Decameron
Il Decameron di Pasolini è uno dei film più importanti della storia del cinema italiano e non solo per lo straordinario risultato di pubblico al botteghino,influenzato con ogni probabilità dal tam tam giornalistico dell’epoca,che segnalò il film come uno dei più audaci mai visti sullo schermo ma per la rivoluzione culturale che provocò nell’ovattato mondo della celluloide.
Pasolini riprende le tematiche di Messer Boccaccio, la struttura narrativa, allontanandosene immediatamente; la scena non è la gaudente Toscana,con i suoi frizzi, i suoi lazzi, l’atmosfera resa plumbea dalla peste e il successivo ritrovarsi di un gruppo di amici che tentano di esorcizzarla,come avviene nel Decameron di Boccaccio; bensì la Napoli allegra, caciarona,popolare,che Pasolini eleva al rango di corte dei miracoli in cui il sesso,giocoso e gaudente,altro non è che la ultima risorsa del popolo,una via irriverente e gaudente contro il potere. Un tema caro a Pasolini,che inaugura il suo trittico della vita,composto oltre che dal Decameron,dai Racconti di Canterbury e da quel gioiello che è Il fiore delle mille e una notte. Per il Decameron Pasolini si avvale,come farà in seguito,di attori quasi tutti presi dalla strada,tranne i fedelissimi Ninetto Davoli e Franco Citti,Angela Luce e il cameo di Silvana Mangano oltre che il suo,nel ruolo di un pittore.
E’ un’opera gioiosa,ridanciana,burlesca,come testimoniato dalle storie,alcune delle quali irresistibili nella loro vena di comicità popolare,condite con storie un tantino scollacciate ma giustificate dal clima di grande libertinaggio tipico della cultura popolare,tipico di una Napoli di altri tempi,con la sua vena autenticamente popolare,con il suo dialetto che sembra una lingua a se stante,con la sua gioia di vivere che contrasta con l’idea della morte che comunque è sempre presente,come un sinistro fantasma.
Nove episodi,alcuni spassosi,come il primo,con protagonista Ninetto Davoli,che interpreta Andreuccio,un mercante che viene turlupinato da una ragazza,che gli fa credere di essere sua sorella,e che grazie ad un complice lo fa cadere in pozzo pieno di escrementi e lo deruba;il giovane,rimasto senza un soldo,si fa convincere a compiere un furto sacrilego,durante il quale ruba,calandosi in una tomba,il ricco corredo funebre di un prelato.
Abbandonato dai complici,si vendicherà appropriandosi di una grossa pietra.e’ il primo colpo da maestro di Pasolini,che irride la chiesa,la tendenza tutta religiosa al culto dei corpi.Andreuccio recupera il maltolto con un colpo di genio,riprendendosi tutto ciò che aveva perso,proprio ai danni di un prelato. Ancora la religione è presente nell’episodio in cui un pessimo soggetto,pentitosi in punto di morte,finisce per essere venerato come un santo,o ancora nell’episodio in cui un ortolano,fingendosi sordo e muto e un po scemo,porta un pò di sana sessualità all’interno di un convento femminile,nel quale finisce per diventare l’oggetto del piacere di tutte le occupanti,compresa la madre superiora;una storia che culmina,in maniera sicuramente blasfema,nella lunga fila di religiose che aspetta l’ortolano fuori dalla sua cella,per godere di un pò di sano sesso.
C’è lo spazio per una benevola presa in giro della credulità popolare nell’episodio di Peronella (Angela Luce),che fa becco il marito mentre questi è al lavoro all’interno di una giara;o ancora nell’ultimo episodio,quando un contadino,per giacere con la moglie dell’amico,gli fa credere di essere tornato dall’aldilà per insegnargli che nel mondo ultra terreno fare l’amore non è peccato.
E’ un Pasolini solare,diverito,quello del decameron;lontano anni luce dalla cupa,nichilista e terribile lucidità del Salò,film che avrebbe dovuto significare l’inizio di una trilogia della morte,opposta alla trilogia della vita di cui il Decameron è tappa fondamentale.Ed è un Pasolini che mostra la sua commozione descrivendo gli ultimi fuochi della civiltà contadina,mentre un’altra civiltà sta per prenderne il posto. C’è un senso di rammarico,di rimpianto per un mondo autentico,con una sua cultura forte,pregnante;c’è il divertimento nel voler scandalizzare attraverso il sesso,tabù solo per volontà del clero,ma unica vera fonte di piacere per chi nulla possiede,se non la propria istintiva,naturale sensualità.
Un film molto bello,poetico e ed intelligente,con un gusto raffinato proprio nell’utilizzare immagini della civiltà contadina,o anche di aprticolare effetto nel mostrare il mondo del sottobosco proletario,burlone e ridanciano,pieno di oscuri retaggi ma allo stesso tempo vitale e straordinariamente umano.
Decameron,Un film di Pier Paolo Pasolini. Con Franco Citti, Ninetto Davoli, Angela Luce, Silvana Mangano, Pier Paolo Pasolini, Gianni Rizzo, Guido Alberti, Lino Crispo, Vittorio Fanfoni, Guido Mannari, Vincenzo Amato, Giovanni Esposito, Giacomo Rizzo, Enzo Spitaleri. Genere Commedia, colore 110 minuti. – Produzione Italia 1971.
Franco Citti: Ciappelletto
Ninetto Davoli: Andreuccio da Perugia
Vincenzo Amato: Masetto da Lamporecchio
Angela Luce: Peronella
Giuseppe Zigaina: frate confessore
Pier Paolo Pasolini: allievo di Giotto
Guido Alberti: ricco mercante
Elisabetta Genovese: Caterina
Giorgio Iovine: Lizio da Valbona, il padre di Caterina
Giacomo Rizzo: padre superiore
Vittorio Vittori: don Gianni
Silvana Mangano: la Madonna
Gianni Rizzo: Padre superiore
Regia Pier Paolo Pasolini
Soggetto Decameron di Giovanni Boccaccio
Sceneggiatura Pier Paolo Pasolini
Produttore Franco Rossellini
Casa di produzione PEA Produzione Europee Associate, Les Productions Artistes Associés, Artemis Film
Fotografia Tonino Delli Colli
Montaggio Nino Baragli, Tatiana Morigi
Musiche a cura dell’autore, con la collaborazione di Ennio Morricone
Scenografia Dante Ferretti
Costumi Danilo Donati
Trucco Alessandro Jacoponi
Comincia la prima giornata del Decameron, nella quale dopo la dimostrazione fatta dall’autore, per che cagione avvenisse di doversi quelle persone, che appresso si mostrano, ragunare a ragionare insieme, sotto il reggimento di Pampinea si ragiona di quello che più aggrada a ciascheduno.
Quantunque volte, graziosissime donne, meco pensando riguardo quanto voi naturalmente: tutte siete pietose, tante conosco che la presente opera al vostro iudicio avrà grave e noioso principio, sì come è la dolorosa ricordazione della pestifera mortalità trapassata, universalmente a ciascuno che quella vide o altramenti conobbe dannosa, la quale essa porta nella fronte. Ma non voglio per ciò che questo di più avanti leggere vi spaventi, quasi sempre sospiri e tralle lagrime leggendo dobbiate trapassare. Questo orrido cominciamento vi fia non altramenti che a’ camminanti una montagna aspra e erta, presso alla quale un bellissimo piano e dilettevole sia reposto, il quale tanto più viene lor piacevole quanto maggiore è stata del salire e dello smontare la gravezza. E sì come la estremità della allegrezza il dolore occupa, così le miserie da sopravegnente letizia sono terminate.
A questa brieve noia (dico brieve in quanto poche lettere si contiene) seguita prestamente la dolcezza e il piacere quale io v’ho davanti promesso e che forse non sarebbe da così fatto inizio, se non si dicesse, aspettato. E nel vero, se io potuto avessi onestamente per altra parte menarvi a quello che io desidero che per così aspro sentiero come fia questo, io l’avrei volentier fatto: ma ciò che, qual fosse la cagione per che le cose che appresso si leggeranno avvenissero, non si poteva senza questa ramemorazion dimostrare, quasi da necessità constretto a scriverle mi conduco.
Zardoz

Zed è uno sterminatore. Ha il compito,per ordine della divinità Zardoz,un’enorme testa volante,di uccidere i bruti,cioè quello che resta dell’umanità mortale.
Zardoz è in effetti solamente un astronave,pilotata da un umano;ma un umano speciale. Appartiene infatti al gruppo degli immortali,degli esseri umani che vivono nel Vortex,una specie di dimensione parallela a quella umana,in cui gli immortali vivono senza grossi pensieri.Al loro interno hanno costituito tre gruppi,il primo dei quali è composto dagli immortali,sempre giovani ma parecchio annoiati,in una vita in cui la sessualità è stata messa al bando;ci sono poi i rinnegati,che vivono separati,e che sono stati invecchiati per aver commesso sacrilegio verso gli immortali e il tabernacolo,la fonte suprema della loro vita,e che vivono in una condizione terribile,essendo anziani ed impossibilitati a morire.


Infine c’è il gruppo degli apatici,che vice senza alcuno stimolo o passione,in preda ad un’apatia totale,riforniti di viveri proprio dagli immortali
Zed,con un colpo geniale,riesce a salire a bordo di Zardoz,ed a uccidere l’immortale che è all’interno,Arthur Freyn;così,guidato dalla forza mentale degli immortali,lo zardoz approda nel Vortex,dove Zed seminerà caos e distruzione,portando all’interno della comunità gli istinti naturali dell’uomo;quelli della sensualità,dimenticata da molti secoli,quelli della violenza,degli istinti primordiali.

Aiutato da Amico,un immortale rinnegato e perciò diventato vecchio,Zed seminerà lo scompiglio all’interno del Vortex,distruggendo il tabernacolo e imposessandosi del cristallo,un insieme di tecnologia e altro che in pratica teneva in vita il Vortex.

Finalemente i vecchi possono morire,mentre il Vortex si dissolve;ma la sorpresa finale è la ricomparsa di Arthur Freyn,che non era morto,ma aveva guidato,sapientemente Zed all’interno del Vortex,per tentare di scuotere dalle fondamenta una civiltà che stava lentamente,ma inesoranilmente,scomparendo proprio per l’impossibilità di morire,quindi di rigenerarsi.

Zardoz è un progetto ambizioso,a metà strada tra il fantascientifico e il filosofico;la trama è molto complessa,e alle volte difficile da seguire. In sostanza Boorman coglie l’occasione per lanciare una serie di messaggi trasversali sulla vita,sulla necessità di non sfidare le sue leggi,di non sfidare l’etica e sopratutto ironicamente tratteggia una società di ricchi molle e priva di ideali,quasi catartica nella sua essenza.

Zed è interpretato da Sean Connery,con tanto di codino e muscoli all’infuori;ma l’attore scozzese se la cava egregiamente,affiancato,in buona parte del film,da un’irresistibilmente bella Charlotte Rampling. Molto discusso alla sua uscita, Zardoz è oggi un cult,uno di quelli veri,un film che si rivede con piacere estatico.



Zardoz
Un film di John Boorman. Con Sean Connery, Charlotte Rampling, Sara Kestelman, John Alderton, Sara Kestleman,
Saley Anne Newton, Niall Buggy, Bosco Hogan, Jessica Swift, Bairbre Dowling, Christopher Casson, Reginald Jarman.
Genere Fantastico, colore 102 minuti. – Produzione USA, Gran Bretagna 1973.










Sean Connery: Zed
Charlotte Rampling: Consuelo
Sara Kestelman: May
John Alderton: Amico
Niall Buggy: Arthur Frayn
Sally Anne Newton: Avalon
Bosco Hogan: George Saden
Christopher Casson: vecchio saggio
Bairbre Dowling: Stella
Reginald Jarman: la “morte”
Jessica Swift: una apatica
John Boorman: un bruto

Regia John Boorman
Soggetto Lyman Frank Baum
Sceneggiatura John Boorman
Produttore John Boorman
Casa di produzione 20th Century Fox, John Boorman Production
Distribuzione (Italia) 20th Century Fox
Fotografia Geoffrey Unsworth
Montaggio John Merritt
Effetti speciali Jerry Johnson
Musiche David Munrow
Scenografia Anthony Pratt
Costumi Christel Kruse Boorman


Tutti i colori del buio
La vita di Jane,una bellissima donna inglese,è stata condizionata da un evento terribile avvenuto quando era piccola. Ha infatti assistito all’omicidio della madre. Questo evento le ha provocato sempre degli incubi, in cui una misteriosa mano armata di pugnale si avvicina nell’ombra per ucciderla. Ad aggravare la situazione arriva un altro evento traumatico:Jane viene coinvolta in un incidente stradale e perde il bambino che aspettava.
Sia il marito che la sorella Barbara assistono preoccupati alla evoluzione della psiche della giovane donna; così Barbara la indirizza dal professor Burton, uno psicologo che inizia con lei una serie di sedute terapeutiche, con le quali cerca di andare alle radici del problema, in primis ovviamente l’omicidio della madre di Jane.
Marina Malfatti
Nel frattempo Jane apprende che nel palazzo dove vive abita una misteriosa donna, Mary, che sembra dotata di strani poteri; la incontra e quest’ultima le parla di una strana setta di cui fa parte, una setta dedita a misteriosi riti esoterici, con forti connotazioni demoniache. Jane, pur titubante, accetta di partecipare ad una di queste messe nere. Lungi dal trarre un giovamento,la mente di Jane si perde ancor più, rischiando la follia.
Ad aggravare le cose arrivano tre misteriosi omicidi; muoiono, in successione, il dottor Burton, che aveva in cura la donna,e due persone anziane che avevano in cura Jane.
Ma la storia, che si è complicata enormemente, arriva ad una svolta per merito di Richard,il marito di Jane, che mette sulla strada giusta la polizia;tutti i misteriosi appartenenti alla setta vengono arrestati e si arriva alla drammatica e inaspettata conclusione:tutta la vicenda era stata organizzata dalla subdola Barbara,che,avendo ricevuto una grossa somma di denaro dall’assassino della loro madre,aveva organizzato una congiura, lavorando sugli incubi della sorella per portarla alla follia.
Tutti i colori del buio, girato da Sergio Martino nel 1972 è un ottimo thriller della scuola italiana di genere,che mescola con intelligenza sottili immagini erotiche (niente di particolare,alla luce di ciò che si è visto in seguito sullo schermo) e una buona trama,con il classico colpo di scena finale.
Un film che mescola il thriller al sovrannaturale,che in questo caso centra poco, come si scoprirà alla fine, ma è solo un pretesto per una squallida storia di denaro.
Ottima la Fenech,in un ruolo che potremmo definire drammatico,e buono il cast dei protagonisti, con Hilton che interpreta Richard, il marito di Jane, la bella Susan Scott nel ruolo della perfida Barbara e Marina Malfatti nel ruolo della misteriosa Mary.
Tutti i colori del buio, un film di Sergio Martino. Con George Hilton, Edwige Fenech, Marina Malfatti, Ivan Rassimov, Renato Chiantoni, Georges Rigaud, Dominique Boschero, Carla Mancini. Genere Thriller, colore 94 minuti. – Produzione Italia 1972.
George Hilton … Richard Steele
Edwige Fenech … Jane Harrison
Ivan Rassimov … Mark Cogan
Julián Ugarte … J.P. McBrian
George Rigaud … Dr. Burton
Maria Cumani Quasimodo Anziana vicina di casa
Nieves Navarro … Barbara Harrison
Marina Malfatti … Mary Weil
Luciano Pigozzi … Avv. Franciscus Clay
Dominique Boschero Donna Uccisa Nel Sogno
Lisa Leonardi … Ragazza con il cane
Renato Chiantoni Sig. Main – guardiano della villa in campagna
Tom Felleghy … Ispettore Smith
Vera Drudi … Vecchia Donna Nel Sogno
Regia Sergio Martino
Soggetto Santiago Moncada
Sceneggiatura Ernesto Gastaldi, Sauro Scavolini
Produttore Mino Loy, Luciano Martino
Casa di produzione Lea Film, National Cinematografica, C.C. Astro
Fotografia Giancarlo Ferrando, Miguel Fernandez Mila
Montaggio Eugenio Alabiso
Musiche Bruno Nicolai
Scenografia Jaime Pérez Cubero, José Luis Galicia
Costumi Giulia Mafai
Trucco Giuseppe Ferrante

Edwige Fenech in una foto promozionale del film

Marina Malfatti







Lobby card internazionali

Soundtrack del film


Il merlo maschio
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Nel 1971 Pasquale Festa Campanile,regista e scrittore,diresse questo film apparentemente senza pretese;prese due attori tutto sommato non molto conosciuti,Lando Buzzanca e la giovane e sensuale Laura Antonelli,prendendo come soggetto un tema molto scabroso per l’epoca,una storia di esibizionismo,una rivincita sulla frustrazione dovuta al quotidiano attraverso l’esibizione della moglie del protagonista.Una storia semplice,che risultò,alla fine,come uno dei film più visti dell’anno,e non solo per la sovraesposizione delle bellezze fisiche,peraltro notevolissime,della Antonelli. Si,perchè Il merlo maschio è una storia arguta,ironica,garbata e mai volgare,nonostante la Antonelli reciti praticamente nuda per quasi tutto il film.
La storia inizia a Verona,dove un violoncellista anonimo,Niccolò Vivaldi (omen nomen),vive una carriera in ombra,senza grosse soddisfazioni,anzi;è quasi invisibile ai colleghi,principalmente al suo direttore d’orchestra. Ma un giorno,mentre osserva la moglie che dorme,nuda,le scatta una foto e la manda ad un giornale osè. E’ l’inizio di una rivincita,non più legata alle proprie doti,ma a quelle della moglie,un senso di rivincita per interposta persona,che lo porta ben presto a capire quale livello di libidine scateni negli altri la visione del morbido corpo della consorte.
Che,per amore,e forse anche lusingata,accetta di buon grado. Dottori e casuali e occasionali guardoni si contendono ben presto le grazie (solo visive) della bellissima e ingenua donna,che si spinge sempre più in là,in rotta di collisione con la morale dell’epoca,anche se,formalmente,l’onore è salvo.
Perchè lei è sposata (in Italia il divorzio era lungi da venire),ed è una moglie fedele,almeno fino al giorno in cui Niccolò,che ha perso il senso delle proporzioni e che sogna un tributo ampissimo da una grande platea,non la mette in una custodia di violoncello,nuda come l’ha fatta mamma,e la espone al ludibrio della platea maschile dell’Arena di Verona,stracolma.
E’ il punto finale,il trionfo dell’uomo,ma anche la sua fine;finirà in manicomio,e la sua compagna finirà probabilmente nelle mani di qualche avido e interessato guardone. Un finale amaro per un film a metà strada tra il grottesco,sottolineato da alcune scene abbastanza incredibili e la denuncia di una società sicuramente bacchettona,in cui la sessualità è vissuta con vergogna,e in cui certe cose si fanno solo con le donnacce. Perbenismo e ipocrisia quindi alla frusta,pur nei limiti di un film che non esce mai dai canoni della commedia,pur di buon livello. Bravi sicuramente lando Buzzanca e la splendida Antonelli,che vide fare un balzo in vanti alla sua carriera,culminata con quel capolavoro di erotismo vedo-non vedo che è Malizia.
Il merlo maschio (1971) un film di Pasquale Festa Campanile con Lando Buzzanca, Laura Antonelli, Lino Toffolo, Ferruccio De Ceresa.
Laura Antonelli: Costanza Vivaldi
Lando Buzzanca: Niccolò Vivaldi
Ferruccio De Ceresa: lo psicanalista
Gianrico Tedeschi: il direttore d’orchestra
Elsa Vazzoler: madre di Costanza
Lino Toffolo: Cavalmoretti
Gino Cavalieri: padre di Costanza
Luciano Bianciardi: Mazzacurati
Regia Pasquale Festa Campanile
Soggetto Luciano Bianciardi (dal racconto Il complesso di Loth)
Sceneggiatura Pasquale Festa Campanile
Produttore Silvio Clementelli
Casa di produzione Clesi Cinematografica
Fotografia Silvano Ippoliti
Montaggio Sergio Montanari e Mario Morra
Musiche Riz Ortolani
Scenografia Ezio Altieri
Costumi Ezio Altieri
Sette note in nero

Una donna parcheggia l’auto su uno spiazzo vicino ad una altissima scogliera;si affaccia,guarda il mare e si getta giù,sfracellandosi tra le rocce.
Contemporaneamente una bambina che è a Firenze,in compagnia delle sue amiche di scuola e di una suora,in visita ai giardini di Boboli,assiste impietrita alla scena,come se fosse presente. Virginia ha delle doti paranormali,che si risveglieranno casualmente in età adulta. Divenuta una giovane e affascinante signora,sposa un conte;un giorno si reca in un’antica villa di proprietà dello stesso conte,con l’intenzione di restaurarla;ma durante il viaggio dall’aeroporto,la donna ha una visione incontrollata,nella quale vede frammenti di immagini apparentemente senza senso;un omicidio,una donna murata all’interno proprio della villa,e altre scene senza senso. La donna si accascia al volante,e viene svegliata da un poliziotto.
Ripreso il suo viaggio,giunge nella villa,ma,appena entrata,riconosce immediatamente il luogo della visione,e guidata dal suo sogno premonitore,scava in una parete,dove rinviene lo scheletro di una donna.
Lo scheletro appartiene ad una ragazza,scomparsa misteriosamente anni prima;del delitto viene ovviamente accusato il conte.
Virginia si mette allora alla ricerca della verità,che scoprirà e che sarà una terribile sorpresa.
Lucio Fulci dirige uno dei thriller più interessanti del decennio settanta,badando esclusivamente a girare un film in cui il parapsicologico abbia la meglio sugli effetti speciali o sullo spatter;ne esce un film sapientemente dosato,non urlato,in cui ogni scena sembra sospesa in un limbo. Una trama ben confezionata permette al regista di creare suspence senza dover ricorrere alla macelleria.
Gran bella scenografia,con una fotografia in cui l’effetto flou la fà da padrone,rendendo quasi irreale il contesto del film,che scorre ottimamente scandito da una colonna sonora adeguata.
Bravissima Jennifer O’Neill,bravi anche gli altri attori del film,fra cui si segnala Gianni Garko.
Sette note in nero
Un film di Lucio Fulci. Con Gabriele Ferzetti, Evelyn Stewart, Marc Porel, Jennifer O’Neil, Jenny Tamburi, Ugo D’Alessio,
Gianni Garko, Fabrizio Jovine, Bruno Corazzari, Franco Angrisano, Luigi Diberti, Fausta Avelli, Elizabeth Turner, Jennifer O’Neill,
Vito Passeri, Salvatore Puntillo. Genere Thriller, colore 95 minuti. – Produzione Italia 1977.
Jenny Tamburi è Paola
Jennifer O’Neill: Virginia Ducci
Gianni Garko: Francesco Ducci
Gabriele Ferzetti: Emilio Rospini
Marc Porel: Luca
Evelyn Stewart: Gloria Ducci
Jenny Tamburi: Paola
Fabrizio Jovine: commissario D’Elia
Riccardo Parisio Perrotti: avvocato
Vito Passeri: custode
Loredana Savelli: Giovanna Rospini
Franco Angrisano: primo tassista
Salvatore Puntillo: secondo tassista
Bruno Corazzari: stalliere
Veronica Michelini: signora Casati
Paolo Pacino: tenente
Fausta Avelli: Virginia bambina
Elizabeth Turner: madre di Virginia
Luigi Diberti: giudice
Ugo d’Alessio: custode della pinacoteca
Regia: Lucio Fulci
Soggetto: Lucio Fulci, Roberto Gianviti, Dardano Sacchetti, Vieri Razzini (romanzo “Terapia mortale”)
Sceneggiatura: Lucio Fulci, Roberto Gianviti, Dardano Sacchetti
Produttore: Franco Cuccu, Carlo Cucchi
Casa di produzione: Rizzoli Film, Cinecompany
Fotografia: Sergio Salvati
Montaggio: Ornella Micheli
Musiche: Franco Bixio, Fabio Frizzi, Vince Tempera
Scenografia: Luciano Spadoni
Costumi: Massimo Lentini
Trucco: Maurizio Giustini
Diabolik

Il film di Mario Bava è il secondo tentativo di portare sul grande schermo avventure tratte dai fumetti per adulti (così erano marcati i nuovi protagonisti del crimine) subito dopo il discutibile esito di Kriminal, diretto da Umberto Lenzi,che precedette di due anni l’uscita dell’antieroe creato dalle sorelle Giussani.
Per il cast Bava chiamò John Philipp Law,assolutamente anonimo e la bella Marisa Mell che sarebbe poi scomparsa in giovane età per un brutto male; Law prese il posto di Jean Sorel,che sicuramente avrebbe dato ben altri stimoli al personaggio dark del fumetto,mentre la Mell,che non sfigurò,prese il posto della Deneuve,refrattaria a girare scene di nudo.La trama è abbastanza complessa,nonostante tutto; Diabolik ruba una grossa somma,usando uno dei suoi trucchi e sfugge alla polizia rifugiandosi in una caverna,dove lo attende Eva Kant. Ginko,l’ispettore mortale nemico del re del terrore,umiliato,fa una retata in cui cade un grosso criminale,Valmont,che per salvarsi la pelle promette di far catturare Diabolik. Nel frattempo Diabolik effettua un nuovo,grande furto,rubando una collana di smeraldi,con un ingegnoso trucco;inserisce una fotografia statica davanti alle telecamere di sorveglianza,quindi fugge lasciando con un palmo di naso i poliziotti,nero come la notte nella sua caratteristica tuta.
Intanto Valmont riesce con un trucco a rapire Eva Kant e chiede come riscatto il malloppo messo su da Diabolik con gli utlimi due furti;il re del terrore accetta,ma mentre è sull’aereo di Valmont,lo afferra e si getta nel vuoto;riesce così a carpire all’uomo l’informazione su dove Eva è tenuta prigioniera.
Il ministro degli interni francese,dopo il tentativo fallito,decide di mettere una taglia gigantesca su Diabolik,che reagisce facendo saltare i palazzi del fisco,provocando una crisi economica colossale;così,per salvare l’economia,si decide di fondere l’oro dello stato in un solo gigantesco lingotto. Diabolik fa saltare il treno su cui è il lingotto e lo recupera dal fondo del mare con un sommergibile con Eva si nasconde in un rifugio;ma Ginko è sulle sue tracce e Diabolik,dopo una colluttazione,viene colpito da un getto di oro.
Sembra la fine,ma durante una visita di Eva alla sua statua d’oro,approfittando di un momento di disattenzione di Ginko,strizza l’occhio alla complice.Difficile dare un giudizio,oggi,su un film di 40 anni fa. Bava gira,più che un film,un documentario stravagante su un personaggio che si prestava a ben altro risultato di quello ottenuto.Probabilmente la presenza del legnoso Law,assolutamente improponibile in un ruolo che sembra virato più all’ironia che ad una resa pari a quella del fumetto,giocò una parte importante. Il cast era di buon livello,con Michel Piccoli,Adolfo Celi,Claudio Gora e Renzo Palmer;tuttavia il film non riesce mai a coinvolgere veramente,trasformandosi via via che la pellicola scorre,in un’helzapoppin di situazioni paradossali.Un vero peccato,per quella che fu un’occasione perduta.
Il film è disponibile su You tube in una versione completa, di buona qualità, all’indirizzo : http://www.youtube.com/watch?v=78KD3wypnak
Diabolik, un film di Mario Bava. Con Claudio Gora, Adolfo Celi, Lucia Modugno, Michel Piccoli, Renzo Palmer, Caterina Boratto, Marisa Mell, Carlo Croccolo, John Philip Law, Isarco Ravaioli, Giulio Donnini, Andrea Bosic, Tiberio Mitri, Annie Gorassini, Giorgio Gennari, Lidia Biondi, Mario Donen, Federico Boido. Genere Drammatico, colore 105 minuti. – Produzione Italia 1967

John Phillip Law: Diabolik
Marisa Mell: Eva Kant
Michel Piccoli: ispettore Ginko
Adolfo Celi: Ralph Valmont
Claudio Gora: capo della polizia
Terry Thomas: ministro degli interni/ministro delle finanze
Renzo Palmer: nuovo ministro degli interni
Caterina Boratto: Lady Clark
Andrea Bosic: direttore della banca
Giulio Donnini: dottor Vernier
Lucia Modugno: prostituta
Carlo Croccolo: camionista
Annie Gorassini: amante di Valmont
Mario Donen: Sergente Danek

Regia Mario Bava
Soggetto Adriano Baracco, Angela e Luciana Giussani, Dino Maiuri
Sceneggiatura Mario Bava, Dino Maiuri, Brian Degas, Tudor Gates
Produttore Dino De Laurentiis, Bruno Todin
Casa di produzione Dino De Laurentiis Cinematografica, Marianne Productions
Distribuzione (Italia) Paramount Pictures
Fotografia Antonio Rinaldi, Mario Bava
Montaggio Romana Fortini
Effetti speciali Carlo Rambaldi
Musiche Ennio Morricone
Tema musicale Deep Down
Scenografia Flavio Mogherini
Costumi Luciana Marinucci, Giulio Coltellacci, Carlo Rambaldi
Trucco Otello Fava
Doppiatori italiani
Giancarlo Maestri: Diabolik
Gigi Proietti: ispettore Ginko
Emilio Cigoli: Ralph Valmont
Roberto Villa: capo della polizia
Renzo Palmer: ministro degli interni/ministro delle finanze
Adriana De Roberto: Lady Clark
Vittorio Di Prima: direttore della banca
Dante Biagioni: dottor Vernier
Carlo Buratti: medico alla Morgue
Angelica alla corte del Re
Nel primo film della serie dedicata ad Angelica de Sancé de Monteloup, intitolato Angelica marchesa degli angeli,abbiamo lasciato l’eroina creata da Anne e Serge Golon alla corte dei miracoli, dove si è rifugiata in seguito alla condanna al rogo di suo marito Joffrey de Peyrac. La donna ben presto, grazie al suo carisma, alla sua bellezza, diventa in qualche modo la regina dei clochard e dei disperati di Parigi, che popolano il sottosuolo della città. Ma anche tra gli straccioni esistono rivalità e invidie: così la donna si trova tra due fuochi, stretta tra lotte intestine a due fazioni rivali.
Nel corso della battaglia finale, Nicola, il suo primo amore, colui che le ha ridato una speranza, muore, mentre i figli di Angelica vengono catturati. La donna, caparbiamente, riesce a riottenere i suoi figli, e inizia a progettare un modo per poter riottenere la nobiltà perduta, il suo titolo e il posto che le spetta di diritto in società. Stabilitasi in una taverna, grazie all’intuizione di somministrare ai suoi avventori la cioccolata, praticamente sconosciuta in Francia, ridiventa ricca; ma i nobili, gelosi del suo successo, le incendiano la taverna, uccidendo uno dei suoi figli.
Angelica, disperata, decide di ricorrere ad un mezzo estremo per denunciare il misfatto: con l’aiuto di un giovane poeta, scrive dei libelli graffianti e ironici, denigrando la nobiltà e sopratutto gli autori del criminale gesto.
Ma ancora una volta il destino si prende beffe di Angelica: il giovane poeta rimane ucciso e solo per un caso riuscirà ad arrivare a corte, dove ben presto, con il suo charme e il suo savoir faire, diventerà la protetta del re Sole, Luigi XIV. Ora Angelica è ricca, ma vuole ancora di più: tornare ad essere una nobile. Perciò cerca di farsi sposare da Filippo de Plessis-Belliere, suo cugino, del quale è a conoscenza di un segreto terribile…..
Angelica alla corte del re, seguito del primo episodio della serie, Angelica marchesa degli angeli, è diretto da Bernard Borderie, che nel 1965 riprende le avventure della nobildonna francese creata dalla fantasia di Anne e Serge Golon; il ruolo è ovviamente affidato a Michelle Mercier, bellissima e affascinante come sempre. L’attrice francese, all’epoca del film ventiseienne, si cala per la seconda volta nel ruolo dell’affascinante Angelica, tratteggiandone al meglio il profilo di donna indomabile, avventurosa, che nemmeno il destino avverso riesce a piegare.Un nutrito cast di ottimi attori fa da comprimario alle gesta di Angelica; troviamo Giuliano Gemma nel ruolo di Nicola ( o Nicolas, come è chiamato nel romanzo il re degli straccioni della Corte dei Miracoli), Jean Rochefort in quello di Desgrez, l’ufficiale della polizia francese che diventerà in pratica l’unico vero amico della donna, segretamente innamorato di lei; Jean-Louis Trintignant nel ruolo di Claude le Petit,Claude Giraud in quello di Philippe de Plessis-Bellières, dapprima sprezzante con la cugina, accusata di essere una cioccolataia, in seguito succube di quella donna così bella e ostinata, tanto da farla ridiventare nobile sposandola;
Robert Hoffman, nei panni del Cavaliere di Lorena, Jaques Toya in quelli del re Sole, Luigi XIV, in parti minori Rosalba Neri e Claire Mauirier.
Il fascino del film c’è tutto, c’è avventura, romanticismo, vendetta, i classici ingredienti del cappa e spada; ma Angelica alla corte del re non è un cappa e spada qualsiasi, è un film che avvince grazie ai continui colpi di scena, alla trama che, anche se dilatata, riesce sempre a coinvolgere. Difatti ancora oggi, a distanza di 45 anni dalla sua prima proiezione, il film continua a riscuotere un lusinghiero successo presso il pubblico, cosa riservata a davvero pochissimi esempi di film di questo genere.
Angelica alla corte del re, un film di Bernard Borderie. Con Michèlle Mercier, Robert Hossein, Jean Rochefort, Jacques Toja, Sami Frey.Estella Blain, Fred Williams, Pasquale Martino, Jean Paredes, René Lefèvre, Michel Galabru, Philippe Lemaire, Ann Smyrner, Carol Le Besque, Michel Thomass
Titolo originale Angélique et le Roy. Avventura, durata 107 min. – Francia 1965.
Michèle Mercier: Angélique de Peyrac
Claude Giraud: Philippe de Plessis-Bellières
Jean Rochefort: Desgrez
Jean-Louis Trintignant: Claude le Petit
Giuliano Gemma: Nicolas
Claire Maurier: Ninon de Lenclos
Ernst Schröder: Il capitano du Châtelet
Charles Régnier: Conan Becker
Jacques Toja: Louis XIV
François Maistre: Prionce de Condé
Robert Porte: Monsieur
Denise Provence: Barbre
Noël Roquevert: Maître Bourjus, l’aubergiste
Rosalba Neri: La Polak
Elisabeth Ercy: Rosine
Patrick Lemaître: Flipot
Gino Marturano: Rodogone
Jacques Hilling: Molines
Henri Cogan: Cul-de-Bois
Serge Marquand: Jactance
Nadia Barentin: Jacqueline
Pietro Tordi: Le grand Coërse
Michael Münzer: Beau-Garçon
Robert Hoffmann: Chevalier de Lorraine
Malka Ribowska: La Brinvilliers
Le Nain Roberto: Barcarolle
Dominique Viriot: Linot
Regia: Bernard Borderie
Soggetto: Anne & Serge Golon
Sceneggiatura: Claude Brulé, Bernard Borderie, Francis Cosne e Daniel Boulanger
Produttore: Francis Cosne e Raymond Borderie
Casa di produzione: Films Borderie
Fotografia: Henri Persin
Montaggio: Christian Gaudin
Musiche: Michel Magne
Scenografia: René Moulaert
Costumi: Rosine Delamare
Angelica sonnecchiava, la mente agitata da lieti progetti, come una fanciullina alla vigilia di Natale. Due volte si raddrizzò e batté l’acciarino per accendere la candela e contemplare, disposte du due poltrone accanto al letto, le toilettes che avrebe indossato l’indomani per la caccia del re e il ballo che avrebbe seguito. Era piuttosto soddisfatta della toilette della caccia.
Guerre stellari (Star wars episodio IV-Una nuova speranza)
Guerre stellari rappresenta una scommessa,vinta in maniera assolutamente imprevista,tra Gorge Lucas,regista del film e molti dei suoi detrattori,fra i quali anche alcuni dei finanziatori del film,che non scommettevano un centesimo sulla riuscita ai botteghini del film.
Viceversa il film,costato all’incirca 12 milioni di dollari,ha incassato nel corso delle sue proiezioni oltre settecento milioni di dollari,diventando,tra l’altro un fenomeno di costume,oltre che di merchandising.
Star Wars: Episode IV – A New Hope, come si chiamava nell’edizione originale americana,rappresenta il primo episodio di una trilogia,che in pratica è quella conclusiva;infatti la saga inizia proprio con l’episodio IV,con dei personaggi di cui,alla prima visione del film,si intuisce una storia passata.
La trama è universalmente riconosciuta,e la accenno brevemente;
L’imperatore Palpatine ha fondato l’impero galattico,aiutato e coadiuvato dal fido Dart Fener,un cavaliere Jedi che si è ormai convertito al lato oscuro della forza.
L’alleanza ribelle,di cui fa parte la giovanissima principessa Leila Organa,sferra un attacco a sorpresa contro la flotta imperiale,impadronendosi dei piani di costruzione della morte nera,una gigantesca e mortale stazione da battaglia,capace di distruggere un intero pianeta.
Mentre Leila è in viaggio per incontrare Obi Wan Kenobi,uno degli ultimi cavalieri Jedi,l’astronave sulla quale viaggia viene intercettata dalla flotta spaziale dell’Imperatore,e Dart Fener prende prigioniera la principessa,che però riesce a salvare i piani grazie ad un droide,R2d2 e al logorroico aneroide C-3PO;i due sfuggono all’intercettazione e arrivano sul pianeta Tatooine,dove vive il giovane Luke Skywalker;Luke legge involontariamente il messaggio di aiuto e si reca da Obi wan,che gli racconta la sua storia:Luke è il figlio di Dart Fener,una volta coraggioso cavaliere Jedy,ed ora preda del lato oscuro della forza.
I due assoldano un simpatico avventuriero,Han solo e il suo fido vice Chewbecca,e insieme,a bordo del Millenium falcon,partono verso la morte nera per liberare la principessa Leyla;il che avverrà,dopo una serie di avventure,che vedranno la scomparsa di Oby Wan e la distruzione della morte nera,ad opera di Luke.
Bello, avvincente e pieno di personaggi accattivanti,Guerre stellari divenne immediatamente un culto,e lanciò,come attore,Harrison Ford;viceversa sia Mark Hamill (Luke Skywalker) sia Carrie Fischer (la Principessa Leyla) non riuscirono mai ad uscire dai loro personaggi,e dopo la conclusione della prima parte della saga,interpretarono solo ruoli minori.
Bravo Alec Guinness,nel ruolo di Oby wan
Guerre Stellari
Un film di George Lucas. Con Harrison Ford, Peter Cushing, Carrie Fisher, Alec Guinness, Mark Hamill, Anthony Daniels, Kenny Baker, Phil Brown. Genere Fantascienza, colore 121 minuti. – Produzione USA 1977.
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Mark Hamill: Luke Skywalker
Harrison Ford: Ian Solo
Carrie Fisher: Principessa Leila Organa
Peter Cushing: Gran Moff Tarkin
Alec Guinness: Obi-Wan “Ben” Kenobi
Anthony Daniels: D-3BO
Kenny Baker: C1-P8
Peter Mayhew: Chewbecca
David Prowse: Dart Fener
Phil Brown: Zio Owen
Shelagh Fraser: Zia Beru
Denis Lawson: Pilota “Rosso due”
Richard LeParmentier: Gen. Motti
Il Millenium Falcon
Regia George Lucas
Sceneggiatura George Lucas
Produttore Gary Kurtz
Rick McCallum (Edizione Speciale)
Produttore esecutivo George Lucas
Casa di produzione Lucasfilm
Distribuzione (Italia) 20th Century Fox
Fotografia Gilbert Taylor
Montaggio Paul Hirsch, Richard Chew, Marcia Lucas, George Lucas (non accreditato)
T.M. Christopher (Edizione Speciale)
Effetti speciali Industrial Light & Magic
Musiche John Williams
Scenografia John Barry
Claudio Capone: Luke Skywalker
Stefano Satta Flores: Ian Solo
Ottavia Piccolo: Principessa Leila Organa
Corrado Gaipa: Obi-Wan “Ben” Kenobi
Glauco Mauri: Gov. Wilhuff Tarkin
Massimo Foschi: Dart Fener
Rodolfo Traversa: D-3BO
Giampiero Albertini: Owen Lars
Benita Martini: Beru Whitesun
Pietro Biondi: Gen. Conan Motti
Vittorio Congia: Garven Dreis (Capo rosso)
Vittorio Congia: Davish Krail (Oro cinque)
Vittorio Di Prima: Wuher
Sandro Iovino: Com. Nahdonnis Praji
Scene aggiunte o ridoppiate edizione speciale 1997
Francesco Prando: Luke Skywalker
Angelo Maggi: Ian Solo
Maurizio Reti: Biggs Darklighter
Oscar alla migliore scenografia 1978
Oscar ai migliori costumi 1978
Oscar al miglior montaggio 1978
Oscar al miglior sonoro 1978
Oscar ai migliori effetti speciali 1978
Oscar alla migliore colonna sonora 1978
Oscar Special Achievement Award 1978

È un periodo di guerra civile. Navi spaziali ribelli, colpendo da una base segreta, hanno ottenuto la loro prima vittoria contro il malvagio impero galattico. Durante la battaglia, spie ribelli sono riuscite a rubare i piani segreti dell’arma decisiva dell’Impero, la MORTE NERA, una stazione spaziale corazzata di tale potenza da poter distruggere un intero pianeta. Inseguita dai biechi agenti dell’Impero La principessa Leila sfreccia verso casa a bordo della sua aeronave stellare, custode dei piani rubati che possono salvare il suo popolo e ridare la libertà alla galassia…

Una cosa è sicura, diverremo tutti magrissimi! (Ian Solo)
Complimenti principessa! Che puzza stupenda ci ha fatto scoprire! (Ian Solo)
Entra dentro, montagna pelosa! Non mi importa se poi puzzi [parlando a Chewbecca] (Ian Solo)
L’abilità di distruggere un pianeta è insignificante in confronto alla potenza della Forza. (Dart Fener)
Le strane religioni e le loro antiche armi contano poco contro un folgoratore al fianco! (Ian Solo)
Nessun campo di energia mistica controlla il mio destino. Sono soltanto dei semplici trucchi e delle idiozie. (Ian Solo)
È la spada laser di tuo padre. Questa è l’arma dei cavalieri Jedi. Non è goffa o erratica come un fulminatore. È elegante, invece, per tempi più civilizzati. Per oltre mille generazioni i cavalieri Jedi sono stati i guardiani di pace e giustizia nella vecchia Repubblica, prima dell’oscurantismo, prima dell’Impero. (Obi-Wan Kenobi, rivolto a Luke Skywalker)
Ehi, Luke! Che la Forza sia con te.[1](Comandante Ian Solo)
Ricorda, Luke: la Forza sarà con te, sempre. (Obi-Wan Kenobi)
Trovo insopportabile la tua mancanza di fede! (Dart Fener)
Non sei un po’ basso per appartenere alle truppe d’assalto? (Principessa Leila Organa)
La Forza è potente in quest’uomo. (Dart Fener)
Aiutami, Obi-Wan Kenobi: sei la mia unica speranza! (Principessa Leila Organa)
Questi non sono i droidi che state cercando. (Obi-Wan Kenobi)
Usa la Forza, Luke. Segui l’istinto, Luke. (Obi-Wan Kenobi)
Non hai nessuno dietro ora! Facciamo saltare quest’affare e andiamo a casa! (Ian Solo)
La Forza è quella che dà al Jedi la possanza. È un campo energetico creato da tutte le cose viventi. Ci circonda, ci penetra, mantiene unita tutta la galassia. (Obi Wan Kenobi)
Fantastica la ragazza, eh? Non so se ucciderla o innamorarmi di lei! (Ian Solo)
Sembra che siamo fatti per soffrire, è il nostro destino nella vita! (C3PO a R2D2)
Viaggiare nell’iperspazio non è come spargere fertilizzanti da un aeroplano! (Ian Solo a Luke Skywalker)
La folla alla prima del film




















































































































































































































































































