carlo Savina
Scenografia Walter Patriarca
Costumi Sartoria Tirelli
Trucco Franco Di Girolamo

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giugno 22, 2009 Pubblicato da: | Erotico | , , | Lascia un commento